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giovedì, 19 maggio 2011
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| G. Di Mola, dalla serie The eternal human incommunicability |
Ciò che mi ha colpito alla prima occhiata, guardando le foto di Gabriele Di Mola, credo sia la sua capacità raccontare una piccola storia in un fotogramma. Un storia glamour, per giunta. Ci riesce attraverso i cromatismi, i giochi di luce, l’utilizzo di oggetti, ma soprattutto, a mio avviso, ci riesce per la sua ricerca di espressività di chi si trova davanti al suo obbiettivo.
Siamo tutti un po’ stanchi di quelle faccine smorte, in pose da mummie o da gatte morte, con quei colorini slavati o troppo eccentrici che spesso ci propone la fotografia di moda. Qui invece il fashion si unisce a ricerca di originalità, delicatezza, femminilità e un tocco di fine ironia. Io penso che per una modella sia un privilegio lavorare con lui, perché, al contrario di molti, non cerca di “appiccicare” in faccia a chi ritrae un’espressione che lui ha in testa; al contrario, il suo scopo è fare in modo che la ragazza stessa “tiri fuori” il massimo delle sue capacità espressive.
Lo stare ad aspettare ore al telefono, pregando che squilli, poi, è una sensazione che ha provato chiunque abbia un ex… sarà per quello che alla fine, finiamo per strapparci i capelli?
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| G. Di Mola. dalla serie The eternal human incommunicability |
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| G. Di Mola, serie Fashion |
Autore Articolo: Anna Mole
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mercoledì, 27 aprile 2011

Durante lo sbarco degli Alleati in Normandia il 6 giugno del 1944 il fotografo Robert Capa era fra i soldati ed anche lui sfidò la morte per arrivare sulla spiaggia. Non era però la prima volta per Capa che era sempre in prima linea anche in altri conflitti come nella guerra civile spagnola dove ha scattato la famosa e controversa fotografia del nazionalista colpito a morte.
Una volta arrivato sulla erra ferma si è fermato e dopo aver tolto la protezione dalla sua fotocamera si è messo a scattare quello che accadeva attorno a lui. Dopo istanti che potevano sembrare un’eternità si è allontanato dalla spiaggia e dai combattimenti verso un veicolo da sbarco.
Il suo bottino ammontava a 106 immagini su 3 diversi rullini. Purtroppo il tecnico della camera oscura era così ansioso di vedere le immagini dell’invasione che distrusse ben 96 di quelle preziose foto. Purtroppo solo 10 rimangono di quei tragici momenti.
Via | SkyLighters
La storia di Robert Capa durante il D Day é stato pubblicato su Clickblog.it alle 12:00 di mercoledì 27 aprile 2011.



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mercoledì, 6 aprile 2011

Il “Viaggio in Italia” sulle orme della rassegna del 1984, prosegue a Modena con un’altra collezione fotografica, e una collettiva attenta al mutamento del paesaggio italiano degli ultimi 30 anni.
Dalla collezione della Galleria Civica a quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, ad animare il viaggio nel paesaggio in mostra all’Ex Ospedale Sant’Agostino fino al 5 giugno 2011, sono i quattro sguardi e fotografi del titolo.
QUATTRO. Olivo Barbieri, Vittore Fossati, Guido Guidi, Walter Niedermayr, è un viaggio nello spazio e nel tempo, nell’Italia e in quei paesaggi riflessi nei luoghi della memoria e nella quotidianità frammentaria dei Flipper di Olivo Barbieri, nel contributo di Vittore Fossati a quel “Viaggio in Italia” del 1984, nei paesaggi emiliani ai margini di Guido Guidi, ed in quelli frutto dell’interazione tra uomo e ambiente di Walter Niedermayr. Ma il tour di Modena continua ..
QUATTRO



Viaggio a Modena: QUATTRO, Olivo Barbieri, Vittore Fossati, Guido Guidi, Walter Niedermayr é stato pubblicato su clickblog alle 08:00 di mercoledì 06 aprile 2011.



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sabato, 5 marzo 2011
Cosa fareste se vi fossero rimasti solo 5 minuti da vivere? Le risposte che vengono alla mente possono essere più o meno scontate perché molto soggettive, ma sicuramente proveremmo a vivere al massimo spremendo la nostra vita in quei pochi istanti che ci rimangono.
“Tick Tock” è un cortometraggio che racconta la storia degli ultimi 5 minuti di vita di un ragazzo. Un pezzo che è bello già alla prima visione, ma che per essere compreso completamente merita una seconda passata. Notevole anche la realizzazione come un unico piano sequenza.
A parte la valenza artistica per la quale il gruppo di ragazzi ha vinto anche un premio va fatto notare che il tutto è stato girato con una Canon 5D mark II ed un obiettivo 24-70mm che ha consentito di ottenere riprese di alta qualità con un budget molto contenuto. Un ottimo risultato che dimostra l’utilità della possibilità di registrare video nelle reflex.
Dopo il salto potete trovare il video che illustra il dietro le quinte della realizzazione del cortometraggio.
Via | PetaPixel
Tick Tock, 5 minuti di vita é stato pubblicato su clickblog alle 13:00 di venerdì 04 marzo 2011.



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mercoledì, 19 gennaio 2011
X-Pire, un’azienda tedesca, ha deciso di introdurre le immagini a tempo determinato per chi non vuole che le proprie foto siano in rete per troppo tempo.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di particolare imbarazzo per foto che avrebbero dovuto essere private, ma sono diventate pubbliche. Soprattutto a causa delle molte reti sociali attraverso cui si condividono queste immagini.
Il funzionamento di X-Pire è molto semplice. Il programma assegna una chiave elettronica ad ogni immagini ed assegna un tempo di scadenza. Se il server rileva che è stata superata questa data blocca la visualizzazione dell’immagine. Ovviamente nessuno può impedire a qualcuno di fare uno screenshot o salvare in altri modi l’immagine finché è ancora visibile.
L’azienda pensa che ci possa essere un business interessante, soprattutto fra quei molti utenti passivi che buttano in rete un sacco di dati personali e poi se ne dimenticano. X-Pire guadagnerà dalle sottoscrizione che possono andare dai 6,99€ per 3 mesi ai 23,99€ all’anno.
Via | X-Pire
X-Pire, immagini a tempo determinato é stato pubblicato su clickblog alle 13:00 di martedì 18 gennaio 2011.



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mercoledì, 17 novembre 2010

Non sempre le cose sono quelle che appaiono, anche se il turismo al quale fa riferimento Nicholas Dhervillers con Tourist 1 e Tourist 2, sembra comunque perfetto per esplorare tutti quei non luoghi incastrati tra realismo e artificio.
Luoghi ‘naturali’ distorti da ombre discrete e concentrazioni luminose, che accolgono le immagini di turisti sui generis estrapolati a loro insaputa dal web e dal contesto originario, per restituire la migliore illusione di realtà e paesaggi inquietanti a “spettatori” avventurosi.
Turisti sbarcati su Google da ogni angolo di mondo e finiti nei fotomontaggi dei Tourist di Nicholas Dhervillers, che invitano a riflettere sulla questione del diritto d’autore e sul proliferare di immagini, moltiplicate, replicate e a disposizione di tutti con un click, premiati con una menzione speciale della giuria del Premio ARCIMBOLDO 2010.
Tourists 2

Turisti di non luoghi intriganti che trovate in mostra al Photo Levallois dal 23 novembre al 18 dicembre 2010, e con una collettiva votata al turismo alla Galerie du Jour Agnès B’ fino all’8 gennaio 2011. A questo punto non posso che augurarvi ‘buon viaggio’.

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Rencontre avec Nicolas Dhervillers, lauréat des Zooms from Photographie on Vimeo.
Tourist 1 e 2: in viaggio nei non luoghi di Nicholas Dhervillers é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di mercoledì 17 novembre 2010.
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lunedì, 18 ottobre 2010

Appagando contemporaneamente le mie passioni per l’Africa, gli studi antropologici, la fotografia e le pubblicazioni fotografiche, oggi dedico una segnalazione ad Angela Fisher e Carol Beckwith, che da oltre trenta anni vivono a stretto contatto con le etnie indigene africane cercando di preservarne rituali e memorie che rischiano di scomparire.
Dopo tante foto e pubblicazioni straordinarie dedicate a quei riti e quelle tradizioni tribali millenarie, che la loro fondazione African Ceremonies Inc è impegnata a sostenere con i proventi di vendite e iniziative, alla pregevole collezione si aggiunge una nuova pubblicazione sui Dinka del Sudan Meridionale.
Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan, arricchire peraltro lo scaffale della Modernbook Editions, con immagini e i rituali di un popolo straordinario che ha prosperato con l’allevamento e il commercio di bestiame, fino a quando la guerra civile del Sudan ne ha messo a rischio usi e costumi. Immagini entusiasmanti in mostra alla Modernbook Gallery di San Francisco fino al 27 novembre, che grazie a loro potete sbirciare in questa gallery.
Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

Nelle immagini, un popolo con un profondo legame fisico e spirituale con la terra e gli animali, e una devozione per le loro mucche dalle grandi corna addirittura leggendaria.
Una tribù di pastori che per anni ha proliferato in un territorio esteso tra il Nilo Bianco e gli affluenti Bahr el Ghazal a occidente e il Sobat a oriente, fra i distretti di Wau e Bor, dormendo e vivendo in mezzo alla mandria, dando ai bambini il nome dell’animale preferito dal genitore, e soffiano nella vagina delle mucche per favorirne la fertilità.
Un popolo infinitamente bello, se mi concedete l’espressione, proprio in virtù dei suoi colori e tradizioni, e quella pelle tanto nera come l’ebano quanto ‘bianca’, da guadagnarsi il termine di “ghostly” (fantasma) tra i primi esploratori, perché cosparsa della cenere bianca di sterco bovino per preservarla da morsi di insetti e malaria (la stessa con la quale si puliscono i denti), suggestivamente in linea con termini come “jieng” e “mony-jang”, ovvero “men of men”, con i quali i Dinka si fanno chiamare. Il fatto che sia altissimi, flessuosi e belli come dei, ovviamente contribuisce.

Il libro edito da Rizzoli Usa nello scorso settembre, con i resoconti delle due fotografe e l’introduzione di Francis Deng, attuale consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio, e le copie da collezione disponibili da ottobre in cofanetti impreziositi da una stampa a scelta tra le cinque contemplate (nell’ultima immagine della gallery), sono un po’ costosi, ma se pensate che il ricavato andrà a sostenere queste stesse comunità e le preziose tradizioni che rischiano di perdere, i prezzi in rapporto a quelli di questo genere di pubblicazioni appaiono irrisori, oltre che ben spesi.

Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan é stato pubblicato su clickblog alle 13:10 di lunedì 18 ottobre 2010.
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lunedì, 16 agosto 2010
La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.
“Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine” dice Raffaella Milandri.
“E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
“Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”
L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.
E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.
“Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. ”
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
“Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:
boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.
Appello da Niyamgiri
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lunedì, 9 agosto 2010

Festival: ‘Futurspectives. Può la fotografia predire il futuro? Esiste un futuro per la fotografia?’, la tematica scelta per la IX edizione di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma, al Macro di Testaccio dal 23 settembre al 24 ottobre 2010, sarà la stessa per tutto il circuito del festival, compresa la seconda edizione della collettiva fotografica FotoX1000.
Fotografi di tutte le età, gli stili e le nazioni, potranno essere tra quei mille esposti al Rising Love Club di Roma, inviando il proprio contributo fino al 15 settembre a Francesco Amorosino, curatore dell’evento e autore della foto che state guardando.
Per partecipare basta inviare all’indirizzo e-mail photox1000@gmail.com un massimo di 10 fotografie che abbiamo le proporzioni 10 x 15 centimetri in formato JPEG rinominando il file inserendo i propri dati nel modo seguente: ‘NOME – COGNOME – STATO DI RESIDENZA – TITOLO FOTO – E-MAIL.jpg’.
Come nella scorsa edizione i visitatori potranno portare via una fotografia (questa volta però durante il finissage) e poi potranno contattare l’autore di cui hanno scelto lo scatto. In allegato va inviato, inoltre, una breve descrizione di come le proprie foto si leghino al tema e una scheda dell’autore.
Tra tutte le fotografie arrivate saranno selezionate le mille che comporranno la mostra Fotox1000, scelte in base alla qualità dell’opera, ma anche in base al grado di innovazione e ovviamente all’aderenza al tema della mostra.
La partecipazione è totalmente gratuita e gli scatti vanno inviati entro il 15 settembre 2010. Gli autori delle foto selezionate verranno contattati per comunicare la modalità di invio delle fotografie stampate da esporre.
Gli scatti rimangono di proprietà dell’autore ma gli organizzatori si riservano il diritto di sceglierne alcuni per pubblicizzare l’evento. Le foto possono anche essere inserite nel gruppo su Flickr dedicato alla mostra, ma solo dopo averle inviate via e-mail.
FOTOX1000 alla IX edizione di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma é stato pubblicato su clickblog alle 08:11 di lunedì 09 agosto 2010.
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giovedì, 1 luglio 2010

Oggi è il 60° anniversario dell’inizio del conflitto fra le due Coree, una delle pagine più buie della guerra fredda che ci ha portati ad un passo dalla guerra atomica.
Tre anni di guerra culminati non con una pace, ma con un armistizio che mantiene i due stati in assetto di guerra costante pronti a ribattere le mosse dell’avversario. Una guerra dimenticata.
Per capire meglio quali furono gli eventi principali di questa guerra vi lascio alla Wikipedia, mentre su BigPicture potete sfogliare una galleria con più di quaranta foto che raccontano le vicende di quei tristi giorni.
Via | BigPicture
La Guerra di Corea, 60 anni fa é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di venerdì 25 giugno 2010.
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giovedì, 1 luglio 2010

Mentre la malnutrizione infantile continua a debilitare e uccide il presente e il futuro di bambini disseminati in giro per il mondo, la campagna internazionale e multimediale “Starved for Attention: il cibo non basta” di Medici Senza Frontiere (MSF) e VII Photo con il sostegno di LG Electronics, cerca di denunciare con documentari e reportages una crisi dimenticata che peggiora giorno dopo giorno.
Nel tentativo di porre in evidenza le cause meno note della malnutrizione e approcci innovativi per affrontarla, la campagna propone storie e immagini raccolte dai fotografi dell’agenzia VII, Marcus Bleasdale, Jessica Dimmock, Ron Haviv, Antonin Kratochvil, Franco Pagetti, Stephanie Sinclair e John Stanmeyer, in quei luoghi dove il problema è più sentito.
Immagini e storie che arrivano da Bangladesh, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, India, Messico e Stati Uniti, portate in giro per il mondo con una campagna itinerante, partita da New York il 2 giugno, che farà tappa il 23 giugno 2010 al Forma di Milano insieme ai fotografi di VII Photo: Franco Pagetti e Jessica Dimmock, raggiungendo il 1 ottobre il Festival di Internazionale a Ferrara.
Starved for Attention: il cibo non basta


“Starved for attention” è una campagna itinerante sostenuta dal supporto finanziario di LG Electronics e dalla fornitura di televisori di ultima generazione INFINIA per proiettare i mini-documentari che accompagnano la mostra dei reportage, pubblicati on line sul sito ogni settimana, per sette settimane, sito dove è anche possibile sostenere la campagna firmando la petizione globale dal titolo “Vincere la malnutrizione: il tempo di agire è ora”.

“Starved for Attention: il cibo non basta”: la campagna contro la malnutrizione infantile é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di lunedì 21 giugno 2010.
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martedì, 11 maggio 2010

Consueto bagno di folla ieri alla Galleria Sozzani in Corso Como 10 per l’inaugurazione della mostra del World Press Photo 2010. Tra “vip” del mondo della fotografia e dell’editoria milanese, addetti ai lavori, giovani e curiosi c’ero anche io e ho colto l’occasione per scattare qualche foto che rendesse l’idea del notevole afflusso registrato (le trovate dopo il salto).
Come capita spesso, proprio per via dell’affollamento, le inaugurazioni non sono il momento migliore per godersi una esposizione; questo per dire che se non siete riusciti a presenziare ieri non disperate, anzi. Io stesso credo che tornerò uno dei prossimi giorni per godermi le immagini con maggiore tranquillità. Qualche impressione sulla mostra sono comunque riuscito a ricavarla. Il World Press Photo è, come sempre, garanzia di grande qualità e anche questa edizione non si smentisce.
Una panoramica per immagini a 360 gradi dei nostri tempi e dell’anno appena trascorso: dalla guerra in Afghanistan al fenomeno Obama, dal dramma dei veterani americani alle sommosse nei paesi in via di sviluppo, dalla situazione iraniana alla causa animalista, ma non solo; c’è spazio anche per la fotografia etnografica, il ritratto e il “colore” legato alla cultura, alla musica, allo sport. La qualità è quindi molto alta e l’allestimento le rende onore.




Per l’occasione, Galleria Sozzani ha sostituito il tradizionale bianco dei muri con pannelli di diversi colori, in linea con le tematiche e i cromatismi delle immagini che presentano. Una scelta che dà una sensazione di maggiore ampiezza agli spazi, non certo estesissimi, della galleria e che aiuta l’osservatore nella delineazione di un ideale percorso tra le immagini. Alcune foto sono molto crude ma la mostra è assolutamente per tutti (purché armati di una certa consapevolezza che il mondo non è il paese dei balocchi) tanto che ieri erano presenti anche alcuni bambini in compagnia dei loro genitori.
E proprio di un padre é stata la frase più bella che mi sono portato via dal World Press Photo ieri pomeriggio: “vedi – spiegava al figlio di fronte alla foto di una sommossa – quei signori sono molto arrabbiati uno con l’altro. Tu dovrai stare molto attento che qui non capiti mai”.






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