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Articoli marcati con tag ‘profondità di campo’

Quale Macro?

martedì, 1 marzo 2011
listen it it Quale Macro?

Ciao a tutti, avvicinandosi la primavera inizio a sentire la voglia di fare delle Macro a soggetti naturali e qui sorge il dilemma.

Quale obiettivo acquistare?

Premetto che ho avuto 2 anni fa il sigma180mm macro con il quale mi sono trovato stupendamente, però essendo l’unico macro che ho provato non posso azzardare confronti.

Devo dire che mi tenta e non poco riprenderlo. Ho sentito però qualcuno dire che ha delle dominanti “freddine” che però io non ho mai notato, voi ne sapete qualcosa.

Comunque sto valutando altre alternative, ecco i miei ragionamenti:

- dell’IS non me ne faccio niente dato che cerco un obiettivo prettamente da macro;
- per quanto riguarda la lunghezza focale cerco da 100mm in su sia per la distanza di lavoro che per lo sfocato;
- per quanto riguarda l’apertura è un bel dilemma, molti pensano che con un macro si lavori solo ad aperture medie ma questo non è esatto, secondo me l’apertura massima in un macro è importante principalmente per estendere la profondità di campo con esposizioni multiple, processo che ritengo utile nei casi in cui le aperture medie non permettono uno sfocato decente. è anche vero però che i macro ad aperture massime sono un pò morbidi quindi mi piacerebbe sapere per esempio com’è il sigma 150mm a 2.8;
- il peso e la grandezza della lente sono importanti per me ma andando dai 100mm in su penso che la cosa non cambi molto per ogni lente;

bhè ho le idee un pò confuse…mi aiutate?

Nella mia mente i favoriti sono i sigma 180mm e 150mm (non is).

Qualcuno saprebbe dirmi qualcosa tra le differenze che passano tra queste 2 lenti?

Ci sono alternative valide a queste 2 lenti?

Grazie a chi saprà aiutarmi.

P.S. non mi posso permettere il 180Canon

dimenticavo…il tutto da montare su una ff!

Fonte Notizia

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D7000-D3100 Video HD

venerdì, 21 gennaio 2011
listen it it D7000 D3100 Video HD

Caio ho notato che quando faccio riprese in casa, magari di sera, in automatico la Reflex imposta la sensibilità ISO a 5000 e quindi i video risultano con molto rumore.. insomma l’alta definizione diventa solo più un ricordo !!!
Le cose migliorano se passo dal 16-85 al 50 ino f 1.8 in manuale, con questa apertura riesco a lavorare ad ISO più bassi e minimizzo moltissimo il rumore anche se poi ho una profondità di campo molto ridotta.

La cosa STRANA è che i viedo promozionali pubbilcati dall Nikon non presentano questo problema.
http://www.youtube.com/watch?v=UNKtFkX29IE
Ci sono scene girate in ambienti notturni NITIDISSIME ! come mai ?

Ecco la mia domanda:
Sono io che sbaglio qualcosa ? o e la Nikon che a immesso sul WEB dei video per così dire non veritieri e decisamente pompati?

Fonte Notizia

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C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

lunedì, 20 dicembre 2010
listen it it C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia.
Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.

Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.

Innanzitutto poche considerazioni generali.
Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono.
Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.

Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante.
Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura )

Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)?
Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire.
Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:

  • Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
  • Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
  • Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.

Passiamo ora al corso.

Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie.
Il suo indice è:

  • Inquadratura
  • Lunghezza focale e prospettiva
  • Regola dei terzi e rapporti aurei
  • Simmetrie ed asimmetrie

Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.

CAPITOLO UNO: Inquadratura

Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.

Come si deve dunque scegliere l’inquadratura?
La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.

Alcune citazioni dotte sul tema.

The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.

Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:

c186f metzker58AM15 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.

In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.

c186f 749px Adams The Tetons and the Snake River C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.

In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.

914ec PAR121453 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più.
Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura.
Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:

  • Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
  • Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.

Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.

10428 4044612580 50685649d2 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.

06c7e 5099270570 6d6811350b C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

L’inquadratura e le linee

L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto.
Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea.
Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano.
Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle.
Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.

Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.

612b7 5099273876 1d40f713c3 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.

In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.

30144 5098671117 ed7cf38be9 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.

L’inquadratura e la terza dimensione

L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole.
La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico.
Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.

Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4).
La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.

L’inquadratura come strumento scenico

Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.

I formati

Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza.
Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo.
In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:

  • 1/1 ovvero quadrata
  • Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.

E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto.
Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno).
Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.

Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.

7d33d 5275817344 11d753ea58 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.

32013 5275210049 d5ccc7f2b3 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Orientamento dell’inquadratura

Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale.
Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico.
Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare.
Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi.
Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?” 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale

La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.

Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera
Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione.
Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.

Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera
Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra.
Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino.
Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.

Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.

Conclusioni

Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.

IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA
A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’ 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

  • Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
  • Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
  • Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
  • Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
  • Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
  • Riempite il fotogramma
  • Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
  • Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
  • Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.

ESERCIZI PER CASA
Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti.
Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa 32013 ohmy C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura per un po’.
Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento.
INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO
Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo.
Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso.

Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Fonte Google News

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Prendersi un’analogica, ok, ma quale?

martedì, 23 novembre 2010
listen it it Prendersi unanalogica, ok, ma quale?

Salve a tutti, apro questo post, anche se ce ne sono di simili, ma ho davvero bisogno d’ un aiuto per questa scelta.

Premetto che per quanto riguarda il piccolo formato sono un felice possessore di:

D90
18-105 da kit
50 1.8
70-300

tutto nikkor.

Ho anche una pentaz k1000, e qui casca l’asino:
Essendomi iscritto a una scuola triennale di fotografia, dove (per fortuna) si fa tanta,ma tanta camera oscura, la mia attrezzatura digitale è in pre-pensionamento, almeno per un po’. Io sento l’esigenza di lasciarmi, adesso la piccola k1000 come corpo ausiliario e prendere una macchina di un livello un po superiore, che abbia almeno il pulsante per la profondità di campo! 1a211 smile Prendersi unanalogica, ok, ma quale?
Penserei anche di andare su nikon, con l’idea di poter usare un po’ del mio materiale digitale, presente e che (spero) arriverà. A questo punto, la mia totale ignoranza, riguardo a quale scelta sia meglio, tra le molte e molto decantate nikon analogiche, vedo che di usato si trova tanto, il problema è che io non so scegliere. Non mi interessano gli automatismi, di nessun tipo, mi interessa semmai una macchina solida come la k1000, più evoluta e che possa montare gli obbiettivi nikkor che posseggo e/o possiederò nel corredo della mia D90.

Spero di non esser stato troppo prolisso, mi fido davvero dei tanti esperti del forum ed è per questo che aspetto mille vostri consigli, buona serata a tutti e grazie ancora.
Massimo 1a211 laugh Prendersi unanalogica, ok, ma quale?

Fonte Google News

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ma il 18-55 vr è veramente cosi scarso?

domenica, 21 novembre 2010
listen it it ma il 18 55 vr è veramente cosi scarso?

salve ragazzi da quanto ho potuto leggere nel forum ad ogni persona che chiedeva consigli sul 18-55 o a chi fosse al primo acquisto hanno spesso consigliato di lasciar perdere il 18-55 e di passare al 18-105. ma è veramente cosi scadente il 18-55 premetto che ho preso la d3100 e gli devo quindi abbinare un buon obiettivo. è la mia prima reflex e non capisco una cippa di fotografia. l’unica cosa che mi piace sono le foto con lo sfondo sfocato e quindi profondità di campo. voi cosa mi consigliate per iniziare? alcuni dicono che per fare gli sfocati il top è avere un 50 f.18 che è quello che non costa un occhio della testa. voi che dite, ad un novellino come me che si getta per la prima volta nel mondo reflex cosa consigliereste come basi per cominciare. contate che il 18-105 costa un po in più ma a me interessa qualitativamente il migliore e non mi interessa lo zoom dato che ho un fz38 che porto sempre con me che ha un bel 18x. quindi a parità di foto tipo panorama ritratto e sfocato che vince tra un 18-55 ed un 18-105? grazie

Fonte Google News

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cosa abbino alla d3100

domenica, 21 novembre 2010
listen it it cosa abbino alla d3100

ragassuli ho appena preso il corpo d3100. cosa gli abbino, ho letto in varie parti che il 18-55 vr non sia eccelso. molti consigliano il 18-105, voi espertissimi, che mi dite?? a me interessano soprattutto le foto in profondità di campo. qual’è il migliore?

Fonte Google News

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Calcolatore profondità di campo per cellulare

mercoledì, 13 ottobre 2010
listen it it Calcolatore profondità di campo per cellulare

Ciao a tutti!

Essendo studente di ingegneria informatica, oltre che fotoamatore, ho sviluppato un piccolo programmino Java per cellulari che calcola la profondità di campo.
Spero possa far comodo anche a voi! Se avete qualche suggerimento per migliorarlo non esitate!

Ecco il link per scaricare l’ultima versione:
http://cdr89.interfree.it/MyApps/PDCalc.rar

Fonte Google News

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f/8 DoF Calculator

lunedì, 21 dicembre 2009
listen it it f/8 DoF Calculator

pubblicato da Derfy in: Software

f8DoF f/8 DoF Calculator

f/8 DoF Calculator è un’applicazione per iPhone che costa 4$ e vi offre uno strumento per calcolare la profondità di campo ottimale per le vostre immagini.

È un programma composto da un’interfaccia molto compatta che vi consente di modificare apertura, lunghezza focale e la profondità di campo che desiderata in tempo reale.

Vengono anche riportati i limiti della profondità di campo per consentirvi di pianificare meglio il vostro scatto. L’applicazione contiene anche un database con oltre 800 modelli di fotocamere della più importanti aziende.

Via | Bitwerkz

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SCEGLIERE L’OBIETTIVO GIUSTO

venerdì, 28 agosto 2009
listen it it SCEGLIERE LOBIETTIVO GIUSTO

Prof.Angelo Meduri

La difficoltà più presente nel settore degli acquisti di attrezzature fotografiche è quella di non riuscire a prendere con sicurezza l’obiettivo giusto. Le macchine fotografiche reflex, cioè ad obiettivo intercambiabile, sono gli apparecchi più usati, ma anche le compatte con ottica fissa costituiscono un mezzo efficace per scattare foto in ogni condizione. I vantaggi degli apparecchi reflex sono:

1. Possibilità di adottare ottiche ed accessori diversi, dai 180° di campo degli obiettivi ad occhio di pesce (fisheye) fino ai microscopi ed ai telescopi più potenti;

2. Possibilità di collegare e di impiegare flash più potenti;

3. Possibilità di sfruttare motori per scattare velocemente a raffica su soggetti in rapido movimento, anche in condizioni di scarsa luminosità ambientale;

4. Possibilità di aumentare il valore della sensibilità ISO senza temere troppo l’effetto della grana.

Invece, le compatte sono l’ideale se non si vuole portare con sé oggetti pesanti ed ingombranti, risparmiando grosse cifre di denaro. In commercio oggi esistono obiettivi diversi, per tutte le necessità, che hanno alcune funzioni utili, come l’autofocus, lo zoom e lo stabilizzatore d’immagine (per eliminare l’effetto dei movimenti involontari che provocano il mosso a mano libera). Tuttavia, non è facile sceglierne uno oppure un gruppo per avere in ogni circostanza un’immagine ben inquadrata ed esposta. Ogni fotocamera monta solo obiettivi della stessa marca (come Canon, Nikon, Sony e Pentax) e pure quelli di marche universali (come Sigma, Tamron e Tokina), per motivi di interesse commerciale. Per impressionare con la giusta quantità di luce la pellicola o il sensore della fotocamera, l’obiettivo ha all’interno un’apertura regolabile, detta diaframma, mentre nel corpo macchina si regola il tempo di esposizione alla luce. Chiudendo il diaframma, oltre a diminuire l’intensità della luce, si aumenta la profondità della zona messa a fuoco, nella quale appaiono nitidi tutti gli oggetti.

In generale, gli obiettivi sono tubi che contengono gruppi di lenti o di specchi per formare le immagini su un’area circolare, detta cerchio di copertura. E’ sufficiente che il diametro del cerchio di copertura sia pari alla diagonale del formato utilizzato. I formati usati oggi sono numerosi, perciò occorre controllare bene per quale formato l’obiettivo sia stato progettato. Ma la caratteristica più importante nell’effettuare la scelta dell’ottica è la sua lunghezza focale, che stabilisce l’ampiezza dell’angolo di campo e l’ingrandimento della zona inquadrata. Un obiettivo di lunghezza focale minore abbraccia un angolo di campo maggiore, mentre un obiettivo con lunghezza focale maggiore ingrandisce una zona più ristretta. La variazione dell’angolo di campo non altera la prospettiva, cioè il rapporto dimensionale tra gli elementi della scena vicini e lontani, purché non si cambi la posizione dell’apparecchio. Il procedimento meccanico di formazione dell’immagine risiede nelle proprietà di propagazione della luce attraverso le lenti o gli specchi. Le onde luminose piane, dopo aver subito riflessione o rifrazione, diventano sferiche, perciò le onde emergenti risultano deformate e questa deformazione può dare origine alle aberrazioni, ossia a difetti sull’immagine che si è formata dietro l’obiettivo. Le aberrazioni che affliggono le immagini sono:

1. Cromatismo, cioè formazione di contorni colorati;

2. Coma, cioè formazione di punti luce a ventaglio, come comete;

3. Astigmatismo, ossia immagini puntiformi allungate come segmenti;

4. Aberrazione di sfericità, quando i raggi luminosi delle zone ai bordi delle lenti non vanno tutti a fuoco come quelli delle zone centrali;

5. Vignettatura, o perdita di luce ai bordi;

6. Distorsione, cioè formazione di linee incurvate invece di linee rette;

7. Curvatura di campo, ossia formazione dell’immagine su una superficie curva, invece che sul piano focale.

Un altro difetto può essere anche il flare, che consiste nella produzione di riflessi all’interno dell’obiettivo, con sorgenti luminose inquadrate o ai bordi del campo. Chiudendo il diaframma e scegliendo un obiettivo con un buon trattamento antiriflessi, si eliminano alcuni problemi. Gli obiettivi di marca buona, come Nikon o Canon ad esempio, minimizzano tali difetti.

La scelta dell’obiettivo si traduce nella possibilità di utilizzare tre tipi di lunghezze focali: normali, grandangolari e teleobiettivi. Le riprese effettuate con un normale di 50mm sul formato 24×36mm hanno un angolo di 46° e i vari elementi si avvicinano molto alle dimensioni osservate ad occhio nudo. Attenzione al formato della fotocamera, poiché lo stesso obiettivo può far cambiare l’angolo visivo sulla foto se usato su formati diversi. Ad esempio, un 35mm è grandangolare sul formato pieno 24×36mm, ma diventa uno standard da 52mm sul formato Nikon APS-C.

Gli obiettivi normali sono molto luminosi (anche f/1,4) e nitidi, hanno bassissima distorsione, sono compatti e leggeri. La luminosità di un obiettivo è il rapporto tra la focale ed il diametro e si può variare aprendo o chiudendo il diaframma. I numeri piccoli indicano grandi aperture, mentre valori alti producono piccole aperture. Con gli obiettivi da 50mm ai bordi le immagini risultano perfette solo se si chiude il diaframma a f/2,8 o di più, ma in casi estremi si può anche aprire al massimo. Il 50mm è stato molto usato in passato, perché era venduto insieme ai corpi macchina. Oggi si tende a sostituirlo con uno zoom, ma la qualità delle immagini non è sempre uguale.

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Scilla con uno standard di 50mm

Gli obiettivi grandangolari hanno una focale inferiore a quella di un obiettivo normale. Quando si fotografa con un grandangolo sembra di allontanarsi, perché le immagini sono più piccole e con un campo visivo vasto. In commercio le focali vanno da 8mm a 35mm. La caratteristica essenziale, che viene accentuata quando diminuisce la focale, è quella di portare le cose in primo piano ed allontanare tutto il resto, facendo sentire chi osserva immerso nella scena.

Il 35mm copre 63° e può sostituire il normale nelle riprese di paesaggio, street, ecc., è molto nitido e luminoso. Diversi maestri della fotografia, come Henri Cartier Bresson, lo hanno usato sempre per anni nei loro reportage, poiché non provoca effetti esagerati di allontanamento prospettico, pur mantenendo la sua profondità di campo, estesa più del tradizionale 50mm.

Il 28mm ha 75° di campo ed è il grandangolo standard, molto diffuso, ben corretto, nitido ed economico. E’ utile per far entrare sempre tutti in una foto di gruppo senza allontanarsi molto, come obiettivo polivalente per la documentazione geografica in luce ambiente, nei paesaggi, in interni, ecc.. Sulle fotocamere compatte la presenza della focale 28mm è utilissima in numerose situazioni comuni. E’ nitidissimo sin dalla massima apertura.

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Duomo di Reggio Calabria con grandangolo di 35mm.

Il 24mm è molto interessante, ampio 84°, allarga bene le inquadrature bilanciando gli elementi vicini e lontani per i giornalisti, documentaristi, paesaggisti, gli architetti. Esso genera grande profondità di campo nitido con larghe aperture di diaframma. Inoltre, è possibile scattare con tempi di posa più lunghi. La regola è quella di regolare il tempo secondo la focale dell’obiettivo, cioè 1/F di secondo o di meno, lavorando a mano libera. Perciò mentre con il 50mm non si scende oltre 1/50 di secondo, con il 24mm si arriva a 1/25 di secondo, sempre a mano libera. Il 24mm è stato l’obiettivo preferito di grandi fotografi, come Galen Rowell e John Shaw. La correzione delle aberrazioni è già buona a tutta apertura. Con 24mm occorre già fare attenzione nel montare filtri spessi anteriormente, per non mozzare gli angoli dell’immagine. In commercio si trovano anche 24mm decentrabili, utilizzati per le correzioni prospettiche delle linee cadenti in foto di architettura.

Il 20mm è un obiettivo ultragrandangolare eccellente per le scene ad ampio respiro, poiché dilata in profondità la scena, aumentando la sensazione di essere presenti. Con 20mm ci sono problemi di buona definizione ai bordi del campo di 94°, perciò si deve scegliere una buona marca. Il 20mm crea atmosfere magiche, con fuga di colline dove le nuvole bianche galleggiano immense in un cielo blu su uno splendido scenario naturale che sembra enorme e lontano, mentre il primo piano emerge dalla scena.

Le focali di 17 o 18 mm sono utili solo in casi particolari, quando si desidera un grandangolo veramente spinto ed il 20mm non risulta sufficiente. Le deformazioni prospettiche del 17mm sono incredibili, dato l’amplissimo angolo di campo, che arriva a 104° includendo quasi ogni cosa. L’uso di queste ottiche non è comunque facile, poiché i riflessi e gli elementi indesiderati possono spuntare da ogni parte.

Diminuendo la focale fino a 14mm si allarga maggiormente l’inquadratura, con un campo che giunge a 114°, indispensabile solo in pochissimi casi nella foto di architettura e di arredamento, oppure dentro barche o edifici. E’ luminoso e nitido, tuttavia è meglio utilizzarlo diaframmando un po’ vista la grande copertura angolare, per avere buona definizione anche ai bordi.

Per ottenere effetti creativi d’incurvamento delle linee si può adoperare invece un obiettivo speciale ad occhio di pesce (o fisheye), che abbraccia 180° di campo, utile in situazioni in cui si richiede un angolo vastissimo, per le foto meteorologiche e astronomiche, di paesaggio o di reportage. Esistono fisheye a pieno formato (detti diagonali), oppure circolari; questi ultimi formano un cerchio-immagine al centro del fotogramma che rimane nero, come se si guardasse attraverso un buco.

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Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.

Abbiamo visto che con i grandangoli si dilatano in profondità le scene. Viceversa, adoperando un teleobiettivo si provoca un effetto di compressione della scena in profondità e l’osservatore ha la sensazione di ritagliare ed ingrandire un particolare privilegiato, dove tutto sembra come essere appiattito.

L’obiettivo di 85mm ha un campo di 28°, lo standard per i ritratti, ma può essere utilizzato in moltissime altre occasioni, perché è molto luminoso e nitido, anche a f/2 offre un’ottima correzione e permette di lasciare sfocato lo sfondo, isolando così il soggetto.

Il 105mm è un altro teleobiettivo moderato, che assieme al 50mm ed al 24mm forma un valido kit da viaggio. E’ venduto in versione macro, per effettuare riprese a brevi distanze di oggetti, documenti, francobolli, monete, ritratti, fiori ed insetti. Il suo rapporto di riproduzione arriva alla scala naturale 1:1, quando è alla minima distanza di messa a fuoco. E’ nitidissimo fino ai bordi del campo di 23° già dalla massima apertura e permette di mettere in risalto particolari che rappresentano un certo ambiente.

Il 135mm ha un campo più ristretto, di 18°, rispetto al 105mm, utile anche in luce ambiente, per foto di ritratti, animali, paesaggi, in teatro, per lo sport ed i particolari architettonici. Offre prestazioni di qualità elevata anche a tutta apertura ed ha una messa a fuoco rapida, però a mano libera il tempo non deve essere superiore a 1/F, perciò si arriva massimo a 1/160 di secondo senza l’uso del treppiedi.

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Scilla vista attraverso un teleobiettivo da 105mm.

La lunghezza focale di 200mm è la via di mezzo tra i teleobiettivi molto pesanti ed ingombranti e quelli piccoli e compatti, tali da non costituire un problema per la borsa del fotografo. Le versioni con lenti a bassa dispersione avvicinano molto il soggetto inquadrato senza pericoli di cromatismi, con aperture massime molto vantaggiose, come f/2 o f/2,8, che staccano il soggetto sullo sfondo sfocato. Sulla diagonale l’angolo di ripresa scende a 12°, rendendolo adatto per le foto di animali, sport, ritratti, astronomia. E’ ottimamente corretto anche alla massima apertura del diaframma. Diventa necessario quasi sempre l’uso del treppiedi, ma per avere immagini di qualità elevata è indispensabile pure la trasparenza dell’aria.

Il 300mm è un teleobiettivo davvero interessante, non solo per le fotografie di paesaggio, ma anche per riprendere gli animali in libertà particolarmente timorosi, oppure nel ritratto di soggetti inconsapevoli, nelle foto astronomiche e sportive. E’ perfettamente corretto fino agli angoli già alla massima apertura. La messa a fuoco però deve essere molto precisa, dato l’ingrandimento così elevato, pari a 6 volte quello di un normale. Inoltre, c’è il rischio che le foto escano mosse a causa delle vibrazioni, perciò diventa necessario l’uso del treppiedi. I soggetti lontani, situati a distanze differenti lungo la linea della visuale sembrano schiacciarsi letteralmente l’uno contro l’altro in profondità, all’interno del campo di 8°. Il peso, le dimensioni ed il costo di questa focale non sono indifferenti, ma si tratta di un’ottica professionale di alte prestazioni.

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Scilla con un tele di 300mm f/2.8

Il 400mm f/2,8 è un obiettivo impressionante, poiché il diametro della lente anteriore, che determina la luminosità massima in rapporto alla focale, sale fino a 15cm, mentre il campo si riduce a 6°. Le lenti in vetro a bassa dispersione fanno aumentare il contrasto e la nitidezza delle immagini, annullando l’effetto negativo dell’aberrazione cromatica, che aumenta con la focale. E’ ottimo anche a piena apertura. Gli usi più frequenti sono per foto di animali e sport.

Procedendo verso le focali superiori non sono più disponibili le grandi luminosità f/2,8 perché i prezzi lievitano di molto e le case costruttrici hanno accantonato l’idea preferendo le più accettabili aperture inferiori di f/4 e f/5,6. Con aperture ancora inferiori si trovano anche i catadiottrici, obiettivi a specchi molto compatti, leggeri ed economici, come il 500mm f/8 e il 1000mm f/11. Ovviamente, non c’è dubbio che un 500mm f/4 sia un magnifico oggetto, di qualità certamente elevata rispetto a un teleobiettivo più piccolo con un moltiplicatore di focale aggiunto sul retro, oppure rispetto ad un catadiottrico. Con queste focali lo stabilizzatore può anche rappresentare un favoloso meccanismo per ottenere foto nitide.

Dopo le focali fisse sono stati inventati gli obiettivi a focale variabile, detti zoom, che dominano ormai da anni il mercato. Per realizzare gli zoom è stata necessaria la progettazione al computer di sistemi ottici a lenti flottanti, con vetri a bassa dispersione e l’uso di lenti asferiche. Questo è stato un traguardo significativo, che ha soddisfatto le necessità di molti fotografi. Anche gli obiettivi zoom possono essere raggruppati in tre categorie: standard, grandangolari e tele.

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Foglia ripresa da vicino con obiettivo macro.

Considerando la grande escursione focale, la massima luminosità costante di f/2,8 e la minima distanza di messa a fuoco macro, i 28-70mm e i 24-70mm sono diventati dei classici zoom standard professionali, utili in un numero enorme di situazioni, per viaggiare leggeri. Essi sono ben corretti per la distorsione e le altre aberrazioni. Per i formati APS-C ci sono gli obiettivi equivalenti da 17-55mm o 18-50mm, aperti sempre a f/2,8.

Il vero obiettivo tuttofare può essere un 24-85, un 24-120 o un 28-200mm, ma la luminosità è piuttosto bassa e varia tra 3,5 e 5,6 con una nitidezza ai bordi meno buona, specialmente alla massima apertura. Per i formati APS-C vi sono i 16-85, i 18-55, i 18-105 e i 18-200mm. Negli zoom c’è pure il problema della distorsione, a volte assai alta, che li rende inutilizzabili in foto con linee rette di architettura e paesaggi, quantunque oggi sia possibile correggere ciò al computer.

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Stretto di Messina con obiettivo 16-85 formato DX, equivalente a un 24-120mm.

Gli zoom grandangolari luminosi come i 14-24, i 20-35 e i 17-35mm sono utili nei reportage d’azione, a contatto con il soggetto. Hanno elevata flessibilità operativa. Comunque, se si cambia l’inquadratura con lo zoom non è come avvicinarsi al soggetto, o allontanarsi, per escludere i particolari che disturbano, perché così facendo si modifica la prospettiva e l’ingrandimento totale. Nel formato APS-C la scelta è ancora limitata al Tokina 11-16mm f/2,8.

Le ottiche zoom grandangolari meno aperte sono più numerose, meno ingombranti e pesanti, ma anche meno versatili per l’uso in condizioni di luce scarsa: limitano quindi la libertà espressiva del fotografo. Il 18-35mm è un esempio di zoom meno luminoso, utile per alcuni generi di ripresa, incluso il paesaggio e l’architettura. Per il formato APS-C vi sono il 10-20 e i 12-24mm, aperti a f/3,5 o a f/4, o a f/5,6.

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Santuario di S.Antonio con zoom 10-20 formato DX, equivalente a un 15-30mm.

Gli zoom tele 70-200mm luminosi sono i favoriti dei giornalisti, sebbene siano costosi e pesanti. Il loro costo è elevato, ma in luce debole o nella foto d’azione sono indispensabili. La grande luminosità permette di scattare a mano libera senza problemi di mosso e consente pure di mettere a fuoco con molta rapidità e precisione in situazioni di luce scarsa, tramite l’impiego di motori interni silenziosi e veloci. Le prestazioni in termini di nitidezza e contrasto sono buone e anche la costruzione è molto robusta e duratura.

I 70-300mm aperti a f/4-5,6 sono assai compatti e leggeri, adatti a chi non intende spendere grosse cifre. In luce ambiente debole però l’autofocus ha una risposta incerta e alla focale massima non possono competere con le focali fisse, specialmente ai bordi, dove il calo di nitidezza è sensibilmente evidente. Se si opera con diaframmi più chiusi come f/8 diventano più interessanti.

Gli zoom di lunghissima focale, infine, hanno il problema del trasporto manuale, a causa del peso e dell’ingombro, offrono luminosità interessanti, ma sono popolari solo tra i cultori della caccia fotografica, dello sport e i paparazzi. L’uso obbligatorio di questi obiettivi in congiunzione con un treppiedi robusto e pesante fa aumentare il numero degli attrezzi da trasportare. La qualità delle immagini è buona solo in condizioni di discreta illuminazione e rimane tale anche aggiungendo un buon moltiplicatore di focale.

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Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm f/2.8

In genere si tende a pensare che tutti gli obiettivi offrano buone prestazioni, che abbiano una costruzione solida e robusta, un autofocus rapido e silenzioso, ma purtroppo non è così. Esistono infatti obiettivi che ai bordi lasciano a desiderare come nitidezza, specialmente se si scende sotto f/8, e mostrano forti aberrazioni, rispetto ad altri apparentemente uguali. Nei negozi di materiale usato bisogna controllare attentamente ogni pezzo prima di effettuare la scelta definitiva, se si desidera portare a casa qualcosa di veramente buono. In antitesi, non bisogna credere che siano sempre indispensabili lenti asferiche o a bassa dispersione per avere immagini perfette.

Se si sceglie un obiettivo, nuovo o usato, prima dell’acquisto è meglio controllare il suo funzionamento e l’integrità della superficie delle lenti, che possono essere strisciate o con molta polvere all’interno. La solidità e la fluidità nei movimenti del diaframma e della messa a fuoco è pure molto importante. Non ci devono essere giochi nelle regolazioni, lenti che si muovono, attriti nello scorrimento. Ad esempio, la superiorità delle ottiche originali Nikon, con la resa qualitativa che rimane sempre su alti livelli, porta a consigliare il loro acquisto ed utilizzo, senza dimenticare però che esistono pure alternative interessanti e talvolta superiori. Nulla vieta di usare sempre ottiche universali economiche, ma queste non sempre si destreggiano bene con i loro rivali originali. La resa migliore di certi obiettivi consente di muoversi con agilità a qualsiasi valore del diaframma impostato, mentre con altri obiettivi si devono fare i conti con le aberrazioni che li affliggono. Comunque, le immagini poco ingrandite non saranno quasi mai deludenti, se si adoperano gli obiettivi con la giusta tecnica, neanche se scattate con ottiche scadenti. Se invece si desidera ingrandire ed osservare attentamente le foto realizzate, solo un obiettivo davvero buono sarà in grado di rivelare anche i dettagli più fini. La Nikon ha una reputazione molto buona, anche se si può preferire qualcos’altro.

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Rosa fotografata con uno zoom standard.

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Torre Ruggero con obiettivo grandangolare di 20mm.

In conclusione, se desiderate viaggiare leggeri scegliete uno o più zoom, come la terna 14-24, 24-70 e 70-200mm e simili, per il formato 24×36mm. Se, a priori, sapete cosa state andando a fotografare, portate solo le focali utili, ma se un po’ di peso e d’ingombro in più non vi creano problemi le focali fisse sono imbattibili.

Tabella delle focali.

Campo in gradi

Formato 24×36

Formato Nikon DX

(la focale si moltiplica per 1,5 volte)

Formato Canon

(1,6 volte)

180° fisheye circ.

8mm

4.5mm

4.5mm

122° grandangolo

12

8

7.5

114° grandangolo

14

9

8.5

110° grandangolo

15

10

9

180° fisheye diag.

16

10.5

10

104° grandangolo

17

11

10

100° grandangolo

18

12

11

94° grandangolo

20

13

12.5

84° grandangolo

24

16

15

75° grandangolo

28

19

17.5

63° grandangolo

35

23

22

46° standard

50

33

31

34° tele

70

47

44

28° tele

85

57

53

23° tele

105

70

66

18° tele

135

90

84

12° tele

200

133

125

8° tele

300

200

187.5

6° tele

400

267

250

5° tele

500

333

312.5

4° tele

600

400

375

3° tele

800

533

500

2.5° tele

1000

667

625

2° tele

1200

800

750

1.2° tele

2000

1333

1250

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Video introduzioni agli esposimetri

sabato, 4 luglio 2009
listen it it Video introduzioni agli esposimetri

pubblicato da Derfy in: Tecniche Accessori

L’esposimetro è lo strumento che si usa in fotografia per determinare la quantità di luce presente in una scena.

Lo strumento fornisce un valore di esposizione da usare come base per avere la coppia tempo/diaframma migliore. Per esempio nel video la lettura segna f/8 a 1/30s, ma se volessimo scattare a f/2,8 per limitare la profondità di campo il tempo di esposizione scenderebbe a 1/250s.

Si tratta di uno strumento molto utile soprattutto quando si fotografano scene difficili con particolari molto chiari o molto scuri che possono confondere l’esposimetro integrato all’interno della fotocamera rendendo, quindi, la foto sovraesposta o sottoesposta.

Via | CameraDojo

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5 Ragioni per scegliere un Obiettivo Luminoso – www.dphoto.it

mercoledì, 27 maggio 2009
listen it it 5 Ragioni per scegliere un Obiettivo Luminoso   www.dphoto.it

Gli obiettivi luminosi, lenti fisse e zoom, sono da sempre sulla bocca degli appassionati e nella borsa dei fotografi professionisti. Costano sono più pesanti e più ingombranti, ma hanno dalla loro tanti vantaggi. Eccone cinque per i quali vale, a nostro avviso, la pena di aprire il portafoglio.

(continua…)

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Nikkor compatto SWM

domenica, 17 maggio 2009
listen it it Nikkor compatto SWM

fca8f77cf40525dbc4fbf1f8259585df Nikkor compatto SWM 20.02.2009 - Il pre-PMA è ricco di novità di ogni genere, NIKON ha presentato per la fiera di Las Vegas un nuovo obiettivo, il Nikkor AF-S DX 35mm f/1,8G. Molto compatto e leggero, è dotato del motore SWM (Silent Wave) che garantisce una messa a fuoco molto silenziosa e precisa anche nelle fotocamere prive di motore incorporato, come le Nikon D40 e D60. Montato su una reflex digitale dal formato DX equivale ad un 50mm, ideale per ritratti, soprattutto per via dell’ampia apertura che permette di ottenere l’effetto sfocato sullo sfondo con una profondità di campo ridotta mettendo in evidenza il piano di messa a fuoco. Lo schema ottico di questo AF-S DX 35mm f/1,8G comprende 8 elementi in 6 gruppi, tra cui una lente asferica ibrida. Non sembra che le novità della casa giapponese, però, si esauriscano qui.

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