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Articoli marcati con tag ‘specchio’

Una fotocamera che spara veramente!

sabato, 21 maggio 2011
listen it it Una fotocamera che spara veramente!

4d16c GunWithCamera Una fotocamera che spara veramente!

Ecco a voi in copertina, la prima fotocamera in grado di sparare veramente! O è una pistola che fotografa?

Ognuno può avere il suo punto di vista, ma è sicuramente uno strano esperimento quello di unire una pistola ed una micro macchina fotografica. Si tratta di una Colt 38 che scatta automaticamente quando viene premuto il grilletto per fare fuoco. Realizzata nel 1938 potete notare sulla sinistra della copertina alcuni scatti.

L’altro giorno parlavamo della conseguenze del movimento dello specchio durante lo scatto. Immaginate il mosso durante uno sparo ed il movimento di pressione del grilletto. Probabilmente un’idea per documentare i colpi esplosi dalle forze dell’ordine olandesi.

Chi è sposato ora non sente una gran voglia di fare tante foto alla suocera? icon biggrin Una fotocamera che spara veramente!

Via | Photojojo

Una fotocamera che spara veramente! é stato pubblicato su Clickblog.it alle 13:59 di venerdì 20 maggio 2011.

 Una fotocamera che spara veramente!
 Una fotocamera che spara veramente!

 Una fotocamera che spara veramente!  Una fotocamera che spara veramente!

 Una fotocamera che spara veramente!

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Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

sabato, 21 maggio 2011
listen it it Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

6aac7 canon cut in half Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

All’inizio della settimana vi abbiamo mostrato due obiettivi Leica in sezione, mentre oggi vogliamo proporvi le immagini di una Canon EOS 1Ds con un 400mm f/4 DO IS USM.

Sezionati a metà fanno sicuramente un certo effetto e se volete vedere questo esemplare dal vivo potete recarvi al museo del quartier generale di Canon in Giappone.

L’obiettivo ha un costo non certo alla portata di tutti e la sezione degli elementi ne fa intuire facilmente il costo di produzione, mentre la 1Ds nonostante si tratti di un vecchio modello ha ancora il suo fascino e si può notare molto bene il pentaprisma che in alcuni modelli economici è sostituito da un penta specchio. Dopo il salto potete trovare una seconda immagine.


6aac7 canon cut in half2 Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

Via | PopPhoto

Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà é stato pubblicato su Clickblog.it alle 11:00 di venerdì 20 maggio 2011.

 Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà
 Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

 Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà  Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

 Una Canon 1Ds ed un 400mm tagliati a metà

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Sony A77, le caratteristiche

lunedì, 9 maggio 2011
listen it it Sony A77, le caratteristiche

3e228706d94aae3ff4bce012f35a46a7 Sony A77, le caratteristiche

Durante lo scorso CP+ in Giappone Sony ha mostrato il prototipo di Sony A77 che potete vedere qui sopra in copertina.

Questo nuovo modello a specchio traslucido dovrebbe avere un sensore CMOS da 24 megapixel con la possibilità di registrare video full HD con messa a fuoco continua, sensibilità ISO migliorata e corpo in lega di magnesio. A corredo anche un nuovo mirino elettronico. L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, probabilmente in luglio.

Potrà utilizzare supporti di tipo Compact Flash, SD*, Memory Stick e con una carica completa della batteria sarà possibile arrivare a fare fino a 1.000 foto.

Via | PhotoRumors

Sony A77, le caratteristiche é stato pubblicato su Clickblog.it alle 12:00 di lunedì 09 maggio 2011.

 Sony A77, le caratteristiche
 Sony A77, le caratteristiche

 Sony A77, le caratteristiche  Sony A77, le caratteristiche

 Sony A77, le caratteristiche

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Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

lunedì, 9 maggio 2011
listen it it Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

fba603c1bb021b6030717947511ded49 Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

Ormai sappiamo per cerco che Nikon ha un sistema senza specchio pronto al lancio, ma che è stato rimandato all’autunno per colpa dei danni subiti dalle fabbriche dopo il sisma e lo tsunami che hanno colpito il Giappone.

Se già qualche mese fa avevamo ipotizzato un sensore più piccolo della concorrenza sbirciando nei brevetti registrati ora abbiamo una indiscrezione che parla espressamente di un fattore di moltiplicazione 2,6x. Quindi il sensore, con un diametro di 17mm, sarà più piccolo anche del micro quattro terzi. Una scelta, questa di Nikon, che vuole probabilmente evitare di cannibalizzare il suo mercato di reflex.

Nel grafico qui sopra potete vedere la dimensione dei vari formati di sensori per capire meglio la differenza fra i vari modelli. Ci sono ancora voci discordanti sulla possibilità che questo sistema sia di tipo amatoriale o professionale.

Via | NikonRumors

Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x é stato pubblicato su Clickblog.it alle 10:00 di lunedì 09 maggio 2011.

 Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x
 Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

 Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x  Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

 Nikon Evil: moltiplicatore 2,6x

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Nikon D5R concept camera

mercoledì, 4 maggio 2011
listen it it Nikon D5R concept camera

c4bbec4285b5b1ebdb6f585f4597fef3 Nikon D5R concept camera

Quella che potete vedere in copertina è una concept camera e non rappresenta un prodotto ufficiale di Nikon.

Fatta questa doverosa precisazione l’idea proposta dal designer rappresenta un punto di vista differente sui sistemi per fotografare in verticale con maggiore comodità. Come potete vedere dall’immagine in copertina quest’ipotetica reflex avrebbe sensore, baionetta, pentaprisma, sensore AF, specchio e mirino montati su un supporto che consente una rotazione di 90°. In questo modo la fotocamera potrà essere impugnata nello stesso modo, ma sarà sufficiente ruotare il sensore per ottenere foto verticali.

Da un punto di vista meccanico non c’è niente di così complicato, anche se dubito si possa arrivare ad occupare meno spazio, ma voi apprezzereste l’idea se venisse applicata su una reflex reale?

Via | NikonRumors

Nikon D5R concept camera é stato pubblicato su Clickblog.it alle 13:59 di mercoledì 04 maggio 2011.

 Nikon D5R concept camera
 Nikon D5R concept camera

 Nikon D5R concept camera  Nikon D5R concept camera

 Nikon D5R concept camera

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Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant-Garde

mercoledì, 2 febbraio 2011
listen it it Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde

Quando si parla di nudo, esibito, provocante, algido, e così spudoratamente potente e celebrato da ridisegnare l’iconografica della realtà, insieme a quella della fotografia glamour, Helmut Newton rimane una delle icone incontrastate del genere, sia che lo consideriate un abile voyeur, o un grande maestro del nudo femminile (con eccezioni intriganti come Helmut Berger allo specchio).

In ogni caso un fotografo emblematico scomparso on the road, al quale il Kunstverein Apolda Avant-Garde ha dedicato la retrospettiva che sta facendo il giro del web e, in un arco temporale che va dal 1973 al 2002, spazia dalle Polaroid provenienti dalla collezione dello stilista Yves St. Laurent alle passeggiate sui tacchi, da pubi incorniciati a ritratti senza veli di intriganti sconosciute e grandi star del calibro di Charlotte Rampling, Monica Bellucci o Naomi Campbell.

75 immagini in grande formato, esposte fino al 27 marzo 2011, delle quali il primo video fornisce un assaggio, eloquente anche senza audio, se non masticate la lingua madre del fotografo, mentre quello a seguire spazia in una panoramica più ampia della produzione.

Helmut Newton “nud0″ al Kunstverein Apolda Avant-Garde é stato pubblicato su clickblog alle 09:47 di mercoledì 02 febbraio 2011.

 Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde
 Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde

 Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde  Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde

 Helmut Newton "nud0" al Kunstverein Apolda Avant Garde

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DxOMark mette a confronto le reflex APS-C

mercoledì, 26 gennaio 2011
listen it it DxOMark mette a confronto le reflex APS C

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Dxomark ha pubblicato sul suo sito i dati relativi al sensore della Sony A580 ed ha deciso di mettere a confronto tutti i modelli di reflex APS-C.

Analizzando i dati di tutti i sensori si è potuto notare il miglioramento delle nuove generazione di reflex rispetto a quelle passate soprattutto nel settore della sensibilità alla luce. Ricordando che DxOMark prende in considerazione solamente i dati del sensore e non è un metro unico per valutare una fotocamera, vengono messe sul podio la Pentax K-5, la Nikon D7000 e la Sony A580.

Un po’ sconfortante il risultato della 60D che arriva ultima nei test e rimane persino dietro alla A55 che perde un terzo della luce per colpa dello specchio traslucido.

Ecco alcuni punti da cui potete partire:

Via | 1001NoisyCameras

DxOMark mette a confronto le reflex APS-C é stato pubblicato su clickblog alle 13:00 di martedì 25 gennaio 2011.

 DxOMark mette a confronto le reflex APS C
 DxOMark mette a confronto le reflex APS C

 DxOMark mette a confronto le reflex APS C  DxOMark mette a confronto le reflex APS C

 DxOMark mette a confronto le reflex APS C

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Un treno dotato di Fisheye

venerdì, 1 ottobre 2010
listen it it Un treno dotato di Fisheye

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In copertina potete vedere una foto del treno che le ferrovie svizzere utilizzano per il controllo della sicurezza dei tunnel mostrato ad Innotrans, una fiera del settore che si è tenuta a Berlino.

Sul frontale sono stati montate 5 reflex Nikon con 5 obiettivi Nikon DX AF Fisheye-Nikkor 10.5mm f/2.8G ED. Uno specchio posto frontalmente con un’inclinazione di 90° consente di riprendere ogni punto della galleria che si sta attraversando. Le immagini vengono poi incollate insieme. Viene anche generato un video ed un modello 3D della struttura attraversata.

Un sistema molto interessante anche perché consente di rilevare in maniera automatica ogni singola deformazione anche viaggiando a 200km/h anche se si comporta meglio a bassa velocità.

d9c1f5bf6b6989f3e2c4ffad51307e1f Un treno dotato di Fisheye056d79d470b0ccba2892072e92c46100 Un treno dotato di Fisheye264208569a8f45d3157b3ee912f8cb61 Un treno dotato di Fisheye62b30bdb7d934084f0aac300a774e410 Un treno dotato di Fisheye

Via | NikonRumors

Un treno dotato di Fisheye é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di venerdì 01 ottobre 2010.

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Greg du Toit, 270 ore immerso in acqua per fotografare la natura selvaggia

lunedì, 19 aprile 2010
listen it it Greg du Toit, 270 ore immerso in acqua per fotografare la natura selvaggia

6cb4b4ab4d42501b91e12e4d272c11f0 Greg du Toit, 270 ore immerso in acqua per fotografare la natura selvaggia

Il fotografo naturalista Greg du Toit ha passato più di 270 ore nascosto in un piccolo specchio d’acqua per fotografare al meglio gli animali che venivano ad abbeverarsi.

Inizialmente aveva scavato una buca vicino all’acqua, ma infastidito dagli insetti si era buttato in acqua per cercare riparo. In quella posizione, con solo la testa fuori, ha passato 3 ore al giorno, ogni giorno, per più di un tre mesi riuscendo a scattare delle immagini stupende.

Il prezzo di questo “successo” sono state una serie di malattie fra cui la malaria e vari vermi. Il più “simpatico” di questi ultimi ha passato un bel po’ di tempo all’interno del suo piede. Voi al suo posto come vi sareste comportati?

Via | DailyMail

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PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mercoledì, 11 novembre 2009
listen it it PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mostra pilatsro milano3 1023x723 PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

Conoscere per fotografare. Fotografare per conoscere. È di certo questa prima frase a costituire il filo conduttore del lavoro a più mani esposto, mostra frutto di un lungo lavoro che si è sviluppato dal workshop di fotografia sociale condotto dal fotografo Giulio Di Meo. Il corso è stato frequentato da una decina di persone di varie età e con esperienze fotografiche eterogenee tra loro. Durante le lezioni si è sviluppata un’ampia panoramica approfondita da momenti di dibattito su cosa si intenda reportage e la fotografia sociale.
Giulio Di Meo ha voluto trasmettere ai suoi allievi il concetto di “fotografia sociale” interpretando la fotografia come necessità di una sensibilità, di un’etica, di un impegno particolare. Una fotografia che lui stesso afferma come “desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, indignazione ma anche di amore, passione, speranza; una fotografia impregnata da un’intensa umanità.” La “fotografia sociale” quindi vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Il contesto questa volta è stato il Pilastro, quartiere della periferia bolognese sorto negli anni sessanta con la costruzione di numerosi condomini di edilizia pubblica. E qui vivono tante persone che dal sud Italia sono arrivate a Bologna nell’epoca del boom economico per cercare un lavoro. Oggi si mescolano a queste persone molti stranieri, protagonisti di esperienze simili, ma ogni volta uniche e singolari. Si amalgamano così vite diverse che creano un melting pot di culture e usanze provenienti da differenti luoghi del mondo. Ogni persona è lo specchio di percorsi differenti e condivide ora un presente comune. La vita si tocca, si vede e si percepisce nella quotidianità delle strade e dei parchi. Come il prato del parco Pasolini è punto di incontro di molti ragazzi che si incontrano qui, così dietro il “virgolone”, enorme edificio costituita da molti appartamenti e diversi piani, gli anziani lavorano gli orti comunali, riposano e giocano a carte seduti sulle panchine. “Pilastro” significa anche tenacia, costanza, fatica, e naturalmente credere nei propri mezzi e nell’energia che si respira quando ci si mette in gioco. Qui la palestra di Boxe e Muay Thai riunisce i giovani che passano i loro pomeriggi sognando di diventare dei campioni. Il Pilastro è anche sport, quello vero, che parte dal basso e nasce dalla passione. Una passione che unisce. Ed ecco le persone che ci hanno permesso di rappresentare qualche istante della loro vita. Queste fotografie vogliono gettare uno sguardo sulla realtà del Pilastro e. svelare cosa significhi farne parte. Vogliono aiutare a leggere oltre i confini di un quartiere che erroneamente viene etichettato come periferico, degradato e come luogo di disagio sociale. In questo racconto potreste scoprire una realtà diversa, non inquinata da pregiudizi e luoghi comuni. Una realtà che ci ha affascinato e sorpreso. Provateci, forse ne rimarrete colpiti.

Espongono: Roberto Brandoli, Filippo Carnevali, Lorenzo Ciancaglini, Sabrina Flocco, Laura Luppi, Enrico Migotto, Eleonora Minler, Nicola Sacco, Alessia Scarpa, Alberto Sola e Emanuele Vesentini.
Ecuador
Il sostegno alle comunità locali – cibo, ambiente e salute
Ucodep è impegnata dal 1995 in Ecuador, nell’area andina di Cotacachi (provincia di Imbabura) nella realizzazione di interventi di miglioramento dell’alimentazione e della produzione agricola delle comunità indigene. Nel 2002 si è iniziato a lavorare anche nella regione amazzonica nord orientale del paese al confine con la Colombia, la provincia di Sucumbios, dove si estende l’importante riserva naturale del Cuyabeno, nel settore della difesa dell’ambiente e della tutela della salute.
L’intervento di Ucodep in Ecuador è strettamente legato all’attività agricola e alla conservazione del patrimonio naturalistico della Foresta Amazzonica. Nel corso degli ultimi decenni il settore agricolo ha diminuito la propria redditività e la popolazione rurale ha dovuto fronteggiare l’aumento della povertà, l’impoverimento del suolo, il peggioramento delle condizioni ambientali e la riduzione della possibilità di accedere a servizi primari quali educazione e sanità. Inoltre, nella provincia di Sucumbios si è registrata una crescita dell’attività di estrazione del petrolio con gravi conseguenze ambientali. Sebbene esista un regime democratico fin dal 1979, il contesto socio economico dell’Ecuador è caratterizzato da instabilità politica cronica, da fratture interne al paese e forti influenze regionali nei partiti. Dal punto di vista ambientale l’Ecuador presenta un’immensa ricchezza naturale, una grande biodiversità e numerose risorse idrogeologiche e minerarie, tutto ciò minacciato dai cambiamenti climatici e dal crescente sfruttamento delle risorse energetiche, soprattutto del petrolio.
Tenuto conto di tutto ciò, Ucodep è intervenuta in Ecuador con sostegno all’agricoltura e alle comunità locali per lo sviluppo rurale e valorizzazione delle risorse del territorio, di tutela dell’ambiente e della biodiversità locale e di lotta alla povertà.
Nella regione Andina di Cotacachi vivono numerose comunità di Indios (circa il 60% della popolazione residente nella zona) che, tradizionalmente, si dedicano all’agricoltura di sussistenza. Tuttavia, in seguito alla riforma agraria introdotta negli anni ’60 dal governo militare, tali popolazioni si sono trovate costrette a coltivare terreni sempre più ridotti e in posizioni sfavorevoli, con il conseguente progressivo impoverimento dei campi e la riduzione delle varietà prodotte e della qualità dei prodotti. La conseguenza di tutto ciò è stato l’indebolimento del settore agricolo, la scarsa differenziazione alimentare e l’insorgere di malattie legate alla malnutrizione, l’emigrazione dalla campagna alla città, l’abbandono dei figli per ragioni lavorative e quindi la riduzione della frequenza scolastica.
L’area della Riserva del Cuyabeno presenta un altissimo valore naturalistico, floristico e faunistico. A causa della difficoltà di accesso a questa zona l’accesso ai servizi di base, tra i quali l’uso di acqua potabile e l’assistenza medica, è molto limitato. Lo sfruttamento delle risorse naturali, per molti degli abitanti della zona, rappresenta l’unica possibilità di reddito. Gli interventi di Ucodep si concentrano quindi in queste due zone con un approccio che mira, quindi, allo sviluppo agricolo nel rispetto delle risorse locali, della valorizzazione delle stesse, della difesa dell’ambiente e del rafforzamento dei piccoli produttori locali. Ucodep si dedica anche al supporto all’educazione primaria e alla tutela della salute locale, in un’ottica integrata di sviluppo locale.
Attualmente l’intervento di Ucodep in Ecuador è realizzato tramite gli uffici di Cotacachi e Lago Agrio. La mostra fotografica Ecuador: Colori e Volti, organizzata dai volontari Ucodep di Milano, vuole ripercorrere appunto l’esperienza di 15 anni di Ucodep in Ecuador attraverso la natura, le persone e i colori che caratterizzano questo affascinante e variegato Paese. Il gruppo dei volontari Ucodep di Milano organizza e propone attività a sostegno dei progetti di Ucodep in Ecuador.
Per saperne di più di Ucodep e delle attività dei gruppo di Milano:
gtmilano@ucodep.org – www.ucodep.org
credits foto: Andrea Cianferoni, Ilaria Lazzarini, Demostenes Uscamayta Ayvar/Ucodep ©

Dal 13 al 28 Novembre 2009

Centro Sociale Barrio’s
via Barona, ang. via Boffalora, Milano
Per Info: tel.0289159255 – fax0289158280 – barrios@comunitanuova.it – www.barrios.it

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La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri a favore della ILO 169

martedì, 22 settembre 2009
listen it it La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri  a favore della ILO 169
353e29203aea7c0f01afdfef119ff684 La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri  a favore della ILO 169

La mano di Raffaella e di una donna boscimane

La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri al rientro dalla sua spedizione in solitaria in Botswana annuncia: “Il mio progetto immediato è mettere il mio operato e le mie opere al servizio di cause umanitarie. La Fotografia Umanitaria è uno strumento importantissimo per aiutare chi soffre. E’ uno specchio vivido e tangibile sulla realtà, senza trucchi o mistificazioni. E le potenzialità di sensibilizzazione e di aiuto concreto a chi ne ha bisogno sono tantissime, attraverso i media, mostre, proiezioni, aste di beneficenza, e collaborazioni con le ONG ( ndr Organizzazione Non Governativa, è una organizzazione indipendente dai governi e dalle loro politiche. Generalmente si tratta di organizzazioni non aventi fini di lucro che ottengono una parte significativa dei loro introiti da donazioni.)”
Chiediamo alla fotografa : come è nato per Lei il concetto di Fotografia Umanitaria?
Dice la Milandri, già autrice di una mostra sul lavoro minorile in India e di una mostra con asta di beneficenza a favore di un centro per anziani senzatetto del Nepal :
“ E’ stato un percorso personale che ha amalgamato diversi ingredienti. Passione per la fotografia e per il viaggio in solitaria. Attenzione estrema per i Paesi in sofferenza e in via di sviluppo, le culture in pericolo, i diritti umani violati. Curiosità innata, spirito di osservazione e capacità di adattamento alle situazioni estreme. Ho viaggiato scomodamente, ho scattato foto in condizioni difficili, ho mangiato spartanamente , ho dormito in modesti alloggi -ma sempre col sorriso -mischiandomi fra la gente, adeguandomi ad un diverso stile di vita e ad una diversa mentalità, assorbendo come una spugna costumi , atteggiamenti e sentimenti. Essere donna, pur se con molti rischi, mi ha fatto accettare e giudicare inoffensiva”
Continua la Milandri:
“Ho raccolto foto discrete, belle, bellissime. Ma sempre e soprattutto testimonianze.
Bambini al lavoro; donne in condizioni di sfruttamento e disagio; popolazioni indigene umiliate ed in pericolo; violenze ed ingiustizie. E’ così che approdo alla fotografia umanitaria. Ho raccolto in giro per il mondo un mare di sofferenza, ora il mio animo è greve di tanto dolore e ansioso di agire”
Come pensa di mettere in pratica i suoi programmi, e a chi darà la priorità negli aiuti?
“Prima di tutto sono disponibile per ONG e associazioni non profit, come dicevo, con il mio operato e le mie opere; poi ho focalizzato i primi due obiettivi precisi , per i quali agirò attraverso i media e una mostra fotografica. Il primo obiettivo è sostenere e promuovere la ratifica dell’Italia alla ILO 169, una convenzione internazionale a favore dei diritti dei popoli indigeni e tribali. Allo scopo ho anche già formato un gruppo su Facebook, stiamo inviando lettere di sollecito al Ministro Frattini.Siamo già in diverse centinaia. Il link è http://apps.facebook.com/causes/355059?m=cc366e79 ”
LA ILO E LA ILO 169.
La ILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’ agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che si occupa di promuovere il lavoro, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , promuove i diritti dei lavoratori ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro, promuovendo pace, prosperità e progresso. L’Italia è stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e “tribali” e si occupa di questioni d’importanza vitale :
garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali; il diritto all’identità culturale e alle tradizioni comunitarie ;
il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano;
l’uguaglianza di fronte all’amministrazione ed alla giustizia;
il diritto alla terra ed alle risorse , all’occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate .
I popoli che tuttoggi aspirano ad uguaglianza e a diritti sono : gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, i boscimani del Kalahari, gli Innu canadesi e tanti tanti altri(per non parlare della scottante situazione tibetana).
L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
Riprende la Milandri: “Ma è molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono spesso tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto, dopo che le loro terre sono state usurpate per petrolio, oro, diamanti, uranio, legname, a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra
ancestrale.”
Aggiunge la Milandri: “Non voglio che questi popoli e le loro tradizioni rimangano solo nei documentari o nei film. E’ sacrosanto fermare e combattere l’estinzione di popoli, culture, tradizioni.”
Sensibilizzare il Governo per la ratifica alla ILO 169, dunque, è il primo obiettivo.
E il secondo?
“ Ho avuto modo di appurare di persona il problema dei boscimani del Kalahari. E’ una questione ampia e complessa, ma l’urgenza ora è far aprire i pozzi d’acqua per quei villaggi isolati all’interno del Central Game Reserve. I boscimani (Bushmen) hanno vissuto per più di 22.000 anni in quei territori e molti di loro sono stati recentemente allontanati sulla base di programmi governativi di reinsediamento.
L’urgenza è far riaprire i pozzi per coloro che tuttora vi abitano, e poi permettere, a tutti coloro che vogliono, di ritornarvi. Vi è un tesoro di tradizioni e cultura in questo popolo, e va preservato: ma senza l’acqua non si vive. ”

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Simboli e segreti nei giardini di Firenze. Storie, aneddoti, personaggi

domenica, 7 giugno 2009
listen it it Simboli e segreti nei giardini di Firenze. Storie, aneddoti, personaggi

SIMBOLI E SEGRETI NEI GIARDINI DI FIRENZE. STORIE, ANEDDOTI, PERSONAGGI
Autore: Paola Maresca
Editore: Angelo Pontecorboli
Formato: 14×20 cm
Pagine: 136
Illustrato
Anno: 2008
Codice ISBN: 978-88-88461-69-4
Prezzo (di copertina): 13,80 Euro

PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lbsegrefirenze.htm

(continua…)

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