domenica, 10 aprile 2011
È di quattro giorni fa la notizia che Juliano Mer-Khamis è stato ucciso. Il 4 aprile scorso l’attore, noto per il suo impegno politico, viene freddato da cinque colpi di pistola nel campo profughi di Jenin, dove gestiva il suo Freedom Theatre. Gli autori dell’esecuzione rimangono anonimi.
Juliano, artista e attivista in una terra complessa come il territorio israelo-palestinese, aveva solo 52 anni: figlio di un’israeliana e di un palestinese cristiano, si definisce al 100% dell’una e dell’altra nazionalità e, senza esitazioni, abbraccia la causa palestinese. A precederlo la madre Arna che negli anni ‘90 si sposta nei territori occupati della Palestina per offrire un sistema alternativo di educazione rivolto particolarmente ai bambini, nel desiderio di alleviarne la condizione di profughi restituendo una forma di normalità alle loro vite. Il Freedom Theatre diventa un modo per loro di esprimere rabbia, frustrazione, dolore, gioia, paure. Nel 2002 il teatro viene distrutto dagli israeliani e ricostruito da Juliano insieme al pacifista ebreo-svedese Zakariya Al Zubeidi, leader delle Brigate Al-Aqsa: ci vogliono quattro anni, ma nel 2006 Freedom Theatre riapre i battenti. Il gruppo vive in trincea, una realtà difficile da accettare da entrambe le parti, qualcosa che rompe gli schieramenti ideologici e dà fastidio a chi vorrebbe riprodurli (dall’uno e dall’altro lato della barricata). Nel 2009 il centro musicale viene incendiato e Juliano risponde così: “we’re going to start a new intifada by poetry, theater, art, humans rights, pacific demonstrations against the wall (stiamo per iniziare una nuova indifada fatta di poesia, teatro, arte, diritti umani, dimostrazioni pacifiche contro il muro)” …
La sua morte, a distanza di due anni da queste affermazioni, lascia un senso di amarezza e di dolore, e un rispetto infinito per chi realmente usa la sua arte, i suoi mezzi espressivi e primo fra tutti il proprio corpo per agire dentro i conflitti, dentro la guerra. Nel video in alto il suo ultimo messaggio lasciato in rete.
RIP: è questa l’unica cosa che riesco a pronunciare. Consiglio a tutti di andare sul sito del Freeom Theatre per capire di che si tratta.
Via | Senzasoste.it
Assassinato Juliano Mer-Khamis, fondatore del Freedom Theatre é stato pubblicato su artsblog alle 11:22 di venerdì 08 aprile 2011.


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domenica, 9 gennaio 2011

Sony conclude la sua gamma di novità per il CES 2011 con le nuove Sony H70, T110, W570, W560, W530 e W510 .
Nel top di gamma troviamo la H70 e la T110 che sono entrambe dotate del medesimo sensore CCD da 16 megapixel e schermo LCD da 3 pollici, che per la T110 è anche touch screen. La H70 ha un obiettivo zoom 7x che parte da 25mm, mentre la T110 ha un obiettivo zoom 5x che parte sempre da 25mm. Possono entrambe registrare video HD 720p.
I 4 modelli della serie W sono dotati di batteria ricaricabile al litio, stabilizzatore ottico e funzione sweep panorama per la realizzazione di foto panoramiche. Si differenziano per risoluzione del sensore, dimensioni schermo e la possibilità di registrare video HD.
Sony Cyber-shot W570
- 16.1 megapixel
- possibilità di registrare video HD 720p
- zoom 5x
- schermo LCD da 2,7 pollici
Sony Cyber-shot W560
- 14.1 megapixel
- possibilità di registrare video HD 720p
- zoom 4x
- schermo LCD da 3 pollici
Sony Cyber-shot W530
- 14.1 megapixel
- zoom 4x
- schermo LCD da 2,7 pollici
Sony Cyber-shot W510
- 12.1 megapixel
- zoom 4x
- schermo LCD da 2,7 pollici
Via | PhotographyBay
Sony H70, T110, W570, W560, W530 e W510 é stato pubblicato su clickblog alle 13:59 di sabato 08 gennaio 2011.


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giovedì, 16 dicembre 2010
Ciao a tutti.
Indeciso tra la D7000 e la D300s ho optato per quest’ultima perché comunque trasmette un meraviglioso feeling “pro” che la bella 7000 nemmeno si sogna. Di sicuro uscirà un nuovo modello nel 2011, ma vedremo.
Della macchina sono sostanzialmente contento (una maggiore definizione non mi dispiacerebbe), ma lavorarci assieme è davvero una gran goduria.
Dopo aver girato parecchi rivenditori che mi offrivano il kit con il 16-85 (quello che mi interessava di più) tutti con prezzi intorno ai 2000 euro (poco di più o poco di meno), sono passato dal Mediaworld di Modena dove me la offrivano a 1600 euro. Non ho aspettato un attimo e me la sono accaparrata assieme ad una batteria di scorta.
Purtroppo mi sono accorto che la durata della batteria, a macchina spenta, era drammaticamente bassa e dopo una nottata mi ritrovavo la povera Nikon completamente morta. Questo capitava con entrambe le batterie…
Ho quindi notato che il led verde che indica la lettura della memory card, a macchina spenta, iniziava a lampeggiare per non smettere mai: ecco il problema! Ho provato a formattare la memory card, a inserirne altre, ma nulla. Ho aggiornato anche il firmware senza alcun risultato….
Sono quindi tornato da Mediaworld dove, constatato il difetto, molto gentilmente mi hanno offerto di cambiare il corpo macchina pur lasciandomi usare il mio finché questo non arriva (il prezzaccio infatti era dovuto al fatto che era l’ultima rimasta).
Sono in attesa da 3/4 giorni, ma nel frattempo continuo a scattare e a divertirmi…
Ah, dopo nemmeno una settimana dalla registrazione la Nital mi ha inviato il kit GPS: velocissimi!
Fonte Google News
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martedì, 23 novembre 2010
In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare?
Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.
Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco
Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.
Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.
Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi:
1. Nikon D3000 + 18-55VR
2. Nikon D700 + 28-70/2.8
Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.
Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali?
Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali
Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.
Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…
Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali
Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi…
Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?
Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani?
Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…
Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.
Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.
Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?
Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO?
Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?
Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?
Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene?
Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?
Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?
Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.
Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”.
Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer?
Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?
Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo?
Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta?
La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena.
La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi.
E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto?
Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW
La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.
Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena?
Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale.
Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?
Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto.
Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.
Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile.
Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…
Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli.
Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…
Fonte Google News
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