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ECCE HOMO! NOMI, CIFRE E FIGURE DI PIRANDELLO

sabato, 24 gennaio 2009
listen it it ECCE HOMO! NOMI, CIFRE E FIGURE DI PIRANDELLO

Elenco dei libri disponibili nella stessa sezione

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Titolo: Ecce Homo! Nomi, cifre e figure di Pirandello
Autore: Antonio Sichera
Editore: Olschki
Collana: Polinnia, vol. 12
Pagine: 492
Formato: 17×24 cm
Anno: 2005
Codice ISBN: 88-222-5472-4
Prezzo (di copertina): 48,00 Euro

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Una monografia complessiva sull’opera di Pirandello, di taglio saggistico e di impostazione ermeneutica, posta al confine fra letteratura, filosofia e teologia, in una diacronia intimamente tesa al racconto, alla scrittura rigorosa ma costantemente attenta al lettore comune e appassionato. Un libro che mira a dire una parola libera e nuova su Pirandello, discepolo della grande tradizione occidentale ma soprattutto autore di un’opera immensa, centrata e come ‘generata’ dall’icona del Cristo sofferente, tipica della tradizione popolare siciliana.

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Nel pur ricchissimo panorama della critica pirandelliana mancava da tempo una monografia complessiva sull’opera dello scrittore agrigentino. Questo volume rappresenta in tal senso un tentativo inatteso e coraggioso, per la sua natura di saggio teso non alla sistematizzazione manualistica, bensì alla restituzione critica del testo come totalità ermeneutica, sulla scia di Gadamer e, ancor più originariamente, di Pascal. Collocato al confine fra letteratura, filosofia e teologia (con un apporto decisivo della psicoterapia gestaltica e della linguistica lessicografica), questo libro – scritto non solo per gli studiosi, ma per tutti gli ‘appassionati’ di Pirandello – ripercorre diacronicamente la produzione creativa dell’agrigentino, scegliendo la forma del ‘racconto’, quasi a condurre per mano il lettore ad un contatto nuovo coi testi intesi come fonti di bellezza e di senso.
Ne viene fuori un ritratto pirandelliano complesso e affascinante, sospeso fra tradizione e modernità, segnato dalla lezione della Scrittura e dei Padri, di Pascal e di Montaigne, di Dostoevskij (e Tolstoj) e di Nietzsche. Soprattutto, ne emerge un Pirandello libero da chiavi di lettura precodificate, segretamente (e gelosamente) ‘aggrappato’ a un nucleo semantico semplice e sorgivo, centrato sulla memoria infantile del “Cristo alla colonna”, l’Ecce Homo della tradizione popolare siciliana.

Antonio Sichera insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea nella Facoltà di Lingue dell’Università di Catania. Formatosi al confine fra ermeneutica, lessicografia concordanziale e Gestalt, ha scritto su questioni di teoria letteraria, clinica e filosofica oltre che su Foscolo, Pirandello, Montale, Pasolini e Pavese. È docente di Epistemologia ermeneutica nella Scuola di specializzazione post-universitaria dell’Istituto di Gestalt H.C.C. di Ragusa, ufficialmente riconosciuta dal Ministero dell’Università (sedi di Siracusa, Palermo, Roma e Venezia).

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Roberto Signorini – Alle origini del fotografico

lunedì, 19 maggio 2008
listen it it Roberto Signorini   Alle origini del fotografico

Roberto Signorini

Alle origini del fotografico.

Lettura di The Pencil of Nature (1844–46) di William Henry Fox Talbot

(Bologna, CLUEB – Petite Plaisance, 2007)

The Pencil of Nature (La matita della natura), pubblicato nel 1844-46 da uno dei padri della fotografia, l’inglese William Henry Fox Talbot, è considerato il primo libro corredato da fotografie, ma rappresenta anche la prima occasione di riflessione tecnica e teorica sulla fotografia, anticipando questioni che ancora toccano la nostra contemporaneità.

Roberto Signorini, docente e studioso di teoria della fotografia, si è cimentato nella prima traduzione integrale in lingua italiana di questo fondamentale testo, corredandola di un corposo saggio introduttivo ricco di spunti e suggerimenti. Oltre a contestualizzare storicamente il lavoro di Talbot ponendolo in relazione al quadro politico e sociale dell’Inghilterra della prima metà del XIX secolo e col complesso profilo culturale dell’autore, Signorini individua nell’opera dello studioso e fotografo inglese la prima origine di alcune questioni teoriche che hanno segnato il dibattito intorno al tema del “fotografico” in questi ultimi decenni.

Talbot è stato infatti tra i primi a riconoscere nei suoi testi la peculiarità del rapporto che la fotografia intrattiene con il suo referente oggettivo, anticipando così quella che sarà la concezione della fotografia come icona e come indice, mutuata dal filosofo statunitense Charles S. Pierce, e poi sviluppata negli scritti teorici di autori quali Susan Sontag, Roland Barthes e Rosalind Krauss.

E’ dunque alla luce di queste posizioni teoriche recenti, ben sintetizzate in un altro suo testo (Arte del fotografico, Pistoia, CRT, 2001) che Roberto Signorini ci invita a ripensare la figura di Talbot quale precursore della dialettica tra fotografia come raffigurazione e come impronta, ma anche quale testimone consapevole e avvertito della messa in crisi della stessa figura dell’autore in coincidenza con la messa a punto della prima immagine tecnologica.

Il libro di Roberto Signorini è presentato da Vincenzo Marzocchini, storico e critico della fotografia; Marco Andreani studioso di fotografia presso l’Università di Parma e da Marcello Sparaventi fotografo e curatore; giovedì 29 maggio ore 18.00 presso la Biblioteca San Giovanni a Pesaro in via Passeri 102

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