Siamo sugli 85mm. Su questa focale ho letto tanto del superbo Nikkor AF-D, ma ho visto che anche la Sigma ne ha sfornato uno: 85mm f/1.4 AF EX DG HSM. Purtroppo le uniche comparazioni Sigma vs. Nikkor che ho trovato mettono in relazione il Sigma con il Nikkor AF-S, ma a me interesserebbe un confronto con l’AF-D. Ho infatti trovato questo Sigma a un prezzo intorno ai 400 euro usato, vorrei capire se ne vale la pena. Che pensate di questa lente?
A New York, da Priska C. Juschka Fine Art, è in corso Stockholm Syndrome (always with you) – La Sindrome di Stoccolma (sempre con voi), una personale di Stefano Cagol che presenta video e fotografia. La provocatoria ricerca dell’artista parte col descrivere una relazione impossibile… che cosa combinano insieme Patty Hearst e Elena di Troia? Aldo Moro e Peter-Juergen Boock? E la Sindrome di Stoccolma e la Sindrome di Lima possono manifestarsi in maniera complementare?
Sono molte le associazioni concettuali nell’opera di Cagol, che tendono a spingere l’occhio dello spettatore oltre l’ovvietà del racconto quotidiano delle immagini. Sovvertire i punti di vista senza imporre verità, ma stimolando ad una riflessione che è essenzialmente psicologica, dentro se stessi.
In mostra fino al 19 marzo 2011 le opere più recenti dell’artista trentino, l’ultimo video, Evoke/Provoke, realizzato in Norvegia, sulla punta settentrionale della Scandinavia, che evoca l’idea di una sommossa sradicata da un tempo ed un luogo.
È del 2004 il lavoro che vi presento oggi, ma conserva un’attualità pregnante e un valore estetico che credo vi si paleserà in modo spontaneo.
99Rooms è un progetto di arte in rete che mischia street art (nello specifico tecniche di wall painting), fotografia, animazione e suono, ideato da RostLaub, collettivo formato da Kim Köster (artista), Johannes Bünemann (musicista), Stephan Schulz (programmatore), Richard Schumann (designer): li abbiamo recentemente incontrati sul blog grazie al loro ultimo lavoro Anna Somnia. Ma entriamo – fuor di metafora – nell’opera che potrete visitare accedendo direttamente all’interfaccia online sul sito. Come suggerisce il titolo, vi trovarete davanti a una porta e a una prima stanza e, come in un videogioco, ogni stanza è un livello. Così, per accedere al quadro successivo, dovrete scoprire i segreti che vi si celano, guidati un po’ dal vostro cursore e un po’ dalla vostra immaginazione; alcune sono solo intermezzi di passaggio che supererete senza difficoltà. In una mixed reality tutta artigianale, le fotografie scattate nel settore industriale abbandonato di Berlino si animano di murales inquietanti, interruttori e quadri elettrici si accendono all’improvviso, sound scape e immagini in movimento prendono vita su questi sfondi dalla bellezza incredibile. L’interfaccia e le possibilità di interazione vi sembreranno forse ingenue: nel 2011, l’evoluzione tecnologica delle piattaforme ci ha abituato al fatto che il nostro passaggio sullo schermo determina una reazione pressocché immediata. Ma era il 2004, e devo ammettere che questo lavoro ha lo stesso sapore dei Muppets (ve li ricordate?): avanzamento tecnologico e valore estetico non sono necessariamente in una relazione diretta.
Infine, qualche numero: dal suo lancio nel giungno 2004, circa 5 milioni di visitatori si sono persi nelle 99 stanze, percorrendone e ripercorrendone gli spazi, scoprendone i dettagli nascosti, ricercandone i significati simbolici, meravigliandosi davanti al realismo allucinato, surreale e iperreale partorito dai nervi scoperti di una società post-atomica, post-industriale, post-politica.
Con un po’ di ritardo, anche io sono fra questi visitatori e non possso che invitarvi, se non lo avete ancora fatto, a immergervi nel mondo di 99Rooms.
Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia. Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.
Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.
Innanzitutto poche considerazioni generali. Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono. Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.
Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante. Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco )
Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)? Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire. Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:
Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.
Passiamo ora al corso.
Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie. Il suo indice è:
Inquadratura
Lunghezza focale e prospettiva
Regola dei terzi e rapporti aurei
Simmetrie ed asimmetrie
Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.
CAPITOLO UNO: Inquadratura
Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.
Come si deve dunque scegliere l’inquadratura? La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.
Alcune citazioni dotte sul tema.
“The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.
Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:
“There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.
In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.
“If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.
In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.
Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più. Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura. Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:
Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.
Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.
Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.
L’inquadratura e le linee
L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto. Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea. Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano. Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle. Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.
Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.
Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.
In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.
In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.
L’inquadratura e la terza dimensione
L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole. La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico. Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.
Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4). La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.
L’inquadratura come strumento scenico
Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.
I formati
Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza. Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo. In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:
1/1 ovvero quadrata
Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.
E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto. Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno). Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.
Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.
Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.
Orientamento dell’inquadratura
Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale. Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico. Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare. Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro ) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi. Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?”
Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale
La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.
Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione. Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.
Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra. Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago
Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino. Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.
Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.
Conclusioni
Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.
IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’
Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
Riempite il fotogramma
Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.
ESERCIZI PER CASA Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti. Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa per un po’. Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento. INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo. Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso. Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo
Dunque, innanziatutto buona sera a tutti. Sono (ovviamente trovandomi qui) appassionata di fotografia, ma non conoscendo bene particolari tecniche o modalità d’uso ho optato ormai da un annetto per una Nikon D3000. Fin qui tutto perfetto se non fosse che da un po’ di tempo a questa parte mi è venuta la malsana idea di provare un fisheye. Mi sono sommariamente informata e ho scoperto che attualmente per ottenere un effetto fisheye direttamente e non tramite manipolazioni successive (tipo con photoshop ecc.) l’unico modo è acquistare un obiettivo da parecchie decine di euro. Non essendo a disposizione di tali somme ho rinunciato. Ultimamente però ho scoperto dell’esistenza di un Fisheye 20 mm Diana Lens della Lomo con relativo adattatore per Nikon a un prezzo decisamente più accessibile ed ho pensato di provarlo. Il problema adesso è che, tale obiettivo, montato sulla mia Nikon non dà i risultati sperati. Ho letto di alcune discussioni riguardanti la variazione dell’angolo di campo in relazione a diversi formati di sensore ecc.. ma detto sinceramente non è che ci abbia capito granchè…Qualcuno può chiarirmi questa situazione e magari spiegarmi come fare a migliorare la resa fotografica con quest’obiettivo che, ne sono consapevole, già di suo non deve essere il massimo. Grazie in anticipo per l’aiuto
Dimenticavo..la macchina mi permette lo scatto col nuovo obiettivo soltanto in modalità manuale. Inoltre mi inabilita all’uso del flash con il seguente messaggio: “Flash in modo TTL. scegliere un’altra impostazione oppure usare un obiettivo CPU.” O.O AIUTO.
Salve a tutti, inserisco questo annuncio con il benestare del responsabile di questo sito Domenico Addotta.
Sono il responsabile di progetto del nascente archivio fotografico Imagitaly facente capo alla società Imagitaly s.r.l. che intende proporsi con forza ed entusiasmo nel panorama internazionale (punteremo molto su U.S.A., Centro ed Est Europa e Paesi Orientali) come la prima vera banca immagini interamente dedicata all’ Italia e al Made in Italy, sulla sua promozione e valorizzazione in un momento di grande fermento, attraverso fotografie di elevata qualità rappresentative del territorio in tutti i suoi aspetti, dai monumenti all’ artigianato, dai luoghi più famosi a quelli meno conosciuti passando per il food ed il folklore. I nostri clienti saranno grandi e piccoli editori, agenzie di stampa, enti sul territorio, film commissions regionali, agenzie di grafica, web agency, tour operator, e cosi via;
L’ archivio prevede una copertura abbastanza capillare del territorio con l’ inserimento di un fotografo per regione (per le regioni più grandi ed importanti) ed al massimo uno per due regioni per quelle tipo Abruzzo e Molise.
I fotografi selezionati diverranno partners del progetto e riceveranno una percentuale fissa sugli utili derivanti dalla vendita degli abbonamenti (abbiamo calcolato e stimato che nel primo anno di attività dovremmo venderne circa mille), che saranno di due tipologie:
semestrale ed annuale, ognuno dei quali avrà un limite di downloads possibili e, soprattutto, sarà venduto a prezzi estremamente concorrenziali in relazione alla assoluta eccellenza delle immagini proposte. Il sito dell’ archivio che stiamo sviluppando da quasi due anni con grande profusione di mezzi e fondi e che avrà funzionalità molto avanzate è attualmente sotto indirizzo URL nascosto (sono attualmente presenti circa un migliaio di immagini, a campione, realizzate da me che copro Campania e Basilicata) e sarà reso pubblico solo al momento della presentazione ufficiale del progetto che realizzeremo a Roma alla presenza della stampa internazionale visto e considerato che il Mondo sarà il nostro principale mercato d’azione, e non prima che siano presenti all’ interno dell’ archivio almeno 50/60000 fotografie rappresentative della gran parte del territorio nazionale.
L’indirizzo URL dell’ archivio sarà reso noto per ragioni di riseravtezza solo ai colleghi che si dimostreranno concretamente interessati ad aderire al nostro progetto. Ora, avendo quasi completato lo sviluppo del sito siamo alla ricerca dei fotografi partners per le regioni che risultano ancora scoperte:
Lombardia, Piemonte e VdA, Liguria, Veneto, Trentino e FVG, Emilia Romagna, Umbria e Marche, Abruzzo e Molise, Sardegna, Sicilia;
Siamo quindi alla ricerca di 10 partners che se non proprio professionisti dovranno avvicinarsi molto a tale definizione, dovranno essere già in possesso di un buon archivio del territorio nel quale vivono ed operano o essere disponibili a proporre in tempi ragionevoli un primo campione di almeno 3/4000 foto di alta qualità rappresentative dei luoghi di maggior interesse della regione/i per la quale si presentano. Inutile precisare ancora che le foto dovranno essere al limite dell’ eccellenza e non ci sarà spazio per l’ improvvisazione.
La selezione avverà valutando un campione di 30 immagini scattate dall’ autore nei luoghi in cui vive e per le quali dovrà garantire l’ assoluta autenticità con apposita dichiarazione. Le fotografie dovranno essere inviate nella risoluzione originale ed in formato JPG all’ indirizzo: info@imagitaly.com; insieme alle foto è gradita anche una breve presentazione di se stessi ed un breve curriculum professionale.
Sono ovviamente a vostra disposizione per fornire ogni ulteriore chiarimento.
Antonio Botte Imagitaly s.r.l. Ph.: +39 081 3791958 info@imagitaly.com
Sin dall’introduzione del digitale la relazione fra fotografo e mezzo è cambiata drasticamente.
Come omaggio ad importanti fotocamere che hanno fatto la storia della fotografia ftjelly ha creato questo video in stop motion che si compone di una colonna sonora realizzata con i rumori meccanici di antichi modelli ed una parte video che gioca con alcuni di questi modelli.
Il video è composto da oltre 6000 immagini messe in sequenza.
Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’immagine su un supporto. La fotografia celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di immagini. In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:
1)  E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la fotocamera in quel giorno;
2)  L’immagine così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;
3)  Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;
4)  Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;
5)  La zona di cielo inquadrata da una fotografia è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.
L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la fotografia analogica in favore di quella digitale, infatti la fotografia digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.
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Una reflex a pellicola.
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   Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica reflex per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso. La macchina fotografica deve essere quindi reflex, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche. Â
Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:
1)  il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi   durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;
2)  il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;
3)  la luminosità dell’immagine fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;
4)  gli zoom distorcono le immagini più facilmente;
5)  gli zoom pesano di più.
Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle immagini: essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno immagini straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre immagini puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.
Stelle sopra la città fotografate con un obiettivo di 24mm aperto a f/2.8 per 60s a 800ISO.
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 Il problema più difficile da risolvere per la fotografia celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.
Asia, Europa, Africa e America Latina, passando per l’Italia. Questo è l’itinerario del viaggio che Witness Journal vi propone questo mese. Un percorso in otto tappe che si snoda attraverso il pianeta da est a ovest e che a ogni fermata offre l’opportunità di riflettere su vicende e situazioni che sembrano lontane ma che a ben guardare in qualche modo ci toccano sempre da vicino.
In questo numero:
01 | Eritrea – Alessandro Colombo
Un viaggio in Eritrea, un paese che oltre a essere in “guerra permanente†con la vicina Etiopia, da cui è indipendente solo dal 1991, deve fare i conti anche con la forte emigrazione dei suoi cittadini verso l’Europa. Un’emigrazione spesso drammatica che porta migliaia di eritrei ad affrontare un viaggio terribile, attraverso il deserto tra Sudan e Libia per poi imbarcarsi su navi di fortuna verso l’Italia. L’Eritrea è però anche molto altro, per fortuna.
02 | Il circo dei ritagli – Graziano Panfili
“Ci vogliono molti anni per diventare bambini†come disse Pablo Picasso. Il circo nella sua eterna magia visto però da un obiettivo diverso e meno convenzionale, quello di Graziano Panfili, uno dei più noti rappresentanti della street photography. Un reportage su un piccolo circo di provincia, in cui al centro non ci sono i singoli esercizi circensi, ma le emozioni che ne derivano e che continuano ad attrarre grandi e piccoli.
03 | Still free – Mauro Fagiani
Un reportage sui “graffittari†romani, scattato all’ex Mattatoio del quartiere Testaccio e durante l’annuale raduno all’Ostia Skate Park. Dopo anni in cui si pensava che la Street Art fosse ormai sdoganata e considerata una forma d’arte a tutti gli effetti (l’esposizione di Milano del 2007 è stata la più visitata in assoluto della storia del PAC), molte amministrazioni comunali italiane, prendendo esempio dal sindaco di New York Micheal Bloomberg, hanno ricominciato una crociata contro questa forma d’espressione libera e indipendente.
04 | Scelte – Alessio Coser
Un reportage da Londra che diventa lo spunto per riflettere sulle scelte del fotografo, sulla relazione tra lo scatto e i motivi che l’hanno determinato, il proprio modo di essere di pensare e di sentire. In uno scenario così apparentemente scontato, inflazionato e già visto, è la personale visione delle cose che può far affiorare gli aspetti meno evidenti di un’inquadratura e renderla così unica e inimitabile.
05 | Las Parrandas de Remedios – Lucia Perrotta
Las Parrandas sono delle feste tradizionali caraibiche (parranda significa baldoria) e la forse più famosa si svolge a Remedios, cittadina cubana della provincia di Santa Clara. Durante tutta la giornata le due contrade del paese si sfidano per la vittoria nell’esibizione delle loro carrozzas (carri allegorici) e soprattutto nella gara di fuochi artificiali; un intercambio de fuegos mezz’ora ciascuna per tutta la notte. Ogni anno attira migliaia di turisti.
06 | La Minga Indigena – Cecilia Tamplenizza
Una storia dalla Colombia, la storia della marcia di migliaia di uomini e donne indigene partita dalla regione del Cauca e arrivata dopo un mese e mezzo a Bogotà , per protestare contro il governo. Dall’inizio del governo di Alvaro Uribe nel 2002, già 1200 indigeni sono stati uccisi e l’espropriazione di terre continua senza sosta. La Minga è un processo collettivo che raduna le persone in nome di un obiettivo comune, in questo caso quello di rivendicare ed esigere i propri diritti, chiedere al governo la fine delle violenze e un cambio di rotta radicale nei loro confronti.
07 | Buthavidya – Piero Bruno
In India 20-30 milioni di persone soffrono di malattia mentale, 9 milioni sono gravi. Ci sono meno di 40 ospedali psichiatrici per un totale di 20 mila letti, e circa 3 mila psichiatri, vale a dire approssimativamente 1 psichiatra per 3.000 persone con schizofrenia o altre psicosi, senza considerare gli altri disturbi mentali. L’estrema povertà del paese redige una lista di priorità tra le quali la malattia mentale non è inclusa. Questo è il tema affrontato da Piero Bruno nel suo reportage.
08 | Kitesurfers – Ettore Maragoni
Il kitesurf è lo sport acquatico con la maggiore diffusione degli ultimi anni, capita sempre più spesso anche sulle nostre coste di trovare appassionati alle prese con vento e onde. Come nel caso di questo servizio ambientato sul litorale laziale, uno dei più frequentati dai kitesurfers italiani. La possibilità di uscire in mare con venti anche deboli e un’attrezzattura leggera e facilmente trasportabile, sono tra i motivi del successo di questa spettacolare disciplina.
Intervista: Gianluca Colla
Eclettico, versatile, veloce. Ecco come deve essere per Gianluca il fotografo nell’era dei pixel. Il digitale è certamente un’opportunità , il mondo della fotografia va in direzione del multimediale, ma oggi si corre soprattutto un rischio: quello di spostare l’attenzione dalla fotografia alla macchina fotografica.
Non è nuovo ai più navigati esperti di compravendita online il fenomeno dei siti-truffa: si tratta di portali che avvalendosi di una grafica a volte approssimativa e altre volte invece piuttosto curata, attraggono con prezzi incredibilmente vantaggiosi utenti desiderosi di acquistare materiale tecnologico altrimenti piuttosto costoso. Peccato che i malcapitati acquirenti, dopo aver pagato la somma pattuita, non si vedranno mai recapitare il prodotto a casa.
1) Si prova ad ordinare qualcosa e qui scatta subito la sorpresa: 700 Euro minimo di ordine per gli acquirenti fuori UK. Nessuna possibilità quindi di verificare con una piccola spesa l’effettiva genuinità del sito. E nessun cenno di questo ordine minimo nella FAQ.
2) Scatta quindi una ricerca più approfondita e si scopre che: il sito è di recentissima registrazione (7/12/2008) e che è stato registrato dalla Volatec Limited di Royston Gran Bretagna. Che ad un altra ricerca risulta essere una ditta che fornisce cibi per animali. Come ciliegina sulla torta in rete sembrano non esserci accenni a tale Volac in relazione alla vendita di prodotti hi-tech.
3) Si nota poi che in vendita ci sono prodotti Apple venduti a quasi la metà del prezzo di listino: anche questo puzza di bruciato in quanto è ben nota la rigidità di Apple relativamente ai prezzi di vendita dei suoi prodotti, che non devono mai scendere sotto il prezzo di listino indicato dall’azienda stessa.
4) Viene richiesta, per chi intendesse pagare con carta di credito, non solo tutti i dati della carta, ma anche una fotocopia di un proprio documento di identità .
Nelle FAQ inoltre è scritto che i prodotti vengono da paesi asiatici non meglio specificati, dai quali, immagino, possiamo scordarci qualunque tipo di garanzia. Insomma, manca solo la conferma dalla Polizia Postale, ma tutti questi elementi fanno credere che si tratti proprio di uno di quei siti-truffa (tipo Cendicestore.com) che continuamente appaiono sul web (appoggiandosi ad aziende realmente esistenti per darsi un minimo di credibilità ) e che non riescono a venire chiusi prima che qualcuno ci abbia lasciato le penne.
Attenzione quindi, se il prezzo è troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è. Non fate acquisti di impulso in questi casi, ma usate la rete per capirci qualcosa di più. Mai come in questi casi la community aiuta. Se poi, durante le vostre navigazioni, vi capitasse un sito dai prezzi stracciati, avvisateci.
(Durate la stesura del seguente articolo il sito è andato offline. A questo punto la truffa può dirsi certa)
I programmi di fotoritocco senza grosse pretese abbondano sempre, soprattutto sulla piattaforma windows.
Serif PhotoPlus X2 è un programma molto più leggero di Photoshop e considerando solo il prezzo di 79,99$ verrebbe anche da sottovalutarlo rispetto a quel che è veramente. All’apertura il programma assomiglia molto a Photoshop elements, con una guida che vi chiede cosa volete fare.
PhotoPlus X2 ha il supporto per livelli, maschere, livelli di aggiustamento, azioni e molto altro. È in grado, inoltre, di aprire alcune foto in formato raw, ma non può modificarle, quindi dovrete prima convertirle con un altro software per la conversione.
Tra le funzionalità che non ci si aspetterebbe da questo programma c’è la possibilità di gestire i canali attraverso il mixer canali, un tool per correggere i difetti degli obiettivi e la possibilità di effettuare lo sharpening.
L’export optimizer di PhotoPlus X2 è simile al “salva per il web†di Photoshop ed aiuta l’utente a scegliere i parametri corretti senza degradare troppo la qualità dell’immagine.
La recensione termina definendo questo software un ottimo compromesso, soprattutto in relazione al prezzo, con anche caratteristiche di alto livello, anche se ancora migliorabile. Se avete bisogno di più di quel che offre Elements, ma non volete spendere troppo allora PhotoPlus X2, potrebbe fare al caso vostro.
Birthday Suit e’ un progetto fotografico, molto particolare, di Pablo Chiereghin. In cosa consiste? Molto semplice: e’ il fotografo ad essere nudo; Birthday Suit e’ infatti un’espressione inglese molto bella che serve ad indicare la nudita’. Pablo e il suo staff hanno lavorato 12 dodici ore nel quartiere inglese di Soho per ottenere 100 scatti di altrettanti modelli. L’idea ha suscitato interesse e curiosita’ tanto da diventare trailer della trasmissione Report di RaiTre. E noi abbiamo ‘interrogato’ Pablo, per conoscere qualche curiosita’ e qualche aneddoto.
Cosa ti frulla in testa per il futuro? Qualche altra idea a sorpresa? Qualcosa di innovativo?
Beh ora sto promuovendo Birthday Suit. Sto lavorando su Vienna ma mi piacerebbe avere la possibilita’ di esporre questi ritratti di grande formato in uno spazio espositivo in Italia, magari a Roma, cavalcando il fatto che sono da poco diventati i volti della pubblicita’ di Report su RAI 3. Per quanto riguarda il futuro, ho gia’ molte idee, oltre ad un nuovo progetto di ritratto, vorrei approfondire le caratteristiche della vita di citta’ nei singoli individui. Vorrei riuscire a descrivere l’anomia che si crea nel rapporto con gli altri e con la societa’ interpretando, attraverso una serie di foto architettoniche, la contiguita’ spaziale come distanza sociale. Sembra difficile, ma anche Birthday Suit ha avuto le sue sfide…