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Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale

sabato, 7 maggio 2011
listen it it Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale

dd70a piratecamp Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla BiennaleDopo il “Pirate Attack to Venice Biennale”, Coniglio Viola torna alla ribalta con una nuova invasione in Laguna.

Questa volta si tratta di un campeggio, ovviamnte non autorizzato (ricordiamo che nessun campeggio è autorizzato nella preziosissima e costosissima e ambitissima terra veneziana). Il campeggio, che si svolgerà fra il 31 maggio e il 6 giugno prossimi, è proposto dal gruppo come un vero e proprio programma di residenza artistica pensato da artisti per artisti. Ma è un’opera d’arte in sè, rivendicando non solo uno spazio pubblico, ma anche il legame intrinseco fra la figura del pirata/artista e l’accampamento: prendendo le loro parole un “essere fra la terra e il mare” che a me piace vedere come un territorio in continua ridefinzione da parte di ha scelto il linguaggio come la più radicale delle armi.

Detto questo, Coniglio Viola ha indetto un vero e proprio bando di partecpazione che trovate a questo link: le iscrizioni sono aperte fino al 10 maggio per artisti fra i 25 e i 35 anni di età e di tutte le nazionalità. Il progetto è supportato dall’associazione culturale kaninchenhaus con il patrocinio della Città di Torino e del GAI – Giovani Artisti Italiani, la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche Giovanili della Città di Venezia e di “Art Enclosures”. Bravi Coniglio Viola, sia per l’idea (bella e utile), sia per aver saputo sedurre le istituzioni: anche questo per me fa parte della performance.

Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale é stato pubblicato su artsblog alle 08:12 di giovedì 05 maggio 2011.

 Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale

 Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale

 Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale  Pirate Camp in Venice: Coniglio Viola e il primo campeggio non autorizzato alla Biennale

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Nicolas Rubinstein – Cosa è successo a Mickey Mouse?

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

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Prendete Topolino e mescolatelo con Damien Hirst, cosa avrete? Probabilmente un’opera di Nicolas Rubinstein artista made in Paris, classe 1964, con la passione per le ossa in generale, che ha apllicato ben volentieri alle rivisitazioni di Mickey Mouse.

Perchè secondo lui, questo personaggio universale attinto alla cultura popolare dell’ infanzia di molti, è un po’ il barometro dei tempi che corrono, e come tale subisce continue trasformazioni.

La sua arte è un incontro tra la tassodermia e il mondo dei fumetti, dove pantegane minacciose sconvolgono il mondo del topolino famoso il quale, abbigliato alla maniera dei primi tempi gloriosi con pantaloni rossi e bottoni dorati e le inconfondibili scarpotte gialle, in realtà è per la metà esatta già scheletro. Ma quelle grandi orecchie nere a cerchio restano sempre: il pop, quindi, non muore mai?

Immagine | LaVida delosSeres

Nicolas Rubinstein – Cosa è successo a Mickey Mouse? é stato pubblicato su artsblog alle 09:00 di martedì 03 maggio 2011.

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

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 Nicolas Rubinstein   Cosa è successo a Mickey Mouse?

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Il collettivo Barri Groc e l’aquilone gigante a forma di carpa

domenica, 1 maggio 2011
listen it it Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

Volete sapere come si fa a disegnare una carpa gigante? Guardate questo video, Identitat(s), in cui il collettivo Barri Groc si cimenta nella decorazione di una parete intera di una casa con una superficie di 130 mq, con il disegno di un grande aquilone, trascinato tramite un nastro rosso da una lunga fila di persone disegnate sui mattoni di un muro scalcinato con l’aiuto dello stencil.

Barri Groc è il nome del trio di artisti, Max Gärtner, Carlos Garci e Lucas Milà, che condividono uno studio a Badalona e che lavorano insieme dal 2007.

Tre personalità come si vede dai loro siti, assai diverse ma profondamente unite dall’intento di usare l’arte come veicolo di informazione e di coesione sociale. La loro produzione a base di dipinti, spray-can art e pennarelli, contempla ritratti, rappresentazioni geometriche e graffiti.

Il collettivo Barri Groc e l’aquilone gigante a forma di carpa é stato pubblicato su artsblog alle 09:00 di venerdì 29 aprile 2011.

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa  Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

 Il collettivo Barri Groc e laquilone gigante a forma di carpa

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Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante – Intervista

domenica, 1 maggio 2011
listen it it Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante   Intervista

Li abbiamo incontrati solo qualche giorno fa ed è con grande piacere che vi presento oggi un’intervista con i giovanissimi di Guerrilla Spam!

Non ho indagato volutamente sull’identità del gruppo, riporto nell’articolo solo alcune informazioni di dominio pubblico: come sappiamo dalle loro azioni, possiamo geolocalizzarli in Toscana (Firenze sembra il centro propulsore), mentre sul loro profilo di FaceBook come data di nascita ritroviamo 1986. Ma è di gran lunga più importante scoprire cosa fanno, come lo fanno e le motivazioni che spingono i ragazzi di SPM!. Di tutto questo abbiamo parlato in questa intervista che si è rivelata un bellissimo dialogo.

Prima di lasciarvi alle loro parole, vorrei spendere qualche riga di commento personale. Sono diverse le cose che mi hanno colpito dell’ateggiamento di SPAM!. Una di queste è il loro quesi rifiuto a definire i loro intervnti come “arte”: il loro obiettivo principale sembra essere comunicare, creare un’imprevisto capace di rompere la routine in cui siamo immersi quotidianamente. Il secondo è una radicale accettazione della transitorietà, che si sposa ad una relazione ecologica con l’ambiente urbano, come ci spiegano perfettamente in questa frase: “Insomma niente di ciò che facciamo vuole imporsi permanentemente nelle strade. La città è di tutti, e qui tutti possono dire la loro. Anche noi. Noi diciamo la nostra, ma lo facciamo alla pari del cittadino comune, che può essere ascoltato come ignorato.”

Per rappreentarli ho invece scelto il video di una delle loro ultime perfoemence “BEVIMI”. Per avere un’idea complessiva del loro lavoro consiglio invece di visionare il sito: vi accorgerete come questo giovanissimo gruppo sia riuscito a creare un’iconografia molto forte e definita, a mio avviso capace di comunicare e farci riflettere. Buona lettura.

Guerrilla SPAM. Prima di tutto come e perchè nasce il vostro nome e cosa fate: l’accostamento fra due tecniche/tattiche come la guerriglia e lo spam è interessante e mi ha subito incuriosito.

Innanzitutto si parte da SPAM. Questo è un nome semplice, immediato, un nome che ricorda la famosa carne in scatola americana, ma anche le e-mail indesiderate che riempiono di “pubblicità abusiva” le nostre caselle di posta elettronica. Noi volevamo essere al tempo stesso come queste e-mail, ovvero abusivi, ma anche il loro opposto, ovvero piacevoli e provocanti al tempo stesso. La guerriglia poi è venuta da sola… In una realtà della comunicazione come quella attuale, dove appunto non esiste comunicazione, se vuoi farti sentire, se vuoi esprimerti e dar voce alle tue idee, allora i canali ufficiali fatti di compromessi non vanno bene, è necessario guadagnarsi con rispetto e pazienza dei modi alternativi per dire ciò che tutti pensano ma che nessuno dice. Noi lo diciamo e tutto questo si chiama guerrilla SPAM.

Siete apparsi da pochissimo tra Firenze e Siena, ma mi sembrate già attivissimi: ci volete raccontare qualcuna delle vostre azioni, ad esempio “BEVIMI” o Tele-Stupriamoci? Nel primo caso, dal video i passanti sembravano incuriositi, mentre nel secondo vorrei sapere se ci sono state reazioni da parte degli abitanti e qual’è l’impatto secondo voi di un’azione di street art in un piccolo centro…

Il primo attacco in strada che abbiamo fatto risale solo a cinque mesi fa. SPAM è cresciuto in fretta e molto bene, e questo, oggi, lo possiamo affermare osservando le reazioni generalmente positive dei cittadini che ogni giorno s’imbattono nei nostri attacchi. Molti ci incoraggiano e ci stimano, tuttavia c’è sempre chi ci strappa via i manifesti, oppure chi si preoccupa con cura di staccarli delicatamente per portarseli a casa… C’è poi chi li fotografa, chi ci ride sopra e chi li ignora. C’è chi cerca di promuoverci e chi ci sostiene via web. Un sostegno perenne che è aumentato notevolmente con l’ultimo attacco “BEVIMI!”, nel quale abbiamo lanciato cento sardine nella fontana della stazione di Firenze. E’ stato uno degli attacchi più impegnativi e meticolosi da organizzare; eravamo veramente molti e tutti coordinati per eseguire l’azione in un tempo breve come 7 – 8 secondi. Il rischio era alto perché il tutto andava fatto di giorno, ma la gente ha apprezzato da subito questo nuovo intervento che sicuramente aveva un che di “scenografico”. Tantissimi i passanti che si sono fermati a guardare e fotografare le sardine morte nell’acqua, la gente era divertita e “riflessiva” al tempo stesso. Ci siamo messi ad ascoltare i commenti delle persone, ed è emerso ciò che noi volevamo: l’attacco era ironico e faceva sorridere, ma mentre si strappava un sorriso ai passanti, ognuno elaborava la sua considerazione e “morale” del problema. E questo era l’obbiettivo di SPAM.

“tele-stupriamoci” è stato invece un attacco differente. Era mirato e studiato per essere realizzato in un centro storico di un piccolo paese come Colle Val d’Elsa (Siena). Volevamo testare l’approccio che le persone avrebbero avuto con i manifesti di SPAM. Ebbene i quaranta omini-tv che abbiamo disseminato per il paese hanno destato la curiosità della gente, specialmente lì, dove qualsiasi minima novità è percepita dagli abitanti del paesino come un drastico cambiamento. L’esperimento è riuscito bene, e abbiamo osservato un approccio a SPAM differente da quello più distaccato che può avere un cittadino di una grande città. L’effetto di “tele-stupriamoci” ci ha intrigato, e vogliamo portarlo in altri centri abitati…

Nella vostra produzione c’è un richiamo costante alla temporaneità, quasi un approccio “ecologico” ma anche in senso culturale: arte che si rimuove e che viene riassorbita dall’ecosistema urbano. Che ne pensate?

Questo è vero. Vogliamo precisare però che nelle nostre intenzioni non c’è l’obbiettivo preciso di fare arte. Ci piace dire che noi facciamo comunicazione, o per lo meno, provochiamo e lanciamo messaggi alle persone, e il nostro obbiettivo è quello di creare “un imprevisto”, di sovvertire almeno in parte la solita routine quotidiana. Quasi tutto quello che facciamo ha una vita breve. Molti manifesti attaccati cinque mesi fa, sono ancora lì sui muri, ma molti altri si sono decomposti autonomamente, riassorbiti dalla città stessa, sono stati strappati dalle persone, si sono macchiati dell’umidità insistente delle vecchie case. Insomma niente di ciò che facciamo vuole imporsi permanentemente nelle strade. La città è di tutti, e qui tutti possono dire la loro. Anche noi. Noi diciamo la nostra, ma lo facciamo alla pari del cittadino comune, che può essere ascoltato come ignorato.

Nell’incipit del vostro sito affermante che SPAM nasce per contrastare il potere della comunicazione mediatica e della disinformazione. Nella vostra iconografia è presentissimo il tema della televisione: tv antropomorfe (o uomini-tv), animali-tv antenne televisive, cavi e così via. Con l’era digitale si parla sempre più del “prosumer” cun “consumatore-produttore” di informazioni che ha un ruolo attivo: voi che ne pensate? Questo prosumer ha i mezzi (o gli anticorpi in qualche modo) per difendersi dalla comunicazione di massa? e dalla disinformazione?

La comunicazione di massa non deve preoccuparci. Almeno in Italia non esiste. Esiste piuttosto un sistema corrotto fatto di disinformazione, che con il finto intento di informare, crea solo menzogne di basso livello pronte per essere assimilata dalle persone. I nostri Tg vendono quotidianamente notizie-burla, utilissime per “rincitrullire” o meglio “deviare” l’attenzione della gente dai problemi reali. Si costruisce un paese che non c’è, e la televisione, ancora oggi ha il suo ruolo primario in questa campagna d’imbarbarimento delle folle. L’unico modo per salvarsi, è cercare l’informazione alternativa in modo autonomo ad esempio con la rete. I nostri attacchi non sono la soluzione a questo sistema in crisi. In fin dei conti le nostre provocazioni criticano soltanto una realtà negativa, non propongono soluzioni al problema. Ma noi non facciamo politica, non vogliamo dare risposte risolutive, anche perché non ne abbiamo. Ci limitiamo a lanciare un input, un messaggio, sarà poi il cittadino che formerà il dibattito, la discussione, e speriamo un giorno, il cambiamento.

Infine ultima domanda: v rivedremo presto all’azione? ci volete/potete dare qualche anticipazione?

Abbiamo in progetto molti nuovi attacchi. Li dobbiamo condensare e disseminare gradualmente… Possiamo dire che uno dei prossimi attacchi riporterà alla luce un fatto di cronaca nera di qualche mese fa, che come tutte le notizie-bolla, viene strumentalizzato, acclamato e poi dimenticato. Sarà un attacco un po’ “brutale” ma speriamo che le persone siano pronte a reggere il colpo. Adesso siamo intensamente al lavoro, e non possiamo dire che tutto ciò non ci piaccia e non ci diverta incredibilmente. SPAM era nato come un esperimento “simpatico”, un po’ improvvisato, fatto per provocare e far sorridere… adesso è la nostra opportunità per creare.

Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante – Intervista é stato pubblicato su artsblog alle 19:51 di giovedì 28 aprile 2011.

 Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante   Intervista

 Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante   Intervista

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 Il mondo di Guerrilla SPAM!: abusivo, piacevole e provocante   Intervista

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La Gioconda di pane tostato in Piazza Vittorio Veneto a Matera

domenica, 1 maggio 2011
listen it it La Gioconda di pane tostato in Piazza Vittorio Veneto a Matera

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Sembra aver riscosso la simpatia -o quantomeno la curiosità- degli abitanti di Matera l’installazione dell’artista mosaicista inglese Laura Hadland, una mega mosaico di 1.080 fette di pane tostato disposte in modo da riprodurre il ritratto di Monna Lisa.

La Hadland per la verità, era già famosa per un ritratto/installazione dalle dimensioni record, fatto sempre con le fette di pane, e curiosamente realizzata come regalo di compleanno per sua suocera. Comunque, il 24 aprile scorso giorno di Pasqua, un fitto via vai di teglie nella piazza materanese ha pian piano ricomposto il capolavoro che Leonardo da Vinci dipinse in un momento databile nei primi 10/15 anni del 1500.

C’è anche da dire che tutto quel pane è stato messo a disposizione dal Consorzio di Tutela del Pane di Matera IGP. Nel video si vede l’ultimo tocco alla composizione di 12 metri x 15, con tanto di commovente applauso finale; allora è proprio vero che l’arte illumina le città e avvicina la gente. Ma anche della serie: cosa non si può fare con il tostapane!

La Gioconda di pane tostato in Piazza Vittorio Veneto a Matera é stato pubblicato su artsblog alle 10:17 di giovedì 28 aprile 2011.

 La Gioconda di pane tostato in Piazza Vittorio Veneto a Matera

 La Gioconda di pane tostato in Piazza Vittorio Veneto a Matera

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Artemio Rodriguez e l’arte della stampa

domenica, 1 maggio 2011
listen it it Artemio Rodriguez e larte della stampa

Come in un vecchio diaporama dai toni seppia, in questo video si scopre il fascino dell’antica arte della stampa, eseguita dall’artista messicano Artemio Rodriguez. Nato a Tacambaro nel ‘72, Artemio dapprima studia agronomia e in un secondo momento si avvicina alla tipografia. Questo di sicuro ha influenzato il suo stile lineare e sintetico, fatto di bianchi e neri, come nei primi esempi di stampa medievale.

Assoluto promotore di questa arte, Rodriguez cerca di raggiungere il più vasto pubblico possibile tramite essa; nel 2002 ha fondato a Los Angeles il centro artistico La Mano Press, proprio per diffondere l’amore per la stampa.

I suoi soggetti preferiti sono i simboli più carichi di significato del folklore e della tradizione messicana, religiosi e non, scene rupestri, scheletri in abbondanza e molti teschi che sostituiscono spesso le teste dei personaggi. Ma ci sono piaciute più di tutto le raffiguazioni di animali del 2003, come in “Birds try to make elephants fly” e “Iguana Boy”.

Artemio Rodriguez e l’arte della stampa é stato pubblicato su artsblog alle 10:00 di giovedì 28 aprile 2011.

 Artemio Rodriguez e larte della stampa

 Artemio Rodriguez e larte della stampa

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 Artemio Rodriguez e larte della stampa

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Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais al-Hilali

mercoledì, 27 aprile 2011
listen it it Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais al Hilali

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L’unica consolazione per la madre di Kais al-Hilali, il vignettista libico di 34 anni ucciso dalle forze lealiste, è che la sua storia sta facendo il giro del mondo.

Noi ve lo avevamo presentato come uno street artist, perché si tratta di un artista che lavora in strada, ma forse la sua passione civile lo accomuna di più ai muralisti messicani. In realtà Kais è stato ucciso per la sua satira politica, da martire, da artista, da vignettista.

Molti vignettisti di tutto il mondo, tra cui il nostro Forattini, hanno voluto omaggiarlo alla loro maniera. Per lui, per disegnare, non c’erano a disposizione i fondo-colonna dei quotidiani, ma le mura agli incroci di Bengasi. La strada ha dato alla sua arte un forte valore politico e forse lo ha reso tanto, troppo visibile.

Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais-Al-Hilali

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Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais al-Hilali é stato pubblicato su artsblog alle 17:25 di martedì 26 aprile 2011.

 Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais al Hilali

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 Vignettisti di tutto il mondo ricordano Kais al Hilali

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‘The Parking Ticket Emotional Reclamation Project’, la multa dolce di PTER

mercoledì, 27 aprile 2011
listen it it The Parking Ticket Emotional Reclamation Project, la multa dolce di PTER

81719 Pter04a The Parking Ticket Emotional Reclamation Project, la multa dolce di PTER

La scena l’avrete presente un po’ tutti, state tornando alla macchina e scorgete un ‘ospite indesiderato’ sul parabrezza. Quando va bene si tratta solo di un volantino pubblicitario, quando va male di una multa. Subito vi assalgono brutti pensieri, la colpa, il rammarico, le scadenze… ma ecco che qualcuno, se abitate a New York, vi viene in aiuto, per riportare i vostri pensieri sulla giusta direzione.

PTERP è un progetto di guerrilla art, si svolge nei parcheggi e mira a ristabilire l’equilibrio emotivo di molti cittadini di New York. Si chiede ad artisti, persone normali e bambini di disegnare, dipingere alcune buste. Una volta pronte il gruppo di PTERP va in giro in città in cerca di autovetture multate e mette la contravvenzione dentro alla busta d’autore.

Una piccola trovata per addolcire episodi tristi e spesso piuttosto ricorrenti nelle nostre vite. L’arte pubblica al servizio della sensibilità emotiva della collettività.

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‘The Parking Ticket Emotional Reclamation Project’, la multa dolce di PTER é stato pubblicato su artsblog alle 16:50 di martedì 26 aprile 2011.

 The Parking Ticket Emotional Reclamation Project, la multa dolce di PTER

 The Parking Ticket Emotional Reclamation Project, la multa dolce di PTER

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 The Parking Ticket Emotional Reclamation Project, la multa dolce di PTER

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Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting

sabato, 23 aprile 2011
listen it it Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

06d54 honflab 01 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

Si svolge a Yogicarta (Indonesia) fra il 24 e 25 aprile prossimo il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting, qualcosa che dobbiamo osservare con l’attenzione e la curiosità che merita.

Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: “Democratising the Laboratory”. Perchè oggi è realmente possibile: la disponibilità di tecnologie a casti relativamente accessibili fa sì che in effetti garage, bagni e cucine di privati cittadini si trasformino in veri e propri laboratori di ricerca fatti in casa. Siamo nel regno fertile e imprevedibile del DIY (DO IT Yourself) una filosofia che spesso ricorre nei miei post e che a mio parere avrà un peso sempre maggiore nello sviluppo artistico, tecnologico quanto economico, sia come approccio sia come modello di produzione. A Yogiacarta in questa due giorni di incontri, presentazioni, dibattiti e simposi si fanno le prove generali per una biotecnologia global-pop che incontra l’arte. Vi traduco un pezzo del comunicato che ci offre larghissimi spazi di riflessione: ” […] Artisti, designer e scienziati da regioni diverse traducono protocolli scientifici in manifesti artistici, creano sculture da tessuti, aiutano le comunità locali attraverso protocolli low cost e low technology, creano performance a partire dal DNA e istallazioni dai biotopi. Ci incontreremo per mettere alla prova il territorio fra pubblico, privato e spazio laboratoriale e per discutere le diverse forme di biohacking, biopunk, bioart e gastronomia molecolare. […] “ (testo di Denisa Kera, DIYBIOSINGAPORE)

Il meeting si interroga intorno a quesiti importanti come la rilevanza di queste pratiche “democratico-scientifiche” per l’innovazione e il supporto alle comunità locali o l’emergenza di nuove idee legate all’arte e al design in relazione alle biotecnologie. Nella foto in alto, la family dell’HONF lab che abbiamo incontrato non molto tempo fa a Berlino a transmediale11 nella veste di vincitori del prize di quest’anno: sono sempre loro i promotori di questo interessantissimo evento.

Dopo il salto, la lista dei partecipanti: credo sia fra l’altro attivo un canale di streaming che consentirà di curiosare fra questi inusuali lab.

Lista dei partecipanti:

Irfan Dwidya Prijambada – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Donny Widianto – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Gea Oswah Fatah Parikesit – Gadjah Mada University Yogyakarta (UGM), Indonesia
Denisa Kera – National University of Singapore
Ionat Zurr – SymbioticA, University of Western Australia
Romie Littrell – DIYBio Los Angeles, USA
Georg Tremmel & Shiho Fukuhara – BCL, Japan & Austria
Angelo Vermeulen – Biomodd network
Jo Tito, New Zealand
Marc Dusseiller – Hackteria network
The House Of Natural Fiber (HONF) Yogyakarta, Indonesia

Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting é stato pubblicato su artsblog alle 08:54 di sabato 23 aprile 2011.

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

 Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting  Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia Pacific DIYBio & BioArt meeting

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America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

sabato, 23 aprile 2011
listen it it America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

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Nonostante la grande mostra sulla street art in corso al Moca, la polizia di Los Angeles non ha ancora sviluppato l’abilità di distinguere chiaramente un graffitaro da uno street artist. Lo scorso venerdì 17 aprile, due uomini francesi sono stati arrestati per vandalismo nella zona circostante la Geffen Contemporary, la sede del museo.

Si trattava di Space Invader e del suo aiutante, che stavano applicando le sue composizioni di tessere di mosaico in alto negli angoli delle strade. Il Los Angeles Police Department li ha beccati nei pressi del Perez, un edificio storico a Little Tokyo, in flagranza di reato, con secchi di malta e pezzettini di mosaico. Nonostante Space Invader abbia una sua installazione ad Art in The Streets fino all’8 agosto, i suoi mosaici non sembrano graditi (o forse dovrebbe chiedere il permesso per ogni 40×40 cm che occupa?)… se si sapesse quanto possono valere, forse qualcuno tenterebbe di rimuoverli per un altro motivo.

Gli Space Invader sono stati rilasciati dopo poche ore previo contatto con l’ufficio immigrazione francese per assicurarsi sul loro rimpatrio. La questione adesso a Los Angeles si fa interessante. La guerra di tag selvagge e scure lanciata da alcuni writers contro Deitch e il Moca ha messo paura agli abitanti, ma ha provocato un dibattito sulla linea di confine tra arte e vandalismo.

Photos–> Lord Jim, L.A. Now

America, fermato per i suoi mosaici Space Invader
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America, fermato per i suoi mosaici Space Invader é stato pubblicato su artsblog alle 17:10 di giovedì 21 aprile 2011.

 America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

 America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

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 America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

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Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

domenica, 17 aprile 2011
listen it it Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

Certamente lo ricorderete per il suo celebre “don’t Warry, Be Happy”, ma Bobby McFerrin è un’artista e un mucisista straordinario di cui vale la pena indagare la produzione.

Girovagando on line ho scovato questo video del 2009 che vi ripropongo oggi come spunto di riflessione: McFerrin, invitato allo “Word Science Festival”, ci mostra con una performance collaborativa spontanea il potere della scala pentatonica. Come potete osservare nel video in alto, senza preparazione alcuna da parte del pubblico e semplicemente muovendosi da un capo all’altro del palco ad evocare lo spostamento su un’immaginaria tastiera, il musicista riesce a creare un coro spontaneo senza dare indicazioni, se non la nota iniziale: il pubblico non sembra avere difficoltà alcuna a seguirlo, andare a tempo e miracolosamente persino a imbroccare le note all’istante.

Il panel, intitolato “Notes & Neurons: In Search of the Common Chorus”, si interrogava su un tema interessante per l’arte quanto per la neuroscienza: il nostro modo di percepire e rispondere alla musica è culturalmente determinato o no? le nostre reazioni verso il ritmo e la melodia sono universali o mediate dall’ambiente? Non ho una risposta a questi quesiti, è ovvio: infatti la performance realizzata dall’artista con il pubblico può suggerirci sia l’icredibile familiarità del pubblico occidentale con la scala pentatonica, sia il potere quasi innato di quest’ultima. A voi trarre conclusioni o continuare a riflettere. Intanto gidamoci questo bellissim video.

A questo link altre improvvisazioni di Mcferrin durante il Festival.

Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin é stato pubblicato su artsblog alle 15:23 di venerdì 15 aprile 2011.

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

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 Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

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"L’origine du monde" di Courbet bannata su Facebook

domenica, 17 aprile 2011
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“L’origine du monde” è una delle operi più celebri del pittore francese Gustave Courbet. Realizzata nel 1866, grazie anche al suo realistico erotismo grafico ha il potere di far discutere ancora oggi. Wikipedia ci informa che nel 2009 “alcune copie di un libro raffiguranti L’Origine come copertina sono state sequestrate dalla polizia a Braga, in Portogallo, che le contestava come “pubblica pornografia”.

E’ invece degli scorsi giorni il caso che ha visto come protagonista un utente di Facebook e lo stesso social network. L’utente, ha dato mandato ad un avvocato di intentare causa a Facebook. L’anonimo avrebbe usato proprio “L’origine du monde” all’interno della propria pagina con il risultato di vedersi bannato l’account. Dal punto di vista legale, il non aver risposto alle email dell’avvocato deporrebbe a sfavore di Facebook.

Venendo alla questione artistica, c’è da dire che “L’origine du monde” non sembra proprio piacere ai censori del social network. Durante lo scorso febbraio era avvenuto un caso analogo, protagonisti ancora una volta il dipinto di Courbet e l’artista danese Frode Steinicke. Anche a Steinicke era stato bloccato l’accesso al proprio account, salvo poi ripristinarlo con il divieto di presentare nudi integrali, “L’origine du monde” compresa.

Morale della storia? Gli addetti al controllo del materiale pubblicato su Facebook non hanno alcun interesse a distinguere tra arte e pornografia. Inoltre, se volete farvi bannare a vita, è sufficiente pubblicare una bella riproduzione dell’ “L’origine du monde” di Courbet.

“L’origine du monde” di Courbet bannata su Facebook é stato pubblicato su artsblog alle 17:00 di giovedì 14 aprile 2011.

 "Lorigine du monde" di Courbet bannata su Facebook

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