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SCEGLIERE L’OBIETTIVO GIUSTO

lunedì, 9 novembre 2009

Prof.Angelo Meduri

 

    La difficoltà più presente nel settore degli acquisti di attrezzature fotografiche è quella di non riuscire a prendere con sicurezza l’obiettivo giusto. Le macchine fotografiche , cioè ad obiettivo intercambiabile, sono gli apparecchi più usati, ma anche le compatte con ottica fissa costituiscono un mezzo efficace per scattare foto in ogni condizione. I vantaggi degli apparecchi sono:

  1. Possibilità di adottare ottiche ed accessori diversi, dai 180° di campo degli obiettivi ad occhio di pesce (fisheye) fino ai microscopi ed ai telescopi più potenti;
  2. Possibilità di collegare e di impiegare flash più potenti;
  3. Possibilità di sfruttare motori per scattare velocemente a raffica su soggetti in rapido movimento, anche in condizioni di scarsa luminosità ambientale;
  4. Possibilità di aumentare il valore della sensibilità ISO senza temere troppo l’effetto della grana.

Invece, le compatte sono l’ideale se non si vuole portare con sé oggetti pesanti ed ingombranti, risparmiando grosse cifre di denaro. In commercio oggi esistono obiettivi diversi, per tutte le necessità, che hanno alcune funzioni utili, come l’autofocus, lo zoom e lo stabilizzatore d’ (per eliminare l’effetto dei movimenti involontari che provocano il mosso a mano libera). Tuttavia, non è facile sceglierne uno oppure un gruppo per avere in ogni circostanza un’ ben inquadrata ed esposta. Ogni monta solo obiettivi della stessa marca (come , , Sony e Pentax) e pure quelli di marche universali (come Sigma, Tamron e Tokina), per motivi di interesse commerciale. Per impressionare con la giusta quantità di luce la pellicola o il sensore della , l’obiettivo ha all’interno un’apertura regolabile, detta diaframma, mentre nel corpo macchina si regola il tempo di esposizione alla luce. Chiudendo il diaframma, oltre a diminuire l’intensità della luce, si aumenta la profondità della zona messa a fuoco, nella quale appaiono nitidi tutti gli oggetti.

  1. Cromatismo, cioè formazione di contorni colorati;
  2. Coma,  cioè formazione di punti luce a ventaglio, come comete;
  3. Astigmatismo, ossia puntiformi allungate come segmenti;
  4. Aberrazione di sfericità, quando i raggi luminosi  delle zone ai bordi delle lenti non vanno tutti a fuoco come quelli delle zone centrali;
  5. Vignettatura, o perdita di luce ai bordi;
  6. Distorsione, cioè formazione di linee incurvate invece di linee rette;
  7. Curvatura di campo, ossia formazione dell’ su una superficie curva, invece che sul piano focale.

Un altro difetto può essere anche il flare, che consiste nella produzione di riflessi all’interno dell’obiettivo, con sorgenti luminose inquadrate o ai bordi del campo. Chiudendo il diaframma e scegliendo un obiettivo con un buon trattamento antiriflessi, si eliminano alcuni problemi. Gli obiettivi di marca buona, come o ad esempio, minimizzano tali difetti.

Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm.

Regata velica dello Stretto di Messina con zoom 70-200mm.

 

   La scelta dell’obiettivo si traduce nella possibilità di utilizzare tre tipi di lunghezze focali: normali, grandangolari e teleobiettivi. Le riprese effettuate con un normale di 50mm sul formato 24×36mm hanno un angolo di 46° e i vari elementi si avvicinano molto alle dimensioni osservate ad occhio nudo. Attenzione al formato della , poiché lo stesso obiettivo può far cambiare l’angolo visivo sulla foto se usato su formati diversi. Ad esempio, un 35mm è grandangolare sul formato pieno 24×36mm, ma diventa uno standard da 52mm sul formato APS-C.

    Gli obiettivi normali sono molto luminosi (anche f/1,4) e nitidi, hanno bassissima distorsione, sono compatti e leggeri. La luminosità di un obiettivo è il rapporto tra la focale ed il diametro e si può variare aprendo o chiudendo il diaframma. I numeri piccoli indicano grandi aperture, mentre valori alti producono piccole aperture. Con gli obiettivi da 50mm ai bordi le risultano perfette solo se si chiude il diaframma a f/2,8 o di più, ma in casi estremi si può anche aprire al massimo.  Il 50mm è stato molto usato in passato, perché era venduto insieme ai corpi macchina. Oggi si tende a sostituirlo con uno zoom, ma la qualità delle non è sempre uguale.

    Gli obiettivi grandangolari hanno una focale inferiore a quella di un obiettivo normale. Quando si fotografa con un grandangolo sembra di allontanarsi, perché le sono più piccole e con un campo visivo vasto. In commercio le focali vanno da 8mm a 35mm. La caratteristica essenziale, che viene accentuata quando diminuisce la focale, è quella di portare le cose in primo piano ed allontanare tutto il resto, facendo sentire chi osserva immerso nella scena.

    Il 35mm copre 63° e può sostituire il normale nelle riprese di paesaggio, street, ecc., è molto nitido e luminoso. Diversi maestri della , come Henri Cartier Bresson, lo hanno usato sempre per anni nei loro reportage, poiché non provoca effetti esagerati di allontanamento prospettico, pur mantenendo la sua profondità di campo, estesa più del tradizionale 50mm.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo di 35mm.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo di 35mm.

    Il 28mm ha 75° di campo ed è il grandangolo standard, molto  diffuso, ben corretto, nitido ed economico. E’ utile per far entrare sempre tutti in una foto di gruppo senza allontanarsi molto, come obiettivo polivalente per la documentazione geografica in luce ambiente, nei paesaggi, in interni, ecc.. Sulle fotocamere compatte la presenza della focale 28mm è utilissima in numerose situazioni comuni. E’ nitidissimo sin dalla massima apertura.

    Il 24mm è molto interessante, ampio 84°, allarga bene le inquadrature bilanciando gli elementi vicini e lontani per i giornalisti, documentaristi, paesaggisti, gli architetti. Esso genera grande profondità di campo nitido con larghe aperture di diaframma. Inoltre, è possibile scattare con tempi di posa più lunghi. La regola è quella di regolare il tempo secondo la focale dell’obiettivo, cioè 1/F di secondo o di meno, lavorando a mano libera. Perciò mentre con il 50mm non si scende oltre 1/50 di secondo, con il 24mm si arriva a 1/25 di secondo, sempre a mano libera. Il 24mm è stato l’obiettivo preferito di grandi fotografi, come Galen Rowell e John Shaw. La correzione delle aberrazioni è già buona a tutta apertura. Con 24mm occorre già fare attenzione nel montare filtri spessi anteriormente, per non mozzare gli angoli dell’. In commercio si trovano anche 24mm decentrabili, utilizzati per le correzioni prospettiche delle linee cadenti in foto di architettura.

Torre Ruggero con obiettivo di 20mm.

Torre Ruggero con obiettivo di 20mm.

    Il 20mm è un obiettivo ultragrandangolare eccellente per le scene ad ampio respiro, poiché dilata in profondità la scena, aumentando la sensazione di essere presenti.  Con 20mm ci sono problemi di buona definizione ai bordi del campo di 94°, perciò si deve scegliere una buona marca. Il 20mm crea atmosfere magiche, con fuga di colline dove le nuvole bianche galleggiano immense in un cielo blu su uno splendido scenario naturale che sembra enorme e lontano, mentre il primo piano emerge dalla scena.

     Le focali di 17 o 18 mm sono utili solo in casi particolari, quando si desidera un grandangolo veramente spinto ed il 20mm non risulta sufficiente. Le deformazioni prospettiche del 17mm sono incredibili, dato l’amplissimo angolo di campo, che arriva a 104°  includendo quasi ogni cosa. L’uso di queste ottiche non è comunque facile, poiché i riflessi e gli elementi indesiderati possono spuntare da ogni parte.

    Diminuendo la focale fino a 14mm si allarga maggiormente l’inquadratura, con un campo che giunge a 114°, indispensabile solo in pochissimi casi nella foto di architettura e di arredamento, oppure dentro barche o edifici. E’ luminoso e nitido, tuttavia è meglio utilizzarlo diaframmando un po’ vista la grande copertura angolare, per avere buona definizione anche ai bordi.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.

Duomo di Reggio Calabria con obiettivo fisheye.

    Per ottenere effetti creativi d’incurvamento delle linee si può adoperare invece un obiettivo speciale ad occhio di pesce (o fisheye), che abbraccia 180° di campo, utile in situazioni in cui si richiede un angolo vastissimo, per le foto meteorologiche e astronomiche, di paesaggio o di reportage. Esistono fisheye a pieno formato (detti diagonali), oppure circolari; questi ultimi formano un cerchio- al centro del fotogramma che rimane nero, come se si guardasse attraverso un buco.

    Abbiamo visto che con i grandangoli si dilatano in profondità le scene. Viceversa, adoperando un teleobiettivo si provoca un effetto di compressione della scena in profondità e l’osservatore ha la sensazione di ritagliare ed ingrandire un particolare privilegiato, dove tutto sembra come essere appiattito.

    L’obiettivo di 85mm ha un campo di 28°, lo standard per i ritratti, ma può essere utilizzato in moltissime altre occasioni, perché è molto luminoso e nitido, anche a f/2 offre un’ottima correzione e permette di lasciare sfocato lo sfondo, isolando così il soggetto.

    Il 105mm è un altro teleobiettivo moderato, che assieme al 50mm ed al 24mm forma un valido kit da viaggio. E’ venduto in versione macro, per effettuare riprese a brevi distanze di oggetti, documenti, francobolli, monete, ritratti, fiori ed insetti. Il suo rapporto di riproduzione arriva alla scala naturale 1:1, quando è alla minima distanza di messa a fuoco. E’ nitidissimo fino ai bordi del campo di 23° già dalla massima apertura e permette di mettere in risalto particolari che rappresentano un certo ambiente.

    Il 135mm ha un campo più ristretto, di 18°, rispetto al 105mm, utile anche in luce ambiente, per foto di ritratti, animali, paesaggi, in teatro, per lo sport ed i particolari architettonici. Offre prestazioni di qualità elevata anche a tutta apertura ed ha una messa a fuoco rapida, però a mano libera il tempo non deve essere superiore a 1/F, perciò si arriva massimo a 1/160 di secondo senza l’uso del treppiedi.

    La lunghezza focale di 200mm è la via di mezzo tra i teleobiettivi molto pesanti ed ingombranti e quelli piccoli e compatti, tali da non costituire un problema per la borsa del fotografo. Le versioni con lenti a bassa dispersione avvicinano molto il soggetto inquadrato senza pericoli di cromatismi, con aperture massime molto vantaggiose, come f/2 o f/2,8, che staccano il soggetto sullo sfondo sfocato. Sulla diagonale l’angolo di ripresa scende a 12°, rendendolo adatto per le foto di animali, sport, ritratti, astronomia. E’ ottimamente corretto anche alla massima apertura del diaframma. Diventa necessario quasi sempre l’uso del treppiedi, ma per avere di qualità elevata è indispensabile pure la trasparenza dell’aria.

    Il 300mm è un teleobiettivo davvero interessante, non solo per le fotografie di paesaggio, ma anche per riprendere gli animali in libertà particolarmente timorosi, oppure nel ritratto di soggetti inconsapevoli, nelle foto astronomiche e sportive. E’ perfettamente corretto fino agli angoli già alla massima apertura. La messa a fuoco però deve essere molto precisa, dato l’ingrandimento così elevato, pari a 6 volte quello di un normale. Inoltre, c’è il rischio che le foto escano mosse a causa delle vibrazioni, perciò diventa necessario l’uso del treppiedi. I soggetti lontani, situati a distanze differenti lungo la linea della visuale sembrano schiacciarsi letteralmente l’uno contro l’altro in profondità, all’interno del campo di 8°. Il peso, le dimensioni ed il costo di questa focale non sono indifferenti, ma si tratta di  un’ottica professionale di alte prestazioni.

La Luna con 2000mm di focale.

La Luna con 2000mm di focale.

  

  Il 400mm f/2,8 è un obiettivo impressionante, poiché il diametro della lente anteriore, che determina la luminosità massima in rapporto alla focale, sale fino a 15cm, mentre il campo si riduce a 6°. Le lenti in vetro a bassa dispersione fanno aumentare il contrasto e la nitidezza delle , annullando l’effetto negativo dell’aberrazione cromatica, che aumenta con la focale. E’ ottimo anche a piena apertura. Gli usi più frequenti sono per foto di animali e sport.

    Procedendo verso le focali superiori non sono più disponibili le grandi luminosità f/2,8 perché i prezzi lievitano di molto e le case costruttrici hanno accantonato l’idea preferendo le più accettabili aperture inferiori di f/4 e f/5,6. Con aperture ancora inferiori si trovano anche i catadiottrici, obiettivi a specchi molto compatti, leggeri ed economici, come il 500mm f/8 e il 1000mm f/11. Ovviamente, non c’è dubbio che un 500mm f/4 sia un magnifico oggetto, di qualità certamente elevata rispetto a un teleobiettivo più piccolo con un moltiplicatore di focale aggiunto sul retro, oppure rispetto ad un catadiottrico. Con queste focali lo stabilizzatore può anche rappresentare un favoloso meccanismo per ottenere foto nitide.

    Dopo le focali fisse sono stati inventati gli obiettivi a focale variabile, detti zoom, che dominano ormai da anni il mercato. Per realizzare gli zoom è stata necessaria la progettazione al computer di sistemi ottici a lenti flottanti, con vetri a bassa dispersione e l’uso di lenti asferiche. Questo è stato un traguardo significativo, che ha soddisfatto le necessità di molti fotografi. Anche gli obiettivi zoom possono essere raggruppati in tre categorie: standard, grandangolari e tele.

    Considerando la grande escursione focale, la massima luminosità costante di f/2,8 e la minima distanza di messa a fuoco macro, i 28-70mm e i 24-70mm sono diventati dei classici zoom standard professionali, utili in un numero enorme di situazioni, per viaggiare leggeri. Essi sono ben corretti per la distorsione e le altre aberrazioni. Per i formati APS-C ci sono gli obiettivi equivalenti da 17-55mm o 18-50mm, aperti sempre a f/2,8.

    Il vero obiettivo tuttofare può essere un 24-85, un 24-120 o un 28-200mm, ma la luminosità è piuttosto bassa e varia tra 3,5 e 5,6 con una nitidezza ai bordi meno buona, specialmente alla massima apertura. Per i formati APS-C vi sono i 16-85, i 18-55, i 18-105 e i 18-200mm. Negli zoom c’è pure il problema della distorsione, a volte assai alta, che li rende inutilizzabili in foto con linee rette di architettura e paesaggi, quantunque oggi sia possibile correggere ciò al computer.

    Gli zoom grandangolari luminosi come i 14-24, i 20-35 e i 17-35mm sono utili nei reportage d’azione, a contatto con il soggetto. Hanno elevata flessibilità operativa. Comunque, se si cambia l’inquadratura con lo zoom non è come avvicinarsi al soggetto, o allontanarsi, per escludere i particolari che disturbano, perché così facendo si modifica la prospettiva e l’ingrandimento totale. Nel formato APS-C la scelta è ancora limitata al Tokina 11-16mm f/2,8.

Stretto di Messina con zoom standard.

Stretto di Messina con zoom standard.

  

  Le ottiche zoom grandangolari meno aperte sono più numerose, meno ingombranti e pesanti, ma anche meno versatili per l’uso in condizioni di luce scarsa: limitano quindi la libertà espressiva del fotografo. Il 18-35mm è un esempio di zoom meno luminoso, utile per alcuni generi di ripresa, incluso il paesaggio e l’architettura. Per il formato APS-C vi sono il 10-20 e i 12-24mm, aperti a f/3,5 o a f/4, o a f/5,6.

    Gli zoom tele 70-200mm luminosi sono i favoriti dei giornalisti, sebbene siano costosi e pesanti. Il loro costo è elevato, ma in luce debole o nella foto d’azione sono indispensabili. La grande luminosità permette di scattare a mano libera senza problemi di mosso e consente pure di mettere a fuoco con molta rapidità e precisione in situazioni di luce scarsa, tramite l’impiego di motori interni silenziosi e veloci. Le prestazioni in termini di nitidezza e contrasto sono buone e anche la costruzione è molto robusta e duratura.

    I 70-300mm aperti a f/4-5,6 sono assai compatti e leggeri, adatti a chi non intende spendere grosse cifre. In luce ambiente debole però l’autofocus ha una risposta incerta e alla focale massima non possono competere con le focali fisse, specialmente ai bordi, dove il calo di nitidezza è sensibilmente evidente. Se si opera con diaframmi più chiusi come f/8 diventano più interessanti.

Rosa con obiettivo macro 105mm.

Rosa con obiettivo macro 105mm.

    Gli zoom di lunghissima focale, infine, hanno il problema del trasporto manuale, a causa del peso e dell’ingombro, offrono luminosità interessanti, ma sono popolari solo tra i cultori della caccia fotografica, dello sport e i paparazzi. L’uso obbligatorio di questi obiettivi in congiunzione con un treppiedi robusto e pesante fa aumentare il numero degli attrezzi da trasportare. La qualità delle è buona solo in condizioni di discreta illuminazione e rimane tale anche aggiungendo un buon moltiplicatore di focale.

    In genere si tende a pensare che tutti gli obiettivi offrano buone prestazioni, che abbiano una costruzione solida e robusta, un autofocus rapido e silenzioso, ma purtroppo non è così. Esistono infatti obiettivi che ai bordi lasciano a desiderare come nitidezza, specialmente se si scende sotto f/8, e mostrano forti aberrazioni, rispetto ad altri apparentemente uguali. Nei negozi di materiale usato bisogna controllare attentamente ogni pezzo prima di effettuare la scelta definitiva, se si desidera portare a casa qualcosa di veramente buono. In antitesi, non bisogna credere che siano sempre indispensabili lenti asferiche o a bassa dispersione per avere perfette.

    Se si sceglie un obiettivo, nuovo o usato, prima dell’acquisto è meglio controllare il suo funzionamento e l’integrità della superficie delle lenti, che possono essere strisciate o con molta polvere all’interno. La solidità e la fluidità nei movimenti del diaframma e della messa a fuoco è pure molto importante. Non ci devono essere giochi nelle regolazioni, lenti che si muovono, attriti nello scorrimento.  Ad esempio, la superiorità delle ottiche originali , con la resa qualitativa che rimane sempre su alti livelli, porta a consigliare il loro acquisto ed utilizzo, senza dimenticare però che esistono pure alternative interessanti e talvolta superiori. Nulla vieta di usare sempre ottiche universali economiche, ma queste non sempre si destreggiano bene con i loro rivali originali. La resa migliore di certi obiettivi consente di muoversi con agilità a qualsiasi valore del diaframma impostato, mentre con altri obiettivi si devono fare i conti con le aberrazioni che li affliggono. Comunque, le poco ingrandite non saranno quasi mai deludenti, se si adoperano gli obiettivi con la giusta tecnica, neanche se scattate con ottiche scadenti. Se invece si desidera ingrandire ed osservare attentamente le foto realizzate, solo un obiettivo davvero buono sarà in grado di rivelare anche i dettagli più fini. La ha una reputazione molto buona, anche se si può preferire qualcos’altro.

    In conclusione, se desiderate viaggiare leggeri scegliete uno o più zoom, come la terna 14-24, 24-70 e 70-200mm e simili, per il formato 24×36mm. Se, a priori, sapete cosa state andando a fotografare, portate solo le focali utili, ma se un po’ di peso e d’ingombro in più non vi creano problemi le focali fisse sono imbattibili.

Tabella delle focali.

Campo in gradi Formato 24×36  Formato DX(la focale si moltiplica per 1,5 volte) Formato (1,6 volte)
180° fisheye circ. 8mm 4.5mm 4.5mm
122°  grandangolo 12 8 7.5
114° grandangolo 14 9 8.5
110° grandangolo 15 10 9
180° fisheye diag. 16 10.5 10
104° grandangolo 17 11 10
100° grandangolo 18 12 11
94°  grandangolo 20 13 12.5
84°  grandangolo 24 16 15
75°  grandangolo 28 19 17.5
63°  grandangolo 35 23 22
46°  standard 50 33 31
34°  tele 70 47 44
28°  tele 85 57 53
23°  tele 105 70 66
18°  tele 135 90 84
12°  tele 200 133 125
8°     tele 300 200 187.5
6°     tele 400 267 250
5°     tele 500 333 312.5
4°     tele 600 400 375
3°     tele 800 533 500
2.5° tele 1000 667 625
2°     tele 1200 800 750
1.2° tele 2000 1333 1250
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Kodak ESP 5250 e ESP 3250

sabato, 5 settembre 2009

pubblicato da Derfy in: Sviluppo e stampa Kodak

8bb2d1c30857473539a6346b408045bb Kodak ESP 5250 e ESP 3250

Le Kodak ESP 5250 ed ESP 3250 sono due stampanti multifunzione scanner/fotocopiatrice/stampante.

Secondo l’azienda possono far risparmiare fino a 85€ di inchiostro ogni anno ed offrono una velocità di stampa di 30 pagine al minuto in bianco e nero e 29 a colori. Entrambe dispongono di schermo lcd, slot per schede di memoria, due cartucce e carrello della carta intelligente.

La Kodak ESP 5250 ha uno schermo da 2,4 pollici e la possibilità di collegarsi utilizzando il WiFi, mentre la ESP 3250 ne è sprovvista ed ha uno schermo da 1,5 pollici. Saranno in vendita, rispettivamente, a 150€ e 100€.

Via | PhotographyBlog

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SCEGLIERE L’OBIETTIVO GIUSTO

venerdì, 28 agosto 2009
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Un pieno di stampanti Epson – www.reflex.it

sabato, 8 agosto 2009

9a7fb535575e2ac9dd0148b4e82a42bc Un pieno di stampanti Epson   www.reflex.it Arrivano da EPSON ben 11 nuove stampanti, multifunzione e fotografiche. Tra tutte spicca in particolare il modello da ufficio Epson Stylus BX310FN (foto sopra), in grado di stampare ad una velocità in modalità bozza di 16 pagine per minuto in nero e 5,5 a colori. Questo multifunzione è dotato anche di scheda integrata Ethernet per poter essere condivisa da più postazioni di lavoro. La gamma SX di multifunzione è quella che ha subito il maggior rinnovamento, con ben 8 nuovi prodotti. Da sottolineare l’SX510W (sotto) e l’SX515W, molto simili ed entrambi dotati di modulo wireless. Forniti di inchiostri Epson DURABrite Ultra garantiscono una buona qualità di stampa e un risparmio notevole grazie alle cartucce separate. Gli altri modelli della gamma sono: SX110, Sx115, SX210, SX215, SX410, SX415. La Epson Stylus S21 è invece una piccola stampante che consente la stampa di una foto 10×15cm a colori in circa 89 secondi. Anch’essa dotata di cartucce separate ed alimentate da inchiostri DURABrite Ultra. Infine presentata anche la Stylus P50, stampante prettamente fotografica, che utilizza sei inchiostri Epson Claria separati. Solo 12 secondi per il classico 10×15cm a colori, ma consente stampe di qualità fotografica fino al formato A4.

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Esempi di schemi di illuminazione

sabato, 25 luglio 2009

pubblicato da Derfy in: Tecniche

9eb9f6ddfe637b2070dead9d2b4a1ddd Esempi di schemi di illuminazione

Oggi vi abbiamo presentato un sito che spiega alcuni setup luci di uso comune.

Purtroppo senza un’ a fianco non è immediato immaginarsi la foto finale se non si ha esperienza. Maurice Mc Duff ha realizzato una serie di setup luci e scattato foto ad una modella, pubblicando il tutto.

In questo modo per chi è alle prime armi può risultare più semplice immaginarsi l’effetto ottenuto.

Via | FotoPunto

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Lexar, nuovi supporti ad alta densità

venerdì, 3 luglio 2009

pubblicato da Derfy in: Memorie/Schede

ac5f9ac639dd86aed8aba8be2e37f003 Lexar, nuovi supporti ad alta densità

Lexar, un braccio di Micron Technology, ha introdotto le nuove Lexar Platinum II 32GB SDHC e Lexar 16GB microSDHC.

Si tratta di supporti che utilizzano al loro interno i nuovi chip NAND realizzati con tecnologia a 34nm consentendo di ridurre le dimensioni del chip del 17%. L’azienda ipotizza di espandere questa linea ancora entro settembre.

In aggiunta a queste schede ad alta capacità la Lexar PLatinum SDHC 60x (class 4) offre una velocità minima di scrittura di 9 mb/s. Nel negozio online di Lexar le schede sono disponibili al prezzo di 139,99$ e 99,99$.

Via | DPReview

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Nikon, licenziamenti e problemi – www.clickblog.it

domenica, 31 maggio 2009

b035dfc0414f61a45e6e88a6c5dc8080 Nikon, licenziamenti e problemi   www.clickblog.itNikon ha scoperto che alcune custodie CL-L2, normalmente usate per obiettivi come il 200-400mm sono a rischio di cedimento.

L’obiettivo potrebbe sfondare la custodia sotto il suo peso. Gli esemplari che sono marchiati con una “T” sul fondo sono al sicuro perché più robusto. Gli altri possono chiedere la sostituzione a Nikon.

Non è l’unica brutta notizia per l’azienda, che ha annunciato di voler tagliare 1000 posti di lavoro e ridimensionare la filiale di Singapore per risparmiare 84 milioni di dollari.

Via | NikonRumors

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Coolpix P90, la nuova ammiraglia Nikon

sabato, 14 febbraio 2009

La nuova Coolpix della serie Performance è dotata, tra le prime al mondo, di uno straordinario obiettivo Zoom-Nikkor 24x.

Coolpix P90Torino, 03 febbraio 2009 – Nital S.p.A. è lieta di presentare la Coolpix P90, una delle prime fotocamere compatte digitali al mondo dotate di zoom 24x grandangolare. Ma la “potenza” della nuova ammiraglia della gamma Coolpix non risiede solo nel super teleobiettivo ad alte prestazioni: in questa sono infatti presenti diverse straordinarie funzioni, molto semplici da utilizzare.
La Coolpix P90 rappresenta quindi il connubio ideale per coloro che ricercano la prestigiosa qualità in una facilmente trasportabile e dall’utilizzo intuitivo.

dichiara: “questa dimostra ancora una volta la volontà di di soddisfare le esigenze di molti appassionati di . Il suo zoom Nikkor 24x incredibilmente potente con funzionalità di ripresa grandangolare, lo schermo LCD da 3 pollici inclinabile ad angolo variabile (fino a 90°), il sistema VR per la riduzione delle vibrazioni, il motore di elaborazione delle Expeed e l’elevata sensibilità ISO raggiungibile, fanno della Coolpix P90 il naturale “trait d’union” tra il mondo della compatte e quello delle digitali”.


CARATTERISTICHE STRAORDINARIE
La Coolpix P90 è dotata di un potente zoom ottico grandangolare Nikkor 24x con un’escursione focale, equivalente al formato 35 mm, compresa tra 26 mm e 624 mm; in grado, in modalità macro, di scattare foto a una distanza ravvicinata di 1 cm, la nuova Coolpix serie P consente anche di effettuare riprese in sequenza ad alta velocità fino a un massimo di 45 scatti a 15 fps: insomma, è possibile passare dalla macrofotografia alla sportiva con la massima semplicità. Inoltre, in modalità “Sequenza sport” è addirittura possibile registrare, nel brevissimo tempo intercorrente tra l’inizio e la fine della pressione del pulsante di scatto, una sequenza di : attimi prima inafferrabili diventano ora fotografabili con semplicità! Se a tutto ciò si aggiungono i 12,1 megapixel effettivi del sensore ed una sensibilità massima pari a ISO 6400, è chiaro perché la Coolpix P90 si ritenga eccellente per ogni situazione di ripresa. È possibile utilizzarla nella modalità Auto, semplice ed automatica, consigliata per gli utenti “alle prime armi” oppure in una delle tante modalitàScene“, grazie alle quali la macchina regola automaticamente le impostazioni in base al tipo di soggetto selezionato. Gli utenti più esperti possono invece scegliere diverse impostazioni manuali tramite i quattro modi di esposizione della (P, S, A, M) ed è inoltre possibile eseguire riprese con le impostazioni personalizzate, ruotando il selettore dei modi su U1 o U2. Nell’elegante e maneggevole corpo camera sono inoltre presenti il flash “pop-up”, attivabile manualmente, ed il mirino elettronico, che agevola ulteriormente la composizione della foto ideale.
Ma la P90 non è solo ottica, potenza e velocità: all’interno, infatti, della nuova ammiraglia Coolpix “batte” un cuore altamente tecnologico, contraddistinto da diverse funzioni avanzate: come le quattro funzioni avanzate di stabilizzazione miranti ad eliminare l’effetto mosso, ovvero la Riduzione Vibrazioni (VR), che consente di ridurre il tremolio quando si scatta a mano libera; la Sensibilità ISO elevata che permette di ottenere l’esposizione e la nitidezza appropriate anche in condizioni di luce scarsa; la funzione Scelta dello scatto migliore (BSS), con cui la esegue fino a dieci scatti sequenziali e salva automaticamente l’ più nitida; la funzione di rilevamento del movimento, che riduce automaticamente il tempo di posa e aumenta le impostazioni ISO per compensare il movimento della e del soggetto.

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Dietro lo sguardo di Daniela V.

sabato, 7 febbraio 2009

01 Hellzapoppin

Daniela V. è un piccolo mistero con una grande passione per la , per le emozioni e sensazioni che questa gli consente di cogliere e manifestare, per le Polaroid e gli sguardi analogici. Da giovane fotografa autodidatta, sensibile alla psicologia che osserva e analizza ogni nostro gesto, pensiero o emozione, Daniela si augura di riuscire a tradurre e sentire quello che il mondo dice e mostra, sente e sogna, grazie anche ad un obiettivo puntato su tutto quello che la circonda.

I suoi scatti, concentrati sulla carica emozionale dell’esistenza, che sa investire il nostro sguardo, un campo di grano, un fiume che scorre ineluttabile o le ossessioni compulsive, animano il suo profilo Carbonmade e Deviantart. Se siete curiosi di svelare il piccolo mistero che aleggia intorno alla sua identità, date un’occhiata a pagina 18 di Bulb Magazine n.9 e alla sua Hellzapoppin’. Curiosi? Io si! Quella che segue è la nostra chiacchierata.

Daniela V. … La maggior parte dei fotografi mantiene la propria identità anagrafica nella sua interezza, per quanto impronunciabile o bizzarra, la tua al contrario è ammantata da un alone di mistero, da cosa ha origine questa scelta?
Ho scelto di scrivere solo l’iniziale del mio cognome per comodità, dal momento che ho la “brutta abitudine” di firmare le mie foto e per rendere il mio nome più semplice da ricordare.

Indipendentemente dal modo in cui ti percepiscono gli altri, chi è Daniela V. e cosa caratterizza il tuo stile fotografico?
Innanzitutto tengo a precisare che non sono una fotografa professionista, nel senso che non ho mai frequentato scuole o corsi, sono una ragazza di 25 anni, studentessa di Psicologia con una grande passione per la e attraverso quest’ cerco di esprimere il mio modo di guardare alla vita, le mie emozioni e soprattutto il mio stato d’animo. Ecco perché penso che in realtà la mia non è caratterizzata da uno stile in particolare, credo piuttosto che sia in continua evoluzione. Lo stile delle mie foto cresce con me e rispecchia l’umore dell’istante in cui le ho scattate.

Facendo un passo indietro, ci racconti quando e com’è nata la tua passione per il linguaggio fotografico?
Ho cominciato ad appassionarmi alla più o meno all’età di 10 anni, avevo diverse macchine analogiche che utilizzavano i miei genitori, ma il vero colpo di fulmine è stato per la Polaroid Supercolor che mi ha regalato il mio papà. Da quel momento la si è letteralmente impossessata di me, scattavo foto a chiunque e a qualunque cosa, ti lascio immaginare quanto fossero pentiti i miei genitori di avermi insegnato ad usare quelle macchine fotografiche, dal momento che spendevano una fortuna in rullini e stampe.

Quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento?
Tutto ciò che mi circonda diventa per me fonte d’ispirazione, spesso scatto foto ad oggetti all’apparenza insignificanti o banali, ma che in certi contesti e con la luce giusta riescono a diventare “magici” ai miei occhi.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Cerco sempre la spontaneità, di cogliere quell’attimo che magari non si ripresenterà mai più; ma devo ammettere che non sempre riesco a trovarlo, soprattutto se i soggetti sono persone. Sai bene che quando ci si trova davanti ad un obiettivo si perde tutta quella naturalezza con cui si affronta la vita ogni giorno.

Cosa c’è di te nelle tue foto?
A volte c’è tutta me stessa nel vero senso della parola, visto che mi offro spesso come modella, eheh, colgo comunque l’occasione per fare un appello a chiunque voglia fare da “cavia da obiettivo” contattatemi… scherzi a parte, devo dire che ogni singolo scatto rispecchia sempre il mio stato d’animo, allegro o triste che sia.

C’è una foto alla quale sei particolarmente legata?
Forse sembrerò presuntuosa, ma sono legata a tutte le mie foto, perché in ognuna c’è un ricordo particolare, c’è uno scorcio della mia vita, è chiaro che alcune le trovo particolarmente riuscite, altre meno.

La cosa più bella del mondo da fotografare?
Ci sarebbe un bell’elenco da fare, è difficile sceglierne una…ehm, potrei dirti il sorriso di qualcuno in un momento di gioia, un fulmine a ciel sereno, una scivolata di qualcuno che detestiamo, eheh, sono davvero troppe.

C’è qualcosa che non fotograferesti mai, per niente al mondo?
Al momento posso dirti che i fetish portrait e il nudo non fanno per me, ma nella vita, come si dice, mai dire mai…

Quando rivedi le tue vecchie fotografie, cosa pensi?
Alcune le trovo insensate, altre di una pessima qualità, altre ancora orribili sotto tutti i punti di vista, però ce ne sono alcune che continuano a stupirmi e a piacermi, forse più di quando le avevo scattate.

Cos’è la per te?
E’ un’ attraverso cui è possibile esprimere tutto ciò che si vuole, pensieri, sentimenti, creatività…and the list goes on

Fotografi per … ricordare, immortalare, esplorare o per spingerti oltre?
Fotografo prima di tutto per esprimere ciò che ho dentro, per dare voce alla mia creatività e sicuramente per tutti gli altri motivi che hai citato.

Quando hai deciso di passare dall’analogico al digitale?
Fosse per me fotograferei ancora solo ed esclusivamente in analogico, ma oggi è diventato un po’ troppo dispendioso, comunque faccio ancora tante foto in analogico, quindi in teoria non mi sono ancora decisa… infatti, la prima digitale non l’ho neppure scelta io, è stato un regalo dei miei. Credo risalga a 6 o 7 anni fa, una Polaroid. Poi sono passata ad una coolpix e finalmente sono arrivata ad una .

Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Ehm, la , ahah, no dai, credo delle memory card di scorta visto che scatto più foto io in 1 ora che David Lachapelle in tutta la sua vita e una batteria di riserva.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica?
Attualmente lavoro quasi sempre con una 1000D e obiettivi a seconda delle esigenze, spesso utilizzo Photoshop cs3 per piccole correzioni.

Come hai scelto la tua prima macchina fotografica?
La prima che ho scelto è stata una coolpix e l’ho scelta più che altro in funzione del mio budget, comunque volevo una compatta da poter portare ovunque andassi e che non fosse ingombrante ma al tempo stesso volevo che avesse delle caratteristiche che in una compatta non avrei mai potuto trovare. Risultato? Chi si accontenta gode e devo dire che mi sono resa conto che non è la a fare il fotografo, si possono ottenere dei bellissimi scatti anche con una macchina dalle capacità ridotte.

Come concili quotidianità e ?
Credo che ormai la faccia parte della mia quotidianità, non esco senza portare con me la e ovunque mi trovo cerco di scorgere qualcosa di interessante da catturare, spero comunque che un giorno possa diventare la mia quotidianità, magari trasformando questa passione in un vero e proprio lavoro.

Progetti futuri o sogni nel cassetto?
Progetti futuri…organizzare un’esposizione fotografica, sogni…troppi, sono una sognatrice incallita, primo fra tutti realizzare un photobook, poi vedere pubblicati i miei lavori su qualche grande rivista e…forse sto esagerando…?

Cosa vivi la tua dimensione non solo professionale di creativa e fotografa italiana?
Trovo sia una gran bella soddisfazione per me essere contattata da persone che hanno visto le mie foto e vogliono magari anche solo complimentarsi con me, chiedermi dei consigli o info su come ho realizzato un determinato scatto, è semplicemente fantastico sapere che le mie foto trasmettono qualcosa a chi le osserva. Al di la del guadagno, in termini economici che posso trarre dai miei lavori, per me il supporto delle persone è ancora più importante perché mi arricchisce a livello personale. Inoltre ho ricevuto dei features da alcuni siti internet ed ho vinto molti contest e questo è davvero molto gratificante non solo dal punto di vista professionale ma anche a livello di soddisfazioni e come incentivo a continuare su questa strada.

Hai qualche consiglio o dritta per un’aspirante fotografa?
Forse non sono ancora nella posizione di dispensare consigli, però posso dire che l’originalità e la creatività sono un requisito indispensabile per intraprendere questa strada.

Ciao Daniela, grazie del tempo che ci hai dedicato e delle ‘confidenze’, mi auguro di avere presto l’occasione di riprendere la chiacchierata, magari per la tua mostra o il photobook . Ora però vi lascio alla gallery che Daniela V. ha selezionato per noi.

Daniela V Gallery
01 Hellzapoppin 02 in the springtime 03 Still04 Lullaby of Birdland 05 Sweet Is the Air 06 All In The Golden Afternoon

Fonte ClickBlog.it

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martedì, 20 gennaio 2009

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Articolo tratto da PhotographyBLOG

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