lunedì, 9 novembre 2009

Dopo aver recensito i modelli Alpha 350 e Alpha 700 ci è giunta in redazione la Sony Alpha 330, fotocamera dedicata a chi vuol muovere i primi passi nel mondo reflex. Questa fotocamera piccola e leggera è dotata di un sensore CCD in formato APS-C da 10,2 megapixel, 9 punti di messa a fuoco e di un range ISO che va da 100 a 3200.
Questa fotocamera stupisce davvero per le sue dimensioni contenute e per la conseguente riprogettazione della sua interfaccia da parte di Sony. Sono infatti spariti i pulsanti sulla sinistra dello schermo (tipici dei precedenti modelli da noi recensiti) e gran parte delle funzioni sono state incorporate da una pulsantiera rotonda che permette di modificare al volo iso, flash, autofocus, le modalità di scatto (immagine singola, scatto continuo, autoscatto) e i diversi pannelli informativi del display. Molto utile anche il tasto Fn che permette di accedere facilmente ad altre funzioni della fotocamera come i metodi di misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli stili creativi ecc.
Se peso e dimensioni contenute sono un punto a favore di questa fotocamera lo è decisamente meno la sua ergonomia. Infatti nonostante l’ottimo grip in gomma, l’impugnatura manca di una sagomatura e di una forma che permetta una presa ferma e sicura. Senza contare che, stringendo troppo, si finisce per premere accidentalmente la pulsantiera rotonda. Un’altra cosa che lascia poco convinti è la qualità delle plastiche, anche questa volta decisamente al di sotto delle aspettative.




Per quanto riguarda i supporti di memoria l’ Alpha 330 è dotata di due slot di memoria, uno per le schede SD e uno per le schede PRO HG Duo di Sony. Un selettore posto nello stesso vano degli slot permette di scegliere quale memoria usare. Sono inoltre presenti una presa Hi-Speed USB 2.0 e mini HDMI video.
La qualità delle immagini è un’altra bella sorpresa di questa fotocamera. Secondo quanto riportato dai test effettuati da PopPhoto la fotocamera ha ottenuto eccellenti risultati sia nei test di fedeltà del colore che in quelli di controllo del rumore fino a 800 ISO. Da 800 ISO in su i risultati, seppur non eccellenti, si mantengono comunque molto alti. Dalle immagini scattate non posso che confermare questa valutazione. L’autofocus è un’altra nota positiva infatti è molto veloce e preciso anche in situazioni di scarsa luminosità o di poco contrasto. Lo schermo della fotocamera, 2.7 pollici TFT con una risoluzione di 230,400 punti, è molto chiaro e brillante e viene naturale utilizzarlo con la fotocamera in modalità live view. Lo schermo è solidamente attaccato al corpo macchina tramite una cerniera in metallo. Questa cerniera se da un lato è molto utile e dà un senso di sicurezza notevole, permette di muovere lo schermo soltanto verticalmente, cosa che potrebbe dare fastidio a chi è abituato a schermi più snodati.
Sempre utile e sempre ottimamente funzionale lo SteadyShot interno alla fotocamera che permette di fare scatti con tempi di posa più lunghi del normale. Strana, quantomeno, la scelta di Sony di non dotare questa fotocamera della funzione video, che la fa arretrare al confronto con altre competitor dotate invece di tale caratteristica. La vera chicca di questa fotocamera sta però nei bellissimi menu grafici. Questi menu sono ottimamente disegnati e permettono anche all’utente meno avvezzo al mondo reflex di capire chiaramente a cosa servono le varie funzioni. Ogni programma di scatto (auto, program auto, priorità di tempi, priorità diaframmi, ritratti in notturna, tramonto, sport, macro, paesaggio, ritratto, auto senza flash) viene chiaramente spiegato in poche righe fornendo anche consigli, apparentemente banali ma utili per chi inizia, su come scattare al meglio con quel particolare programma.
La fotocamera è stata provata con l’obiettivo Sony AF DT 18-55 F3.5-5.6 SAM che si può trovare in kit. Questa lente, pur avendo una qualità costruttiva davvero mediocre (sempre il solito problema delle plastiche) e un motore SAM (Smooth Autofocus Motor) che non rende davvero silenziosa la messa a fuoco, è comunque comoda da usare e dà immagini sostanzialmente pulite, nette e senza distorsioni eccessive, che per un prezzo che si aggira intorno ai 50 € (se non meno) è davvero un’ottima performance. Alla fine della prova posso dire che la fotocamera si è rivelata piacevole da trasportare data la sua leggerezza e il suo ingombro ridotto, versatile e molto facile da usare. Il prezzo, che si aggira intorno ai 500€ nella sua versione in kit con il 18-55, la rende una fotocamera adatta a tutti coloro che decidono di fare il grande salto da compatta a reflex e che vogliono farlo divertendosi ed essendo sicuri di comprare una fotocamera che non sia troppo complicata.
Scatti effettuati con Sony Alpha 330
























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lunedì, 9 novembre 2009
Prof.Angelo Meduri
Dopo aver imparato a trovare le costellazioni e gli oggetti celesti più importanti, si può avere il desiderio di fissare l’immagine su un supporto. La fotografia celeste (o astrofotografia) offre numerose attrattive ed apre ampi orizzonti di ricerca ai cacciatori di immagini. In effetti, ci sono diversi vantaggi rispetto all’osservazione visuale:
1) E’ possibile avere a disposizione un documento che testimonia definitivamente tutto quello che si è registrato con la fotocamera in quel giorno;
2) L’immagine così ottenuta rappresenta un documento fedele ed oggettivo, mentre l’osservazione visuale o il disegno sono soggettivi;
3) Le esposizioni fotografiche consentono di accumulare la luce e di rendere visibili gli oggetti più deboli, anche quelli invisibili ad occhio;
4) Le pellicole ed i sensori digitali offrono una gamma di sensibilità ai colori dello spettro molto estesa, perciò possiamo cogliere immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto, con i colori degli oggetti celesti fotografati;
5) La zona di cielo inquadrata da una fotografia è molto più estesa di quella che si osserva all’oculare di un binocolo o di un telescopio.
L’evoluzione del mercato informatico sta facendo calare l’interesse per la fotografia analogica in favore di quella digitale, infatti la fotografia digitale resta la più nitida (decine di Megapixel) e la più economica da realizzare.
Per numerosi dilettanti appassionati di astrofotografia, la foto a vasto campo rappresenta il primo passo verso una visione più grande dell’universo di quella che il telescopio svelava alla mente del curioso. Per altri, questo può essere solo il primo passo sulla strada dell’apprendimento dei mezzi per realizzare fotografie molto belle ed eccitanti. Prescindendo dal motivo, la macchina fotografica reflex per il 35mm, dotata di un obiettivo normale da 50mm di lunghezza focale è lo strumento ordinario per la prima avventura in questo campo affascinante e misterioso.
La macchina fotografica deve essere quindi reflex, possibilmente meccanica, dotata di posa B o T e provvista di un innesto per ottiche tra i più facilmente reperibili in commercio. L’impiego di un cavetto di scatto flessibile per agire a distanza permette inoltre di eliminare gran parte delle vibrazioni. L’otturatore deve restare aperto anche per diversi minuti, perciò è meglio se le batterie sono ben cariche.

Reflex a pellicola per il formato 24x36mm.
Gli obiettivi fotografici comuni sono diffusissimi, spesso vengono sottovalutati, ma consentono di ottenere immagini spettacolari, se utilizzati opportunamente. Il 50mm è chiamato normale, perché inquadra le cose come l’occhio umano, mentre gli obiettivi con focali più corte vengono chiamati grandangolari e quelli con lunghezze focali maggiori del 50mm teleobiettivi.
La fotografia astronomica a vasto campo si occupa delle costellazioni, degli oggetti del profondo cielo (nebulose, ammassi stellari, galassie), della Via Lattea, delle meteore e delle comete. La lunghezza focale F dell’obiettivo determina l’ampiezza del campo inquadrato, che deve essere scelto in relazione alle dimensioni dell’oggetto da fotografare. Per la Via Lattea, presa da una parte all’altra dell’orizzonte, occorre adoperare focali da 8mm a 17mm di tipo fish-eye (occhio di pesce, 180° di campo inquadrato). Per ingrandire alcune parti occorrerà un 50mm oppure un 85mm, o più, mentre per avere sul fotogramma anche i particolari del paesaggio sarà utile un super-grandangolare di 14-20mm. Se si vuole fotografare invece la nebulosa di Orione ci vorrà una focale superiore ai 300mm. La tabella riporta le dimensioni angolari del campo inquadrato da ogni obiettivo sul fotogramma 24×36mm del piccolo formato 35mm. Naturalmente, si possono adoperare formati più ampi, o più piccoli, come il formato APS (1,5-1,6 volte più piccolo del 35mm).
Campo angolare degli obiettivi fotografici per il formato 35mm.
| Lunghezza focale in mm |
Dimensioni del campo |
Angolo sulla diagonale |
| 14 |
81,2° × 104,2° |
114,2° |
| 18 |
67,3° × 90,0° |
100,4° |
| 20 |
61,9° × 83,9° |
94,5° |
| 24 |
53,1° × 73,7° |
84,0° |
| 28 |
46,3° × 65,4° |
75,3° |
| 35 |
37,8° × 54,4° |
63,4° |
| 50 |
26,9° × 39,5° |
46,7° |
| 85 |
16,0° × 23,9° |
28,5° |
| 105 |
13,0° × 19,4° |
23,2° |
| 135 |
10,1° × 15,1° |
18,2° |
| 200 |
6,8° × 10,2° |
12,3° |
| 300 |
4,5° × 6,8° |
8,2° |
| 400 |
3,4° × 5,1° |
6,1° |
| 600 |
2,2° × 3,4° |
4,1° |
| 800 |
1,7° × 2,5° |
3,0° |
| 1000 |
1,3° × 2,0° |
2,4° |
| 2000 |
41’ × 62’ |
1,2° |
| 3000 |
28’ × 42’ |
50’ |
Oltre agli obiettivi a focale fissa, vi sono quelli a focale variabile, meglio noti come zoom; con essi non sempre esistono dei vantaggi, i principali punti critici sono i seguenti:
1) il meccanismo che fa variare la lunghezza focale generalmente tende a spostarsi durante le lunghe pose, rovinando così le foto, tranne che non sia dotato di un blocco;
2) il costo di un obiettivo a focale variabile di alta qualità fino ai bordi è assai più elevato di un’ottica a focale fissa;
3) la luminosità dell’immagine fornita dagli zoom generalmente è inferiore a quella degli obiettivi a focale fissa;
4) gli zoom distorcono le immagini più facilmente;
5) gli zoom pesano di più.
Da ciò si può dedurre che, se si sceglie di utilizzare un obiettivo zoom, si dovrebbe controllare attentamente il suo funzionamento. Recentemente sono apparsi sul mercato degli obiettivi zoom professionali di alta luminosità (2,8) con lenti asferiche per eliminare la distorsione e gli altri difetti delle immagini: essi offrono risultati decisamente positivi, superando talvolta le focali fisse! Ho provato uno di questi zoom alla massima apertura ed ho notato che il comportamento era uniforme da un bordo all’altro, non c’era traccia di distorsione e le aberrazioni erano quasi invisibili, tuttavia il funzionamento può variare con la lunghezza focale. Se alle lenti asferiche vengono abbinate anche le lenti a bassa dispersione, persino l’aberrazione cromatica diventerà irrilevante ed usciranno immagini straordinarie, anche a tutta apertura. Inoltre, ho utilizzato un 300mm a tutta apertura (2,8) ed ho ottenuto sempre immagini puntiformi su tutto il campo inquadrato (anche agli angoli), segno di un’ottima correzione delle aberrazioni e della vignettatura già dalla piena apertura.
L’apertura relativa (o luminosità f=F/D) di un obiettivo fotografico convenzionalmente varia secondo il tipo di progetto adottato. Solitamente è possibile fare variare la luminosità da un massimo (2,0) ad un minimo (22,0). Tra uno scatto e l’altro c’è una variazione del 50% (il diametro D si riduce di 1,4 volte), perciò se si apre di uno stop un obiettivo si avrà il doppio della luce, mentre se di chiude di uno stop si otterrà una riduzione della metà. Le grandi aperture sono assai vantaggiose in astronomia, poiché gli oggetti celesti hanno basse luminosità intrinseche e si deve inseguire per lungo tempo. L’inseguimento si effettua su di una montatura equatoriale con motore, dato che la Terra si sposta e gli oggetti sorgono, culminano e tramontano. Un errore comune che si osserva nelle foto a vasto campo è l’uso costante degli obiettivi alla massima apertura. Poiché quasi tutti gli obiettivi delle macchine reflex sono stati progettati per offrire la prestazione migliore a 1-2 valori dopo la massima apertura, l’uso dell’obiettivo a tutta apertura spesso accentua le aberrazioni, produce una vignettatura eccessiva e causa velature forti ed irregolari. Le ottiche delle macchine fotografiche comuni sono state progettate in modo da rispondere alle necessità dell’utente medio. Questi requisiti non sono tanto rigorosi come quelli della fotografia stellare, che è il test più severo per ogni obiettivo. Le aberrazioni sono difetti degli obiettivi che non si vedono facilmente sui ritratti o sulle fotografie di paesaggio. Oltretutto, nella maggior parte delle applicazioni di tutti i giorni, il fotografo è interessato soltanto alla parte centrale della fotografia, così le aberrazioni ai bordi passano inosservate. Per di più, nella maggior parte delle applicazioni fotografiche, gli obiettivi vengono utilizzati raramente in prossimità della massima apertura, il che rende meno appariscente la presenza delle aberrazioni e della vignettatura (=perdita di luce ai bordi).

La cometa Hyakutake, apparsa nel 1996, attraverso un 300mm.
Per le applicazioni astronomiche, il test più semplice per determinare l’apertura di diaframma migliore di ogni dato obiettivo è eseguire una serie di foto guidate del cielo notturno. Se l’obiettivo deve essere diaframmato oltre 2 valori dopo la massima apertura per ridurre le aberrazioni e la vignettatura a livelli accettabili, servirà poco nel lavoro astronomico. I vantaggi del diaframmare sono duplici: non solo si sopprimono le aberrazioni e la vignettatura, ma si riduce anche il velo di fondo, migliorando il contrasto da ogni parte. Con le nuove pellicole supersensibili che stanno uscendo, un’esposizione di 20 minuti a f/4 con una pellicola da 1000 ISO produrrà risultati stupendi. Con i sensori digitali riducete il tempo di posa almeno ad un terzo. Poiché le fotografie eseguite con un obiettivo da 50mm ed un motorino d’inseguimento di buona qualità non dovrebbero essere guidate con cannocchiali e oculari con crocicchio, non c’è motivo di rinunciare alla qualità per fare un’esposizione più breve. Per migliorare ulteriormente la resa degli obiettivi è conveniente utilizzare talvolta un filtro (UV, Skylight, giallo o rosso). Di recente sono comparsi sul mercato alcuni filtri, detti interferenziali, che bloccano certe lunghezze d’onda e ne trasmettono invece altre, tuttavia il loro costo resta ancora elevato.

La cometa Hale-Bopp, apparsa nel 1997, attraverso un 300mm.
L’attrezzatura ideale comprende quindi una serie di obiettivi per poter riprendere meglio i vari aspetti del cielo nelle diverse stagioni. In estate potete fotografare bene la Via Lattea, molte nebulose e ammassi aperti. In autunno puntate gli obiettivi sulla galassia di Andromeda, l’ammasso doppio del Perseo e su Cassiopea. D’inverno spiccano Orione con le sue nebulose ed il Toro con i suoi ammassi. Disporre di diversi obiettivi vi servirà per riempire meglio il fotogramma secondo l’oggetto desiderato. Occorrono, in linea di massima, un 24mm, un 50mm ed un 300mm, oppure uno zoom 28-70mm ed un 300mm. Si può acquistare poi un moltiplicatore di focale 1,4x. La possibilità di avere l’autofocus qui è inutile, giacché si lavora sempre impostando la messa a fuoco sull’infinito, è importante invece disporre di una grande apertura (2 o 2,8). Se potete permettervi solo un obiettivo la scelta per eccellenza è quella di un 50mm, anche usato. Se usate il formato APS dovete impiegare invece un 30mm o un 35mm. L’impiego di un trascinatore è indispensabile ed implica pure la conoscenza della messa in stazione verso il Polo Celeste, aiutandosi con la Stella Polare. Il treppiedi (o cavalletto) è un altro accessorio indispensabile per la buona riuscita delle foto.

Strisce stellari lasciate in un obiettivo di 35mm per 45 minuti.
Dopo aver montato un telescopio, nel luogo prescelto, sulla montatura equatoriale, si deve sistemare correttamente tutto l’insieme in modo da poter mantenere l’oggetto celeste costantemente puntato al centro del campo per ore. Ciò significa che si deve orientare con molta precisione la montatura del telescopio per farla funzionare perfettamente dopo aver bilanciato ogni parte dell’insieme. Per orientare correttamente l’asse polare della montatura esistono vari metodi, qui ne descriverò due molto importanti. Il primo è un metodo approssimato, che consente di fotografare con strumenti di corta focale in tempi abbastanza brevi. Questi procedimenti permettono di rendere l’asse polare della montatura parallelo all’asse di rotazione terrestre, in modo da riuscire ad annullare gli effetti del moto diurno, come previsto dalla teoria. Nell’emisfero boreale le stelle sembrano girare attorno alla Stella Polare (? Ursae Minoris), che è l’ultima stella della coda del Piccolo Carro. Gli appassionati che si recano nell’emisfero australe sono purtroppo meno fortunati dei loro colleghi, poiché le stelle prossime al Polo Sud Celeste non sono splendenti come la Stella Polare. Dunque, le stelle più vicine ai poli celesti sono la Polare (di magnitudine +2) e la ? Octantis (di magnitudine +5,5), che distano rispettivamente 48’ e 59’. Innanzi tutto, si deve mettere in piano la montatura equatoriale, regolando la lunghezza delle gambe del treppiedi ed osservando la posizione della bolla di livello, finché non si sposta proprio sul centro. Le montature equatoriali alla tedesca spesso sono corredate da un cannocchiale polare (ad esempio 6×30, 8×50, 9×60, ecc.), perciò basta osservare direttamente nel cannocchiale per orientare correttamente l’asse della montatura. In pratica, la Polare deve rientrare in un apposito circoletto. Il cannocchiale polare ha un reticolo illuminato che contiene pure le posizioni delle stelle del campo vicine alla Stella Polare, regolabile tramite un disco orario ed un cerchio datario. Questi reticoli speciali servono proprio a facilitare l’allineamento polare della montatura, ma purtroppo non sono presenti sui modelli con montatura a forcella, allora si dovrà portare la declinazione fino a +90° ed osservare nel cercatore finché la Stella Polare non arriva al centro del campo. Per fare avvicinare al Polo ulteriormente l’asse polare della montatura, si deve applicare un metodo più preciso, che permetterà di realizzare fotografie nettamente superiori. Il metodo descritto sotto è quello introdotto nel 1893 dall’astronomo francese Bigourdan. Questo richiede l’uso di un oculare con reticolo illuminato, da inserire nel portaoculari del telescopio. Dopo aver sistemato la montatura in modo approssimato con il metodo descritto precedentemente, si deve puntare il telescopio verso una stella vicina al meridiano ed all’Equatore Celeste. Subito dopo, si deve aggiustare il crocicchio illuminato dell’oculare in modo da far coincidere una delle linee con il movimento orario degli astri. Ciò si realizza ruotando l’oculare nel barilotto fino a raggiungere la posizione esatta. Mentre si osserva, la stella inquadrata si sposta lentamente dal centro del campo e lo spostamento indica l’esistenza di un errore di allineamento. Il metodo di Bigourdan permette di allineare il telescopio al Polo Celeste anche quando la visione del polo è preclusa da edifici o da monti. Se la stella inquadrata si sposta verso l’alto, si deve ruotare l’asse polare della montatura in direzione Ovest. Analogamente, se la stella si muove verso il basso, la montatura dovrà essere spostata in direzione Est. Quanti spostamenti servono a sistemare nel piano meridiano (o in azimut se preferite) la montatura non è facile stabilirlo, tuttavia si deve arrivare progressivamente nella posizione esatta. In genere, bisogna ruotare appena la montatura diverse volte fino ad arrivare nella posizione in cui la stella non si muove più dal centro del crocicchio. A questo punto si deve trovare e puntare un’altra stella, possibilmente abbastanza luminosa, affinché risulti chiaramente visibile nello strumento. La stella da puntare deve essere prossima all’orizzonte Est oppure Ovest (a 15-20° massimo di altezza) e vicina all’Equatore Celeste. Se una stella ad Est si sposta verso Sud, cioè a sinistra, si deve alzare l’asse polare. Viceversa, se la stella si muove verso Nord, cioè a destra, l’asse polare deve essere abbassato. Se invece si punta una stella prossima all’orizzonte Ovest le operazioni debbono essere invertite. La posizione esatta si ottiene quindi per approssimazioni successive, fino a quando la stella non rimane ferma al centro del crocicchio. Questa regolazione permetterà di sistemare definitivamente l’inclinazione dell’asse polare della montatura e sarà utile ogni volta che si ritorna a fotografare sullo stesso sito. Gli osservatori che si trovano nell’emisfero australe dovranno invertire però tutte le istruzioni sopra elencate. Al termine delle regolazioni, con il movimento orario invertito, in questo caso, la stella scelta deve restare al centro del campo per alcuni minuti. Quando la stella rimane immobile al centro del crocicchio, la montatura è sistemata perfettamente. Naturalmente, i movimenti saranno più ampi all’inizio della procedura e si ridurranno man mano che si procede.

Strisce stellari lasciate attorno al polo celeste nord in 2 ore.
Il problema più difficile da risolvere per la fotografia celeste è quello della presenza dell’inquinamento luminoso, dovuto alle luci artificiali dei centri urbani ed extraurbani. Questo fenomeno arreca disturbo alla buona riuscita delle fotografie e si manifesta nelle vicinanze dei centri abitati, a causa del riverbero dell’illuminazione, che alla fine renderà le foto inaccettabili, con un cielo dalla tinta gialla, verde o grigia. La soluzione del problema richiede l’uso di un buon paraluce e la ricerca di luoghi più bui, dove la Via Lattea risalta bene anche ad occhio nudo. In Italia, i cieli più bui si trovano in Valle d’Aosta, sull’Appennino tosco-emiliano, vicino Grosseto, al confine tra Abruzzo e Molise, al confine tra Basilicata e Calabria, sulle vette centrali della Sardegna.
Comunque, non crediate che sia possibile ingrandire le stelle come piccoli globi, perché la loro distanza richiede focali di 200 metri. Di conseguenza, una stella resterà sempre un puntino sia con un obiettivo di 35mm, che con un 2000mm.
Per evidenziare la rotazione della volta celeste stellata, basta sistemare la fotocamera su un treppiedi, fare scattare l’otturatore via cavo e lasciarlo aperto diversi minuti, anche fino a 10-15 minuti per pose digitali, usando basse sensibilità, come 100 ISO, e diaframmi piuttosto aperti, come 2.8 o 4. Con le pellicole la posa deve essere unica, anche di diverse ore, mentre in digitale si sommeranno diverse foto al computer, sempre per ottenere come risultato finale delle strisce lasciate dalle stelle più luminose nel cielo notturno. Per quanto riguarda le pellicole da utilizzare (fresche e ben conservate), è opportuno sceglierne una piuttosto sensibile 400-1600 ISO, se invece si vogliono ottenere stelle puntiformi. Inoltre, quando si porta a sviluppare il rullino, occorre specificare che si tratta di foto astronomiche senza margini ben definiti e che si devono sviluppare senza tagliare la pellicola (si dice sviluppo in striscia). Durante la fase dello sviluppo, infatti, il macchinario o l’operatore potrebbero tagliare a metà una foto, perché fanno fatica a distinguere lo spazio vuoto tra due fotogrammi e lo sfondo del cielo, solitamente sempre nero. Il tempo di posa limite in minuti è dato dalla seguente tabella, per un cielo buio, limpido e senza Luna. Si tiene conto anche del difetto di reciprocità delle pellicole impiegate.
Tabella del tempo limite di saturazione in minuti per varie pellicole e cieli assai bui.
| Apertura |
100 ISO |
250 ISO |
400 ISO |
800 ISO |
1600 ISO |
| 2,0 |
66 min. |
24 min. |
14 min. |
6 min. |
3 min. |
| 2,8 |
141 |
50 |
30 |
14 |
6 |
| 3,5 |
233 |
83 |
49 |
23 |
10 |
| 4,0 |
315 |
113 |
66 |
30 |
14 |
| 5,6 |
671 |
240 |
141 |
65 |
30 |
Per le fotocamere digitali riducete almeno ad un terzo.
Tempo limite in secondi per macchine fisse sul treppiedi e stelle puntiformi
| Obiettivo |
0° |
30° |
45° |
60° |
| 20mm |
30 sec. |
35 sec. |
42 sec. |
60 sec. |
| 24mm |
25 |
29 |
35 |
50 |
| 28mm |
21 |
25 |
30 |
43 |
| 35mm |
17 |
20 |
24 |
34 |
| 50mm |
12 |
14 |
17 |
24 |
| 100mm |
6 |
7 |
8 |
12 |
| 300mm |
2 |
2 |
3 |
4 |
La distanza in gradi è dall’equatore celeste, distante 90° dalla stella Polare.
| Tipo di astrofotografia |
Pellicola consigliata |
Obiettivo e tempo di posa |
| Congiunzioni di pianetiLuminosi al tramonto conLa Luna |
100-400 ISO comeKodak Ektachrome E200Fuji Provia 400F |
35-70mm a f/2.8Scattare quando l’esposi- metro segna 1-8 secondi |
| Costellazioni, aurore |
800 ISO comeFuji Superia X-tra 800 |
20-50mm a f/2.820-40 secondi |
| Costellazioni, Via Lattea,stelle cadenti, con motore |
800-1600 ISO |
8-50mm a f/2.85 minuti |
| Foto con inseguimento altelescopio |
800-1600 ISO |
14-300mm a f/2.8 Fino a 5 minuti |

Costellazione di Orione sulla città.
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Pubblicato in Nikon News | I Commenti sono chiusi
lunedì, 9 novembre 2009
Prof.Angelo Meduri
La difficoltà più presente nel settore degli acquisti di attrezzature fotografiche è quella di non riuscire a prendere con sicurezza l’obiettivo giusto. Le macchine fotografiche reflex, cioè ad obiettivo intercambiabile, sono gli apparecchi più usati, ma anche le compatte con ottica fissa costituiscono un mezzo efficace per scattare foto in ogni condizione. I vantaggi degli apparecchi reflex sono:
- Possibilità di adottare ottiche ed accessori diversi, dai 180° di campo degli obiettivi ad occhio di pesce (fisheye) fino ai microscopi ed ai telescopi più potenti;
- Possibilità di collegare e di impiegare flash più potenti;
- Possibilità di sfruttare motori per scattare velocemente a raffica su soggetti in rapido movimento, anche in condizioni di scarsa luminosità ambientale;
- Possibilità di aumentare il valore della sensibilità ISO senza temere troppo l’effetto della grana.
Invece, le compatte sono l’ideale se non si vuole portare con sé oggetti pesanti ed ingombranti, risparmiando grosse cifre di denaro. In commercio oggi esistono obiettivi diversi, per tutte le necessità, che hanno alcune funzioni utili, come l’autofocus, lo zoom e lo stabilizzatore d’immagine (per eliminare l’effetto dei movimenti involontari che provocano il mosso a mano libera). Tuttavia, non è facile sceglierne uno oppure un gruppo per avere in ogni circostanza un’immagine ben inquadrata ed esposta. Ogni fotocamera monta solo obiettivi della stessa marca (come Canon, Nikon, Sony e Pentax) e pure quelli di marche universali (come Sigma, Tamron e Tokina), per motivi di interesse commerciale. Per impressionare con la giusta quantità di luce la pellicola o il sensore della fotocamera, l’obiettivo ha all’interno un’apertura regolabile, detta diaframma, mentre nel corpo macchina si regola il tempo di esposizione alla luce. Chiudendo il diaframma, oltre a diminuire l’intensità della luce, si aumenta la profondità della zona messa a fuoco, nella quale appaiono nitidi tutti gli oggetti.
- Cromatismo, cioè formazione di contorni colorati;
- Coma, cioè formazione di punti luce a ventaglio, come comete;
- Astigmatismo, ossia immagini puntiformi allungate come segmenti;
- Aberrazione di sfericità, quando i raggi luminosi delle zone ai bordi delle lenti non vanno tutti a fuoco come quelli delle zone centrali;
- Vignettatura, o perdita di luce ai bordi;
- Distorsione, cioè formazione di linee incurvate invece di linee rette;
- Curvatura di campo, ossia formazione dell’immagine su una superficie curva, invece che sul piano focale.
Un altro difetto può essere anche il flare, che consiste nella produzione di riflessi all’interno dell’obiettivo, con sorgenti luminose inquadrate o ai bordi del campo. Chiudendo il diaframma e scegliendo un obiettivo con un buon trattamento antiriflessi, si eliminano alcuni problemi. Gli obiettivi di marca buona, come Nikon o Canon ad esempio, minimizzano tali difetti.

Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm.
La scelta dell’obiettivo si traduce nella possibilità di utilizzare tre tipi di lunghezze focali: normali, grandangolari e teleobiettivi. Le riprese effettuate con un normale di 50mm sul formato 24×36mm hanno un angolo di 46° e i vari elementi si avvicinano molto alle dimensioni osservate ad occhio nudo. Attenzione al formato della
fotocamera, poiché lo stesso obiettivo può far cambiare l’angolo visivo sulla foto se usato su formati diversi. Ad esempio, un 35mm è grandangolare sul formato pieno 24×36mm, ma diventa uno standard da 52mm sul formato
Nikon APS-C.
Gli obiettivi normali sono molto luminosi (anche f/1,4) e nitidi, hanno bassissima distorsione, sono compatti e leggeri. La luminosità di un obiettivo è il rapporto tra la focale ed il diametro e si può variare aprendo o chiudendo il diaframma. I numeri piccoli indicano grandi aperture, mentre valori alti producono piccole aperture. Con gli obiettivi da 50mm ai bordi le immagini risultano perfette solo se si chiude il diaframma a f/2,8 o di più, ma in casi estremi si può anche aprire al massimo. Il 50mm è stato molto usato in passato, perché era venduto insieme ai corpi macchina. Oggi si tende a sostituirlo con uno zoom, ma la qualità delle immagini non è sempre uguale.
Gli obiettivi grandangolari hanno una focale inferiore a quella di un obiettivo normale. Quando si fotografa con un grandangolo sembra di allontanarsi, perché le immagini sono più piccole e con un campo visivo vasto. In commercio le focali vanno da 8mm a 35mm. La caratteristica essenziale, che viene accentuata quando diminuisce la focale, è quella di portare le cose in primo piano ed allontanare tutto il resto, facendo sentire chi osserva immerso nella scena.
Il 35mm copre 63° e può sostituire il normale nelle riprese di paesaggio, street, ecc., è molto nitido e luminoso. Diversi maestri della fotografia, come Henri Cartier Bresson, lo hanno usato sempre per anni nei loro reportage, poiché non provoca effetti esagerati di allontanamento prospettico, pur mantenendo la sua profondità di campo, estesa più del tradizionale 50mm.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo di 35mm.
Il 28mm ha 75° di campo ed è il grandangolo standard, molto diffuso, ben corretto, nitido ed economico. E’ utile per far entrare sempre tutti in una foto di gruppo senza allontanarsi molto, come obiettivo polivalente per la documentazione geografica in luce ambiente, nei paesaggi, in interni, ecc.. Sulle
fotocamere compatte la presenza della focale 28mm è utilissima in numerose situazioni comuni. E’ nitidissimo sin dalla massima apertura.
Il 24mm è molto interessante, ampio 84°, allarga bene le inquadrature bilanciando gli elementi vicini e lontani per i giornalisti, documentaristi, paesaggisti, gli architetti. Esso genera grande profondità di campo nitido con larghe aperture di diaframma. Inoltre, è possibile scattare con tempi di posa più lunghi. La regola è quella di regolare il tempo secondo la focale dell’obiettivo, cioè 1/F di secondo o di meno, lavorando a mano libera. Perciò mentre con il 50mm non si scende oltre 1/50 di secondo, con il 24mm si arriva a 1/25 di secondo, sempre a mano libera. Il 24mm è stato l’obiettivo preferito di grandi fotografi, come Galen Rowell e John Shaw. La correzione delle aberrazioni è già buona a tutta apertura. Con 24mm occorre già fare attenzione nel montare filtri spessi anteriormente, per non mozzare gli angoli dell’immagine. In commercio si trovano anche 24mm decentrabili, utilizzati per le correzioni prospettiche delle linee cadenti in foto di architettura.

Torre Ruggero con obiettivo di 20mm.
Il 20mm è un obiettivo ultragrandangolare eccellente per le scene ad ampio respiro, poiché dilata in profondità la scena, aumentando la sensazione di essere presenti. Con 20mm ci sono problemi di buona definizione ai bordi del campo di 94°, perciò si deve scegliere una buona marca. Il 20mm crea atmosfere magiche, con fuga di colline dove le nuvole bianche galleggiano immense in un cielo blu su uno splendido scenario naturale che sembra enorme e lontano, mentre il primo piano emerge dalla scena.
Le focali di 17 o 18 mm sono utili solo in casi particolari, quando si desidera un grandangolo veramente spinto ed il 20mm non risulta sufficiente. Le deformazioni prospettiche del 17mm sono incredibili, dato l’amplissimo angolo di campo, che arriva a 104° includendo quasi ogni cosa. L’uso di queste ottiche non è comunque facile, poiché i riflessi e gli elementi indesiderati possono spuntare da ogni parte.
Diminuendo la focale fino a 14mm si allarga maggiormente l’inquadratura, con un campo che giunge a 114°, indispensabile solo in pochissimi casi nella foto di architettura e di arredamento, oppure dentro barche o edifici. E’ luminoso e nitido, tuttavia è meglio utilizzarlo diaframmando un po’ vista la grande copertura angolare, per avere buona definizione anche ai bordi.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.
Per ottenere effetti creativi d’incurvamento delle linee si può adoperare invece un obiettivo speciale ad occhio di pesce (o fisheye), che abbraccia 180° di campo, utile in situazioni in cui si richiede un angolo vastissimo, per le foto meteorologiche e astronomiche, di paesaggio o di reportage. Esistono fisheye a pieno formato (detti diagonali), oppure circolari; questi ultimi formano un cerchio-immagine al centro del fotogramma che rimane nero, come se si guardasse attraverso un buco.
Abbiamo visto che con i grandangoli si dilatano in profondità le scene. Viceversa, adoperando un teleobiettivo si provoca un effetto di compressione della scena in profondità e l’osservatore ha la sensazione di ritagliare ed ingrandire un particolare privilegiato, dove tutto sembra come essere appiattito.
L’obiettivo di 85mm ha un campo di 28°, lo standard per i ritratti, ma può essere utilizzato in moltissime altre occasioni, perché è molto luminoso e nitido, anche a f/2 offre un’ottima correzione e permette di lasciare sfocato lo sfondo, isolando così il soggetto.
Il 105mm è un altro teleobiettivo moderato, che assieme al 50mm ed al 24mm forma un valido kit da viaggio. E’ venduto in versione macro, per effettuare riprese a brevi distanze di oggetti, documenti, francobolli, monete, ritratti, fiori ed insetti. Il suo rapporto di riproduzione arriva alla scala naturale 1:1, quando è alla minima distanza di messa a fuoco. E’ nitidissimo fino ai bordi del campo di 23° già dalla massima apertura e permette di mettere in risalto particolari che rappresentano un certo ambiente.
Il 135mm ha un campo più ristretto, di 18°, rispetto al 105mm, utile anche in luce ambiente, per foto di ritratti, animali, paesaggi, in teatro, per lo sport ed i particolari architettonici. Offre prestazioni di qualità elevata anche a tutta apertura ed ha una messa a fuoco rapida, però a mano libera il tempo non deve essere superiore a 1/F, perciò si arriva massimo a 1/160 di secondo senza l’uso del treppiedi.
La lunghezza focale di 200mm è la via di mezzo tra i teleobiettivi molto pesanti ed ingombranti e quelli piccoli e compatti, tali da non costituire un problema per la borsa del fotografo. Le versioni con lenti a bassa dispersione avvicinano molto il soggetto inquadrato senza pericoli di cromatismi, con aperture massime molto vantaggiose, come f/2 o f/2,8, che staccano il soggetto sullo sfondo sfocato. Sulla diagonale l’angolo di ripresa scende a 12°, rendendolo adatto per le foto di animali, sport, ritratti, astronomia. E’ ottimamente corretto anche alla massima apertura del diaframma. Diventa necessario quasi sempre l’uso del treppiedi, ma per avere immagini di qualità elevata è indispensabile pure la trasparenza dell’aria.
Il 300mm è un teleobiettivo davvero interessante, non solo per le fotografie di paesaggio, ma anche per riprendere gli animali in libertà particolarmente timorosi, oppure nel ritratto di soggetti inconsapevoli, nelle foto astronomiche e sportive. E’ perfettamente corretto fino agli angoli già alla massima apertura. La messa a fuoco però deve essere molto precisa, dato l’ingrandimento così elevato, pari a 6 volte quello di un normale. Inoltre, c’è il rischio che le foto escano mosse a causa delle vibrazioni, perciò diventa necessario l’uso del treppiedi. I soggetti lontani, situati a distanze differenti lungo la linea della visuale sembrano schiacciarsi letteralmente l’uno contro l’altro in profondità, all’interno del campo di 8°. Il peso, le dimensioni ed il costo di questa focale non sono indifferenti, ma si tratta di un’ottica professionale di alte prestazioni.

La Luna con 2000mm di focale.
Il 400mm f/2,8 è un obiettivo impressionante, poiché il diametro della lente anteriore, che determina la luminosità massima in rapporto alla focale, sale fino a 15cm, mentre il campo si riduce a 6°. Le lenti in vetro a bassa dispersione fanno aumentare il contrasto e la nitidezza delle immagini, annullando l’effetto negativo dell’aberrazione cromatica, che aumenta con la focale. E’ ottimo anche a piena apertura. Gli usi più frequenti sono per foto di animali e sport.
Procedendo verso le focali superiori non sono più disponibili le grandi luminosità f/2,8 perché i prezzi lievitano di molto e le case costruttrici hanno accantonato l’idea preferendo le più accettabili aperture inferiori di f/4 e f/5,6. Con aperture ancora inferiori si trovano anche i catadiottrici, obiettivi a specchi molto compatti, leggeri ed economici, come il 500mm f/8 e il 1000mm f/11. Ovviamente, non c’è dubbio che un 500mm f/4 sia un magnifico oggetto, di qualità certamente elevata rispetto a un teleobiettivo più piccolo con un moltiplicatore di focale aggiunto sul retro, oppure rispetto ad un catadiottrico. Con queste focali lo stabilizzatore può anche rappresentare un favoloso meccanismo per ottenere foto nitide.
Dopo le focali fisse sono stati inventati gli obiettivi a focale variabile, detti zoom, che dominano ormai da anni il mercato. Per realizzare gli zoom è stata necessaria la progettazione al computer di sistemi ottici a lenti flottanti, con vetri a bassa dispersione e l’uso di lenti asferiche. Questo è stato un traguardo significativo, che ha soddisfatto le necessità di molti fotografi. Anche gli obiettivi zoom possono essere raggruppati in tre categorie: standard, grandangolari e tele.
Considerando la grande escursione focale, la massima luminosità costante di f/2,8 e la minima distanza di messa a fuoco macro, i 28-70mm e i 24-70mm sono diventati dei classici zoom standard professionali, utili in un numero enorme di situazioni, per viaggiare leggeri. Essi sono ben corretti per la distorsione e le altre aberrazioni. Per i formati APS-C ci sono gli obiettivi equivalenti da 17-55mm o 18-50mm, aperti sempre a f/2,8.
Il vero obiettivo tuttofare può essere un 24-85, un 24-120 o un 28-200mm, ma la luminosità è piuttosto bassa e varia tra 3,5 e 5,6 con una nitidezza ai bordi meno buona, specialmente alla massima apertura. Per i formati APS-C vi sono i 16-85, i 18-55, i 18-105 e i 18-200mm. Negli zoom c’è pure il problema della distorsione, a volte assai alta, che li rende inutilizzabili in foto con linee rette di architettura e paesaggi, quantunque oggi sia possibile correggere ciò al computer.
Gli zoom grandangolari luminosi come i 14-24, i 20-35 e i 17-35mm sono utili nei reportage d’azione, a contatto con il soggetto. Hanno elevata flessibilità operativa. Comunque, se si cambia l’inquadratura con lo zoom non è come avvicinarsi al soggetto, o allontanarsi, per escludere i particolari che disturbano, perché così facendo si modifica la prospettiva e l’ingrandimento totale. Nel formato APS-C la scelta è ancora limitata al Tokina 11-16mm f/2,8.

Stretto di Messina con zoom standard.
Le ottiche zoom grandangolari meno aperte sono più numerose, meno ingombranti e pesanti, ma anche meno versatili per l’uso in condizioni di luce scarsa: limitano quindi la libertà espressiva del fotografo. Il 18-35mm è un esempio di zoom meno luminoso, utile per alcuni generi di ripresa, incluso il paesaggio e l’architettura. Per il formato APS-C vi sono il 10-20 e i 12-24mm, aperti a f/3,5 o a f/4, o a f/5,6.
Gli zoom tele 70-200mm luminosi sono i favoriti dei giornalisti, sebbene siano costosi e pesanti. Il loro costo è elevato, ma in luce debole o nella foto d’azione sono indispensabili. La grande luminosità permette di scattare a mano libera senza problemi di mosso e consente pure di mettere a fuoco con molta rapidità e precisione in situazioni di luce scarsa, tramite l’impiego di motori interni silenziosi e veloci. Le prestazioni in termini di nitidezza e contrasto sono buone e anche la costruzione è molto robusta e duratura.
I 70-300mm aperti a f/4-5,6 sono assai compatti e leggeri, adatti a chi non intende spendere grosse cifre. In luce ambiente debole però l’autofocus ha una risposta incerta e alla focale massima non possono competere con le focali fisse, specialmente ai bordi, dove il calo di nitidezza è sensibilmente evidente. Se si opera con diaframmi più chiusi come f/8 diventano più interessanti.

Rosa con obiettivo macro 105mm.
Gli zoom di lunghissima focale, infine, hanno il problema del trasporto manuale, a causa del peso e dell’ingombro, offrono luminosità interessanti, ma sono popolari solo tra i cultori della caccia fotografica, dello sport e i paparazzi. L’uso obbligatorio di questi obiettivi in congiunzione con un treppiedi robusto e pesante fa aumentare il numero degli attrezzi da trasportare. La qualità delle immagini è buona solo in condizioni di discreta illuminazione e rimane tale anche aggiungendo un buon moltiplicatore di focale.
In genere si tende a pensare che tutti gli obiettivi offrano buone prestazioni, che abbiano una costruzione solida e robusta, un autofocus rapido e silenzioso, ma purtroppo non è così. Esistono infatti obiettivi che ai bordi lasciano a desiderare come nitidezza, specialmente se si scende sotto f/8, e mostrano forti aberrazioni, rispetto ad altri apparentemente uguali. Nei negozi di materiale usato bisogna controllare attentamente ogni pezzo prima di effettuare la scelta definitiva, se si desidera portare a casa qualcosa di veramente buono. In antitesi, non bisogna credere che siano sempre indispensabili lenti asferiche o a bassa dispersione per avere immagini perfette.
Se si sceglie un obiettivo, nuovo o usato, prima dell’acquisto è meglio controllare il suo funzionamento e l’integrità della superficie delle lenti, che possono essere strisciate o con molta polvere all’interno. La solidità e la fluidità nei movimenti del diaframma e della messa a fuoco è pure molto importante. Non ci devono essere giochi nelle regolazioni, lenti che si muovono, attriti nello scorrimento. Ad esempio, la superiorità delle ottiche originali Nikon, con la resa qualitativa che rimane sempre su alti livelli, porta a consigliare il loro acquisto ed utilizzo, senza dimenticare però che esistono pure alternative interessanti e talvolta superiori. Nulla vieta di usare sempre ottiche universali economiche, ma queste non sempre si destreggiano bene con i loro rivali originali. La resa migliore di certi obiettivi consente di muoversi con agilità a qualsiasi valore del diaframma impostato, mentre con altri obiettivi si devono fare i conti con le aberrazioni che li affliggono. Comunque, le immagini poco ingrandite non saranno quasi mai deludenti, se si adoperano gli obiettivi con la giusta tecnica, neanche se scattate con ottiche scadenti. Se invece si desidera ingrandire ed osservare attentamente le foto realizzate, solo un obiettivo davvero buono sarà in grado di rivelare anche i dettagli più fini. La Nikon ha una reputazione molto buona, anche se si può preferire qualcos’altro.
In conclusione, se desiderate viaggiare leggeri scegliete uno o più zoom, come la terna 14-24, 24-70 e 70-200mm e simili, per il formato 24×36mm. Se, a priori, sapete cosa state andando a fotografare, portate solo le focali utili, ma se un po’ di peso e d’ingombro in più non vi creano problemi le focali fisse sono imbattibili.
Tabella delle focali.
| Campo in gradi |
Formato 24×36 |
Formato Nikon DX(la focale si moltiplica per 1,5 volte) |
Formato Canon(1,6 volte) |
| 180° fisheye circ. |
8mm |
4.5mm |
4.5mm |
| 122° grandangolo |
12 |
8 |
7.5 |
| 114° grandangolo |
14 |
9 |
8.5 |
| 110° grandangolo |
15 |
10 |
9 |
| 180° fisheye diag. |
16 |
10.5 |
10 |
| 104° grandangolo |
17 |
11 |
10 |
| 100° grandangolo |
18 |
12 |
11 |
| 94° grandangolo |
20 |
13 |
12.5 |
| 84° grandangolo |
24 |
16 |
15 |
| 75° grandangolo |
28 |
19 |
17.5 |
| 63° grandangolo |
35 |
23 |
22 |
| 46° standard |
50 |
33 |
31 |
| 34° tele |
70 |
47 |
44 |
| 28° tele |
85 |
57 |
53 |
| 23° tele |
105 |
70 |
66 |
| 18° tele |
135 |
90 |
84 |
| 12° tele |
200 |
133 |
125 |
| 8° tele |
300 |
200 |
187.5 |
| 6° tele |
400 |
267 |
250 |
| 5° tele |
500 |
333 |
312.5 |
| 4° tele |
600 |
400 |
375 |
| 3° tele |
800 |
533 |
500 |
| 2.5° tele |
1000 |
667 |
625 |
| 2° tele |
1200 |
800 |
750 |
| 1.2° tele |
2000 |
1333 |
1250 |
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