domenica, 16 agosto 2009
Prof.Angelo Meduri
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Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’immagine su un supporto. La fotografia celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di immagini. In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:
1)  E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la fotocamera in quel giorno;
2)  L’immagine così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;
3)  Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;
4)  Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;
5)  La zona di cielo inquadrata da una fotografia è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.
L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la fotografia analogica in favore di quella digitale, infatti la fotografia digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.
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Una reflex a pellicola.
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   Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica reflex per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso. La macchina fotografica deve essere quindi reflex, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche. Â

Fotocamera reflex digitale moderna.
   Gli obiettivi fotografici comuni sono diffusissimi, spesso vengono sottovalutati, ma consentono di ottenere immagini spettacolari, se utilizzati opportunamente. Il 50mm è chiamato normale, perché inquadra le cose come l’occhio umano, mentre gli obiettivi con focali più corte vengono chiamati grandangolari e quelli con lunghezze focali maggiori del 50mm teleobiettivi.   La fotografia astronomica a vasto campo si occupa delle costellazioni, degli oggetti del profondo cielo (nebulose, ammassi stellari, galassie), della Via Lattea, delle meteore e delle comete. La lunghezza focale F dell’obiettivo determina l’ampiezza del campo inquadrato, che deve essere scelto in relazione alle dimensioni dell’oggetto da fotografare. Per la Via Lattea, presa da una parte all’altra dell’orizzonte, occorre adoperare focali da 8mm a 17mm di tipo fish-eye (occhio di pesce, 180° di campo inquadrato). Per ingrandire alcune parti occorrerà un 50mm oppure un 85mm, o più, mentre per avere sul fotogramma anche i particolari del paesaggio sarà utile un super-grandangolare di 14-20mm. Se si vuole fotografare invece la nebulosa di Orione ci vorrà una focale superiore ai 300mm. La tabella riporta le dimensioni angolari del campo inquadrato da ogni obiettivo sul fotogramma 24×36mm del piccolo formato 35mm. Naturalmente, si possono adoperare formati più ampi, o più piccoli, come il formato APS (1,5-1,6 volte più piccolo del 35mm). Â
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Lunghezza focale in mm
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Dimensioni del campo
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Angolo sulla diagonale del formato 35mm
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14
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81,2° × 104,2°
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114,2°
|
|
18
|
67,3° × 90,0°
|
100,4°
|
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20
|
61,9° × 83,9°
|
94,5°
|
|
24
|
53,1° × 73,7°
|
84,0°
|
|
28
|
46,3° × 65,4°
|
75,3°
|
|
35
|
37,8° × 54,4°
|
63,4°
|
|
50
|
26,9° × 39,5°
|
46,7°
|
|
85
|
16,0° × 23,9°
|
28,5°
|
|
105
|
13,0° × 19,4°
|
23,2°
|
|
135
|
10,1° × 15,1°
|
18,2°
|
|
200
|
6,8° × 10,2°
|
12,3°
|
|
300
|
4,5° × 6,8°
|
8,2°
|
|
400
|
3,4° × 5,1°
|
6,1°
|
|
600
|
2,2° × 3,4°
|
4,1°
|
|
800
|
1,7° × 2,5°
|
3,0°
|
|
1000
|
1,3° × 2,0°
|
2,4°
|
|
2000
|
41’ × 62’
|
1,2°
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3000
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28’ × 42’
|
50’
|
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Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:
1)  il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi   durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;
2)  il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;
3)  la luminosità dell’immagine fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;
4)  gli zoom distorcono le immagini più facilmente;
5)  gli zoom pesano di più.
Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle immagini: essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno immagini straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre immagini puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.
L’apertura relativa (o luminosità f=F/D) di un obiettivo fotografico convenzionalmente varia secondo il tipo di progetto adottato. Solitamente è possibile fare variare la luminosità da un massimo (2,0) ad un minimo (22,0). Tra uno scatto e l’altro c’è una variazione del 50% (il diametro D si riduce di 1,4 volte), perciò se si apre di uno stop un obiettivo si avrà il doppio della luce, mentre se di chiude di uno stop si otterrà una riduzione della metà . Le grandi aperture sono assai vantaggiose in astronomia, poiché gli oggetti celesti hanno basse luminosità intrinseche e si deve inseguire per lungo tempo.
       L’inseguimento si effettua su di una montatura equatoriale con motore, dato che la Terra si sposta e gli oggetti sorgono, culminano e tramontano. Un errore comune che si osserva nelle foto a vasto campo è l’uso costante degli obiettivi alla massima apertura. Poiché quasi tutti gli obiettivi delle macchine reflex sono stati progettati per offrire la prestazione migliore a 1-2 valori dopo la massima apertura, l’uso dell’obiettivo a tutta apertura spesso accentua le aberrazioni, produce una vignettatura eccessiva e causa velature forti ed irregolari. Le ottiche delle macchine fotografiche comuni sono state progettate in modo da rispondere alle necessità dell’utente medio. Questi requisiti non sono tanto rigorosi come quelli della fotografia stellare, che è il test più severo per ogni obiettivo. Le aberrazioni sono difetti degli obiettivi che non si vedono facilmente sui ritratti o sulle fotografie di paesaggio. Oltretutto, nella maggior parte delle applicazioni di tutti i giorni, il fotografo è interessato soltanto alla parte centrale della fotografia, così le aberrazioni ai bordi passano inosservate. Per di più, nella maggior parte delle applicazioni fotografiche, gli obiettivi vengono utilizzati raramente in prossimità della massima apertura, il che rende meno appariscente la presenza delle aberrazioni e della vignettatura (=perdita di luce ai bordi).
Per le applicazioni astronomiche, il test più semplice per determinare l’apertura di diaframma migliore di ogni dato obiettivo è eseguire una serie di foto guidate del cielo notturno. Se l’obiettivo deve essere diaframmato oltre 2 valori dopo la massima apertura per ridurre le aberrazioni e la vignettatura a livelli accettabili, servirà poco nel lavoro astronomico. I vantaggi del diaframmare sono duplici: non solo si sopprimono le aberrazioni e la vignettatura, ma si riduce anche il velo di fondo, migliorando il contrasto da ogni parte. Con le nuove pellicole supersensibili che stanno uscendo, un’esposizione di 20 minuti a f/4 con una pellicola da 1000 ISO produrrà risultati stupendi. Con i sensori digitali riducete il tempo di posa almeno ad un terzo. Poiché le fotografie eseguite con un obiettivo da 50mm ed un motorino d’inseguimento di buona qualità non dovrebbero essere guidate con cannocchiali e oculari con crocicchio, non c’è motivo di rinunciare alla qualità per fare un’esposizione più breve. Per migliorare ulteriormente la resa degli obiettivi è conveniente utilizzare talvolta un filtro (UV, Skylight, giallo o rosso). Di recente sono comparsi sul mercato alcuni filtri, detti interferenziali, che bloccano certe lunghezze d’onda e ne trasmettono invece altre, tuttavia il loro costo resta ancora elevato.

Le tracce stellari lasciate dopo 45 minuti di posa a f/4 con un obiettivo di 35mm su pellicola di 400 ISO.
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   L’attrezzatura ideale comprende quindi una serie di obiettivi per poter riprendere meglio i vari aspetti del cielo nelle diverse stagioni. In estate potete fotografare bene la Via Lattea, molte nebulose e ammassi aperti. In autunno puntate gli obiettivi sulla galassia di Andromeda, l’ammasso doppio del Perseo e su Cassiopea. D’inverno spiccano Orione con le sue nebulose ed il Toro con i suoi ammassi. Disporre di diversi obiettivi vi servirà per riempire meglio il fotogramma secondo l’oggetto desiderato. Occorrono, in linea di massima, un 24mm, un 50mm ed un 300mm, oppure uno zoom 28-70mm ed un 300mm. Si può acquistare poi un moltiplicatore di focale 1,4x. La possibilità di avere l’autofocus qui è inutile, giacché si lavora sempre impostando la messa a fuoco sull’infinito (∞), è importante invece disporre di una grande apertura (2 o 2,8). Se potete permettervi solo un obiettivo la scelta per eccellenza è quella di un 50mm, anche usato. Se usate il formato APS dovete impiegare invece un 30mm o un 35mm. L’impiego di un trascinatore è indispensabile ed implica pure la conoscenza della messa in stazione verso il Polo Celeste, aiutandosi con la Stella Polare. Il treppiedi (o cavalletto) è un altro accessorio indispensabile per la buona riuscita delle foto.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, fotografata con un obiettivo di 300mm a f/2,8 su pellicola di 800 ISO con una posa della durata di 8 minuti.
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   Dopo aver montato un telescopio, nel luogo prescelto, sulla montatura equatoriale, si deve sistemare correttamente tutto l’insieme in modo da poter mantenere l’oggetto celeste costantemente puntato al centro del campo per ore. Ciò significa che si deve orientare con molta precisione la montatura del telescopio per farla funzionare perfettamente dopo aver bilanciato ogni parte dell’insieme. Per orientare correttamente l’asse polare della montatura esistono vari metodi, qui ne descriverò uno. E’ un metodo approssimato, che consente di fotografare con strumenti di corta focale in tempi abbastanza brevi. Questo procedimento permette di rendere l’asse polare della montatura parallelo all’asse di rotazione terrestre, in modo da riuscire ad annullare gli effetti del moto diurno, come previsto dalla teoria. Nell’emisfero boreale le stelle sembrano girare attorno alla Stella Polare ( Ursae Minoris), che è l’ultima stella della coda del Piccolo Carro. Gli appassionati che si recano nell’emisfero australe sono purtroppo meno fortunati dei loro colleghi, poiché le stelle prossime al Polo Sud Celeste non sono splendenti come la Stella Polare. Dunque, le stelle più vicine ai poli celesti sono la Polare (di magnitudine +2) e la σ Octantis (di magnitudine +5,5), che distano rispettivamente 48’ e 59’. Innanzi tutto, si deve mettere in piano la montatura equatoriale, regolando la lunghezza delle gambe del treppiedi ed osservando la posizione della bolla di livello, finché non si sposta proprio sul centro. Le montature equatoriali alla tedesca spesso sono corredate da un cannocchiale polare (ad esempio 6×30, 8×50, 9×60, ecc.), perciò basta osservare direttamente nel cannocchiale per orientare correttamente l’asse della montatura. In pratica, la Polare deve rientrare in un apposito circoletto. Il cannocchiale polare ha un reticolo illuminato che contiene pure le posizioni delle stelle del campo vicine alla Stella Polare, regolabile tramite un disco orario ed un cerchio datario. I reticoli speciali servono proprio a facilitare l’allineamento polare della montatura. Questa regolazione permetterà di sistemare definitivamente l’inclinazione dell’asse polare della montatura e sarà utile ogni volta che si ritorna a fotografare sullo stesso sito.Â

Stelle sopra la città fotografate con un obiettivo di 24mm aperto a f/2.8 per 60s a 800ISO.
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 Il problema più difficile da risolvere per la fotografia celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.
Comunque, non crediate che sia possibile ingrandire le stelle come piccoli globi, perché la loro distanza richiede focali di 200 metri. Di conseguenza, una stella resterà sempre un puntino sia con un obiettivo di 35mm, che con un 2000mm.
Per evidenziare la rotazione della volta celeste stellata, basta sistemare la fotocamera su un treppiedi, fare scattare l’otturatore via cavo e lasciarlo aperto diversi minuti, anche fino a 10-15 minuti per pose digitali, usando basse sensibilità , come 100 ISO, e diaframmi piuttosto aperti, come 2.8 o 4. Con le pellicole la posa deve essere unica, anche di diverse ore, mentre in digitale si sommeranno diverse foto al computer, sempre per ottenere come risultato finale delle strisce lasciate dalle stelle più luminose nel cielo notturno. Per quanto riguarda le pellicole da utilizzare (fresche e ben conservate), è opportuno sceglierne una piuttosto sensibile 400-1600 ISO, se invece si vogliono ottenere stelle puntiformi. Inoltre, quando si porta a sviluppare il rullino, occorre specificare che si tratta di foto astronomiche senza margini ben definiti e che si devono sviluppare senza tagliare la pellicola (si dice sviluppo in striscia). Durante la fase dello sviluppo, infatti, il macchinario o l’operatore potrebbero tagliare a metà una foto, perché fanno fatica a distinguere lo spazio vuoto tra due fotogrammi e lo sfondo del cielo, solitamente sempre nero. Il tempo di posa limite in minuti è dato dalla seguente tabella, per un cielo buio, limpido e senza Luna. Si tiene conto anche del difetto di reciprocità delle pellicole impiegate.

Rotazione delle stelle attorno al polo celeste nord ottenuta con un obiettivo di 35mm a f/4 e 2 ore a 200ISO.
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Tabella del tempo limite di saturazione in minuti per varie pellicole e cieli assai bui.
|
Apertura
|
100 ISO
|
250 ISO
|
400 ISO
|
800 ISO
|
1600 ISO
|
|
2,0
|
66 min.
|
24 min.
|
14 min.
|
6 min.            Â
|
3 Â min.
|
|
2,8
|
141
|
50
|
30 Â
|
14 Â
|
6 Â
|
|
3,5
|
233
|
83
|
49 Â
|
23 Â
|
10 Â
|
|
4,0
|
315
|
113
|
66 Â
|
30 Â
|
14 Â
|
|
5,6
|
671
|
240
|
141 Â Â
|
65 Â
|
30 Â
|
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Tempo limite in secondi per macchine fisse sul treppiedi e stelle puntiformi
|
Obiettivo
|
0°
|
30°
|
45°
|
60°
|
|
20mm
|
30 sec.
|
35 sec.
|
42 sec.
|
60 sec.
|
|
24mm
|
25
|
29
|
35
|
50
|
|
28mm
|
21
|
25
|
30
|
43
|
|
35mm
|
17
|
20
|
24
|
34
|
|
50mm
|
12
|
14
|
17
|
24
|
|
100mm
|
6
|
7
|
8
|
12
|
|
300mm
|
2
|
2
|
3
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4
|
La distanza in gradi è dall’equatore celeste, distante 90° dalla stella Polare.
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Tipo di astrofotografia
|
Pellicola consigliata
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Obiettivo e tempo di posa
|
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Congiunzioni di pianeti
Luminosi al tramonto con
La Luna
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100-400 ISOÂ come
Kodak Ektachrome E200
Fuji Provia 400F
|
35-70mm a f/2.8
Scattare quando l’esposi- metro segna 1-8 secondi
|
|
Costellazioni, aurore
|
800 ISO come
Fuji Superia X-tra 800
|
20-50mm a f/2.8
20-40 secondi
|
|
Costellazioni, Via Lattea,
stelle cadenti, con motore
|
800-1600 ISO
|
8-50mm a f/2.8
5 minuti
|
|
Foto con inseguimento al
telescopio
|
800-1600 ISO
|
14-300mm a f/2.8Â
Fino a 5 minuti
|
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Tags:
100mm,
17mm,
20mm,
24mm,
50mm,
579,
5mm,
60s,
6mm,
6x,
70mm,
8mm,
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mercoledì, 24 giugno 2009
Rivoluzione annunciata in casa Olympus. Il prototipo della reflex digitale Micro Quattro Terzi visto alla scorsa Photokina di Colonia e poi al Photoshow di Milano, diventa realtà . Per l’occasione la Olympus rispolvera il mitico nome Pen che, cinquanta anni fa identificava gli apparecchi mezzo formato della casa giapponese, reflex e compatte dalle dimensioni contenute e dalle prestazioni eccellenti. La nuova reflex digitale si chiama Pen E-P1 ed offre, nelle dimensioni di una compatta, le prestazioni di una reflex ad ottica intercambiabile. L’aspetto del corpo macchina è improntato ad un design tradizionalista mentre il contenuto tecnologico è di prim’ordine, a cominciare dal sensore LiveMOS da 12 megapixel, al processore d’immagine TruePic V, allo stabilizzatore IS, alla completa dotazione di funzioni di controllo dell’immagine compresi i filtri digitali Art Filter. A tutto questo si aggiunge la funzione video HD con audio in qualità PCM, la bolla elettronica, la tecnologia Face Detection ed il riconoscimento automatico della scena ripresa. Manca l’oculare mentre il display posteriore che funziona anche come mirino è un HyperCrystal con diagonale di tre pollici; come accessori è disponibile un mirino ottico esterno. L’innesto obiettivi Micro Quattro Terzi accetta anche, tramite un adattatore da acquistare a parte, gli obiettivi per il formato Quattro Terzi. Insieme all’apparecchio sono state presentate due nuove ottiche disegnate apposta per questa fotocamera, un 17mm f/2,8 Pancake, e quindi ultrapiatto, ed uno zoom 14-42mm f/3,5-5,6. La nuova reflex digitale Olympus Pen E-P1 è disponibile in finitura nera, silver o bianca a partire dal mese prossimo.
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mercoledì, 11 febbraio 2009
Anche nell’esercizio 2008 le reflex e compatte Nikon sono le più vendute del mercato italiano.
Secondo gli ultimi dati GFK, Nikon conferma un’indiscussa leadership nel mercato italiano della fotografia migliorando, rispetto al 2007, la propria quota di mercato di circa il 2% a volume e di oltre il 4% a valore.
Rappresentando più del 25% dell’intero mercato italiano a valore e oltre il 18% a volume (dati GFK, Totale mercato – periodo gennaio – dicembre 2008) il brand giapponese consolida il primato sia nel segmento delle compatte digitali che in quello delle reflex digitali.
Nel segmento delle compatte digitali, che rappresenta circa il 94% a volume e il 76% a valore dell’intero mercato fotografico, Nikon conferma la sua prima posizione, aumentando addirittura, rispetto al 2007, la propria quota di mercato di circa l’1% a volume e di circa l’1,5% a valore.
Un risultato ottenuto grazie anche alle fantastiche performance della Coolpix S210 e della Coolpix L16: le compatte digitali più vendute in Italia nel 2008!

La qualità ottica e tecnologica oltre ad un’ampia varietà di modelli proposta dalle tre linee della gamma Coolpix (Life, per gli utenti entry level, Style, per coloro che cercano elevata tecnologia e design elegante e ricercato, e Performance, l’ultimo passo nel mondo delle compatte prima dell’ingresso nel mondo reflex) sono stati tra i fattori determinanti per il raggiungimento di questo importante risultato.
Aumentando la propria quota del 5% a volume e dell’8% a valore rispetto al 2007 e rappresentando di conseguenza più del 50% del mercato sia a volume che a valore, Nikon si conferma altresì leader assoluta nel mercato italiano delle reflex digitali assumendo un ruolo sempre più decisivo nella crescita di questo segmento.
È grazie alla sua gamma ampia ed eterogenea in grado di soddisfare le esigenze di un vasto target, dalle entry level alle top di gamma professionale Nikon D3 e D3x, che Nikon è riuscita e riesce a distinguersi dai suoi concorrenti. Conferma né è la Nikon D60 la reflex digitale più venduta nel 2008 in Italia!
Un risultato straordinario, motivato dall’eccellente rapporto qualità /prezzo di questo prodotto.
Ma nell’analisi complessiva relativa alla straordinaria performance ottenuta da Nikon nel segmento delle reflex digitali, non è possibile trascurare l’introduzione sul mercato di prodotti estremamente performanti e qualitativi quali la Nikon D700 e la Nikon D90.
Questo straordinario risultato coincide, inoltre, con un importante anniversario. 50 anni fa infatti nasceva la Nikon F, la macchina fotografica che ha rivoluzionato il mondo della fotografia, introducendo il concetto di “sistema reflexâ€. L’innesto a baionetta F-mount, utilizzato per la prima volta, appunto, sulla Nikon F ed ancora oggi applicato a tutte le reflex digitali Nikon, consente una compatibilità assoluta tra obiettivi e corpi macchina, indipendentemente da quando siano stati prodotti. Ciò si traduce, in pratica, nella possibilità di utilizzare un obiettivo prodotto nel 1959, montandolo sull’ultima arrivata Nikon D3x: siamo di fronte a 50 anni di compatibilità !
Il primato dunque è una importante conferma di fiducia per uno dei principali protagonisti della storia della fotografia.
(Fonte GFK, periodo: gennaio – dicembre 2008)
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giovedì, 27 novembre 2008

12.09.2008 – Ad un mese dall’annuncio dello standard Micro Quattro Terzi (vedi news del 05.08), PANASONIC presenta la Lumix DMC-G1. La prima fotocamera ad lenti intercambiabili dotata di un mirino reflex elettronico al posto del classico sistema con specchio e schermo di messa a fuoco. Questa innovazione di cui FOTOGRAFIA REFLEX aveva anticipato l’arrivo più di due anni fa, fa nascere una nuova categoria di fotocamere che, al momento, va a collocarsi tra le digitali compatte più avanzate e le reflex class

iche. La Lumix G1, concettualmente entry-level, concentra nel sistema di visione il massimo dell’innovazione. Il mirino, infatti, e’ un Live View molto avanzato e di grande complessita’. Panasonic afferma che la su

a risoluzione sia equivalente (lens) a 1,44 megapixel. Molto compatta ed offerta in tre colori, la G1 adotta un nuovo processore Venus Engine HD ed un nuovo sensore 4/3 Live Mos da 12,1 milioni di pixel che incorpora la funzione di riduzione della polvere Dust Reduction. Il sistema autofocus a “rilevazione del contrasto†su 23 aree selezionabili e’ anche incorporato nel sensore. Il display LCD posteriore da 3 pollici e’ ruotabile di 180° in orizzontale e di 270° in verticale ed offre una risoluzione di 460,000 pixel. La fotocamera adotta il sistema di controllo Intelligent Auto con diversi utili modi di ripresa derivato dalle compatte ultima serie, ma consente anche il controllo dell’esposizione a priorita’ dei tempi, dei diaframmi e manuale. Sensibilita’ Iso 100-300, otturatore con tempi da 60 secondi a 1/4000 e flash incorporato sono tra le tante altre caratteristiche del modello. Con la nuova LUMIX G1, sono stati presentati anche due lenti stabilizzati con innesto a baionetta Micro Quattro Terzi. Il primo e’ un Lumix G Vario 14-45mm f/3,5-5,6 ASPH/MEGA O.I.S., equivalente (lens) ad un 28-90mm, molto compatto e leggero, l’altro e’ il tele zoom Lumix G Vario 45-200mm f/4,0-5,6 MEGA O.I.S., equivalente (lens) ad un 90-400mm. Entrambi sono dotati di lenti asferiche ed a bassa dispersione, che aiutano a diminuire le distorsioni, soprattutto quando si utilizza lo zoom sulla posizione grandangolo, e le aberrazioni cromatiche. La distanza minima di messa a fuoco per entrambi e’ di 30cm, anche alla massima estensione dello zoom. Questi due lenti sono i primi compatibili con il Micro Quattro Terzi, ma cio’ non vuol dire che gli lenti per le reflex Quattro Terzi di Panasonic e Olympus non possano essere montati su questa fotocamera, infatti, con un semplice adattatore (adapter), si potranno montare anche sulla Lumix G1, probabilmente con qualche limitazione. Il prezzo in kit con il 14-45mm e’ di 749.00 €.
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