Articoli marcati con tag ‘progetto’
lunedì, 23 maggio 2011
Oggi continuiamo a parlare di street art in Medio Oriente. Molti di voi sapranno dell’importanza dell’arte calligrafica nel mondo arabo. eL Seed è un giovane street artist tunisino che unisce la forza dirompente del graffiti writing alla calligrafia. Ne nasce una miscela speciale: l’esplosione dei colori, la forza dirompente del muralismo americano, si fondono con l’armonia, l’equilibrio della scrittura araba.
Da tempo eL Seed ha smesso di ‘marchiare il territorio’ con la sua tag, utilizza piuttosto parole e piccole frasi per portare avanti il suo sfaccettato processo di ricerca di identità. La sua è un’arte che viene fuori dal grande amalgama di tensioni e pulsioni che attraversano l’odierna Tunisia, ma si rivolge anche al mondo occidentale, lo dimostrano le piccole frasi in inglese o francese (’spieghe’) con cui è solito accompagnare i suoi pezzi.
Proprio in America, nel 2006 ha cominciato a pensare a se stesso come ad un artista, e recentemente eL Seed è stato a Doha, per una graffiti jam al nuovo museo di arte moderna ed a Chicago. Qui, insieme a Savera Iftikhar e Ali CoolGuy ha realizzato un progetto comunitario. Una serie di dipinti realizzati utilizzando t-shirt usate donate dai cittadini.
Oltre la calligrafia, uno dei suoi pezzi che prediligo è ‘My name is Palestine‘ (’Il mio nome è Palestina’), che, con la forza di un albero d’ulivo, afferma l’esistenza di un popolo, una storia e una cultura.
Photo credits eL Seed and Mariel Rosenbluth
eL Seed, street art e calligrafia dalla Tunisia








eL Seed, street art e calligrafia dalla Tunisia é stato pubblicato su artsblog alle 15:26 di lunedì 23 maggio 2011.


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martedì, 17 maggio 2011

Quando ha ricevuto il Ted Prize lo scorso marzo, all’artista francese JR era stato richiesto di esprimere un desiderio per salvare il mondo. “Salvarlo da solo forse è impossibile, ma cambiarlo sì” ha dichiarato e il prossimo progetto, sostenuto anche con i soldi del premio, si sarebbe chiamato Inside Out, “un progetto che utilizza l’arte per portare il mondo dentro fuori”. Un progetto di arte partecipativa su larga scala che converte un messaggio legato all’identità personale in un’opera d’arte. “C’è un sito dedicato, tu carichi una foto. Aspetti e ricevi un poster. A questo punto non ti resta che usare un po’ di colla ed attaccarlo”.
Artocraty, la prima grande attuazione di Inside Out è avvenuta in Tunisia ad aprile. Le foto dei primi piani dei volti della gente comune sono andate ad “invadere” i luoghi simbolo del potere di Ben Alì. La cosa più sorprendente è che l’artista ha dato solo il via, poi sono state le stesse persone ritratte ad attaccare. La stazione di polizia de La Goulette, la sede del partito di Ben Alì e gli altri luoghi rovesciati dalla prima rivoluzione mediorientale del 2011, sono stati quelli più coperti dai ritratti.
Dunque cosa aspettate? Visitate il sito di InsideOut, caricate la vostra foto ed aspettate che vi arrivi a casa il poster per attaccarlo. Si tratta di una buona occasione, non per apparire, ma per esserci.
Fotografie JR e Anthony Dickenson
‘InsideOut’, il nuovo progetto di street art partecipativa di JR



















‘InsideOut’, il nuovo progetto di street art partecipativa di JR é stato pubblicato su artsblog alle 15:45 di martedì 17 maggio 2011.


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sabato, 14 maggio 2011

Arriva dalla Califoria il primo ristorante completamente dedicato alla cucina fotosintetica. Il suo creatore è l’artista concettuale Jonathon Keats, che forse qualcuno di voi ricorderà per un’altro singolare esperimento: la Banca dell’Antimateria, che ho recensito qualche tempo fa.
Ma capiamo meglio la nuova avventura di Keats, che questa volta di presenta nei panni di chef. Il ristorante fotosintetico è stato inaugurato il 16 aprile scorso presso il Crocker Art Museum di Sacramento, che per l’occasione ha messo a disposizione i suoi rigogliosi giardini. Per secoli le piante sono state (e continuano ad essere) la base della nostra alimentazione, oltre che di ogni catena alimentare. Ma non solo: le piante, se ci riflettete un attimo, provvedono al loro sostentamento in modo completamente autonomo servendosi di un unico elemento, la luce. La cucina fotosintetica parte da questo spunto: imparare l’arte culinaria delle piante per arivare a costruire una vera e propria dieta… a base di fotoni.
Nasce così il primo ristorante fotosintetico: il menù ci presenta una serie di piatti realizzati filtrando e mixando la luce del sole, come vedete nelle foto gentilmente inviteci dall’artista. Keats, che per il progetto ha lungamente studiato botanica e fisiologia delle piante presso US Department of Agriculture la Siberian Academy of Sciences, non è nuovo a questo tipo di provocazioni: nel passato ha ad esempio prodotto pornografia per piante da appartamento proiettando sulle loro foglie video di impollinazioni all’Armand Hammer Museum. Il tutto nello sforzo di condividere aspetti della cultura umana con alre specie con l’obiettivo di spingerci a riflettere e a mettere in questione i nostri stessi valori.
Chiudiamo l’articolo con due notizie. La prima è che per chi fosse interessato Keats ha creato un libro di ricette fotosintetiche in modo ch l suo ristorante sia riproducibile e possa arrivare “alle masse”, metre lavora alacremente all’ambizioso progetto di una vera catena di ristoranti, in cerca di partner e sponsorizzazioni: ci riuscirà?. La seconda è che nel frattempo la cucina fotosintetica arriverà in Italia a Mestre, al centro PaRDeS, proprio quest’estate: magari sarà l’ocasione per mttere alla prova il mnu e intervistare questo singolare artista.
Il ristorante fotosintetico di Jonathon Keats






La cucina fotosintetica di Jonathon Keats al Cracker Art Museum di Sacramento é stato pubblicato su artsblog alle 12:13 di mercoledì 11 maggio 2011.


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lunedì, 9 maggio 2011
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] 13967 sensoriradiazioni Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/13967_sensoriradiazioni.jpg)
Per questa domenica nucleare, esploriamo un progetto – anzi una serie di progetti – a cavallo fra sensoristica, tecnologia low cost e particolari mappe.
Flussi di dati e mapping diventano centrali nell’arte, nel business come nella nostra vta quotidiana. Oggi parliamo di visualizzazioni e della possibilità di costruire mappe decentralizzate, overo del “crowd mapping”. In giappone, dopo l’eplosione di Fukushima, sembra avvenuta un’altra esplosione: quella dei sensori capaci di rilevare radiazioni. Si tratta di device tecnologici abordabili (il prezzo è all’incirca quello di un cellulare) che consentono di stabire il livello di radiazioni sul territorio. In tepi normali, questi device non avevano una grande diffusione, ma nel Giappone post-nucleare sono diventati popolarissimi, soprattitto fra attivisti contro il nucleare ed ecologisti nerd. Questi gruppi di persone hanno così iniziato le loro rilevazioni personali e indipendenti collegando i dati dei loro sensori a Pachube, un’ifrastruttura molto popolare che consente di creare mappature digitali cinserento i propri stream di dati, come potete vedere dalla homepage del sito. I primi risultati sono visibili su Jiapan Geigermap o Radiation Crowdmap.
Come sempre colpisce la bellezza dei dati, la capacità delle visualizzzioni di racontare storie stratificate sul territorio e quella delle tecnologie digitale di trasformare il mondo in un immensa opera d’arte “networked”, come aveva intuito a suo tempo Marshal Mcluhan.
[nella foto in alto, SparkFun, il sensore di rilevazione più richiesto sul mercato]
Radiation Crowdmapping
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] 51702 thn RadGoogle Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/51702_thn_RadGoogle.jpg)
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] 51702 thn Rad2 Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/51702_thn_Rad2.jpg)
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] 51702 thn Pachube Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/51702_thn_Pachube.jpg)
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] c35f7 thn SparkfunRad Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/c35f7_thn_SparkfunRad.jpg)
Radiation crowdmapping. Il Giappone post-nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] é stato pubblicato su artsblog alle 23:21 di domenica 08 maggio 2011.
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/c35f7_di)
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/12eec_di)
![Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety] Radiation crowdmapping. Il Giappone post nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/12eec_nYh4bG_YntE)
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domenica, 8 maggio 2011

da: domiad
Descrizione: Toledo, illuminata da 50 fotografi
La foto che vedete in copertina è stata realizzata con l’aiuto di 50 fotografi della Photographic Association of Toledo.
Possono sembrare per una normale foto panoramica, ma in realtà il contributo di ognuno è stato fondamentale per ottenere il risultato che potete vedere in copertina. Ogni fotografo era dotato di due flash che faceva scattare insieme mentre pattugliava una cera zona non illuminata della città.
Per ottenere il risultato finale sono stati quindi utilizzati 3.000 lampi di luce per coprire una zona di circa 100.000 metri quadrati. Per dettagli delle foto potete consultare il blog dov’è spiegato l’intero progetto.
Via | Caborian
tratto da Domiad Photo Review
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mercoledì, 4 maggio 2011
Ciao! qualcuno sa dirmi su che frequenze funziona il telecomando ML-L3? Mi servirebbe questo dato, per fare un mio piccolo progetto
Grazie in anticipo per le risposte 
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sabato, 23 aprile 2011
Come creare una porta per un garage in zone architetturalmente interessanti? Non stiamo parlando di uno pilastri dell’architettura, sia chiaro, quanto piuttosto la volontà di certe amministrazioni di mantenere viva la propria storia. Siamo a San Francisco, dove è difficile ottenere l’approvazione di un progetto che stravolga l’aspetto delle tipiche abitazioni. La soluzione è proprio la porta automatica nascosta dietro una finta finestra bow window, realizzata da Beausoleil-architects. Sul loro blog è possibile vedere le immagini della casa. Considerando lo stato dei nostri centri storici, spesso disseminati di architetture fuori contesto, c’è da fare tanto di cappello a idee di questo genere.
Via | BoingBoing
Casa a San Francisco con porta del garage nascosta é stato pubblicato su artsblog alle 15:30 di giovedì 21 aprile 2011.


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domenica, 10 aprile 2011
![Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63] 7d720 34 k koester Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/7d720_34_k_koester.jpg)
Per questa domenica nucleare vi presento un progetto toccante. Siamo a Pripyat, città vicina a Chernobyl diventata dopo l’esplosione un deserto abbandonato, una città fantasma dove ogni segno di vita, umana è scomparso lasciando il passo ad un silenzio interrotto solo dal vento.
È qui che a 20 anni dal disastro nucleare un gruppo di street artist ritorna per lasciare una traccia, alla memoria e alla speranza. Su iniziativa di Vitali Shkliarou e Sergey Abramchuk, bambini al tempo dell’esplosione, il progetto prende forma: Radiating Places. Nell’ottobre del 2005 7 artisti da Mosca, Minsk e Berlino viaggiano verso l’area radioattiva. Sono Konstatin Danilov, Denis Averyanov, Ivan Malakhov, Kim Köster e Tobias Starke: useranno quei muri come una tavolozza e, ognuno con il proprio stile, con i colori o il bianco e nero, ci dicono che una nuova Chernobyl non deve accadere. I fatti, purtroppo, li smentiscono – ma non smentiscono la follia umana.
Vi lascio con una data: 26 aprile 1986. E con qualche numero: a Chernobyl sono morte 4000 persone per diretta conseguenza dell’esplosione; 5.000.000 di esseri umani vivono in zone ancora contaminate; miliaia sono quelli che ne subiscono ancora gli effetti sul proprio corpo a causa di malfomazioni, tumori, leucemie; il numero di tutti quelle che hanno subito traumi a livello psichico non è calcolabile.
I numeri del Giappone li conosceremo fra 20 anni.
ps: Nuclear Anxiety “- 63″ è il mio conto alla rovescia per il eferendum. Da oggi al 12 giugno mancano sessantatre giorni.
Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety - 63] é stato pubblicato su artsblog alle 08:18 di domenica 10 aprile 2011.
![Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63] Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/7d720_di)
![Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63] Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety 63]](http://www.nikonclubitalia.com/test/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/7d720_di)
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giovedì, 7 aprile 2011
Salve a tutti, oltre alla fotografia una delle mie “vecchie” passioni è l’elettronica, e girando per internet ho trovato un interessante progetto che si chiama smatrig http://www.doc-diy.net/photo/smatrig21/ che in pratica è un comando di scatto che permette di comandare sia via filo che via IR praticamente tutte le macchine nikon e canon, automaticamente ad esempio in presenza di un rumore (foto di gocce d’acqua, palloncini che esplodono, ecc) o in presenza di luce (fulmini, ecc) consiglio di leggere tutto l’articolo in modo da capire meglio il funzionamento.
Il motivo per il quale ho aperto questo post è quello di trovare altre persone oltre a me interessate a questo oggetto in modo da poter ordinare i circuiti stampati e il materiale risparmiando sui costi.
Il costo del solo circuito stampato è notevolmente variabile in funzione delle quantità ordinate, e siamo tra i 10€ e i 5€.
Il resto del materiale potrebbe costare circa 20-25€.
Per la programmazione del microprocessore dispongo io della necessaria attrezzatura.
Io ho già 5 persone me compreso che sono interessate, se anche voi siete interessati anche solo al circuito stampato o a tutto il materiale contattatemi.
Tutta l’operazione non ha il minimo scopo di lucro ma solamente la volontà di risparmiare qualcosa.
Se avete idee, contatti per realizzare i circuiti stampati o comprare i componenti contattatemi.
Spero di non aver infranto nessun regolamento, in tal caso invito i moderatori a cancellare la discussione.
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giovedì, 7 aprile 2011

SEE_SAW è un progetto a cavallo fra un intelligente format di evento artistico e una performance “collettiva seriale e situazionista” come ama definirla il suo ideatore Riccardo Natili.
SEE_SAW prende vita ogni giovedì a Roma, questo sarà infatti il terzo appuntamento della serie che si protrarrà fino a luglio. Il tutto si svolge in pieno centro presso la galleria “AL9E artestudio”, in via della Vetrina 9. Ma capiamo meglio in cosa consiste questo format. Il gioco sta tutto fra dentro e fuori, pubblico e privato, guardare ed essere guardati. O meglio spiati. Il pubblico, completamente al buio, può osservare l’azione che si svolge all’interno come dal buco di una serratura, mentre sui muri della galleria sono state apposte delle feritoie dalle quali i passanti possono spiare cosa sta avvenendo nello spazio espositivo. Ma non è tutto: una webcam pirata riprende l’evento che diventa uno stream online visibile a questo link su UStream.
Per questo giovedì in agenda la performance “Season” di Francesca Fini e il Gruppo Sinestetico: se ci interessa possiamo “sbirciare” con il nostro occhio virtuale anche da casa.
SEE_SAW







SEE_SAW. L’arte è un gioco di sguardi é stato pubblicato su artsblog alle 17:08 di giovedì 07 aprile 2011.


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mercoledì, 30 marzo 2011

Bellissimo questo progetto di croching art che mescola un arte tutta al femminile al’impegno ecologico.
Il “Toronto Hyperbolic Crochet Reef” si ispira al pionieristico lavoro di Daina Taimina, docente universitaria di matematica che ha coniato il termine “iyperbolic crochet” avviando un progetto di modellizzazion presso l’Institut for Figuring di Los Angeles. Questa barriera corallina sferuzzata mano è frutto di un lvoro collettivo a cui hanno partecipato centinaia di donne d tutto il mondo, che hanno contribuito con un alga, un corallo, un anemone di mare.
Le principali “reefer” sono le artiste Angelune Des Lauriers, Shannon Gerard, Kalpna Patel e Becky Johnson, la barriera rimane una call aperta a chiunque voglia partecipare alla sua costruzione, anche donano materiali. Come vedete dalla gallery, la mostra è bellissima: l’intent è prima di tutto quello di avvicinare le persone alle tematiche ambientali: un particolare gruppo di lavori realizzati con plastica riciclata, si chiama “Toxic Reef” e allude al problema dei rifiuti nel Pacifico.
A chi volesse saperne di più, consiglio infine di guardare il video di presentazione di Margaret Wertheim a TED Conference: è bellissimo.
Toronto Hyperbolic Crochet Reef






Toronto Hyperbolic Crochet Reef é stato pubblicato su artsblog alle 02:23 di mercoledì 30 marzo 2011.


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venerdì, 18 marzo 2011
All’interno del progetto Mountain2Mountain, Creating education and opportunity for women and girls in conflict regions (Educazione e opportunità per le donne nelle zone di conflitto), sono in corso alcuni progetti di street art.
This is Afghanistan è un progetto che ha coinvolto l’Università di arte moderna e contemporaneadi Kabul, molti street artist che sono diventati insegnanti e l’associazione Communications Combat, un collettivo di anonimi artisti internazionali fondato nel 2009 con l’unico scopo di difendere e promuovere la libera espressione.
Nel video, la progettazione e la realizzazione della prima fase del progetto. Chand Ast? How much? Quanto costa la guerra? La realizzazione di una serie di icone a stencil in giro per Kabul, con lo scopo di diffondere una riflessione tra abitanti, politici e personale delle Nazioni Unite. Un percorso per segni attraverso la capitale dell’Afghanistan, che conferisce nuovo senso ad alcuni scorci.
How much? Quanto costa la guerra? Qualcuno prova a rispondere con la street art é stato pubblicato su artsblog alle 13:48 di giovedì 17 marzo 2011.


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