Scrivi un articolo su questo Blog (Log In)
Nikon Club Italia Canon Club Italia Sony Alpha Community Fuji Club Italia REGISTRATI

Nota bene: l'accesso ai forum in elenco va effettuato con le stesse credenziali (email e password) in quanto fanno parte dello stesso Network


Articoli marcati con tag ‘artisti’

Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

sabato, 14 maggio 2011
listen it it Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

a63dd ev1 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

Sono dei palazzoni seriali di otto/dieci piani, con tante finestre rigorosamente tutte uguali, li potete scovare negli angoli delle strade berlinesi, incastonati tra le centraline elettriche, riprodotti con lo stencil su vasi e contenitori sparsi sui marciapiedi.

L’autore si chiama Evol, e fa un uso sistematico dei toni di grigio per raffigurare queste strutture dall’estetica ripetitiva e sintetica, forse per questo immediatamente riconoscibile nel contesto strada.

Cosa molto interessante sul suo sito è il fatto che ci si trova una ricca selezione di foto di esempi di street-art, perchè nei suoi pellegrinaggi per le città, da vero creativo, tiene le antenne dritte pronto a recepire input di altri artisti conosciuti o no. E a condividerli con gli altri appassionati del genere.

a63dd thn ev6 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evola63dd thn ev5 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evola63dd thn ev4 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evola63dd thn ev3 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evola63dd thn ev2 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol é stato pubblicato su artsblog alle 11:42 di giovedì 12 maggio 2011.

 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol  Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

 Street art a Berlino: le miniarchitetture di Evol

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , ,

Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

sabato, 14 maggio 2011
listen it it Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

b52b5 Insalandscarpeelefantdung Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

Sotto il nome Insa si incontrano arte, design, consumismo, graffiti e una sorta di feticismo; partito dall’arte di strada, questo artista inglese pare avere una vera passione per gli stiletto, o decolletès dal tacco vertiginoso, come preferite chiamarle, tanto più che alla fine ha pure creato una propria linea di scarpe, che si chiama guarda un po’ Insa Heels. Ma oltre ai murales, graffiti sui furgoni, ai tattoo e agli stickers, ha al suo attivo anche collaborazioni con Sony e Nike ed è stato uno degli artisti che ha avuto il piacere di decorare l’Ice Hotel.

L’anno scorso la Tate Britain ha chiesto a Insa di realizzare un’opera da includere nella retrospettiva del 2010 dedicata all’artista Chris Ofili; il risultato sono queste scarpe col tacco alte circa 25 cm; colori dell’arcobaleno e perline decorative fanno da contorno a due consistenti zolle di feci di elefante che fungono da platforms. Il titolo di quest’opera è “Anything comes when it comes to (s)hoes…”

Per essere più precisi, Insa ha rintracciato il suddetto materiale biologico ritrovando i discendenti degli elefanti che diedero materia prima a Ofili per le sue opere negli anni ‘90; poi ispirandosi alle sue decorazioni e ai suoi cromatismi, gli hanno reso omaggio con questo paio di high heels, ma qualcuno poi avrà il coraggio di indossarli?

Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante é stato pubblicato su artsblog alle 09:30 di martedì 10 maggio 2011.

 Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

 Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

 Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante  Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

 Le scarpe di Insa fatte con le feci di elefante

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Le domeniche dell’Hangar Bicocca: torna il Garage Sale

sabato, 7 maggio 2011
listen it it Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

afe71 GaragesaleOLD4 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

Non so se qualcun di voi abbia già partecipato o conosce il progetto, ma il Garage Sale dell’Hangar Bicocca mi sembra un’iniziativa degna di nota.

A partire da domenica 8 maggio, dalla 11 ale 19, i locali dell’Hangar si trasformano in un mercatino a tema dell’usato aperto a cittadini e artisti per vendere, scambiare o acquistare oggetti, libri, dischi, abiti, cimeli, chincaglierie, opere d’arte. Garage Sale è un appuntamento mensile la cui programmazione continuerà fino a dicembre 2011. Ecco come funziona. Per partecipare è necessario iscriversi (a questo link l’indirizzo mail indicato), non c’è nessuna quota di pagamento e l’organizzazione mette a disposizione tavoli fino a esaurimento (nel caso è possibile portare i propri tavoli da casa) e stikers per prezzare gli oggetti in esposizione. L’unica condizione è che gli oggetti siano usati.

Tama scelto per il primo Garage Sale dell’anno è mobili e vestiti vintage. Il prossimo mercatino è invece previsto per il 12 giugno: se la cosa vi piace, iniziate ad attrezarvi. Io intanto faccio una riflessione: ecco un modo semplice e intelligente di rendere realmente pubblici poli espositivi/museali, reinventandone la funzione: sarei felicissima di vedere iniziative analoghe al MAXXI o al MACRO, ne beneficeremo tutti. Musei inclusi.

Garage Sale all’Hangar Bicocca
afe71 thn GaragesaleOLD4 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Saleafe71 thn GaragesaleOLD3 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Saleafe71 thn GaragesaleOLD2 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

Le domeniche dell’Hangar Bicocca: torna il Garage Sale é stato pubblicato su artsblog alle 13:07 di venerdì 06 maggio 2011.

 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale  Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

 Le domeniche dellHangar Bicocca: torna il Garage Sale

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone d’oro alla carriera

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

0f3b0 Sturtevant warhol2 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

Nel mentre si scaldano i motori per la nuova edizione della Biennale di Venezia (e l’Italia continua a collezionare le sue ‘belle figure’ dopo l’abbandono di Sgarbi come curatore del Padiglione Italia), sono stati diramati oggi i nomi degli artisti vincitori del Leone d’Oro alla carriera 2011.

Dopo John Baldessari e Yoko Ono, che si erano aggiudicati il premio nel 2009, adesso è la volta di Franz West, scultore austriaco nato nel 1947 che lavora sul confine tra arte ed arte applicata ed Elaine Sturtevant, artista americana nata nel 1930 il cui lavoro (non troppo conosciuto) si è basato sulla copia e l’imitazione di autori molto famosi in ambito pop e concettuale.

Entrambi gli artisti, i cui Leoni d’oro alla carriera sono stati proposti da Bice Curiger, direttrice del settore Arti Visive della 54 °edizione della Biennale, verranno premiati per il loro sostanziale contributo alla visione postmoderna dell’arte.

Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone d’oro alla carriera
0f3b0 thn Sturtevant warhol2 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera0f3b0 thn Sturtevant haring Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera0f3b0 thn Sturtevant warhol Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera0f3b0 thn Sturtevant  Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera0f3b0 thn Sturtevant Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera0f3b0 thn franzwest3 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carrieraf50f3 thn franzwest2 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carrieraf50f3 thn franzwest Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone d’oro alla carriera é stato pubblicato su artsblog alle 19:23 di lunedì 02 maggio 2011.

 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera  Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

 Biennale di Venezia, Franz West ed Elaine Sturtevart premiati con il Leone doro alla carriera

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il collettivo Barri Groc e l’aquilone gigante a forma di carpa

domenica, 1 maggio 2011
listen it it Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

Volete sapere come si fa a disegnare una carpa gigante? Guardate questo video, Identitat(s), in cui il collettivo Barri Groc si cimenta nella decorazione di una parete intera di una casa con una superficie di 130 mq, con il disegno di un grande aquilone, trascinato tramite un nastro rosso da una lunga fila di persone disegnate sui mattoni di un muro scalcinato con l’aiuto dello stencil.

Barri Groc è il nome del trio di artisti, Max Gärtner, Carlos Garci e Lucas Milà, che condividono uno studio a Badalona e che lavorano insieme dal 2007.

Tre personalità come si vede dai loro siti, assai diverse ma profondamente unite dall’intento di usare l’arte come veicolo di informazione e di coesione sociale. La loro produzione a base di dipinti, spray-can art e pennarelli, contempla ritratti, rappresentazioni geometriche e graffiti.

Il collettivo Barri Groc e l’aquilone gigante a forma di carpa é stato pubblicato su artsblog alle 09:00 di venerdì 29 aprile 2011.

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa  Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

L’installazione di Banksy per ‘Art in the Streets’ al MOCA

mercoledì, 27 aprile 2011
listen it it Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

ba876 banksymocaartinthestreets Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

Come vi avevamo promesso, andiamo a vedere un po’ più da vicino le opere degli artisti in mostra ad Art in the Streets a Los Angeles. Cominciamo da Banksy che, dopo la personale a Bristol di due anni fa, gode di un ottima reputazione anche per le sue installazioni indoor.

Banksy utilizza il suo registro stilistico, al solito è diretto, non si dilunga in giri di parole. Chi lo segue e capita alla Geffen Contemporary (sede della mostra) a Little Tokyo non può fare a meno di notare come questa sia una grande sintesi del suo lavoro. Un’opera davvero ‘mixed media’, che riprende molti dei topoi figurativi dell’universo banksyano. L’artista si rivela per quello che è, un culture jammer, un manipolatore di codici, un semiologo di strada.

L’installazione di Banksy ha un’area appositamente dedicata. Da lontano si scorgono subito due elementi: lo spazio di una chiesa, dove un bambino in ginocchio prega di fronte ad una vetrata cosparsa di tag e una macchina per la stesura dell’asfalto che sembra appena aver schiacciato qualcosa. Avvicinandosi, c’è spazio per la poesia di un tronco d’albero immerso in un bidone arrugginito, sui cui rami una ‘famiglia di cctv’ (telecamere di sorveglianza) ha fatto il nido intrecciando fra loro piccoli cavi elettrici.

Alle pareti, cartelli recuperati dalla strada e modificati, oggetti, tele. Da una parte si snodano le varie figure e le varie ‘narrazioni’ che Banksy ha proposto negli anni, tra antimilitarismo, attivismo politico, sociale e, soprattutto, artistico. Il meccanismo delle opere dello street artist di Bristol non si risolve solo nella satira o nella trovata tecnica… c’è sempre uno ’scarto creativo’ che il fruitore è chiamato a compiere, diventando esso stesso soggetto artistico e portatore di valori culturali con cui l’opera interagisce.

Photos by Taiyo Watanabe and Arrested Motion.

Banksy al MOCA – Foto di ‘Arrested Motion’
ba876 thn banksymocaartinthestreets2 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets1 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets3 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets4 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets5 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets6 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets7 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets8 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets9 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets10 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCAba876 thn banksymocaartinthestreets11 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

L’installazione di Banksy per ‘Art in the Streets’ al MOCA é stato pubblicato su artsblog alle 16:28 di mercoledì 27 aprile 2011.

 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA  Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

 Linstallazione di Banksy per Art in the Streets al MOCA

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting

sabato, 23 aprile 2011
listen it it Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

06d54 honflab 01 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

Si svolge a Yogicarta (Indonesia) fra il 24 e 25 aprile prossimo il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting, qualcosa che dobbiamo osservare con l’attenzione e la curiosità che merita.

Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: “Democratising the Laboratory”. Perchè oggi è realmente possibile: la disponibilità di tecnologie a casti relativamente accessibili fa sì che in effetti garage, bagni e cucine di privati cittadini si trasformino in veri e propri laboratori di ricerca fatti in casa. Siamo nel regno fertile e imprevedibile del DIY (DO IT Yourself) una filosofia che spesso ricorre nei miei post e che a mio parere avrà un peso sempre maggiore nello sviluppo artistico, tecnologico quanto economico, sia come approccio sia come modello di produzione. A Yogiacarta in questa due giorni di incontri, presentazioni, dibattiti e simposi si fanno le prove generali per una biotecnologia global-pop che incontra l’arte. Vi traduco un pezzo del comunicato che ci offre larghissimi spazi di riflessione: ” […] Artisti, designer e scienziati da regioni diverse traducono protocolli scientifici in manifesti artistici, creano sculture da tessuti, aiutano le comunità locali attraverso protocolli low cost e low technology, creano performance a partire dal DNA e istallazioni dai biotopi. Ci incontreremo per mettere alla prova il territorio fra pubblico, privato e spazio laboratoriale e per discutere le diverse forme di biohacking, biopunk, bioart e gastronomia molecolare. […] “ (testo di Denisa Kera, DIYBIOSINGAPORE)

Il meeting si interroga intorno a quesiti importanti come la rilevanza di queste pratiche “democratico-scientifiche” per l’innovazione e il supporto alle comunità locali o l’emergenza di nuove idee legate all’arte e al design in relazione alle biotecnologie. Nella foto in alto, la family dell’HONF lab che abbiamo incontrato non molto tempo fa a Berlino a transmediale11 nella veste di vincitori del prize di quest’anno: sono sempre loro i promotori di questo interessantissimo evento.

Dopo il salto, la lista dei partecipanti: credo sia fra l’altro attivo un canale di streaming che consentirà di curiosare fra questi inusuali lab.

Lista dei partecipanti:

Irfan Dwidya Prijambada – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Donny Widianto – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Gea Oswah Fatah Parikesit – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Denisa Kera – National University of Singapore
Ionat Zurr – SymbioticA, University of Western Australia
Romie Littrell – DIYBio Los Angeles, USA
Georg Tremmel & Shiho Fukuhara – BCL, Japan & Austria
Angelo Vermeulen – Biomodd network
Jo Tito, New Zealand
Marc Dusseiller – Hackteria network
The House Of Natural Fiber (HONF) Yogyakarta, Indonesia

Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting é stato pubblicato su artsblog alle 08:54 di sabato 23 aprile 2011.

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting  Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

sabato, 23 aprile 2011
listen it it R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

9aa1d rulesregs 01 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

Vi presento oggi un’intervista con Seth Kriebel curatore di un particolare programma di residenza artistica: R&R, ovvero Rules & Regs.

Il programma nasce sette anni fa e da allora ha ospitato oltre 100 artisti. La ua particolarità consiste nel metodo sviluppato e nel concept. Gli artisti, una volta selezionati, sono infatti chiamati a creare la propria opera come prodotto della residenza, seguando uno specifico “set” di regole fissate da R&R. Immaginate un gruppo di artisti che non si conoscono e che per un periodo vivranno – diciamo – in gruppo con l’obiettivo di realizzare ognuno una nuova opera: tutti, però, riceveranno le stesse regole per idearla (esempio per capirsi: “onora il padre e la madre”) e così via. Questa semplice idea innesca una serie di dinamiche che li portano a confrontarsi, a collaborare e a mettersi in gioco, anche provando nuove strade rispetto a quelle battute solitmente. Per rappresentare questa intervista ho scelto una foto tratta dalla ome del sito, che mi è sembrata sottilmente ironica e divertente.

L’intervista di Seth, che trovate dopo il salto in italiano e in inglese (con l’invito a leggere la versione originale), mi colpisce per l’entusiasmo e la passione che traspare dalle sue parole, e per il genuino desiderio di creare nuove opportunità in favore degli artisti. L’ultima sperimentazione di R&R è infatti un programma di residenza digitale, un primo esperimento di cui vi parlerà lui stesso.

Buona lettura

Rules & Regs: ci spieghi la storia del progetto?

Rules & Regs è un programma di residenza focalizzato sullo sviluppo della pratica artistica. Digital R&R è per noi un primo esperimento. Fino ad ora abbiamo sempre lavorato “live”, con artisti che si occupano di performance. In ogni programma R&R, gli artisti producono una nuova opera in base ad un set di regole. Le regole sono pensatee per spingere gli artisti ad esplorare nuovi metodi di lavoro e, considerando che devono produrre qualcosa da mostrare alla fine della residenza, il focus è sullo sviluppo, non sul prodotto. R&R ha sette anni di vita e abbiamo lavorato con oltre 100 artisti. Abbiamo raffinato il nostro modello di sviluppo negli anni e adesso stiamo crecando di capire come applicarlo a nuovi contesti. Digital R&R rappresenta per noi un passo eccitante…

Digital R&R nasce come una collaborazione con Videoclub: ci racconti qualcosa di più su questa nuova parnership?

Jamie Wyld (Videoclub) ha supportato R&R sin dall’inizio, ma sempre “dietro le quinte”. Appena si sono verificate le condizioni per poter lavorare insieme su Digital R&R la partnership è stata spontanea. Avendo giocato un ruolo fondamentale nella creazione del progetto, Jamie conosce R&R dentro e fuori. Sono veramente contento di poter lavorare insieme a lui in questa nuova esperienza – francamente non avrei potuto sperare in un curatore migliore per Digital R&R.

Del progetto trovo intrigante l’idea di “obbligare” gli artisti a seguire delle regole nella creazione dell’opera: mi sembra una sorta di “disciplina” che può stimolare il processo creativo. Cosa ne pensi?

L’idea delle regole – per tutti i tipi R&R – è di stimolare gli artisti a esaminare quello che fanno usualmente e a provare qualcosa di nuovo. È un ritirarsi, una pausa dal lavoro “normale”.
La chiave, dal nostro punto di vista, è aiutare gli artisti a trovare il giusto assetto mentale – a supportare la riflessione critica. Una volta che gli artisti sono focalizzati sull’obiettivo del progetto – ovvero interrogare e sfidare il loro processi consolidati – abbiamo fatto metà del lavoro. È qui che le regole entrano in gioco. Non facciamo le regole prima di sapere con chi lavoreranno gli artisti. Le regole sono create in risposta alla pratiche degli artisti. In questo modo possiamo effettivamente incoraggiarli a provare nuove prospettive o sviluppare aspetti “laterali”.
In ogni programma R&R, il gruppo di artisti lavora a partire dalle stesse regole. Questo aiuta lo sviluppo collaborativo del gruppo – sono tutti nella stessa barca. Praticamente in modo inevitabile, tendono a formare un gruppo di supporto fra di loro… scambiando idee e dando feedback critici agli altri. La velocità a cui la comunità di crea è fantastica. Ed è una parte fondamentale del progetto.
Le regole, applicate in questo modo, possono stimolare una creatività straordinaria! In alcuni casi, il programma R&R può avere un impatto decisivo sulla prassi di un artista. Per alcuni apre nuovi finestre di esplorazione, creando lo spazio per farsi domande su se stessi. In ogni caso, noi speriamo che sia un cambio “rinfrescante” e che l’artista torni al suo lavoro rinvigorito.

Una curiosità: perchè scegliete due aristi alla volta?

Di soluto sono di più! Ogni residenza R&R “live” R&R ha da 3 a 6 artisti e noi li incoraggiamo a interagire il più possibile per rafforzare lo spirito di gruppo. Digital R&R è il primo esperimento in cui applichiamo questo modello alla sfera digitale. È un test. Per questo battesimo abbiamo voluto rendere le cose relativamente semplici per capire come il modello si potrebbe trasferire all’arte digitale.

Ultima domanda: cosa ti apetti da questo nuovo esperimento?

Per questo Digital R&R ho la stessa speranza che per ogni altro R&R. Che sia un’utile, stimolante esperienza per gli artisti. In questo caso, sono anche curioso di vedere come R&R funziona nel mondo virtuale. R&R riguarda essenzialmente la connesione. Una persona che guarda un’altra negli occhi e suggerisce un’altra strada da percorrere. La possibilità rappresentata dall’arte digitale di sperimentare nuovi tipi di connessione è incredibilemnte eccitante.


[ORIGINAL VERSION IN ENGLISH]

Rules & Regs: could you explain us the story of the project?

Rules and Regs is a residency programme with a focus on developing artistic practice. Digital R&R is a first for us: Until now, R&Rs have always been “live”: For artists working in performance. In each R&R programme, artists make new work in response to a set of rules. The rules are there to nudge the artists into new ways of working and, although the artists must produce something to show at the end of the residency, the focus is on development, not product.
R&R is seven years old and we’ve worked with over 100 artists. We’ve refined our development model over the years and we’re now looking at how we can apply it to new situations. Digital R&R is an exciting step for us…

Digital Rules & Regs is in collaboration with Videoclub: could you tell us more about the story of this new pertnership?

Jamie Wyld (Videoclub) has been incredibly supportive of R&R from the very beginning, but always behind the scenes. When the opportunity to work together on Digital R&R came along it was a natural partnership. Having played such an integral part in shaping the company, Jamie knows R&R inside and out. I’m very pleased we’re able to work together in this new way – there’s no one better to curate the first Digital R&R.

I found intriguing the idea to “oblige” artists to follow a set of rules in creating an artwork: it seems to me a kind of “discipline” that can stimulate a lot creative process. What do you think about?

The idea of the rules – for all R&Rs – is to challenge the artists to examine what they usually do and try something different. It’s a retreat, a break from “normal” work

The key, from R&R’s point of view, is to help the artists get into the right frame of mind – to support their critical self reflection. Once the artists are focused on the objective of the project – to interrogate and challenge their usual processes – we’re halfway home. This is where the rules come in: We don’t make the rules until we know which artists we’ll be working with. The rules are made in response to the artists’ practices. This way we can more effectively encourage them to step sideways or try a new perspective.

In each R&R programme, the group of artists all work in response to the same rules. This helps to bring the group together – they’re all in the same boat. Almost inevitably, they form a support group for each other… exchanging ideas and giving critical feedback. The speed at which the community forms is wonderful, and is a very important part of the programme.

The rules, applied in this way, can stimulate extraordinary creativity! In some cases, the R&R programme can have a fundamental impact on an artist’s practice. For others, it opens new vistas to exploration and allows them the space to ask questions of themselves. In all cases, we hope it serves as a refreshing change and that the artists return to their practices reinvigorated.

Why do you choose 2 artists at the time?
Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.
We usually choose more! Each “live” R&R residency has 3-6 artists and we encourage them to interact as much as possible to foster the group spirit. Digital R&R is the first time we’ve applied the R&R development model to the digital sphere – It’s a test. In this inaugural Digital R&R we wanted to keep things relatively simple to see how the model would translate to digital art.

>> Last question: what do you expect from the program?

I have the same hopes for this Digital R&R that I have for all R&Rs: That it is a helpful, stimulating experience for the artists. In this case, I’m also curious to see how R&R works in the digital orld. R&R is, at its heart, all about connection: One person looking at another and suggesting new avenues of exploration. The possibilities presented by digital art to experiment with new types of connections is incredibly exciting!

R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel é stato pubblicato su artsblog alle 11:02 di venerdì 22 aprile 2011.

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel  R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

 R&R Programme: artisti fra ruoli e regole. Intervista a Seth Kriebel

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

AAM – Arte Accessibile a Milano

giovedì, 7 aprile 2011
listen it it AAM   Arte  Accessibile a Milano

daa72 aam AAM   Arte  Accessibile a Milano

AAM – ARTE ACCESSIBILE MILANO è una manifestazione internazionale d’Arte Contemporanea che si affaccia alla sua terza edizione. Per chi è interessato, l’evento si svolgerà a Milano da oggi fino a domenica 10 aprile 2011 presso Spazio Eventiquattro e PwCExperience – edificio fra l’altro realizzato da Renzo Piano e sede del Gruppo 24 Ore.

Il progetto coinvolge 51 gallerie e oltre 100 artisti e, dopo Milano, farà tappa a San Pietroburgo e a Miami. Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: AAM esplora il concetto di “Accessibilità”, inteso qui come valore aggiunto per avvicinare la gente all’arte senza filtri, grazie ad un approccio informale, all’incontro personale e diretto con gli artisti e alla possibilità di scambiare idee e visioni. Il team di curatori e costituito da dieci giovani critici italiani, che si sono fatti notare negli ultimi tempi: Chiara Canali (head curator), Martina Cavallarin, Mariella Casile, Francesca Baboni/Stefano Taddei, Ilaria Bignotti, Alessandra Redaelli, Ivan Quaroni, Matteo Galbiati, Fortunato D’Amico, Igor Zanti.

Novità dell’edizione è la scelta di accorpare tutti gli eventi in una sede unica: un mix di performance artistiche e musicali, workshop e laboratori per bambini, rassegne collaterali fra cui un percorso di Video-Arte, un progetto di Food Design presentato da Paolo Barichella, un Concorso fotografico culturale in collaborazione con Metro Edizioni, e un’installazione site-specific di Street Art a cura di BROS sulle vetrate della facciata esterna del celebre palazzo di Piano.

AAM – Arte Accessibile a Milano é stato pubblicato su artsblog alle 13:04 di giovedì 07 aprile 2011.

 AAM   Arte  Accessibile a Milano

 AAM   Arte  Accessibile a Milano

 AAM   Arte  Accessibile a Milano  AAM   Arte  Accessibile a Milano

 AAM   Arte  Accessibile a Milano

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

venerdì, 18 marzo 2011
listen it it Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

89b73 guggenheimabudhabi Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

Oggi rimaniamo ancora negli Emirati Arabi Uniti, per una notizia molto significativa. 130 tra artisti e addetti ai lavori del mondo dell’arte internazionale hanno sottoscritto un documento di boicottaggio nei confronti del Guggenheim Museum di Abu Dhabi, denunciando le vergognose condizioni di sfruttamento dei lavoratori stranieri.

Il Guggenheim è un progetto di Frank Gehry per un museo di 450mila mq in costruzione (costerà circa 800 milioni di dollari), a Saadiyat Island, quello che dovrebbe diventare il polo per la cultura e l’intrattenimento di Abu Dhabi, con 27 miliardi complessivi di spesa prevista per l’isola. Gli artisti firmatari si rifiutano di cooperare con il progetto fino a quando le autorità di Abu Dhabi non garantiranno giuste condizioni di lavoro e stipendi.

Insomma, l’arte è anche una questione di rispetto dei fondamentali diritti umani e l’Ente per il Turismo e lo Sviluppo del paese (TDIC) deve risponderne. L’utilizzo della manodopera straniera a buon mercato è stato un po’ la chiave del successo delle vertiginose trasformazioni edilizie degli ultimi anni (casinò, hotel, resort e musei). Gli operai spesso vengono pagati con molto ritardo a causa dei subappalti e in un rapporto del 2009 quasi cento operai avevano rivelato di aver pagato tra 1.800 e 4.100 dollari prima di poter ottenere il loro lavoro. Una pratica fuorilegge negli Emirati Arabi, che mette il lavoratore nelle condizioni di debito prima ancora di cominciare.

Via Reuters Africa

Museo Guggenheim di Abu Dhabi
89b73 thn guggenheimabudhabi2 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi89b73 thn guggenheimabudhabi3 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi89b73 thn guggenheimabudhabi4 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi89b73 thn guggenheimabudhabi5 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi é stato pubblicato su artsblog alle 16:44 di giovedì 17 marzo 2011.

 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi  Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

 Boicottaggio contro il Museo Guggenheim di Abu Dhabi

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Botaniq. L’archivio delle esperienze

mercoledì, 16 marzo 2011
listen it it Botaniq. Larchivio delle esperienze

Botaniq è un progetto focalizzato su un’idea molto particolare di conservazione dell’opera d’arte.

Ideato dal’artista e ricercatore Gabriel Vanegas, il sottotitolo di Botaliq è “Diaries of an observer and interactor” (Diari di un osservatore e un “interattore”, traduco letteralmente questa parola che è una forzatura credo voluta anche nella versione inglese). Il cuore della riflessione parte dal presupposto (da me condiviso) che un modo per perservare l’arte è la condivisione delle nostre esperienze e interazioni con l’opera medesima: uno spostamento dagli aspetti descrittivi e materiali dell’opera verso la sua capacità di artefatto di raccontare le “storie di un periodo culturale, viaggi unici, particolari e irripetibili“(dalla home del sito).

Botaniq è dunque un archivio di esperienze di opere d’arte, a vocazione internazionale. Ma la cosa forse più interessante di questo progetto è il metodo. Per creare l’archivio, gli artisti partecipano a workshop di grafica sperimentale e composizione attraverso i quali si realizza una documentazione dell’opera sotto forma di un diario personale dell’esperienza. Non ci sono limiti alle tecniche e ai tipi di materiali utilizzati per costruire il diario. Un diario che diventa in se stesso l’opera d’arte. I workshop si chiamano “Workshops of conservation of Experiences”: è possibile parteciparvi o ospitarne uno all’interno di un proprio evento.

Botaniq è un’idea meravigliosa su cui i musei, storici dell’arte e curatori avrebbero molto a apprendere: vi immaginate se l’archiviazione introiettasse questa pratica come metodologia? Che ne pensate? Il video in alto intanto ci spiega l’approccio teorico utilizzato: se ne avete voglia guardatelo, è molto inteessante.

Botaniq. L’archivio delle esperienze é stato pubblicato su artsblog alle 11:23 di martedì 15 marzo 2011.

 Botaniq. Larchivio delle esperienze

 Botaniq. Larchivio delle esperienze

 Botaniq. Larchivio delle esperienze  Botaniq. Larchivio delle esperienze

 Botaniq. Larchivio delle esperienze

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

sabato, 5 marzo 2011
listen it it La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

a96a8 olek banksy La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

La reginetta dell’uncinetto, l’artista Olek, il cui vero nome è Agata Oleksiak, ha colpito ancora in giro per New York. Dopo aver ricoperto il toro di Wall Street con il suo tessuto colorato, nei giorni dell’Oscar ha voluto rendere omaggio a Banksy.

Su un edificio al 358 di Broome Street è apparsa la silhouette di una ragazza che viene trasportata in alto da un mazzo di palloncini. Si tratta della versione in tessuto mimetico rosa e viola di una Girl with Baloons, un’immagine abbastanza famosa realizzata dallo street artist di Bristol. Secondo Olek, si tratta di un “omaggio e una dichiarazione circa l’autenticità dell’arte“. Il pezzo è il primo di cinque, che dovrebbero fare la loro comparsa in questi giorni in tutta la Grande Mela. Il secondo è apparso sabato nell’angolo a nordovest tra Chrystie e Delancey.

Olek non è nuova ai tributi verso altri artisti. Quando aveva “protetto” con l’uncinetto la ruota di bicicletta sullo sgabello, aveva voluto rendere omaggio a Marcel Duchamp. I suoi lavori sono in mostra fino al 15 maggio alla Henry Christopher Gallery di SoHo, mentre un altro progetto espositivo, Suffolk Deluxe Electric Bicycle I” (got all that?), aprirà i battenti il 12 Marzo 2011 alla NY Studio Gallery.

La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy
a96a8 thn olek banksy La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksya96a8 thn olek banksy ny La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksya96a8 thn olek banksy ny2 La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy é stato pubblicato su artsblog alle 16:28 di mercoledì 02 marzo 2011.

 La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

 La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

 La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy  La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

 La ragazza coi palloncini in mimetica rosa, omaggio di Olek a Banksy

Fonte Notizia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Questo sito è protetto dallo Spam / Scam / furto dati personali, grazie all'integrazione delle API di Stop Forum Spam.

Tutelare tutti gli iscritti ogni giorno e in tempo reale è la nostra missione.

Al momento nel database ci sono oltre 15 milioni di IP ed email fraudolente bloccate.