venerdì, 11 marzo 2011

All’interno del panorama dell’arte urbana nazionale, c’è una voce fuori dal coro, che spiazza e sorprende con i suoi interventi minimali ed intelligenti. Sto parlando di Clet, poliedrico artista di base a Firenze, del cui omino comune vi avevamo parlato poco tempo fa.
Un artista politicamente scorretto, che predilige interventi sui cartelli stradali, trasformando la segnaletica in opere d’arte sottili. Il meccanismo del suo linguaggio è semplice. Secondo C.S. Peirce, il padre della semiotica (la scienza che studia i segni), un cartello stradale è un Indice, un segno collegato all’oggetto che indica tramite un nesso causale.
Così Clet, a volte utilizza il significato si un cartello e lo decontestualizza attraverso l’aggiunta un elemento di novità. A volte usa il cartello principalmente come elemento estetico, come nel caso del ‘rettangolo bianco orizzontale su cerchio rosso’ (il senso unico o divieto di circolazione), che diventa una pesante croce, un fardello da portare per il suo omino comune (e quindi anche il senso unico trova nuova collocazione a livello di significato)…
Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere




Comunque vada, c’è da divertirsi ad incrociare per strada le sue creazioni. Come il Marchionni che vedete qui sopra. Il suo profilo spunta da una grossa “P” di parcheggio che vomita macchine bianche, rosse e verdi. Sotto la scritta “Motocicli condotti a mano”, suona misteriosa e inquietante nel contesto.
Clet rivisita i simboli onfondendo il panorama urbano con stile e grazia… i cartelli rimangono sempre leggibili e questo è importante per la sicurezza stradale. Come la freccia con la moneta da un euro che indica “a destra il capitale” o quella col cuore, “a sinistra il sociale”.

Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere é stato pubblicato su artsblog alle 15:51 di mercoledì 09 marzo 2011.


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lunedì, 27 dicembre 2010
Provengo da una D90 e sono da qualche giorno passato ad una D7000.
Confrontando i video su pc fra le due macchine devo dire che su questa nuova è stato fatto un gran passo in avanti, a parte per le possibilità di regolazioni, ma proprio la definizione e nitidezza mi sembra siano nettamente migliori forse grazie anche al nuovo codec utilizzato.
Proprio questo ora è il mio problema, prima con la D90 trasferivo i file su una penna usb e me li guardavo direttamente tramite usb del tv o del dvd mentre adesso questi nuovi file con estensione MOV non vengono letti da nessuna parte se non dal pc.
Ho provato a fare qualche ricerca in rete e mi sembra di aver capito che occorre a questo punto convertire i video in avi/mpeg solo che ho trovato solo programmi a pagamento.
Esiste qualche altro metodo per vedere questi video oppure sapete se esiste qualche software free per effettuare queste conversioni?
Fonte Google News
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martedì, 21 dicembre 2010
Salve, mi sono iscritta da poco…! mi sono informata su tutte le marche di macchine fotografiche, ma alla fine da quello che ho letto e ho potuto constatare, ho deciso di concentrarmi sulla Nikon, perchè risulta la migliore…! Io sono amante delle foto e vorrei cogliere ogni particolarità di un’immagine (la pioggia, un insetto, le gocce d’acqua che sono posate sulle foglie etc, sono alcuni esempi per farvi capire cosa cerco), che purtroppo con la macchina compatta (regalata) che ho adesso fa poco e niente… e mi sta lasciando
! Se devo spendere, spendo una volta sola e ho un prodotto ottimo, piuttosto che prenderne una scarsa!! Ho visto che è uscita la D7000, e poi la cosa bella che fa i video “saranno di ottima risoluzione, e si sa quanto tempo ha di registrazione o dipende dalla scheda di memoria?forse sì” e poi è molto compatta, rispetto alle altre e mi affascina molto…! cosa ne pensate? e che obbiettivo mi consigliate?? ovviamente non la prenderò adesso, ma tra qualche mese e poi è ottima per me, per cui non ho bisogno di altri nuovi modelli, perchè questa racchiude tutto ciò che mi serve…! un’ ultima cosa, sapete consigliarmi degli ottimi tutorial di fotografia sia su internet, se è possibile gratis, altrimenti anche a pagamento, o anche dei programmi che si possono trovare nelle librerie!
Forse sono molte domande, ma con voi voglio coltivare questa mia passione o meglio hobby!!!
Porgo i miei saluti e ringraziamenti a coloro che mi aiuteranno a decidere la mia futura macchina fotografica e chi mi darò ottimi consigli!!!
Lucia
Fonte Google News
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mercoledì, 24 novembre 2010
ciao a tutti..ringrazio tutti perchè mi siete di grande aiuto nella mia nuova vita fotografica(ho ripreso la reflex dopo una pausa di 10 anni)
Chiedo consiglio per uno zaino fotografico dove porre la mia attrezzatura..e cioè
una nikon D300 con il 16-85
macro 105
70-300
10-24
sb 900
macchinetta compatta
piccolezze varie ed eventuali
Il primo requisito è che ci stia sta roba, anche se nei giri vari non è che mi porto tutto, ma se avanza spazio non è male…
domanda stupida: come fate coi paraluce?…mai visto su catalogo uno zaino con obbiettivi e paraluce
si rompono infilati nell’obbiettivo? meglio staccarli?
Non mi interessa molto la comodità di estrazione; ho mal di schiena quindi per abitudine tolgo lo zaino è mi appoggio..non faccio nessuna contorsione
Mi piaceva l’idea del versatile tenba shootout daypack (32x41x19 2,4 kg non commercializzato da noi) con tasca apribile alla necessità(per giacca o altro)ma mi sa che non si trova..
Ho visto e letto del
lowepro flipside 400 AW (30x25x46 1,6kg il meno bello ma con apertura antifurto)
lowepro rower AW II (34x26x52 1,51 kg bello ma piccolo per attrezzatura)
tenba shootout medium backpack (38x47x30 2,8 kg bello)
Impossibile? qual’è il compromesso?
Forniti i dati che consiglio mi date? accetto anche alternative!
grazie anticipato
Fonte Google News
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martedì, 23 novembre 2010
In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare?
Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.
Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco
Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.
Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.
Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi:
1. Nikon D3000 + 18-55VR
2. Nikon D700 + 28-70/2.8
Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.
Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali?
Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali
Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.
Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…
Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali
Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi…
Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?
Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani?
Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…
Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.
Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.
Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?
Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO?
Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?
Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?
Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene?
Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?
Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?
Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.
Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”.
Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer?
Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?
Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo?
Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta?
La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena.
La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi.
E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto?
Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW
La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.
Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena?
Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale.
Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?
Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto.
Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.
Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile.
Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…
Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli.
Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…
Fonte Google News
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