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Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

venerdì, 11 marzo 2011
listen it it Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

bcf6f clet 01a Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

All’interno del panorama dell’arte urbana nazionale, c’è una voce fuori dal coro, che spiazza e sorprende con i suoi interventi minimali ed intelligenti. Sto parlando di Clet, poliedrico artista di base a Firenze, del cui omino comune vi avevamo parlato poco tempo fa.

Un artista politicamente scorretto, che predilige interventi sui cartelli stradali, trasformando la segnaletica in opere d’arte sottili. Il meccanismo del suo linguaggio è semplice. Secondo C.S. Peirce, il padre della semiotica (la scienza che studia i segni), un cartello stradale è un Indice, un segno collegato all’oggetto che indica tramite un nesso causale.

Così Clet, a volte utilizza il significato si un cartello e lo decontestualizza attraverso l’aggiunta un elemento di novità. A volte usa il cartello principalmente come elemento estetico, come nel caso del ‘rettangolo bianco orizzontale su cerchio rosso’ (il senso unico o divieto di circolazione), che diventa una pesante croce, un fardello da portare per il suo omino comune (e quindi anche il senso unico trova nuova collocazione a livello di significato)…

Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere
bcf6f thn clet 06 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e rifletterebcf6f thn clet 05 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e rifletterebcf6f thn clet 03 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e rifletterebcf6f thn clet 04 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

Comunque vada, c’è da divertirsi ad incrociare per strada le sue creazioni. Come il Marchionni che vedete qui sopra. Il suo profilo spunta da una grossa “P” di parcheggio che vomita macchine bianche, rosse e verdi. Sotto la scritta “Motocicli condotti a mano”, suona misteriosa e inquietante nel contesto.

Clet rivisita i simboli onfondendo il panorama urbano con stile e grazia… i cartelli rimangono sempre leggibili e questo è importante per la sicurezza stradale. Come la freccia con la moneta da un euro che indica “a destra il capitale” o quella col cuore, “a sinistra il sociale”.

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Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere é stato pubblicato su artsblog alle 15:51 di mercoledì 09 marzo 2011.

 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

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 Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

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Banksy – Sperm Alarm

martedì, 25 gennaio 2011
listen it it Banksy   Sperm Alarm

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L’asta per vendere la sua identità è fallita, rimossa per l’ennesima volta da eBay. Ma il 2011 non poteva cominciare senza un nuovo pezzo di Banksy. Lo street artist di Bristol se ne è venuto fuori con qualcosa di molto ‘minimal’.

A Bridge Place, vicino Victoria Station, a Londra, su un muro sono apparsi dei piccoli spermatozoi neri, che convergono verso un elemento centrale…non si tratta di un ovocita, ma di uno Sprinkler Alarm, una sorta di valvola antincendio.

Dopo la comparsa delle foto del pezzo nella sezione Outdoors del sito ufficiale dell’artista gli utenti dei forum ddicti a Banksy si sono sbizzarriti per dare un’interpretazione allo Sperm Alarm. Alcuni sostengono che Banksy stia per diventare papà o che abbia reso omaggio ad un amico in odore di paternità.

C’è poi chi sostiene che Banksy abbia realizzato un simblico ‘passaggio di testimone’, spargendo il suo seme e facendo proliferare il suo pensiero. Non sono mancate anche le critiche di chi dice che questi piccoli esseri assomiglierebbero più a girino che a spermatozoi.

Banksy – Sperm Alarm
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Banksy – Sperm Alarm é stato pubblicato su artsblog alle 12:46 di lunedì 24 gennaio 2011.

 Banksy   Sperm Alarm

 Banksy   Sperm Alarm

 Banksy   Sperm Alarm  Banksy   Sperm Alarm

 Banksy   Sperm Alarm

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C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

lunedì, 20 dicembre 2010
listen it it C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia.
Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.

Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.

Innanzitutto poche considerazioni generali.
Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono.
Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.

Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante.
Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura )

Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)?
Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire.
Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:

  • Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
  • Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
  • Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.

Passiamo ora al corso.

Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie.
Il suo indice è:

  • Inquadratura
  • Lunghezza focale e prospettiva
  • Regola dei terzi e rapporti aurei
  • Simmetrie ed asimmetrie

Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.

CAPITOLO UNO: Inquadratura

Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.

Come si deve dunque scegliere l’inquadratura?
La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.

Alcune citazioni dotte sul tema.

The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.

Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:

c186f metzker58AM15 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.

In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.

c186f 749px Adams The Tetons and the Snake River C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.

In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.

914ec PAR121453 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più.
Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura.
Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:

  • Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
  • Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.

Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.

10428 4044612580 50685649d2 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.

06c7e 5099270570 6d6811350b C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

L’inquadratura e le linee

L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto.
Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea.
Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano.
Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle.
Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.

Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.

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Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.

In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.

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In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.

L’inquadratura e la terza dimensione

L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole.
La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico.
Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.

Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4).
La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.

L’inquadratura come strumento scenico

Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.

I formati

Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza.
Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo.
In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:

  • 1/1 ovvero quadrata
  • Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.

E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto.
Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno).
Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.

Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.

7d33d 5275817344 11d753ea58 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.

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Orientamento dell’inquadratura

Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale.
Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico.
Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare.
Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi.
Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?” 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale

La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.

Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera
Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione.
Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.

Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera
Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra.
Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino.
Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.

Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.

Conclusioni

Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.

IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA
A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’ 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

  • Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
  • Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
  • Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
  • Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
  • Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
  • Riempite il fotogramma
  • Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
  • Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
  • Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.

ESERCIZI PER CASA
Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti.
Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa 32013 ohmy C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura per un po’.
Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento.
INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO
Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo.
Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso.

Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Fonte Google News

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Fotoritocco

martedì, 23 novembre 2010
listen it it Fotoritocco

In questo topic vorrei presentare un tema molto scottante, che è quello del fotoritocco e della sua liceità. Ovvero, è lecito fotoritoccare?
Si potrebbero fare considerazioni lunghe km, stare qui a parlare per ore, ma quello che vorrei sottoporvi è un approccio del tutto personale verso l’argomento. Siete quindi ovviamente liberi di contraddirmi, ma quello che spero è che nasca un sano confronto, su un tema che ripempie spesso topic e discussioni.

Secondo me esistono due tipi di diversi di fotoritocco: lo sviluppo del file e il fotoritocco
Non voglio essere tautologico, ma quello che viene generalmente definito fotoritocco, secondo me è un secondo step nell’elaborazione di un file ottenuto dopo uno scatto.

Provo a spiegarmi, introducendo qualche dettaglio in più sulle due fasi introdotte precedentemente.

Immaginiamo di avere a disposizione 2 equipaggiamenti diversi:
1. Nikon D3000 + 18-55VR
2. Nikon D700 + 28-70/2.8

Con entrambe le macchine ci mettiamo sullo stesso treppiede, con la stessa inquadratura (quindi fate la conversione dell’angolo di campo), impostiamo gli stessi parametri di scatto (diaframma, tempo, sensibilità, saturazione, contrasto, ecc ecc) e facciamo la stessa foto.

Prendiamo le nostre macchine dopo aver fatto i due scatti e li confrontiamo. Sono uguali?
Ovviamente no, anzi, verosimilmente lo scatto della coppia D700+28-70 sarà migliore di quello D3000+18-55, ma questo significa che i due scatti non sono uguali

Eh già perché le due macchine non hanno ottenuto lo stesso risultato, nonostante l’estrema cura nel controllare che tutto fosse uguale. Un esempio banalissimo? Secondo voi la definizione del 28-70 e del 18-55 sono uguali? Beh sicuramente no, quindi tra le due foto, così al volo, già notiamo che c’è qualcosa di diverso, nonostante gli sforzi per avere tutto uguale.

Ancora? Beh le transizioni cromatiche, ovvero come si passa da un colore all’altro. Beh il 28-70 è un’ottica vecchia scuola, col transazioni dolci, mentre il 18-55 è sicuramente di concezione più nuova è sarà più plasticoso come resa, con gradini più evidenti tra i colori. Ma allora anche per questo aspetto el foto non sono uguali nonostante gli sforzi fatti per renderle tali…

Ancora? Beh il rumore. Gli ISO della D3000 hanno lo stesso effetto sulla foto di quelli della D700? Eppure sono su entrambe, ad esempio, 400ISO… Quindi anche per questo le foto non sono uguali

Questa digressione semplicemente per mostrare come ci sia una fortissima dipendenza dal mezzo, ovvero entrambe le macchine riprendono nelle medesime condizioni la stessa scena, ma danno due risultati diversi…
Non sarebbe allora lecito operare in una qualche maniera per avere le due foto uguali? Cioè mi spiegate perché io non devo ottenere due cose uguali in un contesto come questo? Non è lecito intervenire in post produzione per portare le foto allo stesso risultato finale?

Secondo me, e qui rinnovo la soggettività della trattazione, la risposta è positiva. Cioè mi sembra più che lecito agire per avere due foto uguali… Perché devo avere il limite del mezzo? Perché devo avere qualcosa di falso tra le mie mani?
Eh sì perché o la D3000 o la D700 hanno ritratto in modo artefatto la realtà, in modo falso, perché non hanno fatto la stessa cosa. Confrontando i due scatti, fatti nelle medesime condizioni, ho due cose diverse. Sicuro una delle due almeno rappresenta in modo falso la realtà…

Ecco quindi che questo scenario sembra essere uno per cui fotoritoccare è lecito, quantomeno per evitare che il fotografo si trovi davanti due rappresentazioni diverse della stessa realtà.

Ma detto questo, come si fa? Come si fa a stabilire chi ha detto il vero tra la D700 e la D3000? Beh l’istinto e il marketing ci portano a dire:”Uè ciccio, la D3000 sicuro ha fatto la foto falsa”, quindi l’idea istintiva sarebbe quella di portare la foto della D3000 verso quella della D700.

Ma siamo sicuri che la foto della D700 sia quella VERA?

Abbandoniamo cioè per un momento la coppia di macchine e lavoriamo solamente con la D700. Faccio lo stesso scatto, ma solo con lei e il 28-70 montato. Sono sicuro che è vera sta foto? Cioè senza preoccuparmi se ho fatto meglio o peggio di una D3000 con il 18-55, quello che la D700 ha fatto è VERO?
Beh bisogna vedere se la foto RAPPRESENTE IN MODO FEDELE LA REALTA’. E cioé?????? Come se fa sta cosa?

Beh innanzi tutto dobbiamo controllare se su macchina abbiamo la stessa cosa che i nostri occhi stanno guardando. Le famose transazioni cromatiche, le saturazioni, le rappresentazioni dei colori, la nitidezza, ecc ecc, sono VERE? Sono cioè identiche alle vere?

Beh per quanto uno si sforzi di comprare ottiche e corpi costosi e pregiati, niente è come i nostri occhi e ogni elemento introduce un suo modo di leggere le scene e questo va sempre bene?
Cioè siamo sicuri che quello che fa la macchina è esattamente quello che facevamo noi con gli occhi?

Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso, anche le macchine più elevate di fascia, hanno un’inevitabile distorsione della realtà, ovvero introducono un loro marchio sulla foto, rappresentando in modo più o meno veritiero gli elementi della scena. Perché io allora, in quanto essere che ha premuto il pulsante di scatto, non devo riportare la foto che la macchina ha fatto a quello che vedevano i miei occhi?

Perché non dovrei cioè sviluppare il file? Mutuo questo termine dalla pellicola per chiarire come sia secondo me addirittura necessario riportare a quanto si vedeva la scena catturata dalla reflex.

Molte molte volte sento gente che dice:”Io le foto non le ritocco, le lascio così come uscite dalla macchina. Queste sono foto vere, non quelle ritoccate”.
Ma siete sicuri che siano davvero VERE tali foto? In base a quanto detto prima, la macchina fotografica ha fatto una SUA cattura della realtà, che potrebbe discostarsi, e tanto, dal mondo che i notri occhi vedevano al momento. Perché allora “doversi accontentare”? O meglio, perché rendere lecito il fotoritocco che fa la fotocamera e colpevolizzare il nostro al computer?
Dopotutto io vorrei solamente riportare la foto a quello che vedevo, perché questo dovrebbe essere sbagliato?

Vorrei lasciare spazio ad un esempio fotografico, piuttosto che continuare con le parole. Le due foto allegate sono relative ad un RAW scattato al tramonto al lago di Bolsena. Come si nota il RAW ha delle tonalità molto meno sature, transazioni cormatiche delicate, ma non accentuate. Era davvero questo quello che vedevo mentre scattavo?
Nei miei occhi c’era davvero quello che il RAW rappresenta?
La risposta è ASSOLUTAMENTE NO, ovvero nonostante il 35/2 montato e la D700, comunque non c’è stata una rappresentazione REALE della scena.
La foto “elaborata”, o meglio sviluppata, è un tentativo di riportare la foto, l’immagine a quello che effettivamente vedevo con gli occhi.
E’ lecito secondo voi? Qual è vera e qual è falsa delle due foto?
Secondo quanto detto prima, così come la pensano in tanti, il RAW è la foto vera perché è uscita dalla macchina senza il minimo ritocco, ma vi posso garantire che non è così, perché quello che vedevo non è affatto quanto rappresentato dal RAW

La foto, VERA, ovvero quella che rappresenta al meglio quello che avevo visto, è quella sviluppata, quella cioé che ha i colori esattamente come erano al momento, la prospettiva esattamente come la vedevo al momento.

Se ci fate caso infatti ho scelto questa foto, anche per l’evidentissima distorsione prospettica e l’inclinazione dell’orizzonte visibili nel RAW. Nel JPEG è sparito tutto, orizzonte dritto e prospettiva corretta. Non è forse anche questo mettere mani sulla foto? Certo, ma se non l’avessi fatto, avrei rappresentato VERAMENTE la scena?
Beh no, perché la balaustra è dritta nella realtà e l’orizzonte è orizzontale.
Inoltre in questo scatto ho dovuto distorcere entrambi per poterli recuperare senza troppe difficoltà, quindi perché non dovrei sviluppare il file?

Come si nota cioè da quanto scritto, una prima fase di approccio al file è quella di riportarlo al vero, appunto di svilupparlo. Questo lo si fa inevitabilmente fotoritoccando, ovvero intervenendo al computer sulla foto, ma l’intento è quello di riportare “al vero” lo scatto.
Non mi piace che sia la macchina (più ottica) a dirmi cosa effettivamente c’era e come era. Sono IO che so come era la realtà che stavo riprendendo… la macchina è solo uno strumento al mio servizio per portarmi dietro QUELLA scena e se non ci è risucita, allora ci penso io a recuperarla.

Ma allora, il fotoritocco, ovvero la II Fase detta prima… che roba é? Beh ogni volta che supero la realtà col fotoritocco, introducendo qualcosa di eccessivo, valico lo sviluppo. Se cioè supero quello che effettivamente i mei occhi vedevano, se la mia rappresentazione non è realistica, allora ho fotoritoccato in modo secondo me criticabile.
Certo è che il limite è soggettivo e proprio di ogni foto, perché solo l’autore sa di preciso cosa c’era al momento dello scatto…

Con questo topic spero di aver suscitato se non altro senso critico sulla cosa, che poi può essere a favore o contrario, ma spero quantomeno se ne parli.
Il tema scotta, so benissimo di toccare delle corde molto sensibili, ma vorrei sapere cosa ne pensate…

Fonte Google News

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Mostra Fotografica di Antonio Manta

domenica, 15 febbraio 2009
listen it it Mostra Fotografica di Antonio Manta

Venerdì 27 febbraio 2009 alle ore 20,00 sarà inaugurata la Mostra Fotografica Personale di Antonio Manta di Arezzo dal titolo “Olia Prison Farma ” (Uganda 2007) presso la Galleria FIAF – Le Gru (Corso Vitt. Emanuele,214) di Valverde (CT).
La mostra, alla presenza dell’Autore, sarà presentata da Giuseppe Fichera (Presidente del G. F. Le Gru), da Enzo Gabriele Leanza (Consigliere Nazionale FIAF) e da Santo Mongioì (Delegato Regionale FIAF); la stessa è possibile visitarla tutti i venerdì e lunedì fino al 16 marzo 2009 dalle ore 20,00 alle ore 21,30.

Ulteriori informazioni sull’attività del Gruppo su www.fotoclublegru.it

Di seguito il testo a cura di Giancarlo Torresani (Direttore del Dipartimento Attvità Culturali FIAF)

Gli scatti di Antonio Manta offrono una partecipe testimonianza sul carcere di Djunami in Uganda dove ergastolani e condannati a morte scontano la loro detenzione con i lavori forzati, sotto iperarmata scorta.

Le immagini, impreziosite da giusto taglio e parchi effetti estetici, rivelano la sua non comune sensibilità nel reportage sociale, focalizzando l’attenzione sulle persone e sul loro mondo senza perdere di naturalezza pur con soggetti in posa.

La vicenda umana nel gran nitore di dettagli ma anche nella sapiente sfocatura, esplode da un nero assoluto, simbolo del buio fisico e della paura della morte che ovunque aleggia. Il vibrante bianco-nero sottolinea, quasi ossessivamente, sguardi intensi, espressioni dei prigionieri per evidenziarne la drammaticità esistenziale.

Dalle situazioni colte nelle strutture carcerarie all’imponenza statuaria di soggetti inquadrati con rigore ed immediatezza, percezioni emotive animano un reportage sentito e vissuto, capace di far vibrare le corde più intime dell’animo del lettore.

Efficace è il linguaggio nella resa degli ambienti e nell’interpretazione dei protagonisti, ben condotta l’indagine in una struttura narrativa dai valori tonali ben dosati, capaci di far superare l’osservato per giungere all’osservatore.

Le scelte fotografiche rivelano un elemento forte che spiazza: il punctum di Barthes scardina la visione e fa slittare ogni possibile significante per rivelare un significato nuovo e inaspettato.

Con la fotografia forse non si risolvono i problemi del mondo, però lì si può far arrivare alla condivisione a società lontane nello spazio e nella conoscenza.

Nella cultura africana per la quale i proverbi sono pilastri di saggezza e conferma di valori, c’è il detto: “Per quanto duri la notte, il sole finirà per alzarsi”.

A chi ancora vive una lunga notte di dolori e angosce, questo lavoro, unitamente a tutte le nostre speranze, porti l’auspicio dell’alba vicina.

***

Note biografiche dell’Autore:

Antonio Manta è nato ad Empoli nel 1966.

Stampatore per importanti fotografi quali Pepi Merisio e Nino Migliori, propone una serie di servizi per la stampa Fine Art digitale rivolti sia agli appassionati che ai professionisti.

Inizia la sua avventura fotografica all’età di quattordici anni frequentando lo studio di un importante fotografo della città che gli insegna i segreti e le alchimie della camera oscura.

Nel 1998 fonda “M.I.P” (Multimedia Information Projet) che si occupa di comunicazioni multimediali e stampe fotografiche professionali.

Nel 1999 vince il primo premio ex-equo con Rai Educational al festival “100 città d’arte” di Ferrara. Da questa importante esperienza nasce l’idea di utilizzare la tecnologia digitale quale nuovo e alternativo approccio alla camera oscura tradizionale. Partecipa così a numerosi corsi di aggiornamento professionali con l’obiettivo di raggiungere livelli di eccellenza.

Dal 2001 inizia una nuova fase tesa alla continua ricerca di innovativi supporti tecnologici e materiali atti a realizzare fotografie di altissima qualità.

In parallelo svolge una sua ricerca fotografica e numerose sono le mostre personali che gli hanno dedicato.

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Dalla mostra Oliva Prtison Farma

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Nikon presenta l’obiettivo AF-S DX NIKKOR 35mm f/1.8G

sabato, 14 febbraio 2009
listen it it Nikon presenta lobiettivo AF S DX NIKKOR 35mm f/1.8G

Nikon presenta l’obiettivo AF-S DX NIKKOR 35mm f/1.8G

Un nuovo obiettivo DX Nikkor ad ampia apertura

fed12e67ffa0b255fdbdd60088ee6a87 Nikon presenta lobiettivo AF S DX NIKKOR 35mm f/1.8GTorino, 9 febbraio 2009 – Nikon è lieta di annunciare il nuovo obiettivo ad ampia apertura AF-S DX Nikkor 35mm f/1.8G. Questo obiettivo presenta un’apertura massima pari a f/1.8 che consente di sfruttare al meglio la luminosità del mirino e di ottenere un bellissimo effetto mosso dello sfondo, con una profondità di campo ridotta. Il nuovo 35 mm è inoltre dotato del motore ultracompatto ad anello Silent Wave (SWM), che garantisce una messa a fuoco silenziosa, rapida e precisa, anche nelle fotocamere prive di motore incorporato, come la Nikon D40 e la Nikon D60.

Nikon dichiara che “questo obiettivo è uno straordinario strumento che stimola ed agevola l’estro dei fotografi e completa eccellentemente gli obiettivi forniti normalmente in kit con la fotocamera. Ci aspettiamo che molti utenti, come per esempio gli studenti di fotografia, trovino in questo obiettivo un’opzione affidabile per espandere le loro possibilità creative”.


AF-S DX NIKKOR 35 mm f/1.8G

Grazie al design compatto e leggero, l’obiettivo AF-S DX Nikkor 35 mm F/1.8G offre, a fronte di un esborso economico contenuto, una capacità di riproduzione e una qualità dell’immagine straordinarie, in perfetta sintonia che tutti gli altri obiettivi Nikkor, da sempre sinonimo di eccellenza.
Il motore SWM ad anello garantisce un funzionamento AF semplice e silenzioso e nonostante tutti i gruppi di lenti vengano sottoposti a decentramento durante la messa a fuoco, l’elemento anteriore e l’attacco filtro non ruotano e quindi la lunghezza barilotto non cambia; dalle dimensioni contenute e silenziosa, questa nuova ottica è perfetta anche per l’utilizzo di lampeggiatori remoti senza cavi SB-R200 montati su filtro.

L’AF-S DX Nikkor 35 mm f/1.8G assicura immagini dall’aspetto completamente nuovo rispetto a quelle realizzate con gli obiettivi zoom e consente la ripresa di paesaggi con un angolo d’immagine simile a quello dell’occhio umano; grazie all’apertura del diaframma caratterizzata da sette lamelle arrotondate, gli elementi non a fuoco risultano inoltre più naturali.
Quando l’obiettivo viene montato su una reflex digitale formato DX, l’angolo d’immagine equivale a una lunghezza focale di circa 50 mm nel formato 35 mm.

L’AF-S Nikkor 35 mm f/1.8G permette due modi messa a fuoco: M/A (esclusione dell’autofocus manuale) e M (messa a fuoco manuale). Il modo M/A consente di passare rapidamente dall’autofocus alla personalizzazione manuale, durante le operazioni di messa a fuoco. L’obiettivo è dotato inoltre di una guarnizione in gomma per ridurre al minimo le infiltrazioni di umidità intorno all’attacco. La capacità di messa a fuoco è fino a 0,3 metri.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Formato Formato DX
Lunghezza focale 35mm
Apertura max./min. f/1.8-22
Schema ottico 8 elementi in 6 gruppi
(con una lente asferica ibrida)
Angolo d’immagine 44°
Distanza minima di messa a fuoco 0.3 m
Rapporto di riproduzione max. 0,16x
N. di lamelle del diaframma 7 (arrotondate)
Messa a fuoco Autofocus con motore Silent Wave (SWM)
incorporato e messa a fuoco manuale
Dimensione filtro/ghiera di fissaggio 52 mm
Diametro x lunghezza Circa φ70 x 52,5 mm
Peso Circa 210 g
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Flickr: cowe

venerdì, 9 gennaio 2009
listen it it Flickr: cowe

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Oggi parlo di un utente Flickr americano, il quale usa spesso e volentieri le polaroid in svariate forme e modelli, creando immagini interessanti che arricchisscono la sua personale gallery su Flickr.

Bryan Cowe è conosciuto sul portale con il nome di cowe, e appartiene a quella categoria di utenti a cui piace documentare e mostrare i propri viaggi in giro per il mondo fatti con gli amici e i cari.

Nonostante la sua gallery sia utilizzata prevalentemente come una sorta di album digitale, le sue immagini sembrano avere “una marcia in più” delle solite fotografie da turista.

Già il supporto utilizzato, le polaroid, fa capire che ci sia una volontà da parte di questo fotografo di esprimere cose che vanno al di là di una semplice fotografia da cartolina e documentativa.

Un elemento che ho trovato in molti suoi scatti è la “preziosità” della luce. Il fotografo cerca sempre dei tagli e dei disegni che la luce crea in luoghi al chiuso oppure in luoghi in penombra all’aperto.

Questa caratteristica è una sorta di “firma” che caratterizza il suo stile, e sicuramente ci fa apprezzare queste fotografie non solo per i loro contenuti, ma anche per la loro resa e cura estetica.

Fonte ClickBlog.it

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Flickr: ug-

mercoledì, 10 dicembre 2008
listen it it Flickr: ug

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La particolarità della gallery di questa utente di Flickr risiede nella lettura del ritratto. Infatti la lituana Ugne Straigyte, conosciuta su flickr con il nome di ug-, ritrae le persone in modo completamente anonimo e personale.

In tutti i suoi ritratti i soggetti sono ripresi di spalle, oppure i loro volti sono nascosti, restituendoci così un senso di mistero in ogni fotografia.

Spesso la fotografa si avvicina alle persone soffermandosi sui dettagli, immortalando porzioni di corpi e costruendo delle composizioni sempre equilibrate e piacevoli.

Il colore è un elemento fondamentale che completa e arricchisce la bellezza in ogni sua immagine.

Fonte ClickBlog.it

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SanDisk in crisi, spunta Toshiba – www.reflex.it

giovedì, 27 novembre 2008
listen it it SanDisk in crisi, spunta Toshiba   www.reflex.it

34c6532e22abc45276aaa7bee3d1e03f SanDisk in crisi, spunta Toshiba   www.reflex.it 23.10.2008 – Alla notizia di ieri del ritiro dell’offerta da parte di Samsung e di perdite per 155 milioni di $ nel terzo trimestre oltre ad un invenduto per 109 milioni, le azioni SanDisk sono crollate fino al 32%. Gli azionisti non hanno gradito la posizione di chiusura nei confronti dell’offerta di acquisto di Samsung per 5,85 miliardi di $, cosi’ che oggi il valore di borsa di SanDisk e’ sceso a 3,3 miliardi. Un buona notizia, sostiene il “Financial Times” per Toshiba che con SanDisk condivide la produzione e ricerca sulle memorie flash. Toshiba potrebbe ora acquistare SanDisk a buon prezzo bloccando i coreani. Samsung, maggiore produttore al mondo di memorie NAND, paga circa 500 milioni all’anno di royalty a SanDisk per le tecnologie flash, ed e’ questo elemento piuttosto che la capacita’ produttiva che l’ha spinta a presentare l’offerta. Intanto, Judy Bruner, responsabile finanziario di SanDisk, ha apertamente anticipato una ristrutturazione “piuttosto aggressiva” in termini di cancellazione di prodotti, operazioni di marketing e spese per la ricerca con conseguente riduzione di personale.

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Lumix G1, il mirino elettronico – www.reflex.it

giovedì, 27 novembre 2008
listen it it Lumix G1, il mirino elettronico   www.reflex.it

 

1793a16054232ac1c6e766b3c8a7cf36 Lumix G1, il mirino elettronico   www.reflex.it 12.09.2008 – Uno dei componenti tecnologicamente più interessanti ed innovativi della nuova fotocamera Panasonic DMC-G1 che adotta il sistema Micro Quattro Trerzi è sicuramente l’oculare con mirino elettronico. Scomparso quello ottico reflex, la casa giapponese ha impiegato, al suo posto, un display in tecnologia LCOS. Caratteristica tipica di questo display è di avere i circuiti di controllo sul retro. In tal modo non si notano più bordi neri attorno ad ogni pixel come invece avviene con i display tradizionali. Inoltre l’LCOS deve essere illuminato per riflessione. A ciò provvedono una serie di led nei tre colori fondamentali RGB che emettono luce alla frequenza di 180 impulsi al secondo. Questo permette di vedere un’immagine a colori, nonostante essa venga formata in tre tornate dal display (rosso, blu e verde), grazie alla persistenza tipica dell’occhio umano il quale percepisce il tutto come una immagine singola. Il vantaggio di tale sistema sta nel fatto che la visione è molto fluida e realistica, quasi da mirino ottico ed inoltre la risoluzione d’immagine molto elevata: i 420mila pixel del display vengono infatti percepiti come il triplo dall’occhio umano. Altro elemento innovativo di questo mirino è un reticolo a diffrazione che devia i raggi luminosi dei led verso la superficie del display, ma che lascia passare liberamente i raggi che da quest’ultimo vanno verso l’occhio. Ciò ha permesso di realizzare un modulo estremamente compatto, molto più che con un sistema a specchio semiriflettente..

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Come commentare le foto altrui

sabato, 22 novembre 2008
listen it it Come commentare le foto altrui

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Su flickr spesso capita di vedere una raffica di commenti composti solamente da immagini e frasi preconfezionati, al massimo corredata da semplici aggettivi come “cool” o “stunning”. Uno delle caratteristiche più criticate del noto sito.

Magari possono essere divertenti all’inizio, ma dopo diventano abbastanza stucchevoli, perché sono sempre uguali e non dicono niente. Invece i commenti possono aiutare veramente un fotografo dando consigli o ispirando nuove foto.

Non si possono commentare tutte le foto che si vedono, ma per quelle che comunicano qualcosa o suscitano un’emozione bisognerebbe lasciare un messaggio. Le cose da dire sono molte, ecco un elenco per aiutarvi:
8941f8f342fbf24c31a11b89ced964c3 Come commentare le foto altrui1456f179bc4bd4de8278d5cc809da985 Come commentare le foto altrui1fbe45ad1d75d5ddecb8bd624782725e Come commentare le foto altrui

  • Quale particolarita’ della foto vi e’ piaciuta di più e perché?
  • Quali emozioni via ha suscitato?
  • Vi ricorda qualcosa di bello?
  • È un soggetto a voi caro?
  • È una foto controversa?

80e35092b5860afc9d22cebde245f721 Come commentare le foto altruibf1deeb6c69edd1e682e08e9f7daceb8 Come commentare le foto altrui9a0896706b6b7d73306eb9a20b28754d Come commentare le foto altrui

Oltre questo lato più emotivo potreste volere qualche informazione più dettagliata sullo scatto o sulla tecnica. Molti fotografi spiegano con dovizia di particolari i dettagli dello scatto, ma questo puo’ rivelarsi un gran lavoro da fare per tutte le foto. Se volete qualche informazione in più chiedete semplicemente, ecco qualche suggerimento:

  • Qual e’ stato lo stimolo per fare la foto?
  • Com’e’ stato realizzato quel particolare effetto?
  • Come e’ stato scelto il soggetto ed il luogo dello scatto?
  • Come avete ottenuto quell’espressione dal soggetto?
  • Cosa avete imparato con questa foto?

ed099e7c21dc271a8d6da900eee7357e Come commentare le foto altrui747695a4b2298ba4949c2be89ebaaf48 Come commentare le foto altrui54871851cd91ba28afb62f6bff2f7b07 Come commentare le foto altrui

Come non bisogna sentirsi intimoriti quando si fanno domande, non bisogna fermarsi neanche quando si ha intenzione di fare una critica o dare suggerimenti. In questo modo si puo’ stimolare un discorso costruttivo. In questi casi e’ utile partire dicendo cosa piace della foto e lasciare per la seconda parte i suggerimenti per non sembrare eccessivamente critici.

  • Suggerite un ritaglio diverso.
  • Potrebbe ispirare una foto simile
  • Fate notare qualche problema tecnico che non e’ stato subito notato e corretto, come l’orizzonte storto
  • Suggerire un schema colori differente. Bianco e nero o monocromatico con un particolare colore.
  • Aggiungere un elemento creativo alla foto.

9f0da6322270cc35a2406c239f295fbc Come commentare le foto altruib8ade1fc700bd23fa75017696420af1f Come commentare le foto altruic0a12242d824fe7eebdae8a00dfc2d7f Come commentare le foto altruica519b6a6e332760848aa3fa4875b00f Come commentare le foto altrui

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Via | DPS

Fonte ClickBlog.it

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DPReview prova l’obbiettivo Nikon 18-55mm f/3.5-5.6G AF-S VR

domenica, 2 marzo 2008
listen it it DPReview prova lobbiettivo Nikon 18 55mm f/3.5 5.6G AF S VR

ebb677a3d8c3db36b37c68c2c3bee20e DPReview prova lobbiettivo Nikon 18 55mm f/3.5 5.6G AF S VRDa qualche mese a questa parte il sito DPReview mette a disposizione dei suoi affezionati lettori non solo le belle recensioni dei corpi macchina a cui siamo abituati, ma anche delle approfondite review dedicate al mondo delle lenti. Di ieri e’ la pubblicazione di una approfondita prova del nuovo obbiettivo di Nikon, il 18-55mm f/3.5-5.6G AF-S VR, fornito in kit con le reflex di fascia consumer della casa. Come era stato gia’ precedentemente pronosticato qui su Clickblog nel post dedicato al lancio di questo obbiettivo, la mancanza della lente (lens) ED per ridurre le aberrazioni cromatiche si fa sentire.

Il sistema di riduzione delle vibrazioni invece sembra fare davvero bene il suo mestiere, rendendo la lente (lens) più adatta e flessibile anche in condizioni di luce scarsa. Notevoli, secondo la review, le prestazioni in modalita’ macro, fatto che rende questo obbiettivo davvero versatile e completo, nonostante sia di fascia bassa, permettendo quindi di regalare, anche a chi e’ nuovo del sistema reflex, una lente (lens) che non presenti palesi (e a volte feroci) limitazioni tecniche e creative. Ovviamente le note dolenti non mancano, anche se tutto sommato ce le si aspettava.

Le principali sono l’uso preminente della plastica nella costruzione della lente (lens), la sua suscettibilita’ al flare (che non viene affatto attenuata dal paraluce dedicato) l’elemento frontale rotante (croce di coloro che utilizzano i filtri) e il passo veramente breve della ghiera per mettere a fuoco in manuale (che rende difficile una precisa messa a fuoco). Un buon obbiettivo entry level quindi, capace di soddisfare l’acquirente alla sua prima reflex, ma non in grado di spingere all’upgrade i possessori del precedente modello. Per ulteriori informazioni vi rimando alla review originale.

Fonte ClickBlog.it

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