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Teleconverter

sabato, 14 maggio 2011
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Salve 9ab29 biggrin Teleconverter

Avrei una mezza idea di regalarmi, in luglio, una 3 giorni di trekking fotografico sulle montagne abbruzzesi…

Ho un corredo piuttosto completo, ma che forse “manca” un pochino sul “lungo”…
Il mio obiettivo più spinto è infatti l’ottimo 180mm 2.8 che montato sulla mia d80 diventa più o meno un 270mm… che va benissimo per molte situazioni (mai sentito il bisogno di qualcosa di più lungo), ma che rischia di essere corto per la caccia fotografica..

Ora, se andassi a fare caccia fotografica tutti i mesi, punterei direttamente su qualcosa di più spinto… ma visto che si tratta di una tantum, vorrei eventualmente cavarmela con poca spesa…

Il mio dubbio è il seguente: vale la pena prendere un teleconverter 2x da due soldi (30€ o giù di lì), o a quel punto mi conviene scattare col 180mm pulito, e poi croppare sul pc?

No, perchè purtroppo i teleconverter nikon costicchiano… e per quanto siano sicuramente migliori, fanno in ogni caso abbassare il livello qualitativo dell’img…

Grazie mille 9ab29 happy Teleconverter

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Consiglio rinnovo ottiche 18-55 55-20 vr

sabato, 2 aprile 2011
listen it it Consiglio rinnovo ottiche 18 55 55 20 vr

Salve a tutti.
Vorrei i vostri pareri su alcuno obiettivi che ho in mente per rinnovare/cambiare il mio parco ottiche.
Sono passati 2 anni da quando ho preso la mia prima reflex nikon D60 con il doppio kit 18.55vr e 55-200vr con i quali mi sono trovato qualitativamente bene (soprattuto col secondo) ma che hanno messo a dura prova la mia pazienza e le mie abilità atletiche ad ogni cambio di obiettivo nel corso delle mie sessioni fotografiche.

L’idea di base era prendere una nikon D300s da usare in coppia con la D60 ognuna col suo bell’obiettivo e col suo specifico utilizzo per gli eventi che mi costringono a dover avere un lungo range focale.
Ora con l’uscita della D7000 e con l’aspettativa di una eventuale D400 ho riconsiderato l’acquisto scegliendo di investire sulle ottiche.

Premesso che vorrei non vendere quello che già possiedo e che sicuramente prenderò un 70-300 equivalente a 105-450mm per sperimentare qualcosa sul tele spinto, vorrei dei suggerimenti su un obietivo zoom di base.
Il grande dilemma è tra il 16-85 e il 18-200 ma accetto tutti i consigli.
Quello che mi blocca nella mia scelta è proprio l’eventualità del secondo corpo macchina che potrei prendere entro un anno e che renderebbe più giusto scegliere il 16-85. Dall’altra parte devo convidere solo con la D60 almeno per un altro anno durante il quale mi farebbe comodo avere un 18-200 che però va a coprire le stesse focali che possiedo divise e all’arrivo del secondo corpo macchina potrei dubitare della sua qualità.

Su cosa sarebbe meglio orientarsi?

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Consiglio scelta Ottica

venerdì, 4 febbraio 2011
listen it it Consiglio scelta Ottica

Ciao a tutti

ho cambiato il mio corpo MACCHINA ed ho preso una D300.

A questo punto ho paura che la mia ottica di punta non ce la faccia più.
Ho il 16-85 f3.5/5.6 e sto pensando di cambiarlo per andare su ottiche fisse FX più luminose.

Prima scelta … avendo un corpo DX (quindi = crop) per ritratti e foto di tutti i giorni meglio
il 50 f1.4 o l’ 85 f1.4. Io propenderi per l’ 85 (ne ho sentito parlare meglio) ma ho paura che montata sulla mia DX mi gioco troppo campo visivo.

e poi ??? che altro abbino ??? (un grandangolare spinto … un fisheye d’ effetto ???)

Contate che ho già un tele 70-200 quindi da quel lato per il momento sono coperto !!!

icon smile Consiglio scelta Ottica ))

ciao a tutti

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14-24/f2.8 oppure 16-35/ f 4 ?????

venerdì, 21 gennaio 2011
listen it it 14 24/f2.8 oppure 16 35/ f 4 ?????

salve a tutti sono alla ricerca di consigli su quale Grandangolo comprare ( magari anche fisso) x la mia 700. Ho gia il 20-2.8 d di cui sono contento ma facendo foto in giro nell’appennino pensavo di trovare 1 grandangolo 1 po + spinto. Sento parlare benissimo del 14-24 ma ho visto che è uscito anche il 16-35 f 4 Vr. Che ne dite li avete provati??? Il 14-24 è anche molto pesante e da portare al collo in montagna non è comodissimo, e se pensassi a 1 buon Fisso? Cosa ne pensate?
Grazie in Anticipo 74a0b rolleyes 14 24/f2.8 oppure 16 35/ f 4 ?????

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GeoTagging all’italiana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

giovedì, 20 gennaio 2011
listen it it GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

5e7b5 Schermata20110119a22.25.49 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

Come avrete sicuramente notato, da qualche tempo abbiamo iniziato a dar voce diretta agli sviluppatori attraverso le interviste. Ogni giorno riceviamo parecchie segnalazioni di applicazioni per iOS e OS X e tra queste selezioniamo quelle più interessanti.

L’obiettivo di queste interviste è quello di condividere il dietro le quinte dello sviluppo per iOS con voi lettori. Ogni sviluppatore ha una sua storia, un suo background, una serie di ragioni che lo hanno spinto a misurarsi. Noi di melablog crediamo nel valore di questo background ed è per questo che con grande curiosità vi proponiamo le storie di questi sviluppatori.

Questa volta abbiamo scelto l’applicazione sviluppata da Fabrizio Bartolomucci. Si chiama Virtual Tags e l’idea di fondo è molto affascinante: permette di lasciare messaggi virtuali nello spazio circostante. Ma lasciamo la parola a Fabrizio.

Ciao Fabrizio, spiegaci che cosa fa la tua applicazione.

L’applicazione permette di scrivere messaggi dove si vuole che saranno poi visualizzati come nuvolette sospese nel luogo dove sono state lasciate. L’uso semplice ne amplifica al massimo l’utilizzo al modo di quanto sia possibile con mezzi reali, tuttavia estendendo questa possibilità a luoghi dove ciò non è possibile, vietato o semplicemente inopportuno.

L’idea alla base della tua applicazione mi ha molto colpito: cosa ha ispirato la realizzazione di un’applicazione di questo tipo?

Mi hanno già posto questa domanda, ma sinceramente non ricordo esattamente. Posso solo citare di aver commissionato un’applicazione sul tipo “caccia al tesoro” basata su GPS ad una società anglo-indiana in estate che tuttavia dopo aver ricevuto l’acconto e spedito un prototipo non funzionante si è dileguata: cosa che mi ha spinto a prendere lo sviluppo nelle mie mani e ad aggiungere il linguaggio Objective-C al novero di quelli con i quali posso lavorare. Molto utile a questo proposito un corso che ho seguito presso la Medita di Roma tenuto da tre insegnanti macedoni.

Da diverso tempo “realtà aumentata” e “geo-tagging” sono presentate come rivoluzioni epocali destinate a cambiare le abitudini degli utenti. Malgrado diversi tentativi, anche di grande impatto, pare che stentino a conquistarsi una propria nicchia di applicabilità. Tu cosa ne pensi?

Penso che occorra che le applicazioni siano tolleranti data la precisione attuale degli strumenti di localizzazione soprattutto quando non è possibile triangolare sulle antenne telefoniche. Quindi le applicazioni che consentono di trovare il classico ago nel pagliaio come la propria auto in un mega parcheggio sono preferibilmente sostituite dall’annotare la posizione in base alle indicazioni del parcheggio.

Diverso il caso di applicazioni come Virtual Tags per la quale pochi metri di distanza dal luogo di riferimento fanno poca differenza per l’utente.
C’è ovviamente il problema sociale che riguarda questo tipo di applicazioni di trovarsi a girare intorno a se guardando il telefonino, ma era anche imbarazzante “parlare da soli” ai tempi dei primi microfoni bluetooth e quindi penso anche questo comportamento sarà entro breve tempo “assorbito”. Ovvio che quando saranno messi in circolazione occhiali “aumentati” sarà tutto diverso. Allora si potranno vedere le nuvolette da una parte, i risultati sportivi guardando in basso, le previsioni del tempo in alto, il menu sovrapposto al ristorante e gli interessi di una persona scritti sopra di essa.
Una cosa simile è già in esercizio per i piloti militari.

Hai già esperienze come sviluppatore per altre piattaforma mobili, oppure iOS è la prima?

E’ la prima; sono laureato in Scienze dell’Informazione a Pisa e finora ho lavorato solo su piattaforme desktop prevalentemente in ambiente Windows, nonostante sia un appassionato della piattaforma Mac praticamente dai tempi della tesi di laurea: scritta sul Mac Classic del relatore.

Come ti sembra lo sviluppo per iOS?

Gli strumenti di sviluppo di Xcode sono molto potenti, anche se purtroppo non del tutto robusti. A volte mi è capitato di avere un comportamento inaspettato, recuperare dal backup un versione precedente, riportare tutti i cambiamenti ed avere tutto che tornava a funzionare, oppure abbandonare una finestra “infestata” e dover ripartire da capo. Quello che posso consigliare agli sviluppatori è di affiancare un affidabile sistema di backup al quale occorrerà ricorrere con una certa frequenza, soprattutto per l’appunto in relazione all’Interface Builder la vera spina nel fianco degli sviluppatori, tuttavia inevitabile se si vuole godere degli automatismi del supporto.

Lo sviluppo è stato condotto autonomamente nei tre mesi di prevalente cassa integrazione dalla mia occupazione abituale dal settembre al novembre dello scorso anno, compreso l’apprendimento della piattaforma. La grafica e la musica sono stati curati da collaboratori riportati nel sito web. E’ prevista una breve revisione del supporto musicale a cura di una giovane musicista romana. Ringrazio naturalmente gli utenti del forum di sviluppo della Apple che sono davvero impagabili.

Lo spunto l’ho preso prevalentemente dall’applicazione “abortita” già citata, il cui spunto, a sua volta, deriva dalla statua di Pasquino a Roma – forse essa può in definitiva essere stata di ispirazione a questa stessa applicazione.

Prevedi di migliorare l’aspetto grafico dell’applicazione?

Sinceramente al momento non vedo cosa potrei fare di diverso: naturalmente valuterò con attenzione i suggerimenti che riceverò dagli utenti.

La tua applicazione è online da poche settimane: ti sei prefisso dei traguardi precisi in merito al numero di download?

Sto promuovendo l’applicazione in modo molto attivo, non solo per l’aspetto economico, quanto per l’effetto virtuoso che, secondo me, potrebbe avere sulle possibilità di comunicazione della società e la riscoperta degli spazi fisici per superare l’ineffabile immaterialità dei social network tradizionali, che appaiono ovunque nello stesso modo e spingono quindi gli utenti a farsi utilizzare come finestre sulla vita, quando Virtual Tags invita gli utenti piuttosto all’esplorazione fisica del territorio con la sua variabilità a distanza di pochi metri. Avere aspettative sarebbe solo fonte di delusioni. Sono convinto di aver fatto un buon lavoro e lo faccio sapere: poi toccherà ad altri farsi sedurre.

Qualche tempo fa, anche qui su melablog, abbiamo affrontato il tema della censura che Apple esercita sulle applicazioni di App Store. Qual è stata la tua esperienza? In quanto tempo hanno accettato la tua applicazione?

Circa tre settimane. Non mi lamento, hanno anche avuto modo di individuare alcuni malfunzionamenti non riscontrati nella fase di beta-test e così corretti prima della messa in commercio. In generale mi trovo d’accordo con i criteri di qualità della Apple che garantiscono che non vengano introdotte applicazioni che possano accedere e diffondere dati riservati o produrre attacchi del tipo man-in-the-middle. Mi trovo leggermente meno d’accordo sull’esclusione delle applicazioni Flash e di quelle a tema sessuale. Del resto è in atto un’adeguata classificazione delle applicazioni che garantisce che applicazioni non adeguate cadano nelle mani di coloro ai quali dovrebbero essere precluse.

In base a quali criteri hai fissato il prezzo della tua app? Dopo quanti download pensi di coprire i costi di sviluppo?

L’idea di base era stata quella di valutarla al minimo per favorirne una diffusione capillare, ma poi ho seguito il consiglio di Paperon de’ Paperoni secondo il quale per favorire le vendite è opportuno aumentare i prezzi piuttosto che diminuirli e quindi l’ho portata nella seconda fascia. Ho ragionato che avere sul proprio iPhone delle applicazioni rappresenta già un costo molto sensibile in termini di spazio di memoria occupata ed ha poco senso vendere un’applicazione ad un costo paragonabile a quello dello spazio occupato nella memoria dell’iPhone. Esemplifico: se un iPhone di € 600,00 ha 16GB, questo significa che un’applicazione di 16MB costa € 0,60 solo di spazio di memoria. L’utente è quindi fortemente stimolato a disinstallarla presto rinunciando all’investimento per recuperare spazio; per questo tra l’altro vedo con sfavore le applicazioni gratuite che ignorano per l’appunto le limitate capacità di memoria di un dispositivo mobile ed il relativo costo intrinseco, al quale spesso si aggiunge l’onere dovuto alle presenze pubblicitarie. Così ignorando la differenza tra i dispositivi mobili ed i siti web e la diversa curva nella crescita delle relative possibilità di memoria; particolarmente significativo il fatto che l’iPhone 4 è uscito dopo due anni con la stessa memoria massima della generazione precedente. Comunque Virtual Tags pesa 8MB e quindi costa “solo” € 0,30 come occupazione di memoria: meno nel modello iPhone da 32GB. E’ difficile stimare il costo di sviluppo in quanto ci sono molti costi indispensabili per lo sviluppo, ma che non si esauriscono con lo stesso. Gli unici costi focalizzati sono stati quelli per la grafica, i testi e la promozione.

Dimmi i nomi di 5 app che più ti hanno colpito in App Store?

myPantone è semplicemente splendido, nonostante il costo. Ho utilizzato i suoi straordinari strumenti di accostamento cromatico per stabilire le tinte della seconda finestra dell’applicazione sulla base di una foto di tramonto da me scattata nel castello di Heidelberg in Germania. Poi certo Star Walk e le sue possibilità di vedere il cielo stellato sul proprio schermo. Altre applicazioni che trovo molto utili sono i traduttori: ottimo il Collins Inglese-Tedesco. Tra i giochi certo Flight Control che consente di trascorrere simpatici momenti di distrazione e Asphlat 5 con il quale a volte ci si entusiasma a buttare fuori strada le macchine della polizia, imparando presto tuttavia che così facendo si perde…

Grazie mille per questa intervista.

Prego, è stato un piacere.

GeoTagging all’italiana: intervista a Fabrizio Bartolomucci é stato pubblicato su Melablog.it alle 10:00 di giovedì 20 gennaio 2011.

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci  GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

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Scelta grandangolare

venerdì, 10 dicembre 2010
listen it it Scelta grandangolare

Ritorno sull’argomento a dimostrazione della grande indecisione. Ho una Canon Eos 40D e sono alla ricerca di un grandangolo e dopo aver preso un tot di zoom come ventaglio di ipotesi(Sigma 10-20. Sigma 10-24, Sigma 8-16, Canon 10-22 e Tokina 11-16), mi ero alla fine orientato sul Sigma 10-20 ed il Canon 10-22
A questo punto avevo queste domande:
-1 vedendo anche l’articolo sul sito di Yuza mi sembrava che i Sigma ne uscissero vincenti in rapporto a qualità/prezzo, poi ho visto questo test
–> questo il link: http://www.canonclubitalia.com/public/f … 72201.html
e mi è tornata un pò di confusione in quanto da queste foto sembra esservi una netta differenza in favore del Canon
-2 scegliendo il Sigma fra quello con diaframma fisso a 3.5 e quello 4-5.6 quale il migliore?
-3 ma avendo già un 17-85 avrebbe senso per completare le focali un 8-16 o troppo spinto per un fotografo principiante? come preferisco considerarmi

grazie per qualsiasi consiglio
massimo

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Scelta fraSigma 8-16mm f/4.5-5.6 HSM, il Sigma 10-20 f/3.5, il Sigma 10-20 f/4-5.6 e il Canon 10-22 f/3.5-4.5

giovedì, 2 dicembre 2010
listen it it Scelta fraSigma 8 16mm f/4.5 5.6 HSM, il Sigma 10 20 f/3.5, il Sigma 10 20 f/4 5.6 e il Canon 10 22 f/3.5 4.5

Volevo comprare un grandangolo spinto. Le mie ipotesi erano il Sigma 8-16mm f/4.5-5.6 HSM, il Sigma 10-20 f/3.5, il Sigma 10-20 f/4-5.6 e il Canon 10-22 f/3.5-4.5. Possiedo una Canon Eos 40D
voi cosa mi consigliereste?

Magari c’è stato già qualche topic su questi obbiettivi, prometto di averli cercati, se ciecato se potete darmi i link

Ho sentito parlare anche molto bene del Sigma 12-24mm f/4.5-5.6 EX DG HSM, ma non ho capito bene se va utilizzato solo su FF o utilizzabile anche su APS-C ma con minor resa

Grazie
Massimo

Fonte Google News

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VR O VR II

domenica, 21 novembre 2010
listen it it VR O VR II

buongiorno a tutto il forum sto per comprare un 70-300 ma sono indeciso se prendere il VR o VR II…cosa consigliate??sarei spinto sul VR viasta la diff di prezzo di circa 90 euro…ma se la differenza di resa e netta spendo qualcosa in più è prendo il VR 2 grazie….

Fonte Google News

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La scelta di una buona ottica

venerdì, 16 aprile 2010
listen it it La scelta di una buona ottica

Ciao a tutti. Sono un fotografo neofita riapprodato da poco al mondo reflex con l’acquisto di una d3000. Ho deciso di accontentarmi, per ora, della macchina più economica della famiglia Nikon tanto per farmi le ossa.
Ora, dopo qualche migliaio di scatti ho deciso di cambiare ottica, in quanto il 18-55 incominca ad essere un pò stretto e avrei bisogno quindi di qualche consiglio.
Sto cercando un obiettivo con un pò più di zoom che non completi il 18-55 ma lo sostituisca completamente. Questa esigenza nasce dal fatto che nei miei viaggi visito zone polverose e quindi preferirei evitare lo smonta e cambia.
Inizialmente ho valutato la possibilità di un Nikon 18-200 vr usato (490 euro). Ho dato un’occhiata ai vari topic nel forum: c’è chi ne esalta le prestazioni, chi si lamenta del comportamento come grandangolo e tele spinto.
Qualcuno ha qualche consiglio? Quali sono le possibili alternative?
Il mio budget è intorno ai 500 euro e preferirei acquistare ottiche nikon.

Grazie a tutti

Fonte Google News

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Samyang 14mm f/2.8

martedì, 9 febbraio 2010
listen it it Samyang 14mm f/2.8

Obiettivi

Samyang 14mm f28 2396x400 Samyang 14mm f/2.8

Samyang ha reso noto il prezzo la disponibilità del suo nuovo grandangolo spinto: Samyang 14mm f/2.8 IF ED MC Aspherical.

Dopo il ritardo annunciato all’inizio di ottobre finalmente, secondo quanto riportato, sarà disponibile in Europa a partire dalla fine di marzo. L’azienda ha affermato che in questo lasso di tempo è riuscita a migliorare la nitidezza ai bordi del 15% e ridurre il problema dei riflessi.

Sarà disponibile per Canon, Nikon, Pentax, Sony e 4/3 al prezzo indicativo di 329€.

Via | PhotographyBlog

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SCEGLIERE L’OBIETTIVO GIUSTO

venerdì, 28 agosto 2009
listen it it SCEGLIERE LOBIETTIVO GIUSTO

Prof.Angelo Meduri

La difficoltà più presente nel settore degli acquisti di attrezzature fotografiche è quella di non riuscire a prendere con sicurezza l’obiettivo giusto. Le macchine fotografiche reflex, cioè ad obiettivo intercambiabile, sono gli apparecchi più usati, ma anche le compatte con ottica fissa costituiscono un mezzo efficace per scattare foto in ogni condizione. I vantaggi degli apparecchi reflex sono:

1. Possibilità di adottare ottiche ed accessori diversi, dai 180° di campo degli obiettivi ad occhio di pesce (fisheye) fino ai microscopi ed ai telescopi più potenti;

2. Possibilità di collegare e di impiegare flash più potenti;

3. Possibilità di sfruttare motori per scattare velocemente a raffica su soggetti in rapido movimento, anche in condizioni di scarsa luminosità ambientale;

4. Possibilità di aumentare il valore della sensibilità ISO senza temere troppo l’effetto della grana.

Invece, le compatte sono l’ideale se non si vuole portare con sé oggetti pesanti ed ingombranti, risparmiando grosse cifre di denaro. In commercio oggi esistono obiettivi diversi, per tutte le necessità, che hanno alcune funzioni utili, come l’autofocus, lo zoom e lo stabilizzatore d’immagine (per eliminare l’effetto dei movimenti involontari che provocano il mosso a mano libera). Tuttavia, non è facile sceglierne uno oppure un gruppo per avere in ogni circostanza un’immagine ben inquadrata ed esposta. Ogni fotocamera monta solo obiettivi della stessa marca (come Canon, Nikon, Sony e Pentax) e pure quelli di marche universali (come Sigma, Tamron e Tokina), per motivi di interesse commerciale. Per impressionare con la giusta quantità di luce la pellicola o il sensore della fotocamera, l’obiettivo ha all’interno un’apertura regolabile, detta diaframma, mentre nel corpo macchina si regola il tempo di esposizione alla luce. Chiudendo il diaframma, oltre a diminuire l’intensità della luce, si aumenta la profondità della zona messa a fuoco, nella quale appaiono nitidi tutti gli oggetti.

In generale, gli obiettivi sono tubi che contengono gruppi di lenti o di specchi per formare le immagini su un’area circolare, detta cerchio di copertura. E’ sufficiente che il diametro del cerchio di copertura sia pari alla diagonale del formato utilizzato. I formati usati oggi sono numerosi, perciò occorre controllare bene per quale formato l’obiettivo sia stato progettato. Ma la caratteristica più importante nell’effettuare la scelta dell’ottica è la sua lunghezza focale, che stabilisce l’ampiezza dell’angolo di campo e l’ingrandimento della zona inquadrata. Un obiettivo di lunghezza focale minore abbraccia un angolo di campo maggiore, mentre un obiettivo con lunghezza focale maggiore ingrandisce una zona più ristretta. La variazione dell’angolo di campo non altera la prospettiva, cioè il rapporto dimensionale tra gli elementi della scena vicini e lontani, purché non si cambi la posizione dell’apparecchio. Il procedimento meccanico di formazione dell’immagine risiede nelle proprietà di propagazione della luce attraverso le lenti o gli specchi. Le onde luminose piane, dopo aver subito riflessione o rifrazione, diventano sferiche, perciò le onde emergenti risultano deformate e questa deformazione può dare origine alle aberrazioni, ossia a difetti sull’immagine che si è formata dietro l’obiettivo. Le aberrazioni che affliggono le immagini sono:

1. Cromatismo, cioè formazione di contorni colorati;

2. Coma, cioè formazione di punti luce a ventaglio, come comete;

3. Astigmatismo, ossia immagini puntiformi allungate come segmenti;

4. Aberrazione di sfericità, quando i raggi luminosi delle zone ai bordi delle lenti non vanno tutti a fuoco come quelli delle zone centrali;

5. Vignettatura, o perdita di luce ai bordi;

6. Distorsione, cioè formazione di linee incurvate invece di linee rette;

7. Curvatura di campo, ossia formazione dell’immagine su una superficie curva, invece che sul piano focale.

Un altro difetto può essere anche il flare, che consiste nella produzione di riflessi all’interno dell’obiettivo, con sorgenti luminose inquadrate o ai bordi del campo. Chiudendo il diaframma e scegliendo un obiettivo con un buon trattamento antiriflessi, si eliminano alcuni problemi. Gli obiettivi di marca buona, come Nikon o Canon ad esempio, minimizzano tali difetti.

La scelta dell’obiettivo si traduce nella possibilità di utilizzare tre tipi di lunghezze focali: normali, grandangolari e teleobiettivi. Le riprese effettuate con un normale di 50mm sul formato 24×36mm hanno un angolo di 46° e i vari elementi si avvicinano molto alle dimensioni osservate ad occhio nudo. Attenzione al formato della fotocamera, poiché lo stesso obiettivo può far cambiare l’angolo visivo sulla foto se usato su formati diversi. Ad esempio, un 35mm è grandangolare sul formato pieno 24×36mm, ma diventa uno standard da 52mm sul formato Nikon APS-C.

Gli obiettivi normali sono molto luminosi (anche f/1,4) e nitidi, hanno bassissima distorsione, sono compatti e leggeri. La luminosità di un obiettivo è il rapporto tra la focale ed il diametro e si può variare aprendo o chiudendo il diaframma. I numeri piccoli indicano grandi aperture, mentre valori alti producono piccole aperture. Con gli obiettivi da 50mm ai bordi le immagini risultano perfette solo se si chiude il diaframma a f/2,8 o di più, ma in casi estremi si può anche aprire al massimo. Il 50mm è stato molto usato in passato, perché era venduto insieme ai corpi macchina. Oggi si tende a sostituirlo con uno zoom, ma la qualità delle immagini non è sempre uguale.

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Scilla con uno standard di 50mm

Gli obiettivi grandangolari hanno una focale inferiore a quella di un obiettivo normale. Quando si fotografa con un grandangolo sembra di allontanarsi, perché le immagini sono più piccole e con un campo visivo vasto. In commercio le focali vanno da 8mm a 35mm. La caratteristica essenziale, che viene accentuata quando diminuisce la focale, è quella di portare le cose in primo piano ed allontanare tutto il resto, facendo sentire chi osserva immerso nella scena.

Il 35mm copre 63° e può sostituire il normale nelle riprese di paesaggio, street, ecc., è molto nitido e luminoso. Diversi maestri della fotografia, come Henri Cartier Bresson, lo hanno usato sempre per anni nei loro reportage, poiché non provoca effetti esagerati di allontanamento prospettico, pur mantenendo la sua profondità di campo, estesa più del tradizionale 50mm.

Il 28mm ha 75° di campo ed è il grandangolo standard, molto diffuso, ben corretto, nitido ed economico. E’ utile per far entrare sempre tutti in una foto di gruppo senza allontanarsi molto, come obiettivo polivalente per la documentazione geografica in luce ambiente, nei paesaggi, in interni, ecc.. Sulle fotocamere compatte la presenza della focale 28mm è utilissima in numerose situazioni comuni. E’ nitidissimo sin dalla massima apertura.

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Duomo di Reggio Calabria con grandangolo di 35mm.

Il 24mm è molto interessante, ampio 84°, allarga bene le inquadrature bilanciando gli elementi vicini e lontani per i giornalisti, documentaristi, paesaggisti, gli architetti. Esso genera grande profondità di campo nitido con larghe aperture di diaframma. Inoltre, è possibile scattare con tempi di posa più lunghi. La regola è quella di regolare il tempo secondo la focale dell’obiettivo, cioè 1/F di secondo o di meno, lavorando a mano libera. Perciò mentre con il 50mm non si scende oltre 1/50 di secondo, con il 24mm si arriva a 1/25 di secondo, sempre a mano libera. Il 24mm è stato l’obiettivo preferito di grandi fotografi, come Galen Rowell e John Shaw. La correzione delle aberrazioni è già buona a tutta apertura. Con 24mm occorre già fare attenzione nel montare filtri spessi anteriormente, per non mozzare gli angoli dell’immagine. In commercio si trovano anche 24mm decentrabili, utilizzati per le correzioni prospettiche delle linee cadenti in foto di architettura.

Il 20mm è un obiettivo ultragrandangolare eccellente per le scene ad ampio respiro, poiché dilata in profondità la scena, aumentando la sensazione di essere presenti. Con 20mm ci sono problemi di buona definizione ai bordi del campo di 94°, perciò si deve scegliere una buona marca. Il 20mm crea atmosfere magiche, con fuga di colline dove le nuvole bianche galleggiano immense in un cielo blu su uno splendido scenario naturale che sembra enorme e lontano, mentre il primo piano emerge dalla scena.

Le focali di 17 o 18 mm sono utili solo in casi particolari, quando si desidera un grandangolo veramente spinto ed il 20mm non risulta sufficiente. Le deformazioni prospettiche del 17mm sono incredibili, dato l’amplissimo angolo di campo, che arriva a 104° includendo quasi ogni cosa. L’uso di queste ottiche non è comunque facile, poiché i riflessi e gli elementi indesiderati possono spuntare da ogni parte.

Diminuendo la focale fino a 14mm si allarga maggiormente l’inquadratura, con un campo che giunge a 114°, indispensabile solo in pochissimi casi nella foto di architettura e di arredamento, oppure dentro barche o edifici. E’ luminoso e nitido, tuttavia è meglio utilizzarlo diaframmando un po’ vista la grande copertura angolare, per avere buona definizione anche ai bordi.

Per ottenere effetti creativi d’incurvamento delle linee si può adoperare invece un obiettivo speciale ad occhio di pesce (o fisheye), che abbraccia 180° di campo, utile in situazioni in cui si richiede un angolo vastissimo, per le foto meteorologiche e astronomiche, di paesaggio o di reportage. Esistono fisheye a pieno formato (detti diagonali), oppure circolari; questi ultimi formano un cerchio-immagine al centro del fotogramma che rimane nero, come se si guardasse attraverso un buco.

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Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.

Abbiamo visto che con i grandangoli si dilatano in profondità le scene. Viceversa, adoperando un teleobiettivo si provoca un effetto di compressione della scena in profondità e l’osservatore ha la sensazione di ritagliare ed ingrandire un particolare privilegiato, dove tutto sembra come essere appiattito.

L’obiettivo di 85mm ha un campo di 28°, lo standard per i ritratti, ma può essere utilizzato in moltissime altre occasioni, perché è molto luminoso e nitido, anche a f/2 offre un’ottima correzione e permette di lasciare sfocato lo sfondo, isolando così il soggetto.

Il 105mm è un altro teleobiettivo moderato, che assieme al 50mm ed al 24mm forma un valido kit da viaggio. E’ venduto in versione macro, per effettuare riprese a brevi distanze di oggetti, documenti, francobolli, monete, ritratti, fiori ed insetti. Il suo rapporto di riproduzione arriva alla scala naturale 1:1, quando è alla minima distanza di messa a fuoco. E’ nitidissimo fino ai bordi del campo di 23° già dalla massima apertura e permette di mettere in risalto particolari che rappresentano un certo ambiente.

Il 135mm ha un campo più ristretto, di 18°, rispetto al 105mm, utile anche in luce ambiente, per foto di ritratti, animali, paesaggi, in teatro, per lo sport ed i particolari architettonici. Offre prestazioni di qualità elevata anche a tutta apertura ed ha una messa a fuoco rapida, però a mano libera il tempo non deve essere superiore a 1/F, perciò si arriva massimo a 1/160 di secondo senza l’uso del treppiedi.

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Scilla vista attraverso un teleobiettivo da 105mm.

La lunghezza focale di 200mm è la via di mezzo tra i teleobiettivi molto pesanti ed ingombranti e quelli piccoli e compatti, tali da non costituire un problema per la borsa del fotografo. Le versioni con lenti a bassa dispersione avvicinano molto il soggetto inquadrato senza pericoli di cromatismi, con aperture massime molto vantaggiose, come f/2 o f/2,8, che staccano il soggetto sullo sfondo sfocato. Sulla diagonale l’angolo di ripresa scende a 12°, rendendolo adatto per le foto di animali, sport, ritratti, astronomia. E’ ottimamente corretto anche alla massima apertura del diaframma. Diventa necessario quasi sempre l’uso del treppiedi, ma per avere immagini di qualità elevata è indispensabile pure la trasparenza dell’aria.

Il 300mm è un teleobiettivo davvero interessante, non solo per le fotografie di paesaggio, ma anche per riprendere gli animali in libertà particolarmente timorosi, oppure nel ritratto di soggetti inconsapevoli, nelle foto astronomiche e sportive. E’ perfettamente corretto fino agli angoli già alla massima apertura. La messa a fuoco però deve essere molto precisa, dato l’ingrandimento così elevato, pari a 6 volte quello di un normale. Inoltre, c’è il rischio che le foto escano mosse a causa delle vibrazioni, perciò diventa necessario l’uso del treppiedi. I soggetti lontani, situati a distanze differenti lungo la linea della visuale sembrano schiacciarsi letteralmente l’uno contro l’altro in profondità, all’interno del campo di 8°. Il peso, le dimensioni ed il costo di questa focale non sono indifferenti, ma si tratta di un’ottica professionale di alte prestazioni.

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Scilla con un tele di 300mm f/2.8

Il 400mm f/2,8 è un obiettivo impressionante, poiché il diametro della lente anteriore, che determina la luminosità massima in rapporto alla focale, sale fino a 15cm, mentre il campo si riduce a 6°. Le lenti in vetro a bassa dispersione fanno aumentare il contrasto e la nitidezza delle immagini, annullando l’effetto negativo dell’aberrazione cromatica, che aumenta con la focale. E’ ottimo anche a piena apertura. Gli usi più frequenti sono per foto di animali e sport.

Procedendo verso le focali superiori non sono più disponibili le grandi luminosità f/2,8 perché i prezzi lievitano di molto e le case costruttrici hanno accantonato l’idea preferendo le più accettabili aperture inferiori di f/4 e f/5,6. Con aperture ancora inferiori si trovano anche i catadiottrici, obiettivi a specchi molto compatti, leggeri ed economici, come il 500mm f/8 e il 1000mm f/11. Ovviamente, non c’è dubbio che un 500mm f/4 sia un magnifico oggetto, di qualità certamente elevata rispetto a un teleobiettivo più piccolo con un moltiplicatore di focale aggiunto sul retro, oppure rispetto ad un catadiottrico. Con queste focali lo stabilizzatore può anche rappresentare un favoloso meccanismo per ottenere foto nitide.

Dopo le focali fisse sono stati inventati gli obiettivi a focale variabile, detti zoom, che dominano ormai da anni il mercato. Per realizzare gli zoom è stata necessaria la progettazione al computer di sistemi ottici a lenti flottanti, con vetri a bassa dispersione e l’uso di lenti asferiche. Questo è stato un traguardo significativo, che ha soddisfatto le necessità di molti fotografi. Anche gli obiettivi zoom possono essere raggruppati in tre categorie: standard, grandangolari e tele.

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Foglia ripresa da vicino con obiettivo macro.

Considerando la grande escursione focale, la massima luminosità costante di f/2,8 e la minima distanza di messa a fuoco macro, i 28-70mm e i 24-70mm sono diventati dei classici zoom standard professionali, utili in un numero enorme di situazioni, per viaggiare leggeri. Essi sono ben corretti per la distorsione e le altre aberrazioni. Per i formati APS-C ci sono gli obiettivi equivalenti da 17-55mm o 18-50mm, aperti sempre a f/2,8.

Il vero obiettivo tuttofare può essere un 24-85, un 24-120 o un 28-200mm, ma la luminosità è piuttosto bassa e varia tra 3,5 e 5,6 con una nitidezza ai bordi meno buona, specialmente alla massima apertura. Per i formati APS-C vi sono i 16-85, i 18-55, i 18-105 e i 18-200mm. Negli zoom c’è pure il problema della distorsione, a volte assai alta, che li rende inutilizzabili in foto con linee rette di architettura e paesaggi, quantunque oggi sia possibile correggere ciò al computer.

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Stretto di Messina con obiettivo 16-85 formato DX, equivalente a un 24-120mm.

Gli zoom grandangolari luminosi come i 14-24, i 20-35 e i 17-35mm sono utili nei reportage d’azione, a contatto con il soggetto. Hanno elevata flessibilità operativa. Comunque, se si cambia l’inquadratura con lo zoom non è come avvicinarsi al soggetto, o allontanarsi, per escludere i particolari che disturbano, perché così facendo si modifica la prospettiva e l’ingrandimento totale. Nel formato APS-C la scelta è ancora limitata al Tokina 11-16mm f/2,8.

Le ottiche zoom grandangolari meno aperte sono più numerose, meno ingombranti e pesanti, ma anche meno versatili per l’uso in condizioni di luce scarsa: limitano quindi la libertà espressiva del fotografo. Il 18-35mm è un esempio di zoom meno luminoso, utile per alcuni generi di ripresa, incluso il paesaggio e l’architettura. Per il formato APS-C vi sono il 10-20 e i 12-24mm, aperti a f/3,5 o a f/4, o a f/5,6.

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Santuario di S.Antonio con zoom 10-20 formato DX, equivalente a un 15-30mm.

Gli zoom tele 70-200mm luminosi sono i favoriti dei giornalisti, sebbene siano costosi e pesanti. Il loro costo è elevato, ma in luce debole o nella foto d’azione sono indispensabili. La grande luminosità permette di scattare a mano libera senza problemi di mosso e consente pure di mettere a fuoco con molta rapidità e precisione in situazioni di luce scarsa, tramite l’impiego di motori interni silenziosi e veloci. Le prestazioni in termini di nitidezza e contrasto sono buone e anche la costruzione è molto robusta e duratura.

I 70-300mm aperti a f/4-5,6 sono assai compatti e leggeri, adatti a chi non intende spendere grosse cifre. In luce ambiente debole però l’autofocus ha una risposta incerta e alla focale massima non possono competere con le focali fisse, specialmente ai bordi, dove il calo di nitidezza è sensibilmente evidente. Se si opera con diaframmi più chiusi come f/8 diventano più interessanti.

Gli zoom di lunghissima focale, infine, hanno il problema del trasporto manuale, a causa del peso e dell’ingombro, offrono luminosità interessanti, ma sono popolari solo tra i cultori della caccia fotografica, dello sport e i paparazzi. L’uso obbligatorio di questi obiettivi in congiunzione con un treppiedi robusto e pesante fa aumentare il numero degli attrezzi da trasportare. La qualità delle immagini è buona solo in condizioni di discreta illuminazione e rimane tale anche aggiungendo un buon moltiplicatore di focale.

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Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm f/2.8

In genere si tende a pensare che tutti gli obiettivi offrano buone prestazioni, che abbiano una costruzione solida e robusta, un autofocus rapido e silenzioso, ma purtroppo non è così. Esistono infatti obiettivi che ai bordi lasciano a desiderare come nitidezza, specialmente se si scende sotto f/8, e mostrano forti aberrazioni, rispetto ad altri apparentemente uguali. Nei negozi di materiale usato bisogna controllare attentamente ogni pezzo prima di effettuare la scelta definitiva, se si desidera portare a casa qualcosa di veramente buono. In antitesi, non bisogna credere che siano sempre indispensabili lenti asferiche o a bassa dispersione per avere immagini perfette.

Se si sceglie un obiettivo, nuovo o usato, prima dell’acquisto è meglio controllare il suo funzionamento e l’integrità della superficie delle lenti, che possono essere strisciate o con molta polvere all’interno. La solidità e la fluidità nei movimenti del diaframma e della messa a fuoco è pure molto importante. Non ci devono essere giochi nelle regolazioni, lenti che si muovono, attriti nello scorrimento. Ad esempio, la superiorità delle ottiche originali Nikon, con la resa qualitativa che rimane sempre su alti livelli, porta a consigliare il loro acquisto ed utilizzo, senza dimenticare però che esistono pure alternative interessanti e talvolta superiori. Nulla vieta di usare sempre ottiche universali economiche, ma queste non sempre si destreggiano bene con i loro rivali originali. La resa migliore di certi obiettivi consente di muoversi con agilità a qualsiasi valore del diaframma impostato, mentre con altri obiettivi si devono fare i conti con le aberrazioni che li affliggono. Comunque, le immagini poco ingrandite non saranno quasi mai deludenti, se si adoperano gli obiettivi con la giusta tecnica, neanche se scattate con ottiche scadenti. Se invece si desidera ingrandire ed osservare attentamente le foto realizzate, solo un obiettivo davvero buono sarà in grado di rivelare anche i dettagli più fini. La Nikon ha una reputazione molto buona, anche se si può preferire qualcos’altro.

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Rosa fotografata con uno zoom standard.

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Torre Ruggero con obiettivo grandangolare di 20mm.

In conclusione, se desiderate viaggiare leggeri scegliete uno o più zoom, come la terna 14-24, 24-70 e 70-200mm e simili, per il formato 24×36mm. Se, a priori, sapete cosa state andando a fotografare, portate solo le focali utili, ma se un po’ di peso e d’ingombro in più non vi creano problemi le focali fisse sono imbattibili.

Tabella delle focali.

Campo in gradi

Formato 24×36

Formato Nikon DX

(la focale si moltiplica per 1,5 volte)

Formato Canon

(1,6 volte)

180° fisheye circ.

8mm

4.5mm

4.5mm

122° grandangolo

12

8

7.5

114° grandangolo

14

9

8.5

110° grandangolo

15

10

9

180° fisheye diag.

16

10.5

10

104° grandangolo

17

11

10

100° grandangolo

18

12

11

94° grandangolo

20

13

12.5

84° grandangolo

24

16

15

75° grandangolo

28

19

17.5

63° grandangolo

35

23

22

46° standard

50

33

31

34° tele

70

47

44

28° tele

85

57

53

23° tele

105

70

66

18° tele

135

90

84

12° tele

200

133

125

8° tele

300

200

187.5

6° tele

400

267

250

5° tele

500

333

312.5

4° tele

600

400

375

3° tele

800

533

500

2.5° tele

1000

667

625

2° tele

1200

800

750

1.2° tele

2000

1333

1250

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Evoluzione della scheda SD: fino a 2TB

domenica, 17 maggio 2009
listen it it Evoluzione della scheda SD: fino a 2TB

f69dff9a9f8f6d811c9d6af69c026cf0 Evoluzione della scheda SD: fino a 2TB 13.01.2009 - All’evoluzione degli apparecchi digitali destinati alla cattura di immagini corrisponde sempre un’evoluzione degli accessori principali tra cui, importanti, i supporti di memoria. La nascita delle videocamere che registrano su scheda di memoria invece che su nastro, ma anche quella di fotocamere con risoluzioni sempre più elevate ed in grado di produrre video ad alta definizione, ha spinto il consorzio dei produttori di schede SD, inventate da Matsushita Panasonic, a lanciare un nuovo formato. Quindi, dopo la prima SD e la successiva SDHC con capacità fino a 32 gigabyte arriva adesso un super formato denominato SDXC (Secure Digital Extended Capacity) in grado di arrivare alla capacità di ben 2TB (2 terabyte corrispondono a 2000 gigabyte) sufficienti per 4000 scatti in Raw o 60 ore di riprese video HD. Quadruplicata la velocità di trasferimento rispetto alle migliori schede SDHC attuali e quindi in grado di rispondere alle esigenze dell’ultima generazione di apparecchi digitali.

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