Articoli marcati con tag ‘Kodak’
Agli Oscar mascherato da scimmia? Negato l’accesso a Banksy
giovedì, 24 febbraio 2011
Sembra che Banksy sia quasi certo di poter vincere qualcosa agli Oscar. Nonostante conosca bene il regolamento, che necessita la presenza fisica di attori e registi, Banksy stava pensando di presentarsi alla cerimonia di premiazione con un travestimento da scimmia (se vedete questo post lo capirete bene).
Ma Bruce Davis, direttore esecutivo dell’Academy, ha dovuto stoppare subito lo street artist di Bristol, perché impostori avrebbero potuto presentarsi per partecipare senza invito alla cerimonia.
Per proteggere la sua identità, è molto probabile che Banksy non ci sarà domenica prossima al Kodak Theatre di Los Angeles, anche se potrebbe sempre inventarne una delle sue, all’ultimo momento.
Agli Oscar mascherato da scimmia? Negato l’accesso a Banksy é stato pubblicato su artsblog alle 17:20 di martedì 22 febbraio 2011.
qualità della stampa o foto fatte male?
giovedì, 16 dicembre 2010
ciao a tutti!
ho ritirato oggi le stampe di due rullini a colori (Kodak ultramax 400 e Kodak Ektar 100) utilizzati con la mia nuova (comprata usata
) nikon FM2. sono rimasta a dir poco delusa dal risultato e mi chiedo quanta colpa sia mia e quanta dello studio fotografico.
non sono una fotografa, e quindi non mi aspettavo di vedere immagini da maestro, ma lo scontento deriva (soprattutto) da colori e definizione: più che da negativo, le stampe sembrano fatte da digitale. sembra tutto un po’ “piatto”, in alcune immagini i colori sembrano troppo saturi, troppo contrastati, così che alcune parti sono piuttosto scure e altre troppo chiare, in generale prive di sfumature.
a parlare sono anche i rami degli alberi (spogli) contro il cielo: i contorni non sono netti. e poi: in una foto fatta al chiuso il muro bianco digrada verso il verde! eppure era tutto bianco…
ho scattato con luce invernale e col cielo coperto, generalmente a f/2.8 e con tempi 1/100 o 1/60, e confesso che a volte ho scattato con l’esposimetro che mi diceva “occhio, è sottoesposta di un terzo di stop”, ma l’ho fatto per evitare il mosso. Non ho approfittato dello sfocato del f/2.8, come distanza focale ho messo infinito, perché ero in strada e riprendevo i soggetti che camminavano, i palazzi, l’ambiente in genere.
non mi aspettavo quindi di avere ombre nette e forte contrasto come se fossi sotto un bel sole estivo, ma per lo meno di avere una buona definizione, una definizione migliore che con la mia vecchia digitale minolta z1 (vecchia vecchia…). la cosa che mi stupisce, infatti, è che non ci sono grandi differenze tra le foto fatte con iso 400 e quelle con iso 100 nello stesso frangente (lungo la stessa strada, alla stessa ora): vista la diversa grana, mi aspettavo qualcosa di minimamente differente.
proverò domani a scansionare alcune stampe (oltretutto avendo chiesto il 13×19 certe foto sono croppate in maniera vergognosa, con teste, piedi, spalle e lampioni mozzati), così da cercare di rendere meglio l’idea.
nel frattempo, qualcuno sa dirmi se è una questione di stampa mediocre (su fujicolor crystal archive paper) o se il grosso dell’errore sta nella scelta di aver scattato in quelle condizioni? [b]oppure, ancora, l’esposimetro non funziona granché bene?
[/b]grazie sin d’ora a chi avrà avuto la pazienza di leggere i miei deliri
ornella
Tags: 3x, Afa, Ambiente, Ampi, bianco, Ceva, Chi, Chiare, Chiedo, Ciao A Tutti, Cielo, colori, Contento, Conto, contrasto, coperto, Dell, Devo, Dice, Differente, Distanza Focale, diversa, Era, Ero, Evita, Fitta, Font, Forte, foto, fotografi, fuji, Funziona, Gita, grana, immagini, Infinito, inizio, iso 400, Kodak, kodak ektar, la stampa, Le Con, Lt, Ltr, luce, M2, Maestro, maniera, messo, metro, Minolta, Minolta Z1, mosso, Mp, muro, nikon, occhi, occhio, oggetti, ombre, Palazzi, Pia, Piatto, Quelle, Rasta, sata, Scattato, Scure, sembrano, Soggetti, stampa, stampe, stanza, stati, strada, Studi, Tento, test, Teste, turi, Ultramax, usata, Uso, Verna, Vista, vita, X1, ZioOlympus userà i sensori Kodak?
martedì, 16 novembre 2010

Ci sono voci sempre più insistenti che danno Olympus vicina all’acquisto di sensori Kodak da utilizzare nelle sue prossime evil micro quattro terzi.
Fino ai primi mesi del 2011 l’azienda sarà costretta ad utilizzare solo sensori prodotti da Panasonic, dopodiché sarà libera di firmare un accordo con Kodak. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui non abbiamo visto arrivare una nuova Pen al Photokina.
Il sensore scelto avrà una risoluzione da 16 megapixel e sarà dotato di otturatore elettronico consentendo, quindi, l’eliminazione di quello meccanico. Sembra che nel reparto ricerca e sviluppo di Olympus si stia pensando anche ad un sistema di fotocamera modulare ed una nuovo ipotetico Super4/3 per il quale non ci sono ancora informazioni dettagliate.
Via | 43Rumors
Olympus userà i sensori Kodak? é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di mercoledì 10 novembre 2010.
Tags: azienda, cina, Di Se, foto, fotocamera, informazioni, Kodak, mare, Megapix, megapixel, MICRO, motivi, nazione, oled, Olympus, panasonic, Pensa, photo, Photokina, pixel, Primi, Primi Mesi, ricerca, Rumors, sensore, sensori, soluzione, stia, Super4, sviluppo, Tokina, vociThom Hogan, le previsioni per il 2011
martedì, 16 novembre 2010

Come ogni anno Thom Hogan ha pubblicato i suoi pensieri su quello che succederà nel 2011. Potete anche controllare quanto di quello che aveva previsto per il 2010 si è effettivamente avverato.
Quel che sicuramente vedremo nel 2011 saranno le reflex full frame che sono mancate quest’anno. Prima di entrare nel dettaglio vi proponiamo le liste dello stato dei vari marchi.
| Molto successo | Poco successo | Difficile da stimare |
| Leica Nikon Panasonic |
Canon Fujifilm Kodak Sigma Samsung |
Sony Casio Pentax Ricoh Olympus |
Canon
Sembra che Canon non si stia rendendo conto del mercato che le cambia attorno. Infatti continua a riproporre la medesima strategia del passato: più megapixel, aggiunta del video, ma la stessa reflex. Non si vede molta innovazione, mentre le altre aziende si stanno accapigliando sugli ultimi ritrovati della tecnica a partire dai sistemi di messa a fuoco a quelli di metering.
Nel 2011 sicuramente vedremo arrivare la Canon 1Ds mark IV con una risoluzione di 32 megapixel ed una Canon 5D Mark III che spingerà ancora molto nel segmento video per ripetere il successo della precedente. Oltre a questo non c’è molto all’orizzonte. Non si parla assolutamente di sistemi tipo evil e la risoluzione sulle APS-C è già arrivata al massimo possibile. Per invogliare nuovi utenti a scegliere Canon è necessario rivedere la strategia e proporre qualcosa di innovativo.
Nikon
Il 2010 per Nikon è stato un’ottima annata con crescita sotto ogni punto di vista ed un po’ di innovazione. Sembra, inoltre, che la dirigenza si renda conto che bisogna avere una politica diversa dal “more pixels, more video”.
Il 2011 potrebbe essere una grande annata per Nikon che inevitabilmente annuncerà D800, D400 e D4. Sarà interessante vedere come verranno ricevute dal mercato nei confronti degli analoghi modelli di Canon.
Sony
Sony quest’anno è partita per la tangente proponendo due sistemi innovativi: Nex e SLT. La loro politica con le reflex tradizionali non si è rivelata un successo, ma con questa mossa rischiosa possono riuscire ad ottenere ampie fette di mercato. Ammesso che mantengano tutte le promesse per il futuro.
Sicuramente arriverà la reflex che prenderà il posto della A700 con qualche interessante caratteristica, ma è poco probabile che possa essere al livello della concorrenza di CaNikon e di ottenere grandi fette di mercato. C’è la possibilità che abbia un sensore da 24 megapixel, ma non sono molti gli obiettivi di Sony ad essere nitidi con una simile risoluzione. Nel 2011 potrebbero arrivarne 5 nuovi, fra cui anche il 200mm. Non mancheranno nuove evil e nuovi obiettivi anche per i nuovi sistemi.
Olympus
Olympus così come Sony sta scommettendo su un sistema diverso dalle reflex tradizionali decidendo di abbandonare il 4/3. A differenza di Sony oltre a produrre obiettivi per il micro quattro terzi i suoi utenti potranno utilizzare nativamente anche quelle prodotte dagli altri marchi del consorzio. Una carta che potrebbe essere vincente.
Nel 2011 vedremo probabilmente due nuovi modelli il cui scopo fondamentale sarà contenere i costi di produzioni, e quindi di vendita, mantenendo le medesime prestazioni di quelli attualmente sul mercato. Sarà interessante vedere la micro quattro terzi professionale che sicuramente debutterà il prossimo anno poiché tutto il team di sviluppo è ormai focalizzato su questo sistema.
Panasonic
Anche in Panasonic hanno deciso di scommettere tutto sul micro quattro terzi, ma nel 2010 hanno fatto un grave errore che si spera non venga ripetuto con i nuovi modelli. La GH1 è un’ottima evil e molti hacker hanno modificato il firmware per ottenere di più, ma l’azienda ha cercato di bloccare il tutto dimostrando di non capire le esigenze dei suoi stessi utenti.
Nel 2011 vedremo sicuramente nuovi modelli di evil micro quattro terzi, ma arriveranno anche molti obiettivi, sicuramente dei fissi grandangolari su cui l’azienda essersi specializzata ultimamente. Purtroppo la scelta di nomi contenenti tutti la lettera G ed il numero 2 potrebbero confondere i potenziali utenti (GH-2, G2, G20, GF-2).
Pentax
Purtroppo la situazione di Pentax nonostante le novità non è ancora rosea come si meriterebbe. Non ci sono molte indiscrezioni anche se potrebbe arrivare una evil.
Leica
Il 2010 ha visto Leica lavorare per riuscire a soddisfare la domanda per i suoi nuovi modelli, ma la vera sfida la combatterà nel 2011 quando dovrà dimostrare di essere cambiata continuando ad innovare.
Nel 2011 vedremo sicuramente due nuovi obiettivi sia per il sistema S sia per il sistema M. Probabilmente arriverà una X2 con un 35mm f/2. Potrebbero sbancare il mercato producendo i loro classici fissi per il micro quattro terzi, ma sicuramente non si cimenteranno mai in quest’impresa.
Sigma
Purtroppo nonostante l’annuncio dell’interessante DP1 non sembra ancora attirare molta attenzione da parte di nuovi potenziali utenti.
Samsung
Samsung nel 2011 cercherà di trovare una nicchia di mercato in cui superare la concorrenza e la sua video camera NX100 potrebbe essere il suo cavallo di battaglia, ma al momento sta ricalcando, con un po’ di ritardo, le mosse di Panasonic. Arriveranno sicuramente nuovi corpi NX, ma la mancanza di obiettivi di qualità potrebbe penalizzare quest’azienda.
Thom Hogan, le previsioni per il 2011 é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di lunedì 08 novembre 2010.
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giovedì, 18 febbraio 2010

Dopo quasi un anno e mezzo dall’introduzione della pellicola Kodak Ektar 100 (ed uno da quella medio formato) ora è arrivata anche in versione grande formato.
A partire da aprile saranno disponibili due nuove versioni della Ektar 100: 4×5? e 8×10?. Kodak vuole aumentare il successo ottenuto finora con questa pellicola che ha già portato a casa il Technical Image Press Association (TIPA) 2009, ilProfessional Photographers’ Hot One Award 2009 e 2010 el’ American Photo Editor’s Choice Award 2009.
La pellicola Ektar 100 ha dei colori molto vividi ed incorpora la tecnologia Kodak Vision Motion Picture Film per ottenere un dettaglio ineguagliabile per i fotografi che vogliono il massimo della risoluzione.
Via | PdnGearAndGuide
Pentax 645D, il teaser sul sito
venerdì, 12 febbraio 2010

Sembra che ormai sia diventata una moda l’utilizzare i teaser prima dell’annuncio di fotocamere professionali.
Questa volta tocca a Pentax e la sagoma che vedete in copertina con tutta probabilità sarà la nuova medio formato digitale Pentax 645D che come abbiamo preannunciato dovrebbe arrivare entro la fine di marzo. In questo caso la data più probabile sembra essere un qualsiasi giorno prima della fiera giapponese CP+ (11-14 marzo).
Ricordiamo che sono già note alcune caratteristiche come il sensore da 39 megapixel, probabilmente fabbricato da Kodak, ed il supporto per DNG.
Via | 1001NoisyCameras
Leica M9, finalmente l’annuncio
giovedì, 10 settembre 2009

Come ormai sapevano tutti è appena stata annunciata, nella conferenza stampa web, la nuova Leica M9.
All’interno è presente un sensore da 18 megapixel full frame sviluppato da Kodak su precise indicazioni di Leica con un filtro per tagliare via tutto lo spettro infrarosso. Secondo l’anteprima di DPReview il sensore della M9 è uno stop di luce più sensibile rispetto alla M8.
L’otturare è controllato da un microprocessore e secondo l’azienda il risultato è un rumore poco percettibile. Lo stile è sempre quello classico dell’azienda, ma sono stati aggiunti alcuni tasti per l’accesso rapido alla sensibilità iso e per le numerose modalità automatiche. Il prezzo? 8004$ cioè 5526€.
Via | DPReview
FOTOGRAFIA CELESTE A VASTO CAMPO
domenica, 16 agosto 2009
Prof.Angelo Meduri
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Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’immagine su un supporto. La fotografia celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di immagini. In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:
1)  E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la fotocamera in quel giorno;
2)  L’immagine così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;
3)  Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;
4)  Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;
5)  La zona di cielo inquadrata da una fotografia è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.
L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la fotografia analogica in favore di quella digitale, infatti la fotografia digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.
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Una reflex a pellicola.
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   Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica reflex per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso. La macchina fotografica deve essere quindi reflex, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche. Â

Fotocamera reflex digitale moderna.
   Gli obiettivi fotografici comuni sono diffusissimi, spesso vengono sottovalutati, ma consentono di ottenere immagini spettacolari, se utilizzati opportunamente. Il 50mm è chiamato normale, perché inquadra le cose come l’occhio umano, mentre gli obiettivi con focali più corte vengono chiamati grandangolari e quelli con lunghezze focali maggiori del 50mm teleobiettivi.   La fotografia astronomica a vasto campo si occupa delle costellazioni, degli oggetti del profondo cielo (nebulose, ammassi stellari, galassie), della Via Lattea, delle meteore e delle comete. La lunghezza focale F dell’obiettivo determina l’ampiezza del campo inquadrato, che deve essere scelto in relazione alle dimensioni dell’oggetto da fotografare. Per la Via Lattea, presa da una parte all’altra dell’orizzonte, occorre adoperare focali da 8mm a 17mm di tipo fish-eye (occhio di pesce, 180° di campo inquadrato). Per ingrandire alcune parti occorrerà un 50mm oppure un 85mm, o più, mentre per avere sul fotogramma anche i particolari del paesaggio sarà utile un super-grandangolare di 14-20mm. Se si vuole fotografare invece la nebulosa di Orione ci vorrà una focale superiore ai 300mm. La tabella riporta le dimensioni angolari del campo inquadrato da ogni obiettivo sul fotogramma 24×36mm del piccolo formato 35mm. Naturalmente, si possono adoperare formati più ampi, o più piccoli, come il formato APS (1,5-1,6 volte più piccolo del 35mm). Â
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|
Lunghezza focale in mm |
Dimensioni del campo |
Angolo sulla diagonale del formato 35mm |
|
14 |
81,2° × 104,2° |
114,2° |
|
18 |
67,3° × 90,0° |
100,4° |
|
20 |
61,9° × 83,9° |
94,5° |
|
24 |
53,1° × 73,7° |
84,0° |
|
28 |
46,3° × 65,4° |
75,3° |
|
35 |
37,8° × 54,4° |
63,4° |
|
50 |
26,9° × 39,5° |
46,7° |
|
85 |
16,0° × 23,9° |
28,5° |
|
105 |
13,0° × 19,4° |
23,2° |
|
135 |
10,1° × 15,1° |
18,2° |
|
200 |
6,8° × 10,2° |
12,3° |
|
300 |
4,5° × 6,8° |
8,2° |
|
400 |
3,4° × 5,1° |
6,1° |
|
600 |
2,2° × 3,4° |
4,1° |
|
800 |
1,7° × 2,5° |
3,0° |
|
1000 |
1,3° × 2,0° |
2,4° |
|
2000 |
41’ × 62’ |
1,2° |
|
3000 |
28’ × 42’ |
50’ |
 Â
Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:
1)  il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi   durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;
2)  il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;
3)  la luminosità dell’immagine fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;
4)  gli zoom distorcono le immagini più facilmente;
5)  gli zoom pesano di più.
Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle immagini: essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno immagini straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre immagini puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.
L’apertura relativa (o luminosità f=F/D) di un obiettivo fotografico convenzionalmente varia secondo il tipo di progetto adottato. Solitamente è possibile fare variare la luminosità da un massimo (2,0) ad un minimo (22,0). Tra uno scatto e l’altro c’è una variazione del 50% (il diametro D si riduce di 1,4 volte), perciò se si apre di uno stop un obiettivo si avrà il doppio della luce, mentre se di chiude di uno stop si otterrà una riduzione della metà . Le grandi aperture sono assai vantaggiose in astronomia, poiché gli oggetti celesti hanno basse luminosità intrinseche e si deve inseguire per lungo tempo.

Alcuni filtri per obiettivi.
       L’inseguimento si effettua su di una montatura equatoriale con motore, dato che la Terra si sposta e gli oggetti sorgono, culminano e tramontano. Un errore comune che si osserva nelle foto a vasto campo è l’uso costante degli obiettivi alla massima apertura. Poiché quasi tutti gli obiettivi delle macchine reflex sono stati progettati per offrire la prestazione migliore a 1-2 valori dopo la massima apertura, l’uso dell’obiettivo a tutta apertura spesso accentua le aberrazioni, produce una vignettatura eccessiva e causa velature forti ed irregolari. Le ottiche delle macchine fotografiche comuni sono state progettate in modo da rispondere alle necessità dell’utente medio. Questi requisiti non sono tanto rigorosi come quelli della fotografia stellare, che è il test più severo per ogni obiettivo. Le aberrazioni sono difetti degli obiettivi che non si vedono facilmente sui ritratti o sulle fotografie di paesaggio. Oltretutto, nella maggior parte delle applicazioni di tutti i giorni, il fotografo è interessato soltanto alla parte centrale della fotografia, così le aberrazioni ai bordi passano inosservate. Per di più, nella maggior parte delle applicazioni fotografiche, gli obiettivi vengono utilizzati raramente in prossimità della massima apertura, il che rende meno appariscente la presenza delle aberrazioni e della vignettatura (=perdita di luce ai bordi).
Per le applicazioni astronomiche, il test più semplice per determinare l’apertura di diaframma migliore di ogni dato obiettivo è eseguire una serie di foto guidate del cielo notturno. Se l’obiettivo deve essere diaframmato oltre 2 valori dopo la massima apertura per ridurre le aberrazioni e la vignettatura a livelli accettabili, servirà poco nel lavoro astronomico. I vantaggi del diaframmare sono duplici: non solo si sopprimono le aberrazioni e la vignettatura, ma si riduce anche il velo di fondo, migliorando il contrasto da ogni parte. Con le nuove pellicole supersensibili che stanno uscendo, un’esposizione di 20 minuti a f/4 con una pellicola da 1000 ISO produrrà risultati stupendi. Con i sensori digitali riducete il tempo di posa almeno ad un terzo. Poiché le fotografie eseguite con un obiettivo da 50mm ed un motorino d’inseguimento di buona qualità non dovrebbero essere guidate con cannocchiali e oculari con crocicchio, non c’è motivo di rinunciare alla qualità per fare un’esposizione più breve. Per migliorare ulteriormente la resa degli obiettivi è conveniente utilizzare talvolta un filtro (UV, Skylight, giallo o rosso). Di recente sono comparsi sul mercato alcuni filtri, detti interferenziali, che bloccano certe lunghezze d’onda e ne trasmettono invece altre, tuttavia il loro costo resta ancora elevato.

Le tracce stellari lasciate dopo 45 minuti di posa a f/4 con un obiettivo di 35mm su pellicola di 400 ISO.
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   L’attrezzatura ideale comprende quindi una serie di obiettivi per poter riprendere meglio i vari aspetti del cielo nelle diverse stagioni. In estate potete fotografare bene la Via Lattea, molte nebulose e ammassi aperti. In autunno puntate gli obiettivi sulla galassia di Andromeda, l’ammasso doppio del Perseo e su Cassiopea. D’inverno spiccano Orione con le sue nebulose ed il Toro con i suoi ammassi. Disporre di diversi obiettivi vi servirà per riempire meglio il fotogramma secondo l’oggetto desiderato. Occorrono, in linea di massima, un 24mm, un 50mm ed un 300mm, oppure uno zoom 28-70mm ed un 300mm. Si può acquistare poi un moltiplicatore di focale 1,4x. La possibilità di avere l’autofocus qui è inutile, giacché si lavora sempre impostando la messa a fuoco sull’infinito (∞), è importante invece disporre di una grande apertura (2 o 2,8). Se potete permettervi solo un obiettivo la scelta per eccellenza è quella di un 50mm, anche usato. Se usate il formato APS dovete impiegare invece un 30mm o un 35mm. L’impiego di un trascinatore è indispensabile ed implica pure la conoscenza della messa in stazione verso il Polo Celeste, aiutandosi con la Stella Polare. Il treppiedi (o cavalletto) è un altro accessorio indispensabile per la buona riuscita delle foto.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, fotografata con un obiettivo di 300mm a f/2,8 su pellicola di 800 ISO con una posa della durata di 8 minuti.
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   Dopo aver montato un telescopio, nel luogo prescelto, sulla montatura equatoriale, si deve sistemare correttamente tutto l’insieme in modo da poter mantenere l’oggetto celeste costantemente puntato al centro del campo per ore. Ciò significa che si deve orientare con molta precisione la montatura del telescopio per farla funzionare perfettamente dopo aver bilanciato ogni parte dell’insieme. Per orientare correttamente l’asse polare della montatura esistono vari metodi, qui ne descriverò uno. E’ un metodo approssimato, che consente di fotografare con strumenti di corta focale in tempi abbastanza brevi. Questo procedimento permette di rendere l’asse polare della montatura parallelo all’asse di rotazione terrestre, in modo da riuscire ad annullare gli effetti del moto diurno, come previsto dalla teoria. Nell’emisfero boreale le stelle sembrano girare attorno alla Stella Polare ( Ursae Minoris), che è l’ultima stella della coda del Piccolo Carro. Gli appassionati che si recano nell’emisfero australe sono purtroppo meno fortunati dei loro colleghi, poiché le stelle prossime al Polo Sud Celeste non sono splendenti come la Stella Polare. Dunque, le stelle più vicine ai poli celesti sono la Polare (di magnitudine +2) e la σ Octantis (di magnitudine +5,5), che distano rispettivamente 48’ e 59’. Innanzi tutto, si deve mettere in piano la montatura equatoriale, regolando la lunghezza delle gambe del treppiedi ed osservando la posizione della bolla di livello, finché non si sposta proprio sul centro. Le montature equatoriali alla tedesca spesso sono corredate da un cannocchiale polare (ad esempio 6×30, 8×50, 9×60, ecc.), perciò basta osservare direttamente nel cannocchiale per orientare correttamente l’asse della montatura. In pratica, la Polare deve rientrare in un apposito circoletto. Il cannocchiale polare ha un reticolo illuminato che contiene pure le posizioni delle stelle del campo vicine alla Stella Polare, regolabile tramite un disco orario ed un cerchio datario. I reticoli speciali servono proprio a facilitare l’allineamento polare della montatura. Questa regolazione permetterà di sistemare definitivamente l’inclinazione dell’asse polare della montatura e sarà utile ogni volta che si ritorna a fotografare sullo stesso sito.Â

Stelle sopra la città fotografate con un obiettivo di 24mm aperto a f/2.8 per 60s a 800ISO.
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 Il problema più difficile da risolvere per la fotografia celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.
Comunque, non crediate che sia possibile ingrandire le stelle come piccoli globi, perché la loro distanza richiede focali di 200 metri. Di conseguenza, una stella resterà sempre un puntino sia con un obiettivo di 35mm, che con un 2000mm.
Per evidenziare la rotazione della volta celeste stellata, basta sistemare la fotocamera su un treppiedi, fare scattare l’otturatore via cavo e lasciarlo aperto diversi minuti, anche fino a 10-15 minuti per pose digitali, usando basse sensibilità , come 100 ISO, e diaframmi piuttosto aperti, come 2.8 o 4. Con le pellicole la posa deve essere unica, anche di diverse ore, mentre in digitale si sommeranno diverse foto al computer, sempre per ottenere come risultato finale delle strisce lasciate dalle stelle più luminose nel cielo notturno. Per quanto riguarda le pellicole da utilizzare (fresche e ben conservate), è opportuno sceglierne una piuttosto sensibile 400-1600 ISO, se invece si vogliono ottenere stelle puntiformi. Inoltre, quando si porta a sviluppare il rullino, occorre specificare che si tratta di foto astronomiche senza margini ben definiti e che si devono sviluppare senza tagliare la pellicola (si dice sviluppo in striscia). Durante la fase dello sviluppo, infatti, il macchinario o l’operatore potrebbero tagliare a metà una foto, perché fanno fatica a distinguere lo spazio vuoto tra due fotogrammi e lo sfondo del cielo, solitamente sempre nero. Il tempo di posa limite in minuti è dato dalla seguente tabella, per un cielo buio, limpido e senza Luna. Si tiene conto anche del difetto di reciprocità delle pellicole impiegate.

Rotazione delle stelle attorno al polo celeste nord ottenuta con un obiettivo di 35mm a f/4 e 2 ore a 200ISO.
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Tabella del tempo limite di saturazione in minuti per varie pellicole e cieli assai bui.
|
Apertura |
100 ISO |
250 ISO |
400 ISO |
800 ISO |
1600 ISO |
|
2,0 |
66 min. |
24 min. |
14 min. |
6 min.             |
3 Â min. |
|
2,8 |
141 |
50 |
30 Â |
14 Â |
6 Â |
|
3,5 |
233 |
83 |
49 Â |
23 Â |
10 Â |
|
4,0 |
315 |
113 |
66 Â |
30 Â |
14 Â |
|
5,6 |
671 |
240 |
141 Â Â |
65 Â |
30 Â |
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Tempo limite in secondi per macchine fisse sul treppiedi e stelle puntiformi
|
Obiettivo |
0° |
30° |
45° |
60° |
|
20mm |
30 sec. |
35 sec. |
42 sec. |
60 sec. |
|
24mm |
25 |
29 |
35 |
50 |
|
28mm |
21 |
25 |
30 |
43 |
|
35mm |
17 |
20 |
24 |
34 |
|
50mm |
12 |
14 |
17 |
24 |
|
100mm |
6 |
7 |
8 |
12 |
|
300mm |
2 |
2 |
3 |
4 |
La distanza in gradi è dall’equatore celeste, distante 90° dalla stella Polare.
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Tipo di astrofotografia |
Pellicola consigliata |
Obiettivo e tempo di posa |
|
Congiunzioni di pianeti Luminosi al tramonto con La Luna |
100-400 ISOÂ come Kodak Ektachrome E200 Fuji Provia 400F |
35-70mm a f/2.8 Scattare quando l’esposi- metro segna 1-8 secondi |
|
Costellazioni, aurore |
800 ISO come Fuji Superia X-tra 800 |
20-50mm a f/2.8 20-40 secondi |
|
Costellazioni, Via Lattea, stelle cadenti, con motore |
800-1600 ISO |
8-50mm a f/2.8 5 minuti |
|
Foto con inseguimento al telescopio |
800-1600 ISO |
14-300mm a f/2.8Â Fino a 5 minuti |
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sabato, 8 agosto 2009
Con la nuova cornice digitale KODAK Easyshare S730 dotata di batteria al litio ricaricabile incorporata è possibile guardare le fotografie sullo schermo Lcd ovunque e condividere le immagini come sul classico album. Le modalità di visualizzazione includono uno Slideshow a tutto schermo Lcd che può mostrare solo immagini, oppure un orologio o un calendario affiancato alle foto. La modalità Collage, invece, fa scorrere un’intera collezione e mostra quattro immagini per volta scelte a caso. Quando l’attenzione degli utenti viene attirata da un’immagine in un collage selezionando una foto e premendo il tasto Picture Finder la cornice automaticamente rileva e mostra tutte le immagini scattate nella stessa data. La cornice (149 euro) ha una memoria da 1 GB per 8000 scatti, e consente anche la funzione plug and play per vedere immediatamente le fotografie di contenute in una memory card o una chiavetta USB.
Chiusa la Rollei: chi la salverà ? – www.reflex.it
sabato, 8 agosto 2009
La Francke & Heidecke, fondata nel 1920, non era più in grado di continuare l’attività ed è stata chiusa. La piccola produzione di fotocamere biottica per collezionisti (versione gold, foto) non poteva mantenere in piedi la struttura nonostante l’ultimo maggior azionista, subentrato nel 2008, avesse cercato di migliorare le cose. Oltre ai 131 dipendenti, la chiusura mette in crisi Sinar e Leaf che commercializzano una medio formato prodotta da Rollei con, rispettivamente, le sigle Hy6 e AFi per i loro dorsi digitali. Questo modello aveva assunto notevole importanza da quando la Hasselblad con la H3D aveva deciso di abbandonare l’idea di corpi “aperti” ovvero sui quali si potesse montare qualunque dorso digitale chiudendo così la porta a Sinar e Leaf. Chi salverà l’operazione? Per ora tutto tace, ma è possibile che una soluzione possa essere trovata nell’interesse delle due aziende che fanno capo alla Jenoptic e alla Kodak che, tra l’altro, stava vendendo Leaf alla Phase One che aveva già acquistato la giapponese Mamiya.
Kodak, sensori PMOS per ridurre il rumore
venerdì, 10 luglio 2009
pubblicato da Derfy in: Hardware e tecnologia Kodak

Per anni c’è stata una competizione fra i favorevoli alla tecnologia CCD e quelli alla tecnologia CMOS.
Entrambe hanno presi e benefici da valutare attentamente, ma ora Kodak ha rilasciato il nuovo tipo di sensore PMOS. I normali CMOS generano al più un’elettrone quando vengono colpiti da un fotone come abbiamo già visto durante la spiegazione dei Sensori Multi-Exciton Generation.
I Pmos invece generano corrente quando non c’è luce e quando vengono colpiti da un fotone non producono elettroni. Si tratta di una tecnologia che potrebbe aiutare a ridurre la quantità di rumore generato in condizioni di luce scarsa.
Via | AdvanceImagingPro
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