Articoli marcati con tag ‘testimoni’
giovedì, 20 gennaio 2011

Come premesso, le Officine Fotografiche di Roma inaugurano il 2011 con una gallery di sguardi e affinità illuminanti, che contemplano anche il premio Pulitzer Rick Loomis e diversi vincitori del World Press Photo come Pietro Masturzo e il medaglia d’oro “Robert Capa” Ashley Gilbertson, tra i protagonisti della collettiva “Gli Scatti della crisi, da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon”, e testimoni di cause ed effetti di questa crisi globale che ha radici profonde e derive lontane.
Un caleidoscopio di sguardi rivolti al nuovo millennio, che contempla vittime e protagonisti, conflitti e disastri, antitesi e similitudini, i funerali di un giovane militante della jihad islamica e la liberazione di Aung San Suu Kyi, cortei finiti nel sangue e clochard che dormono in letti di cartone, le nubi color ruggine delle miniere indiane e i rifiuti di Scampia.
Dal 21 gennaio al 21 febbraio, la sede delle Officine Fotografiche di via G. Limetta 1, ospiterà 19 testimoni del nostro tempo e una ‘cartografia della crisi’ alla quale non sfuggono conseguenze e trasformazioni, analisi e riflessioni, approfondite da dibattiti e incontri che partono dalla crisi globale per arrivare a quella del giornalismo e della fotografia.
Gli Scatti della crisi da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon

La collettiva organizzata dalla rivista Loop con il contributo della Provincia di Roma, si aprirà venerdì 21 gennaio con il vernissage inaugurato dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il consigliere provinciale Gianluca Peciola e il direttore di Loop Luciano Ummarino.

Un’occasione ideale per contemplare da vicino il minatore che emerge dalla polvere delle miniere indiane di Marco Bulgarelli, o i sostenitori del sindaco Andry Rajoelina che fuggono dai gas lacrimogeni durante un corteo degenerato in scontri tra polizia e dimostranti di Walter Astrada, insieme ai contributi di Giancarlo Ceraudo, Giampiero Codogni, Paolo Contursi, Alfredo Covino, Ashley Gilbertson, Rick Loomis, Myriam Meloni, Pietro Masturzo, Sara Prestianni, Alessandra Quadri, Andrea Star Reese, Reza, Riccardo Scibetta, Aldo Soligno, Mario Spada, Riccardo Venturi, Maria Zorzon.

Ad arricchire di stimoli “Gli Scatti della crisi” anche una performance teatrale (4 febbraio), la presentazione del nuovo numero di Loop dedicato al declino dell’era berlusconiana con un dibattito sulle mafie cui prenderà parte Francesco Forgiane (11 febbraio), fino alla tavola rotonda su “Crisi dell’editoria, fotografia e citizen journalism” (18 febbraio).
Gli Scatti della crisi da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon, alle Officine Fotografiche di Roma é stato pubblicato su clickblog alle 09:30 di mercoledì 19 gennaio 2011.



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sabato, 6 novembre 2010
Titolo Evento: Mostra fotografica Milis su triballu, sa vida
Autore: stefano pedrelli
Data Evento: 12 Novembre 2010 (Evento singolo giornaliero)
Mostra fotografica
MILIS SU TRIBALLU, SA VIDA
di Stefano Pedrelli
Milis (OR), Palazzo Boyl, dal 13 al 21 novembre 2010
col Patrocino di Regione Sardegna, Provincia di Oristano, Comune di Milis, Federazione Italiana Associazioni fotografiche
Inaugurazione venerdì 12 novembre ore 18,30
“Milis su triballu, sa vida”, in lingua sarda, per la precisione in oristanese, significa “il lavoro e la vita di Milis”.
L’esposizione fotografica vuole testimoniare come il lavoro tradizionale sia ancora fortemente radicato nel tessuto popolare sardo, apparentemente sfiorato dalla marea della globalizzazione, ma che ancora conserva gli stessi tratti caratteristici di un tempo.
Il fluire delle giornate è scandito da momenti di consuetudini antiche e vita moderna, ma la società e il lavoro sono ancora basati su regole e figure tramandate o raccolte per tradizione o per necessità: pastori, lavoratori dei cosiddetti “orti” ( aranceti, prodotto principe del territorio milese) lavoratori di canne di bambù, raccolgitrici di erbe, cestinai.
La mostra che si svolge a Palazzo Boyl, edificio storico di Milis, accompagnerà l’evento VINI NOVELLI 2010 durante le intere giornate del 13 e 14 novembre e rimarrà aperta i giorni successivi fino a domenica 21 novembre dalle ore 16 alle ore 19.
Stefano Pedrelli
Via A. Bazzini, 9 – Milano
Cell.+39.347.7572080
@: klas@libero.it
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lunedì, 18 ottobre 2010

Dopo innumerevoli sguardi e reportage sull’Afghanistan, tanti quanti possono essere i modi di guardare e vivere un paese così controverso, Afghanistan: the Perils of Freedom 1993-2009, ospitato all’Australian Centre for Photography di Sydney fino al 20 novembre, consente di approfondire anche quello di Stephen Dupont.
In mostra 15 anni di vite, volti e avventure afghane, raccontati dal fotoreporter australiano attraverso scatti, video ed estratti del suo diario, raccolti nel corso di un viaggio iniziato ben prima dell’11 settembre, e bel lungi dall’essere terminato.
Un lungo viaggio accompagnato da estratti di diario e libri artigianali, costellato da testimonianze e filmati video, scandito da fotografie che mostrano il volto dei campi profughi quanto quello delle braccia armate in prima linea, le conseguenze delle guerre quanto quelle di conflitti mai sanati, in un paese che deve convivere con Talebani e forze armate statunitensi.
Stephen Dupont Gallery

Foto intense come lo sguardo di Ahmad Shah Massoud, leader e speranza di pace per il popolo afgano ucciso due giorni prima dell’11 settembre, il burqa gonfiato dal vento come un fiore nel deserto dei campi per rifugiati, dei ritratti anonimi di Axe Me Biggie, or Mr Take My Picture, realizzati lungo le strade di Kabul con la fedele Polaroid.
Axe Me Biggie, or Mr Take My Picture from Stephen Dupont on Vimeo.
Polaroid che continua ad usare, fino a quando la sua scorta di pellicole non sarà esaurita, fedele più alla pellicola che al digitale, con i Marines americani in Afghanistan come nel resto del mondo, a Jakarta, Mumbai, o tra le gang di Papua Nuova Guinea.
Stephen Dupont per le sue fotografie ha ricevuto tanti premi e riconoscimenti, che contemplano il W. Eugene Smith Grant 2007 per il progetto afgano in progress, e il recente Gardner Photography 2010 dell’Harvard’s Peabody Museum of Archaeology & Ethnology per i ritratti polaroid scattati in Papua Nuova Guinea, ma sono certa che a questo punto avete anche capito perché. In ogni caso vi lascio con questo video ‘illuminante’.
Generation AK Teaser from Stephen Dupont on Vimeo.
Afghanistan: The Perils Of Freedom 1993 – 2009: scatti, video e diari di Stephen Dupont é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 18 ottobre 2010.
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domenica, 17 ottobre 2010

Dai micromondi del dolce universo di Minimiam ai croccanti paesaggi di cereali fotografati da Ernie Button, dai patterns gastronomici di Mitchell Feinberg a quelli di Rob White, il cibo da gustare con gli occhi è un piacere che mi concedo tutte le volte che posso.
Il cibo protagonista di scatti, paesaggi e atmosfere di ogni genere, oltre a mettere di buonumore può trasformarsi anche in una notevole fonte di ispirazione, soprattutto grazie a preziosi consigli come quelli dispensati da esperti di questo genere di fotografia e “food stylist” come Andrew Scrivani, sulla rubrica del New York Times e sul suo blog Making Sunday Sauce, autore del paesaggio appetitoso che state guardando (nella foto), pronto a saltarvi in bocca, scatenare la salivazione e inebriare l’immaginazione.
Se quello che stuzzica la vostra indole è l’atmosfera che aleggia intorno al cibo e chi lo prepara, dal 20 al 24 ottobre il Mondadori Multicenter di Piazza del Duomo a Milano ospita anche i frammenti di quotidianità di molte “Donne italiane dive in cucina” fotografate da Steeve Luncker e sponsorizzate da Lagostina, con un testimonial come Sofia Loren.

Cibo & Cucina da gustare con gli occhi é stato pubblicato su clickblog alle 08:00 di domenica 17 ottobre 2010.
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mercoledì, 13 ottobre 2010
Titolo Evento: Premio Arte Laguna collection In mostra una selez
Autore: PREMIO ARTE LAGUNA
Data Evento: 16 Ottobre 2010 18:30 (Evento singolo giornaliero)
Il Premio Internazionale Arte Laguna presenta presso il suggestivo spazio della Fornace di Asolo, in provincia di Treviso, un’importante rassegna che espone i lavori di alcuni degli artisti finalisti della Sezione Fotografia dell’edizione 2009 selezionati dal curatore Carlo Sala.
La mostra – che inaugura sabato 16 ottobre 2010 a partire dalle ore 17.30 e resterà aperta fino al prossimo 14 novembre – è organizzata dal Premio Arte Laguna, Comune di Asolo, Provincia di Treviso, La Fornace dell’Innovazione, nell’ambito di “RetEventi”, il festival plurale della Marca Trevigiana, coordinato dalla Provincia di Treviso in collaborazione con la Regione del Veneto, che vede coinvolti i 96 comuni e le 192 associazioni e istituzioni culturali del territorio e la città di Bassano del Grappa.
In mostra è esposta una selezione di lavori del Premio Internazionale Arte Laguna 2009, che testimoniano alcune delle principali tendenze della cultura visiva contemporanea e ripercorrono quelli che sono i più recenti e innovativi sviluppi del linguaggio fotografico degli ultimi anni.
L’esposizione presso la Fornace di Asolo, dedicata ai finalisti dell’edizione appena conclusa, è uno degli esempi di come il Premio Arte Laguna continui a seguire i propri artisti nel corso degli anni, creando nuove occasioni per fare conoscere il loro lavoro a un pubblico sempre più ampio.
Artisti in mostra
Guido Albanese, Massimo Attardi, Sergio Bruno Aresu, Luca Bellumore e Monia Marchionni, Franco Borrelli, Giuseppe Caleffi, Francesca Catastini, Simona Cavani, Cristina Cherchi, Manuela Cigliutti, Mauro Fiorese, Massimo Fiorito e Narcisa Fluturel, FRP2, Ho Yu Hu, Karl Kohn, Ariel Gabriele La Rosa, Sara Magni, Roberta Marroquin Doria, Sally Montana, Barbara Nati, Silvia Noferi, Luca Palatresi, Viola Pantano, Birthe Piontek, Filippo Scarpi, Sofia Silva, Roberto Toja, Roberto Tortellotti, Devis Venturelli, Alessandro Vitrone, Allison Wall, Dean West, Patrizia Burra, Angela Loveday, Luka Moncaleano, Mikol Zaghi
Info:
Premio Arte Laguna
Tel. + 39 041 5937242
info@premioartelaguna.it
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RetEventi
Tel. +39 0423 524637; +39 0423 527839; +39 041 5937242
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domenica, 12 settembre 2010
Tornata dal suo ultimo viaggio in solitaria e fuoristrada in Montana,
incentrato sulla visita alle riserve indiane,
Raffaella Milandri, fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni,
è stata adottata come sorella da Cedric Black Eagle, il Presidente della Nazione della Tribù dei Crow.
Dice la Milandri: “Sono fiera di essere ora Raffaella Black Eagle.Poichè il padre di Cedric ha adottato Barack Obama,
simbolicamente ora sono sorella anche del Presidente americano.”
Anche il popolo di Facebook che segue in diretta i suoi viaggi è andato in visibilio.
Qui il link dove, durante la firma del Tribal Law and Order Act, che va a migliorare
il sistema di giustizia nella riserve indiane, il Presidente Obama racconta anche della
sua adozione come Barack Black Eagle.
http://www.youreporter.it/video_STOP_AI_CRIMINI_NELLE_RISERVE_INDIANE_1
Dice la Milandri : “L’adozione da parte dei Crow è stata molto commovente;
è uno dei loro rituali , ma è un privilegio riservato a pochi. Il mio impegno è e
sempre sarà affiancare i Crow, e tutti i popoli indigeni, nella lotta per i diritti umani e per la giustizia.”
La Milandri ha visitato i popoli dei nativi americani
Crow, Blackfeet e Salish e Kootenai, e anche l’ufficio del Governatore del Montana.
Per raccogliere dati e testimonianze sulla situazione dei nativi americani nelle riserve,
oggi. ” Vi sono nelle riserve indiane molte problematiche che si trascinano da decine di anni:
la disoccupazione, che arriva al tasso del 70%, l’alcolismo, e molte terre all’interno delle riserve che
sono state cedute tanti anni fa a non-indiani, creando alle volte un monopolio sfavorevole alle risorse
turistiche e del territorio. I governi tribali stanno cercando di riacquistare queste terre,
ma ora il prezzo di queste terre che dovrebbero essere loro di diritto è esorbitante” aggiunge la fotografa umanitaria.
In Canada, invece, nelle riserve indiane non è permesso vivere a persone che non siano
membri riconosciuti delle tribù aventi diritto.
Il quotidiano più popolare del Montana, il Great Falls Tribune, ha dedicato alla viaggiatrice solitaria un
articolo speciale. ( visibile anche on line al link http://www.greatfallstribune.com/apps/pbcs.dll/article?AID=20109050308)
In modo del tutto autonomo e a scopo umanitario, la viaggiatrice porta
avanti una campagna di sensibilizzazione e di denuncia e ha avuto
contatti anche con il CERD(Commissariato per l’Eliminazione delle Discriminazioni razziali)
dell’ONU grazie al materiale raccolto.
Dice Raffaella Milandri:
“Sono a chiedere supporto e visibilità per la mia
campagna per i diritti umani dei popoli indigeni.
Sto anche divulgando alcune mie produzioni multimediali
(sui Boscimani del Kalahari e sugli Adivasi dell’Orissa), in modo
gratuito, per poter fare opera di sensibilizzazione. Con raccolta di
testimonianze e di denuncia per discriminazione dei diritti umani.”
Pochi giorni fa, la fotografa ha donato ben 140 sue foto per una iniziativa
internazionale a supporto di Save the Children,
curata dalla associazione Quarta Dimensione.

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sabato, 4 settembre 2010

Avvicinamento alla tecnica ed alla composizione fotografica. Diciassette lezioni, quattro testimonianze, ventuno giornate di formazione. Dall’11 ottobre al 16 dicembre, il lunedì ed il giovedì presso la libreria Ubik a Napoli. Iscrizioni entro il 4 ottobre.
Il corso di fotografia “Lezioni di fotografia”, giunto alla seconda edizione, si pone come momento di avvicinamento alla teoria ed alla tecnica fotografica per quanti intendono acquisire le conoscenze di base necessarie per un approccio consapevole allo strumento fotografico ed all’arte fotografica. Il corso è strutturato in 17 lezioni, suddivise tra tecnica e composizione fotografica più 4 incontri con professionisti del foto giornalismo, per un totale di 21 giornate formative. Accanto alle lezioni in aula sono previste anche delle sessioni pratiche in esterno dove gli allievi potranno sperimentare le nozioni acquisite nel corso delle lezioni.
Il corso vanta di una docenza d’eccellenza essendo curato da Augusto De Luca, noto fotografo napoletano considerato uno dei protagonisti della fotografia italiana a cavallo tra gli anni ’70 e ’90 e Raffaele Gallo, giovane fotografo documentarista impegnato da alcuni anni nel campo del foto giornalismo e membro del collettivo di foto giornalisti Kairos Factory.
Il lavoro dei due docenti verrà arricchito e completato dalle testimonianze di quatto professionisti d’eccezione: Pietro Masturzo foto giornalista vincitore del World Press Photo 2009, Maurizio Garofalo photo editor ed art director della rivista di Diario, Andè Liohn fotoreporter vincitore del New York Photo Festival 2010 e Giorgio Palmera fondatore e presidente di Fotografi senza frontiere.
Augusto De Luca curerà il ciclo di lezioni inerenti la composizione fotografica, mentre Raffaele Gallo si occuperà delle lezioni inerenti la tecnica fotografica, la fotografia digitale e la post-produzione.
Per informazioni sul corso scrivere a corso-fotografia@ziguline.com oppure telefonare al
320 5724930 oppure 329 3520440
Programma, calendario e costi su: http://www.ziguline.com/corso-fotografia/
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lunedì, 16 agosto 2010
La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.
“Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine” dice Raffaella Milandri.
“E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
“Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”
L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.
E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.
“Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. ”
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
“Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:
boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.
Appello da Niyamgiri
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martedì, 20 luglio 2010

In concomitanza con il 50° anniversario dell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard e i 90 anni di Raymond Cauchetier, la James Hyman Gallery di Londra, rende omaggio agli splendori di una Nouvelle Vague che non smette di affascinare e far riflettere, e a uno dei suoi testimoni più fedeli, proprio a partire dal set di quel Fino all’ultimo respiro … che lascia ancora senza fiato per l’incapacità dell’essere umano di sentire il respiro profondo delle cose.
La Nouvelle Vague. Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier rimarrà visitabile fino al 28 agosto, insieme agli scatti che il fotografo ha colto durante le riprese dei film francesi che hanno dato corpo e anima al movimento artistico. Immagini e film sicuramente più famosi e conosciuti del fotografo stesso.
Dalla passeggiata di Michel Poiccard (Belmondo) e Patricia (Jean Seberg) sugli Champs Elysées di A Bout de Souffle (1960), il primo lungometraggio di Jean Luc Godard nonché manifesto della Nouvelle Vague, alla memorabile corsa sul ponte del triangolo impossibile ‘Catherine, Jules et Jim’ di François Truffaut, ma anche il fascino conturbante di Anouk Aimée in Lola di Jacques Demy, o l’ironico Belmondo di Une Femme est Une Femme di Godard, che grazie alla James Hyman Gallery potete sbirciare anche qui.
La Nouvelle Vague. Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier

In mostra le immagini di un fotografo autodidatta, che dopo gli esordi con la macchina fotografica in Indocina, mentre prestava servizio nella Air Force Francese, si ritrova in patria a lavorare per pochi soldi con un regista fuori dal comune, sul set di un film sul quale nessuno avrebbe scommesso, quell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard, appunto. Nel trailer a seguire.

La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra é stato pubblicato su clickblog alle 10:55 di lunedì 19 luglio 2010.
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sabato, 5 giugno 2010
Esposizione dei progetti
dello studio Brasil Aquitetura
di Marcelo Ferraz e Francisco Fanucci
La Giardinera
sede di CASARTARC
Via Italia 90 bis
Settimo Torinese (TO)
La mostra
Il Brasile è sempre stato una terra crocevia di culture e etnie. Nell’epoca recente, l’immigrazione di comunità straniere, tra cui anche quella italiana, la più consistente, ha rappresentato un fenomeno significativo che ha contribuito a disegnare l’identità culturale e il paesaggio del Brasile moderno. Tracce evidenti delle culture popolari si ritrovano nelle campagne e nelle città brasiliane. Il Brasil Arquitetura, erede culturale di Lina Bo Bardi, ha fatto del recupero delle tradizionipopolari la sua cifra, affermandosi nella riconversione di strutture architettoniche popolari. Attraverso 3 progetti di architettura – il museo Rodin a Bahia (2004), il museo KKKK e il museo del Pane, primo progetto di recupero e di ristrutturazione dei mulini costruiti dalla comunità veneta nella regione del Rio Grande do Sul all’inizio del secolo scorso – e una selezionata collezione di mobili, la mostra ripercorre il lavoro del Brasil Arquitetura negli ultimi trent’anni per far conoscere al pubblico italiano una ricerca architettonica che lavora sulla complessità dei contesti storici dialogando con la contemporaneità. Tre sono i fili conduttori di questa ricerca: musei e memoria, antico e nuovo, cultura brasiliana e cultura straniera. CASARTARC ospita questa mostra itinerante ed i suoi protagonisti ed è la seconda tappa prevista del viaggio tra Roma e Parigi. L’inaugurazione della mostra prevede anche un momento dedicato al dibattito con gli architetti brasiliani per far conoscere al pubblico italiano la ricerca del Brasil Arquitetura e aprire un dibattito su l’architettura brasiliana moderna e contemporanea e per presentare la cultura degli italiani emigrati all’estero.
Gli architetti
Fannucci-Ferraz si sono affermati in Brasile per il recupero e la riconversione di strutture architettoniche che testimoniano la complessità etnica e culturale del paese. Hanno recentemente promosso e progettato la ristrutturazione del primo dei mulini costruiti dagli italiani emigrati nella regione del Rio Grande do Sul all’inizio del secolo scorso realizzando un Museo del Pane e dell’Immigrazione Italiana. La qualità del progetto ha generato dinamiche volte alla valorizzazione di un pezzo della storia recente del Brasile in particolare quella della comunità italiana e allo sviluppo turistico della regione con la ristrutturazione di ulteriori edifici costruiti da italiani. Il legame dello studio Brasil-Arquitetura con l’Italia va aldila’ del progetto del museo del Pane. Fannucci e Ferraz si sono formati con Lina Bo Bardi (in particolare hanno lavorato al Sesc-Pompei SP) dalla quale hanno assimilato lo sguardo “antropologico”. Dopo la sua morte Marcelo Ferraz in veste di direttore dell’Instituto Bo Bardi, per anni ha promosso il nome dell’architetta italiana nel mondo, grazie anche ad una bellissima mostra (e a un catalogo) che per ben otto anni ha girato nelle grandi città dell’Europa e degli USA, raccogliendo un notevole successo di pubblico e di stampa.
Tavola rotonda di apertura —
Ecomuseo del Freidano
Via Ariosto, 36 bis — Settimo Torinese
ingresso gratuito
previo accredito — info@casartarc.org
segue aperitivo
Mostra —
A tradição do novo
La tradizione del nuovo
1 Luglio — 25 Luglio 2010
Ven — dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Sab e Dom — dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Visite guidate su appuntamento
Ingresso gratuito
L’evento è ideato e organizzato da — CASARTARC Casa delle Arti e Dell’Architettura e plug_in – laboratorio di architettura e arti multimediali
con il sostegno della Città di Settimo Torinese e Fondazione ECM.
Ufficio Stampa — CASARTARC Barbara Salomone 011.80.28.391 — 3497658218 info@casartarc.org — www.casartarc.org
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lunedì, 24 maggio 2010

Quando hai tutto ma ti sembra di aver perduto le cose importanti, è il momento di guardare altrove, lontano, o forse solo con più attenzione quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, alla quotidianità che non mente mai sulla nostra natura, sui bisogni imprescindibili che ci fanno percorrere tutti i giorni la strada giusta o quella sbagliata.
Questo bisogno di arricchire il proprio sguardo di quotidianità e punti di vista diversi può condurre ovunque, dal marciapiede sotto casa al villaggio aborigeno, ma puntare lo sguardo sul profondo legame che abbiamo con la terra, il territorio e quelle pratiche millenarie che hanno attraversato le soglie del tempo e resistito alle derive del progresso, ha il potere di mostrare l’essenziale, quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e dovremmo riscoprire o non dimenticare.
Un legame che la sensibilità di alcuni fotografi individua meglio di altri, e alle volte finisce per caratterizzarne lo sguardo e gli obiettivi, come nel caso dell’ingegnere e fotografo trentino Christian Cristoforetti, Mountain Forum Global Prize 2007 “ICIMOD”, che collaborando con istituti di ricerca etnografica e sociale e case editrici nazionali ed internazionali, ha ritratto tradizioni artigianali ed esistenze profondamente legate alla terra e ai suoi frutti, ha seguito le tracce dei grandi greggi transumanti dell’arco alpino, e raccontato la quotidianità dell’Africa rurale nel progetto in progress “PENTH-MI. Piazza della parola”.
PENTH-MI

Dopo un ampio lavoro di indagine condotto tra i pastori “nomadi” dell’arco alpino nel quadro del progetto Alpinet Gheep, raccolto nel volume edito da Giunti “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” e in mostra al 57° Trento Film Festival, Christian Cristoforetti è partito per l’Africa, con l’obiettivo di condividere con il mondo intero le immagini, i ritmi e i rituali di un paese profondamente legato alla madre terra, sicuramente in antitesi con quello occidentale, ma forse proprio per questo da salvaguardare.

Mentre una parte del mondo muore per far vivere a pochi un vita effimera, e l’Africa si impoverisce a causa di politiche economiche e sociali votate al profitto di paesi che contraccambiano con briciole e rifiuti, PENTH-MI, in lingua wolof (o Uolof) “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal, si propone di mostrare da una prospettiva diversa modelli di esistenza alternativi a quelli occidentali.

Nel progetto rivolto alle comunità senegalesi che orbitano attorno al villaggio di Burukundà, nella fascia semi-desertica del Sahel, dove i villaggi rurali sorgono attorno al pozzo comune dell’acqua, e la comunità di agricoltori, pastori, pescatori, lavoratori stagionali e piccoli artigiani di popolazioni indigene provvede ad ogni bisogno, lontana anni luce da asfalto, illuminazione, criminalità e discriminazione, la fotografia in bianco e nero di Christian Cristoforetti, scelta per riproporre toni e atmosfere dei villaggi rurali africani di oggi come nelle immagini di inizio secolo, mostra le emozioni e i ritmi della quotidianità, rafforzata da interviste, leggende, proverbi e canzoni locali, nel tentativo di salvaguardarne una cultura tradizionale esclusivamente orale.

Un grande progetto con l’obiettivo di “distribuire farmaci e vestiario di prima necessità, favorire la scolarizzazione di base, sviluppare un percorso di mediazione culturale, avviare un progetto di indipendenza alimentare che punta sullo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile, la realizzazione un nuovo pozzo comunitario per i villaggi, la costruzione di un piccolo magazzino per lo stoccaggio dei prodotti comuni dell’agricoltura, e la fornitura di bestiame e sementi per sanare la situazione di insufficienza alimentare, che interessa l’intera regione sin dalla siccità degli anni Settanta”.

Un progetto in progress che beneficia del sostegno dell’associazione rurale Box Suxali Sunu Gox, partner locale del progetto “KOM – KOM”, promosso dalla Onlus di volontariato “La Savana”, che opera in Senegal con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, Assessorato alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza.

Una selezione di immagini del reportage di “PENTH-MI”, è stata recentemente esposta nell’ambito della manifestazione di arte e giornalismo “Rintracciarti CARTA BIANCA: il diritto di sapere, il dovere di informare”, presso il Palazzo della Ragione di Mantova.
Dal 3 al 18 giugno, il Festival ECONOMIA di Trento ospiterà 37 stampe fine art (Epson Professional bianco nero, 50×70 cm) montate su lastra composita di alluminio (dibond) e 7 gigantografie su tela pittorica (180×180 cm) del reportage di Christian Cristoforetti negli spazi di palazzo Saracini Cresseri, ma le immagini itineranti a caccia di spazi pronti ad accoglierle e occhi desiderosi di guardare, potrebbero anche essere presto raccolte in un libro.

Le fotografie raccontano l’arrivo nel villaggio di Burukundà e i ritmi della comunità nei giorni immediatamente successivi, e in un certo senso sono anche un omaggio a Mamadou, presidente della onlus “La Savana”, un tempo pastore peul del sud del Senegal, che la siccità ha spinto ad affrontare un viaggio clandestino attraverso l’Algeria, la Libia, la Grecia e infine l’Italia, e dopo quasi quaranta anni può far ritorno al suo villaggio portando con se un fotografo (Christian Cristoforetti), tanti progetti e un nuovo pozzo …

CORPI MACCHINA:
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Flash Nikon SB900 e SB600
“PENTH-MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 24 maggio 2010.
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giovedì, 13 maggio 2010

WitnessJournal si è già occupato in passato del dramma del terremoto in Abruzzo, ma continua a seguirlo ancora oggi con rinnovato interesse.
Nel corso di questi mesi la redazione ha continuato a ricevere contributi sia dai professionisti sia dai cittadini semplici ed ha quindi deciso di aprire uno spazio pubblico in cui tutti abbiano la possibilità di lasciare la propria testimonianza sullo stato della situazione nella regione con la finalità di fare informazione e mantenere alta l’attenzione sui probemi inerenti la ricostruzione.
Via | WitnessJournal
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