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consigli corredo fotografico

domenica, 15 maggio 2011
listen it it consigli corredo fotografico

Salve,
da poco ho comprato una D90 – so che andrà in pensione tra poco ma ho colto l’attimo che mi ha fatto ritornare in questo mondo dopo un lungo periodo di assenza.
Adesso ho l’esigenza di comprare un paio di obbiettivi semi professionali non vorrei spendere moltissimo per il momento, le mie esigenze sono quelle di avere un bel grandangolo per foto di architettura e interni – e un bel tele da adattarsi a fare un po’ di tutto tipo natura e ritratti.
Ho visto la tua esperienza e mi farebbe molto piacere avere il tuo parere, sarei anche orientato all’usato se mi consigli dove posso comprare per non trovare fregature.
Grazie infinite per l’aiuto.

P.S. dimenticavo che attualmente ho solo 2 obbiettivi che avevo conservato prima di abbandonare tutto – Nikkor AF 28 mm 1:2.8 – e un Nikkor AF 35-135/3.5-4.5
Grazie ancora

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ottiche 2.8 Tamron 17-50 / Sigma 17-50 / Tokina 16-50 / Nikon 17-55

sabato, 14 maggio 2011
listen it it ottiche 2.8 Tamron 17 50 / Sigma 17 50 / Tokina 16 50 / Nikon 17 55

Come da titolo, mi piacerebbe avere un vostro pare sulle ottiche su elencate.

Mi servono ottiche luminose (matrimoni/spettacoli teatrali…)
Ho l’80-200 2.8 nikon e il 50ino 1.4 e un sigma 28 1.8

Tra quelle elencate quale vi sentite di consigliarmi.
Sinceramente lo stabilizzatore su queste focali lo trovo poco utile (è più probabile che il soggetto si muova sotto 1/50 o addirittura 1/15 più che la mano.

Cosa ne pensate?

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Gitzo Athena Gitzo Athena è una testa motorizzata che si può gestire a dis

domenica, 8 maggio 2011
listen it it Gitzo Athena  Gitzo Athena è una testa motorizzata che si può gestire a dis

a4183 gitzo athena Gitzo Athena  Gitzo Athena è una testa motorizzata che si può gestire a dis

da: domiad

Descrizione: Gitzo Athena

Gitzo Athena è una testa motorizzata che si può gestire a distanza.

Athena può ruotare la fotocamera indipendentemente in tutti e tre gli assi con una precisione che arriva ad un centesimo di grado. Si tratta di un supporto ideale per i fotografi naturalisti, sportivi o per quelle situazioni in cui il fotografo potrebbe correre dei rischi ad essere a fianco della reflex.

Può essere gestita anche molto lontano grazie alla possibilità di utilizzare una connessione WiFi e l’utente, attraverso il programma di gestione, può personalizzare tutti i parametri di movimento della testa.

tratto da Domiad Photo Review

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Eye-Fi View e Email Se siete di quelle persone che condividono le proprie

domenica, 8 maggio 2011
listen it it Eye Fi View e Email  Se siete di quelle persone che condividono le proprie

b8e1d EyeFiView Eye Fi View e Email  Se siete di quelle persone che condividono le proprie

da: domiad

Descrizione: Eye-Fi View e Email

Se siete di quelle persone che condividono le proprie foto online, ma odiano dover seguire tutti i passi necessari dal login all’upload vero e proprio allora Eye-Fu ha realizzato il software per voi.

Eye-Fi View è uno strumento attraverso cui potete vedere tutte le foto che avete scattato su schede Eye-Fi negli ultimi 7 giorni (di più se scegliete la versione premium) e poi condividerle con amico o parenti utilizzando la mail.

I vostri contatti riceveranno un link che permetterà loro di vedere le foto senza alcune registrazione o password. Dopo il salto potete vedere due video dimostrativi.

tratto da Domiad Photo Review

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Nicolas Rubinstein – Cosa è successo a Mickey Mouse?

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

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Prendete Topolino e mescolatelo con Damien Hirst, cosa avrete? Probabilmente un’opera di Nicolas Rubinstein artista made in Paris, classe 1964, con la passione per le ossa in generale, che ha apllicato ben volentieri alle rivisitazioni di Mickey Mouse.

Perchè secondo lui, questo personaggio universale attinto alla cultura popolare dell’ infanzia di molti, è un po’ il barometro dei tempi che corrono, e come tale subisce continue trasformazioni.

La sua arte è un incontro tra la tassodermia e il mondo dei fumetti, dove pantegane minacciose sconvolgono il mondo del topolino famoso il quale, abbigliato alla maniera dei primi tempi gloriosi con pantaloni rossi e bottoni dorati e le inconfondibili scarpotte gialle, in realtà è per la metà esatta già scheletro. Ma quelle grandi orecchie nere a cerchio restano sempre: il pop, quindi, non muore mai?

Immagine | LaVida delosSeres

Nicolas Rubinstein – Cosa è successo a Mickey Mouse? é stato pubblicato su artsblog alle 09:00 di martedì 03 maggio 2011.

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?  Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

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R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

sabato, 23 aprile 2011
listen it it R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

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Vi presento oggi un’intervista con Seth Kriebel curatore di un particolare programma di residenza artistica: R&R, ovvero Rules & Regs.

Il programma nasce sette anni fa e da allora ha ospitato oltre 100 artisti. La ua particolarità consiste nel metodo sviluppato e nel concept. Gli artisti, una volta selezionati, sono infatti chiamati a creare la propria opera come prodotto della residenza, seguando uno specifico “set” di regole fissate da R&R. Immaginate un gruppo di artisti che non si conoscono e che per un periodo vivranno – diciamo – in gruppo con l’obiettivo di realizzare ognuno una nuova opera: tutti, però, riceveranno le stesse regole per idearla (esempio per capirsi: “onora il padre e la madre”) e così via. Questa semplice idea innesca una serie di dinamiche che li portano a confrontarsi, a collaborare e a mettersi in gioco, anche provando nuove strade rispetto a quelle battute solitmente. Per rappresentare questa intervista ho scelto una foto tratta dalla ome del sito, che mi è sembrata sottilmente ironica e divertente.

L’intervista di Seth, che trovate dopo il salto in italiano e in inglese (con l’invito a leggere la versione originale), mi colpisce per l’entusiasmo e la passione che traspare dalle sue parole, e per il genuino desiderio di creare nuove opportunità in favore degli artisti. L’ultima sperimentazione di R&R è infatti un programma di residenza digitale, un primo esperimento di cui vi parlerà lui stesso.

Buona lettura

Rules & Regs: ci spieghi la storia del progetto?

Rules & Regs è un programma di residenza focalizzato sullo sviluppo della pratica artistica. Digital R&R è per noi un primo esperimento. Fino ad ora abbiamo sempre lavorato “live”, con artisti che si occupano di performance. In ogni programma R&R, gli artisti producono una nuova opera in base ad un set di regole. Le regole sono pensatee per spingere gli artisti ad esplorare nuovi metodi di lavoro e, considerando che devono produrre qualcosa da mostrare alla fine della residenza, il focus è sullo sviluppo, non sul prodotto. R&R ha sette anni di vita e abbiamo lavorato con oltre 100 artisti. Abbiamo raffinato il nostro modello di sviluppo negli anni e adesso stiamo crecando di capire come applicarlo a nuovi contesti. Digital R&R rappresenta per noi un passo eccitante…

Digital R&R nasce come una collaborazione con Videoclub: ci racconti qualcosa di più su questa nuova parnership?

Jamie Wyld (Videoclub) ha supportato R&R sin dall’inizio, ma sempre “dietro le quinte”. Appena si sono verificate le condizioni per poter lavorare insieme su Digital R&R la partnership è stata spontanea. Avendo giocato un ruolo fondamentale nella creazione del progetto, Jamie conosce R&R dentro e fuori. Sono veramente contento di poter lavorare insieme a lui in questa nuova esperienza – francamente non avrei potuto sperare in un curatore migliore per Digital R&R.

Del progetto trovo intrigante l’idea di “obbligare” gli artisti a seguire delle regole nella creazione dell’opera: mi sembra una sorta di “disciplina” che può stimolare il processo creativo. Cosa ne pensi?

L’idea delle regole – per tutti i tipi R&R – è di stimolare gli artisti a esaminare quello che fanno usualmente e a provare qualcosa di nuovo. È un ritirarsi, una pausa dal lavoro “normale”.
La chiave, dal nostro punto di vista, è aiutare gli artisti a trovare il giusto assetto mentale – a supportare la riflessione critica. Una volta che gli artisti sono focalizzati sull’obiettivo del progetto – ovvero interrogare e sfidare il loro processi consolidati – abbiamo fatto metà del lavoro. È qui che le regole entrano in gioco. Non facciamo le regole prima di sapere con chi lavoreranno gli artisti. Le regole sono create in risposta alla pratiche degli artisti. In questo modo possiamo effettivamente incoraggiarli a provare nuove prospettive o sviluppare aspetti “laterali”.
In ogni programma R&R, il gruppo di artisti lavora a partire dalle stesse regole. Questo aiuta lo sviluppo collaborativo del gruppo – sono tutti nella stessa barca. Praticamente in modo inevitabile, tendono a formare un gruppo di supporto fra di loro… scambiando idee e dando feedback critici agli altri. La velocità a cui la comunità di crea è fantastica. Ed è una parte fondamentale del progetto.
Le regole, applicate in questo modo, possono stimolare una creatività straordinaria! In alcuni casi, il programma R&R può avere un impatto decisivo sulla prassi di un artista. Per alcuni apre nuovi finestre di esplorazione, creando lo spazio per farsi domande su se stessi. In ogni caso, noi speriamo che sia un cambio “rinfrescante” e che l’artista torni al suo lavoro rinvigorito.

Una curiosità: perchè scegliete due aristi alla volta?

Di soluto sono di più! Ogni residenza R&R “live” R&R ha da 3 a 6 artisti e noi li incoraggiamo a interagire il più possibile per rafforzare lo spirito di gruppo. Digital R&R è il primo esperimento in cui applichiamo questo modello alla sfera digitale. È un test. Per questo battesimo abbiamo voluto rendere le cose relativamente semplici per capire come il modello si potrebbe trasferire all’arte digitale.

Ultima domanda: cosa ti apetti da questo nuovo esperimento?

Per questo Digital R&R ho la stessa speranza che per ogni altro R&R. Che sia un’utile, stimolante esperienza per gli artisti. In questo caso, sono anche curioso di vedere come R&R funziona nel mondo virtuale. R&R riguarda essenzialmente la connesione. Una persona che guarda un’altra negli occhi e suggerisce un’altra strada da percorrere. La possibilità rappresentata dall’arte digitale di sperimentare nuovi tipi di connessione è incredibilemnte eccitante.


[ORIGINAL VERSION IN ENGLISH]

Rules & Regs: could you explain us the story of the project?

Rules and Regs is a residency programme with a focus on developing artistic practice. Digital R&R is a first for us: Until now, R&Rs have always been “live”: For artists working in performance. In each R&R programme, artists make new work in response to a set of rules. The rules are there to nudge the artists into new ways of working and, although the artists must produce something to show at the end of the residency, the focus is on development, not product.
R&R is seven years old and we’ve worked with over 100 artists. We’ve refined our development model over the years and we’re now looking at how we can apply it to new situations. Digital R&R is an exciting step for us…

Digital Rules & Regs is in collaboration with Videoclub: could you tell us more about the story of this new pertnership?

Jamie Wyld (Videoclub) has been incredibly supportive of R&R from the very beginning, but always behind the scenes. When the opportunity to work together on Digital R&R came along it was a natural partnership. Having played such an integral part in shaping the company, Jamie knows R&R inside and out. I’m very pleased we’re able to work together in this new way – there’s no one better to curate the first Digital R&R.

I found intriguing the idea to “oblige” artists to follow a set of rules in creating an artwork: it seems to me a kind of “discipline” that can stimulate a lot creative process. What do you think about?

The idea of the rules – for all R&Rs – is to challenge the artists to examine what they usually do and try something different. It’s a retreat, a break from “normal” work

The key, from R&R’s point of view, is to help the artists get into the right frame of mind – to support their critical self reflection. Once the artists are focused on the objective of the project – to interrogate and challenge their usual processes – we’re halfway home. This is where the rules come in: We don’t make the rules until we know which artists we’ll be working with. The rules are made in response to the artists’ practices. This way we can more effectively encourage them to step sideways or try a new perspective.

In each R&R programme, the group of artists all work in response to the same rules. This helps to bring the group together – they’re all in the same boat. Almost inevitably, they form a support group for each other… exchanging ideas and giving critical feedback. The speed at which the community forms is wonderful, and is a very important part of the programme.

The rules, applied in this way, can stimulate extraordinary creativity! In some cases, the R&R programme can have a fundamental impact on an artist’s practice. For others, it opens new vistas to exploration and allows them the space to ask questions of themselves. In all cases, we hope it serves as a refreshing change and that the artists return to their practices reinvigorated.

Why do you choose 2 artists at the time?
Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.
We usually choose more! Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.

>> Last question: what do you expect from the program?

I have the same hopes for this Digital R&R that I have for all R&Rs: That it is a helpful, stimulating experience for the artists. In this case, I’m also curious to see how R&R works in the digital orld. R&R is, at its heart, all about connection: One person looking at another and suggesting new avenues of exploration. The possibilities presented by digital art to experiment with new types of connections is incredibly exciting!

R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel é stato pubblicato su artsblog alle 11:02 di venerdì 22 aprile 2011.

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel  R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

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Sono Indeciso.. Ho un abisso davanti a me. AIUTATEMI.

domenica, 17 aprile 2011
listen it it Sono Indeciso.. Ho un abisso davanti a me. AIUTATEMI.

Ragazzi, sono un Nikonista ormai da 10 anni e oltre, non sono un professionista, sono un semplice appassionatissimo di foto.
Son partito dalla Primissima Nikon F60 Analogica per poi passare alle compatte base, poi quelle un po più avanzate e infine alla mia seconda Reflex Digitale D80 in tutto ne avrò cambiate almeno 6/7..
Ora è arrivato il momento di cambiare per provare esperienze nuove.

Mi son buttato anche in cataloghi e siti internet per vedere cosa mi proponeva la Canon e ho visto la 5D Mark 2..

Ho visto molti test che Confrontavano la Nikon D700 e la 5D mark2 Canon e più o meno siamo la.. Pro e contro in entrambi i casi..

Poi devo dire che macchine in pieno formato non le ho mai utilizzate e come ottiche attualmente possidedo solo un 50mm F1.2 Nikkor ( Analogico ) e un 18-135 Nikkor preso in kit con la D80..

Se prendessi la D700 queste 2 ottiche le potrei utilizzare lo stesso?
Che effetti avrei montandoli su un FF?

Per la scelta dell’obiettivo avrò più difficoltà visto che lo dovrò scegliere per una FF?

AIUTOOOOOOO!!!!!!

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Alla Triennale di Milano l’Italia in croce di Gaetano Pesce

domenica, 17 aprile 2011
listen it it Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

4ac16 italiacrocifissa pesce2 Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

Gaetano Pesce (1939), architetto e designer di origini spezzine che lavora a New York, è protagonista di una singolare installazione inaugurata ieri al CRT – Teatro dell’Arte, adiacente alla Triennale di Milano. Il profilo di un’Italia rosso fuoco, scarnificata, appesa ad un crocifisso di legno, inchiodata ed immobilizzata, campeggia coi suoi 7 metri e mezzo d’altezza nella platea del teatro. Ai suoi piedi sassi, rifiuti, una serie di panche e banchi che ci riportano in una specie di chiesa.

L’opera, alla cui idea Pesce lavora fin dagli anni settanta (allora fu bloccata dal clima politico degli ‘anni di piombo’) sarà visitabile fino al 1 maggio 2011 (h 18 – 21). Pesce festeggia i 150 anni dell’Unità d’Italia rappresentando un paese in croce ed invitando i visitatori ad accendere un lume votivo, a ricominciare a credere nella dignità e nella forza del nostro paese.

Lo spazio scenico diventa così il luogo di una preghiera laica, una denuncia che vuole suscitare nuovo senso di amor proprio negli italiani.

Se qualcuno di voi capita da quelle parti nei giorni della Milano Design Week, ci dica cosa ne pensa. Io non ci potrò andare, ma sono curioso di scoprire se quest’installazione è efficace dal punto di vista realizzattivo, dei materiali e dell’ambiente che occupa.

Alla Triennale di Milano l’Italia in croce di Gaetano Pesce
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Alla Triennale di Milano l’Italia in croce di Gaetano Pesce é stato pubblicato su artsblog alle 13:42 di mercoledì 13 aprile 2011.

 Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

 Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

 Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce  Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

 Alla Triennale di Milano lItalia in croce di Gaetano Pesce

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Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety - 63]

domenica, 10 aprile 2011
listen it it Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

7d720 34 k koester Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

Per questa domenica nucleare vi presento un progetto toccante. Siamo a Pripyat, città vicina a Chernobyl diventata dopo l’esplosione un deserto abbandonato, una città fantasma dove ogni segno di vita, umana è scomparso lasciando il passo ad un silenzio interrotto solo dal vento.

È qui che a 20 anni dal disastro nucleare un gruppo di street artist ritorna per lasciare una traccia, alla memoria e alla speranza. Su iniziativa di Vitali Shkliarou e Sergey Abramchuk, bambini al tempo dell’esplosione, il progetto prende forma: Radiating Places. Nell’ottobre del 2005 7 artisti da Mosca, Minsk e Berlino viaggiano verso l’area radioattiva. Sono Konstatin Danilov, Denis Averyanov, Ivan Malakhov, Kim Köster e Tobias Starke: useranno quei muri come una tavolozza e, ognuno con il proprio stile, con i colori o il bianco e nero, ci dicono che una nuova Chernobyl non deve accadere. I fatti, purtroppo, li smentiscono – ma non smentiscono la follia umana.

Vi lascio con una data: 26 aprile 1986. E con qualche numero: a Chernobyl sono morte 4000 persone per diretta conseguenza dell’esplosione; 5.000.000 di esseri umani vivono in zone ancora contaminate; miliaia sono quelli che ne subiscono ancora gli effetti sul proprio corpo a causa di malfomazioni, tumori, leucemie; il numero di tutti quelle che hanno subito traumi a livello psichico non è calcolabile.

I numeri del Giappone li conosceremo fra 20 anni.

ps: Nuclear Anxiety “- 63″ è il mio conto alla rovescia per il eferendum. Da oggi al 12 giugno mancano sessantatre giorni.

Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety - 63] é stato pubblicato su artsblog alle 08:18 di domenica 10 aprile 2011.

 Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

 Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

 Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]  Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

 Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety   63]

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Le sculture dolci di Will Cotton

mercoledì, 30 marzo 2011
listen it it Le sculture dolci di Will Cotton

10ff3 wi1 Le sculture dolci di Will Cotton

Le torte nuziali sono spesso molto scenografiche, mai però come nel caso di quelle realizzate dall’artista Will Cotton. Fermi tutti, non assaggiatele, perchè sono realizzate in polystirene e altre materie acriliche non commestibili; però un certo effetto lo fanno comunque.

Come in un sogno, torte elaborate e finemente decorate, si sovrappongono una sull’altra in un assemblage spesso caotico, con la parvenza di un equilibrio molto precario. Sculture che starebbero molto bene sulla tavola di Alice nel paese delle meraviglie e i suoi amici.

Poi sarà anche per il nome che porta, ma questo artista presenta una fascinazione per il mondo “zuccheroso” e fiabesco, vedi la serie di paintings che hanno come ambientazione paradisi popolati da nuvole di zucchero filato rosa (cotton candy in inglese) e riccioli di panna montata giganti.

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Le sculture dolci di Will Cotton é stato pubblicato su artsblog alle 09:00 di mercoledì 30 marzo 2011.

 Le sculture dolci di Will Cotton

 Le sculture dolci di Will Cotton

 Le sculture dolci di Will Cotton  Le sculture dolci di Will Cotton

 Le sculture dolci di Will Cotton

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Custodia per obiettivi

lunedì, 14 marzo 2011
listen it it Custodia per obiettivi

Qualcuno conosce quelle specie di custodie da cintura per obiettivi e sa dove potrei trovarle?

Mi interesserebbe una custodia che possa contenere due piccoli obiettivi o uno un pelo più grosso, per intenderci tipo un 20mm ais + 35mm ais
oppure un 105mm o un 85mm f1.4 come dimensione.

in modo da potermi portare solo la macchina al collo questa sacchetta a cintura e il portaflash sempre a cintura.

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SKIN. A mortal work of art

venerdì, 11 marzo 2011
listen it it SKIN. A mortal work of art

Oggi vi racconto una storia di pelle e tatoo. Una storia disseminata sui corpi di migliaia di persone in modo indelebile. Una storia che considero un capolavoro di arte contemporanea e allo stesso tempo un libro meraviglioso.

Questa storia inizia nell’agosto del 2003 quando Shelley Jackson, la sua ideatrice/autrice/curatrice, lancia su Cabinet Magazine una call intitolata “SKIN. Author announce a mortal work of art” (il testo della call è leggibile a questo link). Shelley, artista e scrittrice, va dritta al punto sin dalle prime righe: per partecipare al suo lavoro bisogna esser disposti tatuarsi su una parte del proprio corpo una parola tratta da un suo racconto inedito. L’idea è semplice e dirompente: il racconto verrà pubblicato in questa modalità, direttamente e solo sui corpi delle persone. Nell’accordo di parecipazione sono infatti incluse alcune clausole specifiche: l’autrice si impegna non solo a non pubblicare la storia su altri media (cartaceo, televisivo, teatrale), ma anche a non divulgare a terzi il contenuto della storia. Chi decide di partecipare, dopo aver spiagato con una mail le proprie motivazioni ed essere stato accettato, ottiene in anteprima il testo integrale del racconto, impegnandosi formalmente ad eseguire il tatuaggio una volta ricevuta la parola scelta randomicamente da Shelley. Qualche numero di questa pubblicazione: nel corso di circa 8 anni solo oltre 10.000 le persone che hanno manifestato la volontà di contribuire a Skin; fra 1875 e 2095 quelle accettate; 1445 le parole spedite; 553 quelle tatuate; 646 quelle ancora da assegnare; 21.894 le mail ricevute in tutto dall’artista.

Recentemente, per il BAM/PFA – Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, Shelley Jackson ha realizzato un sub-progetto Skin. A n ristretto numero di partecipanti è stato chiesto di filmare il proprio tatuaggio e pronunciare la parola assegnata. Con il materiale raccolto e riassemblato, un video-testo (e una storia) ex-novo ha preso forma, intrecciando in modo bellissimo tecniche di remix, cat-up e mash-up. Il ristulato è quello visibile nel filmato in alto: il progetto rimarrà esposto nella galleria online del museo dal 1 marzo al 31 maggio 2011.

Concludo con una riflessione. Skin si situa come opera a cavallo fra arte concettuale, performance, letteratura e net.art (nel senso specifico di networked art: espressioni artistiche partecipate, in rete). C’è infine un dettaglio che mi colpisce molto di questo lavoro: la Jackson ha fatto con i partecipanti un vero e proprio “contratto di edizione” (anzi di co-edizione) in cui sono specificamente considerati i diritti di distribuzione: il corpo è l’unico media consentito e questa storia la leggeremo forse tutta insieme quando e se il suo corpo disseminato di riunirà.

SKIN. A mortal work of art é stato pubblicato su artsblog alle 14:21 di giovedì 10 marzo 2011.

 SKIN. A mortal work of art

 SKIN. A mortal work of art

 SKIN. A mortal work of art  SKIN. A mortal work of art

 SKIN. A mortal work of art

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