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Articoli marcati con tag ‘intervista’

R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

sabato, 23 aprile 2011
listen it it R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

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Vi presento oggi un’intervista con Seth Kriebel curatore di un particolare programma di residenza artistica: R&R, ovvero Rules & Regs.

Il programma nasce sette anni fa e da allora ha ospitato oltre 100 artisti. La ua particolarità consiste nel metodo sviluppato e nel concept. Gli artisti, una volta selezionati, sono infatti chiamati a creare la propria opera come prodotto della residenza, seguando uno specifico “set” di regole fissate da R&R. Immaginate un gruppo di artisti che non si conoscono e che per un periodo vivranno – diciamo – in gruppo con l’obiettivo di realizzare ognuno una nuova opera: tutti, però, riceveranno le stesse regole per idearla (esempio per capirsi: “onora il padre e la madre”) e così via. Questa semplice idea innesca una serie di dinamiche che li portano a confrontarsi, a collaborare e a mettersi in gioco, anche provando nuove strade rispetto a quelle battute solitmente. Per rappresentare questa intervista ho scelto una foto tratta dalla ome del sito, che mi è sembrata sottilmente ironica e divertente.

L’intervista di Seth, che trovate dopo il salto in italiano e in inglese (con l’invito a leggere la versione originale), mi colpisce per l’entusiasmo e la passione che traspare dalle sue parole, e per il genuino desiderio di creare nuove opportunità in favore degli artisti. L’ultima sperimentazione di R&R è infatti un programma di residenza digitale, un primo esperimento di cui vi parlerà lui stesso.

Buona lettura

Rules & Regs: ci spieghi la storia del progetto?

Rules & Regs è un programma di residenza focalizzato sullo sviluppo della pratica artistica. Digital R&R è per noi un primo esperimento. Fino ad ora abbiamo sempre lavorato “live”, con artisti che si occupano di performance. In ogni programma R&R, gli artisti producono una nuova opera in base ad un set di regole. Le regole sono pensatee per spingere gli artisti ad esplorare nuovi metodi di lavoro e, considerando che devono produrre qualcosa da mostrare alla fine della residenza, il focus è sullo sviluppo, non sul prodotto. R&R ha sette anni di vita e abbiamo lavorato con oltre 100 artisti. Abbiamo raffinato il nostro modello di sviluppo negli anni e adesso stiamo crecando di capire come applicarlo a nuovi contesti. Digital R&R rappresenta per noi un passo eccitante…

Digital R&R nasce come una collaborazione con Videoclub: ci racconti qualcosa di più su questa nuova parnership?

Jamie Wyld (Videoclub) ha supportato R&R sin dall’inizio, ma sempre “dietro le quinte”. Appena si sono verificate le condizioni per poter lavorare insieme su Digital R&R la partnership è stata spontanea. Avendo giocato un ruolo fondamentale nella creazione del progetto, Jamie conosce R&R dentro e fuori. Sono veramente contento di poter lavorare insieme a lui in questa nuova esperienza – francamente non avrei potuto sperare in un curatore migliore per Digital R&R.

Del progetto trovo intrigante l’idea di “obbligare” gli artisti a seguire delle regole nella creazione dell’opera: mi sembra una sorta di “disciplina” che può stimolare il processo creativo. Cosa ne pensi?

L’idea delle regole – per tutti i tipi R&R – è di stimolare gli artisti a esaminare quello che fanno usualmente e a provare qualcosa di nuovo. È un ritirarsi, una pausa dal lavoro “normale”.
La chiave, dal nostro punto di vista, è aiutare gli artisti a trovare il giusto assetto mentale – a supportare la riflessione critica. Una volta che gli artisti sono focalizzati sull’obiettivo del progetto – ovvero interrogare e sfidare il loro processi consolidati – abbiamo fatto metà del lavoro. È qui che le regole entrano in gioco. Non facciamo le regole prima di sapere con chi lavoreranno gli artisti. Le regole sono create in risposta alla pratiche degli artisti. In questo modo possiamo effettivamente incoraggiarli a provare nuove prospettive o sviluppare aspetti “laterali”.
In ogni programma R&R, il gruppo di artisti lavora a partire dalle stesse regole. Questo aiuta lo sviluppo collaborativo del gruppo – sono tutti nella stessa barca. Praticamente in modo inevitabile, tendono a formare un gruppo di supporto fra di loro… scambiando idee e dando feedback critici agli altri. La velocità a cui la comunità di crea è fantastica. Ed è una parte fondamentale del progetto.
Le regole, applicate in questo modo, possono stimolare una creatività straordinaria! In alcuni casi, il programma R&R può avere un impatto decisivo sulla prassi di un artista. Per alcuni apre nuovi finestre di esplorazione, creando lo spazio per farsi domande su se stessi. In ogni caso, noi speriamo che sia un cambio “rinfrescante” e che l’artista torni al suo lavoro rinvigorito.

Una curiosità: perchè scegliete due aristi alla volta?

Di soluto sono di più! Ogni residenza R&R “live” R&R ha da 3 a 6 artisti e noi li incoraggiamo a interagire il più possibile per rafforzare lo spirito di gruppo. Digital R&R è il primo esperimento in cui applichiamo questo modello alla sfera digitale. È un test. Per questo battesimo abbiamo voluto rendere le cose relativamente semplici per capire come il modello si potrebbe trasferire all’arte digitale.

Ultima domanda: cosa ti apetti da questo nuovo esperimento?

Per questo Digital R&R ho la stessa speranza che per ogni altro R&R. Che sia un’utile, stimolante esperienza per gli artisti. In questo caso, sono anche curioso di vedere come R&R funziona nel mondo virtuale. R&R riguarda essenzialmente la connesione. Una persona che guarda un’altra negli occhi e suggerisce un’altra strada da percorrere. La possibilità rappresentata dall’arte digitale di sperimentare nuovi tipi di connessione è incredibilemnte eccitante.


[ORIGINAL VERSION IN ENGLISH]

Rules & Regs: could you explain us the story of the project?

Rules and Regs is a residency programme with a focus on developing artistic practice. Digital R&R is a first for us: Until now, R&Rs have always been “live”: For artists working in performance. In each R&R programme, artists make new work in response to a set of rules. The rules are there to nudge the artists into new ways of working and, although the artists must produce something to show at the end of the residency, the focus is on development, not product.
R&R is seven years old and we’ve worked with over 100 artists. We’ve refined our development model over the years and we’re now looking at how we can apply it to new situations. Digital R&R is an exciting step for us…

Digital Rules & Regs is in collaboration with Videoclub: could you tell us more about the story of this new pertnership?

Jamie Wyld (Videoclub) has been incredibly supportive of R&R from the very beginning, but always behind the scenes. When the opportunity to work together on Digital R&R came along it was a natural partnership. Having played such an integral part in shaping the company, Jamie knows R&R inside and out. I’m very pleased we’re able to work together in this new way – there’s no one better to curate the first Digital R&R.

I found intriguing the idea to “oblige” artists to follow a set of rules in creating an artwork: it seems to me a kind of “discipline” that can stimulate a lot creative process. What do you think about?

The idea of the rules – for all R&Rs – is to challenge the artists to examine what they usually do and try something different. It’s a retreat, a break from “normal” work

The key, from R&R’s point of view, is to help the artists get into the right frame of mind – to support their critical self reflection. Once the artists are focused on the objective of the project – to interrogate and challenge their usual processes – we’re halfway home. This is where the rules come in: We don’t make the rules until we know which artists we’ll be working with. The rules are made in response to the artists’ practices. This way we can more effectively encourage them to step sideways or try a new perspective.

In each R&R programme, the group of artists all work in response to the same rules. This helps to bring the group together – they’re all in the same boat. Almost inevitably, they form a support group for each other… exchanging ideas and giving critical feedback. The speed at which the community forms is wonderful, and is a very important part of the programme.

The rules, applied in this way, can stimulate extraordinary creativity! In some cases, the R&R programme can have a fundamental impact on an artist’s practice. For others, it opens new vistas to exploration and allows them the space to ask questions of themselves. In all cases, we hope it serves as a refreshing change and that the artists return to their practices reinvigorated.

Why do you choose 2 artists at the time?
Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.
We usually choose more! Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.

>> Last question: what do you expect from the program?

I have the same hopes for this Digital R&R that I have for all R&Rs: That it is a helpful, stimulating experience for the artists. In this case, I’m also curious to see how R&R works in the digital orld. R&R is, at its heart, all about connection: One person looking at another and suggesting new avenues of exploration. The possibilities presented by digital art to experiment with new types of connections is incredibly exciting!

R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel é stato pubblicato su artsblog alle 11:02 di venerdì 22 aprile 2011.

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

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 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

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Blödes Orchester. L’orchestra di elettrodomestici di Michael Petermann

domenica, 17 aprile 2011
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Blödes Orchester from white tube on Vimeo.

L’idea di utilizzare elettrodomestici per realizzare performance musicali non è nova, ma la Blödes Orchester ideata da Michael Petermann è straordinaria e merita la ostra attenzione.

La performance è stata ospitata preso il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo. Petermann ha proceduto selezionando una serie di elettrodomestici (rasoi, frullatori, asciugacapelli etc), realizzando una corrispondenza fra questi ultimi e gli elementi di un’orchestra. Gli elettrodimestici sono stati disposti al’interno di un piccolo anfiteatro a gradoni a riprodurre una sala concerti. A questo punto entrano in gioco sofware e programmazione, che consentono agli utensili di leggere una partitura e suonare all’unisono.

Tutto inizia con lo squillo di un telefono… Godetevi lo spettacolo.

A questo link, infine, un’intervista a Petermann interessante anche se in tedesco.

Blödes Orchester. L’orchestra di elettrodomestici di Michael Petermann é stato pubblicato su artsblog alle 21:07 di sabato 16 aprile 2011.

 Blödes Orchester. Lorchestra di elettrodomestici di Michael Petermann

 Blödes Orchester. Lorchestra di elettrodomestici di Michael Petermann

 Blödes Orchester. Lorchestra di elettrodomestici di Michael Petermann  Blödes Orchester. Lorchestra di elettrodomestici di Michael Petermann

 Blödes Orchester. Lorchestra di elettrodomestici di Michael Petermann

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‘Cercando Picasso’, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

sabato, 2 aprile 2011
listen it it Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

Giorgio Albertazzi è a teatro con Cercando Picasso, una messa in scena da testi di Pablo Picasso e Federico García Lorca per la coreografia di Martha Graham sulla guerra civile spagnola. Sul palco assieme ad Albertazzi ci saranno proprio le danzatrici della Martha Graham Dance Company. Dopo Messina e Roma, fino a domenica 3 aprile 2011 è la volta del Teatro della Pergola di Firenze.

Uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che è anche un grande omaggio a tutte le avanguardie artistiche del novecento e a quell’idea beckettiana del teatro come arte totale, aperto ad includere diverse forme e modalità espressive. La scrittura di Garcia Lorca assume nuove sfumature con la voce di Albertazzi, aperta a nuove interpretazioni.

Non è la prima volta che Antonio Calenda lavora con Albertazzi e dirigere l’attore 86enne attraverso la personalità del vecchio Picasso deve essere stato anche assecondarne alcuni tratti. La verve creativa, la forza d’animo, la mordente passione per il proprio lavoro e un fremito di lussuria, accompagnano sempre personaggi del loro calibro. Le scene e i costumi sono di Pier Paolo Busceri. Una grande tela bianca e alcuni mobili, al centro un letto in cui il pittore vive, sogna e potrebbe morire, e poi fogli e disegni.

Dopo la tappa fiorentina, non sono ancora state annunciate le nuove date dello spettacolo che proseguirà in Italia e in Europa.

‘Cercando Picasso’, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze é stato pubblicato su artsblog alle 16:48 di giovedì 31 marzo 2011.

 Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

 Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

 Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze  Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

 Cercando Picasso, intervista a Giorgio Albertazzi alla Pergola a Firenze

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GeoTagging all’italiana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

giovedì, 20 gennaio 2011
listen it it GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

5e7b5 Schermata20110119a22.25.49 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

Come avrete sicuramente notato, da qualche tempo abbiamo iniziato a dar voce diretta agli sviluppatori attraverso le interviste. Ogni giorno riceviamo parecchie segnalazioni di applicazioni per iOS e OS X e tra queste selezioniamo quelle più interessanti.

L’obiettivo di queste interviste è quello di condividere il dietro le quinte dello sviluppo per iOS con voi lettori. Ogni sviluppatore ha una sua storia, un suo background, una serie di ragioni che lo hanno spinto a misurarsi. Noi di melablog crediamo nel valore di questo background ed è per questo che con grande curiosità vi proponiamo le storie di questi sviluppatori.

Questa volta abbiamo scelto l’applicazione sviluppata da Fabrizio Bartolomucci. Si chiama Virtual Tags e l’idea di fondo è molto affascinante: permette di lasciare messaggi virtuali nello spazio circostante. Ma lasciamo la parola a Fabrizio.

Ciao Fabrizio, spiegaci che cosa fa la tua applicazione.

L’applicazione permette di scrivere messaggi dove si vuole che saranno poi visualizzati come nuvolette sospese nel luogo dove sono state lasciate. L’uso semplice ne amplifica al massimo l’utilizzo al modo di quanto sia possibile con mezzi reali, tuttavia estendendo questa possibilità a luoghi dove ciò non è possibile, vietato o semplicemente inopportuno.

L’idea alla base della tua applicazione mi ha molto colpito: cosa ha ispirato la realizzazione di un’applicazione di questo tipo?

Mi hanno già posto questa domanda, ma sinceramente non ricordo esattamente. Posso solo citare di aver commissionato un’applicazione sul tipo “caccia al tesoro” basata su GPS ad una società anglo-indiana in estate che tuttavia dopo aver ricevuto l’acconto e spedito un prototipo non funzionante si è dileguata: cosa che mi ha spinto a prendere lo sviluppo nelle mie mani e ad aggiungere il linguaggio Objective-C al novero di quelli con i quali posso lavorare. Molto utile a questo proposito un corso che ho seguito presso la Medita di Roma tenuto da tre insegnanti macedoni.

Da diverso tempo “realtà aumentata” e “geo-tagging” sono presentate come rivoluzioni epocali destinate a cambiare le abitudini degli utenti. Malgrado diversi tentativi, anche di grande impatto, pare che stentino a conquistarsi una propria nicchia di applicabilità. Tu cosa ne pensi?

Penso che occorra che le applicazioni siano tolleranti data la precisione attuale degli strumenti di localizzazione soprattutto quando non è possibile triangolare sulle antenne telefoniche. Quindi le applicazioni che consentono di trovare il classico ago nel pagliaio come la propria auto in un mega parcheggio sono preferibilmente sostituite dall’annotare la posizione in base alle indicazioni del parcheggio.

Diverso il caso di applicazioni come Virtual Tags per la quale pochi metri di distanza dal luogo di riferimento fanno poca differenza per l’utente.
C’è ovviamente il problema sociale che riguarda questo tipo di applicazioni di trovarsi a girare intorno a se guardando il telefonino, ma era anche imbarazzante “parlare da soli” ai tempi dei primi microfoni bluetooth e quindi penso anche questo comportamento sarà entro breve tempo “assorbito”. Ovvio che quando saranno messi in circolazione occhiali “aumentati” sarà tutto diverso. Allora si potranno vedere le nuvolette da una parte, i risultati sportivi guardando in basso, le previsioni del tempo in alto, il menu sovrapposto al ristorante e gli interessi di una persona scritti sopra di essa.
Una cosa simile è già in esercizio per i piloti militari.

Hai già esperienze come sviluppatore per altre piattaforma mobili, oppure iOS è la prima?

E’ la prima; sono laureato in Scienze dell’Informazione a Pisa e finora ho lavorato solo su piattaforme desktop prevalentemente in ambiente Windows, nonostante sia un appassionato della piattaforma Mac praticamente dai tempi della tesi di laurea: scritta sul Mac Classic del relatore.

Come ti sembra lo sviluppo per iOS?

Gli strumenti di sviluppo di Xcode sono molto potenti, anche se purtroppo non del tutto robusti. A volte mi è capitato di avere un comportamento inaspettato, recuperare dal backup un versione precedente, riportare tutti i cambiamenti ed avere tutto che tornava a funzionare, oppure abbandonare una finestra “infestata” e dover ripartire da capo. Quello che posso consigliare agli sviluppatori è di affiancare un affidabile sistema di backup al quale occorrerà ricorrere con una certa frequenza, soprattutto per l’appunto in relazione all’Interface Builder la vera spina nel fianco degli sviluppatori, tuttavia inevitabile se si vuole godere degli automatismi del supporto.

Lo sviluppo è stato condotto autonomamente nei tre mesi di prevalente cassa integrazione dalla mia occupazione abituale dal settembre al novembre dello scorso anno, compreso l’apprendimento della piattaforma. La grafica e la musica sono stati curati da collaboratori riportati nel sito web. E’ prevista una breve revisione del supporto musicale a cura di una giovane musicista romana. Ringrazio naturalmente gli utenti del forum di sviluppo della Apple che sono davvero impagabili.

Lo spunto l’ho preso prevalentemente dall’applicazione “abortita” già citata, il cui spunto, a sua volta, deriva dalla statua di Pasquino a Roma – forse essa può in definitiva essere stata di ispirazione a questa stessa applicazione.

Prevedi di migliorare l’aspetto grafico dell’applicazione?

Sinceramente al momento non vedo cosa potrei fare di diverso: naturalmente valuterò con attenzione i suggerimenti che riceverò dagli utenti.

La tua applicazione è online da poche settimane: ti sei prefisso dei traguardi precisi in merito al numero di download?

Sto promuovendo l’applicazione in modo molto attivo, non solo per l’aspetto economico, quanto per l’effetto virtuoso che, secondo me, potrebbe avere sulle possibilità di comunicazione della società e la riscoperta degli spazi fisici per superare l’ineffabile immaterialità dei social network tradizionali, che appaiono ovunque nello stesso modo e spingono quindi gli utenti a farsi utilizzare come finestre sulla vita, quando Virtual Tags invita gli utenti piuttosto all’esplorazione fisica del territorio con la sua variabilità a distanza di pochi metri. Avere aspettative sarebbe solo fonte di delusioni. Sono convinto di aver fatto un buon lavoro e lo faccio sapere: poi toccherà ad altri farsi sedurre.

Qualche tempo fa, anche qui su melablog, abbiamo affrontato il tema della censura che Apple esercita sulle applicazioni di App Store. Qual è stata la tua esperienza? In quanto tempo hanno accettato la tua applicazione?

Circa tre settimane. Non mi lamento, hanno anche avuto modo di individuare alcuni malfunzionamenti non riscontrati nella fase di beta-test e così corretti prima della messa in commercio. In generale mi trovo d’accordo con i criteri di qualità della Apple che garantiscono che non vengano introdotte applicazioni che possano accedere e diffondere dati riservati o produrre attacchi del tipo man-in-the-middle. Mi trovo leggermente meno d’accordo sull’esclusione delle applicazioni Flash e di quelle a tema sessuale. Del resto è in atto un’adeguata classificazione delle applicazioni che garantisce che applicazioni non adeguate cadano nelle mani di coloro ai quali dovrebbero essere precluse.

In base a quali criteri hai fissato il prezzo della tua app? Dopo quanti download pensi di coprire i costi di sviluppo?

L’idea di base era stata quella di valutarla al minimo per favorirne una diffusione capillare, ma poi ho seguito il consiglio di Paperon de’ Paperoni secondo il quale per favorire le vendite è opportuno aumentare i prezzi piuttosto che diminuirli e quindi l’ho portata nella seconda fascia. Ho ragionato che avere sul proprio iPhone delle applicazioni rappresenta già un costo molto sensibile in termini di spazio di memoria occupata ed ha poco senso vendere un’applicazione ad un costo paragonabile a quello dello spazio occupato nella memoria dell’iPhone. Esemplifico: se un iPhone di € 600,00 ha 16GB, questo significa che un’applicazione di 16MB costa € 0,60 solo di spazio di memoria. L’utente è quindi fortemente stimolato a disinstallarla presto rinunciando all’investimento per recuperare spazio; per questo tra l’altro vedo con sfavore le applicazioni gratuite che ignorano per l’appunto le limitate capacità di memoria di un dispositivo mobile ed il relativo costo intrinseco, al quale spesso si aggiunge l’onere dovuto alle presenze pubblicitarie. Così ignorando la differenza tra i dispositivi mobili ed i siti web e la diversa curva nella crescita delle relative possibilità di memoria; particolarmente significativo il fatto che l’iPhone 4 è uscito dopo due anni con la stessa memoria massima della generazione precedente. Comunque Virtual Tags pesa 8MB e quindi costa “solo” € 0,30 come occupazione di memoria: meno nel modello iPhone da 32GB. E’ difficile stimare il costo di sviluppo in quanto ci sono molti costi indispensabili per lo sviluppo, ma che non si esauriscono con lo stesso. Gli unici costi focalizzati sono stati quelli per la grafica, i testi e la promozione.

Dimmi i nomi di 5 app che più ti hanno colpito in App Store?

myPantone è semplicemente splendido, nonostante il costo. Ho utilizzato i suoi straordinari strumenti di accostamento cromatico per stabilire le tinte della seconda finestra dell’applicazione sulla base di una foto di tramonto da me scattata nel castello di Heidelberg in Germania. Poi certo Star Walk e le sue possibilità di vedere il cielo stellato sul proprio schermo. Altre applicazioni che trovo molto utili sono i traduttori: ottimo il Collins Inglese-Tedesco. Tra i giochi certo Flight Control che consente di trascorrere simpatici momenti di distrazione e Asphlat 5 con il quale a volte ci si entusiasma a buttare fuori strada le macchine della polizia, imparando presto tuttavia che così facendo si perde…

Grazie mille per questa intervista.

Prego, è stato un piacere.

GeoTagging all’italiana: intervista a Fabrizio Bartolomucci é stato pubblicato su Melablog.it alle 10:00 di giovedì 20 gennaio 2011.

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci  GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

 GeoTagging allitaliana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

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Olympus E-5, l’ultima della specie?

lunedì, 26 luglio 2010
listen it it Olympus E 5, lultima della specie?

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Olympus in una recente intervista ha confermato che non ha intenzione di abbandonare la sua linea 4/3.

Recentemente, però, su Quesabesde è stata ribadita la notizia secondo cui la futura Olympus E-5 sarebbe l’ultima della specie così come conosciamo oggi la linea 4/3. La reflex che ne prenderà il posto potrebbe essere modulare e persino senza specchio, le voci corrono veloci e l’unico punto fermo è la volontà di innovare la sua serie E.

La brutta notizia per gli utilizzatore Olympus è che non verranno più svelati nuovi obiettivi fino all’evoluzione/rivoluzione.

Via | 43Rumors

Olympus E-5, l’ultima della specie? é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di domenica 25 luglio 2010.

Fonte Google News

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Canon, una evil in arrivo?

mercoledì, 21 luglio 2010
listen it it Canon, una evil in arrivo?

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Masaya Maeda, portavoce di Canon, ha confermato, durante un’intervista per Reuters, che l’azienda sta lavorando ad una reflex più piccola per contrastare la concorrenza delle fotocamere evil prodotte da Olympus, Panasonic e Sony.

Secondo Maeda il problema principale è la necessità di ridurre le dimensioni delle reflex attuali per poter raggiungere nuovi utenti e Canon si starebbe muovendo in questa direzione. Non c’è una conferma chiara sulla presenza o assenza dello specchio, quindi non possiamo affermare con sicurezza che vedremo presto una evil, ma sicuramente l’azienda sfornerà una fotocamera ad ottiche intercambiabili di dimensioni più contenute.

La rimozione dello specchio è il sistema più semplice e veloce, ma cosa avranno in serbo per noi gli ingegneri giapponesi?

Via | Reuters

Canon, una evil in arrivo? é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di mercoledì 21 luglio 2010.

Fonte Google News

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La fotografia ha bisogno di una ridefinizione, parola del presidente Nikon

giovedì, 15 luglio 2010
listen it it La fotografia ha bisogno di una ridefinizione, parola del presidente Nikon

1d3ac nikonMX La fotografia ha bisogno di una ridefinizione, parola del presidente Nikon

Qualche settimana fa il presidente di Nikon, Makoto Kimura, aveva rilasciato un’intervista in cui faceva capire che la sua azienda era pronta al lancio di una nuova fotocamera ad obiettivi intercambiabili e senza specchio (evil).

Sono stati resi noti altri dettagli di quell’intervista. Kimura spiega che Nikon vuole continuare ad essere al vertice del mercato reflex mentre apre questo nuovo segmento.

Oggi è sempre più comune scattare foto o girare video e caricarli direttamente online in uno dei numerosi siti che offrono servizi per la condivisione. Questo sta cambiando gli usi delle persone e di conseguenza anche le fotocamere dovranno aggiornarsi con una ridefinizione della fotografia.

Non sono disponibili esempi concreti, ma probabilmente si tratterà di una fotocamera con un firmware sicuramente più aperto di quello che vediamo oggi giorno sulle nostre reflex. I tempi sono pronti, sarà Nikon la prima ad aprire le danze?

Via | AmateurPhotographer

La fotografia ha bisogno di una ridefinizione, parola del presidente Nikon é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di martedì 13 luglio 2010.

Fonte Google News

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Nikon, Evil in arrivo?

venerdì, 9 luglio 2010
listen it it Nikon, Evil in arrivo?

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In un’intervista su Bloomberg, il presidente Nikon, Makoto Kimura, ha annunciato che i piani dell’azienda prevedono miglioramenti per il video e l’adozione del formato Evil.

Solo due settimane fa il presidente della sezione Imaging, Yasuyuki Okamoto, aveva affermato che l’azienda non si sarebbe ancora lanciata nel mercato delle fotocamere ad ottiche intercambiabili e mirino elettronico.

Sembra, però, che l’azienda abbia reputato il mercato abbastanza maturo da uscire con una nuova serie per fare concorrenza alle altre Evil. In Giappone stanno andando molto bene ed il loro mercato cresce ogni mese velocemente.

Kimura non è stato molto preciso su quando vedremo questa nuova fotocamera rimanendo sul vago con un “entro la fine dell’anno fiscale (marzo 2011) o il prossimo”.

Via | NikonRumors

Nikon, Evil in arrivo? é stato pubblicato su clickblog alle 08:30 di venerdì 09 luglio 2010.

Fonte Google News

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Review Canon 550D

domenica, 23 maggio 2010
listen it it Review Canon 550D

In questo video potete vedere la breve recensione della Canon 550D realizzata da Video7.

Nella seconda parte un’interessante intervista che mostra lo strano connubio fra Nikon e le forze armate italiane alle quali fornisce fotocamere e binocoli.

Fonte Google News

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Stockphotorights

martedì, 18 maggio 2010
listen it it Stockphotorights

Stockphotorights è un nuovo sito che vuole fornire ai fotografi tutte le risposte riguardanti l’uso delle immagini online.

Il sito è stato lanciato da GettyImages dopo la pubblicazione di un sondaggio in cui quasi la metà degli intervistati non avevano appreso con chiarezza le regole di questo settore.

In pratica Stockphotorights vuole diventare la risorsa più importante per chi cerca chiarimenti riguardanti la licenza delle immagini.

Via | Stockphotorights

Fonte Google News

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Pentax, in arrivo una EVIL?

venerdì, 7 maggio 2010
listen it it Pentax, in arrivo una EVIL?

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AmateurPhotographer ha intervistato Stephen Sanderson, coordinatore per la Gran Bretagna di Pentax.

Ha dichiarato che gli ingegneri stanno continuando a lavorare ad una fotocamera senza specchio e che i prossimi mesi saranno “emozionanti”. È chiaro quindi che l’azienda si sta preparando anche se non c’è ancora una data definitiva.

Secondo Sanderson, Pentax non vuole seguire la strada già tracciata da altri, ma tracciarne una propria. Con questa intervista e con la recente a Hiroshi Onoda sembra che si voglia far salire la suspense in attesa di un annuncio ufficiale.

Via | AmateurPhotographer

Fonte Google News

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Nikon, sondaggio sul medio formato?

lunedì, 3 maggio 2010
listen it it Nikon, sondaggio sul medio formato?

12197 nikonlogo 01 Nikon, sondaggio sul medio formato?In questi giorni la filiale britannica di Nikon sta conducendo un sondaggio presso i fotografi professionisti.

Le domande iniziali servono a capire il tipo di lavoro svolto e l’attrezzatura utilizzata dal fotografo intervistato e dopo arrivano alcune domande sul medio formato fotocamere, obiettivi e dorsi.

Quali potrebbero essere le motivazioni dietro questa mossa? Potrebbe essere tornata in auge l’idea di lanciare una nuova medio formato sulla scia della Leica S2? O più realisticamente l’azienda vuole sfornare, in futuro, una nuova reflex da sostituire alla Nikon D3X e che possa far gola a chi ora è tentato dal medio formato?

Via | NikonRumors

Fonte Google News

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