Premessa: questa semi-guida è più che altro una descrizione di come ho installato il chip dandelion sull’ottica samyang 8mm fisheye per NIKON, in modo da poter usare l’esposimetro anche sui corpi macchina non pro.
Il chip dandelion è compatibile, secondo il sito ufficiale, con tutte le reflex nikon, tranne F4, F60 e F90x. La modalità programmazione non è compatibile con F5 e D1X/H.
DISCLAIMER: Non mi assumo alcuna responsabilità per eventuali danni a cose o persone. Se decidete di eseguire questa operazione sulla vostra ottica, lo fate a vostro rischio e pericolo.
Allora, iniziamo con il materiale occorrente: - Samyang 8mm fisheye per nikon (ovviamente) - Chip dandelion per nikon (lo trovate su ebay oppure su leitax) - Trapanino/fresetta tipo dremel o simili (io ne ho usato uno cinese da 20€, non serve roba uber) - Lime varie di piccole dimensioni - Cacciavite molto piccolo per le viti della baionetta - Foglio di polistirolo (almeno 1 cm di spessore) - Sacchettino che si può sigillare - Nastro adesivo
1 – Prima di tutto, determiniamo dove va messo il chip. Dobbiamo basarci sulla linea bianca che indica l’apertura e la distanza di messa a fuoco selezionate in quel momento.
Il chip deve essere messo in modo tale che il quarto pin sia in corrispondenza di questa linea (vedi cerchio rosso nell’immagine). In alternativa, possiamo basarci sulla “sporgenza” della baionetta. Come si vede dall’immagine, il quarto pin deve essere giusto giusto al suo interno (vedi cerchio giallo).
Fig 1:
Mettiamo il chip nella posizione corretta e segnamo, con una matita, i punti tra i quali andremo ad asportare il materiale.
Fig 2:
2 – Procediamo con lo smontaggio della baionetta
Per evitare che si ripeta ciò che mi è successo qui , consiglio vivamente di fissare la ghiera dei diaframmi con del nastro adesivo. In questo modo evitate di perdere la preziosa (e minuscola) pallina che fa fare i tipici “scatti” alla ghiera.
Ora, per procedere allo smontaggio, dobbiamo svitare le 4 viti che tengono ferma la baionetta (vedi cerchi rossi in foto).
Fig 3:
(le viti sembrano spanate, ma non lo sono, colpa della pessima illuminazione)
Una volta rimosse le viti, consiglio vivamente di metterle subito nel sacchettino sigillato, per evitare di perderle.
Ora, solleviamo la baionetta. Dovreste sentire due “scatti”, è tutto regolare.
Fig 4:
Questa immagine mostra come appare ora la nostra ottica. Nel cerchio rosso vediamo la levetta che controlla direttamente il diaframma. Nel cerchio blu, vediamo la forcella che fa parte del meccanismo che collega la ghiera dei diaframmi con la levetta che controlla il diaframma (quella nel cerchio rosso). Tale forcella viene mossa da quella specie di cerchio color oro, a sua volta collegato direttamente alla ghiera dei diaframmi tramite il pezzetto, sempre color oro, evidenziato nel cerchio verde. Per il momento, questa parte non ci interessa, possiamo benissimo metterla da parte, al sicuro e lontana dal banco di lavoro.
Ecco come si presenta la parte che, al momento, ci interessa: Sopra (Fig 5):
Sotto (Fig 6):
Nella parte sotto, vediamo l’altra parte del meccanismo che collega la levetta del diaframma alla ghiera dei diaframmi e alla levetta che il corpo macchina andrà a muovere.
In particolare, la forcellina nel cerchio rosso in fig 6, andrà ad innestarsi nella levetta evidenziata dal cerchio rosso nella figura 4. Il cilindretto evidenziato dal cerchio blu (anche se non sembra, vi assicuro che è un cilindretto), andrà ad innestarsi nella forcella evidenziata dal cerchio blu in figura 4 (in questo caso, i colori non sono casuali).
3 – Passiamo all’azione: facciamo un po’ di limaia
Ora non ci resta che rimuovere tutto quell’alluminio per far spazio al nostro chip. Avrete sicuramente notato che la forcellina e il cilindretto (figura 6, cerchi rosos e blu) sporgono oltre il piano della baionetta. Se la lavoriamo senza le dovute precauzioni, è molto probabile che questi elementi vengano piegati o, peggio, rotti. È proprio qui che ci viene in aiuto il foglio di polistirolo. Appoggiando su di esso la baionetta, il cilindretto e la forcellina sprofonderanno dentro il polistirolo, quindi non correremo alcun rischio di piegarli o romperli. Il foglio di polistirolo è la soluzione che ho provato e funziona alla perfezione, ma non è obbligatorio usarlo se avete delle soluzioni alternative . Ora non ci resta che procedere al taglio.
ATTENZIONE: consiglio vivamente l’uso di una mascherina ed occhiali di protezione
Per il lavoro “grosso” ho usato il dremel cinese con il disco da taglio. In parole povere, questo disco “mangia via” materiale per uno spessore di circa un paio di mm per ogni taglio. Facendo più tagli in sequenza, con un po’ di pazienza, si arriva a rimuovere tutto il materiale che ci interessa.
ATTENZIONE: durante questa lavorazione, il metallo della baionetta si scalda parecchio. Consiglio di fare numerose pause in modo da non scaldarlo eccessivamente, per evitare eventuali deformazioni.
È necessario rimuovere l’alluminio fino al livello dell’aggancio della baionetta (comunque lo potete vedere da soli anche solo appoggiando il chip).
Una foto (pessima) del banco di lavoro, con dremel cinese e baionetta mezza “scavata”, il tutto sul foglio di polistirolo:
Una volta terminato il lavoro “grosso”, sono passato al lavoro di fino, utilizzando delle piccole lime manuali, provando di volta in volta a far entrare il chip.
Una volta che il “solco” è di dimensinoi tali da far entrare correttamente il chip, non ci resta che rimontare l’obiettivo, incollare il chip sulla baionetta e programmarlo.
4 – Montaggio obiettivo
Ecco, questa parte è la più rognosa di tutte. Armatevi di santa pazienza.
Prima di tutto, recuperiamo il pezzo principale dell’obiettivo e portiamo la ghiera dei diaframmi nella posizione di massima apertura. State attenti a non estrarla, o rischiate di perdere la sferetta. Rimettete il nastro adesivo appena l’avete spostata.
Riporto qua, per comodità, la figura 4 e la figura 6 (state attenti, nel testo che segue, ai riferimetni a figura e colore).
Fig 4:
Fig 6:
Ora che la ghiera è sulla massima apertura, la forcella (cerchio blu, figura 4), dovrebbe essere bloccata, con la parte più grossa parallela (o quasi) alla ghiera dei diaframmi (dalla prospettiva di figura 4, dovrebbe essere quasi orizzontale).
Ora inseriamo la baionetta in obliquo, facendo in modo di inserire la levetta dei diaframmi (cerchio rosso, figura 4) nella forcella segnata in rosso in figura 6. Teniamo, per il momento, sollevata la parte di baionetta che ha il cilindretto (cerchio blu, figura 6).
Muoviamo la linguetta del diaframma (quella solitamente mossa dal corpo macchina) verso la posizione di tutta apertura. Tenendo la linguetta in posizione, ruotiamo la baionetta in senso antiorario in modo da far coincidere il cilindretto (cerchio blu, figura 6) con la forcella precedentemente bloccata dalla ghiera dei diaframmi (cerchio blu, figura 4). Quando coincidono, abbassiamo la baionetta.
Ora ruotiamo (poco) la baionetta in modo che i buchi delle viti coincidano con i filetti fatti nel corpo della lente. Verifichiamo che il diaframma funzioni a dovere, sia tramite la linguetta che tramite la ghiera. Una volta verificato il buon funzionamento del diaframma, possiamo riavvitare le 4 viti.
Ora, non ci resta che incollare il chip nel buco appositamente creato. Come colla, io ho utilizzato della pattex millechiodi, e per ora sembra tenere alla grande. Il tizio cecoslovacco che ha fatto questa modifica prima di me, ha usato della colla UHU. Vedete un po voi quale è la soluzione migliore. Occhio a non usare colle che sciolgono la plastica del chip.
5 – Programmazione
Per la programmazione del chip (necessaria), vi rimando a questa guida:
Ricordatevi che, partendo dai parametri di default, dovete modificare (tra parentesi le sezioni da seguire nella guida alla programmazione):
- Apertura massima (changing aperture): f/3.5 - Focale (changing focal length): 8mm - Manual focus (AF/MF switch): di default è impostato autofocus, voi selezionate questa funzione una volta per scegliere manualfocus. - Apertura minima (lens function): f/22 (importante, altrimenti la macchina non vi permette di selezionare diaframmi all’infuori di f/3.5).
Ricordatevi che, da questo momento, il vostro samyang sarà equivalente ad una lente AF o AF-D (eccetto per l’autofocus), quindi la ghiera dei diaframmi dovrà essere fissa alla minima apertura, ossia f/22. FINE.
Spese sostenute: - chip dandelion: 30$ spedito - dremel cinese con accessori: 20€ (tanto mica lo uso solo per questo…)
Tempo impiegato: circa un paio d’ore.
Spero che abbiate apprezzato la semi-guida e che vi sia d’aiuto, nel caso voleste chippare anche i vostri fisheye. Se avete critiche/domande/quellochevolete, non esitate a chiedere
P.S. domani metterò una foto dell’ottica modificata e, quando mi arrivano le sferette, descriverò anche come ho ripristinato gli scatti del diaframma (sempre se riesco).
P.S. 2: sono lo stesso che ha scritto su hwupgrade, solo che ho usato due nick diversi.
In un video appena pubblicato su YouTube, una documentazione visiva da Arte Fiera 2011, che si conclude oggi a Bologna. Il filmato è stato realizzato da ArteBo, l’associazione culturale no-profit che opera nel settore dell’arte contemporanea, creata da Roberto Lacentra.
Si tratta naturalmente di un filmato amatoriale, ma ben dà l’idea dell’atmosfera che si respira (molta gente, molta luce, gallerie che si susseguono una dopo l’altra) e delle nuove tendenze che il mercato dell’arte ha individuato negli ultimi tempi. Accanto agli intramontabili classici (De Chirico sarò sempre presente!), intravedo alcune foto di JR, molta pop art e un po’ di lowbrow.
Sinceramente, lo dico con tutto il rispetto ma non mi nascondo, non ho mai amato le fiere d’arte. C’è poca possibilità di fermarsi a riflettere e pensare, nessun luogo di raccoglimento, difficoltà di parlare coi galleristi di questioni che non siano inerenti ai coefficienti e ai prezzi. Al di là degli incontri collaterali, per il visitatore tipo è difficile avere un qualche contato con il mondo della critica contemporanea.
Per fortuna questo video mette via il terrificante brusio di sottofondo e lo sostituisce con una bella colonna sonora. Se ci fate un salto anche voi, dotatevi di cuffie.
Video Report da Arte Fiera 2011 é stato pubblicato su artsblog alle 12:51 di lunedì 31 gennaio 2011.
ciao a tutti! nessuno ha mai posseduto nikon d300 e canon 5d? vorrei sapere l effettiva differenza di resa delle immagini delle due…su internet si trovano migliaia di test assurdi e sterili…foto fate e croppate all inverosimile per cercare il pelo nell uovo, e mai una semplice comparazione tra due scatti fatti che le due macchine e NON croppate…
qualcuno puo postare due scatti fatti cn canon e nikon (scattate da voi o trovate sul web) senza crop inutili?
P.s.: mi interessa senza crop perchè alla fine è la foto nel suo insieme che deve essere giudicata dall occhio e non un dettaglio in altro a sinistra, nascosta da frasche di palma, in penombra, e chi piu ne ha piu ne metta…perchè anche se ce differenza (e c’è croppando…) tra le due, ma non devo fare ingrandimenti stile cartellone pubblicitario, l occhio umano magri non le nota…
Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia. Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.
Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.
Innanzitutto poche considerazioni generali. Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono. Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.
Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante. Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco )
Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)? Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire. Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:
Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.
Passiamo ora al corso.
Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie. Il suo indice è:
Inquadratura
Lunghezza focale e prospettiva
Regola dei terzi e rapporti aurei
Simmetrie ed asimmetrie
Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.
CAPITOLO UNO: Inquadratura
Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.
Come si deve dunque scegliere l’inquadratura? La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.
Alcune citazioni dotte sul tema.
“The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.
Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:
“There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.
In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.
“If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.
In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.
Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più. Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura. Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:
Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.
Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.
Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.
L’inquadratura e le linee
L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto. Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea. Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano. Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle. Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.
Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.
Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.
In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.
In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.
L’inquadratura e la terza dimensione
L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole. La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico. Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.
Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4). La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.
L’inquadratura come strumento scenico
Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.
I formati
Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza. Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo. In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:
1/1 ovvero quadrata
Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.
E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto. Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno). Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.
Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.
Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.
Orientamento dell’inquadratura
Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale. Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico. Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare. Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro ) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi. Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?”
Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale
La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.
Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione. Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.
Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra. Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago
Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino. Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.
Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.
Conclusioni
Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.
IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’
Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
Riempite il fotogramma
Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.
ESERCIZI PER CASA Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti. Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa per un po’. Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento. INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo. Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso. Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo
Prima di tutto un saluto a tutti visto che sono fresco di iscrizione e grazie sin da ora per i vostri consigli!
Sono possessore di una D70 accoppiata a 18-70 e 50 f1.8 e vorrei implementare il mio corredo con una nuova ottica al fine di realizzare fotografie di eventi sportivi quali ginnastica artistica e volley. Come e’ gia’ stato abbondantemente scritto, l’ apertura dell’ottica dovra’ essere rigorosamente f2.8 o superiore e qui la mia domanda. Premetto che il mio bugget si attesta intorno alle 700 euro come possso spenderle al meglio? Al momento il mio interesse va verso queste ottiche:
-Sigma 70-200 f2.8 II (ho paura dei famigerati front-back focus) -Nikkor 85 f1.8 (a questo punto mi avanzerebbero soldini per altre ottiche!) -Nikkor 180 f2.8 -Sigma 150 f2.8 -Ultima ipotesi sostituzione D70 con modello avente ISO piu’ alti, rumore piu’ basso(D90?) e per cominciare solo 85 f1.8
A questo punto lascio ai vostri consigli per esperienza fatta sul campo! Fatemi spendere bene queste 700 euro!!
Salve ragazzi. Ho Appena acquistato questa nuova lente sulla mia cara D200. Ancora da provare, sigillata ma non vedo l’ora. Nel caso mi fate sapere se la conoscetre o l’avete usata che ne pensate.
P.s. Volevo compra anche un duplicatore Kenko x1.4 cosi da utilizzarla anche piu o meno come 70-200 (perdente un diaframma). conoscete un buon sito dove comprarla e il prezzo se la vendono su Ebay?
Ciao, ho appena acquistato un filtro hoya Pro1 digital UV via web….e “grazie” al corriere è arrivato con la confezione sbriciolata…sicuramente è finito sotto quale altro pacco ben pesante. Vi chiedo…in quanto non ho mai avuto in mano un filtro UV…il “vetro” è fisso rispetto alla ghiera metallica? Perchè qui invece è libero di ruotare e ha un leggerissimo gioco. Fatemi sapere…così posso valutare se richiedere il rimborso o tenerlo ugualmente…
ciao a tutti..ringrazio tutti perchè mi siete di grande aiuto nella mia nuova vita fotografica(ho ripreso la reflex dopo una pausa di 10 anni) Chiedo consiglio per uno zaino fotografico dove porre la mia attrezzatura..e cioè una nikon D300 con il 16-85 macro 105 70-300 10-24 sb 900 macchinetta compatta piccolezze varie ed eventuali Il primo requisito è che ci stia sta roba, anche se nei giri vari non è che mi porto tutto, ma se avanza spazio non è male… domanda stupida: come fate coi paraluce?…mai visto su catalogo uno zaino con obbiettivi e paraluce si rompono infilati nell’obbiettivo? meglio staccarli? Non mi interessa molto la comodità di estrazione; ho mal di schiena quindi per abitudine tolgo lo zaino è mi appoggio..non faccio nessuna contorsione Mi piaceva l’idea del versatile tenba shootout daypack (32x41x19 2,4 kg non commercializzato da noi) con tasca apribile alla necessità(per giacca o altro)ma mi sa che non si trova.. Ho visto e letto del lowepro flipside 400 AW (30x25x46 1,6kg il meno bello ma con apertura antifurto) lowepro rower AW II (34x26x52 1,51 kg bello ma piccolo per attrezzatura) tenba shootout medium backpack (38x47x30 2,8 kg bello) Impossibile? qual’è il compromesso? Forniti i dati che consiglio mi date? accetto anche alternative! grazie anticipato
In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare? Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.
Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.
Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.
Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi: 1. Nikon D3000 + 18-55VR 2. Nikon D700 + 28-70/2.8
Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.
Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali? Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali
Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.
Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…
Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali
Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi… Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?
Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani? Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…
Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.
Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.
Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?
Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO? Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?
Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?
Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene? Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?
Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?
Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.
Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”. Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer? Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?
Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo? Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta? La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena. La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi. E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto? Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW
La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.
Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena? Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale. Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?
Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto. Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.
Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile. Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…
Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli. Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…
E’ tutto falso, anche dal pagamento con bonifico bancario, che apparentemente offre garanzie in quanto intestato direttamente al venditore è impossibile risalire al venditore in quanto sono dei conti on-line che praticamente possono essere intestati a chiunque. Purtroppo ci sono cascato anch’io ed anche la Polizia Postale ha “allargato le braccia”
COOLPIX P100: tutto ciò che si può desiderare è a disposizione
Pensata per coloro che pretendono molto da una fotocameracompatta, questa nuovo modello “bridge” garantisce grandi prestazioni, per consentire al fotografo di riprendere una vasta gamma di soggetti e scene diverse, ottenendo sempre il massimo risultato. Il potente obiettivo grandangolare NIKKOR con zoom 26x (impreziosito dalla lente in vetro ED) permette la massima libertà di ripresa e garantisce immagini sempre nitide e brillanti. Il rivoluzionario sensore d’immagine CMOS retroilluminato aumenta la sensibilità della macchina e riduce il rumore, per generare ottime immagini, anche in condizioni di scarsa illuminazione. La risoluzione di 10,3 megapixel permette di catturare i dettagli più difficili e creare ingrandimenti di alta qualità. Sia di giorno che di notte, si potranno inoltre realizzare filmati incredibili grazie alla tecnologia Full HD 1080p, con audio stereo, zoom ottico, autofocus e un frame rate di 30 fps. L’estrema innovazione tecnologica di questa fotocamera non compromette in alcun modo la facilità di utilizzo: il fotografo ha a disposizione un pulsante dedicato per la registrazione video e un display LCD ad angolazione variabile da 7,5 cm (3″). La COOLPIX P100 offre, inoltre, cinque impostazioni (Stabilizzazione dell’immagine tramite decentramento del sensore più VR elettronico, ISO 3200, Rilevamento del movimento e Scelta dello scatto migliore) per la riduzione dell’effetto mosso, che consentono di mettere perfettamente a fuoco l’immagine prescelta. Infine, le prestazioni avanzate del nuovo sensore di immagine CMOS Retroilluminato consentono l’integrazione della nuova funzione HDR (High Dynamic Range), che permette di unire diverse immagini della stessa scena per crearne una con una gamma di dettagli tonali che non potrebbero essere catturati in una singola foto.
NB. il premio è offerto proprio dal Nikon Club Community che ha deciso in questo caso di non appoggiarsi a nessuna sponsorizzazione esterna.
Il concorso è aperto a tutti, partecipare è semplice, all’interno della nostra galleria fotografica è stata creata una nuova categoria suddivisa in 4 sottosezioni (4 stagioni) al seguente link: (Galleria Generale Contest)
dove ogni utente dovrà postare una sola foto della stagione preferita, di qualunque natura purchè appunto rappresenti al meglio il tema del contest.
a partire dal primo Ottobre 2010 (con un distacco di 24 ore tra chiusura contest e apertura voti per configurare la galleria per le votazioni) non si potrà più postare e avranno inizio le votazioni da parte di tutti voi, votando la singola foto come fate di solito sulla galleria, assegnando un numero di stelline in base al vostro indice di gradimento… ogni utente dovrà postare una sola foto della stagione preferita , di qualunque natura purchè appunto rappresenti al meglio il tema del contest, ogni partecipante potrà postare in una sola stagione.
dopo 15 giorni, in base al numero di voti si decreterà il vincitore per ogni stagione, tenete presente che la classifica è legata sia al numero di voti che alle percentuale del voto stesso in maniera del tutto automatica tenendo conto dei due fattori (quantità e qualità di voto).
Successivamente gli Amministratori del forum (Domiad e Buovento) sceglieranno tra le 4 foto vincitrici la foto più bella in assoluto a cui verrà assegnato il premio di cui sopra.
Le regole per partecipare fanno sempre capo alle regole generali del forum e alle regole relative alle gallerie fotografiche, il Nikon Club Italia non si assume alcuna responsabilità sulle foto da voi postate e si riserva di intervenire e di qualificare gli scatti nei casi un cui si contravvenga alle regole previste e in particolare:
Norme Generali
- Le foto in gara (non piu di una) devono essere postate come indicato sopra nelle sottosezioni delle varie stagioni.
- Non è assolutamente possibile sostituire una foto già postata per la partecipazione al contest.
- La foto utilizzata per il contest deve essere “inedita” per il NCI, cioè mai postata sul Portale NikonClubItalia (Gallery o Forum).
Partecipazione
- Potranno partecipare al contest tutti, ivi compreso lo STAFF, esclusi soltanto gli Amministratori.
Tema
Il tema proposto è da intendersi vincolante nell’ambito di tutte le sue legittime interpretazioni o “declinazioni” che ciascun concorrente potrà e vorrà trovare, fermo restando il vincolo del non stravolgimento dello stesso. Saranno pertanto ammesse immagini che ne diano interpretazioni (a puro titolo di esempio e in senso non limitativo) figurate, evocative, descrittive, didascalico-documentaristiche, umoristiche ecc.
Premio
L’indicazione del premio data è da intendersi non vincolante, infatti NCI si riserva facoltà di modificare il premio del contest in ogni momento per il sopraggiungere di difficoltà o impedimenti di forza maggiore.
Responsabilità
- NCI non può in alcun modo essere ritenuto responsabile di eventuali contestazioni riguardanti la paternità e l’autorizzazione alla pubblicazione; esse sono a totale carico dell’utente che ha inviato le immagini e che dichiara altresì di esserne Autore e detentore dei relativi Diritti di Pubblicazione con ciò sollevando esplicitamente NCI e lo Staff da ogni e qualsiasi responsabilità in merito in ogni e qualsiasi grado.
- Per ogni e qualsiasi altro parametro non espressamente previsto nel presente Regolamento, fa fede il giudizio degli Amministratori che è inappellabile.
Votazione
- il Voto Popolare è insindacabile e inappellabile, siete invitati quindi a evitare ogni genere di polemica o contestazione.
- Per qualsiasi controversia in merito allo svolgimento del contest, i partecipanti accettano di rimettersi al giudizio finale degli Amministratori che è inappellabile.
- Alla chiusura della Votazione Popolare, i due Amministratori stileranno la lista delle 4 foto Vincitrici (una per ogni stagione) e sceglierà infine il vincitore in assoluto a cui sarà assegnata una Nikon Coolpix P100.
- Ciascun votante (durante la fase della votazione popolare) può esprimere il proprio voto, da 1 a 5 stelline in qualunque “stagione”, anche in quelle in cui non ha partecipato, vi preghiamo di evitare di votarsi da soli, in quanto la votazione finale tiene conto sia della quantità che della qualità dei voti (ij sostanza è inutile votarsi da soli).
- Nel caso in cui riscontrassimo voti dati da account provenienti dallo stesso IP (account multipli), la foto sarà immediatamente squalificata e l’utente titolare della foto sospeso per 7 giorni dal forum in attesa di ulteriori decisioni (che possono prevedere anche l’allontanamento definitivo dal forum), vi invitiamo quindi a non barare nella fase della votazione popolare, poichè abbiamo gli strumenti per verificare che tutto proceda con regolarità e senza imbrogli. Questo contest vuole essere una premiazione e un ringraziamento per tutti voi che rendete questo forum sempre più ricco di contenuti, vivete quindi questo contest con la massima serenità.
Olympus nasconde qualcosa… Questa volta letteralmente!
La copertina che vede è un’immagine presente in alcune sezioni del sito, ma non in quella micro quattro terzi. Sono molte le ipotesi avanzate, tra le più quotate: una nuova micro quattro terzi o una compatta quattro terzi con sensore non piccolo.
Dalla foto si capisce solo che è presente un flash e la slitta per flash esterno. L’obiettivo non si può capire se è intercambiabile oppure no, così come se è presente un mirino elettronico. Voi per cosa fate il tifo?