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Articoli marcati con tag ‘mostra’

Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)

lunedì, 23 maggio 2011
listen it it Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)

765f4 ve1.resized Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)

Iniziamo la settimana con una densa intervista a Eleonora Oreggia, aka xname.

Forse qualcuno di voi si ricorda di lei e del lavoro che abbiamo conosciuto circa un anno fa, Virtual Entity. Lo spunto iniziale dell’intervista nasce ancora da lì: a marzo, nel corso della mostra “Remix the World! Reinvent Reality” opitata dalla Furtherfield Gallery (Londra), Virtual Entity è stata presentata per la prima volta sotto forma di un’installazione, ma sono tante le novità strutturali aportate al progetto, da una web app fino all’ifovisualizzazione delle diverse sostanze che compongono la Ve. Per questo ho chiesto a Eleonora raccontarcele.

Il nostro dialoo online è proseguito toccando due nuovi progetti che Eleonora ha appena concluso: “Noise_Objects”, frutto di una residenza artistica presso Acess Space (Sheffield) e “FlavourCollider”, realizzato in collaborazione con l’artista ed ipnotista ispano-britannico Marcos Lutyens e presentato per la prima volta al Festival Future Everything (Manchester).

Come avete notato, tanta Inghilterra. Eleonora si è infatti trasferita a Londra dove attualmene vive e lavora. L’ultima domanda, quasi inevitabile, riguarda la questa “migrazione” e la possibilità concreta di portare avanti i suoi progetti qui in Italia. La cosidetta “fuga di cervelli” è fenomeno cronico e ben codificato della penisola su cui vale sempre la pena riflettere e soffermarsi, e ringrazio Eleonora per avermi risposto preferendo a facili retoriche il racconto della sua esperienza diretta.

Buona lettura.

Eleonora Oreggia: Virtual Entity & Noise_Objects
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- Ho pubblicato una tua intervista il 15 febbraio 2010. A distanza di poco piu’ di un anno eccoci di nuovo a parlare della tua Ve (Virtual Entity). Il progetto continua e se non sbaglio è la prima volta che lo presenti sotto forma di installazione. Prima di tutto: ci racconti l’installazione?

L’installazione è organizzata in forma di trittico: al centro, proiettata sul pavimento, SOUL, l’applicazione a linea di comando che permette di creare anime di files in rete o in locale. A destra la visualizzazione del database di anime in tempo reale realizzata in Fluxus (live coding software) da Gabor Papp, programmatore e artista Ungherese. A sinistra la prima versione di SOULS, la web application utilizzabile direttamente dal browser, scritta da Antonios Galanopoulos.

Tre immagini accompagnano il lavoro: il poster centrale, di maggiore dimensione rispetto agli altri, rappresenta un testo costruito combinando caratteri presi da una rivista inglese degli anni ‘50 (objet trouvé) che, ricordando una lettera minatoria in stile Sex Pistols, invita il visitatore a creare l’anima di un file.

A destra la Cosmogonia raffigura una similitudine tra la fisica Aristotelica, che descrive il mondo sublunare come costituito da cerchi concentrici con al centro l’elemento più pesante ed alla periferia quello più leggero, e il mondo digitale, cosicché le sostanze della rete (testo, suono, immagine, video) sono poste in relazione di similitudine e specularità con i quattro elementi fuoco, aria, acqua, terra. Il software e’ invece paragonato all’Etere, il quinto elemento, quello leggero, divino ed immutabile, capace di creare, distruggere e ricombinare tutte le altre sostanze.

A sinistra le relazioni tra anima, aura, metadata ed entità sono simboleggiate tramite la rielaborazione di un’immagine che rappresenta i legami chimici di una molecola.
http://virtualentity.org

- Web app e infovisualizzazione: sono altre due novità che hai sperimentato nella mostra. Ce le descrivi?

La Web App utilizza Django, un framework in Python per lo sviluppo di applicazioni web, ed e’ la versione ‘user-friendly’ dell’applicazione a linea di comando.

La visualizzazione raffigura invece un universo parallelo a tre dimensioni in cui sfere di colore e dimensioni diverse rappresentano le anime delle varie sostanze: le sfere bianche sono anime di testo, quelle rosse rappresentano il video, le blu il suono, e quelle lilla le immagini. Le sfere più luminose sono quelle che hanno molti alias, ovvero quelle il cui file esiste in diversi formati (es, .mov, .ogg e .mp4 per il video).

La dimensione delle sfere indica il numero di relazioni genetiche: un’enorme sfera è un po’ come un vecchio e grasso nonno dalla progenie numerosa.

Lo spazio trasparente attorno all’anima rappresenta invece l’aura che può anch’essa crescere smisuratamente a seconda di quante annotazioni vi vengono scritte. Infine le relazioni sono rappresentate da linee che congiungono queste sfere: la linea continua e’ una relazione semantica, mentre la linea spezzata (o filamentosa) è una relazione genetica, dove dall’ancestor (antenato) il vettore punta verso il discendente.

- Come pensi si svilupperanno nel futuro? Altre novità in cantiere?

L’universo di anime ha la possibilità di crescere ed espandersi proprio come il nostro universo, e vi sono stelle e pianeti e galassie, o, in termini meno poetici, grafi. In questo modo il viaggio nella rete può tornare ad essere una specie di naufragio, e quali saranno allora i ‘messaggi nella bottiglia’ che vi si potranno leggere e scrivere? Navigando verso un’anima, ed entrando nella sua ‘atmosfera’, il testo contenuto nell’aura prima, quello nell’anima poi, si dispiegheranno nel cielo.

Inoltre il sistema non e’ statico: entità che hanno relazioni tra loro tendono a muoversi una verso l’altra, e ci suono due tipi di movimento che influenzano questo universo, il movimento genetico e quello semantico. Dunque i grafi tendono a raggrupparsi, e la loro disposizione nello spazio potrà forse un giorno, come l’immagine di un rebus composta da puntini, raccontarci una storia che, sebbene di fronte ai nostri occhi, non avevamo ancora visto.

- Subito dopo la mostra hai iniziato una nuova residenza: ce ne parli? Di che si tratta?

A Sheffield, capitale dell’acciaio e della musica elettronica, ho trascorso una residenza di tre settimane ad ‘Access Space’, un progetto comunitario commistione tra galleria d’arte, hacklab e centro di integrazione sociale.
Il progetto, che connette hacking e street art, noise music ed arte povera, è chiamato “Noise_Objects”, e consiste in una serie di sculture fatte di materiale di riciclo e micro componenti elettroniche che gli permettono, quando attivati da pannelli solari, di compiere azioni dalla valenza più semantica che tecnologica, ovviamente a seconda delle condizioni metereologiche. Il progetto elabora il concetto di scarto nella società industriale, teorizzando una presa di coscienza dei rifiuti stessi verso un processo che stimoli l’immaginazione: creando macchine ‘inutili’ fatte di spazzatura, e dandogli potere enunciativo, ovvero: permettendogli di parlare, gli si da la possibilità di aprire un dialogo con noi umani affinché ci inducano a riflettere sul nostro operato, svelando alcuni dei meccanismi nascosti in questa società.

Le sculture sono complete quando vengono inserite nello spazio pubblico urbano ed iniziano un loro processo di adattamento, un’esistenza per sé o in relazione a piccioni, gatti randagi e passanti distratti.

La maggior parte delle sculture sono scomparse dopo pochi giorni, dunque restano il gusto innocente dell’effimero, la documentazione ed un velo di mistero: che fine hanno fatto i Noise_Objects in public space?

http://noise.hotglue.me

- E adesso?

Al momento sto lavorando a “FlavourCollider”, una collaborazione con Marcos Lutyens, artista ed ipnotista ispano-britannico.
Indossando cuffie che detettano gli stati del cervello (i mindwave sets realizzati da Neurowsky), i visitatori dell’Absolute Vodka bar potranno influenzare un’immagine in movimento proiettata su quattro schermi adiacenti. Il software che genera questa animazione video in tempo reale esplora in un iperspazio autonomo determinati modelli matematici alla ricerca di comportamenti emergenti che si possano definire interessanti (life-alike, alife). Questa e’ un’elaborazione del modello ‘cellular automata’ creata da Claude Heiland-Allen, autore appunto di RDEX (reaction-diffusion explorer). Le variazioni dei livelli di attenzione (ovvero di elettricita’) nel cervello durante il processo di degustazione delle bevande influenzeranno l’evoluzione di questo mondo parallelo.
Questo progetto è stato esposto per la prima volta a Manchester al Future Everything festival dall’11 al 14 Maggio.

http://futureeverything.org/art/marcos-luytens-absolut-flavourcollider/
http://rdex.goto10.org/

- Ti sei trasferita recentemente a Londra: potresti svolgere il tuo lavoro in Italia? Ce ne sono le condizioni?

In verità non saprei, prima di vivere a Londra ho abitato in Olanda per sette anni e per un breve periodo in Belgio, dunque la mia figura professionale, come artista e ricercatrice, si è formata direttamente al di là delle Alpi. Ho trascorso qualche mese nella mia città d’origine, Milano, nel periodo di transizione tra Olanda ed Inghilterra tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Devo ammettere che è stato tanto difficile quanto interessante. Inizialmente non potevo fare a meno di notare mille piccoli dettagli che mi facevano sembrare il paese in piena rovina, dai corpi femminili e vuoti, con sorrisi robotici e denti bianchissimi, spalmati su enormi cartelloni nelle strade, fino a ironiche e quasi iconiche immagini di un verde inesistente alla periferia Nord Ovest della città, dove, ad esempio, un metro quadrato di rifiuti urbani lo scorso anno sfoggiava un cartello pubblicitario che reclamava: “Questo verde e’ curato da Bayer e dal Comune di Milano”. Certo, dopo anni in un posto come Amsterdam in cui è normale che il cittadino si prenda cura del verde pubblico piantando fiori e piante nelle aiuole della città, una scritta così, accanto ad una pianta morta ed un cumulo di spazzatura, non può che far pensare.
Dal punto di vista del lavoro quei mesi sono stati scoraggianti: ho avuto l’impressione ci fosse più competizione che collaborazione, e poi difficoltà a trovare ingaggi, tempi lunghissimi per farsi pagare, un mondo lavorativo dominato da una mentalità maschile e da tutta una serie di stereotipi che non lasciano molto spazio alla libertà di espressione. In pratica la mia impressione è stata che in Italia un giovane, al giorno d’oggi, se non ha alle spalle una famiglia che gli permette di avere una casa di proprietà e possibilmente una rendita che gli permette di vivere e lavorare pressoché gratuitamente, ha veramente poche possibilità di poter sviluppare in maniera libera la propria professione, specialmente se questa implica una occupazione artistica, creativa o intellettuale.
Non ci vedo molta democrazia in questo, in uno stato in cui la possibilita’ di successo ti viene data piu’ dal bagaglio – e dall’abbienza – familiare, che non dalla tenacia e dal talento, ed in cui lo stato non ti offre alcuna sicurezza sociale.

Per quanto straniera e “migrante”, una volta stabilitami a Londra, che pure è gravemente colpita dalla recessione, le cose mi sono sembrate più semplici e naturali, e mi sono trovata davanti a possibilità che altrimenti non avrei avuto, anche se devo ammettere che, come tutti ben sappiamo sa di sale lo pane altrui.

Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname) é stato pubblicato su artsblog alle 18:27 di lunedì 23 maggio 2011.

 Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)
 Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)

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 Da Virtual Entity a FlavourCollider, intervista a Eleonora Oreggia (aka xname)

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A Lugano le fotografie di Wim Wenders

sabato, 21 maggio 2011
listen it it A Lugano le fotografie di Wim Wenders

 A Lugano le fotografie di Wim WendersSe amate i film di Wim Wenders, sapete dell’attenzione per l’aspetto fotografico delle sue pellicole. C’è di più, insieme alla moglie Donata, Wim è stato spesso fotografo di scena nei suoi film. Il risultato di questa sua passione ‘non tanto collaterale’, lo potrete vedere dal lunedì 6 giugno 2011 a Lugano a Villa Ciani. In occasione della mostra Film Stills & Backstage, Fotografie di Wim e Donata Wenders saranno infatti esposti 286 scatti provenienti dai set di alcuni dei suoi film più conosciuti, da Al di là delle nuvole a Buena Vista Social Club, passando per Million Dollar Hotel e Il Cielo sopra Berlino.

L’omaggio al regista tedesco prevede, sempre lunedì 6 giugno (h 20:30), con il concerto di Teresa Salgueiro, la voce dei Madredeus protagonista in Lisbon Story e con la proiezione del documentario 3D su Pina Bausch (comprese le foto della realizzazione), la cui data è ancora da ufficializzarsi.

Film Stills & Backstage, Fotografie di Wim e Donata Wenders
 A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders A Lugano le fotografie di Wim Wenders

A Lugano le fotografie di Wim Wenders é stato pubblicato su artsblog alle 16:55 di venerdì 20 maggio 2011.

 A Lugano le fotografie di Wim Wenders

 A Lugano le fotografie di Wim Wenders

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 A Lugano le fotografie di Wim Wenders

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Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

giovedì, 19 maggio 2011
listen it it Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

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Vi avevamo già parlato dei dipinti di Aryz, è impossibile non notarli; di solito sceglie pareti molto estese viranti al grigio o qualche altro colore neutro, per disegnarci sopra soggetti surreali dai colori sgargianti. L’ultimo arrivato è “Fried Egg”, realizzato in Polonia in occasione del Katowice Street Art Festival.

Aryz viene da Barcellona e produce le proprie gigantesche opere con spray e pittura con i rulli; nei dipinti da interno invece tende ad addolcire le sfumature, gli scheletri giocano con i rosa e gli acqua marina, forse per sdrammatizzare.

In questo video potete vederlo all’opera come parte degli Hermanos Larry, una ennesima chicca che mostra gli step della realizzazione di un murale, ma più di tutto mostra la dedizione, la passione e l’allegria che stanno dietro a certi percorsi creativi.

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Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz é stato pubblicato su artsblog alle 08:30 di mercoledì 18 maggio 2011.

 Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

 Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

 Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz  Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

 Street art dalla Spagna: i giga murales di Aryz

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Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

martedì, 17 maggio 2011
listen it it Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

 Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

Da mercoledì 18 maggio a sabato 2 luglio 2011 si svolgerà a Torino, presso la Galleria Davico, la mostra “Sogni da guardare. Emanuele Luzzati e Tonino Conte: disegni, collage, parole e versi

Per chi non ne conoscesse la storia, Luttazzi (1921-2007) e Conte sono i fondatori del Teatro della Tosse: per la prima volta, la mostra raccoglie e sistematizza decenni di attività del celebre scenografo e illustratore accostandoli ai collage del regista. Origine della loro amicizia è la passione per le immagini: i due si conoscono infatti grazie a un libro illustrato che un giovane e squattrinato regista (Conte) vende a un professionista già affermato sulla scena artistica (Luttazzi). Siamo alla fine degli anni ‘50 e questo dialogo non si è mai interrotto.

In questa mostra si ripercorrono tanti anni e tanti simboli: fra bozzetti, dipinti, maschere, ritagli di giornali, copertine di dischi, statue, libri d’arte, si rovista dentro uno “scatolone” pieno di imagini da cui entrambe attingevano.

Sogni da Guardare
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Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino é stato pubblicato su artsblog alle 21:04 di lunedì 16 maggio 2011.

 Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

 Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

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 Sogni da guardare. Il Teatro della Tosse in mostra a Torino

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Ai Weiwei ‘Circle of Animals / Zodiac’s Head’ alla Somerset House di Londra

sabato, 14 maggio 2011
listen it it Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra

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Si apre oggi alla Somerset House di Londra Ai Weiwei – Circle of Animals / Zodiac’s Head, esposizione outdoor delle sculture dell’artista cinese che rimane incarcerato. Fino al 26 giugno 2011 sarà possibile vedere le dodici teste di animali in bronzo, che rivisitano l’iconografia tradizionale dello zodiaco cinese.

A fianco della mostra saranno organizzati nelle prossime settimane una serie di talks in cui ci si confronterà sulle pratiche dell’artista, sull’uso dei social media e sul suo attivismo politico. Nel frattempo, scarseggiano le notizie sulle condizioni di salute dell’artista, che comunque ha firmato il progetto per l’installazione del cerchio degli animali a Somerset House, accompagnandolo con le seguenti parole.

“Sono affascinato dall’idea di fare arte pubblica. ’Pubblico’ non si riferisce solo al pubblico del museo: si tratta anche solo di chi passa e utilizza gli spazi comuni. Credo che il pubblico merita il meglio. In passato, solo il Papa o l’imperatore hanno avuto accesso alle opere d’arte che hanno commissionato. Voglio che il mio lavoropossa essere accessibile a tutti. Come Yuanming Yuan (un cortile imperiale in Cina nd.) era in costruzione, Somerset House è stato in fase di costruzione e per me questo significa che il cortile è il luogo ideale per il cerchio degli animali.”

Ai Weiwei ‘Circle of Animals / Zodiac’s Head’ alla Somerset House di Londra
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Ai Weiwei ‘Circle of Animals / Zodiac’s Head’ alla Somerset House di Londra é stato pubblicato su artsblog alle 12:00 di giovedì 12 maggio 2011.

 Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra

 Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra

 Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra  Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra

 Ai Weiwei Circle of Animals / Zodiacs Head alla Somerset House di Londra

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Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

lunedì, 9 maggio 2011
listen it it Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

46e85 Nuvoledipneumaticiinstallazione Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

Michael Sailstorfer è un artista concettuale tedesco, specializzato nella reinterpretazione di oggetti e materiali del quotidiano, con cui realizza sculture e installazioni sia all’aperto che negli spazi espositivi delle gallerie.

La sua ricerca è orientata sul movimento e la collocazione spaziale degli elementi e non manca un twist umoristico al suo lavoro di decostruzione e ricostruzione oggettuale: per esempio in uno degli ultimi lavori ha smontato un aliante per ricostruire poi una casa su un albero.

Ora espone per la prima volta una sua personale alla Modern Art Oxford Gallery con l’installazione del 2010 “Wolken”, tante camere d’aria interne di pneumatici gonfiate e aggregate insieme, che formano un cielo di nuvolette nere all’interno di questa galleria (specializzata dal 1965 in arte visuale, moderna e contemporanea), riscrivendone la percezione di spazi e volumi. La mostra chiude il 22 maggio 2011.

Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery é stato pubblicato su artsblog alle 11:35 di lunedì 09 maggio 2011.

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery  Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

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Lost Worlds: tra rovine e archeologie del paesaggio con Arthur Drooke Lost

domenica, 8 maggio 2011
listen it it Lost Worlds: tra rovine e archeologie del paesaggio con Arthur Drooke  Lost

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da: domiad

Descrizione: Lost Worlds: tra rovine e archeologie del paesaggio con Arthur Drooke

Lost Worlds_San-Nicholas-de-Bari_Santo-Domingo_Dominican-Republic_Arthur Drooke

Io adoro i vecchi edifici, pieni di storia, crepe, ombre, misteri, e assenze che riempiono i vuoti, come quelli protagonisti da anni degli scatti quasi ultraterreni di Arthur Drooke.

Scatti realizzati con una fotocamera equipaggiata per fotografare ad infrarossi, in grado di cogliere l’alone quasi etereo di edifici fatiscenti e abbandonati quanto l’atmosfera suggestiva che affiora dalle superfici screpolate, vetuste e dimenticate.

Fotografie di antichi edifici e storie americane, archeologie del paesaggio e visioni suggestive, protagoniste dell’acclamato American Ruins nel 2007, e di Lost Worlds – Ruins of the Americas nel 2011, che potete intanto sbirciare on line o nelle 50 stampe in mostra al Virgina Center for Architecture fino al 28 novembre, perfette per un bel viaggio nella storia, geografia e architettura di un paese pieno di rovine e città fantasma, da Santo Domingo a Panama.

tratto da Domiad Photo Review

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Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma

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Irriverente, erotica, dissacrante e allo stesso tempo ’sacra’… il genio creativo di Francesca Woodman si è espresso in una parabola breve ma davvero piena, che non manca di continuare a meravigliare ed affascinare. Un abbraccio poetico, doloroso, il suo, che ci porta all’interno di un’individualità straziata ma sempre consapevole dell’importanza dell’intensità nell’esperienza di vita.

A partire da domenica 23 maggio 2011, al Museo del Louvre di Roma (Via della Reginella 28) saranno in mostra settantasette opere inedite della fotografa americana, tra foto, cartoline d’invito, disegni e lettere. Tra questi lavori vanno ricordati gli scatti con interventi grafici dell’artista (Angelo per Cristianò, Al contrario, Riso e ricotta) e la serie del guanto, ispirata a Max Klinger e realizzata al bar Fassi di Roma nel 1978. Un assaggio esclusivo per il pubblico italiano, nel mentre oltreoceano è in preparazione la più grande retrospettiva mai realizzata sul suo lavoro (prima allestita a San Francisco e poi a New York).

Photo Courtesy Museo del Louvre

Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma
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Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma é stato pubblicato su artsblog alle 14:55 di mercoledì 04 maggio 2011.

 Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma

 Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma

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 Gli inediti di Francesca Woodman al Museo del Louvre di Roma

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Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi

Realizzata il 30 aprile scorso per la Notte Bianca di Firenze, Tape Florence è una belllissima istallazione creata dal collettivo Numen / For Use.

Il gruppo, composto da Sven Jonke, Christoph Katzler e Nikola Radeljkovic, lavora tra Vienna e Zagabria intrecciando tecniche classiche di design con sperimentazione di nuovi materiali e risorse tecniche e tecnolgiche, ache molto semplici ma d’impatto come in questo caso. Tape Florence è una scultura fatta di migliaia di strati di nastro adesivo trasparente a comporre un’enorme bozzolo che si inserisce nell’architettura rinascimentale di Palazzo Strozzi. I visitatori possono non solo “guardare” l’insolito oggetto, ma entrarci dentro: grazie a delle apposite aperture. piccoli gruppi di 3/4 persone spogliate di scarpe, bracciali e anelli, sotto la supervisione dello staff hanno infatti la possibilità di visitare l’interno cavo della scultura, sviluppando un’esperienza sensoriale e a suo modo interattiva del bozzolo.

Il video in alto ci mostra il work in progress dei lavori: il montaggio rapidissimo e la compressione dei tempi crea una peculiare similitudine fra esseri umani e insetti. Artisti e staff al lavoro sembrano infatti un’operosa squadra di insetti immersa in un’intensa attività. Tape Florence sarà visibile e visitabile fin al 20 maggio prossimo.

Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi é stato pubblicato su artsblog alle 10:46 di mercoledì 04 maggio 2011.

 Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi

 Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi

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 Tape Florence. Un bozzolo di scotch a Palazzo Strozzi

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Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dall’inaugurazione

domenica, 1 maggio 2011
listen it it Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dallinaugurazione

 Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dallinaugurazione

Sabato scorso sono stato all’inaugurazione della mostra su Bruno Munari a Palazzo Mediceo di Seravezza. Un allestimento davvero ben articolato che tornerò con piacere a visitare (si sa che alle inaugurazioni è difficile godere al meglio dell’arte), dal momento che è gratuito. L’atmosfera era ricca di chiacchiere, ma non tanto di quei tipici discorsi da vernissage, quanto dell’entusiasmo della scoperta di un “maestro alla portata di tutti” (la sezione delle ‘Xerografie’ e dei ‘Vetrini’ le più affollate). Alla presentazione ci accoglie uno dei curatori, Enrico Mattei, che si è dedicato alla sezione arti visive e ci illustra il percorso che ha portato alla realizzazione della mostra, grazie all’impegno dei membri dell’Officina Todo Modo.

Spazio poi a Vittore Baroni che ci introduce alla tecnica del sampling (campionamento) e al plagiarismo. Calano le luci nella sala principale e sulla scena c’è Økapi. Opera Riparata è un interessante performance musicale in omaggio all’Opera Rotta, un testo di Munari e Davide Mosconi.

Dopo la lavorazione in studio, che ha portato alla produzione dell’omonimo Cd (prima produzione ufficiale di Officina Todo Modo in collaborazione con Offset Records) l’esecuzione dal vivo è accompagnata dai visual di Infidel. Økapi attraversa i territori del collage di idee, del cut-up, passando nei territori esplorati da Matt Black e Jonathan More (Coldcut) con l’album More Beat + Pieces del 1997, una pietra miliare del genere.

Una performance fatta di rumori, dialoghi, atmosfere… in cui confluiscono elementi provenienti dal classico e dal contemporaneo. Ciò che mi lascia di stucco, non sono le storie che Økapi a comincia a raccontare per subito abbandonare, ma l’attivazione di taluni meccanismi del pensiero. Che questi vadano a pescare nel sostrato personale di ciascuno o nei suggerimenti forniti dai visual di Infidel, poco importa. Come spesso faceva Munari, qui l’attenzione dello spettatore non è tanto fissata sui contenuti, ma sui processi ludici e creativi innescati.

Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall’inaugurazione
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Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dall’inaugurazione é stato pubblicato su artsblog alle 16:38 di giovedì 28 aprile 2011.

 Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dallinaugurazione

 Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dallinaugurazione

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 Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dallinaugurazione

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L’artista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

sabato, 23 aprile 2011
listen it it Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

0f6ed MotherAndFather Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

Nel punto di intersezione tra surrealismo pop e graffiti, l’artista Jeff Soto da anni esibisce i propri lavori (murali e illustrazioni) nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo. Di base nel sud della California, dove vive con la moglie e le due figlie, fa parte della scuderia della Jonathan Levine Gallery di New York.

Nella lunga serie delle sue collaborazioni troviamo svariati magazine di arte e design e gruppi musicali, e dopo aver illustrato i poster per la turnè di Eddie Vedder in Australia, ci mostra sul suo blog l’ultima opera che ha realizzato. Si intitola Mother and Father ed è stata stampata con colori UV resistant e ecosostenibili.

L’artista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili é stato pubblicato su artsblog alle 10:00 di venerdì 22 aprile 2011.

 Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

 Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

 Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili  Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

 Lartista californiano Jeff Soto e i colori ecosostenibili

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Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

domenica, 17 aprile 2011
listen it it Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

Certamente lo ricorderete per il suo celebre “don’t Warry, Be Happy”, ma Bobby McFerrin è un’artista e un mucisista straordinario di cui vale la pena indagare la produzione.

Girovagando on line ho scovato questo video del 2009 che vi ripropongo oggi come spunto di riflessione: McFerrin, invitato allo “Word Science Festival”, ci mostra con una performance collaborativa spontanea il potere della scala pentatonica. Come potete osservare nel video in alto, senza preparazione alcuna da parte del pubblico e semplicemente muovendosi da un capo all’altro del palco ad evocare lo spostamento su un’immaginaria tastiera, il musicista riesce a creare un coro spontaneo senza dare indicazioni, se non la nota iniziale: il pubblico non sembra avere difficoltà alcuna a seguirlo, andare a tempo e miracolosamente persino a imbroccare le note all’istante.

Il panel, intitolato “Notes & Neurons: In Search of the Common Chorus”, si interrogava su un tema interessante per l’arte quanto per la neuroscienza: il nostro modo di percepire e rispondere alla musica è culturalmente determinato o no? le nostre reazioni verso il ritmo e la melodia sono universali o mediate dall’ambiente? Non ho una risposta a questi quesiti, è ovvio: infatti la performance realizzata dall’artista con il pubblico può suggerirci sia l’icredibile familiarità del pubblico occidentale con la scala pentatonica, sia il potere quasi innato di quest’ultima. A voi trarre conclusioni o continuare a riflettere. Intanto gidamoci questo bellissim video.

A questo link altre improvvisazioni di Mcferrin durante il Festival.

Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin é stato pubblicato su artsblog alle 15:23 di venerdì 15 aprile 2011.

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin  Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

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