Hasselblad H4D-40, le specifiche
martedì, 9 febbraio 2010
Sono state finalmente rese note le specifiche della nuova Hasselblad H4D-40 che verrà mostrata in anteprima mondiale in 50 città del mondo il 10 febbraio.
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Sono state finalmente rese note le specifiche della nuova Hasselblad H4D-40 che verrà mostrata in anteprima mondiale in 50 città del mondo il 10 febbraio.
pubblicato da Derfy in: Fotocamere Panasonic

La Panasonic Lumix DMC-TZ10 (ZS7 negli Stati Uniti) è l’ultima compatta annunciata da Panasonic.
Ha un sensore CCD da 14 megapixel, un obiettivo zoom stabilizzato 12x che copre le focali da 25mm a 300mm, uno schermo lcd da 3 pollici ed un ricevitore GPS integrato che consente di inserire il luogo dello scatto in ogni foto.
Come per la TZ8 anche il sensore di questa compatta è in grado di scattare foto con una risoluzione di 12 megapixel in uno dei seguenti formati: 4:3, 3:2 o 16:9.

Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex. Questa fotocamera piccola e leggera è dotata di un sensore CCD in formato APS-C da 10,2 megapixel, 9 punti di messa a fuoco e di un range ISO che va da 100 a 3200.
Questa fotocamera stupisce davvero per le sue dimensioni contenute e per la conseguente riprogettazione della sua interfaccia da parte di Sony. Sono infatti spariti i pulsanti sulla sinistra dello schermo (tipici dei precedenti modelli da noi recensiti) e gran parte delle funzioni sono state incorporate da una pulsantiera rotonda che permette di modificare al volo iso, flash, autofocus, le modalità di scatto (immagine singola, scatto continuo, autoscatto) e i diversi pannelli informativi del display. Molto utile anche il tasto Fn che permette di accedere facilmente ad altre funzioni della fotocamera come i metodi di misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli stili creativi ecc.
Se peso e dimensioni contenute sono un punto a favore di questa fotocamera lo è decisamente meno la sua ergonomia. Infatti nonostante l’ottimo grip in gomma, l’impugnatura manca di una sagomatura e di una forma che permetta una presa ferma e sicura. Senza contare che, stringendo troppo, si finisce per premere accidentalmente la pulsantiera rotonda. Un’altra cosa che lascia poco convinti è la qualità delle plastiche, anche questa volta decisamente al di sotto delle aspettative.
Per quanto riguarda i supporti di memoria l’ Alpha 330 è dotata di due slot di memoria, uno per le schede SD e uno per le schede PRO HG Duo di Sony. Un selettore posto nello stesso vano degli slot permette di scegliere quale memoria usare. Sono inoltre presenti una presa Hi-Speed USB 2.0 e mini HDMI video.
La qualità delle immagini è un’altra bella sorpresa di questa fotocamera. Secondo quanto riportato dai test effettuati da PopPhoto la fotocamera ha ottenuto eccellenti risultati sia nei test di fedeltà del colore che in quelli di controllo del rumore fino a 800 ISO. Da 800 ISO in su i risultati, seppur non eccellenti, si mantengono comunque molto alti. Dalle immagini scattate non posso che confermare questa valutazione. L’autofocus è un’altra nota positiva infatti è molto veloce e preciso anche in situazioni di scarsa luminosità o di poco contrasto. Lo schermo della fotocamera, 2.7 pollici TFT con una risoluzione di 230,400 punti, è molto chiaro e brillante e viene naturale utilizzarlo con la fotocamera in modalità live view. Lo schermo è solidamente attaccato al corpo macchina tramite una cerniera in metallo. Questa cerniera se da un lato è molto utile e dà un senso di sicurezza notevole, permette di muovere lo schermo soltanto verticalmente, cosa che potrebbe dare fastidio a chi è abituato a schermi più snodati.
Sempre utile e sempre ottimamente funzionale lo SteadyShot interno alla fotocamera che permette di fare scatti con tempi di posa più lunghi del normale. Strana, quantomeno, la scelta di Sony di non dotare questa fotocamera della funzione video, che la fa arretrare al confronto con altre competitor dotate invece di tale caratteristica. La vera chicca di questa fotocamera sta però nei bellissimi menu grafici. Questi menu sono ottimamente disegnati e permettono anche all’utente meno avvezzo al mondo reflex di capire chiaramente a cosa servono le varie funzioni. Ogni programma di scatto (auto, program auto, priorità di tempi, priorità diaframmi, ritratti in notturna, tramonto, sport, macro, paesaggio, ritratto, auto senza flash) viene chiaramente spiegato in poche righe fornendo anche consigli, apparentemente banali ma utili per chi inizia, su come scattare al meglio con quel particolare programma.
La fotocamera è stata provata con l’obiettivo Sony AF DT 18-55 F3.5-5.6 SAM che si può trovare in kit. Questa lente, pur avendo una qualità costruttiva davvero mediocre (sempre il solito problema delle plastiche) e un motore SAM (Smooth Autofocus Motor) che non rende davvero silenziosa la messa a fuoco, è comunque comoda da usare e dà immagini sostanzialmente pulite, nette e senza distorsioni eccessive, che per un prezzo che si aggira intorno ai 50 € (se non meno) è davvero un’ottima performance. Alla fine della prova posso dire che la fotocamera si è rivelata piacevole da trasportare data la sua leggerezza e il suo ingombro ridotto, versatile e molto facile da usare. Il prezzo, che si aggira intorno ai 500€ nella sua versione in kit con il 18-55, la rende una fotocamera adatta a tutti coloro che decidono di fare il grande salto da compatta a reflex e che vogliono farlo divertendosi ed essendo sicuri di comprare una fotocamera che non sia troppo complicata.
Prof.Angelo Meduri
Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’immagine su un supporto. La fotografia celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di immagini. In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:
1) E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la fotocamera in quel giorno;
2) L’immagine così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;
3) Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;
4) Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;
5) La zona di cielo inquadrata da una fotografia è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.
L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la fotografia analogica in favore di quella digitale, infatti la fotografia digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.

Reflex digitale moderna.
Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica reflex per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso.
La macchina fotografica deve essere quindi reflex, possibilmente meccanica, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche.

Reflex a pellicola per il formato 24x36mm.
Gli obiettivi fotografici comuni sono diffusissimi, spesso vengono sottovalutati, ma consentono di ottenere immagini spettacolari, se utilizzati opportunamente. Il 50mm è chiamato normale, perché inquadra le cose come l’occhio umano, mentre gli obiettivi con focali più corte vengono chiamati grandangolari e quelli con lunghezze focali maggiori del 50mm teleobiettivi.
La fotografia astronomica a vasto campo si occupa delle costellazioni, degli oggetti del profondo cielo (nebulose, ammassi stellari, galassie), della Via Lattea, delle meteore e delle comete. La lunghezza focale F dell’obiettivo determina l’ampiezza del campo inquadrato, che deve essere scelto in relazione alle dimensioni dell’oggetto da fotografare. Per la Via Lattea, presa da una parte all’altra dell’orizzonte, occorre adoperare focali da 8mm a 17mm di tipo fish-eye (occhio di pesce, 180° di campo inquadrato). Per ingrandire alcune parti occorrerà un 50mm oppure un 85mm, o più, mentre per avere sul fotogramma anche i particolari del paesaggio sarà utile un super-grandangolare di 14-20mm. Se si vuole fotografare invece la nebulosa di Orione ci vorrà una focale superiore ai 300mm. La tabella riporta le dimensioni angolari del campo inquadrato da ogni obiettivo sul fotogramma 24×36mm del piccolo formato 35mm. Naturalmente, si possono adoperare formati più ampi, o più piccoli, come il formato APS (1,5-1,6 volte più piccolo del 35mm).
Campo angolare degli obiettivi fotografici per il formato 35mm.
| Lunghezza focale in mm | Dimensioni del campo | Angolo sulla diagonale |
| 14 | 81,2° × 104,2° | 114,2° |
| 18 | 67,3° × 90,0° | 100,4° |
| 20 | 61,9° × 83,9° | 94,5° |
| 24 | 53,1° × 73,7° | 84,0° |
| 28 | 46,3° × 65,4° | 75,3° |
| 35 | 37,8° × 54,4° | 63,4° |
| 50 | 26,9° × 39,5° | 46,7° |
| 85 | 16,0° × 23,9° | 28,5° |
| 105 | 13,0° × 19,4° | 23,2° |
| 135 | 10,1° × 15,1° | 18,2° |
| 200 | 6,8° × 10,2° | 12,3° |
| 300 | 4,5° × 6,8° | 8,2° |
| 400 | 3,4° × 5,1° | 6,1° |
| 600 | 2,2° × 3,4° | 4,1° |
| 800 | 1,7° × 2,5° | 3,0° |
| 1000 | 1,3° × 2,0° | 2,4° |
| 2000 | 41’ × 62’ | 1,2° |
| 3000 | 28’ × 42’ | 50’ |
Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:
1) il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;
2) il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;
3) la luminosità dell’immagine fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;
4) gli zoom distorcono le immagini più facilmente;
5) gli zoom pesano di più.
Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle immagini: essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno immagini straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre immagini puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.

Alcuni filtri per obiettivi.
L’apertura relativa (o luminosità f=F/D) di un obiettivo fotografico convenzionalmente varia secondo il tipo di progetto adottato. Solitamente è possibile fare variare la luminosità da un massimo (2,0) ad un minimo (22,0). Tra uno scatto e l’altro c’è una variazione del 50% (il diametro D si riduce di 1,4 volte), perciò se si apre di uno stop un obiettivo si avrà il doppio della luce, mentre se di chiude di uno stop si otterrà una riduzione della metà. Le grandi aperture sono assai vantaggiose in astronomia, poiché gli oggetti celesti hanno basse luminosità intrinseche e si deve inseguire per lungo tempo. L’inseguimento si effettua su di una montatura equatoriale con motore, dato che la Terra si sposta e gli oggetti sorgono, culminano e tramontano. Un errore comune che si osserva nelle foto a vasto campo è l’uso costante degli obiettivi alla massima apertura. Poiché quasi tutti gli obiettivi delle macchine reflex sono stati progettati per offrire la prestazione migliore a 1-2 valori dopo la massima apertura, l’uso dell’obiettivo a tutta apertura spesso accentua le aberrazioni, produce una vignettatura eccessiva e causa velature forti ed irregolari. Le ottiche delle macchine fotografiche comuni sono state progettate in modo da rispondere alle necessità dell’utente medio. Questi requisiti non sono tanto rigorosi come quelli della fotografia stellare, che è il test più severo per ogni obiettivo. Le aberrazioni sono difetti degli obiettivi che non si vedono facilmente sui ritratti o sulle fotografie di paesaggio. Oltretutto, nella maggior parte delle applicazioni di tutti i giorni, il fotografo è interessato soltanto alla parte centrale della fotografia, così le aberrazioni ai bordi passano inosservate. Per di più, nella maggior parte delle applicazioni fotografiche, gli obiettivi vengono utilizzati raramente in prossimità della massima apertura, il che rende meno appariscente la presenza delle aberrazioni e della vignettatura (=perdita di luce ai bordi).

La cometa Hyakutake, apparsa nel 1996, attraverso un 300mm.
Per le applicazioni astronomiche, il test più semplice per determinare l’apertura di diaframma migliore di ogni dato obiettivo è eseguire una serie di foto guidate del cielo notturno. Se l’obiettivo deve essere diaframmato oltre 2 valori dopo la massima apertura per ridurre le aberrazioni e la vignettatura a livelli accettabili, servirà poco nel lavoro astronomico. I vantaggi del diaframmare sono duplici: non solo si sopprimono le aberrazioni e la vignettatura, ma si riduce anche il velo di fondo, migliorando il contrasto da ogni parte. Con le nuove pellicole supersensibili che stanno uscendo, un’esposizione di 20 minuti a f/4 con una pellicola da 1000 ISO produrrà risultati stupendi. Con i sensori digitali riducete il tempo di posa almeno ad un terzo. Poiché le fotografie eseguite con un obiettivo da 50mm ed un motorino d’inseguimento di buona qualità non dovrebbero essere guidate con cannocchiali e oculari con crocicchio, non c’è motivo di rinunciare alla qualità per fare un’esposizione più breve. Per migliorare ulteriormente la resa degli obiettivi è conveniente utilizzare talvolta un filtro (UV, Skylight, giallo o rosso). Di recente sono comparsi sul mercato alcuni filtri, detti interferenziali, che bloccano certe lunghezze d’onda e ne trasmettono invece altre, tuttavia il loro costo resta ancora elevato.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, attraverso un 300mm.
L’attrezzatura ideale comprende quindi una serie di obiettivi per poter riprendere meglio i vari aspetti del cielo nelle diverse stagioni. In estate potete fotografare bene la Via Lattea, molte nebulose e ammassi aperti. In autunno puntate gli obiettivi sulla galassia di Andromeda, l’ammasso doppio del Perseo e su Cassiopea. D’inverno spiccano Orione con le sue nebulose ed il Toro con i suoi ammassi. Disporre di diversi obiettivi vi servirà per riempire meglio il fotogramma secondo l’oggetto desiderato. Occorrono, in linea di massima, un 24mm, un 50mm ed un 300mm, oppure uno zoom 28-70mm ed un 300mm. Si può acquistare poi un moltiplicatore di focale 1,4x. La possibilità di avere l’autofocus qui è inutile, giacché si lavora sempre impostando la messa a fuoco sull’infinito, è importante invece disporre di una grande apertura (2 o 2,8). Se potete permettervi solo un obiettivo la scelta per eccellenza è quella di un 50mm, anche usato. Se usate il formato APS dovete impiegare invece un 30mm o un 35mm. L’impiego di un trascinatore è indispensabile ed implica pure la conoscenza della messa in stazione verso il Polo Celeste, aiutandosi con la Stella Polare. Il treppiedi (o cavalletto) è un altro accessorio indispensabile per la buona riuscita delle foto.

Strisce stellari lasciate in un obiettivo di 35mm per 45 minuti.
Dopo aver montato un telescopio, nel luogo prescelto, sulla montatura equatoriale, si deve sistemare correttamente tutto l’insieme in modo da poter mantenere l’oggetto celeste costantemente puntato al centro del campo per ore. Ciò significa che si deve orientare con molta precisione la montatura del telescopio per farla funzionare perfettamente dopo aver bilanciato ogni parte dell’insieme. Per orientare correttamente l’asse polare della montatura esistono vari metodi, qui ne descriverò due molto importanti. Il primo è un metodo approssimato, che consente di fotografare con strumenti di corta focale in tempi abbastanza brevi. Questi procedimenti permettono di rendere l’asse polare della montatura parallelo all’asse di rotazione terrestre, in modo da riuscire ad annullare gli effetti del moto diurno, come previsto dalla teoria. Nell’emisfero boreale le stelle sembrano girare attorno alla Stella Polare (? Ursae Minoris), che è l’ultima stella della coda del Piccolo Carro. Gli appassionati che si recano nell’emisfero australe sono purtroppo meno fortunati dei loro colleghi, poiché le stelle prossime al Polo Sud Celeste non sono splendenti come la Stella Polare. Dunque, le stelle più vicine ai poli celesti sono la Polare (di magnitudine +2) e la ? Octantis (di magnitudine +5,5), che distano rispettivamente 48’ e 59’. Innanzi tutto, si deve mettere in piano la montatura equatoriale, regolando la lunghezza delle gambe del treppiedi ed osservando la posizione della bolla di livello, finché non si sposta proprio sul centro. Le montature equatoriali alla tedesca spesso sono corredate da un cannocchiale polare (ad esempio 6×30, 8×50, 9×60, ecc.), perciò basta osservare direttamente nel cannocchiale per orientare correttamente l’asse della montatura. In pratica, la Polare deve rientrare in un apposito circoletto. Il cannocchiale polare ha un reticolo illuminato che contiene pure le posizioni delle stelle del campo vicine alla Stella Polare, regolabile tramite un disco orario ed un cerchio datario. Questi reticoli speciali servono proprio a facilitare l’allineamento polare della montatura, ma purtroppo non sono presenti sui modelli con montatura a forcella, allora si dovrà portare la declinazione fino a +90° ed osservare nel cercatore finché la Stella Polare non arriva al centro del campo. Per fare avvicinare al Polo ulteriormente l’asse polare della montatura, si deve applicare un metodo più preciso, che permetterà di realizzare fotografie nettamente superiori. Il metodo descritto sotto è quello introdotto nel 1893 dall’astronomo francese Bigourdan. Questo richiede l’uso di un oculare con reticolo illuminato, da inserire nel portaoculari del telescopio. Dopo aver sistemato la montatura in modo approssimato con il metodo descritto precedentemente, si deve puntare il telescopio verso una stella vicina al meridiano ed all’Equatore Celeste. Subito dopo, si deve aggiustare il crocicchio illuminato dell’oculare in modo da far coincidere una delle linee con il movimento orario degli astri. Ciò si realizza ruotando l’oculare nel barilotto fino a raggiungere la posizione esatta. Mentre si osserva, la stella inquadrata si sposta lentamente dal centro del campo e lo spostamento indica l’esistenza di un errore di allineamento. Il metodo di Bigourdan permette di allineare il telescopio al Polo Celeste anche quando la visione del polo è preclusa da edifici o da monti. Se la stella inquadrata si sposta verso l’alto, si deve ruotare l’asse polare della montatura in direzione Ovest. Analogamente, se la stella si muove verso il basso, la montatura dovrà essere spostata in direzione Est. Quanti spostamenti servono a sistemare nel piano meridiano (o in azimut se preferite) la montatura non è facile stabilirlo, tuttavia si deve arrivare progressivamente nella posizione esatta. In genere, bisogna ruotare appena la montatura diverse volte fino ad arrivare nella posizione in cui la stella non si muove più dal centro del crocicchio. A questo punto si deve trovare e puntare un’altra stella, possibilmente abbastanza luminosa, affinché risulti chiaramente visibile nello strumento. La stella da puntare deve essere prossima all’orizzonte Est oppure Ovest (a 15-20° massimo di altezza) e vicina all’Equatore Celeste. Se una stella ad Est si sposta verso Sud, cioè a sinistra, si deve alzare l’asse polare. Viceversa, se la stella si muove verso Nord, cioè a destra, l’asse polare deve essere abbassato. Se invece si punta una stella prossima all’orizzonte Ovest le operazioni debbono essere invertite. La posizione esatta si ottiene quindi per approssimazioni successive, fino a quando la stella non rimane ferma al centro del crocicchio. Questa regolazione permetterà di sistemare definitivamente l’inclinazione dell’asse polare della montatura e sarà utile ogni volta che si ritorna a fotografare sullo stesso sito. Gli osservatori che si trovano nell’emisfero australe dovranno invertire però tutte le istruzioni sopra elencate. Al termine delle regolazioni, con il movimento orario invertito, in questo caso, la stella scelta deve restare al centro del campo per alcuni minuti. Quando la stella rimane immobile al centro del crocicchio, la montatura è sistemata perfettamente. Naturalmente, i movimenti saranno più ampi all’inizio della procedura e si ridurranno man mano che si procede.

Strisce stellari lasciate attorno al polo celeste nord in 2 ore.
Il problema più difficile da risolvere per la fotografia celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.
Comunque, non crediate che sia possibile ingrandire le stelle come piccoli globi, perché la loro distanza richiede focali di 200 metri. Di conseguenza, una stella resterà sempre un puntino sia con un obiettivo di 35mm, che con un 2000mm.
Per evidenziare la rotazione della volta celeste stellata, basta sistemare la fotocamera su un treppiedi, fare scattare l’otturatore via cavo e lasciarlo aperto diversi minuti, anche fino a 10-15 minuti per pose digitali, usando basse sensibilità, come 100 ISO, e diaframmi piuttosto aperti, come 2.8 o 4. Con le pellicole la posa deve essere unica, anche di diverse ore, mentre in digitale si sommeranno diverse foto al computer, sempre per ottenere come risultato finale delle strisce lasciate dalle stelle più luminose nel cielo notturno. Per quanto riguarda le pellicole da utilizzare (fresche e ben conservate), è opportuno sceglierne una piuttosto sensibile 400-1600 ISO, se invece si vogliono ottenere stelle puntiformi. Inoltre, quando si porta a sviluppare il rullino, occorre specificare che si tratta di foto astronomiche senza margini ben definiti e che si devono sviluppare senza tagliare la pellicola (si dice sviluppo in striscia). Durante la fase dello sviluppo, infatti, il macchinario o l’operatore potrebbero tagliare a metà una foto, perché fanno fatica a distinguere lo spazio vuoto tra due fotogrammi e lo sfondo del cielo, solitamente sempre nero. Il tempo di posa limite in minuti è dato dalla seguente tabella, per un cielo buio, limpido e senza Luna. Si tiene conto anche del difetto di reciprocità delle pellicole impiegate.
Tabella del tempo limite di saturazione in minuti per varie pellicole e cieli assai bui.
| Apertura | 100 ISO | 250 ISO | 400 ISO | 800 ISO | 1600 ISO |
| 2,0 | 66 min. | 24 min. | 14 min. | 6 min. | 3 min. |
| 2,8 | 141 | 50 | 30 | 14 | 6 |
| 3,5 | 233 | 83 | 49 | 23 | 10 |
| 4,0 | 315 | 113 | 66 | 30 | 14 |
| 5,6 | 671 | 240 | 141 | 65 | 30 |
Per le fotocamere digitali riducete almeno ad un terzo.
Tempo limite in secondi per macchine fisse sul treppiedi e stelle puntiformi
| Obiettivo | 0° | 30° | 45° | 60° |
| 20mm | 30 sec. | 35 sec. | 42 sec. | 60 sec. |
| 24mm | 25 | 29 | 35 | 50 |
| 28mm | 21 | 25 | 30 | 43 |
| 35mm | 17 | 20 | 24 | 34 |
| 50mm | 12 | 14 | 17 | 24 |
| 100mm | 6 | 7 | 8 | 12 |
| 300mm | 2 | 2 | 3 | 4 |
La distanza in gradi è dall’equatore celeste, distante 90° dalla stella Polare.
| Tipo di astrofotografia | Pellicola consigliata | Obiettivo e tempo di posa |
| Congiunzioni di pianetiLuminosi al tramonto conLa Luna | 100-400 ISO comeKodak Ektachrome E200Fuji Provia 400F | 35-70mm a f/2.8Scattare quando l’esposi- metro segna 1-8 secondi |
| Costellazioni, aurore | 800 ISO comeFuji Superia X-tra 800 | 20-50mm a f/2.820-40 secondi |
| Costellazioni, Via Lattea,stelle cadenti, con motore | 800-1600 ISO | 8-50mm a f/2.85 minuti |
| Foto con inseguimento altelescopio | 800-1600 ISO | 14-300mm a f/2.8 Fino a 5 minuti |

Costellazione di Orione sulla città.

Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex. Questa fotocamera piccola e leggera è dotata di un sensore CCD in formato APS-C da 10,2 megapixel, 9 punti di messa a fuoco e di un range ISO che va da 100 a 3200.
Questa fotocamera stupisce davvero per le sue dimensioni contenute e per la conseguente riprogettazione della sua interfaccia da parte di Sony. Sono infatti spariti i pulsanti sulla sinistra dello schermo (tipici dei precedenti modelli da noi recensiti) e gran parte delle funzioni sono state incorporate da una pulsantiera rotonda che permette di modificare al volo iso, flash, autofocus, le modalità di scatto (immagine singola, scatto continuo, autoscatto) e i diversi pannelli informativi del display. Molto utile anche il tasto Fn che permette di accedere facilmente ad altre funzioni della fotocamera come i metodi di misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli stili creativi ecc.
Se peso e dimensioni contenute sono un punto a favore di questa fotocamera lo è decisamente meno la sua ergonomia. Infatti nonostante l’ottimo grip in gomma, l’impugnatura manca di una sagomatura e di una forma che permetta una presa ferma e sicura. Senza contare che, stringendo troppo, si finisce per premere accidentalmente la pulsantiera rotonda. Un’altra cosa che lascia poco convinti è la qualità delle plastiche, anche questa volta decisamente al di sotto delle aspettative.
NIKON mostra di credere molto alla funzione video nelle sue reflex digitali. Infatti, dopo la D90 e la D5000 ecco una nuova versione della reflex di classe media D300 che guadagna, oltre alla lettera “s†nella sigla, la possibilità di effettuare filmati in formato HD 720p e non solo. In occasione del rinnovo della D300, infatti, il produttore giapponese ha rivisto anche altri dettagli della fotocamera tra cui la velocità di scatto in sequenza che è ora di 7 fotogrammi al secondo (8 con lo speciale Multi Power Pack) e la possibilità dello scatto silenzioso Quiet Drive molto apprezzata in ambienti ove i rumori dell’apparecchio possono disturbare il soggetto. La nuova Nikon D300s vede anche la presenza di due slot per schede di memoria, una di formato CompactFlash e l’altra SD, utilizzabili sia in contemporanea per registrare una copia di backup o in formato diverso sia separatamente. Rinnovati anche alcuni comandi e funzioni; presente ad esempio una funzione Info semplificata che consente di regolare rapidamente i parametri di ripresa così come la possibilità di visualizzare, nel display, una livella elettronica durante la funzione video. L’otturatore è testato per 150.000 cicli, mentre il corpo è impermeabilizzato. L’apparecchio è dotato inoltre di ingressi per microfono stereo e di possibilità di editare in modo semplice, i filmati ripresi, direttamente nell’apparecchio. Rimangono tutte le altre caratteristiche della precedente D300 a cominciare dal sensore da 12 megapixel formato Aps-C e dal processore d’immagine Expeed.
Insieme alla D300s la Nikon ha presentato anche una nuova reflex digitale di fascia economica che si chiama D3000 e rappresenta il nuovo biglietto di ingresso nel mondo Nikon reflex. Il nuovo apparecchio che sostituisce la D60, offre una sensore da 10 megapixel e diverse caratteristiche provenienti dai modelli superiori come ad esempio il processore d’immagine Expeed ed il sistema autofocus ad 11 punti già adottato nella D5000 e nella D90; inoltre l’apparecchio è dotato di display da tre pollici e funzioni facilitare tra cui una modalità guidata per chi ha meno esperienza con le fotocamere reflex. Avrà , a detta di Nikon, un prezzo estremamente competitivo.
Presentate da PANASONIC quattro nuove compatte digitali che vanno ad arricchire la gamma Lumix. Unite da diverse caratteristiche comuni come la nuova tecnologia di stabilizzazione ottica Power O.I.S., che a detta della casa raddoppia l’efficienza rispetto alla precedente versione. Inoltre, sono tutte dotate di un sensore da 12,1 milioni di pixel ma si differenziano per rispondere alle diverse esigenze. Per la sua compattezza, la Lumix CX1 è stata concepita soprattutto per chi viaggia ed è stata dotata di un comodo obiettivo zoom 8X con grandangolare da 25mm e di modalità Travel che permette di impostare diversi parametri utili per memorizzare le informazioni del proprio viaggio. La Lumix FZ38, invece, è la classica bridgecamera che offre un potente zoom 18X, che grazie alla funzione Extra Optical Zoom può arrivare a 35,2X. Non manca lai registrazione video HD. La Lumix FP8 invece è una fotocamera estremamente sottile e veloce, infatti in appena 0,95 secondi si accende e garantisce un ritardo allo scatto di 0,006 secondi. Caratterizzata da un design innovativo con tasti posti al lato del display che si illuminano per essere visibili anche al buio. Infine, la Lumix FX60, che adotta uno zoom grandangolare da 25mm con luminosità f/2,8, come le altre nuove compatte dispone di un display LCD da 2,7 pollici con ampio angolo visivo.
RICOH annucia la realizzazione e la distribuzione della nuova GR Digital III, caratterizzata prima di tutto da un obiettivo GR da 28mm f/1,9 di nuova concezione. Nuovo anche il processore di elaborazione delle immagini, il GR Engine III, così come il sensore CCD ad alta sensibilità da 10 milioni di pixel. La nuova Ricoh GR Digital III è ancora più veloce, sia per quanto riguarda la messa a fuoco, anche in poca luce grazie al nuovo Pre-AF, sia in fase di scatto: fino a 5 scatti consecutivi in formato Raw. Il display di cui dispone è un LCD VGA da 3 pollici che offre una risoluzione di 920.000 punti. Novità anche tra gli accessori. Sono stati annunciati l’aggiuntivo ottico per la conversione grandangolare a 21mm, alcune custodie morbide e (per l’autunno) il flash esterno GF-1 in grado di collegarsi ad un flash TTL un secondo flash ausiliario.
Benvenuti nel mondo 3D. Ecco come FUJIFILM annuncia il lancio del sistema fotografico a tre dimensioni di cui si parla ormai da tempo, il FinePix Real 3D. Primo sistema d’immagine digitale che permette di vedere fotografie tridimensionali senza l’aiuto degli speciali occhiali, si compone dalla fotocamera FinePix Real 3D W1 e dalla cornice digitale da 8 pollici FinePix Real 3D V1. A completamento del sistema, Fujifilm ha sviluppato anche un servizio di stampa tridimensionale. Come è noto, per ottenere un effetto a tre dimensioni occorre ottenere due immagini con due obiettivi distanti tra loro quanto la distanza interpupillare umana. Per raggiungere questo scopo, Fujifilm ha adottato due zoom 3X Fujinon una opzione ritenuta impraticabile per via dell’elevata precisione di allineamento di due ottiche zoom richiesta per la foto in 3D. La W1 adotta il processore RP Processor 3D che deve sincronizzare i dati ricevuti da due sensori, due CD, e da due obiettivi (foto). Anche il display LD ovviamente offre la visione 3D, ma può essere utilizzata anche la classica 2D per la visualizzazione. La FinePix Real 3D W1 lavora anche come una fotocamera a due dimensioni, con funzioni avanzate, come la modalità Tele/Wide che, attraverso un’unica pressione del pulsante di scatto, immagazzina due fotografie differenti, una “tele†per realizzare uno scatto ravvicinato del soggetto ed una “wide†per un’inquadratura grandangolare. La nuova fotocamera FinePix Real 3D W1 sarà disponibile da settembre 2009, solo allora sarà comunicato il prezzo.
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