Per scovare perle d’oriente non serve seguire le rotte di Marco Polo, in questo periodo basta fare un salto a Modena, per approfittare della prima retrospettiva italiana dedicata al maestro della fotografia pittorica giapponese Yasuzo Nojima, e il mix irresistibile di estetica occidentale e sensibilità orientale raggiunto dal fotografo senza mai lasciare il Giappone.
Al resto ci pensano le 112 opere realizzate dall’artista dal 1910 al 1953, che spaziano dal pittorialismo (kaiga shugi shashin) alla straight photography (shinko shashin), fino agli anni del secondo conflitto mondiale, esposte al Fotomuseo Panini di Modena, delle quali potete avere un piccolo assaggio nella gallery.
La mostra, curata da Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, e il catalogo edito da Skira, sono realizzati con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, in collaborazione con il Fotomuseo Panini di Modena, il National Museum of Modern Art di Kyoto (MoMAK) e con il sostegno della Japan Foundation.
Per approfittare di questa rara occasione, per giunta ad ingresso gratuito, basta fare un salto a Modena fino al 5 giugno 2011.
Nella Gallery:
01.
Yasuzo Nojima
Tulips
gelatina al bromuro d’argento, 1940
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
02.
Yasuzo Nojima
Woman
gelatina al bromuro d’argento, 1933
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
04.
Yasuzo Nojima
Miss Chikako Hosokawa
stampa al bromolio, 1932
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
05.
Yasuzo Nojima
Model E.
stampa al bromolio, 1931
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
06.
Yasuzo Nojima
Titolo sconosciuto (Model F.)
stampa al bromolio, 1931
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
08.
Yasuzo Nojima
Nude from rear
stampa al bromolio, 1930
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
09.
Yasuzo Nojima
Titolo sconosciuto
stampa al bromolio, 1930
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
10.
Yasuzo Nojima
Busshukan (Fingered Citrons)
stampa al bromolio, 1930
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
11.
Yasuzo Nojima
At Choschi
stampa alla gomma bicromata, 1915
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
12.
Yasuzo Nojima
Muddy Sea
stampa alla gomma bicromata, 1910
Courtesy The National Museum of Modern Art, Kyoto
Con Ida Kar la nostra gallery di sguardi femminili fa un bel salto nel tempo, arricchendosi dell’obiettivo di una donna di origini armene che ha saputo conquistare la fiducia dei critici più scettici, imponendosi come una delle figure chiave della ritrattistica del XX secolo.
Con un patrimonio di oltre 800 stampe originali, diecimila negativi, lettere e un portfolio di immagini realizzate nel 1954 agli atelier degli amici parigini, dall’esposizione alla Whitechapel Art Gallery di Londra nel 1960, Ida Kar torna protagonista di una nuova retrospettiva ospitata dalla National Portrait Gallery.
Fino al 19 giugno 2011, Ida Kar: bohemian photographer, 1908-74, porta in mostraritratti di volti celebri e sconosciuti, spesso inediti, scattati direttamente negli atelier dove il fermento artistico e culturale della Londra degli anni Cinquanta e Sessanta ha preso vita.
Scrittori, scultori, pittori, attori e fotografi al lavoro, o solo nei loro ambienti di ispirazione e creazione più congeniali, da Barbara Hepworth intenta a domare una grande struttura metallica, a Jean-Paul Sartre all’ombra della sua torre di libri, passando per la collezione d’arte africana di André Breton, l’atelier di Helena Rubinstein, Le Corbusier al tavolo da architetto e Dmitri Shostakovich al pianoforte, i quadri di Marc Chagall e Gina Lollobrigida in posa con il busto realizzato da Sir Jacob Epstein .. tutti visti attraverso lo sguardo attento, e l’obiettivo acuto, di questa pioniera della ritrattistica Bohemian.
Quando si parla di nudo, esibito, provocante, algido, e così spudoratamente potente e celebrato da ridisegnare l’iconografica della realtà, insieme a quella della fotografia glamour, Helmut Newton rimane una delle icone incontrastate del genere, sia che lo consideriate un abile voyeur, o un grande maestro del nudo femminile (con eccezioni intriganti come Helmut Berger allo specchio).
In ogni caso un fotografo emblematico scomparso on the road, al quale il Kunstverein Apolda Avant-Garde ha dedicato la retrospettiva che sta facendo il giro del web e, in un arco temporale che va dal 1973 al 2002, spazia dalle Polaroid provenienti dalla collezione dello stilista Yves St. Laurent alle passeggiate sui tacchi, da pubi incorniciati a ritratti senza veli di intriganti sconosciute e grandi star del calibro di Charlotte Rampling, Monica Bellucci o Naomi Campbell.
75 immagini in grande formato, esposte fino al 27 marzo 2011, delle quali il primo video fornisce un assaggio, eloquente anche senza audio, se non masticate la lingua madre del fotografo, mentre quello a seguire spazia in una panoramica più ampia della produzione.
Una ‘passeggiata’ può essere solo una passeggiata o il ritratto di dettagli che rivelano ambienti, cultura, atmosfere ed emozioni. A volte è un fatto di prospettiva, sempre di percezione, nel caso di Frank Horvat di “istanti privilegiati” che lo emozionano conciliando la luce con l’umore, e trasformano in fotografie sorprendenti anche lenzuola sfatte o una tavola apparecchiata.
Un fotografo che nella sua lunga carriera ha cercato e trovato emozioni ovunque, ritraendo cappelli di Givenchy e alberi, le sculture di Degas e il sapore del Gran Tour di Goethe in Sicilia, la folla della Gare Saint-Lazare e l’interno di celebri locali parigini, la silhouette di Coco Chanel con cane, e una finestra aperta sulle brume di Cotignac, dove abita.
Dopo la precedente esposizione di “Due serie di fotografie a mezzo secolo di distanza”, sarà ancora Lugano, dove il fotografo frequentò il Liceo durante la guerra, ad ospitare una retrospettiva di Frank Horvat e la sua eclettica produzione fotografica della quale trovate un assaggio in questa gallery.
Dal 24 febbraio al 5 maggio 2011 la Galleria Photographica FineArt farà un’eccezione alla consuetudine di mettere a confronto gli artisti emergenti con i grandi maestri della fotografia mondiale, dedicando una retrospettiva al fotografo che formatosi in contesti culturali differenti, dall’Italia alla Francia, dalla Svizzera all’India, ha continuato a sperimentare, dai reportage per l’agenzia Magnum, ed i servizi di moda per Elle e Vogue, alla realtà del quotidiano, dalla pellicola al digitale.
Tutti i giorni una piccola scoperta, qualche volta anche quella ‘della cosiddetta acqua calda’, ci rivela la conoscenza superficiale che abbiamo di cose più o meno complesse che diamo per scontate.
Ricordo ancora l’emozionante scoperta degli studi visivi sulla locomozione di Eadweard Muybridge come una sorprendente rivelazione per lo sguardo della bambina cresciuta con Instamatic, Polaroid, Cinema e Televisione.
Una rivelazione sotto tanti punti di vista, con la quale la retrospettiva ospitata alla Tate Britain fino al 16 Gennaio 2011, e un nuovo volume della Taschen consentono di misurarsi.
In attesa che il sito di NIPPON. Tra mito e realtà: arte e cultura nel Paese del Sol levante sia finalmente navigabile (non prima del 23 ottobre) e Lugano si riempia di miti e realtà del Paese del Sol levante, continuiamo la nostra piccola esplorazione dell’autunno svizzero dal sapore decisamente orientale, passando dalle origini della fotografia alle sue espressioni più contemporanee.
Dall’ineffabile perfezione delle stampe fotografiche del XIX secolo ospitate a Villa Ciani, ad Araki Love and Death allestita al Museo d’Arte di Lugano, il viaggio è decisamente lungo ma sorprendentemente ricco di stimoli, intriganti legami e conturbanti connessioni.
Le due mostre fotografiche vicine e distanti, rendono ancora più evidenti la bellezza caduca dei fiori, il mutare delle stagioni e la sensualità femminile dei Sentimental Journey di Nobuyoshi Araki, quanto dei suoi discussi panorami urbani e “umani” spesso senza veli, costanti imprescindibili tanto dell’arte giapponese più antica e della sua cultura millenaria, quanto delle sue espressioni più contemporanee.
Legami tanto più sorprendenti, in quanto emergono dalla ricca, eclettica, discussa e quasi ‘urgente’ produzione dell’artista giapponese, offerta dalla retrospettiva curata da Fuyumi Namioka, e arricchita da una serie di scatti inediti realizzati nelle settimane immediatamente precedenti la mostra ed esposti a Lugano in assoluta anteprima.
Testa sostenuta dal finestrino della metropolitana Tokyo-Kamakura e dal paesaggio che scorre lungo i binari, sguardo celato dalle lenti scure dei Raiban, monocromatismi resi ancora più intensi dal bianco e nero del ritratto, rendono Hippie Crime e il bel tenebroso Naoki Mori, l’icona perfetta per le Visioni del mondo di Daid? Moriyama, protagoniste della prima grande retrospettiva italiana del fotografo giapponese.
La mostra allestita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell’Ex Ospedale Sant’Agostino, fino al 14 novembre 2010, raccoglie oltre 450 frammenti di “quell’esperienza parziale e permanente” della realtà che questo fotografo on the road, libero da limiti e convenzioni, ha immortalato per anni in un numero impressionante di scatti.
Scatti randagi e ‘dannati’, volutamente graffiati o sfocati, sovraesposti o sgranati, come lo sguardo di Stray Dog scattato a Misawa nel 1971 e battuto all’asta della newyorkese Christie’s per 10/15 mila dollari nell’aprile scorso, o le 37 stampe di Farewell Photography pubblicate nel ‘68 da Provoke, la rivista innovativa e trasgressiva portavoce del malessere giovanile dell’epoca e in aperta contestazione con l’ipocrisia del sistema sociale e politico.
La mostra a cura di Filippo Maggia, proposta nell’ambito del progetto Fondazione Fotografia, e inserita nell’ambito del festivalfilosofia dedicato alla ‘fortuna’, della quale Moriyama fornisce una personale interpretazione con 32 immagini, è anche arricchita dalle 448 pagine del volume omonimo edito da Skira, che affianca a molte delle opere in mostra, anche un’intervista a cura di Filippo Maggia (della quale potete leggere un estratto on line), un testo critico di Akira Hasegawa e una biografia approfondita redatta da Francesca Lazzarini.
Per rendere lo sguardo modenese sul Giappone e sulla fotografia contemporanea ancora più ricco, soprattutto se avete perso Nippon K?b? al Forma di Milano, contemporaneamente a Daido Moriyama – Visioni del Mondo il Fotomuseo Giuseppe Panini ospiterà con Japan Contemporary fotografie e video di Nobuyoshi Araki, Maiko Haruki, Ryuji Miyamoto, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Risaku Suzuki e Miwa Yanagi.
Nella gallery:
01.
Daido Moriyama
Tokyo, 1978
fotografia b/n, courtesy l’artista
02.
Daido Moriyama
On the Bed I, Tokyo, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista
Figure del Mare, organizzata dalla Fondazione Capri in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Città di Capri, Comune di Anacapri, raccoglie le distese infinite del mare insieme “alla dimensione infinita dell’isolamento”, i miti del Mediterraneo insieme ai frammenti della sua antica civiltà, conservati, erosi, trasformati e restituiti da un mare, che è al contempo spazio, dimensione, memoria e protagonista assoluto, avvolgente, impetuoso, di tutto.
Paesaggi solitari, visioni silenziose, panorami emotivi, dimensioni senza tempo, che la mostra a cura di Roberta Valtorta e lo spazio che la ospita, contribuiscono ad impreziosire con la complicità del paesaggio e di quel mare Mediterraneo a perdita d’occhio che si staglia allo sguardo e si presta a letture e visioni emotive.
Tutti conoscono Helmut Newton, molti meno June Newton, alias Alice Springs, moglie, compagna e anche collega del fotografo tedesco, fotografa a sua volta, con uno stile molto personale, protagonista della prima retrospettiva presentata alla Fondazione Helmut Newton di Berlino e di un libro edito da Taschen.
La retrospettiva visitabile fino 30 gennaio 2011, ed il libro tutto da sfogliare anche on line, raccolgono e mostrano per la prima volta 40 anni di ritratti, nudi, foto pubblicitarie e di moda, che la fotografa australiana scattava in continuazione, da sola o affiancando e influenzando il suo compagno di vita.
Il libro viene presentato come un viaggio nella vita, nello sguardo e nelle immagini di una donna del 20° secolo, che alcuni estratti inediti del suo diario rivelano essere anche provvista di ironia e disarmante onestà, qualità molto probabilmente determinanti per continuare a coltivare uno stile e uno sguardo molto personale al fianco di un compagno e un ‘collega’ così notorio. A questo proposito potrebbe essere utile sfogliare anche Mrs. Newton, edito da Taschen qualche anno fa.
La mostra offre l’occasione di contemplare 99 fantastiche fotografie per l’anima, tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle ore 11.00 alle ore 19.30, ad ingresso libero, da oggi al 25 luglio 2010, negli spazi di Cinecittàdue Arte Contemporanea, nel Centro Commerciale Cinecittadue di Viale Palmiro Togliatti, 2. Assolutamente da non perdere.
L’esposizione è anche accompagnata da un testo scritto da Marco Lodoli, e dal video “MARIO GIACOMELLI LA MIA VITA INTERA”, a cura di Simona Guerra, consulente degli Archivi Fotografici, già autrice di due libri su Mario Giacomelli.
Se avete amato come la sottoscritta il rock pionieristico dei Pixies, quel sound contagioso per il dna di gruppi come Pearl Jam o Radiohead, e l’atmosfera surreale evocata dalle copertine degli album realizzate da Simon Larbalestier con il progetto grafico di Vaughan Oliver, apprezzerete la mostra ospitata dalla londinese Snap Gallery, fino al 29 maggio 2010.
La preziosa retrospettiva Simon Larbalestier. A Pixies retrospective: 1986 to 2009 riesce a condensare lo studio storico delle fotografie apparse sulle copertine dei dischi dei Pixies tra il 1980 e il 1990, e le atmosfere delle nuove immagini realizzate per Minotaur.
Gli oscuri e suggestivi set fotografici realizzati principalmente su pellicola in bianco e nero lavorata in camera scura per Pilgrim, Surfer Rosa, Doolittle, Bossanova, disponibili anche in Tablet Editions, insieme alla poetica che anima le immagini del Sud Est asiatico realizzate nel 2008/09 per il progetto Minotaur, un oggetto d’arte bello da guardare, esplorare e ascoltare, presentato per l’occasione anche in una versione speciale limitata firmata dal fotografo. Opere differenti eppure affini, come spero di aver evidenziato in questa piccola gallery esplicativa affiancando le immagini di progetti separati dal tempo ma non dalle suggestioni.
Per approfondire la conoscenza di questo interessante fotografo non dovete far altro che avventurarvi sul suo sito, scaricare il catalogo della mostra, e ovviamente se ne avete l’opportunità non perdete l’occasione di ammirare da vicino le immagini esposte con Simon Larbalestier. A Pixies retrospective: 1986 to 2009, disponibili anche in applicazioni per iPhone e iPad.
Molti dei ritratti presenti in questa slide, scattati dallo scomparso Irving Penn, animeranno la retrospettiva Irving Penn Portraits, ospitata dalla National Portrait Gallery di Londra, dal 18 Febbraio al 6 Giugno 2010, e dal Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 1° luglio al 19 settembre 2010.
Un’occasione da non perdere per guardare da vicino e da un punto di vista spesso inconsueto o privato, i ritratti di personaggi che hanno influenzato la cultura, la politica, l’economia o lo sport del secolo scorso.
Da Truman Capote a Salvador Dali, da Christian Dior a Duke Ellington, da Rudolf Nureyev a Al Pacino, da Grace Kelly a pablo Ricasso, da Edith Piaf a T.S. Eliot … immortalati dal grande Irving Penn e provenienti dalle collezioni più importanti del mondo.