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Fotoritocco

martedì, 23 novembre 2010
listen it it Fotoritocco

In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare?
Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.

Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco
Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.

Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.

Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi:
1. Nikon D3000 + 18-55VR
2. Nikon D700 + 28-70/2.8

Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.

Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali?
Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali

Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.

Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…

Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali

Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi…
Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?

Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani?
Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…

Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.

Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.

Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?

Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO?
Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?

Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?

Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene?
Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?

Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?

Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.

Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”.
Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer?
Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?

Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo?
Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta?
La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena.
La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi.
E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto?
Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW

La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.

Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena?
Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale.
Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?

Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto.
Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.

Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile.
Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…

Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli.
Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…

Fonte Google News

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ma il 18-55 vr è veramente cosi scarso?

domenica, 21 novembre 2010
listen it it ma il 18 55 vr è veramente cosi scarso?

salve ragazzi da quanto ho potuto leggere nel forum ad ogni persona che chiedeva consigli sul 18-55 o a chi fosse al primo acquisto hanno spesso consigliato di lasciar perdere il 18-55 e di passare al 18-105. ma è veramente cosi scadente il 18-55 premetto che ho preso la d3100 e gli devo quindi abbinare un buon obiettivo. è la mia prima reflex e non capisco una cippa di fotografia. l’unica cosa che mi piace sono le foto con lo sfondo sfocato e quindi profondità di campo. voi cosa mi consigliate per iniziare? alcuni dicono che per fare gli sfocati il top è avere un 50 f.18 che è quello che non costa un occhio della testa. voi che dite, ad un novellino come me che si getta per la prima volta nel mondo reflex cosa consigliereste come basi per cominciare. contate che il 18-105 costa un po in più ma a me interessa qualitativamente il migliore e non mi interessa lo zoom dato che ho un fz38 che porto sempre con me che ha un bel 18x. quindi a parità di foto tipo panorama ritratto e sfocato che vince tra un 18-55 ed un 18-105? grazie

Fonte Google News

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I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.

mercoledì, 5 maggio 2010
listen it it I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.


d3 I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.

I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon
Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.


Il seminario sarà condotto da


Marco Maria D’Ottavi
(Marigò),

con la collaborazione di

EurossModels
, presso la sala posa di


Foto Store
in Via Nicola Pellati N°42 ROMA.


 I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.
eurossmodels logo 150x150 I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.

 I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto. I giorni 22 e 23 Maggio con il patrocinio del Nikon Club Italia, si terrà un seminario dedicato al ritratto.



Programma del seminario:

Sabato:

ore 09,45 -     Arrivo presso Foto Store

ore 10,00    -     13,00 Briefing iniziale. Conosciamo la nostra nikon, come si arriva
ai menu e
quali di questi sono importanti per la corretta esposizione (formato
immagine, istogrammi, profilo colore, bilanciamento bianco)

ore 13,00     -     13,30 pausa panino

ore 13,30     -     15,30 conosciamo le luci che useremo, brevi accenni sulle
lampade e su come la direzione e il colore della luce possa influire
sull’atmosfera.

ore 15.30     -     18.00 shooting su modella: un solo punto luce, un punto luce
e un riflettente, tre punti luce. Controluce solo e taglio laterale.

ore 18,00 compiti a casa e appuntamento all’indomani.

Domenica:

ore 10,00     -     11,00 sistemazione dei computer e visione degli scatti scelti.

ore 11,00     -     13,00 postrpoduzione, le manovre “essenziali”

ore 13,00     -     13.30 pranzo

ore 13.30     -     17.30 stampa e approfondimenti di carattere generale.

L’evento è dedicato a chi vuole iniziare ad affrontare l’argomento del ritratto
fotografico, attraverso l’uso di luci facilmente reperibili ed imparando a
conoscere le basi del loro posizionamento. Si svolgerà un percorso che, partendo
dalla luce, attraverso i vari passaggi porterà a quello che dovrebbe essere
l’atto finale della fotografia: la stampa.

Il seminario è riservato ad un massimo di 10 partecipanti ed avrà luogo se si
raggiungerà un minimo di 6 iscritti.
Il costo è di euro 100,00.

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Qualche buon manuale del National Geographic

venerdì, 16 aprile 2010
listen it it Qualche buon manuale del National Geographic

Salve dad9c smile Qualche buon manuale del National Geographic

L’anno scorso ho letto qualche bel manuale del national geographic…

In ordine cronologico:

Il corso sulla fotografia paesaggistica
Robert Caputo.

Molto bello… pieno di consigli utili e di suggerimenti interessanti… ben scritto, piacevolissimo da leggere.

Davvero molto utile il capitolo sulla composizione dell’immagine… perchè se è vero che ad alcuni dei consigli che vengono dati in realtà ci si arriva anche da niubbi, appena fai un po’ di esperienza sul campo, le “regole” della composizione sono invece un qualcosa di più “misterioso” a cui difficilmente sarei arrivato da solo… semplicemente perchè non ci avevo mai pensato

Bene o male mi guardo intorno, vedo qualcosa che mi piace e scatto… ed ora a posteriori mi rendo conto che spesso, senza neanche saperlo, rispetto molte di quelle linee guida…
D’altronde se qualcuno si è preso la briga di formularle (prima ancora che nella fotografia, nella pittura) è perchè evidentemente le immagini che le rispettano tendono generalmente ad avere un qualcosa in più che le arricchisce…
Certo che averle lì davanti, formalizzate nero su bianco, è una cosa che ti apre un po’ gli occhi, e te li giuda con più lucidità, quando hai di fronte un’immagine interessante

Consigliatissimo, specie se piace il genere.

Fotografia di viaggio
Robert Caputo.

Non male, assolutamente non male.
Testo piuttosto completo… si trattano diverse tipologie di fotografia (paesaggistica, in interno, in città, “da strada”, fotografie alle persone…), e vengono fatte numerose considerazioni generali, come in tutti i testi di Caputo, sull’approccio mentale alla fotografia… ed in particolare, in questo caso, all’approccio con culture e posti diversi dai nostri.
Mi è piaciuto molto, e Caputo conferma di essere davvero un ottimo insegnate ed un bravo scrittore.

I ritratti
Robert Caputo

Anche questo mi è piaciuto molto… forse un po’ meno dei due precedenti, ma è anche una questione di gusti sul genere fotografico in sè…
Anche in questo caso il bravo Robert unisce consigli tecnici sui vari tipi di ritratto (primo piano del viso, figura intera, ritratti “ambientati”, fotografie “rubate”, ritratti di gruppo, l’uso della luce…) con una serie di interessanti considerazioni sull’approccio da usare, e sul rapporto da instaurare con i soggetti della nostra fotografia.

Il bianco e nero
Richard Olsenius

E’ stato un po’ una delusione…
Non perchè non sia scritto bene, o non sia interessante.
Splendide immagini, bei consigli, interessante anche la parte su photoshop e la conversione in bianco e nero delle immagini a colori…
Il problema è che dedica (a mio avviso) troppo spazio (parliamo praticamente di mezzo libro) ad argomenti molto, molto tecnici… i vari tipi di fotocamera (35mm, medio e grande formato… dorsi e fotocamere digitali), il passaggio da pellicola a digitale (con consigli sugli scanner da usare), la stampa (con pagine sulle stampanti), la conservazione delle stampe, il flusso di lavoro e via di questo passo…
Argomenti che alla fine ho letto per cultura generale, ma che di fatto mi serviranno a ben poco… chiaro che se la cosa interessa… se avete una macchina a pellicola ed avete intenzione di investire parecchio per essere autosufficienti ed effettuare in proprio i vari passaggi dalla pellicola a colori alla stampa in BK… beh, le cose cambiano…
Ma per quelli che erano i miei interessi, posso quasi dire che mezzo libro sia stato “sprecato”… insomma, avrei preferico che venissero approfonditi argomenti diversi…
Peccato…

In ogni caso meritano tutti.
Ma Caputo, come dicono i giovani, spacca dad9c biggrin Qualche buon manuale del National Geographic

Fonte Google News

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Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex

lunedì, 9 novembre 2009
listen it it Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex

0342d7d4b0582b34fa28262f4ebe940c Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex

Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex. Questa fotocamera piccola e leggera è dotata di un sensore CCD in formato APS-C da 10,2 megapixel, 9 punti di messa a fuoco e di un range ISO che va da 100 a 3200.

Questa fotocamera stupisce davvero per le sue dimensioni contenute e per la conseguente riprogettazione della sua interfaccia da parte di Sony. Sono infatti spariti i pulsanti sulla sinistra dello schermo (tipici dei precedenti modelli da noi recensiti) e gran parte delle funzioni sono state incorporate da una pulsantiera rotonda che permette di modificare al volo iso, flash, autofocus, le modalità di scatto (immagine singola, scatto continuo, autoscatto) e i diversi pannelli informativi del display. Molto utile anche il tasto Fn che permette di accedere facilmente ad altre funzioni della fotocamera come i metodi di misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli stili creativi ecc.

Se peso e dimensioni contenute sono un punto a favore di questa fotocamera lo è decisamente meno la sua ergonomia. Infatti nonostante l’ottimo grip in gomma, l’impugnatura manca di una sagomatura e di una forma che permetta una presa ferma e sicura. Senza contare che, stringendo troppo, si finisce per premere accidentalmente la pulsantiera rotonda. Un’altra cosa che lascia poco convinti è la qualità delle plastiche, anche questa volta decisamente al di sotto delle aspettative.

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Per quanto riguarda i supporti di memoria l’ Alpha 330 è dotata di due slot di memoria, uno per le schede SD e uno per le schede PRO HG Duo di Sony. Un selettore posto nello stesso vano degli slot permette di scegliere quale memoria usare. Sono inoltre presenti una presa Hi-Speed USB 2.0 e mini HDMI video.

La qualità delle immagini è un’altra bella sorpresa di questa fotocamera. Secondo quanto riportato dai test effettuati da PopPhoto la fotocamera ha ottenuto eccellenti risultati sia nei test di fedeltà del colore che in quelli di controllo del rumore fino a 800 ISO. Da 800 ISO in su i risultati, seppur non eccellenti, si mantengono comunque molto alti. Dalle immagini scattate non posso che confermare questa valutazione. L’autofocus è un’altra nota positiva infatti è molto veloce e preciso anche in situazioni di scarsa luminosità o di poco contrasto. Lo schermo della fotocamera, 2.7 pollici TFT con una risoluzione di 230,400 punti, è molto chiaro e brillante e viene naturale utilizzarlo con la fotocamera in modalità live view. Lo schermo è solidamente attaccato al corpo macchina tramite una cerniera in metallo. Questa cerniera se da un lato è molto utile e dà un senso di sicurezza notevole, permette di muovere lo schermo soltanto verticalmente, cosa che potrebbe dare fastidio a chi è abituato a schermi più snodati.

Sempre utile e sempre ottimamente funzionale lo SteadyShot interno alla fotocamera che permette di fare scatti con tempi di posa più lunghi del normale. Strana, quantomeno, la scelta di Sony di non dotare questa fotocamera della funzione video, che la fa arretrare al confronto con altre competitor dotate invece di tale caratteristica. La vera chicca di questa fotocamera sta però nei bellissimi menu grafici. Questi menu sono ottimamente disegnati e permettono anche all’utente meno avvezzo al mondo reflex di capire chiaramente a cosa servono le varie funzioni. Ogni programma di scatto (auto, program auto, priorità di tempi, priorità diaframmi, ritratti in notturna, tramonto, sport, macro, paesaggio, ritratto, auto senza flash) viene chiaramente spiegato in poche righe fornendo anche consigli, apparentemente banali ma utili per chi inizia, su come scattare al meglio con quel particolare programma.

La fotocamera è stata provata con l’obiettivo Sony AF DT 18-55 F3.5-5.6 SAM che si può trovare in kit. Questa lente, pur avendo una qualità costruttiva davvero mediocre (sempre il solito problema delle plastiche) e un motore SAM (Smooth Autofocus Motor) che non rende davvero silenziosa la messa a fuoco, è comunque comoda da usare e dà immagini sostanzialmente pulite, nette e senza distorsioni eccessive, che per un prezzo che si aggira intorno ai 50 € (se non meno) è davvero un’ottima performance. Alla fine della prova posso dire che la fotocamera si è rivelata piacevole da trasportare data la sua leggerezza e il suo ingombro ridotto, versatile e molto facile da usare. Il prezzo, che si aggira intorno ai 500€ nella sua versione in kit con il 18-55, la rende una fotocamera adatta a tutti coloro che decidono di fare il grande salto da compatta a reflex e che vogliono farlo divertendosi ed essendo sicuri di comprare una fotocamera che non sia troppo complicata.


Scatti effettuati con Sony Alpha 330

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Sony Alpha 330: la recensione di clickblog

giovedì, 10 settembre 2009
listen it it Sony Alpha 330: la recensione di clickblog

0342d7d4b0582b34fa28262f4ebe940c Sony Alpha 330: la recensione di clickblog

Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex. Questa fotocamera piccola e leggera è dotata di un sensore CCD in formato APS-C da 10,2 megapixel, 9 punti di messa a fuoco e di un range ISO che va da 100 a 3200.

Questa fotocamera stupisce davvero per le sue dimensioni contenute e per la conseguente riprogettazione della sua interfaccia da parte di Sony. Sono infatti spariti i pulsanti sulla sinistra dello schermo (tipici dei precedenti modelli da noi recensiti) e gran parte delle funzioni sono state incorporate da una pulsantiera rotonda che permette di modificare al volo iso, flash, autofocus, le modalità di scatto (immagine singola, scatto continuo, autoscatto) e i diversi pannelli informativi del display. Molto utile anche il tasto Fn che permette di accedere facilmente ad altre funzioni della fotocamera come i metodi di misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli stili creativi ecc.

Se peso e dimensioni contenute sono un punto a favore di questa fotocamera lo è decisamente meno la sua ergonomia. Infatti nonostante l’ottimo grip in gomma, l’impugnatura manca di una sagomatura e di una forma che permetta una presa ferma e sicura. Senza contare che, stringendo troppo, si finisce per premere accidentalmente la pulsantiera rotonda. Un’altra cosa che lascia poco convinti è la qualità delle plastiche, anche questa volta decisamente al di sotto delle aspettative.

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(continua…)

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SCEGLIERE L’OBIETTIVO GIUSTO

venerdì, 28 agosto 2009
listen it it SCEGLIERE LOBIETTIVO GIUSTO

Prof.Angelo Meduri

La difficoltà più presente nel settore degli acquisti di attrezzature fotografiche è quella di non riuscire a prendere con sicurezza l’obiettivo giusto. Le macchine fotografiche reflex, cioè ad obiettivo intercambiabile, sono gli apparecchi più usati, ma anche le compatte con ottica fissa costituiscono un mezzo efficace per scattare foto in ogni condizione. I vantaggi degli apparecchi reflex sono:

1. Possibilità di adottare ottiche ed accessori diversi, dai 180° di campo degli obiettivi ad occhio di pesce (fisheye) fino ai microscopi ed ai telescopi più potenti;

2. Possibilità di collegare e di impiegare flash più potenti;

3. Possibilità di sfruttare motori per scattare velocemente a raffica su soggetti in rapido movimento, anche in condizioni di scarsa luminosità ambientale;

4. Possibilità di aumentare il valore della sensibilità ISO senza temere troppo l’effetto della grana.

Invece, le compatte sono l’ideale se non si vuole portare con sé oggetti pesanti ed ingombranti, risparmiando grosse cifre di denaro. In commercio oggi esistono obiettivi diversi, per tutte le necessità, che hanno alcune funzioni utili, come l’autofocus, lo zoom e lo stabilizzatore d’immagine (per eliminare l’effetto dei movimenti involontari che provocano il mosso a mano libera). Tuttavia, non è facile sceglierne uno oppure un gruppo per avere in ogni circostanza un’immagine ben inquadrata ed esposta. Ogni fotocamera monta solo obiettivi della stessa marca (come Canon, Nikon, Sony e Pentax) e pure quelli di marche universali (come Sigma, Tamron e Tokina), per motivi di interesse commerciale. Per impressionare con la giusta quantità di luce la pellicola o il sensore della fotocamera, l’obiettivo ha all’interno un’apertura regolabile, detta diaframma, mentre nel corpo macchina si regola il tempo di esposizione alla luce. Chiudendo il diaframma, oltre a diminuire l’intensità della luce, si aumenta la profondità della zona messa a fuoco, nella quale appaiono nitidi tutti gli oggetti.

In generale, gli obiettivi sono tubi che contengono gruppi di lenti o di specchi per formare le immagini su un’area circolare, detta cerchio di copertura. E’ sufficiente che il diametro del cerchio di copertura sia pari alla diagonale del formato utilizzato. I formati usati oggi sono numerosi, perciò occorre controllare bene per quale formato l’obiettivo sia stato progettato. Ma la caratteristica più importante nell’effettuare la scelta dell’ottica è la sua lunghezza focale, che stabilisce l’ampiezza dell’angolo di campo e l’ingrandimento della zona inquadrata. Un obiettivo di lunghezza focale minore abbraccia un angolo di campo maggiore, mentre un obiettivo con lunghezza focale maggiore ingrandisce una zona più ristretta. La variazione dell’angolo di campo non altera la prospettiva, cioè il rapporto dimensionale tra gli elementi della scena vicini e lontani, purché non si cambi la posizione dell’apparecchio. Il procedimento meccanico di formazione dell’immagine risiede nelle proprietà di propagazione della luce attraverso le lenti o gli specchi. Le onde luminose piane, dopo aver subito riflessione o rifrazione, diventano sferiche, perciò le onde emergenti risultano deformate e questa deformazione può dare origine alle aberrazioni, ossia a difetti sull’immagine che si è formata dietro l’obiettivo. Le aberrazioni che affliggono le immagini sono:

1. Cromatismo, cioè formazione di contorni colorati;

2. Coma, cioè formazione di punti luce a ventaglio, come comete;

3. Astigmatismo, ossia immagini puntiformi allungate come segmenti;

4. Aberrazione di sfericità, quando i raggi luminosi delle zone ai bordi delle lenti non vanno tutti a fuoco come quelli delle zone centrali;

5. Vignettatura, o perdita di luce ai bordi;

6. Distorsione, cioè formazione di linee incurvate invece di linee rette;

7. Curvatura di campo, ossia formazione dell’immagine su una superficie curva, invece che sul piano focale.

Un altro difetto può essere anche il flare, che consiste nella produzione di riflessi all’interno dell’obiettivo, con sorgenti luminose inquadrate o ai bordi del campo. Chiudendo il diaframma e scegliendo un obiettivo con un buon trattamento antiriflessi, si eliminano alcuni problemi. Gli obiettivi di marca buona, come Nikon o Canon ad esempio, minimizzano tali difetti.

La scelta dell’obiettivo si traduce nella possibilità di utilizzare tre tipi di lunghezze focali: normali, grandangolari e teleobiettivi. Le riprese effettuate con un normale di 50mm sul formato 24×36mm hanno un angolo di 46° e i vari elementi si avvicinano molto alle dimensioni osservate ad occhio nudo. Attenzione al formato della fotocamera, poiché lo stesso obiettivo può far cambiare l’angolo visivo sulla foto se usato su formati diversi. Ad esempio, un 35mm è grandangolare sul formato pieno 24×36mm, ma diventa uno standard da 52mm sul formato Nikon APS-C.

Gli obiettivi normali sono molto luminosi (anche f/1,4) e nitidi, hanno bassissima distorsione, sono compatti e leggeri. La luminosità di un obiettivo è il rapporto tra la focale ed il diametro e si può variare aprendo o chiudendo il diaframma. I numeri piccoli indicano grandi aperture, mentre valori alti producono piccole aperture. Con gli obiettivi da 50mm ai bordi le immagini risultano perfette solo se si chiude il diaframma a f/2,8 o di più, ma in casi estremi si può anche aprire al massimo. Il 50mm è stato molto usato in passato, perché era venduto insieme ai corpi macchina. Oggi si tende a sostituirlo con uno zoom, ma la qualità delle immagini non è sempre uguale.

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Scilla con uno standard di 50mm

Gli obiettivi grandangolari hanno una focale inferiore a quella di un obiettivo normale. Quando si fotografa con un grandangolo sembra di allontanarsi, perché le immagini sono più piccole e con un campo visivo vasto. In commercio le focali vanno da 8mm a 35mm. La caratteristica essenziale, che viene accentuata quando diminuisce la focale, è quella di portare le cose in primo piano ed allontanare tutto il resto, facendo sentire chi osserva immerso nella scena.

Il 35mm copre 63° e può sostituire il normale nelle riprese di paesaggio, street, ecc., è molto nitido e luminoso. Diversi maestri della fotografia, come Henri Cartier Bresson, lo hanno usato sempre per anni nei loro reportage, poiché non provoca effetti esagerati di allontanamento prospettico, pur mantenendo la sua profondità di campo, estesa più del tradizionale 50mm.

Il 28mm ha 75° di campo ed è il grandangolo standard, molto diffuso, ben corretto, nitido ed economico. E’ utile per far entrare sempre tutti in una foto di gruppo senza allontanarsi molto, come obiettivo polivalente per la documentazione geografica in luce ambiente, nei paesaggi, in interni, ecc.. Sulle fotocamere compatte la presenza della focale 28mm è utilissima in numerose situazioni comuni. E’ nitidissimo sin dalla massima apertura.

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Duomo di Reggio Calabria con grandangolo di 35mm.

Il 24mm è molto interessante, ampio 84°, allarga bene le inquadrature bilanciando gli elementi vicini e lontani per i giornalisti, documentaristi, paesaggisti, gli architetti. Esso genera grande profondità di campo nitido con larghe aperture di diaframma. Inoltre, è possibile scattare con tempi di posa più lunghi. La regola è quella di regolare il tempo secondo la focale dell’obiettivo, cioè 1/F di secondo o di meno, lavorando a mano libera. Perciò mentre con il 50mm non si scende oltre 1/50 di secondo, con il 24mm si arriva a 1/25 di secondo, sempre a mano libera. Il 24mm è stato l’obiettivo preferito di grandi fotografi, come Galen Rowell e John Shaw. La correzione delle aberrazioni è già buona a tutta apertura. Con 24mm occorre già fare attenzione nel montare filtri spessi anteriormente, per non mozzare gli angoli dell’immagine. In commercio si trovano anche 24mm decentrabili, utilizzati per le correzioni prospettiche delle linee cadenti in foto di architettura.

Il 20mm è un obiettivo ultragrandangolare eccellente per le scene ad ampio respiro, poiché dilata in profondità la scena, aumentando la sensazione di essere presenti. Con 20mm ci sono problemi di buona definizione ai bordi del campo di 94°, perciò si deve scegliere una buona marca. Il 20mm crea atmosfere magiche, con fuga di colline dove le nuvole bianche galleggiano immense in un cielo blu su uno splendido scenario naturale che sembra enorme e lontano, mentre il primo piano emerge dalla scena.

Le focali di 17 o 18 mm sono utili solo in casi particolari, quando si desidera un grandangolo veramente spinto ed il 20mm non risulta sufficiente. Le deformazioni prospettiche del 17mm sono incredibili, dato l’amplissimo angolo di campo, che arriva a 104° includendo quasi ogni cosa. L’uso di queste ottiche non è comunque facile, poiché i riflessi e gli elementi indesiderati possono spuntare da ogni parte.

Diminuendo la focale fino a 14mm si allarga maggiormente l’inquadratura, con un campo che giunge a 114°, indispensabile solo in pochissimi casi nella foto di architettura e di arredamento, oppure dentro barche o edifici. E’ luminoso e nitido, tuttavia è meglio utilizzarlo diaframmando un po’ vista la grande copertura angolare, per avere buona definizione anche ai bordi.

Per ottenere effetti creativi d’incurvamento delle linee si può adoperare invece un obiettivo speciale ad occhio di pesce (o fisheye), che abbraccia 180° di campo, utile in situazioni in cui si richiede un angolo vastissimo, per le foto meteorologiche e astronomiche, di paesaggio o di reportage. Esistono fisheye a pieno formato (detti diagonali), oppure circolari; questi ultimi formano un cerchio-immagine al centro del fotogramma che rimane nero, come se si guardasse attraverso un buco.

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Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.

Abbiamo visto che con i grandangoli si dilatano in profondità le scene. Viceversa, adoperando un teleobiettivo si provoca un effetto di compressione della scena in profondità e l’osservatore ha la sensazione di ritagliare ed ingrandire un particolare privilegiato, dove tutto sembra come essere appiattito.

L’obiettivo di 85mm ha un campo di 28°, lo standard per i ritratti, ma può essere utilizzato in moltissime altre occasioni, perché è molto luminoso e nitido, anche a f/2 offre un’ottima correzione e permette di lasciare sfocato lo sfondo, isolando così il soggetto.

Il 105mm è un altro teleobiettivo moderato, che assieme al 50mm ed al 24mm forma un valido kit da viaggio. E’ venduto in versione macro, per effettuare riprese a brevi distanze di oggetti, documenti, francobolli, monete, ritratti, fiori ed insetti. Il suo rapporto di riproduzione arriva alla scala naturale 1:1, quando è alla minima distanza di messa a fuoco. E’ nitidissimo fino ai bordi del campo di 23° già dalla massima apertura e permette di mettere in risalto particolari che rappresentano un certo ambiente.

Il 135mm ha un campo più ristretto, di 18°, rispetto al 105mm, utile anche in luce ambiente, per foto di ritratti, animali, paesaggi, in teatro, per lo sport ed i particolari architettonici. Offre prestazioni di qualità elevata anche a tutta apertura ed ha una messa a fuoco rapida, però a mano libera il tempo non deve essere superiore a 1/F, perciò si arriva massimo a 1/160 di secondo senza l’uso del treppiedi.

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Scilla vista attraverso un teleobiettivo da 105mm.

La lunghezza focale di 200mm è la via di mezzo tra i teleobiettivi molto pesanti ed ingombranti e quelli piccoli e compatti, tali da non costituire un problema per la borsa del fotografo. Le versioni con lenti a bassa dispersione avvicinano molto il soggetto inquadrato senza pericoli di cromatismi, con aperture massime molto vantaggiose, come f/2 o f/2,8, che staccano il soggetto sullo sfondo sfocato. Sulla diagonale l’angolo di ripresa scende a 12°, rendendolo adatto per le foto di animali, sport, ritratti, astronomia. E’ ottimamente corretto anche alla massima apertura del diaframma. Diventa necessario quasi sempre l’uso del treppiedi, ma per avere immagini di qualità elevata è indispensabile pure la trasparenza dell’aria.

Il 300mm è un teleobiettivo davvero interessante, non solo per le fotografie di paesaggio, ma anche per riprendere gli animali in libertà particolarmente timorosi, oppure nel ritratto di soggetti inconsapevoli, nelle foto astronomiche e sportive. E’ perfettamente corretto fino agli angoli già alla massima apertura. La messa a fuoco però deve essere molto precisa, dato l’ingrandimento così elevato, pari a 6 volte quello di un normale. Inoltre, c’è il rischio che le foto escano mosse a causa delle vibrazioni, perciò diventa necessario l’uso del treppiedi. I soggetti lontani, situati a distanze differenti lungo la linea della visuale sembrano schiacciarsi letteralmente l’uno contro l’altro in profondità, all’interno del campo di 8°. Il peso, le dimensioni ed il costo di questa focale non sono indifferenti, ma si tratta di un’ottica professionale di alte prestazioni.

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Scilla con un tele di 300mm f/2.8

Il 400mm f/2,8 è un obiettivo impressionante, poiché il diametro della lente anteriore, che determina la luminosità massima in rapporto alla focale, sale fino a 15cm, mentre il campo si riduce a 6°. Le lenti in vetro a bassa dispersione fanno aumentare il contrasto e la nitidezza delle immagini, annullando l’effetto negativo dell’aberrazione cromatica, che aumenta con la focale. E’ ottimo anche a piena apertura. Gli usi più frequenti sono per foto di animali e sport.

Procedendo verso le focali superiori non sono più disponibili le grandi luminosità f/2,8 perché i prezzi lievitano di molto e le case costruttrici hanno accantonato l’idea preferendo le più accettabili aperture inferiori di f/4 e f/5,6. Con aperture ancora inferiori si trovano anche i catadiottrici, obiettivi a specchi molto compatti, leggeri ed economici, come il 500mm f/8 e il 1000mm f/11. Ovviamente, non c’è dubbio che un 500mm f/4 sia un magnifico oggetto, di qualità certamente elevata rispetto a un teleobiettivo più piccolo con un moltiplicatore di focale aggiunto sul retro, oppure rispetto ad un catadiottrico. Con queste focali lo stabilizzatore può anche rappresentare un favoloso meccanismo per ottenere foto nitide.

Dopo le focali fisse sono stati inventati gli obiettivi a focale variabile, detti zoom, che dominano ormai da anni il mercato. Per realizzare gli zoom è stata necessaria la progettazione al computer di sistemi ottici a lenti flottanti, con vetri a bassa dispersione e l’uso di lenti asferiche. Questo è stato un traguardo significativo, che ha soddisfatto le necessità di molti fotografi. Anche gli obiettivi zoom possono essere raggruppati in tre categorie: standard, grandangolari e tele.

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Foglia ripresa da vicino con obiettivo macro.

Considerando la grande escursione focale, la massima luminosità costante di f/2,8 e la minima distanza di messa a fuoco macro, i 28-70mm e i 24-70mm sono diventati dei classici zoom standard professionali, utili in un numero enorme di situazioni, per viaggiare leggeri. Essi sono ben corretti per la distorsione e le altre aberrazioni. Per i formati APS-C ci sono gli obiettivi equivalenti da 17-55mm o 18-50mm, aperti sempre a f/2,8.

Il vero obiettivo tuttofare può essere un 24-85, un 24-120 o un 28-200mm, ma la luminosità è piuttosto bassa e varia tra 3,5 e 5,6 con una nitidezza ai bordi meno buona, specialmente alla massima apertura. Per i formati APS-C vi sono i 16-85, i 18-55, i 18-105 e i 18-200mm. Negli zoom c’è pure il problema della distorsione, a volte assai alta, che li rende inutilizzabili in foto con linee rette di architettura e paesaggi, quantunque oggi sia possibile correggere ciò al computer.

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Stretto di Messina con obiettivo 16-85 formato DX, equivalente a un 24-120mm.

Gli zoom grandangolari luminosi come i 14-24, i 20-35 e i 17-35mm sono utili nei reportage d’azione, a contatto con il soggetto. Hanno elevata flessibilità operativa. Comunque, se si cambia l’inquadratura con lo zoom non è come avvicinarsi al soggetto, o allontanarsi, per escludere i particolari che disturbano, perché così facendo si modifica la prospettiva e l’ingrandimento totale. Nel formato APS-C la scelta è ancora limitata al Tokina 11-16mm f/2,8.

Le ottiche zoom grandangolari meno aperte sono più numerose, meno ingombranti e pesanti, ma anche meno versatili per l’uso in condizioni di luce scarsa: limitano quindi la libertà espressiva del fotografo. Il 18-35mm è un esempio di zoom meno luminoso, utile per alcuni generi di ripresa, incluso il paesaggio e l’architettura. Per il formato APS-C vi sono il 10-20 e i 12-24mm, aperti a f/3,5 o a f/4, o a f/5,6.

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Santuario di S.Antonio con zoom 10-20 formato DX, equivalente a un 15-30mm.

Gli zoom tele 70-200mm luminosi sono i favoriti dei giornalisti, sebbene siano costosi e pesanti. Il loro costo è elevato, ma in luce debole o nella foto d’azione sono indispensabili. La grande luminosità permette di scattare a mano libera senza problemi di mosso e consente pure di mettere a fuoco con molta rapidità e precisione in situazioni di luce scarsa, tramite l’impiego di motori interni silenziosi e veloci. Le prestazioni in termini di nitidezza e contrasto sono buone e anche la costruzione è molto robusta e duratura.

I 70-300mm aperti a f/4-5,6 sono assai compatti e leggeri, adatti a chi non intende spendere grosse cifre. In luce ambiente debole però l’autofocus ha una risposta incerta e alla focale massima non possono competere con le focali fisse, specialmente ai bordi, dove il calo di nitidezza è sensibilmente evidente. Se si opera con diaframmi più chiusi come f/8 diventano più interessanti.

Gli zoom di lunghissima focale, infine, hanno il problema del trasporto manuale, a causa del peso e dell’ingombro, offrono luminosità interessanti, ma sono popolari solo tra i cultori della caccia fotografica, dello sport e i paparazzi. L’uso obbligatorio di questi obiettivi in congiunzione con un treppiedi robusto e pesante fa aumentare il numero degli attrezzi da trasportare. La qualità delle immagini è buona solo in condizioni di discreta illuminazione e rimane tale anche aggiungendo un buon moltiplicatore di focale.

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Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm f/2.8

In genere si tende a pensare che tutti gli obiettivi offrano buone prestazioni, che abbiano una costruzione solida e robusta, un autofocus rapido e silenzioso, ma purtroppo non è così. Esistono infatti obiettivi che ai bordi lasciano a desiderare come nitidezza, specialmente se si scende sotto f/8, e mostrano forti aberrazioni, rispetto ad altri apparentemente uguali. Nei negozi di materiale usato bisogna controllare attentamente ogni pezzo prima di effettuare la scelta definitiva, se si desidera portare a casa qualcosa di veramente buono. In antitesi, non bisogna credere che siano sempre indispensabili lenti asferiche o a bassa dispersione per avere immagini perfette.

Se si sceglie un obiettivo, nuovo o usato, prima dell’acquisto è meglio controllare il suo funzionamento e l’integrità della superficie delle lenti, che possono essere strisciate o con molta polvere all’interno. La solidità e la fluidità nei movimenti del diaframma e della messa a fuoco è pure molto importante. Non ci devono essere giochi nelle regolazioni, lenti che si muovono, attriti nello scorrimento. Ad esempio, la superiorità delle ottiche originali Nikon, con la resa qualitativa che rimane sempre su alti livelli, porta a consigliare il loro acquisto ed utilizzo, senza dimenticare però che esistono pure alternative interessanti e talvolta superiori. Nulla vieta di usare sempre ottiche universali economiche, ma queste non sempre si destreggiano bene con i loro rivali originali. La resa migliore di certi obiettivi consente di muoversi con agilità a qualsiasi valore del diaframma impostato, mentre con altri obiettivi si devono fare i conti con le aberrazioni che li affliggono. Comunque, le immagini poco ingrandite non saranno quasi mai deludenti, se si adoperano gli obiettivi con la giusta tecnica, neanche se scattate con ottiche scadenti. Se invece si desidera ingrandire ed osservare attentamente le foto realizzate, solo un obiettivo davvero buono sarà in grado di rivelare anche i dettagli più fini. La Nikon ha una reputazione molto buona, anche se si può preferire qualcos’altro.

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Rosa fotografata con uno zoom standard.

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Torre Ruggero con obiettivo grandangolare di 20mm.

In conclusione, se desiderate viaggiare leggeri scegliete uno o più zoom, come la terna 14-24, 24-70 e 70-200mm e simili, per il formato 24×36mm. Se, a priori, sapete cosa state andando a fotografare, portate solo le focali utili, ma se un po’ di peso e d’ingombro in più non vi creano problemi le focali fisse sono imbattibili.

Tabella delle focali.

Campo in gradi

Formato 24×36

Formato Nikon DX

(la focale si moltiplica per 1,5 volte)

Formato Canon

(1,6 volte)

180° fisheye circ.

8mm

4.5mm

4.5mm

122° grandangolo

12

8

7.5

114° grandangolo

14

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Portrait Professional 9

domenica, 7 giugno 2009
listen it it Portrait Professional 9

pubblicato da Derfy in: Software

fdf0fed200a462bbcef851592042abf2 Portrait Professional 9

Anthropics ha rilasciato una nuova versione di Portrait Professional 9, un software che semplifica il miglioramento estetico dei visi.

Per ogni ritratto fornito il programma consente di migliorare ogni singolo aspetto, come eliminare il doppio mento, allargare o stringere le labbra, eliminare rughe o imperfezioni della palle e persino modificare la forma del viso.

Sono disponibili più di 100 controlli che consentono di lavorare in maniera intuitiva e rapida. Viene venduto in due versioni Standard e Studio al prezzo, rispettivamente, di 66$ e 100$.

Via | PortraitProfessional

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Nuovi obiettivi e accessori Sony – www.fotoup.net

domenica, 31 maggio 2009
listen it it Nuovi obiettivi e accessori Sony   www.fotoup.net

Per i nuovi modelli a380, a330 e a230 è disponibile una varietà di quattro nuovi obiettivi compatti intercambiabili cui si aggiunge un flash esterno, studiato per gli scatti di tutti i giorni, ma anche per i momenti di vita quotidiana o di viaggio.
C’è poi una scelta ancora più ricca di accessori efficaci nel proteggere la propria reflex digitale a.
ac2440e1578dc69ee21facaa06f31011 Nuovi obiettivi e accessori Sony   www.fotoup.netObiettivo da ritratto DT 50mm F1.8 SAM
Il modello SAL50F18 è un leggero e luminoso obiettivo da ritratto che offre prestazioni ottiche di qualità a un prezzo molto interessante per chi si avvicina per la prima volta al mondo delle reflex digitali. Con un’ampia apertura del diaframma, pari a F1,8, è l’ideale per realizzare  ritratti in presenza di luce naturale con sfondi dall’effetto sfocato. La funzione di messa a fuoco automatica è silenziosa grazie al motore Smooth Autofocus Motor (SAM) integrato.

15d199685e44199499a2d72537a4378a Nuovi obiettivi e accessori Sony   www.fotoup.netDT 18-55 mm F3.5-5.6 SAM e DT 55-200 mm F4-5.6 SAM
I due nuovi zoom vantano una funzione AF silenziosa, frutto del sistema Smooth Autofocus Motor (SAM) integrato.
Il teleobiettivo zoom DT da 18-55 mm F3.5-5.6 SAM è la soluzione ideale per
gli scatti di tutti i giorni. Il modello DT da 55-200 mm F4-5.6 SAM rappresenta invece la soluzione perfetta per avvicinare i soggetti distanti con una lunghezza focale massima equivalente a 300 mm (equivalente al formato 35 mm).

5f1b1cc8328931712b64f89364133e7b Nuovi obiettivi e accessori Sony   www.fotoup.netFlash esterno ultracompatto HVL-F20AM
Versatile e facile da usare, questo flash esterno garantisce l’illuminazione ideale in qualsiasi situazione di scatto con la propria reflex digitale a. Talmente sottile da infilarsi comodamente in un taschino.
Dal design intelligente, il flash HVL-F20AM pesa meno di 100 g ed è pieghevole, per occupare un ingombro minimo quando non utilizzato. Ma all’occorrenza è subito pronto all’uso: basta infatti risollevare la testa del flash per attivarlo. È inoltre dotato di un pratico interruttore per la selezione della modalità “Bounce” (flash riflesso), che fornisce un’illuminazione indiretta per assicurare risultati naturali nei ritratti e in altre scene che, altrimenti, risulterebbero troppo rischiarati dalla luce diretta del flash interno.
Il modello HVL-F20AM funge anche da controller flash wireless per l’a900 full-frame. Il modello di punta della gamma reflex digitali di Sony non dispone, infatti, di flash integrato e l’unità HVL-F20AM può essere utilizzata come
conveniente trigger per il controllo a distanza del flash in modalità wireless.

b0ef9affee895321851aa3ba36b344cb Nuovi obiettivi e accessori Sony   www.fotoup.netObiettivo macro 1:1 DT 30 mm F2.8 SAM
In arrivo nell’autunno 2009, l’obiettivo SAL30M28 rende più accessibile che mai la macrofotografia a dimensioni reali 1:1. Piccolo e leggero, questo obiettivo macro spalanca le porte su un mondo di nuove possibilità creative, nel segno della massima ricchezza dei dettagli. L’ottica consente una messa a fuoco perfetta su fiori, insetti e altri soggetti a distanza ravvicinatissima, fino a 2 cm.
Nuovi accessori
Da oggi si può scegliere tra un più ricco assortimento di accessori per proteggere la propria fotocamera α.

Visita il sito www.sony.it

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5 Ragioni per scegliere un Obiettivo Luminoso – www.dphoto.it

mercoledì, 27 maggio 2009
listen it it 5 Ragioni per scegliere un Obiettivo Luminoso   www.dphoto.it

Gli obiettivi luminosi, lenti fisse e zoom, sono da sempre sulla bocca degli appassionati e nella borsa dei fotografi professionisti. Costano sono più pesanti e più ingombranti, ma hanno dalla loro tanti vantaggi. Eccone cinque per i quali vale, a nostro avviso, la pena di aprire il portafoglio.

(continua…)

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Nikon D5000: la nuova prospettiva da cui fotografare il mondo

sabato, 23 maggio 2009
listen it it Nikon D5000: la nuova prospettiva da cui fotografare il mondo

La nuova reflex Nikon D5000 da 12,3 Megapixel, contraddistinta da una combinazione straordinaria di caratteristiche, tra cui la possibilità di effettuare riprese video HD, offre ai fotografi un monitor LCD ad angolazione variabile, per nuove ed emozionanti prospettive di ripresa.

988fabb36e1dfc703fc80de9751cc8dc Nikon D5000: la nuova prospettiva da cui fotografare il mondoTorino, 14 aprile 2009 – A meno di un anno dalla presentazione della Nikon D90, la prima reflex digitale al mondo in grado di effettuare riprese video in HD, viene presentata la Nikon D5000.
Questo nuovo modello vanta, oltre, alla funzione D-movie, straordinarie caratteristiche e, soprattutto, un nuovo monitor LCD ad angolazione variabile, che semplifica le riprese e ne amplia decisamente le prospettive.

Grazie alle numerose funzioni di modifica dell’immagine incorporate, all’ampia gamma di modi scena, al sensore CMOS da 12.3MP a sensibilità elevata (compresa tra ISO 200 e 3200), espandibile a ISO 100 (equivalente) e ISO 6400 (equivalente) per l’utilizzo in diverse condizioni di illuminazione, la Nikon D5000 permette di ottenere risultati eccezionali in maniera estremamente semplice.

Secondo Nikon “la nuova D5000 unisce all’innovativa tecnologia propria dei modelli di fascia più elevata una semplicità di utilizzo eccezionale; i fotografi potranno così provare il piacere di realizzare immagini splendide, quelle per cui Nikon è, in tutto il mondo, sinonimo di fotografia di qualità. L’esclusivo monitor LCD ad angolazione variabile semplifica le riprese e ne permette la realizzazione da prospettive totalmente nuove. I vantaggi della funzione D-movie, inoltre, sono ora offerti ad una fascia più ampia di utenti, composta da coloro che desiderano divertirsi fotografando, migliorare la propria tecnica o aggiornare il proprio corredo di reflex digitali.”

(continua…)

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IL PIACERE DI FOTOGRAFARE

sabato, 14 febbraio 2009
listen it it IL PIACERE DI FOTOGRAFARE

Con i 10 megapixel effettivi della Coolpix L100, il sistema di elaborazione delle immagini digitali Nikon Expeed che garantisce alte prestazioni ed un obiettivo zoom Nikkor 15x, con un’escursione focale compresa tra la ripresa grandangolare di 28 mm e quella super-tele di 420 mm (equivalente nel formato 35 mm), si ha la garanzia di cogliere ogni dettaglio di qualsiasi scena ripresa (in modalità macro è addirittura possibile catturare oggetti alla distanza ravvicinata di 1 cm).

c399ab4d3735b53420beb9f655b62146 IL PIACERE DI FOTOGRAFARE Sono presenti, nella nuova “top di gamma” della serie Coolpix Life, quattro funzioni avanzate per la stabilizzazione dell’immagine, che permettono di ottenere risultati sempre più nitidi: il Sistema Vibration Reduction (VR), che compensa gli effetti dei movimenti della fotocamera; la funzione di rilevamento del movimento, che controlla automaticamente il tempo di posa e la sensibilità ISO; la sensibilità ISO estendibile fino a 3200, che aiuta ad ottenere risultati più nitidi in ambienti con poca luce o quando si desidera scattare foto a soggetti in rapido movimento; infine, la funzione Scelta dello scatto migliore (BSS), grazie alla quale la fotocamera esegue automaticamente una serie di scatti sequenziali e salva l’immagine più nitida.
La Coolpix L100 sarà anche apprezzata da chi pratica la fotografia sportiva, visto che il modo Sequenza sport consente di realizzare fino a 30 fotografie consecutive alla velocità di 13 fps. E non mancano altre utilissime funzioni, come la Selezione scene auto, grazie alla quale la fotocamera adatta automaticamente le impostazioni rispetto alla scena che si vuole immortalare; o la modalità Sorriso, che consente alla fotocamera di scattare la foto automaticamente quando il soggetto sorride. Tra le altre funzioni troviamo la Correzione automatica occhi rossi, che elimina l’antipatico effetto causato talvolta dal flash, il sistema D-Lighting per l’ottimizzazione dell’immagine “on-camera”, le 15 modalità scena, la possibilità di effettuare filmati con audio e la modalità Avviso occhi chiusi, che avverte quando il soggetto ritratto non ha gli occhi aperti.

La Nikon Coolpix L100 sarà disponibile da fine marzo esclusivamente nel colore nero.

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