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Articoli marcati con tag ‘Luoghi Comuni’

Il pube dell’Oliviero

giovedì, 19 maggio 2011
listen it it Il pube dellOliviero
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Questa scritta mi ha sempre fatto sorridere, nel caso specifico
ancora più del solito!

Impazza la bufera nel mondo della fotografia. Un’altra volta. Ormai lo saprete già tutti: Oliviero Toscani ha realizzato il calendario Consorzio vera pelle conciata al vegetale e per ogni mese ha immortalato una vagina. Senza razzismi, nel pieno stile Toscani: nere, bionde, rosse e tutte al naturale, senza “potature” all’ultimo pelo. Scandalo: “è una provocazione”, “la donna, anzi il corpo della donna nuovamente strumentalizzato!”, “vergogna”, “perbenisti!”, “è arte”. Dunque, bypassando luoghi comuni e lance spezzate da entrambe le parti, diciamoci la verità: ogni volta che si tratta di figa e di cazzo e di soldi – un bel po’ di soldi – ecco spuntare il faccione dell’Oliviero nazionale.
In questo caso specifico: il Consorzio ci ha messo i soldi, Rolling Stones allegherà il calendario alla rivista, al Pitti è stata organizzata la conferenza stampa, con tanto di Sgarbi indignato per le indignazioni e la Carfagna che, scandalizzata, ha segnalato e ottenuto dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) lo stop alla pubblicità dell’iniziativa. Bingo: a meno di 24 ore dalla presentazione ufficiale, se cerchi su Google “oliviero toscani calendario 2011”, compaiono 157000 risultati in 0,09 secondi. Ora, ragioniamo con calma: a parte il gusto o cattivo gusto dell’idea, a parte le considerazioni etiche ed estetiche, che ognuno fa per sé, ma possibile che nessuno faccia caso al fatto che tutte questi progetti “a scopo sociale”, “anti-razzisti”, “mentalmente aperti” siano sempre matematicamente legati a sponsor? Vedi i ritratti dei ragazzi bianchi e neri per i manifesti Benetton, la modella Isabelle Caro, testimonial per Anorexia, (che tra l’altro è recentemente scomparsa, senza che il nostro dicesse una sola parola di cordoglio), per Nolita. Io mi ricordo che qualche anno fa, nelle vetrine degli ottici, erano esposti in prima fila delle montature tonde di vari colori, col cartello dietro che diceva più o meno: “Indossa anche tu gli occhiali di Oliviero Toscani”. Perfino quello era riuscito a monetizzare! Toscani è un fotografo molto famoso che lavora su commissione per marchi altrettanto famosi o che vorrebbero esserlo e in questo non c’è nulla di male, però per piacere non facciamolo passare per un artista al servizio della sensibilizzazione o anche semplicemente uno “scuotitore di coscienze” o un “creativo del nudo artistico”: quelli sono altri e lavorano in altro modo, certamente fanno meno rumore. Vogliamo parlare di queste foto? Sono primi piani, piuttosto ravvicinati, luce chiara diffusa e ben disposta. Insomma queste vagine sono fotografate come still life di bottiglie di cognac, niente di più, niente di sconvolgentemente artistico, niente di nuovo sotto il sole.

Questo blog è dedicato a illustri sconosciuti fotografi e quindi concludo con 2 riflessioni: una sui blogger e una sull’immagine. Spesso guardo su You Tube il canale di Maddalena Balsamo, un’attrice che da un paio d’anni inserisce video con i suoi pensieri sulla vita, la politica, il teatro, le donne ecc. In questo video, lei ragiona in modo profondo, piacevole, originale sulla luce e il buio e la loro capacità di creare atmosfere, situazioni, facendo anche un omaggio a Mario Monicelli, ha avuto 4618 visualizzazioni. Quest’altro video, che ha girato in mutande per fare una provocazione in risposta al suddetto calendario, è stato visto 57212 volte e da oggi bisogna pure iscriversi per vederlo, perché qualcuno l’ha segnalato come inappropriato. È un video molto meno raffinato mentalmente del primo, molto più facile di comprensione e anche un po’ scontato e banale, secondo me, ma tant’è. Seconda riflessione: tempo fa, ho scritto qui un post sull’autore di questa foto: Ermanno Ivone, a mio parere ignorato quanto bravo. Questa è un’immagine molto forte, però ci sono delle scelte qui: il bianco e nero, la luce bianca “esasperata”, che diventa quasi un acquarello nella parte superiore, le ombre perfettamente sfumate, l’attenzione alla forma, alla linea morbida. Si ammetterà che c’è oggettivamente una ricerca più complessa rispetto a quella di Toscani. Ma anche questa è una vagina! Come mai qui non c’è stato tutto questo baccano? Siamo sicuri di essere così coerenti?

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E. Ivone,  N.T., Pura][Mente

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Autore Articolo: Anna Mole
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PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mercoledì, 11 novembre 2009
listen it it PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

mostra pilatsro milano3 1023x723 PILASTRO SOCIALE Mostra collettiva del workshop di Giulio Di Meo

Conoscere per fotografare. Fotografare per conoscere. È di certo questa prima frase a costituire il filo conduttore del lavoro a più mani esposto, mostra frutto di un lungo lavoro che si è sviluppato dal workshop di fotografia sociale condotto dal fotografo Giulio Di Meo. Il corso è stato frequentato da una decina di persone di varie età e con esperienze fotografiche eterogenee tra loro. Durante le lezioni si è sviluppata un’ampia panoramica approfondita da momenti di dibattito su cosa si intenda reportage e la fotografia sociale.
Giulio Di Meo ha voluto trasmettere ai suoi allievi il concetto di “fotografia sociale” interpretando la fotografia come necessità di una sensibilità, di un’etica, di un impegno particolare. Una fotografia che lui stesso afferma come “desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, indignazione ma anche di amore, passione, speranza; una fotografia impregnata da un’intensa umanità.” La “fotografia sociale” quindi vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Il contesto questa volta è stato il Pilastro, quartiere della periferia bolognese sorto negli anni sessanta con la costruzione di numerosi condomini di edilizia pubblica. E qui vivono tante persone che dal sud Italia sono arrivate a Bologna nell’epoca del boom economico per cercare un lavoro. Oggi si mescolano a queste persone molti stranieri, protagonisti di esperienze simili, ma ogni volta uniche e singolari. Si amalgamano così vite diverse che creano un melting pot di culture e usanze provenienti da differenti luoghi del mondo. Ogni persona è lo specchio di percorsi differenti e condivide ora un presente comune. La vita si tocca, si vede e si percepisce nella quotidianità delle strade e dei parchi. Come il prato del parco Pasolini è punto di incontro di molti ragazzi che si incontrano qui, così dietro il “virgolone”, enorme edificio costituita da molti appartamenti e diversi piani, gli anziani lavorano gli orti comunali, riposano e giocano a carte seduti sulle panchine. “Pilastro” significa anche tenacia, costanza, fatica, e naturalmente credere nei propri mezzi e nell’energia che si respira quando ci si mette in gioco. Qui la palestra di Boxe e Muay Thai riunisce i giovani che passano i loro pomeriggi sognando di diventare dei campioni. Il Pilastro è anche sport, quello vero, che parte dal basso e nasce dalla passione. Una passione che unisce. Ed ecco le persone che ci hanno permesso di rappresentare qualche istante della loro vita. Queste fotografie vogliono gettare uno sguardo sulla realtà del Pilastro e. svelare cosa significhi farne parte. Vogliono aiutare a leggere oltre i confini di un quartiere che erroneamente viene etichettato come periferico, degradato e come luogo di disagio sociale. In questo racconto potreste scoprire una realtà diversa, non inquinata da pregiudizi e luoghi comuni. Una realtà che ci ha affascinato e sorpreso. Provateci, forse ne rimarrete colpiti.

Espongono: Roberto Brandoli, Filippo Carnevali, Lorenzo Ciancaglini, Sabrina Flocco, Laura Luppi, Enrico Migotto, Eleonora Minler, Nicola Sacco, Alessia Scarpa, Alberto Sola e Emanuele Vesentini.
Ecuador
Il sostegno alle comunità locali – cibo, ambiente e salute
Ucodep è impegnata dal 1995 in Ecuador, nell’area andina di Cotacachi (provincia di Imbabura) nella realizzazione di interventi di miglioramento dell’alimentazione e della produzione agricola delle comunità indigene. Nel 2002 si è iniziato a lavorare anche nella regione amazzonica nord orientale del paese al confine con la Colombia, la provincia di Sucumbios, dove si estende l’importante riserva naturale del Cuyabeno, nel settore della difesa dell’ambiente e della tutela della salute.
L’intervento di Ucodep in Ecuador è strettamente legato all’attività agricola e alla conservazione del patrimonio naturalistico della Foresta Amazzonica. Nel corso degli ultimi decenni il settore agricolo ha diminuito la propria redditività e la popolazione rurale ha dovuto fronteggiare l’aumento della povertà, l’impoverimento del suolo, il peggioramento delle condizioni ambientali e la riduzione della possibilità di accedere a servizi primari quali educazione e sanità. Inoltre, nella provincia di Sucumbios si è registrata una crescita dell’attività di estrazione del petrolio con gravi conseguenze ambientali. Sebbene esista un regime democratico fin dal 1979, il contesto socio economico dell’Ecuador è caratterizzato da instabilità politica cronica, da fratture interne al paese e forti influenze regionali nei partiti. Dal punto di vista ambientale l’Ecuador presenta un’immensa ricchezza naturale, una grande biodiversità e numerose risorse idrogeologiche e minerarie, tutto ciò minacciato dai cambiamenti climatici e dal crescente sfruttamento delle risorse energetiche, soprattutto del petrolio.
Tenuto conto di tutto ciò, Ucodep è intervenuta in Ecuador con sostegno all’agricoltura e alle comunità locali per lo sviluppo rurale e valorizzazione delle risorse del territorio, di tutela dell’ambiente e della biodiversità locale e di lotta alla povertà.
Nella regione Andina di Cotacachi vivono numerose comunità di Indios (circa il 60% della popolazione residente nella zona) che, tradizionalmente, si dedicano all’agricoltura di sussistenza. Tuttavia, in seguito alla riforma agraria introdotta negli anni ’60 dal governo militare, tali popolazioni si sono trovate costrette a coltivare terreni sempre più ridotti e in posizioni sfavorevoli, con il conseguente progressivo impoverimento dei campi e la riduzione delle varietà prodotte e della qualità dei prodotti. La conseguenza di tutto ciò è stato l’indebolimento del settore agricolo, la scarsa differenziazione alimentare e l’insorgere di malattie legate alla malnutrizione, l’emigrazione dalla campagna alla città, l’abbandono dei figli per ragioni lavorative e quindi la riduzione della frequenza scolastica.
L’area della Riserva del Cuyabeno presenta un altissimo valore naturalistico, floristico e faunistico. A causa della difficoltà di accesso a questa zona l’accesso ai servizi di base, tra i quali l’uso di acqua potabile e l’assistenza medica, è molto limitato. Lo sfruttamento delle risorse naturali, per molti degli abitanti della zona, rappresenta l’unica possibilità di reddito. Gli interventi di Ucodep si concentrano quindi in queste due zone con un approccio che mira, quindi, allo sviluppo agricolo nel rispetto delle risorse locali, della valorizzazione delle stesse, della difesa dell’ambiente e del rafforzamento dei piccoli produttori locali. Ucodep si dedica anche al supporto all’educazione primaria e alla tutela della salute locale, in un’ottica integrata di sviluppo locale.
Attualmente l’intervento di Ucodep in Ecuador è realizzato tramite gli uffici di Cotacachi e Lago Agrio. La mostra fotografica Ecuador: Colori e Volti, organizzata dai volontari Ucodep di Milano, vuole ripercorrere appunto l’esperienza di 15 anni di Ucodep in Ecuador attraverso la natura, le persone e i colori che caratterizzano questo affascinante e variegato Paese. Il gruppo dei volontari Ucodep di Milano organizza e propone attività a sostegno dei progetti di Ucodep in Ecuador.
Per saperne di più di Ucodep e delle attività dei gruppo di Milano:
gtmilano@ucodep.org – www.ucodep.org
credits foto: Andrea Cianferoni, Ilaria Lazzarini, Demostenes Uscamayta Ayvar/Ucodep ©

Dal 13 al 28 Novembre 2009

Centro Sociale Barrio’s
via Barona, ang. via Boffalora, Milano
Per Info: tel.0289159255 – fax0289158280 – barrios@comunitanuova.it – www.barrios.it

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SENO – L’IMMAGINARIO DEL SENO FEMMINILE NELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE

mercoledì, 16 settembre 2009
listen it it SENO   LIMMAGINARIO DEL SENO FEMMINILE NELLA FOTOGRAFIA DAUTORE

QUELL’INSTABILE OGGETTO DEL DESIDERIO

L’IMMAGINARIO DEL SENO FEMMINILE NELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE

Edito da: Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia
Distribuito da: Alinari 24 ORE
Collana: la fotografia racconta

A cura di: A. Pluchinotta
Testi di: A. Pluchinotta, U. Veronesi, J. Taal, M. Yalom

Caratteristiche tecniche: formato cm 24×29, 160 pagine, 118 fotografie.
Rilegato in brossura. Testi in italiano e inglese

Tra i miti della società contemporanea quello del seno femminile è uno dei più discutibili e di fatto discussi. Considerazioni individuali e sociali, rese complesse da componenti emotive e psicologiche diverse, naufragano in una miriade di luoghi comuni condizionati da motivazioni morali ed estetiche, e di recente anche commerciali.

Organo della femminilità che non può né deve essere disgiunto dal corpo cui appartiene, il seno è un argomento topico che sconfina oltre i limiti della sua originaria funzione di allattamento e della sua peculiare carica estetica. Tra realtà e immaginario, quest’ultimo rimane comunque predominante e solo apparentemente arduo da trattare con la fotografia. La fotografia è realtà ma al tempo stesso anche inventiva, documento oggettivo capace di divenire soggettivo laddove essa suggerisce e lascia spazio all’immaginazione.

Fra le immagini del catalogo vi sono fotografie savie, ma anche fotografie pazze e provocatorie che stimolano lo spirito di osservazione e favoriscono la riflessione. Fotografie comunque coinvolgenti, che ci insegnano a vedere ciò che guardiamo.

Considerando che molte fotografie sul seno indugiano volentieri sul nudo estetico, questo volume si sofferma invece sul seno velato, che maggiormente stimola l’immaginazione.

Il seno non si presta a facili semplificazioni. Anche quando si vogliono analizzare singolarmente i suoi principali elementi distintivi (forma, funzione, simbolo, …) ci si imbatte in rinvii sia sociali (etnici, culturali, …) che individuali (morali, intellettuali, …).

Per quanto le fotografie proposte siano nell’insieme singolari, talora sorprendenti e dotate di un loro linguaggio autonomo, alcune di esse sono state accostate alla letteratura e alla saggistica. Una scelta soggettiva nella convinzione che l’alleanza tra arte e pensiero facilitino una visione d’insieme.

Nel corpo della donna, che l’uomo desidera impulsivamente con lo spirito non meno che con i sensi, si manifesta l’amarezza dell’inappagato, di ciò che sembra raggiunto e si rivela irraggiungibile, di ciò che è attuale proprio perché trascorso o solo intravisto.

Prezzo di copertina €uro 40,00                             ISBN 978-88-95849-07-2 COD. EDV0062

Giorgio de Polo
Ufficio commerciale
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