In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare? Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.
Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.
Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.
Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi: 1. Nikon D3000 + 18-55VR 2. Nikon D700 + 28-70/2.8
Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.
Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali? Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali
Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.
Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…
Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali
Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi… Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?
Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani? Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…
Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.
Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.
Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?
Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO? Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?
Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?
Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene? Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?
Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?
Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.
Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”. Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer? Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?
Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo? Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta? La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena. La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi. E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto? Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW
La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.
Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena? Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale. Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?
Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto. Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.
Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile. Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…
Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli. Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…
Ciao a tutti, dopo qualche uscita e qualche gita ho notato che la mia D60 nomina i files in maniera diversa, alcuni con _DSCxxx e altri con DSC_xxx
Ho letto che dipende dallo spazio colore impostato ed infatti nelle impostazioni personali ho messo AdobeRGB.
Penso che il problema dei nomi sia dato dal fatto che io scatto quasi sempre in modalità A, mentre quando la passo in mano alla mia ragazza gliela imposto in Automatico (e qui penso avvenga il cambio di spazio colore e quindi di nomenclatura).
Il problema maggiore però è che se utilizzo un qualunque programma per rinominare i files per data di scatto leggendo gli Exif (ad esempio su Mac uso ExifRenamer) i files vengono comunque nominati in sequenza non corretta Per fare un esempio rinomino i files avendo quindi - Pic001 data 10/10/2010 - Pict002 data 09/10/2010
Ma il secondo file cronologicamente andrebbe prima
Dopo vari tentativi l’unica soluzione è stata quella di utilizzare ViewNX che a quanto pare è stato l’unico programma ad ordinare i files correttamente per data di scatto.
La cosa però non mi è chiara… Qualcuno può aiutarmi?
Ciao a tutti. Vorrei un consiglio. Ieri è arrivata finalmente la D90!! Al momento ci ho messo una SD da 2 gb ma di quelle da tanto al mucchio giusto per fare 2-3 scatti Adesso è arrivata l’ora di comprare una SD un pò buona. Come capienza volevo stare almeno dai 4 agli 8 gb.Ma non sotto i 4 possibilmente,visto che i raw magnano spazio.. Io ho sentoto dire che consigliano quasi tutti le SD HC lexar serie pro quelle che hanno la scrittura dai 100 x ai 133 x,x il trasferimento + rapido,la raffica della macchina ecc… Fondamentalmente,io con la macchina ci scatto e stop.Raffica,la usero’ una volta su 100.. Però questo non significa che devo fare il taccagno e mettercene una che sia una schifezza. Ditemi voi…una Lexar SDHC serie pro da 8gb 133x come la vedete?
Senza nulla togliere al lavoro svolto dai miei colleghi fotografi che si sono prodigati ed hanno voluto condividere “il sapere” di questa tecnica di fotoritocco, avrei realizzato anche io una guida/tutorial con lo stesso identico scopo. Perché realizzare una guida che si prefigge di raggiungere lo stesso scopo, se già ne abbiamo un’infinità? Semplice! perché quelle che ho trovato sulla rete non mi hanno fatto raggiungere i risultati che mi ero prefisso. Sono stati comunque utili e mi hanno indirizzato sulla strada giusta (in fondo in fondo si tratta solo di lavorare solo con maschera di contrasto e sfocatura), ma secondo me erano un po lacunosi in alcuni punti.
Purtroppo, per motivi di spazio ho pubblicato la mia guida fuori da questo sito e si trova sul mio blog .
Se avete eventuali domande da farmi, non esitate a contattarmi, sia sul blog che in questa pagina.
Salve a tutti, inserisco questo annuncio con il benestare del responsabile di questo sito Domenico Addotta.
Sono il responsabile di progetto del nascente archivio fotografico Imagitaly facente capo alla società Imagitaly s.r.l. che intende proporsi con forza ed entusiasmo nel panorama internazionale (punteremo molto su U.S.A., Centro ed Est Europa e Paesi Orientali) come la prima vera banca immagini interamente dedicata all’ Italia e al Made in Italy, sulla sua promozione e valorizzazione in un momento di grande fermento, attraverso fotografie di elevata qualità rappresentative del territorio in tutti i suoi aspetti, dai monumenti all’ artigianato, dai luoghi più famosi a quelli meno conosciuti passando per il food ed il folklore. I nostri clienti saranno grandi e piccoli editori, agenzie di stampa, enti sul territorio, film commissions regionali, agenzie di grafica, web agency, tour operator, e cosi via;
L’ archivio prevede una copertura abbastanza capillare del territorio con l’ inserimento di un fotografo per regione (per le regioni più grandi ed importanti) ed al massimo uno per due regioni per quelle tipo Abruzzo e Molise.
I fotografi selezionati diverranno partners del progetto e riceveranno una percentuale fissa sugli utili derivanti dalla vendita degli abbonamenti (abbiamo calcolato e stimato che nel primo anno di attività dovremmo venderne circa mille), che saranno di due tipologie:
semestrale ed annuale, ognuno dei quali avrà un limite di downloads possibili e, soprattutto, sarà venduto a prezzi estremamente concorrenziali in relazione alla assoluta eccellenza delle immagini proposte. Il sito dell’ archivio che stiamo sviluppando da quasi due anni con grande profusione di mezzi e fondi e che avrà funzionalità molto avanzate è attualmente sotto indirizzo URL nascosto (sono attualmente presenti circa un migliaio di immagini, a campione, realizzate da me che copro Campania e Basilicata) e sarà reso pubblico solo al momento della presentazione ufficiale del progetto che realizzeremo a Roma alla presenza della stampa internazionale visto e considerato che il Mondo sarà il nostro principale mercato d’azione, e non prima che siano presenti all’ interno dell’ archivio almeno 50/60000 fotografie rappresentative della gran parte del territorio nazionale.
L’indirizzo URL dell’ archivio sarà reso noto per ragioni di riseravtezza solo ai colleghi che si dimostreranno concretamente interessati ad aderire al nostro progetto. Ora, avendo quasi completato lo sviluppo del sito siamo alla ricerca dei fotografi partners per le regioni che risultano ancora scoperte:
Lombardia, Piemonte e VdA, Liguria, Veneto, Trentino e FVG, Emilia Romagna, Umbria e Marche, Abruzzo e Molise, Sardegna, Sicilia;
Siamo quindi alla ricerca di 10 partners che se non proprio professionisti dovranno avvicinarsi molto a tale definizione, dovranno essere già in possesso di un buon archivio del territorio nel quale vivono ed operano o essere disponibili a proporre in tempi ragionevoli un primo campione di almeno 3/4000 foto di alta qualità rappresentative dei luoghi di maggior interesse della regione/i per la quale si presentano. Inutile precisare ancora che le foto dovranno essere al limite dell’ eccellenza e non ci sarà spazio per l’ improvvisazione.
La selezione avverà valutando un campione di 30 immagini scattate dall’ autore nei luoghi in cui vive e per le quali dovrà garantire l’ assoluta autenticità con apposita dichiarazione. Le fotografie dovranno essere inviate nella risoluzione originale ed in formato JPG all’ indirizzo: info@imagitaly.com; insieme alle foto è gradita anche una breve presentazione di se stessi ed un breve curriculum professionale.
Sono ovviamente a vostra disposizione per fornire ogni ulteriore chiarimento.
Antonio Botte Imagitaly s.r.l. Ph.: +39 081 3791958 info@imagitaly.com
PicsEngine è un nuovo servizio per la condivisione online delle vostre foto che non ha nessuna limitazione nello spazio che vi mette a disposizione.
Il costo del servizio è legato alla quantità di banda utilizzata durante la visione delle vostre foto da parte vostra o dei vostri amici/ammiratori. 5€ al mese o 50€ all’anno per 10GB di traffico mensile.
Le foto possono essere organizzate con tag o album e mostrate in gallerie dal computer o persino dai moderni smartphone o tablet. È possibile visualizzare i metadati e le informazioni di geolocalizzazione.
Norme Generali:
- Ogni utente può postare una ed una sola foto.
- Le foto in gara devono essere postate in questo topic.
- Non è assolutamente possibile cambiare una foto già postata per la partecipazione al contest.
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VOTAZIONE
il DA attribuirà il proprio giudizio alle immagini secondo diversi parametri di valutazione:
- idea
- tecnica esecutiva
- qualità finale
- attinenza al tema
- comunicativa
- fotografia
individuando così il 1° e 2° classificato che riceveranno rispettivamente 10 e 5 PuntiCCI , sarà facolta del DA menzionare eventuali altre opere che riceveranno 3 PuntiCCI.
- Ove necessario, eventuali ex-equo saranno valutati e risolti in totale autonomia dal DA, al cui giudizio ogni partecipante si rimette impegnandosi ad astenersi da qualunque polemica in merito.
Premi
- L’indicazione dei/l premi/io fornita nel presente annuncio è da intendersi NON vincolante.
- L’organizzazione e lo sponsor si riservano la facoltà di modificare i/il premi/io del contest in ogni momento per il sopraggiungere di difficoltà o impedimenti di forza maggiore.
- Al raggiungimento di 30PuntiCCI si riceverà in regalo una FOTOCAMERA DIGITALE COMPATTA CANON IXUS Dig.105 con SD2gb e Custodia
- A fine anno, tra quanti avranno superato la soglia di 50PuntiCCI, verrà assegnato il SUPERPREMIO FINALE: FOTOCAMERA DIGITALE COMPATTA CANON POWERSHOT G-11!!
NB: questa prima edizione della CCI AD’s Cup è da intendersi come sperimentale, data la forte componente di innovazione, pertanto potranno esserci delle variazioni nelle edizioni successive
il Contest inizierà alle ore 0:01 di domenica 18 luglio per terminare alle 23:59 di domenica 25 luglio
cos’è la CCI AD’s Cup?
come gia anticipato qui http://www.canonclubitalia.com/public/foru…up-t275713.html
si tratta di un ciclo di Contest che si affiancherà a quelli ufficiali, avendo caratteristiche, modalità, regolamento e finalità differenti.
Infatti mentre resta e anzi cresce il ciclo dei Contest tradizionali, cui da sempre si da ampio spazio come è giusto che sia, questa iniziativa vuole essere un qualcosa di più snello ma al tempo stesso una sfida ad un livello di difficoltà un pochino più alto, non fosse altro che per le modalità con cui si svolgerà: ovvero unan competizione serrata, cruda, e prolungata nel tempo in tappe la cui singola durata sarà invece brevissima… infatti saranno effettuati nell’arco dell’anno diversi Contest che avranno durata di pochissimi giorni, ll che costituisce una difficoltà non da poco e implica uno sforzo di ideazione, progettazione e realizzazione non indifferenti, tantopiù che non sarà dato alcun preavviso: infatti la data di ogni Contest non sarà resa nota fino all’inizio del contest stesso! Per ogni contest verrà attribuito ai vincitori e ai più meritevoli un punteggio e alla fine dell’anno, chi avrà raggiunto (sommando i punti di ogni Contest) determinate soglie riceverà il premio corrispondente.
Inoltre così come per i Contest tradizionali, verrà redatto un commento/motivazione per il vincitore.. ma potranno esserci commenti anche per i perdenti.. commenti ovviamente di tipo negativo! Insomma.. partecipare al CCI AD’s Cup significa sentirsi cuore e fegato di affrontarne le conseguenze! anche le eventuali esplicite stroncature! Infatti la Giuria sarà composta da un Giudice unico: il Direttore Artistico del CCI che valuterà in modo schietto e severo gli elaborati.. distribuendo così onori e cassazioni! Ma questo significa che chi la spunta… avrà ancor maggiore onore! Molti cadranno sotto la falce spietata e schietta del Direttore Artistico… ma chi avrà fantasia e tenacia… potrà avere buone probabilità di sopravvivere! Una lotta all’ultimo click col fiato sempre sospeso… ecco la CCI AD’s Cup!
Pixamba è una nuova piattaforma con lo scopo di aiutare i fotografi microstock nella gestione del proprio portfolio.
Il sito consente di avere un controllo centralizzato dei contenuti, una ricerca avanzata, un controllo di revisioni per le immagini, il tracciamento dei diritti, upload rapidi ed altro ancora.
Il servizio è a pagamento ed il prezzo minimo che mette a disposizione 3GB di spazio è di 4,99$.
Kata ha introdotto due nuovi zaini per chi utilizza lunghi teleobiettivi: Kata TLB 300 e TLB 600.
Entrambe sono state costruite con materiali di qualità per sostenere il peso dell’attrezzatura ed hanno spazio per una reflex con obiettivo 300mm o fino a 600mm montato.
Accessori, reflex di scorta ed altri obiettivi trovano spazio nella tasca frontale. Sono in vendita al prezzo indicativo di 200€ e 250€.
Molto bello… pieno di consigli utili e di suggerimenti interessanti… ben scritto, piacevolissimo da leggere.
Davvero molto utile il capitolo sulla composizione dell’immagine… perchè se è vero che ad alcuni dei consigli che vengono dati in realtà ci si arriva anche da niubbi, appena fai un po’ di esperienza sul campo, le “regole” della composizione sono invece un qualcosa di più “misterioso” a cui difficilmente sarei arrivato da solo… semplicemente perchè non ci avevo mai pensato
Bene o male mi guardo intorno, vedo qualcosa che mi piace e scatto… ed ora a posteriori mi rendo conto che spesso, senza neanche saperlo, rispetto molte di quelle linee guida… D’altronde se qualcuno si è preso la briga di formularle (prima ancora che nella fotografia, nella pittura) è perchè evidentemente le immagini che le rispettano tendono generalmente ad avere un qualcosa in più che le arricchisce… Certo che averle lì davanti, formalizzate nero su bianco, è una cosa che ti apre un po’ gli occhi, e te li giuda con più lucidità, quando hai di fronte un’immagine interessante
Non male, assolutamente non male. Testo piuttosto completo… si trattano diverse tipologie di fotografia (paesaggistica, in interno, in città, “da strada”, fotografie alle persone…), e vengono fatte numerose considerazioni generali, come in tutti i testi di Caputo, sull’approccio mentale alla fotografia… ed in particolare, in questo caso, all’approccio con culture e posti diversi dai nostri. Mi è piaciuto molto, e Caputo conferma di essere davvero un ottimo insegnate ed un bravo scrittore.
Anche questo mi è piaciuto molto… forse un po’ meno dei due precedenti, ma è anche una questione di gusti sul genere fotografico in sè… Anche in questo caso il bravo Robert unisce consigli tecnici sui vari tipi di ritratto (primo piano del viso, figura intera, ritratti “ambientati”, fotografie “rubate”, ritratti di gruppo, l’uso della luce…) con una serie di interessanti considerazioni sull’approccio da usare, e sul rapporto da instaurare con i soggetti della nostra fotografia.
E’ stato un po’ una delusione… Non perchè non sia scritto bene, o non sia interessante. Splendide immagini, bei consigli, interessante anche la parte su photoshop e la conversione in bianco e nero delle immagini a colori… Il problema è che dedica (a mio avviso) troppo spazio (parliamo praticamente di mezzo libro) ad argomenti molto, molto tecnici… i vari tipi di fotocamera (35mm, medio e grande formato… dorsi e fotocamere digitali), il passaggio da pellicola a digitale (con consigli sugli scanner da usare), la stampa (con pagine sulle stampanti), la conservazione delle stampe, il flusso di lavoro e via di questo passo… Argomenti che alla fine ho letto per cultura generale, ma che di fatto mi serviranno a ben poco… chiaro che se la cosa interessa… se avete una macchina a pellicola ed avete intenzione di investire parecchio per essere autosufficienti ed effettuare in proprio i vari passaggi dalla pellicola a colori alla stampa in BK… beh, le cose cambiano… Ma per quelli che erano i miei interessi, posso quasi dire che mezzo libro sia stato “sprecato”… insomma, avrei preferico che venissero approfonditi argomenti diversi… Peccato…
In ogni caso meritano tutti. Ma Caputo, come dicono i giovani, spacca
Per cosa si può usare una reflex con un teleobiettivo nello spazio oltre che per scattare foto? Ovvio, come accelerometro! In video potete vedere l’astronauta Jeff Williams che parla mentre la stazione spaziale internazionale effettua un riposizionamento.