venerdì, 23 aprile 2010

È esperienza comune muoversi in luoghi apparentemente conosciuti perché attraversati nei nostri spostamenti quotidiani ma sui quali raramente soffermiamo l’attenzione, dei quali difficilmente cogliamo i tratti distintivi, gli elementi specifici che li compongono. Soprattutto se, tralasciando riferimenti impegnativi come i clichés visivi del centro storico veneziano o luoghi dotati di una forte connotazione culturale, la nostra attenzione viene riportata verso quelle parti di territorio meno conosciute, apparentemente banali e che generalmente consideriamo scarsamente degne di essere osservate e, tanto meno, rappresentate.
È ciò che può accadere trovandosi di fronte ad alcune parti del territorio di Mestre, luoghi spesso periferici, marginali e, proprio in virtù di queste caratteristiche, instabili e soggetti a continue trasformazioni.
Eppure è proprio a partire da luoghi di questo tipo che diviene meglio possibile ridonare capacità di attenzione al nostro sguardo distratto, accecato dal susseguirsi di immagini stereotipe che pervadono il nostro quotidiano. Perché questi luoghi si prestano a divenire oggetto elettivo per esercizi di una grammatica del vedere, come quella di fotografare un oggetto da più punti di vista e in maniera sistematica, come insegnava Italo Zannier. Questo metodo analitico, riproposto nell’ottica di una più complessa descrizione di quella che Roland Barthes definiva l’”intrattabile realtà”, è quello seguito da Guido Guidi nei suoi laboratori di fotografia, nei quali gli studenti erano chiamati a misurarsi con temi presi a prestito da alcuni giochi linguistici di Bruno Munari: faccia a faccia, faccia a vista, occhio al palo, ora che ti vedo…
Potremo vedere i lavori realizzati nell’ambito dell’ultimo laboratorio svolto presso la facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia nella mostra che il Centro Culturale Candiani ospiterà dal 2 al 30 maggio 2010. La mostra Faccia a faccia, pensata come esperienza didattica conclusiva del corso, documenta la volontà di insistere sull’impossibilità del fotografo di sfuggire al soggetto e anche su quella dello spettatore di sfuggire al facingness tra l’opera (la fotografia ) e chi la guarda: l’opera ci guarda.
L’approccio proposto da Guido Guidi è stato quello di portare gli studenti ai limiti del linguaggio fotografico, per esplorare le qualità del reale senza cadere nelle rappresentazioni consolidate e rassicuranti che si fermano all’apparenza delle cose. Il lavoro è stato orientato verso lo sviluppo di un progetto visivo svolto a partire da scambi continui sui diversi modi possibili di vedere e mettere in immagine, andando oltre un uso della fotografia inteso unicamente come strumento tecnico di documentazione del reale ed evidenziando invece come esso sia un mezzo in grado di contribuire alla costruzione estetica del paesaggio contemporaneo e di offrire elementi e direzioni utili alla descrizione del mondo che ci circonda.
La scelta delle fotografie a la messa in sequenza hanno completato un processo di apprendimento teso a ravvivare le nostre percezioni rese opache dalle consuetudini e a riscoprire l’ethos della fotografia: quello di educarci, come avrebbe detto Moholy-Nagy, a una visione intensiva.
#
FACCIA A FACCIA
Lavori realizzati dagli studenti del Laboratorio di Fotografia
Facoltà di Design e Arti – Università IUAV di Venezia
Guido Guidi
Ideazione mostra di
Guido Guidi
Mostra a cura di
Andrea Pertoldeo
Mariano Andreani
Luisa Siotto
Iniziativa realizzata in collaborazione con
Università IUAV di Venezia e Galleria Contemporaneo
Centro Culturale Candiani
sala Paolo Costantini terzo piano
dal 2 al 30 maggio 2010
Inaugurazione:
venerdì 30 aprile, ore 18.00
orario:
da lunedì a venerdì 15.30 – 19.30
sabato e festivi 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.30
chiuso il 1° maggio
ingresso libero
Info
Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7 – Mestre
t. +39 041 2386126
candiani@comune.venezia.it
www.centroculturalecandiani.it
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lunedì, 19 maggio 2008
Roberto Signorini
Alle origini del fotografico.
Lettura di The Pencil of Nature (1844–46) di William Henry Fox Talbot
(Bologna, CLUEB – Petite Plaisance, 2007)
The Pencil of Nature (La matita della natura), pubblicato nel 1844-46 da uno dei padri della fotografia, l’inglese William Henry Fox Talbot, è considerato il primo libro corredato da fotografie, ma rappresenta anche la prima occasione di riflessione tecnica e teorica sulla fotografia, anticipando questioni che ancora toccano la nostra contemporaneità .
Roberto Signorini, docente e studioso di teoria della fotografia, si è cimentato nella prima traduzione integrale in lingua italiana di questo fondamentale testo, corredandola di un corposo saggio introduttivo ricco di spunti e suggerimenti. Oltre a contestualizzare storicamente il lavoro di Talbot ponendolo in relazione al quadro politico e sociale dell’Inghilterra della prima metà del XIX secolo e col complesso profilo culturale dell’autore, Signorini individua nell’opera dello studioso e fotografo inglese la prima origine di alcune questioni teoriche che hanno segnato il dibattito intorno al tema del “fotografico†in questi ultimi decenni.
Talbot è stato infatti tra i primi a riconoscere nei suoi testi la peculiarità del rapporto che la fotografia intrattiene con il suo referente oggettivo, anticipando così quella che sarà la concezione della fotografia come icona e come indice, mutuata dal filosofo statunitense Charles S. Pierce, e poi sviluppata negli scritti teorici di autori quali Susan Sontag, Roland Barthes e Rosalind Krauss.
E’ dunque alla luce di queste posizioni teoriche recenti, ben sintetizzate in un altro suo testo (Arte del fotografico, Pistoia, CRT, 2001) che Roberto Signorini ci invita a ripensare la figura di Talbot quale precursore della dialettica tra fotografia come raffigurazione e come impronta, ma anche quale testimone consapevole e avvertito della messa in crisi della stessa figura dell’autore in coincidenza con la messa a punto della prima immagine tecnologica.
Il libro di Roberto Signorini è presentato da Vincenzo Marzocchini, storico e critico della fotografia; Marco Andreani studioso di fotografia presso l’Università di Parma e da Marcello Sparaventi fotografo e curatore; giovedì 29 maggio ore 18.00 presso la Biblioteca San Giovanni a Pesaro in via Passeri 102
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lunedì, 11 febbraio 2008
Milano, 21 gen. – (Adnkronos/Adnkronos Cultura) – “Alle origini del fotografico. Lettura di ‘The Pencil of Nature di William Henry Fox Talbot’ ” e’ il titolo del nuovo libro di Roberto Signorini nel quale l’autore, studioso di teoria della fotografia e docente presso universita’ e scuole di fotografia, si e’ cimentato con la traduzione integrale in lingua italiana del testo pubblicato nel 1844-46 da uno dei pionieri della tecnica fotografica, l’inglese William Henry Fox Talbot, arricchendo il tutto con un corposo saggio introduttivo. Primo libro ad essere illustrato da fotografie, “The pencil of nature” rappresenta anche una delle prime riflessioni tecniche e teoriche sulla fotografia, la cui portata anticipa questioni che riguardano ancora la nostra contemporaneita’.
Oltre a contestualizzare storicamente il libro nell’ambito dell’Inghilterra del suo tempo e all’interno del percorso estetico ed artistico dell’autore, Signorini pone l’opera del fotografo inglese alle origini di una serie di riflessioni teoriche che hanno animato il dibattito sul tema del ”fotografico” negli ultimi decenni.Talbot e’ infatti il primo a insistere sul rapporto che la fotografia intrattiene con il suo referente oggettivo, anticipando cosi’ quella che, mezzo secolo dopo, sara’ la concezione della fotografia come icona e come indice, che trova riscontro negli scritti di autori quali Susan Sontag e Roland Barthes.
Edito da Clueb (pp. 520, euro 38,00), il volume sara’ presentato domani alle ore 18 presso la sala consultazione del Civico Archivio Fotografico, presso il Castello Sforzesco di Milano. All’evento parteciperanno Pierangelo Cavanna e Franco Vaccari.
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