domenica, 17 aprile 2011
Premessa: questa semi-guida è più che altro una descrizione di come ho installato il chip dandelion sull’ottica samyang 8mm fisheye per NIKON, in modo da poter usare l’esposimetro anche sui corpi macchina non pro.
Il chip dandelion è compatibile, secondo il sito ufficiale, con tutte le reflex nikon, tranne F4, F60 e F90x. La modalità programmazione non è compatibile con F5 e D1X/H.
DISCLAIMER: Non mi assumo alcuna responsabilità per eventuali danni a cose o persone. Se decidete di eseguire questa operazione sulla vostra ottica, lo fate a vostro rischio e pericolo.
Allora, iniziamo con il materiale occorrente:
- Samyang 8mm fisheye per nikon (ovviamente)
- Chip dandelion per nikon (lo trovate su ebay oppure su leitax)
- Trapanino/fresetta tipo dremel o simili (io ne ho usato uno cinese da 20€, non serve roba uber)
- Lime varie di piccole dimensioni
- Cacciavite molto piccolo per le viti della baionetta
- Foglio di polistirolo (almeno 1 cm di spessore)
- Sacchettino che si può sigillare
- Nastro adesivo
1 – Prima di tutto, determiniamo dove va messo il chip.
Dobbiamo basarci sulla linea bianca che indica l’apertura e la distanza di messa a fuoco selezionate in quel momento.
Il chip deve essere messo in modo tale che il quarto pin sia in corrispondenza di questa linea (vedi cerchio rosso nell’immagine). In alternativa, possiamo basarci sulla “sporgenza” della baionetta. Come si vede dall’immagine, il quarto pin deve essere giusto giusto al suo interno (vedi cerchio giallo).
Fig 1:

Mettiamo il chip nella posizione corretta e segnamo, con una matita, i punti tra i quali andremo ad asportare il materiale.
Fig 2:

2 – Procediamo con lo smontaggio della baionetta
Per evitare che si ripeta ciò che mi è successo qui , consiglio vivamente di fissare la ghiera dei diaframmi con del nastro adesivo. In questo modo evitate di perdere la preziosa (e minuscola) pallina che fa fare i tipici “scatti” alla ghiera.
Ora, per procedere allo smontaggio, dobbiamo svitare le 4 viti che tengono ferma la baionetta (vedi cerchi rossi in foto).
Fig 3:

(le viti sembrano spanate, ma non lo sono, colpa della pessima illuminazione)
Una volta rimosse le viti, consiglio vivamente di metterle subito nel sacchettino sigillato, per evitare di perderle.
Ora, solleviamo la baionetta. Dovreste sentire due “scatti”, è tutto regolare.
Fig 4:

Questa immagine mostra come appare ora la nostra ottica.
Nel cerchio rosso vediamo la levetta che controlla direttamente il diaframma. Nel cerchio blu, vediamo la forcella che fa parte del meccanismo che collega la ghiera dei diaframmi con la levetta che controlla il diaframma (quella nel cerchio rosso). Tale forcella viene mossa da quella specie di cerchio color oro, a sua volta collegato direttamente alla ghiera dei diaframmi tramite il pezzetto, sempre color oro, evidenziato nel cerchio verde.
Per il momento, questa parte non ci interessa, possiamo benissimo metterla da parte, al sicuro e lontana dal banco di lavoro.
Ecco come si presenta la parte che, al momento, ci interessa:
Sopra (Fig 5):

Sotto (Fig 6):

Nella parte sotto, vediamo l’altra parte del meccanismo che collega la levetta del diaframma alla ghiera dei diaframmi e alla levetta che il corpo macchina andrà a muovere.
In particolare, la forcellina nel cerchio rosso in fig 6, andrà ad innestarsi nella levetta evidenziata dal cerchio rosso nella figura 4.
Il cilindretto evidenziato dal cerchio blu (anche se non sembra, vi assicuro che è un cilindretto), andrà ad innestarsi nella forcella evidenziata dal cerchio blu in figura 4 (in questo caso, i colori non sono casuali).
3 – Passiamo all’azione: facciamo un po’ di limaia
Ora non ci resta che rimuovere tutto quell’alluminio per far spazio al nostro chip.
Avrete sicuramente notato che la forcellina e il cilindretto (figura 6, cerchi rosos e blu) sporgono oltre il piano della baionetta. Se la lavoriamo senza le dovute precauzioni, è molto probabile che questi elementi vengano piegati o, peggio, rotti.
È proprio qui che ci viene in aiuto il foglio di polistirolo. Appoggiando su di esso la baionetta, il cilindretto e la forcellina sprofonderanno dentro il polistirolo, quindi non correremo alcun rischio di piegarli o romperli.
Il foglio di polistirolo è la soluzione che ho provato e funziona alla perfezione, ma non è obbligatorio usarlo se avete delle soluzioni alternative
.
Ora non ci resta che procedere al taglio.
ATTENZIONE: consiglio vivamente l’uso di una mascherina ed occhiali di protezione
Per il lavoro “grosso” ho usato il dremel cinese con il disco da taglio. In parole povere, questo disco “mangia via” materiale per uno spessore di circa un paio di mm per ogni taglio. Facendo più tagli in sequenza, con un po’ di pazienza, si arriva a rimuovere tutto il materiale che ci interessa.
ATTENZIONE: durante questa lavorazione, il metallo della baionetta si scalda parecchio. Consiglio di fare numerose pause in modo da non scaldarlo eccessivamente, per evitare eventuali deformazioni.
È necessario rimuovere l’alluminio fino al livello dell’aggancio della baionetta (comunque lo potete vedere da soli anche solo appoggiando il chip).
Una foto (pessima) del banco di lavoro, con dremel cinese e baionetta mezza “scavata”, il tutto sul foglio di polistirolo:

Una volta terminato il lavoro “grosso”, sono passato al lavoro di fino, utilizzando delle piccole lime manuali, provando di volta in volta a far entrare il chip.
Una volta che il “solco” è di dimensinoi tali da far entrare correttamente il chip, non ci resta che rimontare l’obiettivo, incollare il chip sulla baionetta e programmarlo.
4 – Montaggio obiettivo
Ecco, questa parte è la più rognosa di tutte. Armatevi di santa pazienza.
Prima di tutto, recuperiamo il pezzo principale dell’obiettivo e portiamo la ghiera dei diaframmi nella posizione di massima apertura. State attenti a non estrarla, o rischiate di perdere la sferetta. Rimettete il nastro adesivo appena l’avete spostata.
Riporto qua, per comodità, la figura 4 e la figura 6 (state attenti, nel testo che segue, ai riferimetni a figura e colore).
Fig 4:

Fig 6:

Ora che la ghiera è sulla massima apertura, la forcella (cerchio blu, figura 4), dovrebbe essere bloccata, con la parte più grossa parallela (o quasi) alla ghiera dei diaframmi (dalla prospettiva di figura 4, dovrebbe essere quasi orizzontale).
Ora inseriamo la baionetta in obliquo, facendo in modo di inserire la levetta dei diaframmi (cerchio rosso, figura 4) nella forcella segnata in rosso in figura 6. Teniamo, per il momento, sollevata la parte di baionetta che ha il cilindretto (cerchio blu, figura 6).
Muoviamo la linguetta del diaframma (quella solitamente mossa dal corpo macchina) verso la posizione di tutta apertura.
Tenendo la linguetta in posizione, ruotiamo la baionetta in senso antiorario in modo da far coincidere il cilindretto (cerchio blu, figura 6) con la forcella precedentemente bloccata dalla ghiera dei diaframmi (cerchio blu, figura 4).
Quando coincidono, abbassiamo la baionetta.
Ora ruotiamo (poco) la baionetta in modo che i buchi delle viti coincidano con i filetti fatti nel corpo della lente. Verifichiamo che il diaframma funzioni a dovere, sia tramite la linguetta che tramite la ghiera.
Una volta verificato il buon funzionamento del diaframma, possiamo riavvitare le 4 viti.
Ora, non ci resta che incollare il chip nel buco appositamente creato.
Come colla, io ho utilizzato della pattex millechiodi, e per ora sembra tenere alla grande. Il tizio cecoslovacco che ha fatto questa modifica prima di me, ha usato della colla UHU. Vedete un po voi quale è la soluzione migliore. Occhio a non usare colle che sciolgono la plastica del chip.
5 – Programmazione
Per la programmazione del chip (necessaria), vi rimando a questa guida:
http://www.peleng8.com/pic/programming_nikon_en.pdf
Ricordatevi che, partendo dai parametri di default, dovete modificare (tra parentesi le sezioni da seguire nella guida alla programmazione):
- Apertura massima (changing aperture): f/3.5
- Focale (changing focal length): 8mm
- Manual focus (AF/MF switch): di default è impostato autofocus, voi selezionate questa funzione una volta per scegliere manualfocus.
- Apertura minima (lens function): f/22 (importante, altrimenti la macchina non vi permette di selezionare diaframmi all’infuori di f/3.5).
Ricordatevi che, da questo momento, il vostro samyang sarà equivalente ad una lente AF o AF-D (eccetto per l’autofocus), quindi la ghiera dei diaframmi dovrà essere fissa alla minima apertura, ossia f/22.
FINE.
Spese sostenute:
- chip dandelion: 30$ spedito
- dremel cinese con accessori: 20€ (tanto mica lo uso solo per questo…)
Tempo impiegato: circa un paio d’ore.
Spero che abbiate apprezzato la semi-guida e che vi sia d’aiuto, nel caso voleste chippare anche i vostri fisheye.
Se avete critiche/domande/quellochevolete, non esitate a chiedere
P.S. domani metterò una foto dell’ottica modificata e, quando mi arrivano le sferette, descriverò anche come ho ripristinato gli scatti del diaframma (sempre se riesco).
P.S. 2: sono lo stesso che ha scritto su hwupgrade, solo che ho usato due nick diversi.
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lunedì, 20 dicembre 2010
Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia.
Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.
Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.
Innanzitutto poche considerazioni generali.
Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono.
Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.
Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante.
Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco
)
Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)?
Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire.
Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:
- Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
- Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
- Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.
Passiamo ora al corso.
Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie.
Il suo indice è:
- Inquadratura
- Lunghezza focale e prospettiva
- Regola dei terzi e rapporti aurei
- Simmetrie ed asimmetrie
Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.
CAPITOLO UNO: Inquadratura
Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.
Come si deve dunque scegliere l’inquadratura?
La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.
Alcune citazioni dotte sul tema.
“The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.
Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:

“There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.
In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.

“If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.
In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.

Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più.
Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura.
Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:
- Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
- Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.
Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.

Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.

L’inquadratura e le linee
L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto.
Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea.
Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano.
Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle.
Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.
Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.

Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.
In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.

In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.
L’inquadratura e la terza dimensione
L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole.
La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico.
Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.
Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4).
La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.
L’inquadratura come strumento scenico
Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.
I formati
Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza.
Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo.
In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:
- 1/1 ovvero quadrata
- Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.
E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto.
Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno).
Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.
Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.

Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.

Orientamento dell’inquadratura
Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale.
Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico.
Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare.
Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro
) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi.
Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?”
Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale
La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.
Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera
Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione.
Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.
Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera
Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra.
Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago 
Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino.
Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.
Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.
Conclusioni
Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.
IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA
A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’
- Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
- Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
- Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
- Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
- Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
- Riempite il fotogramma
- Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
- Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
- Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.
ESERCIZI PER CASA
Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti.
Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa
per un po’.
Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento.
INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO
Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo.
Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso.
Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo
Fonte Google News
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mercoledì, 13 ottobre 2010
Visto che, ahimè, il viaggio alle Galapagos è stato rimandato di un anno, come “ripiego”, dopo 2 mesi di telefonate con le agenzie
, sono riuscito a programmare questo tour completo del Botswana
… penso che di meglio non potevamo fare
…
Già siamo 5 persone a partire io più altre due coppie, se c’è qualcuno interessato me lo faccia sapere al più presto !!!
Ciao,
Fabio
1°Giorno (B/-/-) 14 Ottobre 2010
ROMA – JOHANNESBURG
Partenza da Roma con volo Emirates via Dubai per Johannesburg
2°Giorno (B/-/-) 15 Ottobre
JOHANNESBURG
Arrivo a Johannesburg, trasferimento in hotel e pernottamento all’hotel 4* Airport Grand Hotel Conference center (5 km dall’aeroporto)
3°- 4°Giorno (B/L/D) 16 – 17 Ottobre
JOHANNESBURG – MAUN – NXAI PANS
Arrivo a Johannesburg e coincidenza per Maun, incontro con il nostro corrispondente e trasferimento a Nxai Pans. Giornata dedicata al Safari. Quest’area comprende una varietà di ambienti sorprendente. Grandi dune di sabbia, paludi, praterie di erba gialla, foresta e soprattutto, il fiume, che attira una grande quantità di uccelli e mammiferi. Quest’area è famosa per l’abbondanza di felini e pachidermi che abitano questa zona, ma è anche uno dei rari posti al mondo dove si possono ammirare specie di antilopi molto rare quali il lechwe rosso e il sitatunga.
Pernottamento in tende con servizi interni – Pensione completa escluso le bevande.
5° Giorno (B/L/D) 18 Ottobre
MAGKADIGKADI PAN
Trasferimento in mattinata al Makgadikgadi National Park.
Da qui esploreremo l’area meridionale per trovare 13000 zebre migrate qui. Nelle distese intorno si trovano enormi piane saline. Sono assicurate fotografie indimenticabili. Vi è la possibilità di osservare predatori in azione dato che la fonte di cibo è facilmente reperibile. Pranzo al sacco.
Pernottamento presso il campo tendato Meno a Kwena – Pensione completa escluso le bevande.
6° – 7°-8° Giorno (B/L/D) 19 – 20 – 21 Ottobre
NXAI PANS – RISERVA DI MOREMI – Xaxanaka area
Prima colazione e trasferimento alla riserva di Moremi nell’area della laguna di Xaxanaka, le attività in questa zona si svolgeranno prettamente sul fiume.
Pernottamento in tende con servizi interni – Pensione completa escluso le bevande
9°-10° Giorno (B/L/D) 22 – 23 Ottobre
RISERVA DI MOREMI – Khwai area
Prima colazione e trasferimento alla riserva di Moremi, nella zona del fiume Khwai. L’area di Khwai della Riserva Moremi è stata creata nel 1968 dalla Tribù Tawana e considerata da sempre una delle mete più ambite per il safari.
Pernottamento in tende con servizi interni – Pensione completa escluso le bevande
11°Giorno (B/L/D) 24 Ottobre
MOREMI – CHOBE NP (Savuti)
Prima colazione e trasferimento Al Chobe NP , nell’area di Savuti,Il pomeriggio e la giornata successiva saranno dedicati al safari fotografico nel Parco Naturale del Chobe.
Pernottamento in tende con servizi interni – Pensione completa escluso le bevande
12° – 13°Giorno (B/L/D) 25 – 26 Ottobre
CHOBE NATIONAL PARK SETTENTRIONALE
Partenza dal Savuti, ci dirigiamo verso il Chobe National Park Settentrionale, che è il secondo parco nazionale più esteso del Botswana e copre 10.566 km quadrati. Questo parco possiede una delle più elevate concentrazioni di animali del continente africano. L’unicità della sua natura offre un’esperienza di safari unica. Arrivati al campo qualche ora di relax prima di partire per il safari pomeridiano. Durante il secondo giorno possibilità di partecipare a una rilassante crociera per ammirare il tramonto e gli animali che vengono ad abbeverarsi al fiume Chobe. Questo fiume è risorsa vitale per migliaia di elefanti e altre specie durante la stagione secca. Ritorno al campo per cena.
Pernottamento in tende con servizi interni – Pensione completa escluso le bevande
14°Giorno (B/L/D) 27 Ottobre
CASCATE VITTORIA E LIVINGSTONE
Arrivo a Livingstone. Trasferimento in auto allo Stanley Safari Lodge
Giornata dedicata alla visita delle cascate Vittoria.
Pensione completa + trasferimenti da e per Cascate Vittoria.
15°Giorno (B/-/-) 28 Ottobre
CASCATE VITTORIA E LIVINGSTONE
Prima colazione, in mattinata trasferimento all’aeroporto di Livingstone.
Volo internazionale per Johannesburg e in serata coincidenza con il volo intercontinentale per Roma
16°Giorno (-/-/-) 29 Ottobre
Arrivo a Roma e fine dei servizi
QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE in camera doppia base 4/5 persone € 3.960,00
QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE in camera doppia base 6/7 persone € 3.440,00
QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE in camera doppia base 8/9 persone € 3.170,00
QUOTA VOLO INTERCONTINENTALE + VOLI INTERNI € 1032,00 + € 175,00 TASSE AEROPORTUALI
SUPPLEMENTO SINGOLA PER TUTTO IL TOUR € 870,00
LA QUOTA COMPRENDE:
• Trattamento e tour come da programma
• Guida privata parlante inglese per tutto il tour
• Due safari al giorno nei parchi
• Tasse di entrata ai parchi naturali
• Notte a Johannesburg
LA QUOTA NON COMPRENDE
• Volo intercontinentale
• Tasse aeroportuali
• Bevande
• Assicurazione
• Tutto quanto non espressamente riportato ne “la quota comprende”
Fonte Google News
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