Il sistema intende generare una fusione nucleare bombardando un nucleo di combustibile composto da deuterio e trizio con 192 laser. Grazie alla potenza sprigionata (l’esperimento del 29 settembre è arrivato ad 1 megajoule) la superficie del combustibile si trasforma in un involucro di plasma che scatena un’implosione interna.
Se sufficientemente compresso avrà luogo la fusione nucleare. Gli ingegneri che lavorano al progetto voglio arrivare a raggiungere il traguardo di una fusione autosostenuta per ricavarne energia, ma sono in questi anni ci sono state molto critiche al progetto. Su BigPicture potete veder alcune immagini che ci fanno entrare all’interno del centro di ricerca.
StudioShare è un sito che ha lo scopo di facilitare l’affitto di attrezzature fotografiche o di interi studi.
I membri possono decidere quale tipo di attrezzatura mettere in affitto, anche uno studio, per gli altri utenti che prenderanno quel che hanno bisogno per il loro prossimo progetto fotografico.
I servizi offerti non sono limitati alla fotografia in senso stretto ed è possibile accedere ai servizi di truccatori, stilisti o ritoccatori. Per diventare membri è necessario pagare 49$ ed il sito si prende il 20% di ogni transazione.
Attualmente il servizio è disponibile solo negli Stati Uniti anche se si stanno ampliando in altri stati. Se l’offerta arrivasse anche in Italia voi lo utilizzereste o lo reputate poco utile?
Il petrolio continua a fuoriuscire dal fondo oceanico e continua a mettere a repentaglio la vita di molte specie di animali.
La Louisiana ormai ha più di 100km di costa inquinata con le paludi che ogni giorno muoiono un po’. La falla è ancora aperta nonostante l’ottimismo della compagnia petrolifera BP e si è calcolato che ormai siano fuoriusciti più di 23 milioni di litri di greggio, ma secondi alcuni studiosi la quantità sarebbe quasi il doppio.
BigPicture ci offre nuove immagini di questa tragedia che non sembra posso finire in breve tempo mentre negli Stati Uniti infuria la polemica.
Eadweard Muybridge è stato un pioniere della fotografia, soprattutto della fotodinamica. Alle sue ricerche, condotte nella seconda metà dell’800, sui soggetti in movimento la storia della fotografia deve ancora moltissimo. Persino l’anatomia gli è in parte debitrice visto che è solo grazie ai suoi studi fotografici sui cavalli al galoppo che si è scoperto che per un brevissimo istante tutte e quattro le zampe del cavallo non toccano il suolo durante la corsa.
Eppure, anche per via di una storia personale piuttosto travagliata e dell’aver lavorato e vissuto perlopiù negli Stati Uniti, il suo paese d’origine, l’Inghilterra, non gli aveva mai dedicato una mostra davvero completa. Rimedierà nel prossimo autunno la Tate Britain con un’esibizione dei suoi lavori che si promette monumentale e pressoché completa. Oltre 150 i lavori esposti, molti dei quali mai visti in precedenza dal pubblico europeo.
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.
Dal 19 Ottobre al’11 Novenbre l’Istituto di Cultura Italiana di Grenoble 47, Avenue Alsace Lorraine ospiterà la mostra di Franco Franceschi Bologna 20th Century. La mostra si compone di 33 immagini di grande formato ed ha per oggetto l’interpretazione dell’autore sull’architettura bolognese del ’900. Fissando dettagli delle strutture più rappresentative del secolo, Franceschi ci rende una città monocromatica più simile al disegno dell’architetto. Questa mostra, proposta per la prima volta a Bologna nel 2000, è stata esposta in diversi Paesi europei oltre che negli Stati Uniti e in Sud America. Una parte delle immagini, oltre alla rassegna stampa, può essere vista nel sito dell’autore www.francofranceschi.it
Cuba – un viaggio fotografico con Ernesto Bazan
Incontro, videoproiezione e book signing del libro
Sabato 18 aprile 2009 ore 18.30
Officine Fotografiche
Via Casale De Merode, 17/a – Roma
Officine Fotografiche ha organizzato un incontro d’eccezione con il fotografo Ernesto Bazan, per parlare di uno dei suoi lavori più intensi: Cuba. Un viaggio fotografico e un libro che saranno presentati sabato 18 aprile 2009 alle ore 18.30 presso la sede dell’associazione, con l’ausilio di una proiezione delle fotografie del suo lavoro.
Ci sono voluti 14 anni di vita e fotografia a Cuba, e poi due intensi anni di editing, messa in pagina e stampa, per dare alla luce il libro, che si intitola appunto Cuba.
Approdato sull’isola per la prima volta, quasi per caso, nell’autunno del 1992, Ernesto Bazan ha ritrovato per le strade dell’Avana la sua infanzia siciliana perduta e inconsciamente cercata invano durante molti viaggi in giro per il mondo.
“Per tanti anni Cuba l’avevo fortemente desiderata come si desidera una donna che incontri e non riesci più a togliertela dalla testa. Sono quasi certo d’esserci vissuto in un’altra vita†ha scritto nelle pagine del suo diario.
Il lavoro su Cuba coniuga l’approccio reportagistico, in cui Bazan cerca di cogliere la quintessenza del vivere quotidiano fotografando gente sconosciuta, incontrata per qualche secondo per le strade dell’isola, assieme ad un approccio più intimo e personale nelle foto che ritraggono vari momenti nella vita della sua famiglia e dei suoi amici contadini con cui ha condiviso lunghi periodi di tempo nelle campagne cubane reminiscenti della terra natia.
Cuba ha fatto vincere a Bazan alcuni dei più importanti premi internazionali fra cui vale la pena menzionare: il W. Eugene Smith Fund, considerato l’Oscar della fotografia documentaristica mondiale; il primo premio nella categoria di vita quotidiana al World Press Photo; e una borsa di studio dalla prestigiosa Fondazione Guggenheim.
Ernesto Bazan è nato nel 1959 a Palermo. Ha ricevuto la sua prima macchina fotografica a 14 anni, quando iniziò a fotografare la vita quotidiana della sua città natale e le zone rurali della Sicilia. Da allora la fotografia è diventata una vera missione di vita.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa, in America Latina e negli Stati Uniti. Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e musei fra cui il MOMA e l’ICP di New York, il SFMOMA a San Francisco, il Museo di Fine Arts di Houston, il Center for Documentaire Studies all’università di Duke a Durham, il South East Museum of Photography a Daytona, la Fondazione Italiana della Fotografia a Torino, la Biblioteque Nationale a Parigi e il Museo Rattau ad Arles.
Il lavoro su Cuba ha vinto alcuni fra i più prestigiosi premi internazionali: il W. Eugene Smith, il Mother Jones Foundation for Photojournalism, la Dorothe Lange – Paul Taylor prize, il World Press Photos, due borse di studio delle Fondazioni Alicia Patterson e una dalla fondazione Guggenheim. Vive attualmente in Messico, dove ha creato i BazanPhotos workshop, che danno una speciale enfasi all’America Latina.
Un evento organizzato da
Officine Fotografiche Associazione Culturale
via Casale de Merode 17/a – 00147 Roma
tel/fax 06 5125019
www.officinefotografiche.org
of@officinefotografiche.org
press@officinefotografiche.org
Titolo: I segreti della fotografia digitale Autore: Tim Grey Editore: Tecniche Nuove Pagine: 256 Rilegatura: brossura Formato: 20,5 x 25,5 cm Anno: novembre 2008 ISBN: 978-88-481-2292-4 Prezzo (di copertina): 29,90 Euro
La digitalizzazione ha reso la fotografia un fenomeno di massa, milioni e milioni di foto spesso scattate a casaccio solo per il gusto premere il pulsante dell’otturatore. Ma una vastissima porzione di questa popolazione non accetta più le gambe tagliate o gli occhi rossi o lo scatto venuto buio, desidera qualcosa in più: strumenti per migliorare la tecnica e per avere suggerimenti e spunti creativi. Lo testimonia l’alta qualità delle immagini presenti nei vari siti di social network amatoriali come Flickr, facebook…
Ecco quindi un testo molto pratico, che spiega le tecniche e le condotte con procedure passo passo e con esempi reali, proprio come i fotografi di ogni livello desiderano.
Infatti il volume, oltre alle indiscusse abilità dell’autore, raccoglie e spiega i quesiti più frequenti, o i più singolari e interessanti, che i lettori delle pubblicazioni di Tim Gray a lui hanno rivolto.
Sta proprio qui l’unicità del testo, potremmo intenderlo come un testo collettivo: dalla gente per la gente.
Non vengono trattate solo le tecniche di scatto, ma anche di fotoritocco: il libro è riccamente illustrato con immagini del ‘prima’ e del ‘dopo’ il trattamento, con schermate e con fotografie esemplificative.
Certo i testi di fotografia digitale sugli scaffali abbondano, ma l’unicità , la praticità e anche l’eleganza de I segreti della fotografia digitale di Tim Gray non costituiscono solo uno strumento per la propria crescita fotografica, ma anche un apprezzato regalo, buono per ogni stagione.
L’AUTORE
Tim Grey è un personaggio noto negli Stati Uniti, ha scritto dozzine di libri sulla fotografia digitale, dirige una rivista, Digital Darkroom Quarterly, e una newsletter molto seguita, DDQ – Digital Darkroom Questions. É membro del cosiddetto Photoshop World Dream Team ed è per tutti questi validi motivi che O’Reilly lo ha strappato al gruppo Wiley.
Deaphoto Expo / Feltrinelli Eventi
Progetto Nuovi Fotografi
A cura di Sandro Bini e Michelangelo Chiaramida
Gabriele Giustini – NOT FAR AWAY
Si inaugura Sabato 7 Febbraio alle ore 17 presso la Saletta Espositiva di la Feltrinelli International, Via Cavour, 12 Firenze, la personale di Gabriele Giustini NOT FAR AWAY. La mostra realizzata a cura di Sandro Bini e Michelangelo Chiaramida (Deaphoto Expo) in collaborazione con Cinzia Zanfini (la Feltrinelli Eventi), presenta una selezione di 16 fotografie a colori formato 30×40 cm scattate da Gabriele in un suo recente viaggio in Mongolia, in compagnia della compagna Chiara e dell’amico, scrittore milanese, Teo Segale. Da questa esperienza nasce il reportage narrativo di Gabriele e il diario di viaggio di Teo, pubblicato (con alcuni scatti di Gabriele) con lo stesso titolo della mostra da Baku Editore e che sarà presentato al pubblico fiorentino proprio in questa occasione. Il lavoro di Gabriele – diviso in cinque sezioni (Spazio, Città , Creatività , Gioco, Spiritualità ) cerca di sintetizzare per immagini l’esperienza di questo favoloso viaggio in “un mondo affascinante e riservato (….) capace di emozionare e commuovere come pochi altri”. La mostra fa parte del Progetto Deaphoto Nuovi Fotografi, che intende curare, diffondere e valorizzare i lavori di giovani fotografi emergenti. Fino al 28 Febbraio dal lunedi al sabato ore 9-19,30.
Dal 19 Ottobre al’11 Novenbre l’Istituto di Cultura Italiana di Grenoble 47, Avenue Alsace Lorraine ospiterà la mostra di Franco Franceschi Bologna 20th Century. La mostra si compone di 33 immagini di grande formato ed ha per oggetto l’interpretazione dell’autore sull’architettura bolognese del ’900. Fissando dettagli delle strutture più rappresentative del secolo, Franceschi ci rende una città monocromatica più simile al disegno dell’architetto. Questa mostra, proposta per la prima volta a Bologna nel 2000, è stata esposta in diversi Paesi europei oltre che negli Stati Uniti e in Sud America. Una parte delle immagini, oltre alla rassegna stampa, può essere vista nel sito dell’autore www.francofranceschi.it
Le fotografie dell’artista brasiliana, naturalizzata in California, ritraggono con candore i frequentatori di una comunità naturista secondo una raffinata composizione fotografica fatta di messe a fuoco selettive e di una sensuale armonia fra luci e ombre. Guardandole si entra in un’atmosfera rilassata in cui la nudità è vissuta come una condizione naturale, non allusiva: si percepiscono le relazioni affettive, il piacere della condivisione degli spazi e del tempo che unisce i soggetti di fronte alla fotocamera.
La mostra consta di 23 stampe di grande formato raccolte nel catalogo Evidence, edito da Steidl nel 2007.
All’inaugurazione sarà presente l’artista.
Mona Kuhn nasce a São Paulo, Brasile, nel 1969, in una famiglia di origine tedesca. Si è laureata presso l’Ohio State University negli Stati Uniti d’America. Fino a 1998 è stata un’allieva privatista del Getty Research Institute di Los Angeles. Attualmente vive e lavora a Los Angeles.
Il sui lavori sono stati esposti in collezioni pubbliche e private statunitensi ed internazionali.
Steidl ha pubblicato due sue monografie: Photographs (2004) ed Evidence (2007). Per il 2009/10 è prevista l’uscita di un suo terzo catalogo Staidl.
Numerose le recensioni: ArtNews, ArtForum, The New Yorker, NYPost, LATimes, Vogue France, L’Officiel Hommes, Numero, Vogue Italy, Men’s Vogue, Marie Claire, Muse, Blend, Mixte, Code e WWD Scoop.
—
Giorgio Barrera. Storie Vere, True Stories
La mostra verrà prorogata fino
al 7 giugno 2008
—
Jarach Gallery
Campo San Fantin,
San Marco 1997, 30124 Venezia,
da martedì a sabato
10.00-13.00, 14.30-19.30
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