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PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mercoledì, 11 novembre 2009

mostra pilatsro-milano

Conoscere per fotografare. Fotografare per conoscere. È di certo questa prima frase a costituire il filo conduttore del lavoro a più mani esposto, frutto di un lungo lavoro che si è sviluppato dal workshop di sociale condotto dal fotografo Giulio Di Meo. Il corso è stato frequentato da una decina di persone di varie età e con esperienze fotografiche eterogenee tra loro. Durante le lezioni si è sviluppata un’ampia panoramica approfondita da momenti di dibattito su cosa si intenda reportage e la sociale.
Giulio Di Meo ha voluto trasmettere ai suoi allievi il concetto di “ sociale” interpretando la come necessità di una sensibilità, di un’etica, di un impegno particolare. Una che lui stesso afferma come “desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, indignazione ma anche di amore, passione, speranza; una impregnata da un’intensa umanità.” La “ sociale” quindi vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Il contesto questa volta è stato il Pilastro, quartiere della periferia bolognese sorto negli sessanta con la costruzione di numerosi condomini di edilizia pubblica. E qui vivono tante persone che dal sud sono arrivate a Bologna nell’epoca del boom economico per cercare un lavoro. Oggi si mescolano a queste persone molti stranieri, protagonisti di esperienze simili, ma ogni volta uniche e singolari. Si amalgamano così vite diverse che creano un melting pot di culture e usanze provenienti da differenti luoghi del mondo. Ogni persona è lo specchio di percorsi differenti e condivide ora un presente comune. La vita si tocca, si vede e si percepisce nella quotidianità delle strade e dei parchi. Come il prato del parco Pasolini è punto di incontro di molti ragazzi che si incontrano qui, così dietro il “virgolone”, enorme edificio costituita da molti appartamenti e diversi piani, gli anziani lavorano gli orti comunali, riposano e giocano a carte seduti sulle panchine. “Pilastro” significa anche tenacia, costanza, fatica, e naturalmente credere nei propri mezzi e nell’energia che si respira quando ci si mette in gioco. Qui la palestra di Boxe e Muay Thai riunisce i giovani che passano i loro pomeriggi sognando di diventare dei campioni. Il Pilastro è anche sport, quello vero, che parte dal basso e nasce dalla passione. Una passione che unisce. Ed ecco le persone che ci hanno permesso di rappresentare qualche istante della loro vita. Queste fotografie vogliono gettare uno sguardo sulla realtà del Pilastro e. svelare cosa significhi farne parte. Vogliono aiutare a leggere oltre i confini di un quartiere che erroneamente viene etichettato come periferico, degradato e come luogo di disagio sociale. In questo racconto potreste scoprire una realtà diversa, non inquinata da pregiudizi e luoghi comuni. Una realtà che ci ha affascinato e sorpreso. Provateci, forse ne rimarrete colpiti.

Espongono: Roberto Brandoli, Filippo Carnevali, Lorenzo Ciancaglini, Sabrina Flocco, Laura Luppi, Enrico Migotto, Eleonora Minler, Nicola Sacco, Alessia Scarpa, Alberto Sola e Emanuele Vesentini.
Ecuador
Il sostegno alle comunità locali – cibo, ambiente e salute
Ucodep è impegnata dal 1995 in Ecuador, nell’area andina di Cotacachi (provincia di Imbabura) nella realizzazione di interventi di miglioramento dell’alimentazione e della produzione agricola delle comunità indigene. Nel 2002 si è iniziato a lavorare anche nella regione amazzonica nord orientale del paese al confine con la Colombia, la provincia di Sucumbios, dove si estende l’importante riserva naturale del Cuyabeno, nel settore della difesa dell’ambiente e della tutela della salute.
L’intervento di Ucodep in Ecuador è strettamente legato all’attività agricola e alla conservazione del patrimonio naturalistico della Foresta Amazzonica. Nel corso degli ultimi decenni il settore agricolo ha diminuito la propria redditività e la popolazione rurale ha dovuto fronteggiare l’aumento della povertà, l’impoverimento del suolo, il peggioramento delle condizioni ambientali e la riduzione della possibilità di accedere a servizi primari quali educazione e sanità. Inoltre, nella provincia di Sucumbios si è registrata una crescita dell’attività di estrazione del petrolio con gravi conseguenze ambientali. Sebbene esista un regime democratico fin dal 1979, il contesto socio economico dell’Ecuador è caratterizzato da instabilità politica cronica, da fratture interne al paese e forti influenze regionali nei partiti. Dal punto di vista ambientale l’Ecuador presenta un’immensa ricchezza naturale, una grande biodiversità e numerose risorse idrogeologiche e minerarie, tutto ciò minacciato dai cambiamenti climatici e dal crescente sfruttamento delle risorse energetiche, soprattutto del petrolio.
Tenuto conto di tutto ciò, Ucodep è intervenuta in Ecuador con sostegno all’agricoltura e alle comunità locali per lo sviluppo rurale e valorizzazione delle risorse del territorio, di tutela dell’ambiente e della biodiversità locale e di lotta alla povertà.
Nella regione Andina di Cotacachi vivono numerose comunità di Indios (circa il 60% della popolazione residente nella zona) che, tradizionalmente, si dedicano all’agricoltura di sussistenza. Tuttavia, in seguito alla riforma agraria introdotta negli ’60 dal governo militare, tali popolazioni si sono trovate costrette a coltivare terreni sempre più ridotti e in posizioni sfavorevoli, con il conseguente progressivo impoverimento dei campi e la riduzione delle varietà prodotte e della qualità dei prodotti. La conseguenza di tutto ciò è stato l’indebolimento del settore agricolo, la scarsa differenziazione alimentare e l’insorgere di malattie legate alla malnutrizione, l’emigrazione dalla campagna alla città, l’abbandono dei figli per ragioni lavorative e quindi la riduzione della frequenza scolastica.
L’area della Riserva del Cuyabeno presenta un altissimo valore naturalistico, floristico e faunistico. A causa della difficoltà di accesso a questa zona l’accesso ai servizi di base, tra i quali l’uso di acqua potabile e l’assistenza medica, è molto limitato. Lo sfruttamento delle risorse naturali, per molti degli abitanti della zona, rappresenta l’unica possibilità di reddito. Gli interventi di Ucodep si concentrano quindi in queste due zone con un approccio che mira, quindi, allo sviluppo agricolo nel rispetto delle risorse locali, della valorizzazione delle stesse, della difesa dell’ambiente e del rafforzamento dei piccoli produttori locali. Ucodep si dedica anche al supporto all’educazione primaria e alla tutela della salute locale, in un’ottica integrata di sviluppo locale.
Attualmente l’intervento di Ucodep in Ecuador è realizzato tramite gli uffici di Cotacachi e Lago Agrio. La fotografica Ecuador: Colori e Volti, organizzata dai volontari Ucodep di Milano, vuole ripercorrere appunto l’esperienza di 15 di Ucodep in Ecuador attraverso la natura, le persone e i colori che caratterizzano questo affascinante e variegato Paese. Il gruppo dei volontari Ucodep di Milano organizza e propone attività a sostegno dei progetti di Ucodep in Ecuador.
Per saperne di più di Ucodep e delle attività dei gruppo di Milano:
gtmilano@ucodep.org – www.ucodep.org
credits : Andrea Cianferoni, Ilaria Lazzarini, Demostenes Uscamayta Ayvar/Ucodep ©

Dal 13 al 28 Novembre 2009

Centro Sociale Barrio’s
via Barona, ang. via Boffalora, Milano
Per Info: tel.0289159255 – fax0289158280 – barrios@comunitanuova.it – www.barrios.it

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CALENDARIO PER I PROFUGHI SAHRAWI

mercoledì, 21 ottobre 2009

00 copertina

“Obiettivo Sahrawi”

Il calendario è stato realizzato con l’intento di raccogliere fondi per riattivare l’arena cinematografica e per completare il laboratorio di digitale; entrambi situati nel campo di El Ayoun. La realizzazione di questi due progetti rientra nell’ambito delle nuove forme di cooperazione che l’Arcs, negli ultimi , sta cercando di portare avanti con il popolo Sahrawi, promuovendo “progetti di formazione” rivolti soprattutto ai giovani e destinati alla conoscenza e alla crescita nei settori delle visuali e della musica. Dalla volontà di realizzare un luogo di aggregazione e di far conoscere una forma di visuale ignota alla gran parte dei Sahrawi che vivono nella regione di Tindouf, nel 2004 è nata l’idea progettuale di costruire, nella zona adiacente al centro culturale della Wilaya di El Ayoun, un’arena cinematografica rivolta a tutta la popolazione. L’arena, finanziata dall’Arci e dalla provincia di Roma, è stata realizzata nell’estate del 2005 ed è dedicata alla memoria di Tom Benetollo e Otello Urso. Il successo di questo “cinema nel deserto” è stato immediato: un grande schermo diventato la finestra sul mondo per centinaia di sahrawi, giovani e adulti. A seguito di violenti temporali e all’usura inevitabilmente prodotta dalle difficili condizioni ambientali, il muro che fungeva da schermo si è deteriorato in maniera definitiva e il progetto si è purtroppo interrotto. Vista l’importanza che riveste per la popolazione saharawi, l’Unione Circoli Cinematografici Arci ha deciso di destinare un contributo significativo per rimettere in piedi l’arena cinematografica. L’altro progetto, legato alla e denominato “Deserto Rosa”, è nato da una collaborazione tra il fotografo Giulio Di Meo e l’Arcs, ed è stato avviato nell’Aprile 2009. Questo progetto prevedeva non solo la fornitura dell’attrezzatura utile a realizzare un laboratorio di stampa all’interno del centro di cultura Olof Palme, nella wilaya di El Ayoun, ma anche un breve corso rivolto ad un gruppo di donne degli accampamenti. L’intento era duplice: quello di dare ad un gruppo di ragazze sahrawi uno strumento per raccontare e denunciare le difficili realtà di vita nei campi profughi e nello stesso dare la possibilità agli abitanti della wilaya di stampare le formato-tessera necessarie per i loro documenti, evitando di percorrere chilometri di deserto. Nei villaggi non ci sono infatti studi fotografici e l’unica soluzione rimane quella di recarsi nella città più vicina (il necessario può variare da una a tre ore). Ciò comporta costi tali (taxi, stampa delle ) che anche una banale rappresenta un problema diventando quasi un miraggio irraggiungibile. I fondi raccolti con la vendita del calendario saranno utilizzati per il completamento dei due progetti. Questo è il nostro intento, questo è il nostro “Obiettivo Sahrawi”.
Ventina Roversi – Di Meo Giulio

01 gennaio 2010

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La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri a favore della ILO 169

martedì, 22 settembre 2009
La mano di Raffaella e di una donna boscimane

La mano di Raffaella e di una donna boscimane

La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri al rientro dalla sua spedizione in solitaria in Botswana annuncia: “Il mio progetto immediato è mettere il mio operato e le mie opere al servizio di cause umanitarie. La Umanitaria è uno strumento importantissimo per aiutare chi soffre. E’ uno specchio vivido e tangibile sulla realtà, senza trucchi o mistificazioni. E le potenzialità di sensibilizzazione e di aiuto concreto a chi ne ha bisogno sono tantissime, attraverso i media, mostre, proiezioni, aste di beneficenza, e collaborazioni con le ONG ( ndr Organizzazione Non Governativa, è una organizzazione indipendente dai governi e dalle loro politiche. Generalmente si tratta di organizzazioni non aventi fini di lucro che ottengono una parte significativa dei loro introiti da donazioni.)”
Chiediamo alla fotografa : come è nato per Lei il concetto di Umanitaria?
Dice la Milandri, già autrice di una sul lavoro minorile in India e di una con asta di beneficenza a favore di un centro per anziani senzatetto del Nepal :
“ E’ stato un percorso personale che ha amalgamato diversi ingredienti. Passione per la e per il viaggio in solitaria. Attenzione estrema per i Paesi in sofferenza e in via di sviluppo, le culture in pericolo, i diritti umani violati. Curiosità innata, spirito di osservazione e capacità di adattamento alle situazioni estreme. Ho viaggiato scomodamente, ho scattato in condizioni difficili, ho mangiato spartanamente , ho dormito in modesti alloggi -ma sempre col sorriso -mischiandomi fra la gente, adeguandomi ad un diverso stile di vita e ad una diversa mentalità, assorbendo come una spugna costumi , atteggiamenti e sentimenti. Essere donna, pur se con molti rischi, mi ha fatto accettare e giudicare inoffensiva”
Continua la Milandri:
“Ho raccolto discrete, belle, bellissime. Ma sempre e soprattutto testimonianze.
Bambini al lavoro; donne in condizioni di sfruttamento e disagio; popolazioni indigene umiliate ed in pericolo; violenze ed ingiustizie. E’ così che approdo alla umanitaria. Ho raccolto in giro per il mondo un mare di sofferenza, ora il mio animo è greve di tanto dolore e ansioso di agire”
Come pensa di mettere in pratica i suoi programmi, e a chi darà la priorità negli aiuti?
“Prima di tutto sono disponibile per ONG e associazioni non profit, come dicevo, con il mio operato e le mie opere; poi ho focalizzato i primi due obiettivi precisi , per i quali agirò attraverso i media e una fotografica. Il primo obiettivo è sostenere e promuovere la ratifica dell’ alla ILO 169, una convenzione internazionale a favore dei diritti dei popoli indigeni e tribali. Allo scopo ho anche già formato un gruppo su Facebook, stiamo inviando lettere di sollecito al Ministro Frattini.Siamo già in diverse centinaia. Il link è http://apps.facebook.com/causes/355059?m=cc366e79 ”
LA ILO E LA ILO 169.
La ILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’ agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che si occupa di promuovere il lavoro, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , promuove i diritti dei lavoratori ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro, promuovendo pace, prosperità e progresso. L’ è stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e “tribali” e si occupa di questioni d’importanza vitale :
garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali; il diritto all’identità culturale e alle tradizioni comunitarie ;
il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano;
l’uguaglianza di fronte all’amministrazione ed alla giustizia;
il diritto alla terra ed alle risorse , all’occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate .
I popoli che tuttoggi aspirano ad uguaglianza e a diritti sono : gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, i boscimani del Kalahari, gli Innu canadesi e tanti tanti altri(per non parlare della scottante situazione tibetana).
L’ nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
Riprende la Milandri: “Ma è molto importante che anche l’, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono spesso tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto, dopo che le loro terre sono state usurpate per petrolio, oro, diamanti, uranio, legname, a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra
ancestrale.”
Aggiunge la Milandri: “Non voglio che questi popoli e le loro tradizioni rimangano solo nei documentari o nei film. E’ sacrosanto fermare e combattere l’estinzione di popoli, culture, tradizioni.”
Sensibilizzare il Governo per la ratifica alla ILO 169, dunque, è il primo obiettivo.
E il secondo?
“ Ho avuto modo di appurare di persona il problema dei boscimani del Kalahari. E’ una questione ampia e complessa, ma l’urgenza ora è far aprire i pozzi d’acqua per quei villaggi isolati all’interno del Central Game Reserve. I boscimani (Bushmen) hanno vissuto per più di 22.000 in quei territori e molti di loro sono stati recentemente allontanati sulla base di programmi governativi di reinsediamento.
L’urgenza è far riaprire i pozzi per coloro che tuttora vi abitano, e poi permettere, a tutti coloro che vogliono, di ritornarvi. Vi è un tesoro di tradizioni e cultura in questo popolo, e va preservato: ma senza l’acqua non si vive. ”

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corsi e workshop di fotografia

sabato, 5 settembre 2009

Dalla Lettura delle alla progettazione di un Portfolio

Seminario a cura di Sandro Iovine

Direttore della rivista Il fotografo

Saper leggere un’immagine fotografica è ancor più importante della capacità di realizzare una tecnicamente corretta. Gli aspetti tecnici infatti si possono agevolmente acquisire con un po’ di pratica o addirittura affidandosi agli automatismi. Diverso il discorso della progettualità che conduce allo scatto e soprattutto alla fase di selezione, vero momento in cui il fotografo amatore, o professionista che sia, deve mettere a frutto la sua capacità di riconoscere gli scatti significativi da quelli non funzionali all’espressione delle sue idee. Saper analizzare con un metodo le fotografieche realizziamo e quelle degli altri ci conduce ad un continuo perfezionamento del nostro modus operandi e il saper ragionare in forma preventiva consente di ottenere contenuti leggibili in modo chiaro da chiunque, per la progettazione di un portfolio.

E’ prevista la visione dei lavori dei partecipanti, con commento critico.

Quota di partecipazione a titolo di rimborso spese euro 50,00

Il seminario si terrà una domenica pomeriggio di ottobre 2009, full immersion.

La data sarà comunicata agli iscritti entro la metà del mese di settembre 2009.

. Lettura Periodica dei Portfolio

Selezione Fotografi Emergenti Rassegna 2010

Tra le finalità prioritarie dell’A.F.I., vi è quella di promuovere la giovane , selezionando autori, under 35, da proporre in una rassegna annuale dal titolo: “ Fotografi Emergenti Italiani ”.

A tale scopo, nel periodo settembre-dicembre 2009, saranno programmati una serie di’incontri di lettura dei portfolio, con l’intento di scegliere i lavori più meritevoli da presentare nel 2010 alla villa Pomini.

I colloqui si terranno su appuntamento, prenotando la propria lettura con gli esperti A.F.I., telefonando o scrivendo ai riferimenti sotto riportati.

Per informazioni e iscrizioni:

Corso di Paesaggio: tel. 347 5902640 e-mail: claudio.argentiero@alice.it

Corso Base: tel. 340 2603726 (ore 13/14 – 18/21) e-mail: fiorenzopellegatta@tiscali.it

Corso Base Digitale: tel. 348 4045892 e-mail: fabio_preda@yahoo.it

Corso Ritratto e Glamour: tel. 347 5902640 e-mail: claudio.argentiero@alice.it

Seminario con Sandro Iovine: tel. 347 5902640 e-mail: claudio.argentiero@alice.it

Lettura periodica Portfolio: tel. 347 5902640 e-mail: claudio.argentiero@alice.it

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MOSTRA MARIO CRAVO NETO – THE MYSTIC PHOTO

sabato, 5 settembre 2009

PaciArte contemporary Invita la SV alla :
Mario Cravo Neto
The Mystic Photo

MARIO CRAVO NETO – THE MYSTIC PHOTO
ARTISTA MARIO CRAVO NETO
INAUGURAZIONE Giovedì 28 Maggio 2009 ore 19.00/21.00
PERIODO 28 Maggio – 20 Settembre 2009
CATALOGO Edizioni PaciArte contemporary, testo critico a cura di Giuliana Scimè
SEDE via C.Cattaneo 20/b – 25121 Brescia – Italy
Tel/Fax +39 0302906352
info@paciarte.com
www.paciarte.com
ORARI Martedì-Sabato 10/13 – 15.30/19.30

PaciArte contemporary presenta uno dei maggiori artisti Brasiliani di fama internazionale: Mario Cravo Neto.
La sua attraverso l’eleganza delle linee e la raffinatezza del bianco e nero ci trasporta in una dimensione sospesa ed ovattata, dove i corpi e gli oggetti assumo un aspetto intimo e mistico, trasmettendo un senso di pace.
Le sue opere, giocate sul chiaroscuro con toni scurissimi ed un bianco candido, giocano con la luce come fossero bassorilievi, in una serie di ritratti che mostrano una faccia del Brasile e le sue tradizioni.
Attraverso corpi che ci ricordano le radici africane di Bahia, una sensualità intrinseca ed un misticismo che richiama il rapporto tra l’uomo e la natura.
La ripercorrerà gli ultimi venti del suo lavoro, attraverso le opere più significative, tra le quali ad esempio: Eduardo with dagger, Voodoo Child, Sacrifice II….
All’inaugurazione verrà presentato il catalogo con testo critico a cura di Giuliana Scimè.
Miriam Tognazzi
Immagine in alto:Edoard with dagger,

PaciArte contemporary has the pleasure of inviting you to an exhibition by:
Mario Cravo Neto
The Mystic Photo
EXHIBITION MARIO CRAVO NETO – THE MYSTIC PHOTO
ARTIST MARIO CRAVO NETO
INAUGURATION Thursday 28th May 2009 at 19.00/21.00 hrs.
PERIOD 28th May – 20th September 2009
CATALOGUE PaciArte contemporary editions, critique by Giuliana Scimè
VENUE 20/b Via C.Cattaneo – 25121 Brescia – Italy
Tel/Fax +39 0302906352
info@paciarte.com
www.paciarte.com
Visiting hours Tuesday – Saturday 10 am – 1 pm. – 15.30/19.30

PaciArte contemporary is introducing Mario Cravo Neto an internationally acclaimed great Brazilian artist.
His photography, through elegance of lines and black and white fineness leads to a suspended and hushed dimension, where bodies and objects appear intimate and mystic inspiring a sense of peace.
His works, played on chiaroscuro with very dark tones and a candid white, play with lights as if they were bas-reliefs, in a series of portraits showing a Brazilian aspect with its traditions, through bodies reminiscent of Bahia’s African roots, an intrinsic sensuality and a mysticism recalling the relationship between man and nature.
The Show will be over the last twenty years of his work, through the most important photos as: Eduardo with dagger, Voodoo Child, Sacrifice II….
A catalogue with Giuliana Scimè’s critique will be presented at the inauguration.
Miriam Tognazzi
Top image: Edoard with dagger.

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Flickr: Nich Hance

sabato, 1 agosto 2009

pubblicato da naomi in: Giovani fotografi Siti e risorse utili Flickr

Foto di Nich Hance su Flickr

Questa è la volta di un giovane utente americano che vive in Alaska, il suo nome è Nicholas Hance McElroy, e sul portale di Flickr è conosciuto con il nome di Nich Hance. Il paesaggio è sicuramente una costante di molti suoi scatti, e di sicuro il fascino e la maestosità della natura di questo Stato contribuiscono a rafforzare la bellezza di ogni sua .

La caratteristica peculiare del suo modo di fare , ci restituisce un immaginario dei panorami di questo magnifico luogo ben diversi dalle solite “-cartolina” a cui siamo abituati.

L’abilità di questo utente è quella di contestualizzare ogni luogo che immortala, inserendo la presenza di una o più persone, creando un confronto tra la natura e l’uomo. Questo “accorgimento” ci permette di dare una nuova lettura a ogni e ad ogni paesaggio immortalato, e ci aiuta anche a riconoscere ed apprezzare di più lo stile di questo utente.

Foto di Nich Hance su Flickr

Foto di Nich Hance su Flickr Foto di Nich Hance su Flickr Foto di Nich Hance su Flickr Foto di Nich Hance su Flickr Foto di Nich Hance su Flickr Foto di Nich Hance su Flickr

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Doug Dubois

sabato, 1 agosto 2009

pubblicato da naomi in: Giovani fotografi Società

Fotografie di Doug Dubois

Questo fotografo ci sul sito personale una varietà di fotografie legate sia al campo editoriale, sia a progetti seriali, che a serie più personali e intimiste. In tutte le abbiamo però quello stile caratteristico che ci fa riconoscere ed apprezzare la famosa firma del fotografo, e che sicuramente contribuisce ad arricchire la bellezza e il fascino dei suoi lavori.

Doug Bubois cerca di immortalare avvenimenti ed eventi che fanno parte di una vita come tante altre, sempre tenendo d’occhio una cura compositiva molto pulita, tanto da far sembrare molti suoi scatti dei frame di un set cinematografico.

Ogni ritratto sembra rappresentare un personaggio caratteristico di un film, ogni luogo in cui si trova un set preparato ad hoc per lui. Questa grande cura estetica ci permette di captare il suo stile, il quale si ripropone in tutte le sue serie. Qui di seguito sono inserite alcune presenti nelle serie intitolate Family Photos, 1999-2006, Family Photos 1984-1992 e Avella. Consiglio di dare un’occhiata a tutta la macro sezione intitolata Portrait Series, dove ogni ritratto è suddiviso per delle particolari e curiose categorie.

Via | flak photo

Fotografie di Doug Dubois

Fotografie di Doug Dubois Fotografie di Doug Dubois Fotografie di Doug Dubois Fotografie di Doug Dubois Fotografie di Doug Dubois Fotografie di Doug Dubois

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Markku Lähdesmäki, dal commerciale al personale.

sabato, 1 agosto 2009

pubblicato da Cut-tv in: Photobucket

Markku-Lahdesmaki_Space-Center

La passione per la di Markku Lähdesmäki è iniziata in Finlandia, ispirata dalla tranquilla atmosfera e i panorami della sua città natale.

Dopo aver girato ogni angolo di mondo, si è trasferito nel paese delle meraviglie tropicali del sud della California, ha messo il suo ingegno e un uso notevole di photoshop a servizio della commerciale, ma i suoi progetti personali hanno fatto tesoro di tutto questo mettendo a frutto il sapore e le suggestioni delle origini.

Le che ho selezionato nella mia gallery esprimono al meglio quello che mi piace di questo fotografo, ma sono certa che nel suo portfolio troverete quello che fa per voi.

Markku Lahdesmaki Gallery
Markku-Lahdesmaki_Winter Markku-Lahdesmaki_Landascape Markku-Lahdesmaki_Life Markku-Lahdesmaki_Jubilee-Park

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Il giardino di Versailles. Natura, artificio, modello

sabato, 25 luglio 2009

IL GIARDINO DI VERSAILLES. NATURA, ARTIFICIO, MODELLO
Autore: Chiara Santini
Editore: Olschki
Collana: Giardini e paesaggio, vol. 19
Formato: 17 × 24 cm
Illustrazioni: 27 figure nel testo e 8 tavole fuori testo a colori
Pagine: 286
: 2007
Codice ISBN: 88-222-5646-1
Prezzo (di copertina): 28,00 Euro
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lbversailles.htm
Il giardino di Versailles fu il più straordinario dei giardini. Coniugando insieme le tecniche analitiche della geografia umana e della ricerca storica, in questo libro il progetto del re Sole viene analizzato in un’ottica originale: più che la propaganda politica e i programmi iconografici ideati dagli artisti di corte, vengono qui presi in esame i saperi, le tecniche, i disegni, le mappe, le idee e le forme. Versailles svela così un’immagine inedita e si configura come un modello di organizzazione del paesaggio.
Il Grand Siècle fu il secolo dei giardini. E il giardino di Versailles – teatro della vita di corte, spazio dipinto, inciso, tante volte descritto e immaginato – fu il più straordinario dei giardini.
Coniugando insieme le tecniche analitiche della geografia umana e della ricerca storica, in questo libro il progetto del re Sole viene analizzato in un’ottica originale. Più che la propaganda politica e i programmi iconografici ideati dagli artisti di corte, vengono qui presi in esame i saperi, le tecniche, i disegni, le mappe, le idee e le forme. Grazie a un approccio metodologico che ha concentrato l’analisi più sui metodi e gli strumenti impiegati per la costruzione del giardino che sul giardino costruito, più sugli esecutori che sul committente – insomma, più sui processi che sulle cose – Versailles svela un’immagine inedita. La ricca documentazione presa in esame mette in luce la centralità di alcune questioni che solo parzialmente hanno finora catturato l’attenzione degli studiosi: la specializzazione delle figure professionali (giardinieri, fontanieri e ingegneri delle fortificazioni) che nella fabbrica del giardino affinarono le loro competenze e la modernità della macchina burocratica e degli strumenti tecnici impiegati per l’esecuzione del progetto.
Sicché alla fine, in virtù dell’alta cifra storica e stilistica del monumento vegetale di cui nello specifico si rintraccia la genesi, ne risulta una lettura in grado di illuminare di una luce più generale, e per qualche verso inedita, non soltanto la realtà dei giardini storici ma anche la cultura delle tecniche di gestione del territorio in età moderna.
Chiara Santini, dottore di ricerca in Storia d’Europa: identità collettive,cittadinanza e territorio all’Università di Bologna e docteur in Histoire et civilisation de l’Europe all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, ha una borsa di post-dottorato presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università di Bologna. Svolge la sua attività didattica presso il Corso di laurea specialistica in Geografia e Processi Territoriali. Le sue ricerche si concentrano nell’ambito della geografia storica. Ha pubblicato saggi sui giardini francesi e italiani del XVII e XVIII secolo.
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I Ricettari di Federico II. Dal Meridionale al Liber de coquina

sabato, 25 luglio 2009

I RICETTARI DI FEDERICO II. DAL MERIDIONALE AL LIBER DE COQUINA
Autore: Anna Martellotti
Editore: Olschki
Collana: Biblioteca dell’”Archivum Romanicum” – Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia, vol. 326
Formato: 17 × 24 cm
Pagine: 284
: 2005
Codice ISBN: 88-222-5442-2
Prezzo (di copertina): 29,00 Euro
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lvricettari.htm
L’attribuzione a Federico II del Liber de coquina e dei ricettari imparentati permette di scoprire la fastosa cucina della corte palermitana, ben radicata nel territorio, ricca di influssi arabi filtrati attraverso la mediazione normanna e sveva, ma aperta a suggerimenti nazionali e internazionali; all’inizio del Trecento, attraverso la mediazione toscana, questa prima cultura gastronomica ‘italiana’, sbocciata insieme alla poesia siciliana, si è ormai affermata da un capo all’altro della Penisola.
Un esame comparativo del Liber de coquina e dei ricettari imparentati (la raccolta Meridionale, la traduzione ‘Toscana’ e il trattato latino conservato nel ms. Palat. lat. 1768 della Biblioteca Vaticana, stampato qui per la prima volta insieme agli altri testi) permette di attribuirne la stesura al patrocinio di Federico II, tra il 1230 e il 1250.
Si scopre così la cucina della corte palermitana, ben radicata nel territorio, intrisa di influssi arabi trasformati dalla mediazione normanno- sveva, ma aperta a suggerimenti nazionali e internazionali, che ai prestigiosi piatti di carne e di pesce contrappone ricercate preparazioni di verdura e registra la prima affermazione delle paste alimentari, dei ravioli e delle torte ripiene.
Attraverso documenti e testimonianze diverse si ricostruisce il rapporto ambivalente dell’imperatore con il cibo, tra rivalutazione epicurea dei piaceri conviviali e preoccupazioni salutistiche; e se la sperimentazione gastronomica che culmina nel Meridionale ben si inquadra nella cornice festosa del banchetto accanto al fiorire della poesia siciliana, il Liber de coquina si presenta come un rigoroso trattato scientifico suddiviso in capitoli sul modello delle opere dietetiche.
La Toscana, erede dell’esperienza poetica in volgare, accoglie con entusiasmo la bella cucina sveva e, parafrasando Dante, si può affermare che intorno al 1300 tutto quello che gli italiani mangiano è ‘siciliano’.
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