lunedì, 18 ottobre 2010

Appagando contemporaneamente le mie passioni per l’Africa, gli studi antropologici, la fotografia e le pubblicazioni fotografiche, oggi dedico una segnalazione ad Angela Fisher e Carol Beckwith, che da oltre trenta anni vivono a stretto contatto con le etnie indigene africane cercando di preservarne rituali e memorie che rischiano di scomparire.
Dopo tante foto e pubblicazioni straordinarie dedicate a quei riti e quelle tradizioni tribali millenarie, che la loro fondazione African Ceremonies Inc è impegnata a sostenere con i proventi di vendite e iniziative, alla pregevole collezione si aggiunge una nuova pubblicazione sui Dinka del Sudan Meridionale.
Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan, arricchire peraltro lo scaffale della Modernbook Editions, con immagini e i rituali di un popolo straordinario che ha prosperato con l’allevamento e il commercio di bestiame, fino a quando la guerra civile del Sudan ne ha messo a rischio usi e costumi. Immagini entusiasmanti in mostra alla Modernbook Gallery di San Francisco fino al 27 novembre, che grazie a loro potete sbirciare in questa gallery.
Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan

Nelle immagini, un popolo con un profondo legame fisico e spirituale con la terra e gli animali, e una devozione per le loro mucche dalle grandi corna addirittura leggendaria.
Una tribù di pastori che per anni ha proliferato in un territorio esteso tra il Nilo Bianco e gli affluenti Bahr el Ghazal a occidente e il Sobat a oriente, fra i distretti di Wau e Bor, dormendo e vivendo in mezzo alla mandria, dando ai bambini il nome dell’animale preferito dal genitore, e soffiano nella vagina delle mucche per favorirne la fertilità.
Un popolo infinitamente bello, se mi concedete l’espressione, proprio in virtù dei suoi colori e tradizioni, e quella pelle tanto nera come l’ebano quanto ‘bianca’, da guadagnarsi il termine di “ghostly” (fantasma) tra i primi esploratori, perché cosparsa della cenere bianca di sterco bovino per preservarla da morsi di insetti e malaria (la stessa con la quale si puliscono i denti), suggestivamente in linea con termini come “jieng” e “mony-jang”, ovvero “men of men”, con i quali i Dinka si fanno chiamare. Il fatto che sia altissimi, flessuosi e belli come dei, ovviamente contribuisce.

Il libro edito da Rizzoli Usa nello scorso settembre, con i resoconti delle due fotografe e l’introduzione di Francis Deng, attuale consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio, e le copie da collezione disponibili da ottobre in cofanetti impreziositi da una stampa a scelta tra le cinque contemplate (nell’ultima immagine della gallery), sono un po’ costosi, ma se pensate che il ricavato andrà a sostenere queste stesse comunità e le preziose tradizioni che rischiano di perdere, i prezzi in rapporto a quelli di questo genere di pubblicazioni appaiono irrisori, oltre che ben spesi.

Angela Fisher & Carol Beckwith: Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan é stato pubblicato su clickblog alle 13:10 di lunedì 18 ottobre 2010.
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lunedì, 19 luglio 2010

1. Prima del 1988 il nome dell’azienda non era Nikon.
Prima del 1988 il nome dell’azienda era Nippon Kogaku K.K. Qualcuno pensa che il nome sia cambiato prima, ma la transizione ufficiale è avvenuta solo il 1° aprile 1988 anche se il trademark Nikon era utilizzato a partire dalla metà degli anni ‘40.
La leggenda narra che tutto fu deciso quando l’allora presidente Shigetada Fukuoka si incontrò con il presidente della repubblica primo ministro francese Jacques Chirac. Quest’ultimo sentendo il nome Nippon Kogaku Kogyo rimase un po’ perplesso e solo quando Fukuoka pronunciò la parola Nikon il presidente capì chi aveva di fronte.
2. Nikon creò la prima fotocamera nel 1948
L’azienda fu fondata dall’unione di 3 aziende che si occupavano di ottiche nel 1917, ma la prima fotocamera arrivò solo nel 1948. Fino ad allora vennero prodotti solo obiettivo sotto il marchio Nikkor, binocoli e microscopi.
Il primo modello, Nikon I, fu prodotto troppo velocemente per soddisfare la domanda e la solidità del prodotto ne subì le conseguenze. I modelli successivi corressero queste problematiche.
3. Nikon produsse obiettivi per Canon
Le prime fotocamere Canon erano dei cloni delle Leica, ma l’azienda non aveva ancora esperienza nella produzione di obiettivi.
Quando lanciarono sul mercato la rangefinder Hansa contattarono la Nippon Kogaku Kogyo, un affidabile azienda di obiettivi. La Hansa venne venduta con un Nikkor 50mm f/3.5 lens.
4. La Nikon F al momento del lancio costava 3 stipendi mensili
Nonostante i prezzi attuali possano sembrare alti al momento del lancio la Nikon F, la prima reflex Nikon, costava 67.000 Yen, 3 stipendi mensili di un impiegato governativo all’epoca. Riuscirono a venderne oltre un milione in 15 anni.
La baionetta F è ancora utilizzata oggi nelle reflex dell’azienda. Un attacco rivoluzionario rispetto alle dimensioni delle telemetro in commercio all’epoca.
5. La prima reflex digitale è stata sviluppata in 2 anni
La Nikon D1 è stata sviluppata in soli due anni di lavoro.
Il presidente Nikon nel 1997 chiede ai suoi ingegneri di realizzare una reflex digitale. Questi risposero che sarebbero serviti probabilmente 4 anni di lavoro, ma sicuramente almeno 3. Ne vennero concessi solo due. Nel 1999 venne presentata la Nikon D1 che nonostante il prezzo di 5.500$ vendette oltre 100.000 corpi macchina in un solo anno.
Foto | Joe Shlabotnik
Via | NikonHQ
5 cose che non sapevate di Nikon é stato pubblicato su clickblog alle 13:00 di lunedì 19 luglio 2010.
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sabato, 5 settembre 2009

Dal 22 agosto partirà il Positano Myth Festival, l’evento d’eccellenza della costiera amalfitana. Torna il “Mito” nella costa d’ Amalfi ed esattamente a Positano, il cuore delle due coste, quella di Amalfi e quella di Sorrento, affacciata a Capri e a Punta Campanella da dove la sorveglia la Dea Minerva.
Una serie di eventi nel nome di Ulisse, delle Sirene, dei Miti della Storia e della Leggenda, faranno di Positano una straordinaria location unica al mondo. Positano è stata cantata nel V Libro dell’Odissea da Omero come il luogo dove Ulisse sfidò il canto delle sirene, ma è anche il Mito della “Madonna Nera” che arriva dal mare, dei Saraceni, degli antichi Romani, le cui vestigia sono in una Villa del primo secolo dopo Cristo, ma anche fra gli artisti moderni, come Semenov ed il suo Mulino d’Arienzo, Clavel e la sua torre di Fornillo surreale, dove ha ospitato Depero e persino Picasso, o la danza con i grandissimi Massine e Nureyev, per non parlare della musica con Stravinsky e Kempff.
Innumerevoli sono poi gli scrittori, poeti, artisti. Positano è un luogo magico ed i miti di ieri e di oggi verranno rivisitati in un luogo mitico attraverso Musica, Danza, Immagini e Riflessione grazie alla prima edizione del Positano Myth Festival che già si annuncia come l’evento dell’estate in Campania.
Comune di Positano
in collaborazione con
Università di Salerno
(continua…)
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