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Articoli marcati con tag ‘aria’

Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

martedì, 17 maggio 2011
listen it it Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

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Per celebrare la nostra domenica nuleare, oggi getiamo un’occhio su coloratissim impianti di raffreddmento.

Imagine topica di fabbriche e centrali, le torri di raffreddamento sono una superba superfice da reinventare. Ed ecco che in diverse parti del mondo gli sreet artist sono arrivati anche là. Le opere che vediamo sono ciclopiche. Ci roviamo a Mangaung (Sud Africa), dove la Orlando Power Station in onore della 201 World Cup si ricopre di graffiti vuvuzela, o a Joanesbourg dove ritroviamo una Coca-Cola Tower (sponsorizzata dallo stesso marchio); in Germania o infine in Francia, dove l’impianto di Cruas è stto dipinto dall’artista Jean-Marie Pierret con l’aiuto di 9 alpinisti: il dipinto, realizzato con 4.000 litri di colore, ci parla del rapporto ecologico fra aria e acqua (i progetti sono riportati in modo sequenziale nela gallery).

Un segno grafico per riscrivee un paesaggio e dagli nuovo significato: nella sua semplicità, la street art è sempre terribilmente comunicativa.

Via | Photographyrea.com
Cooling Tower Street Art
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Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety] é stato pubblicato su artsblog alle 17:54 di domenica 15 maggio 2011.

 Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

 Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

 Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]  Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

 Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

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Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

lunedì, 9 maggio 2011
listen it it Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

46e85 Nuvoledipneumaticiinstallazione Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

Michael Sailstorfer è un artista concettuale tedesco, specializzato nella reinterpretazione di oggetti e materiali del quotidiano, con cui realizza sculture e installazioni sia all’aperto che negli spazi espositivi delle gallerie.

La sua ricerca è orientata sul movimento e la collocazione spaziale degli elementi e non manca un twist umoristico al suo lavoro di decostruzione e ricostruzione oggettuale: per esempio in uno degli ultimi lavori ha smontato un aliante per ricostruire poi una casa su un albero.

Ora espone per la prima volta una sua personale alla Modern Art Oxford Gallery con l’installazione del 2010 “Wolken”, tante camere d’aria interne di pneumatici gonfiate e aggregate insieme, che formano un cielo di nuvolette nere all’interno di questa galleria (specializzata dal 1965 in arte visuale, moderna e contemporanea), riscrivendone la percezione di spazi e volumi. La mostra chiude il 22 maggio 2011.

Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery é stato pubblicato su artsblog alle 11:35 di lunedì 09 maggio 2011.

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery  Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

 Le nuvole pneumatiche di Michael Sailstorfer in mostra alla Modern Art Oxford Gallery

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D70: strane macchie sul sensore

domenica, 17 aprile 2011
listen it it D70: strane macchie sul sensore

Salve,
dopo l’ultima mia uscita fotografica, in cui ho scattato spesso su sfondi uniformi, ho notato delle strane macchie nelle foto. Come prima cosa ho escluso un problema di sporco dell’ottica e quindi poi ho provato più volte a pulire il sensore sia a secco (aria) che a umido (cartine riso + alcool isopropilico) ma senza risultati.
La cosa strana è che questo sporco non sembrerebbe essere sulla superficie del sensore ma tra il filtro al niobato di litio e il sensore stesso.
Prima di avventurarmi nello smontaggio della macchina e rimozione del filtro per la pulizia vorrei sapere se avete qualche idea in proposito.
Allego una foto di prova fatta al cielo in cui si notano queste strane macchie (dico strane perchè la maggior parte, tipo la macchia a sinistra,non sembra neanche polvere).

http://www.nikonclubitalia.com/forum/post-a60697-DSC-6570-rid.jpg.html

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Sigma 150-500mm… a me piace !

lunedì, 4 aprile 2011
listen it it Sigma 150 500mm... a me piace !

Ebbene sì, ho acquistato dopo tanti tentennamenti un vero tele.

Avevo il 55-300 ma volevo qualcosa che mi avvicinasse di più. Specie per fotografare gli animali in montagna.

Ho dunque preso il 150-500 di Sigma, con l’intesa con il negoziante che entro 10 gg se lo tengo religiosamente (come di solito faccio con il materiale) me lo cambia con il 120-400.
Questo perchè avevo letto che la resa ottica era più scarsa rispetto al 120-400.

Ho fatto qualche scatto e devo dire che a me piace.

La messa a fuoco in condizioni di luce buona è rapida e precisa. Invece è difficile quando la luce cala.
Altra cosa che ho notato: se il soggetto è molto distante, e intendo proprio tanto distante (anche 300/400m) allora la messa a fuoco è meno precisa e il risultato un filo meno definito.

Devo ancora provarlo bene, ma a 500mm se la cava bene. Certo non sarà professionale, ma costa anche una frazione delle lenti professionali.

Buono lo stabilizzatore, se non si scende sotto 1/500 (di giorno scatto a 200 o 400 iso) le immagini risultano nitide nella gran parte dei casi.

La lente di per sè è ben rifinita a mio avviso. Solida, senza nessun gioco e ben rivestita.

Morale, a me piace per ora.

Chi altri lo possiede ? O chi possiede il 120-400 ? Sono curioso di sentirVi.

Ecco un esempio con il 500mm. La chiesetta è a 300m in linea d’aria da casa.

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La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

martedì, 1 marzo 2011
listen it it La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

66ab0 Escif ConsideringGravity Valencia Feb11 1 u 1000 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

Pochi colori, una pennellata delicata, figure esili, oggetti scena che sono anche principi narrativi, come scale, buchi, muri. Non è la raffinatezza dei particolari, né i dettagli dei volti che rendono i personaggi di Escif speciali. Si tratta piuttosto di plasticità, prossemica, posizionamento nello spazio. Curiosando nel suo account Flickr c’è da restare a bocca aperta per l’intensità raggiunta negli ultimi lavori. Su Flickr Escif dà dei titoli e dei sottotitoli ai suoi pezzi outdoor, che poi sono dei piccoli enigmi, stralci di poesia che ci portano nei labirinti dei suoi processi creativi.

C’è la serie Considerar la gravedad del asunto …a veces no es tan grave como parece y a veces lo es mucho más (Considerare la gravità dell’assunto …a volte non è così grave come sembra e a volte lo è davvero), in cui i personaggi fluttuano nell’aria, sfruttando la posizione orizzontale in un “movimento onirico” di assenza di gravità. Sempre in termini di rovesciamenti dei rapporti spaziali, Abusar sexualmente de un globo de Helio (Abusare sessualmente di un palloncino di Elio).

Oppure le serie dei Suicidi Poetici, Suicidarse como posicionamiento estético (Suicidarsi come posizionamento estetico), in cui l’atto del suicidio corrisponde al termine di un processo estetico, al fissarsi in maniera permanente di alcune coordinate artistiche. Infine tra i lavori presenti in galleria, quello realizzato a Londra sulle serrande di Pow (Pictures on the Wall), Different ways to escape from the tragedy – although the tragedy itself can be the only way to escape (Modalità differenti di sfuggire alla tragedia – nonostante la tragedia stessa sia l’unico modo per scappare).

Nuovi lavori di Escif
66ab0 thn escif flickr5 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità66ab0 thn escif flickr6 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità66ab0 thn escif flickr2 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità66ab0 thn escif flickr3 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità66ab0 thn escif flickr4 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità é stato pubblicato su artsblog alle 18:06 di sabato 26 febbraio 2011.

 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità  La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

 La street art di Escif, un “movimento onirico” di assenza di gravità

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Se ne va Dennis Oppenheim

martedì, 25 gennaio 2011
listen it it Se ne va Dennis Oppenheim

44d5d dennisoppenheimportrait Se ne va Dennis OppenheimSe ne è andato sabato sera all’età di 72 anni, Dennis Oppenheim, artista eclettico nato a Electric City, nello stato di Washington. Nonostante un brutto cancro al fegato, Oppenheim aveva continuato a tener duro e lavorare per tutto il 2010. Sue le Radiant Fountains, sculture di luce collocate pochi mesi fa all’entrata del Bush International Airport di Houston, in Texas o l’installazione Still Dancing, sintesi sognatrice di scultura, architettura e teatro.

La sua prima personale era stata a New York nel 1968. Tra public art e concettuale, Oppenheim era stato tra i primi ad utilizzare la performance e la videoarte come modalità di espressione artistica. La sua era una ricerca continua di nuovi mezzi e materiali, che l’ha portato dalla scultura, alla land art, alla fotografia.

Poco propenso a ripetersi, Oppenheim aveva la grande capacità di stupire senza invadere lo spazio pubblico. Non tutti i suoi lavori mi sono sempre piaciuti. Ad esempio non amai la sua installazione nel cortile di Palazzo Ducale a Genova. Mi ricorderò però sempre delle sue Pathways to Everywhere (Sentieri che conducono ovunque), una grande installazione sospesa nell’aria.

Opere recenti di Dennis Oppenheim
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Se ne va Dennis Oppenheim é stato pubblicato su artsblog alle 17:50 di lunedì 24 gennaio 2011.

 Se ne va Dennis Oppenheim

 Se ne va Dennis Oppenheim

 Se ne va Dennis Oppenheim  Se ne va Dennis Oppenheim

 Se ne va Dennis Oppenheim

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segno su specchio d7000

mercoledì, 5 gennaio 2011
listen it it segno su specchio d7000

Ieri facendo il cambio di ottica sulla mia nuova d7000 mi è caduto l’occhio nell’interno della macchina ed ho avuto la sgradita sorpresa di vedere un segno, o graffio non capisco bene, su quel vetrino obbliquo che si trova di fronte al sensore.

La fotocamera l’ho presa da 15 giorni circa e sono certo che quando era nuova questo segno non c’era visto che appena sballata per curiosità me la sono guardata minuziosamente.

Sono anche certo di non averlo fatto io questo segno visto che i 4 o 5 cambi di ottica che ho fatto fin’ora li ho fatti con attenziona maniacale…

Come può essersi fatto questo segno? Mi verrebbe da pensare che ci sia qualcosa nel meccanismo che nei vari movimenti possa aver toccato sul vetrino…

Ora comunque non capisco a vista se sia un graffio oppure dello sporco… allego una foto fatta con il cellulare ma non sò se si capisce bene…

Vale la pena provare ad intervenire per provare a pulirlo? E se si con che prodotti ed in che modo provare a pulirlo? Non mi sembra di certo dello sporco che va via con solo una spruzzata di aria…

Sulle foto scattate non vedo nessun segno e neanche dal mirino, se non ho capito male questo vetrino serve per la messa a fuoco soltanto?

Non mi andrebbe infatti di stare ad impacchettare la macchinetta e mandarla in assistenza per una cosa che comunque non incide sulla qualità della foto…

Fonte Google News

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Ottica Tokina 80-200 mm 1:4 analoica su Nikon D3000,si può?

lunedì, 27 dicembre 2010
listen it it Ottica Tokina 80 200 mm 1:4 analoica su Nikon D3000,si può?

Ciao a tutti,
sono un nuovo iscritto in cerca di aiuto..
Sto per aggiungere alla mi amata Nikon FE 3114140 analogica ereditata da mio padre ( e che mi ha dato svariate soddisfazzioni) un nuovo corpo macchina digitale (ahimè anche io cedo) per ridurre i costi.
Avrei optato per la nikon D3000, ma oltre all’ottica inclusa nel kit (18-55) vorrei adattarci le mie altre due ottiche analogiche che ho sempre usato sulla FE.
Si tratta di un’obittivo Tokina 80-200 1:4 e di un Nikon 43-86 1:3,5 e di uno Zenitar 16 fish eye.
Che voi sappiate (sono tutti a fuoco manuale) sono adattabili sul corpo macchina della D3000?
Mi par di aver capito che in ogni caso il fuoco rimarrebbe comunque manuale.
Grazie

Fonte Google News

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C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

lunedì, 20 dicembre 2010
listen it it C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Primo capitolo del corso C2 della sQuola Romana di Fotografia.
Si ringrazia prima di tutto 16ale16 per i contributi ad alcune parti di questo testo, poi flasher e tutti gli altri membri dell’organizzazione scolastica per gli spunti di discussione ed i suggerimenti.

Dopo aver affrontato il primo corso introduttivo (C1: Profondità di campo focale,diaframma e distanza, iperfocale) eccoci ad entrare nel mondo in cui la tecnica (intesa come fredda applicazione di regole matematiche) lascia il posto al senso artistico del fotografo e in cui non si riesce più a trovare consensi unanimi, ma ogni ragionamento può essere viziato da considerazioni ed esperienze personali.

Innanzitutto poche considerazioni generali.
Cos’è la Composizione? Difficile (se non impossibile) darne una definizione esaustiva o che almeno lasci intendere i tanti aspetti che ci si riferiscono.
Partendo da wikipedia: Composizione, nel linguaggio artistico, indica la disposizione/collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo.

Se in pittura è l’artista a decidere come collocare gli elementi, in fotografia abbiamo dei vincoli spesso molto stingenti e dobbiamo usare la tecnica per ‘comporre’ una scena di cui non siamo i padroni. Questo è probabilmente l’aspetto più affascinante della composizione fotografica: riuscire a dare una lettura personale ed unica di una scena altrimenti ordinaria e poco interessante.
Come e più che nei confronti di un quadro il risultato potrà non piacere a tutti, anzi più larga sarà la base di consensi per una foto, più questa rischierà di essere ordinaria; solo i grandi artisti riescono a stupire le masse, i comuni mortali si devono accontentare di ottenere un consenso (ma non è poco 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura )

Dove leggere di composizione (studiare non può limitarsi al leggere, ma è indispensabile tanta pratica)?
Esistono migliaia di testi, classici e moderni. Ciascuno di voi potrà trovarne altri, ma da un elenco bisogna pur partire.
Senza scadere sul Composition for dummies o andare su trattati accademici, alcuni testi non banali, ma accessibili sono:

  • Michael Freeman – L’occhio del fotografo (The-Photographers-Eye). Letto in italiano (ben tradotto). Il migliore dei tre, approfondito ed appassionante.
  • Bryan F Peterson – Learning to See Creatively. Letto in inglese. Stile molto moderno e dissacrante (come l’autore) è una raccolta di ricette pratiche.
  • Robert Hirsh – Light and Lens – Photography in the Digital Age. Letto in inglese. Spazia oltre la composizione e contiene anche interessanti elementi di storia della fotografia come arte visuale.

Passiamo ora al corso.

Il corso C2 è intitolato: Inquadratura, lunghezza focale e prospettiva, regola dei terzi, rapporti aurei, simmetrie ed asimmetrie.
Il suo indice è:

  • Inquadratura
  • Lunghezza focale e prospettiva
  • Regola dei terzi e rapporti aurei
  • Simmetrie ed asimmetrie

Ne svilupperemo uno alla volta, in modo da favorire la discussione.

CAPITOLO UNO: Inquadratura

Troppo spesso questo che, a ragion veduta può essere considerato il primo elemento che abbiamo a disposizione nel curare la composizione fotografica, viene bistrattato dai fotografi intenti a puntare un soggetto che ha attirato la loro attenzione, salvo poi rendersi conto che il soggetto si perde nell’insieme, che è troppo ‘piccolo’, che ci sono elementi di disturbo o che al contrario mancano elementi di contesto utili a valutare pienamente il soggetto in relazione a ciò che ci ha permesso di notarlo.

Come si deve dunque scegliere l’inquadratura?
La scelta di una determinata inquadratura è prima di tutto il mezzo che abbiamo per escludere dalla vista dell’osservatore quello che non ci interessa o che non deve distrarre l’osservatore dal vero soggetto della nostra foto.

Alcune citazioni dotte sul tema.

The camera is nothing but a vacuum cleaner picking up everything within range. There has to be a higher degree of selectivity.” – Ray Metzker dice che la nostra macchina altro non è che una aspirapolvere che raccoglie tutto quello che trova nell’inquadratura e che quindi dobbiamo essere selettivi; il fatto di essere selettivi ci costringe a doverlo essere a volte in modo spietato.

Ecco un’immagine di Ray Metzker, tagliata senza tanti complimenti:

c186f metzker58AM15 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

There is nothing worse than a sharp image of a fuzzy concept.” – Ansel Adams dice che nulla è peggio di un’immagine nitida di un concetto confuso (o sfocato, giocando sui tanti significati di sharp e fuzzy); egli membro fondatore del gruppo f/64, paesaggista sopraffino in quegli immensi spazi dello Yosemite Park ci ha abituato ad immagini piene di significato.

In questa famosa immagine Ansel Adams inserisce uno scorcio di paesaggio in modo che l’inquadratura valorizzi i rapporti esistenti tra le varie parti senza distrarre.

c186f 749px Adams The Tetons and the Snake River C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

If your pictures aren’t good enough, you aren’t close enough.” – Robert Capa dice che se la nostra foto non è abbastanza buona, allora non siamo abbastanza vicini; il reporter delle guerre ha un bel coraggio a dire di fare un passo avanti, ma l’impatto di certe sue fotografie è proprio legato al fatto che le inquadrature proiettano l’osservatore nella storia.

In una delle sue famose immagini, tecnicamente compromessa, l’inquadratura stretta sul soggetto pur rispettando il minimo di contesto necessario, ci proietta sulla spiaggia della Normandia.

914ec PAR121453 C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Il noto motto ‘Fill The Frame‘ (riempi l’inquadratura) significa che è importante che l’inquadratura scelta racchiuda ciò che vogliamo rappresentare e, per quanto possibile, nulla più.
Spesso, analizzando una foto, ci capita di notare ‘elementi di disturbo’ che distarggono l’osservatore e non si riescono a collegare con il resto di ciò che cade dentro l’inquadratura.
Il fotografo ha davanti due scelte compositive di fronte a questo tipo di situazione:

  • Eliminare dall’inquadratura ogni elemento superfluo rispetto al soggetto in modo da dare un messaggio semplice ed il più possibile univoco all’osservatore.
  • Lasciare nell’inquadratura almeno alcuni degli elementi non immediatamente riconducibili con il soggetto. La presenza di soggetti (o oggetti) molteplici nell’inqudratura logicamente separati introduce potenzialmente nella foto tensioni dinamiche e contrasti che sono alla base di una composizione creativa. In questo caso ovviamente i rischi di fare ‘fiasco’ sono molto maggiori, per cui in assenza di motivazioni valide e di una consapevilezza del messaggio che si vuole dare fill the frame rimane il must.

Prelevando dalla mia esperienza personale, ecco un esempio del quale mi ricordo una sofferta ricerca dell’inquadrata più efficace. L’Estasi di Santa Teresa è un’opera magnifica che coinvolge l’osservatore, ma l’ambientazione tipica del barocco funziona molto bene dal vivo, mentre io non sono riuscito a trovare una rappresentazione che fosse valida usando un campo largo. Ecco che allora ho scelto di concentrarmi sul rapporto tra l’angelo e la santa, con un taglio deciso che ‘incorniciasse’ i due protagonisti.

10428 4044612580 50685649d2 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Nell’ammirare le forme plastiche della Fontana del Nettuno a Roma, invece ho scelto di escludere ogni forma di riferimento esterno per rendere la foto astratta (pur potendo riconoscere i particolari) e decontestualizzata: forme e basta.

06c7e 5099270570 6d6811350b C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

L’inquadratura e le linee

L’inquadratura gioca un ruolo importante anche per enfatizzare, in modo che può essere gradevole o meno, particolari elementi della foto.
Il principale di questi elementi che vengono fortemente influenzati dall’inquadratura è la linea.
Proprio per il fatto che l’inquadratura è una cornice fatta di linee, perpendicolari tra loro, grande importanza possono assumere i rapporti tra le linee che sono presenti nella foto e quelle che la incorniciano.
Allineare quindi linee presenti nell’immagine con i bordi dell’inquadratura porta ad enfatizzarle.
Un allinemento imperfetto risulta per molti versi sgradevole, perchè l’occhio è portato a cercare il parallelimo e, non trovandolo, rimane insoddisfatto.

Un tentativo imperfetto di giocare con le linee della facciata di Santa Maria sopra Minerva rende comunque le linee protagoniste al punto da trasformare l’immagine in una rappresentazione piatta, quasi fosse un foglio con stampati su note e pentagramma.

612b7 5099273876 1d40f713c3 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Per ragioni simili la presenza di angoli decisi tra le linee presenti nell’immagine ed i bordi della fotografia crea un effetto dinamico.

In questa immagine, sempre alla Fontana del Nettuno a Roma la presenza di un pezzo di obelisco verticale da un riferimento stabile all’immagine, mentre la lancia inclinata aggiunge tensione dinamica. La lancia non è in realtà l’unica linea presente, altre immaginarie appaiono e guidano l’osservatore ad esplorare la scena.

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In conclusione curare un allinemento perfetto con i bordi o allontanarsi decisamente da esso, pena il laconico commento: “La foto è storta”.

L’inquadratura e la terza dimensione

L’inquadratura definisce due dimensioni fondamentali di una rappresentazione bidimensionale di un mondo a tre dimensioni. Se questo rappresenta uno degli elementi di fascino della fotografia, è anche vero che la terza dimensione va gestita in modo consapevole.
La profondità di campo (argomento studiato nel corso C1), applicata coerentemente alla scena aiuta a rendere la profondità della scena. Se lo sfondo incluso in una certa inquadratura non è interessante e disturba la scena la soluzione di sfocarlo è un classico.
Quando non si riesce ad evitare di mettere in relazione il soggetto con lo sfondo o si vuole che questo succeda allora entrano in gioco altri elementi che possono favorire o meno una composizione adeguata. Il discorso non è banale, ma è comunque importante considerare tutto ciò che entra dentro l’inquadratura, soggetto o sfondo. E’ importante, se lo sfondo non è rilevante ai nostri fini, che il soggetto sia chiaramente distinguibile da esso, ma questo è un tema che verrà affrontato più avanti.

Altri fattori, come le proporzioni tra le varie parti che compongono l’inquadratura (o vedremo nel capitolo 3) o i rapporti di simmetria e asimmetria (li vedremo nel capitolo 4).
La prospettiva, resa dal rapporto tra le distanze in gioco e quindi legata al punto di ripresa abbinato ad un opportuna focale (argomento del prossimo capitolo), è un elemento altrettanto cruciale.

L’inquadratura come strumento scenico

Dal punto di vista narrativo l’inquadratura può molto, permettendoci di includere o meno un oggetto nella storia che vogliamo raccontare o rappresentare. Molte sono le leve compositive che abbiamo a disposizione per scrivere questa storia e verranno affrontate man mano, ma per adesso basti pensare che tutto ciò che lasciamo entrare nell’inquadratura deve avere un ruolo. Una ripetizione, una simmetria, o invece un motivo troncato oppure una asimmetria sono messi a disposizione per noi, ma possiamo fare molto con l’inquadratura per enfatizzare o meno questi aspetti.

I formati

Un elemento doveroso da citare è rappresentato dai formati. Questi sono direttamente collegati al rapporto di aspetto (aspect ratio) che li caratterizza.
Molti sono i rapporti d’aspetto ovvero le proporzioni tra base ed altezza dell’inquadratura utilizzati nelle arti visive e tanto il cinema, quanto gli altri mezzi di fruizione di immagini hanno condizionato la nostra cultura a ruguardo.
In fotografia dominano i cosiddetti rapporti in proporzioni aromoniche:

  • 1/1 ovvero quadrata
  • Vari tipi di rettangoli con i lati in proporzioni: 1/2, 2/3, 3/4, 4/5.

E’ importante scegliere consapevolmente il formato di riproduzione della nostra fotografia perché l’inquadratura ne dovrà tenmere conto.
Se è vero che si possono tagliare le foto come si preferisce, è vero che discostandoci da rapporti già visti genereremmo nell’osservatore un probabile disagio (da sfruttare o meno).
Sui formati si suggerisce questa interessante lettura di approfondimento.

Per rendere l’idea dei vari formati usati nella fotografia ecco un’illustrazione con le note degli esempi più comuni per ogni formato.

7d33d 5275817344 11d753ea58 z C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Oggi in fotografia si è spesso influenzati dai rapporti d’aspetto tipici del cinema, specie quelli panoramici di cui sono qui illustrati i più diffusi.

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Orientamento dell’inquadratura

Un tema collegato al formato è l’orientamento dell’inquadratura: verticale od orizzontale.
Dato per scontato che esso deve rispondere alle esigenze descritte fin’ora (riempire il fotogramma, rispettare le linee presenti nella scena) va detto che il formato orizzontale restituisce un senso di stabilità, mentre quello verticale è più dinamico.
Per scegliere l’orientamento giova molto una prima analisi del soggetto, da fare prima di inquadrare.
Sebbene non esista una risposta univoca a questo interrogativo, c’è un concetto da seguire (che non è legge scritta), che può essere di aiuto. Analizziamo infatti il soggetto e vediamo in quale direzione principale si sviluppa. Se ad esempio davanti a noi è il Colosseo, sicuramente questo sarà più largo che alto e quindi un orientamento orizzontale sarebbe da preferisi; mentre se scattiamo ad una persona, questa (quanto meno glielo auguro 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura) sarà più alta che larga e quindi un orientamento verticale sarebbe da preferirsi.
Rompendo questa regola (consapevolmente) si può inserire una tensione dinamica in una foto con sviluppo orizzontale ripresa invece in verticale od il viceversa; le ampie zone vuote (o non impegnate dal soggetto) lasciano spazio per l’osservatore da esplorare e chiedersi perché. Il più delle volte si chiederà: “Perché ha scelto questa inquadratura?” 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Inquadratura, distanza dal soggetto e lunghezza focale

La distanza dal soggetto e la lunghezza focale sono due punti molto importanti da valutare. Quando si studia un’inquadratura ci si trova spesso a ragionare sulla focale più conveniente per fare entrare tutto quello che vogliamo (o per escludere quello che non vogliamo). E’ importante in questo caso ricordarsi che abbiamo anche i piedi e cercare un punto di ripresa adatto ad inquadrare tutto (e solo) quello che desideriamo usando la focale che ci piace. Il tema della focale da usare e della relazione tra punto di ripresa e prospettiva verrà affrontato nel prossimo capitolo, ma già ora iniziando a studiare le inquadrature, sperimentiamo diverse soluzioni di focale abbinate a diversi punti di ripresa. Anche questo è un modo per includere o escludere un oggetto dall’inquadratura, allineare i bordi con una linea od enfatizzare l’inclinazione di alcune linee rispetto ai bordi.

Inquadratura ed inclinazione verso l’alto o verso il basso della fotocamera
Cercando l’inquadratura perfetta, oltre a girare ansiosamente la ghiera dello zoom, ci si trova spesso a roteare l’obiettivo come fosse un fucile in caccia di immagini rare (shot non per niente significa sparare). Vedremo nel prossimo capitolo che l’inclinazione verso l’alto o verso il basso dell’obiettivo (basculaggio) produce distorsioni prospettiche (altrimenti dette linee cadenti) che in genere non donano all’immagine, specie se si tratta di architettura. Chiaramente una rottura netta di questa regola produce tensione dinamica notevole che può essere sfruttata (vederemo nel prossimo capitolo), ma va gestita con attenzione.
Un passo indietro può essere spesso una soluzione corretta più che l’accorciamento della focale, specie se si tratta di focali grandangolari.

Inquadratura e inclinazione a destra o sinistra della fotocamera
Un altro elemento da considerare nella corretta inquadratura è quello dell’inclinazione della macchina, che è ben diversa dal basculaggio. Mentre infatti per basculaggio si intende l’inclinazione verso l’alto o verso il basso, l’inclinazione indica se la macchina è inclinata (scusate la tautologia) verso destra o verso sinistra.
Foto con la macchina inclinata riprendono l’orizzonte non perfettamente orizzontale, ma inclinato e quindi la foto appare storta. Questo difetto può essere molto fastidioso in alcuni scatti, specie se la linea dell’orizzonte è ripresa nello scatto. Ad esempio se scattiamo la foto ad un lago o al mare, la linea dell’orizzonte deve essere dritta (orizzontale), avete infatti mai visto un orizzonte inclinato? Si svuoterebbe il lago 32013 biggrin C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

Come si fa a gestire questa variabile? Beh la prima cosa da fare è quella di attivare il reticolo nel mirino della propria fotocamera, laddove presente. Infatti questa funzione permette di visualizzare delle linee orizzontali e verticali nel mirino, che ci permettono di inquadrare correttamente. Ad esempio, per l’orizzonte, basta far sì che questo sia parallelo ad una delle linee orizzontali che si vedono nel mirino.
Alcuni modelli di reflex permettono di avere anche un altri strumento molto utile nello scattare orizzontale: l’orizzonte artificiale. In particolare questa funzione permette di sapere se la macchina è effettivamente “dritta” e se invece pende, in quale direzione.

Come abbiamo già detto più sopra a proposito delle linee e del loro rapporto con l’inquadratura le foto vanno fatte o molto storte o ben diritte, specie se in esse entra ima linea (l’orizzonte già citata, il bordo di un muro, la parete di un palazzo, una colonna, …) di cui si riconosce in modo inequivocabile quale debba essere l’inclinazione naturale.

Conclusioni

Molti altri sono i motivi per curare l’inquadratura e moltissimi i rapporti che è possibile creare tra questa e i soggetti contenuti nella foto, ma questi fatti dovrebbero da soli bastare a convincerci che l’inquadratura è il primo elemento da curare per qualsiasi composizione.

IL DECALOGO SULL’INQUADRATURA
A seguire una serie di regole, da infrangere solo dopo averle rispettate per un bel po’ 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

  • Scegliete il formato prima di scattare per quanto possibile. E’ vero che poi si possono operare ritagli a piacere della nostra foto, ma l’inquadratura è un elemento compositivo troppo rilevante per semplicemente buttare dentro un po’ di roba da selezionare con calma a a casa.
  • Guardate ed analizzate il soggetto, per capire se inquadrare in orizzontale o verticale.
  • Non inclinate la macchina a destra o a sinistra oppure fatelo in modo netto, pena la foto semprerà irrimediabilmente storta.
  • Non inclinate la macchina verso l’alto o verso l’alto oppure fatelo in modo netto, pena la presenza di distorsioni prospettiche (linee cadenti).
  • Rispettate le linee presenti nella scena e curate l’allineamento (o il disallineamento) tra queste ed i margini dell’inquadratura
  • Riempite il fotogramma
  • Non tagliate di poco un elemento rilevante della scena (esempio classico è l’amputazione o decapitazione di una persona). Tagliate in modo netto o per nulla.
  • Valutate la distanza dal soggetto e la lunghezza focale da adottare (in attesa del capitolo due sperimentate)
  • Summa delle precedenti alla Murphy: se all’allargare e stringere l’inquadratura non corrisponderà un suo adattamento alle linee presenti nella scena la foto verrà sbagliata. Corollario: qualunque quadrilatero regolare scegliate per la vostra inquadratura un elemento di disturbo entrerà inevitabilmente oppure un importante parte del soggetto uscirà senza possibilità di recupero.

ESERCIZI PER CASA
Come detto, non si può studiare la composizione sui libri, ma è necessario sperimentare molto e trovare un proprio modo di gestire gli elementi che abbiamo davanti.
Non è necessaria la macchina fotografica, anzi parlando di inquadratura è utile lasciarla a casa 32013 ohmy C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura per un po’.
Meglio girare con una cornice vuota e inquadrare il mondo che ci circonda sperimentando tagli diversi; l’avrete visto fare ai registi o direttori della fotografia nei backstage. Rinunciare al mirino ha il vantaggio di vedere anche quello che circonda la nostra inquadratura e valutare un suo restringimento o allargamento.
INQUADRATE E VERIFICATE SE STATE RISPETTANDO IL DECALOGO
Poi verificate se il risultato vi piace e cosa manca per migliorarlo.
Analizzate se è necessario violare qualche ‘regola’ per ottenere lo scopo e chiedetevi se ha senso.

Altro esercizio per le giornate di pioggia è prendere una foto a campo largo e ritagliarla per evidenziare zone di interesse ed eliminare ciò che non ci interessa; vedrete che nel fare questo vi verrò voglia di esserci spostati per scattare. Bene siete pronti per il secondo capitolo 5ed7d wink C2 (Composizione) Parte 1: Inquadratura

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d3000 regolazione contrasto ecc

martedì, 14 dicembre 2010
listen it it d3000 regolazione contrasto ecc

dopo svariati mesi di d3000 ho scoperto che oltre le impostazioni “standard, neutro, saturo, ecc”, è anche possibile modificarle.
Dato che le mie foto mi sono sempre sembrate poco contrastate e poco nitide, ho aumentato i parametri di “standad”, aumentando quasi al massimo contrasto e nitidezza e dando un paio di “tacche”in più a saturazione.

La mia domanda è : questi parametri che ho dato, sono validi solo x lo scatto in jpeg?
ve lo chiedo perchè scattando in raw, non ho visto nessuna differenza tra le foto fatte prima e dopo le regolazioni…

Inoltre quasi sempre, quando scatto in raw, sono costretto ad aumentare i parametri “chiarezza e contrasto” con camera raw x ottenere dei risultati accettabili (secondo il mio parere) … è normale che ciò accada o c’è qualche altra impostazione che permette di regolare anche il file raw iniziale?

grazie a tutti.

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Precisazioni su D90 e concorrenti

venerdì, 3 dicembre 2010
listen it it Precisazioni su D90 e concorrenti

Ciao ragazzi, son nuovo, vendo subito al dubbione! e18a1 ohmy Precisazioni su D90 e concorrenti
Premesso che ho letto ogni genere di cosa circa la D90, per la quale sto nutrendo una brama inarrestabile…. ma ho due reali dubbi:
1) testando una Eos 500D ed una Nikon D3100, ho notato come la messa a fuoco automatica della Eos sia quasi istantanea, rispetto a quella del 18-55 VR Nikkor, ecco, siccome ho letto qua e là di questa impressione, volevo sapere…. la lentezza (sempre che vi risulti) è insita degli obiettivi Nikkor o del corpo macchina della D3100? Probabile che la domanda appaia banale o ridicola, me ne scuso, ma sono un neofita appassionato…e col tempo sto cercando di acculturarmi il più possibile e18a1 happy Precisazioni su D90 e concorrenti
2) mi sapreste dire quali impostazioni si possono variare nella modalità live view? Tipo apertura diaframma…. tempo di posa, ISO, esposizione ….. mi pare di aver letto che tutto ciò non sia possibile, meno che la messa a fuoco auto e manuale, confermate?

Per ultima ….. e18a1 happy Precisazioni su D90 e concorrenti che faccio compro?? ehehehe un bel kit da 18-105 VR? Oppure una sola body con qualche Tamron di buona fattura? Grazie ed a prestissimo icon wink Precisazioni su D90 e concorrenti

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tamron 500 catadiottrico x D3000

mercoledì, 1 dicembre 2010
listen it it tamron 500 catadiottrico x D3000

Recentemente ho acquistato una D3000 e vorrei sapere se vi posso montare un mio vecchio obiettivo Tamron 500 mm Catadiottrico f8 che avevo con la mia minolta srt.
Se si, naturalmente cambiando l’innesto, mi resta qualche automatismo ? Ad esempio l’esposizione.
Qualora decidessi di acquistare il nuovo innesto x che cosa lo devo prendere e dove visto che Nikon ha svariati tipi di obiettivi.
Grazie x una vostra dritta
saluti
manuele

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