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"WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge

venerdì, 28 gennaio 2011
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Alcune immagini hanno il potere di evocare ricordi, altre quello di scavare nella memoria selettiva, che alterata in modo imprevedibile i residui del reale restituendone visioni alterate, intriganti e suggestive, qualche volta illuminanti.

Memorie selettive come quelle fotografate da Douglas Ethridge lungo la West Coast a caccia di reminiscenze infantili, protagoniste di “WAYPOINTS” ed esposte alla Camerawork Gallery di Portland, dal 29 gennaio al 25 febbraio 2011.

Un progetto nato dal desiderio di esplorare con occhi diversi gli stessi luoghi conservati dalla memoria, ancorati a visioni quasi oniriche di castelli di sabbia, tesori risputati dal mare, foreste sottomarine e orizzonti lontani, nei quali ognuno di noi può scovare i propri ricordi e proiezioni fantastiche.

Douglas Ethridge
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“WAYPOINTS” e le memorie selettive di Douglas Ethridge é stato pubblicato su clickblog alle 16:40 di mercoledì 26 gennaio 2011.

 "WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge
 "WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge

 "WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge  "WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge

 "WAYPOINTS" e le memorie selettive di Douglas Ethridge

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BYO

venerdì, 28 gennaio 2011
listen it it BYO

121de320cc1a4bbd17b55e8bfe0e5b4d BYO

Idee Inc. ha svelato un nuovo motore di ricerca: BYO.

Questo sito vi consente di effettuare ricerche di immagini simili a quella utilizzata come chiave di ricerca. Potete scegliere se caricare la foto o passare l’indirizzo completo sa già disponibile online. La dimensione massima, però, dovrà essere al massimo di 1 megabyte.

Il sistema è recente e funziona particolarmente bene, anche se ci sono alcuni casi in cui va in confusione come per esempio fra alcune foto di cielo e di mare.

Via | SteveDigicams

BYO é stato pubblicato su clickblog alle 13:59 di mercoledì 26 gennaio 2011.

 BYO
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 BYO

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Vogue e il volto delle donne

sabato, 18 dicembre 2010
listen it it Vogue e il volto delle donne

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Con i mezzi digitali che abbiamo al giorno d’oggi c’è sempre qualcuno che prova a sperimentare giusto per il gusto di farlo e di vedere il risultato finale.

In questa galleria potete trovare delle immagini che sono il risultato della sovrapposizione dei numeri di un anno della rivista Vogue per un determinato paese. Qui sopra potete vedere un ritaglio dell’edizione tedesca, mentre sotto ne potete trovare altre fra cui quella italiana.

Guardando queste immagini è facile notare uno stile differente da paese a paese, ma cosa succede quando si mischiano tutte insieme? Le differenze fra le varie edizioni si “cancellano” a vicenda e quello che rimane è una figura femminile che è la somma di tutte le donne pubblicate in copertina. Un bell’esperimento che qualcuno ha voluto, provocatoriamente, chiamare anche il volto della Vergine Maria.

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Via | LiveJournal

Vogue e il volto delle donne é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di sabato 18 dicembre 2010.

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‘O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE

martedì, 14 dicembre 2010
listen it it O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE

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I vicoli bui intorno ai Tribunali di Antonio Biasiucci ed i tetti multicolore dell’Agenzia Controluce, i corpi al silicone dei i “femminielli” di via Toledo, del Rettifilo, della Sanità di Luciano Ferrara e quelli marmorei di Luigi Spina, sono solo alcune delle antitesi che contribuiscono a caratterizzare una realtà e una città complessa e stratificata come Napoli.

Sono solo le mille sfumature della città partenopea capace di generare il dramma degli esclusi dell’ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore di Michele Gandin, e la rabbia violenta degli ultras di Mario Spada, che si estende dal mare dei pescatori del Golfo tra Procida e Pozzuoli di Lucia Catalano ai paesaggi di “Munnezza” di Aniello Barone.

Napoli del resto sembra essere tutto questo e molto di più, incastrata tra le sfumature di ieri e di oggi, tra i vicoli antichi e le periferie postmoderne, tra la realtà e la finzione, e spesso talmente vera da sembrare improbabile negli obiettivi e gli sguardi in mostra al Museo MADRE di Napoli con ‘O Vero! Napoli nel mirino.

‘O Vero! Napoli nel mirino
41720ca1e00eef5001facb0d9ac98332 O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE 182b7b6cce0cbafbef1854a98d75920d O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE fa0f9cfe87873604e37de52571a4f051 O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE 5225ff6b0fbcf8d9b05aff56e2de3093 O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE

‘O Vero! come l’espressione dialettale usata per manifestare lo stupore per una realtà che appare incredibile, mentre l’immagine dello schieramento di polizia in difficoltà davanti ai fuochi d’artificio, è stata scelta come simbolo della mostra, in quanto prova di come la finzione possa avere ricadute sul reale.

Nella gallary un piccolo assaggio di altre sfumature in mostra, ma come al solito le fotografie da vicino hanno un altro ’sapore’, e se ne avete la possibilità tutte quelle esposte con ‘O Vero! Napoli nel mirino, a cura di Mario Codognato, Eduardo Cicelyn e Giovanni Fiorentino, resteranno ?al Museo Madre di Napoli fino al prossimo 10 gennaio. Se non altro per avere uno sguardo d’insieme o ‘altro’, sulla Napoli che affolla le pagine di cronaca, malcostume e malgoverno ..

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‘O Vero! Napoli nel mirino del Museo MADRE é stato pubblicato su clickblog alle 18:07 di martedì 14 dicembre 2010.

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Canon Original Data Security reso inutile da esperti russi

mercoledì, 1 dicembre 2010
listen it it Canon Original Data Security reso inutile da esperti russi

aeacdcf4a2ad901cb0ccb44aebbc6799 Canon Original Data Security reso inutile da esperti russi

Canon fornisce ai professionisti l’OSK-E3 Original Data Security Kit, un kit che consente di verificare l’autenticità delle foto.

Nel caso vengano modificati i metadati, come la posizione geografica, o anche un singolo pixel attraverso il software fornito si potrebbe scoprire la modifica e quindi le agenzie di stampa o i tribunali potrebbero scartare le immagini ritoccate.

Un’azienda russa che si occupa di sicurezza, Elcomsoft, è riuscita a trovare una falla nel sistema e per provarlo ha pubblicato alcune immagini evidentemente ritoccate, ma che al software sembrano originali. Sono state, infatti, estratte le chiavi per la firma contenute nelle reflex ed utilizzate per firmare le foto alterate. Dopo il salto potete trovare uno degli esempi.

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Via | NetSecurity

Canon Original Data Security reso inutile da esperti russi é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di mercoledì 01 dicembre 2010.

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Mostra fotografica Milis su triballu, sa vida

sabato, 6 novembre 2010
listen it it Mostra fotografica Milis su triballu, sa vida

Titolo Evento: Mostra fotografica Milis su triballu, sa vida
Autore: stefano pedrelli
Data Evento: 12 Novembre 2010 (Evento singolo giornaliero)

Mostra fotografica

MILIS SU TRIBALLU, SA VIDA

di Stefano Pedrelli

Milis (OR), Palazzo Boyl, dal 13 al 21 novembre 2010

col Patrocino di Regione Sardegna, Provincia di Oristano, Comune di Milis, Federazione Italiana Associazioni fotografiche

Inaugurazione venerdì 12 novembre ore 18,30

“Milis su triballu, sa vida”, in lingua sarda, per la precisione in oristanese, significa “il lavoro e la vita di Milis”.

L’esposizione fotografica vuole testimoniare come il lavoro tradizionale sia ancora fortemente radicato nel tessuto popolare sardo, apparentemente sfiorato dalla marea della globalizzazione, ma che ancora conserva gli stessi tratti caratteristici di un tempo.
Il fluire delle giornate è scandito da momenti di consuetudini antiche e vita moderna, ma la società e il lavoro sono ancora basati su regole e figure tramandate o raccolte per tradizione o per necessità: pastori, lavoratori dei cosiddetti “orti” ( aranceti, prodotto principe del territorio milese) lavoratori di canne di bambù, raccolgitrici di erbe, cestinai.

La mostra che si svolge a Palazzo Boyl, edificio storico di Milis, accompagnerà l’evento VINI NOVELLI 2010 durante le intere giornate del 13 e 14 novembre e rimarrà aperta i giorni successivi fino a domenica 21 novembre dalle ore 16 alle ore 19.

Stefano Pedrelli
Via A. Bazzini, 9 – Milano
Cell.+39.347.7572080
@: klas@libero.it

Clicca qui per visualizzare l’evento sul calendario

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Seminario di fotografia stereoscopica con Carlo Pavia

mercoledì, 20 ottobre 2010
listen it it Seminario di fotografia stereoscopica con Carlo Pavia

Seminario Gratuito Fotografia Stereoscopica

Roma: Il Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma organizza presso la sua sede didattica sita in via Biagio Pallai, 12 un Seminario-Workshop gratuito sulla Fotografia Stereoscopica – 3D -
Il seminario si svolgerà sabato 6 Novembre 2010 dalle ore 17e30 alle 20e30 e sarà a tenuto dal docente Carlo Pavia, archeologo e speleologo, fotografo professionista, scrittore e documentarista.

La Fotografia Stereoscopica, nata nel 1838, ha avuto una costante rilevanza nel tempo trovando applicazione soprattutto nella cartografia e fotografia archeologica. Essa sfrutta la capacità del cervello di unire due immagini rilevate di una stessa scena in un’unica immagine di percezione tridimensionale.
La visione stereoscopica infatti suggerisce il rilievo di un oggetto, la sua tridimensionalità, pur avendo dello stesso oggetto una visione bioculare.

Carlo Pavia, fotografo professionista dal 1978, è laureato in Storia dell’Arte Antica con Specializzazione in Archeologia e Topografia Antica.
Le sue conferenze ed i suoi lavori lo hanno fatto apprezzare e stimare in tutto l’ambiente scientifico ed archeologico nazionale ed internazionale; autore di numerose opere e studi sui maggiori monumenti antichi di Roma, è autore anche di film e documentari.
Ricordiamo fra le sue ultime produzioni “Roma Antica in 3Dimensioni” e “Roma Antica, com’era”.
E’ collaboratore di programmi Rai e di molte fra le più importanti televisioni estere, fondatore e direttore della rivista di Archeologia FORMA URBIS, fondatore e Presidente del G.S.U. L.U.P.A. (gruppo di speleologia urbana) e attualmente curatore, nonché fondatore della rivista di archeologia “Roma e il suo Impero”.

Per informazioni
Centro Sperimentale di Fotografia – www.csfadams.it
Via Biagio Pallai , 12 Roma
tel. 06/5344428 – 338/5785977
e-mail: csfadams@tiscali.it

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Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

lunedì, 18 ottobre 2010
listen it it Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

b658ff1b761366946b50def1834d7935 Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

Appagando contemporaneamente le mie passioni per l’Africa, gli studi antropologici, la fotografia e le pubblicazioni fotografiche, oggi dedico una segnalazione ad Angela Fisher e Carol Beckwith, che da oltre trenta anni vivono a stretto contatto con le etnie indigene africane cercando di preservarne rituali e memorie che rischiano di scomparire.

Dopo tante foto e pubblicazioni straordinarie dedicate a quei riti e quelle tradizioni tribali millenarie, che la loro fondazione African Ceremonies Inc è impegnata a sostenere con i proventi di vendite e iniziative, alla pregevole collezione si aggiunge una nuova pubblicazione sui Dinka del Sudan Meridionale.

Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan, arricchire peraltro lo scaffale della Modernbook Editions, con immagini e i rituali di un popolo straordinario che ha prosperato con l’allevamento e il commercio di bestiame, fino a quando la guerra civile del Sudan ne ha messo a rischio usi e costumi. Immagini entusiasmanti in mostra alla Modernbook Gallery di San Francisco fino al 27 novembre, che grazie a loro potete sbirciare in questa gallery.

Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan
7402cceccbe50908cdd1c4ff5bfe3575 Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan c6abee5a00047ab440cd53b21700c042 Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan a30e8dcbbc1b6dbe1fc756a6b38e999e Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan af7684bc4e07930863c877ca53ac037d Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

Nelle immagini, un popolo con un profondo legame fisico e spirituale con la terra e gli animali, e una devozione per le loro mucche dalle grandi corna addirittura leggendaria.

Una tribù di pastori che per anni ha proliferato in un territorio esteso tra il Nilo Bianco e gli affluenti Bahr el Ghazal a occidente e il Sobat a oriente, fra i distretti di Wau e Bor, dormendo e vivendo in mezzo alla mandria, dando ai bambini il nome dell’animale preferito dal genitore, e soffiano nella vagina delle mucche per favorirne la fertilità.

Un popolo infinitamente bello, se mi concedete l’espressione, proprio in virtù dei suoi colori e tradizioni, e quella pelle tanto nera come l’ebano quanto ‘bianca’, da guadagnarsi il termine di “ghostly” (fantasma) tra i primi esploratori, perché cosparsa della cenere bianca di sterco bovino per preservarla da morsi di insetti e malaria (la stessa con la quale si puliscono i denti), suggestivamente in linea con termini come “jieng” e “mony-jang”, ovvero “men of men”, con i quali i Dinka si fanno chiamare. Il fatto che sia altissimi, flessuosi e belli come dei, ovviamente contribuisce.

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Il libro edito da Rizzoli Usa nello scorso settembre, con i resoconti delle due fotografe e l’introduzione di Francis Deng, attuale consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio, e le copie da collezione disponibili da ottobre in cofanetti impreziositi da una stampa a scelta tra le cinque contemplate (nell’ultima immagine della gallery), sono un po’ costosi, ma se pensate che il ricavato andrà a sostenere queste stesse comunità e le preziose tradizioni che rischiano di perdere, i prezzi in rapporto a quelli di questo genere di pubblicazioni appaiono irrisori, oltre che ben spesi.

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Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan é stato pubblicato su clickblog alle 13:10 di lunedì 18 ottobre 2010.

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Google Maps sfrutta la Kite aerial photography

mercoledì, 13 ottobre 2010
listen it it Google Maps sfrutta la Kite aerial photography

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Karen e Frank Taylor sono una coppia sposata con figli che nel 2002 comprò una barca ed intraprese un viaggio dal North Carolina alle coste dell’America Centrale. Un anno in mare visitando posti magnifici. Quell’avventura li segnò tanto da decidere di ripetere l’esperienza non appena i figli fossero partiti per motivi di studio.

Il loro nuovo viaggio è iniziato il 14 novembre 2009 a bordo di un catamarano che hanno acquistato vendendo casa, auto e tutte le loro proprietà. La durata prevista questa volta è di ben 5 anni con l’idea di girare attorno al mondo.

Quel che veramente è interessante è il fatto che Google sia uno dei partner di questa viaggio che prende il nome di Spedizione Tahina. Tutti i contenuti generati dalla coppia saranno utilizzati da Big G all’interno dei propri prodotti.

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Tra questi contenuti sono anche presenti delle foto scattate utilizzando la tecnica della kite aerial photography, nella quale la fotocamera viene trasportata in aria con vari sistemi e mantenuta all’altezza desiderata per scattare fotografie in automatico a distanza di qualche secondo o manualmente attraverso un controllo remoto.

Recentemente Google ha inglobato questo tipo di foto scattate a Manihi, Polinesia francese, all’interno di Google Maps. Grazie a queste immagini il dettaglio che si ottiene è decisamente superiore a quello che garantiscono i satelliti.

Come potete vedere in galleria la copertura non è completa perché il sole che stava tramontando, pali e cavi sospesi rendevano le operazioni particolarmente complicate. L’idea di poter andare a scandagliare certe aree del mondo con questo dettaglio è molto interessante.

In futuro vedremo degli omini con la casacca di Google che scattano foto dall’alto con la Kite aerial photography nelle principali località turistiche del mondo? Non si può dire, ma conoscendo l’azienda non si può escludere nulla. Per il momento però potremo consolarci seguendo il viaggio di questa eccentrica coppia.

Via | Cnet

Google Maps sfrutta la Kite aerial photography é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di mercoledì 13 ottobre 2010.

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Canon 5D Mark II usata per filmare Iron Man 2

venerdì, 1 ottobre 2010
listen it it Canon 5D Mark II usata per filmare Iron Man 2

6cba040b1282213aae5a55b2e06b6e08 Canon 5D Mark II usata per filmare Iron Man 2

Canon ha annunciato che alcune Canon 5D mark II sono state utilizzate per filmare alcuni momenti chiavi del film Iron Man 2 come qualcuno aveva ventilato tempo fa.

Le scene nelle quali sono state utilizzate riguardano la partecipazione del protagonista, Tony Stark, allo storico gran premio di Montecarlo e del conseguente attacco dal cattivo di turno, Ivan Vanko.

Grazie alla qualità di questa reflex ed alla sua compattezza la squadra di ripresa ha potuto risparmiare molto tempo nella preparazione della scena rispetto alle cineprese tradizionali.

Via | BroadcastEngineering

Canon 5D Mark II usata per filmare Iron Man 2 é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di venerdì 01 ottobre 2010.

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Four Lines Scandinavia Polaroid Project

lunedì, 27 settembre 2010
listen it it Four Lines Scandinavia Polaroid Project

db1d649d77198b0a782a145aef34b6b1 Four Lines Scandinavia Polaroid Project

4 fotografi
24 giorni
9000km
100 ore di guida
3 macchine fotografiche perse
108 animali incontrati
2 navi inseguite
18 letti cambiati
0 bidet incrociati

… non di bollettino di ‘guerra’ si tratta, tranquilli, ma di alcuni ingredienti del reportage di viaggio “on the road” intrapreso da quattro impavidi giovani fotografi italiani ‘armati di Polaroid’ partiti all’esplorazione della Scandinavia, da Amburgo, a Horsens, passando per Kristansand, Floro, fino all’isola di Öland, l’isola dei mulini”.

A questo aggiungete, 200 pacchi di pellicole Polaroid e circa 1800 scatti, quattro punti di vista differenti, da Anna Morosini a Elena Vaninetti, da Gabriele Chiapparini ad Andrea Colombo, più quelli dei fotografi ‘locali’ come Ines incontrati lungo la strada, in un caleidoscopio di fiordi, villaggi e piccole città, ma anche il Circolo Polare Artico e le isole Lofoten, insieme a tante scoperte, incontri ed emozioni, ed avrete una prima idea dell’impresa.

Un progetto avventuroso, forse anche una guida anticonvenzionale, che culminerà con la Mostra Ufficiale Four Lines alla Fabrica Features di Bologna, il prossimo 8 ottobre 2010, e quattro del viaggio condiviso per ciascun percorso individuale, scatti formato polaroid come quelli della gallery accompagnati da testi emozionati e descrittivi ..

Four Lines Scandinavia Polaroid Project
101ec0b82bf12d864084d530a9d4d7ac Four Lines Scandinavia Polaroid Project 1d03f3d0da3c498b4e85aaaa67ab42dc Four Lines Scandinavia Polaroid Project e1ce42dac44a84c1c79336b159f09f39 Four Lines Scandinavia Polaroid Project 9cc7d2c61fbbdf3cd7b5c12c0ba0e02b Four Lines Scandinavia Polaroid Project

Gabriele
Day 6 R.I.P. SX-70 (a destra nella prima immagine)
La mia sx-70 e? caduta nell’acqua del mare.
Sicuramente non poteva scegliere un luogo migliore per
morire. Trattengo le lacrime. Riposa in pace.

Ma anche alcune selezioni video del viaggio come quello a seguire.

Four Lines Scandinavia Polaroid Project é stato pubblicato su clickblog alle 13:37 di venerdì 24 settembre 2010.

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Tetrafobia, la paura del numero 4 delle aziende giapponesi

domenica, 19 settembre 2010
listen it it Tetrafobia, la paura del numero 4 delle aziende giapponesi

791c23afe2b052c2aeea131055827b67 Tetrafobia, la paura del numero 4 delle aziende giapponesiCon il recente arrivo della Olympus E-5 abbiamo avuto l’ennesimo esempio di tetrafobia nel mondo fotografico giapponese. Questa reflex va a sostituire la Olympus E-3 e quindi per noi occidentali si sarebbe dovuta chiamare E-4, ma per cinesi, giapponesi e coreani non è così scontato.

In tutte e 3 le lingue la parola morte e la pronuncia del numero 4 hanno un suono molto simile che ha dato il via ad una forma di paura nei confronti di questo numero. Per questo motivo capita di non trovare questo numero nelle numerazioni di piani di palazzi, case e quindi anche nelle macchine fotografiche.

In occidente, soprattutto nella cultura anglosassone, è diffusa la paura del numero 13 (triscaidecafobia) e nella nostra cultura anche quello per il numero 17.

In copertina potete vedere l’elenco dei pulsanti di un ascensore all’interno di un palazzo nel quartiere residenziale di Shanghai da cui mancano il numero 0, 4, 13 e 14.

Foto | Wikimedia

Tetrafobia, la paura del numero 4 delle aziende giapponesi é stato pubblicato su clickblog alle 13:59 di martedì 14 settembre 2010.

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