Articoli marcati con tag ‘stampe’
sabato, 23 aprile 2011

Se è di alchimie che avete bisogno e delle sorprendenti sensazioni che sa evocare una fotografia moderna ‘realizzata’ esplorando e lavorando con tecniche antiche e alternative di stampa, potete approfittare di Photo Alchemy, An Exhibition of Alternative Process Photography in mostra alla 23 Sandy Gallery di Portland, fino al 7 maggio 2011.
Una mostra ed un catalogo entusiasmanti, curati dalla stessa Laura Moya che curò Resurrection: A New Look at Old Processes ed è direttore di PhotoLucida, dal quale abbiamo già sbirciato i prodigi della fotoincisione di Fritz Liedtke sulle texture di superficie di Astra Velum.
Un concentrato di sperimentazioni senza tempo che sanno alterarne i ritmi, andando alla scoperta di processi di stampa storici e alternativi, lavorando con ferrotipi, dagherrotipi, emulsione su metalli, cianotipi, stampe ai sali d’argento ..
Nell’immagine tre esempi di quello che vi aspetta, scelti dalla giuria del Photo Alchemy e realizzati rispettivamente (partendo dalla vostra sinistra) da S. Gayle Stevens, Susan Weil & José Betancourt, e Bill Westheimer. Solo un piccolo assaggio ovviamente, lascio a voi scoprire il resto ..
Photo Alchemy, An Exhibition of Alternative Process Photography é stato pubblicato su Clickblog.it alle 10:17 di sabato 23 aprile 2011.



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lunedì, 4 aprile 2011

Radici che i sotterranei della mente possono sostenere e un vaso è incapace di contenere, visioni di trame interne, collegamenti anticonvenzionali tra oggetti naturali e artificiali, suture pre e post sviluppo, rendono le ‘opere’ fotografiche di Charles Grogg una sperimentazione in progress sulle immagini.
Mostrare quello che fotografa non è abbastanza per questo sguardo visionario che dipinge, sporca e cuce stampe alla gelatina d’argento, come fossero trame di visioni più complesse, celate dalla superfici stratificate.
After Ascension and Descent raccoglie questa singolare visione del mondo naturale, e rappresentazione delle radici ancestrali del fotografo, procedendo per multipli, senza gerarchie interne, ispirandosi a quella metafora filosofica del Rizoma adottata da Gilles Deleuze e Felix Guattari.
Una visione ancestrale e misteriosa raccolta dal volume omonimo frutto di una auto pubblicazione del 2010, e dalla mostra ospitata dalla Corden Potts gallery di San Francisco, dal 5 aprile al 28 maggio 2011.
After Ascension and Descent

Charles Grogg: After Ascension and Descent é stato pubblicato su clickblog alle 14:44 di domenica 03 aprile 2011.



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lunedì, 3 gennaio 2011

Volenti o nolenti Ikea è un leader a livello mondiale nella vendita di mobili per la casa. I prodotti venduti però non brillano per la loro creatività, ma i ragazzi di Mykea pensano di aver trovato la soluzione.
Questa startup vi consente di acquistare delle stampe da applicare sopra i mobili Ikea per dare al tutto un tocco più personale. Anziché limitarsi ai design già proposti sul sito è anche possibile scaricare il kit per il design ed applicare così le vostre foto. Avrete così la possibilità di vedere, per esempio, i vostri migliori scatti direttamente sulla cassettiera o libreria di casa o dell’ufficio.
Niente che non si possa fare anche direttamente da soli, ma il sito semplifica la vita a chi è un po’ meno intraprendente da questo punto di vista.
Via | PhotoWeeklyOnline
Mykea, le vostre foto sui vostri mobili é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 03 gennaio 2011.
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mercoledì, 3 novembre 2010

Io adoro i vecchi edifici, pieni di storia, crepe, ombre, misteri, e assenze che riempiono i vuoti, come quelli protagonisti da anni degli scatti quasi ultraterreni di Arthur Drooke.
Scatti realizzati con una fotocamera equipaggiata per fotografare ad infrarossi, in grado di cogliere l’alone quasi etereo di edifici fatiscenti e abbandonati quanto l’atmosfera suggestiva che affiora dalle superfici screpolate, vetuste e dimenticate.
Fotografie di antichi edifici e storie americane, archeologie del paesaggio e visioni suggestive, protagoniste dell’acclamato American Ruins nel 2007, e di Lost Worlds – Ruins of the Americas nel 2011, che potete intanto sbirciare on line o nelle 50 stampe in mostra al Virgina Center for Architecture fino al 28 novembre, perfette per un bel viaggio nella storia, geografia e architettura di un paese pieno di rovine e città fantasma, da Santo Domingo a Panama.
Lost Worlds: tra rovine e archeologie del paesaggio con Arthur Drooke é stato pubblicato su clickblog alle 08:00 di mercoledì 03 novembre 2010.
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martedì, 5 ottobre 2010

In attesa che il sito di NIPPON. Tra mito e realtà: arte e cultura nel Paese del Sol levante sia finalmente navigabile (non prima del 23 ottobre) e Lugano si riempia di miti e realtà del Paese del Sol levante, continuiamo la nostra piccola esplorazione dell’autunno svizzero dal sapore decisamente orientale, passando dalle origini della fotografia alle sue espressioni più contemporanee.
Dall’ineffabile perfezione delle stampe fotografiche del XIX secolo ospitate a Villa Ciani, ad Araki Love and Death allestita al Museo d’Arte di Lugano, il viaggio è decisamente lungo ma sorprendentemente ricco di stimoli, intriganti legami e conturbanti connessioni.
Le due mostre fotografiche vicine e distanti, rendono ancora più evidenti la bellezza caduca dei fiori, il mutare delle stagioni e la sensualità femminile dei Sentimental Journey di Nobuyoshi Araki, quanto dei suoi discussi panorami urbani e “umani” spesso senza veli, costanti imprescindibili tanto dell’arte giapponese più antica e della sua cultura millenaria, quanto delle sue espressioni più contemporanee.
ARAKI Love and Death

Legami tanto più sorprendenti, in quanto emergono dalla ricca, eclettica, discussa e quasi ‘urgente’ produzione dell’artista giapponese, offerta dalla retrospettiva curata da Fuyumi Namioka, e arricchita da una serie di scatti inediti realizzati nelle settimane immediatamente precedenti la mostra ed esposti a Lugano in assoluta anteprima.

“Araki Love and Death” a Nippon Lugano é stato pubblicato su clickblog alle 08:00 di martedì 05 ottobre 2010.
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lunedì, 4 ottobre 2010

Se le ragioni per invidiare la Svizzera sono tante, oltre a quelle sapientemente e ironicamente visualizzate dalla Switzerland vs the World edita da Riverboom, annovero la prossima stagione espositiva dedicata al Sol Levante.
Geishe e samurai, l’arte dell’amore e quella della guerra, rituali e tradizioni, dal 23 ottobre al 27 febbraio 2011 animeranno Lugano con la rassegna NIPPON. Tra mito e realtà: arte e cultura nel Paese del Sol levante, insieme a mostre, spettacoli live e corsi pratici per esplorare segreti e misteri di questa cultura millenaria capace di sedurre linguaggi e pratiche moderne, insieme alle arti marziali e quelle della vestizione, quella dell’origami e del bonsai…
Un lungo viaggio che parte da lontano, dipinge il tempo e lo spazio attraverso le vicende del movimento artistico Gutai al Museo Cantonale d’Arte e nel Parco di Villa Ciani, sfiora Arte ed Eros del periodo Edo con le “immagini della primavera” Shunga (??) al Museo delle Culture, Heleneum, ed esplora la storia iconografica del Giappone di ieri e di oggi attraverso due mostre fotografiche decisamente interessanti.
Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910

Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910 a Villa Ciani e Araki Love and Death al Museo d’Arte, due mostre agli antipodi, che mettono a fuoco la visione di un paese e di una cultura controversa, che mixa sapientemente antico e moderno, millenario e contemporaneo.
Prima ancora di giungere però a dare uno sguardo all’iconografia contemporanea e alla mostra di Nobuyoshi Araki, questa gallery fornisce un assaggio delle 200 stampe in mostra a Villa Ciani, provenienti da una delle più grandi raccolte di fotografi della seconda metà dell’Ottocento.

Parliamo perlopiù di colorate stampe all’albumina acquerellate a mano, che svelano la natura “educata” dalla cultura, il profondo legame della fotografia giapponese con le stampe del ukiyo-e, un gusto evidente per l’esotismo come per le numerose espressioni della femminilità, da quella casalinga a quella di piacere … insomma di una ‘ghiottoneria’ per palati sedotti da filosofie e culture orientali, quanto da setosi kimono e ciabattine infradito.

NIPPON Lugano: Ineffabile Perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910 é stato pubblicato su clickblog alle 15:46 di lunedì 04 ottobre 2010.
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lunedì, 27 settembre 2010

Testa sostenuta dal finestrino della metropolitana Tokyo-Kamakura e dal paesaggio che scorre lungo i binari, sguardo celato dalle lenti scure dei Raiban, monocromatismi resi ancora più intensi dal bianco e nero del ritratto, rendono Hippie Crime e il bel tenebroso Naoki Mori, l’icona perfetta per le Visioni del mondo di Daid? Moriyama, protagoniste della prima grande retrospettiva italiana del fotografo giapponese.
La mostra allestita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell’Ex Ospedale Sant’Agostino, fino al 14 novembre 2010, raccoglie oltre 450 frammenti di “quell’esperienza parziale e permanente” della realtà che questo fotografo on the road, libero da limiti e convenzioni, ha immortalato per anni in un numero impressionante di scatti.
Scatti randagi e ‘dannati’, volutamente graffiati o sfocati, sovraesposti o sgranati, come lo sguardo di Stray Dog scattato a Misawa nel 1971 e battuto all’asta della newyorkese Christie’s per 10/15 mila dollari nell’aprile scorso, o le 37 stampe di Farewell Photography pubblicate nel ‘68 da Provoke, la rivista innovativa e trasgressiva portavoce del malessere giovanile dell’epoca e in aperta contestazione con l’ipocrisia del sistema sociale e politico.
Daido Moriyama. Visioni del mondo

La mostra a cura di Filippo Maggia, proposta nell’ambito del progetto Fondazione Fotografia, e inserita nell’ambito del festivalfilosofia dedicato alla ‘fortuna’, della quale Moriyama fornisce una personale interpretazione con 32 immagini, è anche arricchita dalle 448 pagine del volume omonimo edito da Skira, che affianca a molte delle opere in mostra, anche un’intervista a cura di Filippo Maggia (della quale potete leggere un estratto on line), un testo critico di Akira Hasegawa e una biografia approfondita redatta da Francesca Lazzarini.

Per rendere lo sguardo modenese sul Giappone e sulla fotografia contemporanea ancora più ricco, soprattutto se avete perso Nippon K?b? al Forma di Milano, contemporaneamente a Daido Moriyama – Visioni del Mondo il Fotomuseo Giuseppe Panini ospiterà con Japan Contemporary fotografie e video di Nobuyoshi Araki, Maiko Haruki, Ryuji Miyamoto, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Risaku Suzuki e Miwa Yanagi.

Nella gallery:
01.
Daido Moriyama
Tokyo, 1978
fotografia b/n, courtesy l’artista
02.
Daido Moriyama
On the Bed I, Tokyo, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista
03.
Daido Moriyama
Silent Theater, 1965
fotografia b/n, courtesy l’artista
04.
Daido Moriyama
Shonan, 1967
fotografia b/n, courtesy l’artista
05.
Daido Moriyama
Hippie Crime, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista
06.
Daido Moriyama
Hippie Crime, 1970
fotografia b/n, courtesy l’artista
07.
Daido Moriyama
Shinjuku, 2002
fotografia b/n, courtesy l’artista
08.
Daido Moriyama
Nippontheater, 1968
fotografia b/n, courtesy l’artista
09.
Daido Moriyama
After School, Ishikawa, Japan, 1971
fotografia b/n, courtesy l’artista
10.
Daido Moriyama
Tokyo, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista
11.
Daido Moriyama
Highway, Shizuoka, Japan, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista
12.
Daido Moriyama
Daido. Hysteric N.6, 1994
fotografia b/n, courtesy l’artista
“Daido Moriyama. Visioni del mondo” & Japan Contemporary: il Giappone a Modena é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di mercoledì 22 settembre 2010.
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mercoledì, 14 luglio 2010

Geishe in technicolor, tutta la strabordante fisicità dei lottatori di Sumo, e quel mix di ciuffo alla Elvis (fonato in strada), tatuaggi yakuza e amore per il rock’n’roll anni ‘50 che rende singolari e inconfondibili i rockabillies di Tokyo, animano End Frames di Alexander Morrisson Atwater, una mostra interessante da sbirciare se vi trovate o passate da Londra.
Le fotografie, esposte alla Gallery 54 di Sheperd’s Market fino al 1 agosto, condensano bene le passioni del fotografo inglese, allevato in Gran Bretagna da madre italiana e padre americano, abituato sin dalla tenera età a sperimentare viaggi e culture, e in seguito le diverse tecniche di stampa.
Le stesse stampe della mostra, disponibili in edizione limitata, utilizzano diverse tecniche di stampa, da quelle al selenio a quelle colorate a mano, passando per quelle alla gelatina d’argento. Altro viaggetto interessante lo offre il portfolio del fotografo specializzato fotografia di viaggio, ritratti e paesaggi, dalla guerriglia di Beirut, ai musicisti dell’Avana, dalle baraccopoli etiopi ai nudi femminili. Buon viaggio.
End Frames di Alexander Morrison Atwater é stato pubblicato su clickblog alle 16:00 di mercoledì 14 luglio 2010.
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lunedì, 24 maggio 2010

Quando hai tutto ma ti sembra di aver perduto le cose importanti, è il momento di guardare altrove, lontano, o forse solo con più attenzione quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, alla quotidianità che non mente mai sulla nostra natura, sui bisogni imprescindibili che ci fanno percorrere tutti i giorni la strada giusta o quella sbagliata.
Questo bisogno di arricchire il proprio sguardo di quotidianità e punti di vista diversi può condurre ovunque, dal marciapiede sotto casa al villaggio aborigeno, ma puntare lo sguardo sul profondo legame che abbiamo con la terra, il territorio e quelle pratiche millenarie che hanno attraversato le soglie del tempo e resistito alle derive del progresso, ha il potere di mostrare l’essenziale, quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e dovremmo riscoprire o non dimenticare.
Un legame che la sensibilità di alcuni fotografi individua meglio di altri, e alle volte finisce per caratterizzarne lo sguardo e gli obiettivi, come nel caso dell’ingegnere e fotografo trentino Christian Cristoforetti, Mountain Forum Global Prize 2007 “ICIMOD”, che collaborando con istituti di ricerca etnografica e sociale e case editrici nazionali ed internazionali, ha ritratto tradizioni artigianali ed esistenze profondamente legate alla terra e ai suoi frutti, ha seguito le tracce dei grandi greggi transumanti dell’arco alpino, e raccontato la quotidianità dell’Africa rurale nel progetto in progress “PENTH-MI. Piazza della parola”.
PENTH-MI

Dopo un ampio lavoro di indagine condotto tra i pastori “nomadi” dell’arco alpino nel quadro del progetto Alpinet Gheep, raccolto nel volume edito da Giunti “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” e in mostra al 57° Trento Film Festival, Christian Cristoforetti è partito per l’Africa, con l’obiettivo di condividere con il mondo intero le immagini, i ritmi e i rituali di un paese profondamente legato alla madre terra, sicuramente in antitesi con quello occidentale, ma forse proprio per questo da salvaguardare.

Mentre una parte del mondo muore per far vivere a pochi un vita effimera, e l’Africa si impoverisce a causa di politiche economiche e sociali votate al profitto di paesi che contraccambiano con briciole e rifiuti, PENTH-MI, in lingua wolof (o Uolof) “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal, si propone di mostrare da una prospettiva diversa modelli di esistenza alternativi a quelli occidentali.

Nel progetto rivolto alle comunità senegalesi che orbitano attorno al villaggio di Burukundà, nella fascia semi-desertica del Sahel, dove i villaggi rurali sorgono attorno al pozzo comune dell’acqua, e la comunità di agricoltori, pastori, pescatori, lavoratori stagionali e piccoli artigiani di popolazioni indigene provvede ad ogni bisogno, lontana anni luce da asfalto, illuminazione, criminalità e discriminazione, la fotografia in bianco e nero di Christian Cristoforetti, scelta per riproporre toni e atmosfere dei villaggi rurali africani di oggi come nelle immagini di inizio secolo, mostra le emozioni e i ritmi della quotidianità, rafforzata da interviste, leggende, proverbi e canzoni locali, nel tentativo di salvaguardarne una cultura tradizionale esclusivamente orale.

Un grande progetto con l’obiettivo di “distribuire farmaci e vestiario di prima necessità, favorire la scolarizzazione di base, sviluppare un percorso di mediazione culturale, avviare un progetto di indipendenza alimentare che punta sullo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile, la realizzazione un nuovo pozzo comunitario per i villaggi, la costruzione di un piccolo magazzino per lo stoccaggio dei prodotti comuni dell’agricoltura, e la fornitura di bestiame e sementi per sanare la situazione di insufficienza alimentare, che interessa l’intera regione sin dalla siccità degli anni Settanta”.

Un progetto in progress che beneficia del sostegno dell’associazione rurale Box Suxali Sunu Gox, partner locale del progetto “KOM – KOM”, promosso dalla Onlus di volontariato “La Savana”, che opera in Senegal con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, Assessorato alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza.

Una selezione di immagini del reportage di “PENTH-MI”, è stata recentemente esposta nell’ambito della manifestazione di arte e giornalismo “Rintracciarti CARTA BIANCA: il diritto di sapere, il dovere di informare”, presso il Palazzo della Ragione di Mantova.
Dal 3 al 18 giugno, il Festival ECONOMIA di Trento ospiterà 37 stampe fine art (Epson Professional bianco nero, 50×70 cm) montate su lastra composita di alluminio (dibond) e 7 gigantografie su tela pittorica (180×180 cm) del reportage di Christian Cristoforetti negli spazi di palazzo Saracini Cresseri, ma le immagini itineranti a caccia di spazi pronti ad accoglierle e occhi desiderosi di guardare, potrebbero anche essere presto raccolte in un libro.

Le fotografie raccontano l’arrivo nel villaggio di Burukundà e i ritmi della comunità nei giorni immediatamente successivi, e in un certo senso sono anche un omaggio a Mamadou, presidente della onlus “La Savana”, un tempo pastore peul del sud del Senegal, che la siccità ha spinto ad affrontare un viaggio clandestino attraverso l’Algeria, la Libia, la Grecia e infine l’Italia, e dopo quasi quaranta anni può far ritorno al suo villaggio portando con se un fotografo (Christian Cristoforetti), tanti progetti e un nuovo pozzo …

CORPI MACCHINA:
Nikon D2X e D200
OBIETTIVI:
Nikon 10.5/2.8; 12-24/4; 18-200/3.5 – 5.6 VRII; 50/1.2; 300/2.8
LAMPEGGIATORI:
Flash Nikon SB900 e SB600
“PENTH-MI. Piazza della parola” di Christian Cristoforetti é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 24 maggio 2010.
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mercoledì, 28 aprile 2010
Aditya Mandayam abita a Fabrica, programmatore, matematico e prima ha lavorato anche come lucidatore di bare.
Sta diventando molto famoso in rete grazie ali suoi Laptopogram. In pratica realizza delle stampe fotografiche partendo da foto mostrate sullo schermo del proprio computer. Abbiamo avuto l’opportunità di fargli un’intervista che vi proponiamo in esclusiva (nel seguito del post un aggiornamento esteso, in inglese).
Come ti è venuto in mente l’idea del laptopogram?
Sono molto pigro ed ero sdraiato al sole quando mi è venuta quest’idea.
Puoi spiegarci come funziona il sistema?
La carta fotografica è sensibile ad ogni tipo di luce. Il tempo ed il tipo di luce che colpisce la carta determina il tipo di immagine.
Un laptopogram si realizza tenendo la carta fotografica contro il monitor ed accendendo lo schermo per qualche secondo. Dopo si sviluppa la stampa nella maniera classica.
Ovviamente non è necessario un portatile. Potete usare una televisione o, per esempio, un iPhone. Qualsiasi tipo di schermo.




Quali sono i vantaggi di un laptopogram?
Questa tecnica permette di fare velocemente delle stampe a partire da qualsiasi immagine digitale: foto, grafica o persino filmati.
Inoltre il tempo per realizzare una stampa è poco.
E viene bene.
Come provare a realizzare un laptopogram in casa (regolazioni monitor, tempi di esposizione, ecc..)?
Il minimo che vi serve sono i reagenti chimici, la carta fotografica ed una stanza buia.
Tutto il resto è variabile.
Ha usato una padella del mio forno per lo sviluppo, una lampadina rossa della mia bicicletta per vedere al buio ed a volte utilizzo il caffè per fare stampe.
Quali consigli daresti per chi ha voglia di provare a realizzare un laptopogram?
Arachide + coriandolo = good.
Come prevedi di migliorare la tecnica del laptogram?
Con la pratica.
Risposte in inglese.
How did the idea came to you?
I’m terribly lazy and was lying down in the sun and the idea just came into my head.
Can you explain how the system works?
Photopaper is sensitive to any kind of light. The amount and quality of light, and the time for which you shine light on the paper determine the image.
Laptograms are made by taking a sheet of photo paper, pressing it against the monitor of a computer, and turning on the screen for a little while. After exposing you develop the print in a standard manner.
You dont need a laptop, of course. You can use a television, or an iPhone for example. You can use any kind of screen.
What are the advantages of a laptopogram?
This technique allows me to quickly make prints from any digital image: either photo, or graphics, even movies.
Plus the time period to make a print is smaller.
And it looks good.
How can somebody do a laptopogram at home (screen, calibration, exposure time, etc)?
The minimum you will need is chemicals (for developing and fixing) and photopaper and a dark space.
Everything else is variable.
I used a tray from my forno for developer, red light from my bicicletta for seeing in the dark, sometimes I use coffee to make prints.
What advice would you give to those who want to try out a laptopogram?
Arachide + coriandolo = good.
How do you plan to improve the technique of laptogram?
By practice.
UPDATE: EXTENDED INTERVIEW FOLLOWS
1. What is your history as a photographer?
I remember taking one photo when I was eight or nine. I was in the lounge of our home and my mother sat in front of the fireplace. This photo is perhaps from the same period as well. I found the scratched up negative two years ago when I went home.
A few years ago I stopped making darkroom prints. I scanned all my negatives on drumbeds and emailed myself the files. Laptopograms are the exact inverse; I take photos digitally and print them analogue. Its good to start again.
I started digital photography fairly recently. I now use my camera as a notebook of sorts, taking photos of everything. I put CHDK on it. Now my thoughts are distorted by this camera. Its like having memory you can grep.
2 – Can you tell you more about your previous experiments?
I like thinking of certain kinds of photography-as-performances.
Once I made casein prints and put them on little pieces of bread. The negatives had been developed with mint. Someone told me horse urine was the best toner but I didn’t find any horses in Helsinki so I used my own. I then walked around offering these foto-biscotti to people. Some people ate them. Some saw them for a little while, and then ate
them. Potassium bichromate is not good for you. Please don’t eat it.
At the PKBB in Jakarta I found an old Xerox machine. Now Bahasa Indonesia is quite fun; ‘foto’ means ‘photo’ ‘kopi’ is ‘coffee’, and ’susu’ is ‘milk’. ‘fotokopi’ is ‘photocopy’ and ‘kopisusu’ is ‘coffee with milk’.
My performance was called ‘fotokopisusu’. I developed some negatives in caffenol (which is coffee with washing soda) and made casein prints (casein extracted from milk). The audience was given the use of the Xerox machine. Some people made photocopies of the kopisusu prints. Some took my prints and left xeroxes behind.
In school I did a piece called ‘Aha! Oho!’ by asking people to imagine photographs. I would do this by placing an imaginary camera at a certain spot and asking people what they thought of the results. Sometimes I’d place the camera right atop our heads or in my shoe. Sometimes behind imaginary walls or in my mouth. I remember talking to Valentino Braitenberg about imaginary cameras and it was most jolly. He gave me those glasses you see in the picture. They have polarised lenses.
I would like to repeat these performances someday.
Here are two other pieces i did: here on Vimeo. The latter involves a rather lovely pianola roll given to me by Andy Cameron.
3. What are the techniques you enjoyed the most and appreciated in master’s works.
The Ungaro-Serbian photographer Andrea Palasti showed me Moholy-Nagy’s device. I liked it. The interwar period was good.
I make prints in my bathroom. And since my laptop is my lightsource I had internet in my darkroom. It was new.
4. What is the philosophy behind Laptograms, is ther anything behind it or is it just an impromptu discovery? Similarities and genealogic links with the history of photo printing?
Memory is funny. I usually have a backlog of film to be developed in a bag. Its all mixed. I developed some photos last week that I took two years ago. Its funny seeing old film that you shot. It triggers all these memories and sensations. Sometimes you do not remember taking this photo and this alters your memory of the past. Sometimes you go ‘Ah! so.’ Its like dental floss.
Early photography is interesting. You see it being used as an anthropometric tool, as an instrument. It becomes artistic later on.
A laptopogram is a mnemonic, as some photos are. It is a sign to remember the quotidian.
5. Where do you see Laptograms evolving in a year? Is there any specific subject where they might find anatural habitat and offer unique experience to the enthusiast?
Hmm. Laptopograms with Polaroid film is top on my list. You dont need any chemicals. You simply need a dark space.
Laptopograms of websites, of computer interfaces, of email inboxes, of internet porn – of these spaces we inhabit for eight hours a day.
Perhaps prints from movies; by playing cinema instead of displaying a static image.
I got hold of an iPhone yesterday. Its fun to use it like a stamp. Its a perverted scanner.
There are some websites which describe the shell script I used as a ‘virtual shutter’ or a ’shutter’. This is a flawed analogy. The script simply turns on the monitor. It is a timer. The nature of this technique is to ‘fold down’ the negative and the light source into a single object.
6. What were your feelings while watching this phenomenon grow like wildfire on the web in 36 hours?
Bemusement. Fabrizio Urettini and Alexandre Saumier-Demers were with me while this happened and we laughed.
7. What are you doing now?
I’m doing a series of prints for Fabrica. They are prints of the desktop screenshots of resident Fabricanti. I wrote to some of them and asked them to email me screenshots. Some responded immediately; some were shy; some rearranged things on their desktop; some said it was unfair because their desktops were not cool. It’s
been fun.
I might do something with Fabrizio’s gallery XYZ. A public darkroom perhaps,a circus sideshow.
8. Anything else?
Some people thought arachide+coriandolo=good was a chemical formula for developer. I meant to say that I like peanuts with coriander, its tasty.
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martedì, 29 dicembre 2009
pubblicato da Derfy in: Sviluppo e stampa Accessori
Zink, l’azienda che ha inventato la carta Zink, ha svelato la nuova generazione della tecnologia.
Il gruppo di lavoro dice aver effettuato molte migliorie ai processi chimici ed a tutte le parti interessate. Il risultato è una miglior resa delle stampe su carta Zink.
La nuova carta sarà disponibile nei formati 7×10cm e 10×15cm. Al momento non sono ancora stati annunciati nuovi prodotti hardware con la nuova generazione della tecnologia.
Via | PhotographyBlog
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sabato, 3 ottobre 2009
COMUNICATO STAMPA
Inserita nel ricco programma di
“Movieclub Film Festivalâ€
“Cinecittà , il Cinema e altre illusioniâ€
L’esposizione video-fotografica ideata da David Cardarelli, Emanuele Venditti e Alessandra Battaglia, rimarrà aperta fino al 10 ottobre 2009. La mostra, che vede figurare, tra i consulenti i nomi illustri di Giuseppe Berardini, Sofia Scandurra e Peppino Tomassi, è ospitata presso le sale del Circolo Culturale “R.Simeoni†(via Barberini n.28, Palestrina, Roma).
L’evento si configura come ideale prosecuzione della prima edizione del Movieclub Film Festival, il festival del cortometraggio organizzato dall’associazione culturale Movieclub Film.
Il percorso della Mostra è strutturato in tre grandi e spaziose sale, ed un ingresso curato nei minimi dettagli: oltre a maxi teli raffiguranti celebrità cinematografiche e registi di successo, si potrà ammirare la statua – riproduzione- del David di Donatello, premio assegnato in occasione di importanti riconoscimenti. Un viaggio culturale, un excursus nel mondo del cinema già a partire dalla Prima sala, allestita con dei ritratti di star di Hollywood e nostrane celebrità , immortalate dallo scatto del giornalista- telecineoperatore RAI Timoteo Salomone.
Esposti anche pezzi unici legati alla realizzazione delle pellicole cinematografiche di svariati anni fa: dalla “camera oscura portatile†, al libro dei sogni di Federico Fellini ed una collezione di francobolli “limited edition†con i volti più noti del cinema a cinque stelle.
Ci sono poi monitor, apparecchi audio video, a testimoniare quella “rivoluzione digitale†che ha permesso a molti di potersi cimentare con opere prime a costo praticamente zero, incentivando gli appassionati di cortometraggi.
Nella sala centrale, detta della Trifora, campeggia il suggestivo allestimento di una dozzina di gigantesche stampe su tela che ripropongono scene tra le più evocative del cinema italiano. Ultima, ma non meno importante la sala che accoglie la galleria di abiti, costumi ed accessori dedicati sia al mondo del cinema che a quello del teatro.
Gli organizzatori di “Cinecittà , il Cinema e altre illusioni†sono riusciti a portare, nel cuore di Palestrina, una serie di costumi autentici indossati da attrici ed attori che hanno fatto la storia del cinema, a cui si alternano creazioni di sartoria, realizzate per il teatro dal giovane costumista Nico Capogna.
In continuità con il Movieclub Film Festival, sarà inoltre possibile, su prenotazione, visionare alcuni cortometraggi della prima edizione della kermesse che ha riscosso grandissimo successo, con oltre 160 opere pervenute, 24 giunte in finale, 6 premiate dalla giuria del concorso, 1 da quella popolare e 3 menzioni speciali.
Nel corso delle proiezioni riservate alle scolaresche, vari ospiti e collaboratori della Mostra interverranno a commentare i cortometraggi.
Organizzazione a cura di
Associazione Culturale Movieclub
www.movieclubfilm.it
e-mail: info@movieclubfilm.it
Luogo
Circolo Culturale “R.Simeoniâ€
Barberini n.28, Palestrina, Roma
Orari
tutti i giorni (inclusi i festivi) dalle 10.00 alle 13.00
Pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00
ingresso libero
Chiusura
10 ottobre 2009
Visione cortometraggi a carattere didattico riservati alle scuole del Movieclub Film Festival
Solo su prenotazione
Referente Alessandra Battaglia
Tel. 3332570942
Addetto stampa
Roberta Spinelli
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