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Articoli marcati con tag ‘territorio’

Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina d’Urso

lunedì, 7 giugno 2010
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La miseria di Haiti, aggravata dallo scatenarsi degli elementi su un territorio che fa le spese delle peggiori attitudini umane, è oggetto di studio, riflessione e sostegno internazionale da molto tempo.

Un sistema politico instabile sostenuto da interessi imperialisti, lotte intestine, colpi di stato, il dilagare di criminalità e corruzione, hanno impoverito, asservito, affamato e ucciso, preparando il terreno ad una lunga serie di tifoni, uragani, fino l’ultimo terremoto.

A fare le spese di questo sistema malato sono da sempre le fasce più deboli e indifese della popolazione, i bambini in particolare, in creolo Ti Moun Yo, minacciati e uccisi da malnutrizione, AIDS, malattie, sfruttamento, ignoranza e abusi di ogni genere. Ti Moun Yo come quelli fotografati da Albertina d’Urso.

Ti Moun Yo, Children of Haiti Albertina d’Urso
36cc8064c89f3d2217a302c7828f35bc Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina dUrso c8f34e07f1b031550b0ac571901294ca Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina dUrso 6e2a9ec1e61ed35563be6a97af0fd95a Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina dUrso d7fb344e8c470a2ded617c49aebd9d5d Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina dUrso

La fotografa italiana che da anni realizza reportage sociali ed umanitari in giro per il mondo, ha documentato il lavoro svolto dalla Fondazione Francesca Rava – N.P.H. onlus, che gestisce ad Haiti un ospedale pediatrico, un centro di riabilitazione per bambini handicappati, un orfanotrofio e 16 scuole per aiutare i bambini di strada.

L’infanzia offesa, malnutrita, malata, che cerca di sopravvivere agli stenti, protagonista degli scatti in bianco e nero della d’Urso, già in mostra al Forma, e in un libro edito da Contrasto, con Ti Moun Yo, Children of Haiti continua a raccogliere fondi per la Fondazione Francesca Rava – N.P.H Italia Onlus, in mostra fino al 30 giugno al Castello svevo-aragonese che domina il paesaggio messinese medievaleggiante di Montalbano Elicona.

Un progetto utile e lodevole, perché il passato ci insegna che il futuro di Haiti ha bisogno di molto altro per riscattarsi da miseria e povertà, ma fornire oggi aiuto e sostegno ad una piccola vita, significa cominciare a lavorare per gli uomini e le donne di domani.

Ti Moun Yo, Children of Haiti di Albertina d’Urso é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di giovedì 03 giugno 2010.

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Brasil Arquitetura – Workshop Architettare il paesaggio rurale

sabato, 5 giugno 2010
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L’iniziativa

CASARTARC – La casa per l’Arte e l’Architettura – in collaborazione con plug_in – laboratorio di arti multimediali – e con il Comune di Settimo Torinese (TO) con il patrocinio della Fondazione ECM di Settimo Torinese, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Ordine degli Architetti e Paesaggisti della provincia di Torino, Brasil Ministério da Cultura e la Associação dos Amigos dos Moinhos do Vale do Taquari, organizza un Workshop dal titolo “Architettare il paesaggio rurale”. Il Workshop è rivolto a tutte le figure professionali che, a vario titolo, risultano coinvolte nei processi di trasformazione dei luoghi a differenti livelli di scala, dalla pianificazione alla progettazione ed alla realizzazione degli interventi, con specifico riferimento al contesto urbano-rurale; potranno partecipare architetti, ingegneri, paesaggisti, designer, ma anche funzionari e tecnici di Enti pubblici ed amministratori. Il Workshop avrà luogo con il raggiungimento di un numero minimo di 20 partecipanti e sarà limitato ad un numero massimo di 30 partecipanti: per l’iscrizione farà fede la data di ricevimento del fax o dell’e-mail con la domanda di partecipazione debitamente compilata. Nel caso in cui non venisse raggiunto il numero minimo di partecipanti le quote di iscrizione già versate verranno interamente restituite. Il Workshop si terrà nel Comune Settimo Torinese (TO) presso i locali della Giardinera – Via Italia n.90 bis nei giorni 28-29-30 giugno 2010.

Le finalità

Il Workshop nasce in relazione alla
MOSTRA DEL BRASIL ARQUITETURA A ROMA
A TRADIÇÃO DO NOVO / LA TRADIZIONE DEL NUOVO
Il museo del Pane e altri progetti.

Esposizione dei progetti dello studio Brasil Aquitetura di Marcelo Ferraz e Francisco Fanucci

www.casartarc.org

Il Workshop è stato pensato come un vero e proprio laboratorio di progettazione sul campo, in particolare si analizzerà l’architettura rurale presente sul territorio in questione, interstiziale rispetto al paesaggio urbano, ed il suo riuso con destinazioni diverse e identificazione di nuovi e contemporanei elementi architettonici. Obbiettivo del workshop è di analizzare e sintetizzare i risultati dello stesso per individuare quali direzioni possa assumere un intervento architettonico contemporaneo di riconversione sostenibile della realtà edificata di tipo rurale. L’ambito d’interesse è stato individuato nella Cascina Bordina che si trova in un’area già oggetto di studi e destinata a future trasformazioni urbanistiche (progetto della Tangenziale Verde – P.R.U.S.S.T. 2010 Plan); il workshop si pone quindi come obbiettivo lo studio del riuso della cascina stessa e delle sue funzioni. Viene quindi proposta una progettazione attenta alla tipologia originaria ma che integri ed interpreti in chiave contemporanea la nuova destinazione e la sua fruizione. I risultati del Workshop potranno costituire la base per futuri approfondimenti progettuali da parte dell’Amministrazione comunale di Settimo Torinese: il materiale prodotto all’interno del Workshop potrà costituire documentazione informativa da utilizzare per una futura progettazione. CASARTARC, plug_in ed il Comune di Settimo Torinese nonché gli enti patrocinanti si riservano la facoltà di pubblicare, in tutto o in parte, i progetti prodotti dai partecipanti al Workshop, senza nulla dovere loro, salvo la citazione dell’autore. In ogni caso il materiale prodotto non costituirà titolo per l’assegnazione di incarichi di alcun genere. La docenza sarà rappresentata dagli architetti Marcelo Ferraz, Francisco Fanucci, Emanuele Piccardo e dal referente dell’amministrazione comunale.

Attestato di partecipazione ed esposizione lavori

Al termine del Workshop ai partecipanti sarà rilasciato un Attestato finale di frequenza. Durante la tavola rotonda d’inaugurazione della mostra, prevista per il giorno 01 luglio ore 18.30, si svolgerà la presentazione del lavoro svolto con relativo dibattito. Il progetti realizzati durante il workshop saranno oggetto di una mostra nei locali della Giardinera in Settimo Torinese.

Iscrizione

La partecipazione al Workshop è subordinata al versamento di una quota di iscrizionecomplessiva di Euro 200,00

Il versamento dovrà essere effettuato mediante bonifico bancariointestato a CASARTARC codice IBAN IT90Z0893031030000070130812 indicando come causale – “Iscrizione Workshop Architettare il paesaggio rurale”. Copia dell’avvenuto versamento dovrà essere inviata alla Segreteria di CASARTARC unitamente al modulo d’iscrizione scaricabile dal sito www.casartarc.org all’indirizzo info@casartarc.org o via fax al numero +39-011.8028253 entro e non oltre il giorno 15 giugno 2010.  Il mancato ricevimento dei documenti dimostrativi l’avvenuto pagamento entro i termini stabiliti costituirà motivo di esclusione del richiedente dal Workshop.

La quota di iscrizione al Workshop comprende:

- l’iscrizione

- il materiale didattico

- i pranzi e i coffee-break

La quota di iscrizione al Workshop non comprende:

- i pernottamenti

- tutto quanto non espressamente indicato nel presente bando

La sottoscrizione del Modulo di iscrizione comporta l’accettazione espressa ed integrale del presente Bando di partecipazione. In nessun caso, ivi compreso quello di abbandono del Workshop da parte dei partecipanti, la quota d’iscrizione verrà rimborsata. Ulteriori dettagli verranno comunicati ad iscrizione avvenuta

Informazioni

Segreteria CASARTARC

Tel.: +39-011.8028391

Fax: +39-011.8028253

Cell: +39-349.7658218

E-mail: info@casartarc.org

barbara.salomone@casartarc.org

CASARTARC – La casa per l’Arte e l’Architettura in collaborazione con plug_in – laboratorio di architettura e arti multimediali e con il Comune di Settimo Torinese (TO)

patrocinio della Fondazione ECM di Settimo Torinese, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Ordine degli Architetti e Paesaggisti della provincia di Torino, Brasil Ministério da Cultura e la Associação dos Amigos dos Moinhos do Vale do Taquari

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Lisbona. Rifare paesaggi

martedì, 1 giugno 2010
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Seminario internazionale di progettazione

LISBONA, 20 – 30 LUGLIO 2010

Dopo più di un decennio di politiche urbane incerte che hanno favorito uno sviluppo immobiliare disarticolato, causa dell’occupazione edilizia di più dell’80% del suolo comunale e un preoccupante decremento demografico, Lisbona intende proporsi come la capitale dell’area metropolitana più estesa e dinamica della Penisola Iberica, facendo leva su una immagine profondamente legata alla storia dei suoi spazi pubblici, i suoi parchi e i suoi giardini ma impiegando anche i più avanzati modelli dell’architettura del paesaggio contemporaneo. Lo spostamento dell’aeroporto internazionale e l’arrivo dell’alta velocità, la realizzazione del terzo ponte sull’estuario del Tago e la liberazione di aree demaniali, tra cui oltre il 50% di 19 chilometri lineari di attrezzature portuali che hanno precluso nell’epoca industriale il rapporto tra la città e il fiume: tra le capitali europee Lisbona sembra disporre di maggiori opportunità di crescita anche grazie ad una amministrazione che intende incentivare la progettazione urbana come strumento di coinvolgimento dei privati in operazioni di riqualificazione utili alla collettività.

ATTIVITA’/ PROGRAMMA
Il seminario sarà strutturato in quattro fasi: conoscenza del territorio e più specificatamente dell’area di progetto; approfondimento degli aspetti tecnici e teorici della problematica in questione; laboratorio di progettazione in gruppi di studio e discussioni generali; esposizione dei lavori e comunicazione dei risultati al pubblico. Le attività dei laboratori si svolgeranno prevalentemente presso le strutture delle locali istituzioni coinvolte. Lingue ufficiali del seminario: italiano e portoghese.

ISCRIZIONI
Il seminario è destinato principalmente a neolaureati e studenti in architettura ma proposto anche a tecnici e professionisti come momento di aggiornamento professionale. Il seminario di 100 ore fa parte del programma di Formazione Continua della UPC di Barcellona. La sua frequenza prevede il conseguimento di 10 crediti ECTS spendibili anche all’interno del programma del Master in Architettura del Paesaggio della UPC di Barcellona che ACMA organizza a partire dal 2009 a Milano. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.

Per informazioni e iscrizioni:

ACMA Centro di Architettura
via Conte Rosso 34 – Zona Ventura, 20134 Milano
Tel. +39 02.70639293 Fax.+39 02.70639761
acma@acmaweb.com | www.acmaweb.com

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IDEA EUR, LA STORIA CONTINUA

venerdì, 28 maggio 2010
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La prima edizione della Festa dell’Architettura, Index Urbis, curata dall’architetto Francesco Garofalo è un evento che celebra lo spazio, la progettazione e la costruzione degli edifici. La rassegna che si svolge dal 9 al 12 giugno 2010, propone una lettura della città e dell’architettura contemporanea. Un fitto programma di appuntamenti fatto di incontri, lezioni, mostre, convegni e conferenze, presentazioni di libri, rassegne di video e film, installazioni e anteprime di progetti, sarà presentato alla stampa venerdì 4 giugno 2010, alle ore 12.00, in Campidoglio.

I luoghi della Festa sono quattro: la casa dell’architettura – acquario romano, l’auditorium parco della musica, il maxxi museo nazionale delle arti del XXI secolo e il macro testaccio cui si aggiungono oltre cinquanta eventi collaterali.  Tra questi anche Officine Fotografiche con un gruppo di fotografi i quali attraverso sequenze di immagini hanno ripercorso e interpretato il territorio metropolitano dell’Eur, un quartiere della Capitale che tanto ha ispirato architetti, registi, artisti e fotografi.

L’EUR è un acronimo che ricorda che il quartiere fu ideato in occasione dell’esposizione universale di Roma. Nel quartiere Europa, così come indicato nella toponomastica del Comune di Roma, l’uomo è stato sempre figura di secondo piano rispetto agli elementi architettonici del paesaggio monumentale. IDEA EUR, LA STORIA CONTINUA è un’indagine volta a fermare un periodo storico significativo del cambiamento in atto. Il rumore delle idrovore che pescano acqua dal fondo degli scavi, le sirene delle gru, il ferro che batte contro il ferro, il ruggito dei camion che entrano ed escono dai cantieri, il vociare lontano degli operai, rompono oggi quel silenzio assordante del passato proiettando il nuovo E2010 verso il futuro. La maestosità delle opere contemporanee si andrà a confrontare con un’idea del passato, frutto della volontà di grandezza di un regime, al pari di un avvenente modello che entra nella stessa vetrina dove un altro, un po’ datato, fa bella mostra di sé. La Nuvola di Fuksas, la Torre Giardino di Renzo Piano, l’Europarco, l’Acquarium virtuale Mare Nostrum, la Città dell’Acqua, sono gli ambiziosi progetti che segneranno la fine dell’epoca dei colletti bianchi rinchiusi nei loro cubi di travertino di vetro e ferro; del Velodromo Olimpico e del Parco Luneur, che hanno fatto gioire tanti giovani della seconda metà del secolo scorso. La mostra scaturita da questo impegno è l’insieme delle idee di dodici fotografi che hanno affidato ad articolate sequenze di tre fotogrammi, anziché a singoli scatti, sintesi documentarie, narrative e creative dei diversi stati d’animo che un quartiere come l’EUR è in grado di suscitare.

L‘evento promosso dall‘Associazione Culturale Officine Fotografiche è patrocinato dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF).

MOSTRA FOTOGRAFICA COLLETTIVA:

Partecipanti:

Massimo Bottarelli; Maurice Carucci; Luisa Cobianchi; Giuseppe D’Amico; Fulvia Delfino; Milka Gangemi; Luca Guerri; Daniele Loi; Giorgio Mazzacurati; Ernesto Notarantonio;  Alberto Placidoli; Angela Villari; Fabio Viscardi.

Curatori: Alberto Placidoli

Informazioni tecniche:

Dal 12 al 25 giugno  2010 – Dal lunedì al venerdì dalle ore 16 alle 20

Ingresso libero

Presso la sala espositiva di Officine Fotografiche

Via casale de Merode 17/A, 00147 –Roma

Tel/Fax 06 5125019

of@officinefotografiche.org

www.officinefotografiche.org

Tutte le informazioni sono anche sul sito internet ufficiale della Festa dell’Architettura di Roma www.indexurbis.it

Comunicazione e Ufficio Stampa

Ass. ne Culturale Officine Fotografiche

Renata De Renzo

Cell. +39 380 4356552

press@officinefotografiche.org

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WORKSHOP PAESAGGIO A CASTELLUCCIO

venerdì, 28 maggio 2010
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PHOTOLAND WORKSHOP
CASTELLUCCIO 2010
Il paesaggio nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini
condotto da Claudio Marcozzi

Il Piano di Castelluccio di Norcia (PG) è un luogo di suggestioni e di magie. Circondato dalle vette dei Monti Sibillini si trova a 1250 m. circa sul livello del mare e il paese di Castelluccio lo domina dai suoi 1450 metri. È un sistema di altipiani carsici (Piano Grande, Piano Piccolo e Pian Perduto) che sono diventati con gli anni il Paradiso dei fotografi e degli amanti del volo libero.
Scoperto e reso famoso dai fotografi marchigiani di Osimo e di Fermo dopo la metà del 1900 (Domenico Taddioli, Enzo Bevilacqua, Goffredo Petruzzi, Eriberto Guidi: le sue immagini finirono su Life), che avevano raccontato la vita dei pastori e dei mandriani oltre che l’ambiente incontaminato, è diventato una palestra importante per chi si voglia dedicare con la giusta concentrazione alla fotografia di paesaggio. Il regista Franco Zeffirelli è andato lassù a girare gli esterni di “Fratello Sole, Sorella Luna”, il film sulla vita di San Francesco, mentre oggi è una location frequente per ogni tipo di pubblicità. Vi si accede da tre passi: da ovest salendo da Norcia, da nord e da sud attraverso i valichi di Forca di Gualdo e Forca di Presta. Appena si comincia a scendere ci si rende subito conto di essere giunti in un posto fuori dal mondo, di respirare un’aria diversa immersi in un silenzio quasi sacro, rotto solo da echi lontani. Si perde il senso delle distanze: da Forca di Presta al passo di Norcia sono ben 11 chilometri!
Il periodo migliore è quello delle fioriture, da maggio a luglio, ma in qualunque stagione si può trovare sempre qualcosa di interessante e di unico, basta avere l’occhio giusto.

Workshop dal 22 al 25 giugno 2010
Tre giorni in full immersion per essere sempre nel posto giusto con la luce giusta, dalle nebbie del mattino presto fino ai raggi radenti della sera, con la guida di chi conosce le pieghe più segrete del territorio.
Programma
22 giugno: ore 19,30 ritrovo dei partecipanti alla Taverna Castelluccio (sede del workshop), cena e presentazione delle giornate di riprese fotografiche. Proiezione del lavoro di Claudio Marcozzi e parte teorica (due serate). La parte teorica riguarderà lo studio della luce naturale (qualità, incidenza, modulazione, esposizione), della composizione dell’immagine (linee, forme, colori, volumi, materia) e della psicologia della percezione visiva legata agli elementi precedenti. Perché non basta un bel soggetto per fare una bella foto.
dal 23 al 25 giugno: riprese fotografiche. Alle 6 di mattina tutti fuori per sfruttare la luce migliore dell’alba, con l’eventuale nebbia. Dalle 9 alle 9,30 pausa colazione, poi di nuovo riprese fino alle 12-13. Pausa libera fino alle 17, quindi di nuovo sul campo fino al tramonto. Cena. In programma anche un’ uscita notturna per foto di paesaggio creativo con esposizioni lunghe. Gli orari sono indicativi e possono essere variati di comune accordo. Le scelte delle locations avverranno a seconda della luce presente sui vari pendii nelle diverse ore del giorno. Discussioni e visione delle immagini dei partecipanti. Non dimenticate il treppiede e il filtro polarizzatore, batterie di riserva, schede di memoria o pellicole (più di quelle che pensate sufficienti), e creme per il sole. Il notebook personale è utile per visionare subito il lavoro. Abbigliamento da montagna: di sera la temperatura si abbassa notevolmente.
Claudio Marcozzi bio: http://www.facebook.com/profile.php?id=1428922745&v=info&ref=profile

http://www.photoland.it/claudio%20marcozzi.htm

Claudio Marcozzi album Castelluccio: http://www.facebook.com/profile.php?id=1428922745&ref=profile#!/album.php?aid=2035224&id=1428922745
Claudio Marcozzi Light on the Landscape: http://www.facebook.com/profile.php?id=1428922745&v=info&ref=profile#!/album.php?aid=2033877&id=1428922745 c710bdffeff3259876013c76b7b762ac WORKSHOP PAESAGGIO A CASTELLUCCIO

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“PENTH-MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti

lunedì, 24 maggio 2010
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Quando hai tutto ma ti sembra di aver perduto le cose importanti, è il momento di guardare altrove, lontano, o forse solo con più attenzione quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, alla quotidianità che non mente mai sulla nostra natura, sui bisogni imprescindibili che ci fanno percorrere tutti i giorni la strada giusta o quella sbagliata.

Questo bisogno di arricchire il proprio sguardo di quotidianità e punti di vista diversi può condurre ovunque, dal marciapiede sotto casa al villaggio aborigeno, ma puntare lo sguardo sul profondo legame che abbiamo con la terra, il territorio e quelle pratiche millenarie che hanno attraversato le soglie del tempo e resistito alle derive del progresso, ha il potere di mostrare l’essenziale, quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e dovremmo riscoprire o non dimenticare.

Un legame che la sensibilità di alcuni fotografi individua meglio di altri, e alle volte finisce per caratterizzarne lo sguardo e gli obiettivi, come nel caso dell’ingegnere e fotografo trentino Christian Cristoforetti, Mountain Forum Global Prize 2007 “ICIMOD”, che collaborando con istituti di ricerca etnografica e sociale e case editrici nazionali ed internazionali, ha ritratto tradizioni artigianali ed esistenze profondamente legate alla terra e ai suoi frutti, ha seguito le tracce dei grandi greggi transumanti dell’arco alpino, e raccontato la quotidianità dell’Africa rurale nel progetto in progress “PENTH-MI. Piazza della parola”.

PENTH-MI
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Dopo un ampio lavoro di indagine condotto tra i pastori “nomadi” dell’arco alpino nel quadro del progetto Alpinet Gheep, raccolto nel volume edito da Giunti “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” e in mostra al 57° Trento Film Festival, Christian Cristoforetti è partito per l’Africa, con l’obiettivo di condividere con il mondo intero le immagini, i ritmi e i rituali di un paese profondamente legato alla madre terra, sicuramente in antitesi con quello occidentale, ma forse proprio per questo da salvaguardare.

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Mentre una parte del mondo muore per far vivere a pochi un vita effimera, e l’Africa si impoverisce a causa di politiche economiche e sociali votate al profitto di paesi che contraccambiano con briciole e rifiuti, PENTH-MI, in lingua wolof (o Uolof) “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal, si propone di mostrare da una prospettiva diversa modelli di esistenza alternativi a quelli occidentali.

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Nel progetto rivolto alle comunità senegalesi che orbitano attorno al villaggio di Burukundà, nella fascia semi-desertica del Sahel, dove i villaggi rurali sorgono attorno al pozzo comune dell’acqua, e la comunità di agricoltori, pastori, pescatori, lavoratori stagionali e piccoli artigiani di popolazioni indigene provvede ad ogni bisogno, lontana anni luce da asfalto, illuminazione, criminalità e discriminazione, la fotografia in bianco e nero di Christian Cristoforetti, scelta per riproporre toni e atmosfere dei villaggi rurali africani di oggi come nelle immagini di inizio secolo, mostra le emozioni e i ritmi della quotidianità, rafforzata da interviste, leggende, proverbi e canzoni locali, nel tentativo di salvaguardarne una cultura tradizionale esclusivamente orale.

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Un grande progetto con l’obiettivo di “distribuire farmaci e vestiario di prima necessità, favorire la scolarizzazione di base, sviluppare un percorso di mediazione culturale, avviare un progetto di indipendenza alimentare che punta sullo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile, la realizzazione un nuovo pozzo comunitario per i villaggi, la costruzione di un piccolo magazzino per lo stoccaggio dei prodotti comuni dell’agricoltura, e la fornitura di bestiame e sementi per sanare la situazione di insufficienza alimentare, che interessa l’intera regione sin dalla siccità degli anni Settanta”.

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Un progetto in progress che beneficia del sostegno dell’associazione rurale Box Suxali Sunu Gox, partner locale del progetto “KOM – KOM”, promosso dalla Onlus di volontariato “La Savana”, che opera in Senegal con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, Assessorato alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza.

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Una selezione di immagini del reportage di “PENTH-MI”, è stata recentemente esposta nell’ambito della manifestazione di arte e giornalismo “Rintracciarti CARTA BIANCA: il diritto di sapere, il dovere di informare”, presso il Palazzo della Ragione di Mantova.

Dal 3 al 18 giugno, il Festival ECONOMIA di Trento ospiterà 37 stampe fine art (Epson Professional bianco nero, 50×70 cm) montate su lastra composita di alluminio (dibond) e 7 gigantografie su tela pittorica (180×180 cm) del reportage di Christian Cristoforetti negli spazi di palazzo Saracini Cresseri, ma le immagini itineranti a caccia di spazi pronti ad accoglierle e occhi desiderosi di guardare, potrebbero anche essere presto raccolte in un libro.

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Le fotografie raccontano l’arrivo nel villaggio di Burukundà e i ritmi della comunità nei giorni immediatamente successivi, e in un certo senso sono anche un omaggio a Mamadou, presidente della onlus “La Savana”, un tempo pastore peul del sud del Senegal, che la siccità ha spinto ad affrontare un viaggio clandestino attraverso l’Algeria, la Libia, la Grecia e infine l’Italia, e dopo quasi quaranta anni può far ritorno al suo villaggio portando con se un fotografo (Christian Cristoforetti), tanti progetti e un nuovo pozzo …

72143e5ea1d79199585ac13190daf215 “PENTH MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti 4528233cfb25e0d1ac0683b21a0867cc “PENTH MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti c99de67f6849fa99bcd25d5fb75a4927 “PENTH MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti 31ace2341901f818bb6ca3899d4cff4d “PENTH MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti

CORPI MACCHINA:
Nikon D2X e D200

OBIETTIVI:
Nikon 10.5/2.8; 12-24/4; 18-200/3.5 – 5.6 VRII; 50/1.2; 300/2.8

LAMPEGGIATORI:
Flash Nikon SB900 e SB600

“PENTH-MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 24 maggio 2010.

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Yushu, 13 giorni dopo il terremoto

giovedì, 29 aprile 2010
listen it it Yushu, 13 giorni dopo il terremoto

95a7864738f8e20c07f08de194d2df36 Yushu, 13 giorni dopo il terremoto

Due settimane un terremoto di magnitudo 6,9 ha colpito la regione Yushu della Cina causando molti danni e vittime.

Le operazioni di soccorso non sono state rese semplici né dalla geografia del territorio né dalle condizioni meteorologiche. Operazioni che sono state anche condizionate dalla politica poiché la regione è di etnia tibetana.

I corpi dei defunti sono stati cremati anziché essere lasciati all’aperto per gli avvoltoi come da tradizione per i buddisti.

Foto | SFTHQ
Via | BigPicture

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FACCIA A FACCIA

venerdì, 23 aprile 2010
listen it it FACCIA A FACCIA

79931659b73266eac7d70da6497fffbe FACCIA A FACCIA

È esperienza comune muoversi in luoghi apparentemente conosciuti perché attraversati nei nostri spostamenti quotidiani ma sui quali raramente soffermiamo l’attenzione, dei quali difficilmente cogliamo i tratti distintivi, gli elementi specifici che li compongono. Soprattutto se, tralasciando riferimenti impegnativi come i clichés visivi del centro storico veneziano o luoghi dotati di una forte connotazione culturale, la nostra attenzione viene riportata verso quelle parti di territorio meno conosciute, apparentemente banali e che generalmente consideriamo scarsamente degne di essere osservate e, tanto meno, rappresentate.

È ciò che può accadere trovandosi di fronte ad alcune parti del territorio di Mestre, luoghi spesso periferici, marginali e, proprio in virtù di queste caratteristiche, instabili e soggetti a continue trasformazioni.

Eppure è proprio a partire da luoghi di questo tipo che diviene meglio possibile ridonare capacità di attenzione al nostro sguardo distratto, accecato dal susseguirsi di immagini stereotipe che pervadono il nostro quotidiano. Perché questi luoghi si prestano a divenire oggetto elettivo per esercizi di una grammatica del vedere, come quella di fotografare un oggetto da più punti di vista e in maniera sistematica, come insegnava Italo Zannier. Questo metodo analitico, riproposto nell’ottica di una più complessa descrizione di quella che Roland Barthes definiva l’”intrattabile realtà”, è quello seguito da Guido Guidi nei suoi laboratori di fotografia, nei quali gli studenti erano chiamati a misurarsi con temi presi a prestito da alcuni giochi linguistici di Bruno Munari: faccia a faccia, faccia a vista, occhio al palo, ora che ti vedo…

Potremo vedere i lavori realizzati nell’ambito dell’ultimo laboratorio svolto presso la facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia nella mostra che il Centro Culturale Candiani ospiterà dal 2 al 30 maggio 2010. La mostra Faccia a faccia, pensata come esperienza didattica conclusiva del corso, documenta la volontà di insistere sull’impossibilità del fotografo di sfuggire al soggetto e anche su quella dello spettatore di sfuggire al facingness tra l’opera (la fotografia ) e chi la guarda: l’opera ci guarda.

L’approccio proposto da Guido Guidi è stato quello di portare gli studenti ai limiti del linguaggio fotografico, per esplorare le qualità del reale senza cadere nelle rappresentazioni consolidate e rassicuranti che si fermano all’apparenza delle cose. Il lavoro è stato orientato verso lo sviluppo di un progetto visivo svolto a partire da scambi continui sui diversi modi possibili di vedere e mettere in immagine, andando oltre un uso della fotografia inteso unicamente come strumento tecnico di documentazione del reale ed evidenziando invece come esso sia un mezzo in grado di contribuire alla costruzione estetica del paesaggio contemporaneo e di offrire elementi e direzioni utili alla descrizione del mondo che ci circonda.

La scelta delle fotografie a la messa in sequenza hanno completato un processo di apprendimento teso a ravvivare le nostre percezioni rese opache dalle consuetudini e a riscoprire l’ethos della fotografia: quello di educarci, come avrebbe detto Moholy-Nagy, a una visione intensiva.

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FACCIA A FACCIA

Lavori realizzati dagli studenti del Laboratorio di Fotografia
Facoltà di Design e Arti – Università IUAV di Venezia
Guido Guidi

Ideazione mostra di

Guido Guidi

Mostra a cura di

Andrea Pertoldeo

Mariano Andreani

Luisa Siotto

Iniziativa realizzata in collaborazione con

Università IUAV di Venezia e Galleria Contemporaneo

Centro Culturale Candiani

sala Paolo Costantini terzo piano

dal 2 al 30 maggio 2010

Inaugurazione:

venerdì 30 aprile, ore 18.00

orario:

da lunedì a venerdì 15.30 – 19.30

sabato e festivi 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.30

chiuso il 1° maggio

ingresso libero

Info

Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7 – Mestre
t. +39 041 2386126
candiani@comune.venezia.it

www.centroculturalecandiani.it

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Workshop di fotografia naturalistica in Sardegna, Penisola del Sinis

sabato, 23 gennaio 2010
listen it it Workshop di fotografia naturalistica in Sardegna, Penisola del Sinis
af20d3f780dd2772d6251ecbb9745733 Workshop di fotografia naturalistica in Sardegna, Penisola del Sinis

Workshop di fotografia naturalistica in Sardegna, Penisola del Sinis

02 aprile – 11 aprile 2010
La Sardegna più selvaggia e sconosciuta con il biologo e fotografo Roberto Nistri
www.robertonistri.com
Lontana dal clamore del turismo modaiolo, la costa occidentale della Sardegna ha mantenute tutte le sue caratteristiche di terra selvaggia e dalle grandi attrattive naturalistiche. All’interno del parco della Penisola del Sinis ritroviamo paesaggi aspri e spettacolari lungo le coste rocciose battute dal vento di maestrale, ma anche esplosioni primaverili di fiori nell’isola di Mal di Ventre. E, sulle coste, l’incanto delle spiagge deserte di sabbia granitica bianca, le centinaia di fenicotteri e altri uccelli acquatici che popolano le lagune di cui è ricco il suo territorio, costellato dai resti di antichi nuraghi. E ancora, a poco più di un’ora e mezza di macchina, il fascino catalano di Alghero, i cavalli selvaggi delle Giare di Gesturi e Tuili e le incredibili dune fossili di Piscinas, popolate dal raro cervo sardo.

Programma *
Mer. 31 marzo: ore 18,30 breafing introduttivo al workshop presso i locali di Sabatini Fotoforniture, Via Germanico, Roma, uno dei più noti e qualificati negozi di attrezzature fotografiche della Capitale.
Ven. 2 aprile: partenza da Civitavecchia alle ore 22.30. Sistemazione nelle cabine prenotate. Cena libera.
Sab. 3 aprile: arrivo ad Olbia alle ore 06.00. Spostamento a Putzu Idu con auto privata. Putzi Idu è raggiungibile con circa due ore di macchine seguendo la comoda superstrada SS 131, che attraversa l’intera isola, collegandone le principali città. Arrivo e sistemazione nelle camere riservate presso agriturismo o hotel. Pranzo libero. Attività fotografica. Cena e pernottamento.
Dom. 4 aprile – Ven. 9 aprile: Giornate dedicata ad attività fotografica. Pranzo libero. Cena e pernottamento in agriturismo o hotel.
Sab. 10 aprile: partenza da Olbia alle ore 22.30. Sistemazione nelle cabine prenotate. Cena libera.
Dom. 11 aprile: arrivo a Civitavecchia alle ore 06.00. Proseguimento per Roma con auto privata.

Cosa vedremo e fotograferemo durante la settimana in Sardegna:
Le scogliere e il faro di Capo Mannu. – Le falesie di Su Tingiosu, le lagune retrodunali e le spiagge di Mare Sueddi.
I cavalli selvaggi nella Giara di Tuili e di Gesturi.
Le dune fossili alla foce del Rio Piscinas, il più esteso sistema d’Europa, che si addentra fino a 1,5 km nell’entroterra.
L’isola di Mal di Ventre. – Le spiagge di Sa Mesa Longa, Isa Arutas, Isa Arenas
Le rovine dell’antica città fenicio-punica di Tharros, il promontorio di Capo S. Marco.
Le lagune popolate di fenicotteri e molti altri uccelli acquatici di Sa Porcu, Putzu Idu, Isa Arenas.
L’antichissima chiesa di San Giovanni di Sinis, l’ipogeo S. Salvatore del Sinis.
I nuraghi di Isa Arenas e S. Vero Milis.
Le scogliere di Bosa Marina, dove volano i grifoni.
La città di Alghero.

Informazioni:
Roberto Nistri | Tel. 3384670822
Web: www.robertonistri.com | E-mail: robnistri@tiscali.it
Per prenotazioni / Direzione tecnica:
Elly Travel srl – M.T.B. Management of Tourism and Biodiversity |Tel. 0676968744 Fax. 0676983798
Via Papiria, 66 – 00175 Roma
Web: www.ellytravel.com | E-mail: info@ellytravel.com

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UNA DENUNCIA IN SOLIDARIETA’ AI BOSCIMANI DEL KALAHARI E AI POPOLI INDIGENI E TRIBALI: “TRA LA PERDUTA GENTE”DI RAFFAELLA MILANDRI

domenica, 22 novembre 2009
listen it it  UNA DENUNCIA IN SOLIDARIETA’ AI BOSCIMANI DEL KALAHARI E AI POPOLI INDIGENI E TRIBALI: “TRA LA PERDUTA GENTE”DI RAFFAELLA MILANDRI

“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.

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PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mercoledì, 11 novembre 2009
listen it it PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mostra pilatsro milano3 1023x723 PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

Conoscere per fotografare. Fotografare per conoscere. È di certo questa prima frase a costituire il filo conduttore del lavoro a più mani esposto, mostra frutto di un lungo lavoro che si è sviluppato dal workshop di fotografia sociale condotto dal fotografo Giulio Di Meo. Il corso è stato frequentato da una decina di persone di varie età e con esperienze fotografiche eterogenee tra loro. Durante le lezioni si è sviluppata un’ampia panoramica approfondita da momenti di dibattito su cosa si intenda reportage e la fotografia sociale.
Giulio Di Meo ha voluto trasmettere ai suoi allievi il concetto di “fotografia sociale” interpretando la fotografia come necessità di una sensibilità, di un’etica, di un impegno particolare. Una fotografia che lui stesso afferma come “desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, indignazione ma anche di amore, passione, speranza; una fotografia impregnata da un’intensa umanità.” La “fotografia sociale” quindi vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Il contesto questa volta è stato il Pilastro, quartiere della periferia bolognese sorto negli anni sessanta con la costruzione di numerosi condomini di edilizia pubblica. E qui vivono tante persone che dal sud Italia sono arrivate a Bologna nell’epoca del boom economico per cercare un lavoro. Oggi si mescolano a queste persone molti stranieri, protagonisti di esperienze simili, ma ogni volta uniche e singolari. Si amalgamano così vite diverse che creano un melting pot di culture e usanze provenienti da differenti luoghi del mondo. Ogni persona è lo specchio di percorsi differenti e condivide ora un presente comune. La vita si tocca, si vede e si percepisce nella quotidianità delle strade e dei parchi. Come il prato del parco Pasolini è punto di incontro di molti ragazzi che si incontrano qui, così dietro il “virgolone”, enorme edificio costituita da molti appartamenti e diversi piani, gli anziani lavorano gli orti comunali, riposano e giocano a carte seduti sulle panchine. “Pilastro” significa anche tenacia, costanza, fatica, e naturalmente credere nei propri mezzi e nell’energia che si respira quando ci si mette in gioco. Qui la palestra di Boxe e Muay Thai riunisce i giovani che passano i loro pomeriggi sognando di diventare dei campioni. Il Pilastro è anche sport, quello vero, che parte dal basso e nasce dalla passione. Una passione che unisce. Ed ecco le persone che ci hanno permesso di rappresentare qualche istante della loro vita. Queste fotografie vogliono gettare uno sguardo sulla realtà del Pilastro e. svelare cosa significhi farne parte. Vogliono aiutare a leggere oltre i confini di un quartiere che erroneamente viene etichettato come periferico, degradato e come luogo di disagio sociale. In questo racconto potreste scoprire una realtà diversa, non inquinata da pregiudizi e luoghi comuni. Una realtà che ci ha affascinato e sorpreso. Provateci, forse ne rimarrete colpiti.

Espongono: Roberto Brandoli, Filippo Carnevali, Lorenzo Ciancaglini, Sabrina Flocco, Laura Luppi, Enrico Migotto, Eleonora Minler, Nicola Sacco, Alessia Scarpa, Alberto Sola e Emanuele Vesentini.
Ecuador
Il sostegno alle comunità locali – cibo, ambiente e salute
Ucodep è impegnata dal 1995 in Ecuador, nell’area andina di Cotacachi (provincia di Imbabura) nella realizzazione di interventi di miglioramento dell’alimentazione e della produzione agricola delle comunità indigene. Nel 2002 si è iniziato a lavorare anche nella regione amazzonica nord orientale del paese al confine con la Colombia, la provincia di Sucumbios, dove si estende l’importante riserva naturale del Cuyabeno, nel settore della difesa dell’ambiente e della tutela della salute.
L’intervento di Ucodep in Ecuador è strettamente legato all’attività agricola e alla conservazione del patrimonio naturalistico della Foresta Amazzonica. Nel corso degli ultimi decenni il settore agricolo ha diminuito la propria redditività e la popolazione rurale ha dovuto fronteggiare l’aumento della povertà, l’impoverimento del suolo, il peggioramento delle condizioni ambientali e la riduzione della possibilità di accedere a servizi primari quali educazione e sanità. Inoltre, nella provincia di Sucumbios si è registrata una crescita dell’attività di estrazione del petrolio con gravi conseguenze ambientali. Sebbene esista un regime democratico fin dal 1979, il contesto socio economico dell’Ecuador è caratterizzato da instabilità politica cronica, da fratture interne al paese e forti influenze regionali nei partiti. Dal punto di vista ambientale l’Ecuador presenta un’immensa ricchezza naturale, una grande biodiversità e numerose risorse idrogeologiche e minerarie, tutto ciò minacciato dai cambiamenti climatici e dal crescente sfruttamento delle risorse energetiche, soprattutto del petrolio.
Tenuto conto di tutto ciò, Ucodep è intervenuta in Ecuador con sostegno all’agricoltura e alle comunità locali per lo sviluppo rurale e valorizzazione delle risorse del territorio, di tutela dell’ambiente e della biodiversità locale e di lotta alla povertà.
Nella regione Andina di Cotacachi vivono numerose comunità di Indios (circa il 60% della popolazione residente nella zona) che, tradizionalmente, si dedicano all’agricoltura di sussistenza. Tuttavia, in seguito alla riforma agraria introdotta negli anni ’60 dal governo militare, tali popolazioni si sono trovate costrette a coltivare terreni sempre più ridotti e in posizioni sfavorevoli, con il conseguente progressivo impoverimento dei campi e la riduzione delle varietà prodotte e della qualità dei prodotti. La conseguenza di tutto ciò è stato l’indebolimento del settore agricolo, la scarsa differenziazione alimentare e l’insorgere di malattie legate alla malnutrizione, l’emigrazione dalla campagna alla città, l’abbandono dei figli per ragioni lavorative e quindi la riduzione della frequenza scolastica.
L’area della Riserva del Cuyabeno presenta un altissimo valore naturalistico, floristico e faunistico. A causa della difficoltà di accesso a questa zona l’accesso ai servizi di base, tra i quali l’uso di acqua potabile e l’assistenza medica, è molto limitato. Lo sfruttamento delle risorse naturali, per molti degli abitanti della zona, rappresenta l’unica possibilità di reddito. Gli interventi di Ucodep si concentrano quindi in queste due zone con un approccio che mira, quindi, allo sviluppo agricolo nel rispetto delle risorse locali, della valorizzazione delle stesse, della difesa dell’ambiente e del rafforzamento dei piccoli produttori locali. Ucodep si dedica anche al supporto all’educazione primaria e alla tutela della salute locale, in un’ottica integrata di sviluppo locale.
Attualmente l’intervento di Ucodep in Ecuador è realizzato tramite gli uffici di Cotacachi e Lago Agrio. La mostra fotografica Ecuador: Colori e Volti, organizzata dai volontari Ucodep di Milano, vuole ripercorrere appunto l’esperienza di 15 anni di Ucodep in Ecuador attraverso la natura, le persone e i colori che caratterizzano questo affascinante e variegato Paese. Il gruppo dei volontari Ucodep di Milano organizza e propone attività a sostegno dei progetti di Ucodep in Ecuador.
Per saperne di più di Ucodep e delle attività dei gruppo di Milano:
gtmilano@ucodep.org – www.ucodep.org
credits foto: Andrea Cianferoni, Ilaria Lazzarini, Demostenes Uscamayta Ayvar/Ucodep ©

Dal 13 al 28 Novembre 2009

Centro Sociale Barrio’s
via Barona, ang. via Boffalora, Milano
Per Info: tel.0289159255 – fax0289158280 – barrios@comunitanuova.it – www.barrios.it

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Il giardino di Versailles. Natura, artificio, modello

sabato, 25 luglio 2009
listen it it Il giardino di Versailles. Natura, artificio, modello

IL GIARDINO DI VERSAILLES. NATURA, ARTIFICIO, MODELLO
Autore: Chiara Santini
Editore: Olschki
Collana: Giardini e paesaggio, vol. 19
Formato: 17 × 24 cm
Illustrazioni: 27 figure nel testo e 8 tavole fuori testo a colori
Pagine: 286
Anno: 2007
Codice ISBN: 88-222-5646-1
Prezzo (di copertina): 28,00 Euro
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lbversailles.htm
Il giardino di Versailles fu il più straordinario dei giardini. Coniugando insieme le tecniche analitiche della geografia umana e della ricerca storica, in questo libro il progetto del re Sole viene analizzato in un’ottica originale: più che la propaganda politica e i programmi iconografici ideati dagli artisti di corte, vengono qui presi in esame i saperi, le tecniche, i disegni, le mappe, le idee e le forme. Versailles svela così un’immagine inedita e si configura come un modello di organizzazione del paesaggio.
Il Grand Siècle fu il secolo dei giardini. E il giardino di Versailles – teatro della vita di corte, spazio dipinto, inciso, tante volte descritto e immaginato – fu il più straordinario dei giardini.
Coniugando insieme le tecniche analitiche della geografia umana e della ricerca storica, in questo libro il progetto del re Sole viene analizzato in un’ottica originale. Più che la propaganda politica e i programmi iconografici ideati dagli artisti di corte, vengono qui presi in esame i saperi, le tecniche, i disegni, le mappe, le idee e le forme. Grazie a un approccio metodologico che ha concentrato l’analisi più sui metodi e gli strumenti impiegati per la costruzione del giardino che sul giardino costruito, più sugli esecutori che sul committente – insomma, più sui processi che sulle cose – Versailles svela un’immagine inedita. La ricca documentazione presa in esame mette in luce la centralità di alcune questioni che solo parzialmente hanno finora catturato l’attenzione degli studiosi: la specializzazione delle figure professionali (giardinieri, fontanieri e ingegneri delle fortificazioni) che nella fabbrica del giardino affinarono le loro competenze e la modernità della macchina burocratica e degli strumenti tecnici impiegati per l’esecuzione del progetto.
Sicché alla fine, in virtù dell’alta cifra storica e stilistica del monumento vegetale di cui nello specifico si rintraccia la genesi, ne risulta una lettura in grado di illuminare di una luce più generale, e per qualche verso inedita, non soltanto la realtà dei giardini storici ma anche la cultura delle tecniche di gestione del territorio in età moderna.
Chiara Santini, dottore di ricerca in Storia d’Europa: identità collettive,cittadinanza e territorio all’Università di Bologna e docteur in Histoire et civilisation de l’Europe all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, ha una borsa di post-dottorato presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università di Bologna. Svolge la sua attività didattica presso il Corso di laurea specialistica in Geografia e Processi Territoriali. Le sue ricerche si concentrano nell’ambito della geografia storica. Ha pubblicato saggi sui giardini francesi e italiani del XVII e XVIII secolo.
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lbversailles.htm

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