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FOTOGRAFIA CELESTE A VASTO CAMPO

lunedì, 9 novembre 2009
 

 Prof.Angelo Meduri

Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’ su un supporto. La celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di . In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:

1)    E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la in quel giorno;

2)    L’ così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;

3)    Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;

4)    Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere   nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;

5)    La zona di cielo inquadrata da una è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.

L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la analogica in favore di quella digitale, infatti la digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.

Reflex digitale moderna.

digitale moderna.

Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso.

La macchina fotografica deve essere quindi , possibilmente meccanica, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche.

Reflex a pellicola per il formato 24x36mm.

a pellicola per il formato 24x36mm.

Gli obiettivi fotografici comuni sono diffusissimi, spesso vengono sottovalutati, ma consentono di ottenere spettacolari, se utilizzati opportunamente. Il 50mm è chiamato normale, perché inquadra le cose come l’occhio umano, mentre gli obiettivi con focali più corte vengono chiamati grandangolari e quelli con lunghezze focali maggiori del 50mm teleobiettivi.

La astronomica a vasto campo si occupa delle costellazioni, degli oggetti del profondo cielo (nebulose, ammassi stellari, galassie), della Via Lattea, delle meteore e delle comete. La lunghezza focale F dell’obiettivo determina l’ampiezza del campo inquadrato, che deve essere scelto in relazione alle dimensioni dell’oggetto da fotografare. Per la Via Lattea, presa  da una parte all’altra dell’orizzonte, occorre adoperare focali da 8mm a 17mm di tipo fish-eye (occhio di pesce, 180° di campo inquadrato). Per ingrandire alcune parti occorrerà un 50mm oppure un 85mm, o più, mentre per avere sul fotogramma anche i particolari del paesaggio sarà utile un super-grandangolare di 14-20mm. Se si vuole fotografare invece la nebulosa di Orione ci vorrà una focale superiore ai 300mm. La tabella riporta le dimensioni angolari del campo inquadrato da ogni obiettivo sul fotogramma 24×36mm del piccolo formato 35mm. Naturalmente, si possono adoperare formati più ampi, o più piccoli, come il formato APS (1,5-1,6 volte più piccolo del 35mm).

Campo angolare degli obiettivi fotografici per il formato 35mm.

Lunghezza focale in mm Dimensioni del campo Angolo sulla diagonale
14 81,2° × 104,2° 114,2°
18 67,3° × 90,0° 100,4°
20 61,9° × 83,9° 94,5°
24 53,1° × 73,7° 84,0°
28 46,3° × 65,4° 75,3°
35 37,8° × 54,4° 63,4°
50 26,9° × 39,5° 46,7°
85 16,0° × 23,9° 28,5°
105 13,0° × 19,4° 23,2°
135 10,1° × 15,1° 18,2°
200 6,8° × 10,2° 12,3°
300 4,5° × 6,8° 8,2°
400 3,4° × 5,1° 6,1°
600 2,2° × 3,4° 4,1°
800 1,7° × 2,5° 3,0°
1000 1,3° × 2,0° 2,4°
2000 41’ × 62’ 1,2°
3000 28’ × 42’ 50’

Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:

1)    il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi    durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;

2)    il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;

3)    la luminosità dell’ fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;

4)    gli zoom distorcono le più facilmente;

5)    gli zoom pesano di più.

Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle : essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.

Alcuni filtri per obiettivi.

Alcuni filtri per obiettivi.

L’apertura relativa (o luminosità f=F/D) di un obiettivo fotografico convenzionalmente varia secondo il tipo di progetto adottato. Solitamente è possibile fare variare la luminosità da un massimo (2,0) ad un minimo (22,0). Tra uno scatto e l’altro c’è una variazione del 50% (il diametro D si riduce di 1,4 volte), perciò se si apre di uno stop un obiettivo si avrà il doppio della luce, mentre se di chiude di uno stop si otterrà una riduzione della metà. Le grandi aperture sono assai vantaggiose in astronomia, poiché gli oggetti celesti hanno basse luminosità intrinseche e si deve inseguire per lungo tempo. L’inseguimento si effettua su di una montatura equatoriale con motore, dato che la Terra si sposta e gli oggetti sorgono, culminano e tramontano. Un errore comune che si osserva nelle foto a vasto campo è l’uso costante degli obiettivi alla massima apertura. Poiché quasi tutti gli obiettivi delle macchine sono stati progettati per offrire la prestazione migliore a 1-2 valori dopo la massima apertura, l’uso dell’obiettivo a tutta apertura spesso accentua le aberrazioni, produce una vignettatura eccessiva e causa velature forti ed irregolari. Le ottiche delle macchine fotografiche comuni sono state progettate in modo da rispondere alle necessità dell’utente medio. Questi requisiti non sono tanto rigorosi come quelli della stellare, che è il più severo per ogni obiettivo. Le aberrazioni sono difetti degli obiettivi che non si vedono facilmente sui ritratti o sulle fotografie di paesaggio. Oltretutto, nella maggior parte delle applicazioni di tutti i giorni, il fotografo è interessato soltanto alla parte centrale della , così le aberrazioni ai bordi passano inosservate. Per di più, nella maggior parte delle applicazioni fotografiche, gli obiettivi vengono utilizzati raramente in prossimità della massima apertura, il che rende meno appariscente la presenza delle aberrazioni e della vignettatura (=perdita di luce ai bordi).

La cometa Hyakutake, apparsa nel 1996, attraverso un 300mm.

La cometa Hyakutake, apparsa nel 1996, attraverso un 300mm.

Per le applicazioni astronomiche, il più semplice per determinare l’apertura di diaframma migliore di ogni dato obiettivo è eseguire una serie di foto guidate del cielo notturno. Se l’obiettivo deve essere diaframmato oltre 2 valori dopo la massima apertura per ridurre le aberrazioni e la vignettatura a livelli accettabili, servirà poco nel lavoro astronomico. I vantaggi del diaframmare sono duplici: non solo si sopprimono le aberrazioni e la vignettatura, ma si riduce anche il velo di fondo, migliorando il contrasto da ogni parte. Con le nuove pellicole supersensibili che stanno uscendo, un’esposizione di 20 minuti a f/4 con una pellicola da 1000 ISO produrrà risultati stupendi. Con i sensori digitali riducete il tempo di posa almeno ad un terzo. Poiché le fotografie eseguite con un obiettivo da 50mm ed un motorino d’inseguimento di buona qualità non dovrebbero essere guidate con cannocchiali e oculari con crocicchio, non c’è motivo di rinunciare alla qualità per fare un’esposizione più breve. Per migliorare ulteriormente la resa degli obiettivi è conveniente utilizzare talvolta un filtro (UV, Skylight, giallo o rosso). Di recente sono comparsi sul mercato alcuni filtri, detti interferenziali, che bloccano certe lunghezze d’onda e ne trasmettono invece altre, tuttavia il loro costo resta ancora elevato.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, attraverso un 300mm.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, attraverso un 300mm.

L’attrezzatura ideale comprende quindi una serie di obiettivi per poter riprendere meglio i vari aspetti del cielo nelle diverse stagioni. In estate potete fotografare bene la Via Lattea, molte nebulose e ammassi aperti. In autunno puntate gli obiettivi sulla galassia di Andromeda, l’ammasso doppio del Perseo e su Cassiopea. D’inverno spiccano Orione con le sue nebulose ed il Toro con i suoi ammassi. Disporre di diversi obiettivi vi servirà per riempire meglio il fotogramma secondo l’oggetto desiderato. Occorrono, in linea di massima, un 24mm, un 50mm ed un 300mm, oppure uno zoom 28-70mm ed un 300mm. Si può acquistare poi un moltiplicatore di focale 1,4x. La possibilità di avere l’autofocus qui è inutile, giacché si lavora sempre impostando la messa a fuoco sull’infinito, è importante invece disporre di una grande apertura (2 o 2,8). Se potete permettervi solo un obiettivo la scelta per eccellenza è quella di un 50mm, anche usato. Se usate il formato APS dovete impiegare invece un 30mm o un 35mm. L’impiego di un trascinatore è indispensabile ed implica pure la conoscenza della messa in stazione verso il Polo Celeste, aiutandosi con la Stella Polare. Il treppiedi (o cavalletto) è un altro accessorio indispensabile per la buona riuscita delle foto.

Strisce stellari lasciate in un obiettivo di 35mm per 45 minuti.

Strisce stellari lasciate in un obiettivo di 35mm per 45 minuti.

Dopo aver montato un telescopio, nel luogo prescelto, sulla montatura equatoriale, si deve sistemare correttamente tutto l’insieme in modo da poter mantenere l’oggetto celeste costantemente puntato al centro del campo per ore. Ciò significa che si deve orientare con molta precisione la montatura del telescopio per farla funzionare perfettamente dopo aver bilanciato ogni parte dell’insieme. Per orientare correttamente l’asse polare della montatura esistono vari metodi, qui ne descriverò due molto importanti. Il primo è un metodo approssimato, che consente di fotografare con strumenti di corta focale in tempi abbastanza brevi. Questi procedimenti permettono di rendere l’asse polare della montatura parallelo all’asse di rotazione terrestre, in modo da riuscire ad annullare gli effetti del moto diurno, come previsto dalla teoria. Nell’emisfero boreale le stelle sembrano girare attorno alla Stella Polare (? Ursae Minoris), che è l’ultima stella della coda del Piccolo Carro. Gli appassionati che si recano nell’emisfero australe sono purtroppo meno fortunati dei loro colleghi, poiché le stelle prossime al Polo Sud Celeste non sono splendenti come la Stella Polare. Dunque, le stelle più vicine ai poli celesti sono la Polare (di magnitudine +2) e la ? Octantis (di magnitudine +5,5), che distano rispettivamente 48’ e 59’.  Innanzi tutto, si deve mettere in piano la montatura equatoriale, regolando la lunghezza delle gambe del treppiedi ed osservando la posizione della bolla di livello, finché non si sposta proprio sul centro. Le montature equatoriali alla tedesca spesso sono corredate da un cannocchiale polare (ad esempio 6×30, 8×50, 9×60, ecc.), perciò basta osservare direttamente nel cannocchiale per orientare correttamente l’asse della montatura. In pratica, la Polare deve rientrare in un apposito circoletto. Il cannocchiale polare ha un reticolo illuminato che contiene pure le posizioni delle stelle del campo vicine alla Stella Polare, regolabile tramite un disco orario ed un cerchio datario. Questi reticoli speciali servono proprio a facilitare l’allineamento polare della montatura, ma purtroppo  non sono presenti sui modelli con montatura a forcella, allora si dovrà portare la declinazione fino a +90° ed osservare nel cercatore finché la Stella Polare non arriva al centro del campo. Per fare avvicinare al Polo ulteriormente l’asse polare della montatura, si deve applicare un metodo più preciso, che permetterà di realizzare fotografie nettamente superiori. Il metodo descritto sotto è quello introdotto nel 1893 dall’astronomo francese Bigourdan. Questo richiede l’uso di un oculare con reticolo illuminato, da inserire nel portaoculari del telescopio. Dopo aver sistemato la montatura in modo approssimato con il metodo descritto precedentemente, si deve puntare il telescopio verso una stella vicina al meridiano ed all’Equatore Celeste. Subito dopo, si deve aggiustare il crocicchio illuminato dell’oculare in modo da far coincidere una delle linee con il movimento orario degli astri. Ciò si realizza ruotando l’oculare nel barilotto fino a raggiungere la posizione esatta. Mentre si osserva, la stella inquadrata si sposta lentamente dal centro del campo e lo spostamento indica l’esistenza di un errore di allineamento. Il metodo di Bigourdan permette di allineare il telescopio al Polo Celeste anche quando la visione del polo è preclusa da edifici o da monti. Se la stella inquadrata si sposta verso l’alto, si deve ruotare l’asse polare della montatura in direzione Ovest. Analogamente, se la stella si muove verso il basso, la montatura dovrà essere spostata in direzione Est. Quanti spostamenti servono a sistemare nel piano meridiano (o in azimut se preferite) la montatura non è facile stabilirlo, tuttavia si deve arrivare progressivamente nella posizione esatta. In genere, bisogna ruotare appena la montatura diverse volte fino ad arrivare nella posizione in cui la stella non si muove più dal centro del crocicchio. A questo punto si deve trovare e puntare un’altra stella, possibilmente abbastanza luminosa, affinché risulti chiaramente visibile nello strumento. La stella da puntare deve essere prossima all’orizzonte Est oppure Ovest (a 15-20° massimo di altezza) e vicina all’Equatore Celeste. Se una stella ad Est si sposta verso Sud, cioè a sinistra, si deve alzare l’asse polare. Viceversa, se la stella si muove verso Nord, cioè a destra, l’asse polare deve essere abbassato. Se invece si punta una stella prossima all’orizzonte Ovest le operazioni debbono essere invertite. La posizione esatta si ottiene quindi per approssimazioni successive, fino a quando la stella non rimane ferma al centro del crocicchio. Questa regolazione permetterà di sistemare definitivamente l’inclinazione dell’asse polare della montatura e sarà utile ogni volta che si ritorna a fotografare sullo stesso sito. Gli osservatori che si trovano nell’emisfero australe dovranno invertire però tutte le istruzioni sopra elencate. Al termine delle regolazioni, con il movimento orario invertito, in questo caso, la stella scelta deve restare al centro del campo per alcuni minuti. Quando la stella rimane immobile al centro del crocicchio, la montatura è sistemata perfettamente. Naturalmente, i movimenti saranno più ampi all’inizio della procedura e si ridurranno man mano che si procede.

Strisce stellari lasciate attorno al polo celeste nord in 2 ore.

Strisce stellari lasciate attorno al polo celeste nord in 2 ore.

Il problema più difficile da risolvere per la celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.

Comunque, non crediate che sia possibile ingrandire le stelle come piccoli globi, perché la loro distanza richiede focali di 200 metri. Di conseguenza, una stella resterà sempre un puntino sia con un obiettivo di 35mm, che con un 2000mm.

Per evidenziare la rotazione della volta celeste stellata, basta sistemare la su un treppiedi, fare scattare l’otturatore via cavo e lasciarlo aperto diversi minuti, anche fino a 10-15 minuti per pose digitali, usando basse sensibilità, come 100 ISO, e diaframmi piuttosto aperti, come 2.8 o 4. Con le pellicole la posa deve essere unica, anche di diverse ore, mentre in digitale si sommeranno diverse foto al computer, sempre per ottenere come risultato finale delle strisce lasciate dalle stelle più luminose nel cielo notturno. Per quanto riguarda le pellicole da utilizzare (fresche e ben conservate), è opportuno sceglierne una piuttosto sensibile 400-1600 ISO, se invece si vogliono ottenere stelle puntiformi. Inoltre, quando si porta a sviluppare il rullino, occorre specificare che si tratta di foto astronomiche senza margini ben definiti e che si devono sviluppare senza tagliare la pellicola (si dice sviluppo in striscia). Durante la fase dello sviluppo, infatti, il macchinario o l’operatore potrebbero tagliare a metà una foto, perché fanno fatica a distinguere lo spazio vuoto tra due fotogrammi e lo sfondo del cielo, solitamente sempre nero. Il tempo di posa limite in minuti è dato dalla seguente tabella, per un cielo buio, limpido e senza Luna. Si tiene conto anche del difetto di reciprocità delle pellicole impiegate.

 

Tabella del tempo limite di saturazione in minuti per varie pellicole e cieli assai bui.

Apertura 100 ISO 250 ISO 400 ISO 800 ISO 1600 ISO
2,0 66 min. 24 min. 14 min. 6 min.              3  min.
2,8 141 50 30   14   6  
3,5 233 83 49   23   10  
4,0 315 113 66   30   14  
5,6 671 240 141    65   30  

Per le fotocamere digitali riducete almeno ad un terzo.

 

Tempo limite in secondi per macchine fisse sul treppiedi e stelle puntiformi

Obiettivo 30° 45° 60°
20mm 30 sec. 35 sec. 42 sec. 60 sec.
24mm 25 29 35 50
28mm 21 25 30 43
35mm 17 20 24 34
50mm 12 14 17 24
100mm 6 7 8 12
300mm 2 2 3 4

La distanza in gradi è dall’equatore celeste, distante 90° dalla stella Polare.

 

Tipo di astrofotografia Pellicola consigliata Obiettivo e tempo di posa
Congiunzioni di pianetiLuminosi al tramonto conLa Luna 100-400 ISO  comeKodak Ektachrome E200Fuji Provia 400F 35-70mm a f/2.8Scattare quando l’esposi- metro segna 1-8 secondi
Costellazioni, aurore 800 ISO comeFuji Superia X-tra 800 20-50mm a f/2.820-40 secondi
Costellazioni, Via Lattea,stelle cadenti, con motore 800-1600 ISO 8-50mm a f/2.85 minuti
Foto con inseguimento altelescopio 800-1600 ISO 14-300mm a f/2.8 Fino a 5 minuti

 

Costellazione di Orione sulla città.

Costellazione di Orione sulla città.

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domenica, 16 agosto 2009
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IFA: Samsung all’attacco con NX

sabato, 8 agosto 2009

25f18591935a362ed2550fc3218c3366 IFA: Samsung allattacco con NX Anche SAMSUNG approfitterà della fiera di Berlino per lanciare le sue novità. La più importante delle quali dovrebbe essere il sistema fotografico NX con mirino elettronico ad obiettivi intercambiabili già annunciato al Pma di Las Vegas lo scorso marzo. Il condizionale è d’obbligo perché trattandosi di un prodotto strategico, verrà introdotto solo nel momento in cui tutto sarà perfettamente a punto. Di questa serie si sa che adotterà un sensore Cmos APS-C, display Oled e la funzione video. Il punto delicato della faccenda riguada gli obiettivi, settore nel quale Samsung non è notoriamente attrezzata. Problema non secondario considerato che la serie NX adotta un innesto a baionetta originale e non più quello Pentax. Ma le cose protrebbero cambiare in quanto lo scorso 9 luglio Samsung ha firmato un contratto per la fornitura di obiettivi intercambiabili con la Optron-Tec. Si tratta di un’azienda coreana specializzata in prodotti tecnologici, ma che fornisce anche filtri infrarossi per fotocamere digitali, lenti speciali e, a questo punto, anche obiettivi intercambiabili. La notizia si ferma qui, quindi non è dato capire se questo contratto andrà a sostituire il rapporto con la Schneider in atto da molti anni o se gli obiettivi coreani porteranno il marchio Samsung oppure esporranno ancora quello tedesco (su licenza). Passando alla digitale (con specchio) il progetto di una Samsung originale non è stato cancellato, tuttavia pare sospeso in attesa di decisioni definitive sia dopo il lancio del sistema NX, sia dell’evoluzione del mercato stesso.

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Torna la PEN, ma digitale – www.reflex.it

mercoledì, 24 giugno 2009

2cdb404c4591210348c0cf610f0f5fb7 Torna la PEN, ma digitale   www.reflex.it Rivoluzione annunciata in casa Olympus. Il prototipo della digitale Micro Quattro Terzi visto alla scorsa Photokina di Colonia e poi al Photoshow di Milano, diventa realtà. Per l’occasione la Olympus rispolvera il mitico nome Pen che, cinquanta anni fa identificava gli apparecchi mezzo formato della casa giapponese, e compatte dalle dimensioni contenute e dalle prestazioni eccellenti. La nuova digitale si chiama Pen E-P1 ed offre, nelle dimensioni di una compatta, le prestazioni di una ad ottica intercambiabile. L’aspetto del corpo macchina è improntato ad un design tradizionalista mentre il contenuto tecnologico è di prim’ordine, a cominciare dal sensore LiveMOS da 12 megapixel, al processore d’ TruePic V, allo stabilizzatore IS, alla completa dotazione di funzioni di controllo dell’ compresi i filtri digitali Art Filter. A tutto questo si aggiunge la funzione video HD con audio in qualità PCM, la bolla elettronica, la tecnologia Face Detection ed il riconoscimento automatico della scena ripresa. Manca l’oculare mentre il display posteriore che funziona anche come mirino è un HyperCrystal con diagonale di tre pollici; come accessori è disponibile un mirino ottico esterno. L’innesto obiettivi Micro Quattro Terzi accetta anche, tramite un adattatore da acquistare a parte, gli obiettivi per il formato Quattro Terzi. Insieme all’apparecchio sono state presentate due nuove ottiche disegnate apposta per questa , un 17mm f/2,8 Pancake, e quindi ultrapiatto, ed uno zoom 14-42mm f/3,5-5,6. La nuova digitale Olympus Pen E-P1 è disponibile in finitura nera, silver o bianca a partire dal mese prossimo.

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Seconda Lumix Micro Quattro Terzi

domenica, 17 maggio 2009

80c85a74e2f7d77c298ca048b9349560 Seconda Lumix Micro Quattro Terzi 06.03.2009 - Panasonic compie il secondo passo nel mondo del sistema fotografico Micro Quattro Terzi, con la nuova Lumix GH1, una digitale ad ottica intercambiabile priva di specchio tradizionale e dotata di visione elettronica grazie ad un oculare di elevata qualità con display a cristalli liquidi ad alta densità di . La nuova versione ricalca le caratteristiche tecniche della precedente G1 con l’importante aggiunta della possibilità di realizzare video in formato HD 1080p alla cadenza di 24 fotogrammi al secondo. Inoltre, impiegando il nuovo obiettivo 14-140mm nato insieme a questo apparecchio ed equivalente, nel formato 35mm, ad un 28-280mm, si dispone anche dell’autofocus continuo anche durante la ripresa video, possibilità unica nel panorama delle dotate di questa funzione. Ricordiamo le altre caratteristiche della Lumix GH1 che comprendono un sensore da 12 megapixel, un display posteriore da 3 pollici di diagonale, un autofocus particolarmente veloce specialmente durante la funzione Live View ed il nuovo innesto obiettivi Micro Quattro Terzi per il quale sono presenti già alcune ottiche tra cui, oltre al citato 14-140mm anche un nuovissimo 7-14mm. Inoltre, tramite adattatori, è possibile impiegare, su questo apparecchio, le ottiche Quattro Terzi presenti sul mercato e, con alcune limitazioni, anche quelle Leica M.

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Nikon N°1 in Italia

mercoledì, 11 febbraio 2009

logo Nikon


Anche nell’esercizio 2008 le e compatte sono le più vendute del mercato italiano.

Secondo gli ultimi dati GFK, conferma un’indiscussa leadership nel mercato italiano della migliorando, rispetto al 2007, la propria quota di mercato di circa il 2% a volume e di oltre il 4% a valore.
Rappresentando più del 25% dell’intero mercato italiano a valore e oltre il 18% a volume (dati GFK, Totale mercato – periodo gennaio – dicembre 2008) il brand giapponese consolida il primato sia nel segmento delle compatte digitali che in quello delle digitali.

Nel segmento delle compatte digitali, che rappresenta circa il 94% a volume e il 76% a valore dell’intero mercato fotografico, conferma la sua prima posizione, aumentando addirittura, rispetto al 2007, la propria quota di mercato di circa l’1% a volume e di circa l’1,5% a valore.
Un risultato ottenuto grazie anche alle fantastiche performance della Coolpix S210 e della Coolpix L16: le compatte digitali più vendute in Italia nel 2008!

Coolpix S210 e Coolpix L16

La qualità ottica e tecnologica oltre ad un’ampia varietà di modelli proposta dalle tre linee della gamma Coolpix (Life, per gli utenti entry level, Style, per coloro che cercano elevata tecnologia e design elegante e ricercato, e Performance, l’ultimo passo nel mondo delle compatte prima dell’ingresso nel mondo ) sono stati tra i fattori determinanti per il raggiungimento di questo importante risultato.

da5699ae5fca7bb7b2eaf1a900e54194 Nikon N°1 in ItaliaAumentando la propria quota del 5% a volume e dell’8% a valore rispetto al 2007 e rappresentando di conseguenza più del 50% del mercato sia a volume che a valore, si conferma altresì leader assoluta nel mercato italiano delle reflex digitali assumendo un ruolo sempre più decisivo nella crescita di questo segmento.
È grazie alla sua gamma ampia ed eterogenea in grado di soddisfare le esigenze di un vasto , dalle entry level alle top di gamma professionale Nikon D3 e D3x, che è riuscita e riesce a distinguersi dai suoi concorrenti. Conferma né è la Nikon D60 la digitale più venduta nel 2008 in Italia!
Un risultato straordinario, motivato dall’eccellente rapporto qualità/prezzo di questo prodotto.

Ma nell’analisi complessiva relativa alla straordinaria performance ottenuta da nel segmento delle digitali, non è possibile trascurare l’introduzione sul mercato di prodotti estremamente performanti e qualitativi quali la Nikon D700 e la Nikon D90.

Nikon FQuesto straordinario risultato coincide, inoltre, con un importante anniversario. 50 anni fa infatti nasceva la F, la macchina fotografica che ha rivoluzionato il mondo della , introducendo il concetto di “sistema ”. L’innesto a baionetta F-mount, utilizzato per la prima volta, appunto, sulla F ed ancora oggi applicato a tutte le digitali , consente una compatibilità assoluta tra obiettivi e corpi macchina, indipendentemente da quando siano stati prodotti. Ciò si traduce, in pratica, nella possibilità di utilizzare un obiettivo prodotto nel 1959, montandolo sull’ultima arrivata D3x: siamo di fronte a 50 anni di compatibilità!

Il primato dunque è una importante conferma di fiducia per uno dei principali protagonisti della storia della .

(Fonte GFK, periodo: gennaio – dicembre 2008)

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K-m, Pentax non solo per chi comincia – www.reflex.it

giovedì, 27 novembre 2008

ecbb08acc0115d8765bff128f800bbf3 K m, Pentax non solo per chi comincia   www.reflex.it 01.10.2008 – photokina – Si chiama K-m la nuova della PENTAX. E’ un modello principalmente destinato a quel pubblico che non ha ancora la digitale, ma che la desidererebbe senza spendere grosse cifre. Allo stesso tempo, la K-m e’ anche destinata a chi ha gia’ un corredo di Pentax, magari a pellicola, da ammodernare con un corpo digitale, tuttofare e di prezzo contenuto. Lanciata a meno di 500 € compreso l’lente (lens) 18-55mm che equivale ad un 28-80mm nel formato 35mm, la nuova Pentax K-m offre un sensore da dieci megapixel con annesso sistema di stabilizzazione dell’ e di pulizia polvere, in un corpo macchina leggero e compatto. La dotazione delle funzioni e’ ottima, in qualche caso addirittura superiore a quella della sorella maggiore K200D. Funzioni che divertiranno sicuramente gli “smanettoni” ed i principianti. Come tutte le altre digitali Pentax, anche la K-m accetta ovviamwente tutte le nuove ottiche e, con le dovute limitazioni, gli lenti ad innesto K delle precedenti generazioni.

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Lumix G1, la prima Micro 4/3 – www.reflex.it

giovedì, 27 novembre 2008

0ec1e174285815d9ca6def4d669f3af0 Lumix G1, la prima Micro 4/3   www.reflex.it

12.09.2008 – Ad un mese dall’annuncio dello standard Micro Quattro Terzi (vedi news del 05.08), PANASONIC presenta la Lumix DMC-G1. La prima ad lenti intercambiabili dotata di un mirino elettronico al posto del classico sistema con specchio e schermo di messa a fuoco. Questa innovazione di cui aveva anticipato l’arrivo più di due anni fa, fa nascere una nuova categoria di fotocamere che, al momento, va a collocarsi tra le digitali compatte più avanzate e le class

9ed5e99b620e502cc5d23508cd2b86de Lumix G1, la prima Micro 4/3   www.reflex.it

iche. La Lumix G1, concettualmente entry-level, concentra nel sistema di visione il massimo dell’innovazione. Il mirino, infatti, e’ un Live View molto avanzato e di grande complessita’. Panasonic afferma che la su

fc87d1876db27ac1815127ec2d7257c4 Lumix G1, la prima Micro 4/3   www.reflex.it

a risoluzione sia equivalente (lens) a 1,44 megapixel. Molto compatta ed offerta in tre colori, la G1 adotta un nuovo processore Venus Engine HD ed un nuovo sensore 4/3 Live Mos da 12,1 milioni di che incorpora la funzione di riduzione della polvere Dust Reduction. Il sistema autofocus a “rilevazione del contrasto” su 23 aree selezionabili e’ anche incorporato nel sensore. Il display LCD posteriore da 3 pollici e’ ruotabile di 180° in orizzontale e di 270° in verticale ed offre una risoluzione di 460,000 . La adotta il sistema di controllo Intelligent Auto con diversi utili modi di ripresa derivato dalle compatte ultima serie, ma consente anche il controllo dell’esposizione a priorita’ dei tempi, dei diaframmi e manuale. Sensibilita’ Iso 100-300, otturatore con tempi da 60 secondi a 1/4000 e flash incorporato sono tra le tante altre caratteristiche del modello. Con la nuova LUMIX G1, sono stati presentati anche due lenti stabilizzati con innesto a baionetta Micro Quattro Terzi. Il primo e’ un Lumix G Vario 14-45mm f/3,5-5,6 ASPH/MEGA O.I.S., equivalente (lens) ad un 28-90mm, molto compatto e leggero, l’altro e’ il tele zoom Lumix G Vario 45-200mm f/4,0-5,6 MEGA O.I.S., equivalente (lens) ad un 90-400mm. Entrambi sono dotati di lenti asferiche ed a bassa dispersione, che aiutano a diminuire le distorsioni, soprattutto quando si utilizza lo zoom sulla posizione grandangolo, e le aberrazioni cromatiche. La distanza minima di messa a fuoco per entrambi e’ di 30cm, anche alla massima estensione dello zoom. Questi due lenti sono i primi compatibili con il Micro Quattro Terzi, ma cio’ non vuol dire che gli lenti per le Quattro Terzi di Panasonic e Olympus non possano essere montati su questa , infatti, con un semplice adattatore (adapter), si potranno montare anche sulla Lumix G1, probabilmente con qualche limitazione. Il prezzo in kit con il 14-45mm e’ di 749.00 €.

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