Articoli marcati con tag ‘anni’
venerdì, 11 marzo 2011
Oggi vi racconto una storia di pelle e tatoo. Una storia disseminata sui corpi di migliaia di persone in modo indelebile. Una storia che considero un capolavoro di arte contemporanea e allo stesso tempo un libro meraviglioso.
Questa storia inizia nell’agosto del 2003 quando Shelley Jackson, la sua ideatrice/autrice/curatrice, lancia su Cabinet Magazine una call intitolata “SKIN. Author announce a mortal work of art” (il testo della call è leggibile a questo link). Shelley, artista e scrittrice, va dritta al punto sin dalle prime righe: per partecipare al suo lavoro bisogna esser disposti tatuarsi su una parte del proprio corpo una parola tratta da un suo racconto inedito. L’idea è semplice e dirompente: il racconto verrà pubblicato in questa modalità, direttamente e solo sui corpi delle persone. Nell’accordo di parecipazione sono infatti incluse alcune clausole specifiche: l’autrice si impegna non solo a non pubblicare la storia su altri media (cartaceo, televisivo, teatrale), ma anche a non divulgare a terzi il contenuto della storia. Chi decide di partecipare, dopo aver spiagato con una mail le proprie motivazioni ed essere stato accettato, ottiene in anteprima il testo integrale del racconto, impegnandosi formalmente ad eseguire il tatuaggio una volta ricevuta la parola scelta randomicamente da Shelley. Qualche numero di questa pubblicazione: nel corso di circa 8 anni solo oltre 10.000 le persone che hanno manifestato la volontà di contribuire a Skin; fra 1875 e 2095 quelle accettate; 1445 le parole spedite; 553 quelle tatuate; 646 quelle ancora da assegnare; 21.894 le mail ricevute in tutto dall’artista.
Recentemente, per il BAM/PFA – Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, Shelley Jackson ha realizzato un sub-progetto Skin. A n ristretto numero di partecipanti è stato chiesto di filmare il proprio tatuaggio e pronunciare la parola assegnata. Con il materiale raccolto e riassemblato, un video-testo (e una storia) ex-novo ha preso forma, intrecciando in modo bellissimo tecniche di remix, cat-up e mash-up. Il ristulato è quello visibile nel filmato in alto: il progetto rimarrà esposto nella galleria online del museo dal 1 marzo al 31 maggio 2011.
Concludo con una riflessione. Skin si situa come opera a cavallo fra arte concettuale, performance, letteratura e net.art (nel senso specifico di networked art: espressioni artistiche partecipate, in rete). C’è infine un dettaglio che mi colpisce molto di questo lavoro: la Jackson ha fatto con i partecipanti un vero e proprio “contratto di edizione” (anzi di co-edizione) in cui sono specificamente considerati i diritti di distribuzione: il corpo è l’unico media consentito e questa storia la leggeremo forse tutta insieme quando e se il suo corpo disseminato di riunirà.
SKIN. A mortal work of art é stato pubblicato su artsblog alle 14:21 di giovedì 10 marzo 2011.


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venerdì, 11 marzo 2011
CALL 4 ARTISTS: PERFORMANCE + VIDEO from KYRAHM on Vimeo.
“CORPO è MIO” è il titolo della seconda edizione di Female Extreme Body Art Festival, festival ideato e curato dalle artiste Kyrham e Julius Kaiser, un esperimento che unisce le tematiche gender a pratiche di body art estrema e performance.
“Lo spettacolo non è adatto a tutti. È uno show per coraggiosi, per amanti perversi, per menti affamate”, afferma Diana Pornoterrorista. È questa la prima frase in apertura di sito con cui le curatrici apostrofano il pubblico, ma cerchiamo di capire insieme la genesi di questo festival, che nasce dal sodalizio fra due artiste della scena underground romana. Tutto inizia nel 2006 quando Kyrham (classe 1980) e Julius Kaiser (classe 1970) si incontrano: la prima è una performer e artista concttuale; la seconda, performer e videomaker, è considerata fra gli esponenti più autorevoli in Italia del linguaggio di intrattenimento Drag King. Da quel momento in poi le due lavoreranno insieme ibridandosi a vicenda. La loro arte scorre nei canali sotterranei della società e della nostra morale, in particolare quella di un paese dalla profonde radici cattoliche come il nostro: la loro performance “Obsolescenza del genere”, vincitrice del Premio Arte Laguna 2009 e selezionata tra le 30 più belle performance di body art dal Festival IDKE (USA) nel 2008, viene costantemente censurata perchè presenta corpi nudi di transessuali. Kyrahm e Julius si coalizzano nell’intento di portare nei club, nelle mostre nei musei e nei teatri espressioni di body art sottoposte a censura come la loro. Nasce così il progetto Extreme Gender Art, che propone eventi, incontri e da due anni un vero e proprio festival tutto declinato al femminile.
Spero di avervi dato gli elementi sufficienti di lettura di questo evento, a cui voglio aggiungere una frase di Kyrahm: “Ho pensato che in Italia fosse necessario un cambiamento culturale legato non solo allo smantellamento del tabù della nudità, ma anche della concezione del dolore. Ci sono dolori socialmente accettati, come quello di fare un lavoro che odiamo tutti i giorni della nostra vita, per poi inorridire davati a pratiche di fachirismo alla sola vista del sangue.” Sono fra chi inorridisce davanti al sangue (il mio e altrui), ma concordo perfettamente con questa frase.
Female Extreme Body Art Festival II si svolgerà a Roma fra l’11 e il 12 marzo, con un evento-tavola rotonda di presentzione presso la Casa Internazionale delle Donne (ven. 11 marzo) e una serata tutta dedicata alle performance presso Rising Love (sab 12 marzo): a questo link il programma completo.
Female Extreme Body Art Festival II é stato pubblicato su artsblog alle 10:05 di mercoledì 09 marzo 2011.


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sabato, 5 marzo 2011

Qualche tempo fa vi avevamo parlato del Mathaf, il Museo Arabo d’Arte Moderna a Doha, il cui scopo è proteggere, conservare e promuovere il patrimonio artistico del mondo arabo. Dopo la mostra inaugurale, adesso è in corso Sajjil: A Century of Modern Art, un percorso lungo gli ultimi cento anni di storia dell’arte nell’area culturale musulmana. Un’operazione di mappatura importante, la cui necessità è tutta iscritta nel significato della parola Sajjil: Atto di Registrazione.
In mostra cento artisti attivi dal dal 1840 ad oggi. Solo due “giocano in casa”, provengono dal Qatar Jassim al-Zainy e Yousef Ahmad. Ma ciò non ci dovrebbe sorprendere se pensiamo che a metà del secolo scorso Doha era ancora una città di pescatori di perle e carovane di nomadi, scarsamente popolata.
Oggi il Mathaf è il simbolo di una metropoli che non vuol essere solo un agglomerato dei più alti grattacieli del mondo. Il nuovo museo nasce dalla forte spinta della sceicca al-Mayassa al-Thani, figlia dell’Emiro, che ha puntatouna forte caratterizzazione scientifica del museo. Da una parte è vero che in Medio Oriente non vi è una grande omogeneità culturale fra i vari stati e di conseguenza si fatica a raggruppare artisti, tecniche e movimenti.
Dall’altra però esiste una sensibilità araba moderna verso le arti visive e si deve ad artisti come l’egiziano Georges Sabbagh e il libanese Saliba Douaihy, tra i primi a recarsi a Parigi ad inizio del novecento per avvicinarsi ai progressi delle avanguardie e creare una tradizione figurativa araba. Oggi è tempo di rifletterci al di sopra dei confini nazionali.
Images Courtesy – Mathaf – Doha
Sajjil – 100 anni di arte moderna araba al Mathaf di Doha







Al Mathaf di Doha l’arte moderna araba come non si è mai vista é stato pubblicato su artsblog alle 18:12 di mercoledì 02 marzo 2011.


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martedì, 1 marzo 2011
Ciao! Spero di scrivere nella giusta sezione del forum, ma ho un dubbio sulla garanzia Nital Italiana di 4 anni registrabile on-line: è vero che devo registrare il mio obiettivo entro 7 giorni dalla data di acquisto riportata sullo scontrino? Oppure basta registrarlo entro la data di scadenza riportata sulla scheda Nital?
Lo chiedo non perchè non l’abbia già fatto al momento dell’acquisto dei miei obiettivi (non sia mai!), ma perchè adesso ne devo comprare uno usato e devo capire se è ancora registrabile oppure no!
Grazie a tutti,
Barbara
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venerdì, 25 febbraio 2011

Al MAXXI di Roma le provano tutte per avvicinare i giovani al mondo dell’arte contemporanea. Dal 5 marzo è la volta di un progetto che utilizza tecnologie video-ludiche per stimolare la fruizione e la rielaborazione delle opere di grandi artisti.
Art Academy, è il videogioco per la Nintendo DSi XL che “insegna a dipingere”. Sabato 5 e domenica 6 marzo il Dipartimento di Educazione del museo romano darà vita a Prova a disegnare con i pixel!, un laboratorio per bambini tra i 7 e i 12 anni accompagnati dai loro genitori.
Una full-immersion per 45 bambini per volta, a cui verrà consegnata una consolle portatile. Dotati del dispositivo, in una prima fase visiteranno la mostra raccogliendo immagini, dettagli e suggestioni sui quadri. In una seconda utilizzeranno i dispositivi elettronici per provare a ridisegnare e colorare i capolavori che hanno appena visto.
Al MAXXI l’arte si impara con la consolle portatile é stato pubblicato su artsblog alle 18:12 di giovedì 24 febbraio 2011.


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giovedì, 24 febbraio 2011

La guerra non è fatta solo di armi, potere, morte e distruzione. Spesso il mondo del giornalismo e dei media cerca di raccontarla, con reportage e immagini, ma non sempre è possibile. Chris Hennebery è un ex-soldato canadese di pattuglia in Afghanistan e da marzo, insieme alla sua divisa e al casco, avrà delle armi diverse, fatte di matite e pennelli.
Hennebery, 42 anni, ha ricevuto una formazione classica presso l’Università di Emily Carr. La sua speranza è che alcuni dei suoi quadri possano andare al Canadian War Museum di Ottawa, mentre il resto sarà devoluto ai reggimenti locali. Adesso però vuole servire il suo paese in un modo diverso durante la sua missione speciale di tre settimane nella zona di guerra. Insieme al fotografo Shaun O’Mara (anche lui ex-militare), documenterà attraverso la pittura e la fotografia l’azione dei soldati canadesi per portare stabilità in Afghanistan.
L’obiettivo è quello di creare dieci dipinti di grandi dimensioni, e centinaia di piccoli schizzi, acquerelli e fotografie, una testimonianza visiva per riportare la storia di quello che sta succedendo laggiù e che farà parte di una mostra prevista per l’aprile 2012.
La cosa davvero interessante è che il progetto è stato finanziato tramite la campagna di fundrising di Kickstarter, la piattaforma di hosting video che permette agli utenti di sottoscrivere e finanziare un progetto creativo, così da renderlo operativo. La quota da raggiungere era di 3.00 dollari, ma siamo arrivati oltre 5.000. Adesso i mecenati (i backers in gergo), riceveranno in dono alcune opere di Hennebery.
Afghanistan, il soldato pittore che documenta la guerra é stato pubblicato su artsblog alle 13:37 di mercoledì 23 febbraio 2011.


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domenica, 20 febbraio 2011
Salve a tutti
Per ben 8 anni sono rimasto senza SLR. Prima avevo una Nikon a pellicola e prima ancora una Richo SLR a pellicola.
6 mesi fa ho acquistato giù a Manila una D5000 con un secondo obiettivo 70-300mm. Pensavo che con una buona Nikon si potesse usare il proprio cervello senza dover usare l’automatico incorporato. Dopotutto io ho sviluppato il mio primo film a l’età di 8 anni.
Ma aimé, la D5000 si può impostare soltanto tramite lo schermo. Non c’è niente (come diaframma, ISO oppure la velocità) che possa impostare a mano alla svelta dall’esterno del body.
Fortunatamente
sono sposato, così lo regalata a mia moglie. Altrimenti la sbattevo nel muro.
Cosa cerco: Io cerco una buona macchina fotografica dove posso impostare a mano tramite una rotellina o qualsiasi altro bottone la velocità oppure il diaframma. Poi l’automatico della macchina dovrebbe (come la mia vecchia Nikon a pellicola) mettere a posto il resto.
Per esempio: io imposto alla svelta su un 125/s a mano e la macchina dovrebbe regolare da se il diaframma giusto,
oppure: io imposto f 4,5 di diaframma e la macchina dovrebbe mettere a posto la velocità.
Qualcuno mi sa dire quale macchina fotografica digitale SLR è oggi capace di far tanto?
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sabato, 29 gennaio 2011

L’artista mozambicano Malangatana Valente Ngwenya, uno dei più famosi autori africani contemporanei, è morto all’età di 74 anni in Portogallo. Dopo aver fatto il pastore, l’apprendista sciamano e il raccattapalle in un club di tennis, era stato messo in carcere come membro del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo).
Aveva cominciato a dipingere documentando la guerra civile che seguì all’indipendenza del paese ed aveva mantenuto sempre uno stretto legame tra l’arte e la politica, divenendo anche deputato dal 1990 al 1994.
Pittore, scultore e poeta, alcuni suoi lavori sono stati acquisiti anche dalla Smithsonian Gallery di New York. Nella sua arte convive un sentimento di dolore e sofferenza, proveniente dalle sue umili origini, con un desiderio di riscatto e consapevolezza della capacità delle persone di scrivere il proprio destino.
Una delle frasi che meglio racchiude la sua visione della vita era “insieme potremo sciogliere le pietre“, testimonianza di una visione collettiva delle sorti umane.
Opere di Malangatana Valente Ngwenya




Se ne va Malangatana, il pittore del Mozambico é stato pubblicato su artsblog alle 14:58 di sabato 29 gennaio 2011.


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venerdì, 28 gennaio 2011
Un autoritratto di Rembrandt (Rembrandt laughing) all’età di 21 anni, sarà protagonista della mostra che apre domani (venerdì 28 gennaio 2011) nella città americana di Toledo, in Ohio. Rembrandt Harmensz van Rijn (1606–1669), lo dipinse nella sua città natale, Leiden, in Olanda. Ma il pezzo era stato erroneamente attribuito a un altro artista che l’aveva riprodotto successivamente in un incisione.
Il quadro venne venduto come un ‘probabile Rembrandt’ nel 2007, dalla famiglia inglese che lo aveva posseduto per oltre cento anni, alla “modica” cifra di 4,5 milioni di dollari, ma secondo le più recenti stime il suo valore sarebbe molto più alto.
Rembrandt dunque torna a sorridere, così some il nuovo proprietario, che ha fatto un vero affare.
Rembrandt torna a sorridere

Rembrandt torna a sorridere é stato pubblicato su artsblog alle 15:20 di giovedì 27 gennaio 2011.


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venerdì, 28 gennaio 2011

Il prossimo 15 febbraio 2011 100 kg dei semi di girasole che Ai Weiwei ha installato alla Tate Modern andranno all’asta da Sotheby’s. I semi, 100 milioni, erano stati realizzati in ceramica e dipinti a mano in due anni di duro lavoro da 1.600 lavoratori e abitanti di Jingdezhen, la ‘capitale della porcellana’ della Cina.
Il ‘tappeto’ di semi resterà dunque alla Turbine Hall della Tate, perché da Sotheby’s se ne venderà solo alcuni chili. Prezzo stimato per poterli toccare con mano e stenderli magari nel proprio salotto? Circa 120.000 sterline (140.000 euro), una bella cifra.
Come ricorderete, quando la mostra è stata inaugurata nel mese di ottobre, i primi fortunati visitatori avevano avuto l’occasione di gettarsi nell’installazione con gusto. Poi l’accesso era stato bloccato, per la polvere che si alzava dalla porcellana, che poteva causare danni respiratori.
Ma forse (e il sospetto è tutto mio), la decisione era stata presa anche per scongiurarne il furto… era infatti impossibile controllare che i visitatori non si mettessero in tasca qualche seme. Tanto che, verso novembre, era apparsa su eBay una singolare asta: un seme era stato venduto per 28 sterline. Da ciò si deduce che i 100 kg di semi venduti da Sotheby’s sono un vero affare….verrebbero a costare circa 1 sterlina l’uno!
In vendita da Sotheby’s 100 kg di semi di girasole di Ai Weiwei é stato pubblicato su artsblog alle 11:34 di giovedì 27 gennaio 2011.


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martedì, 25 gennaio 2011
Ciao a tutti .Ho da poco una d7000 con il 16-85 .provengo dal pianeta olympus E510 kit e guardando le foto di un amico con d300 con ottiche sigma e nikkor, mi son deciso di cambiare marchio.Per la macchina tutto ok, o quasi(colori per me troppo tenui)ma il 16-85 non lo trovo tanto superiore alle ottiche kit oly.ora volevo prendermi un70-300 ,ma visto il prezzo non vorrei avere risultati analoghi al16-85(costa da solo quasi come la oly 510 doppio kit. Accetto consigli. PS Mi sto divertendo un sacco con i miei vecchi obiettivi AI di 27 anni fa :50mm f1.4 e 80-200f4, 28mm e per ora “vedo con loro”
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martedì, 25 gennaio 2011
Se ne è andato sabato sera all’età di 72 anni, Dennis Oppenheim, artista eclettico nato a Electric City, nello stato di Washington. Nonostante un brutto cancro al fegato, Oppenheim aveva continuato a tener duro e lavorare per tutto il 2010. Sue le Radiant Fountains, sculture di luce collocate pochi mesi fa all’entrata del Bush International Airport di Houston, in Texas o l’installazione Still Dancing, sintesi sognatrice di scultura, architettura e teatro.
La sua prima personale era stata a New York nel 1968. Tra public art e concettuale, Oppenheim era stato tra i primi ad utilizzare la performance e la videoarte come modalità di espressione artistica. La sua era una ricerca continua di nuovi mezzi e materiali, che l’ha portato dalla scultura, alla land art, alla fotografia.
Poco propenso a ripetersi, Oppenheim aveva la grande capacità di stupire senza invadere lo spazio pubblico. Non tutti i suoi lavori mi sono sempre piaciuti. Ad esempio non amai la sua installazione nel cortile di Palazzo Ducale a Genova. Mi ricorderò però sempre delle sue Pathways to Everywhere (Sentieri che conducono ovunque), una grande installazione sospesa nell’aria.
Opere recenti di Dennis Oppenheim





Se ne va Dennis Oppenheim é stato pubblicato su artsblog alle 17:50 di lunedì 24 gennaio 2011.


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