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venerdì, 29 maggio 2009
La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri,
di San Benedetto del Tronto, partecipa al Festival della Pace con la
mostra “Imagine”, che si tiene dal 29 maggio al 7 giugno presso l’Hotel Calabresi in Piazza Giorgini a San Benedetto del Tronto, ingresso libero.
La mostra ci trasporta ai confini tra Nepal e Tibet, tra fratelli
tibetani in esilio e soldati che pattugliano i confini.
La quotidianità appare sconvolta ma non rassegnata,
in una tensione carica di dignità , aspettando che il mondo reagisca in
maniera determinante.
Il 2 giugno alle ore 19.00 si terrà una asta di beneficenza delle foto ,
con battitore d’eccezione l’Assessore Paolo Canducci.
Il ricavato dell’asta andrà interamente devoluto dal Comune di San
Benedetto del Tronto al
SOCIAL WELFARE CENTRE BRIDDHASHRAM, che si trova a Pashupati, in Nepal.
E’ un centro che accoglie 245 anziani nepalesi, senza famiglia, o
abbandonati.
Il centro vive con aiuti e donazioni e parziale sostegno statale .
Associazioni di volontariato
internazionali mandano ragazzi e ragazze ad accudire gli anziani.
Le condizioni di questi anziani , documentate da Raffaella Milandri,
sono quanto mai precarie e miserevoli. Il centro si trova in un
complesso di templi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco:
all’interno di esso gli anziani possono pregare,
ma il sostegno della religione va rafforzato con aiuti umanitari
sostanziosi.
Ad esempio, non hanno una cucina ma solo fuoco di legna e pentoloni.
“Mi hanno profondamente toccato il cuore con i loro sorrisi disarmanti e
il loro bisogno di contatto umano, oltrechè di beni di prima necessità .
Grazie al Comune di San Benedetto, e ai partecipanti all’asta,
conto di infondere in loro nuovi sorrisi e conforto.”
IL RIENTRO DAL TIBET
“Ogni volta che parto, metto in cantiere la possibilità di perdere
tutto: bagaglio e salute.
I rischi sono sempre molti. Ma il furto del mio portafoglio (con soldi,
carta di credito e bancomat) a Lhasa mi ha colto alla sprovvista.
Non tutto il male viene per nuocere : ho scoperto tutto il calore
della generosità tibetana,
e l’immediatezza della generosità degli italiani su Facebook (che
seguivano il mio diario dal Tibet in diretta) .
La mia guida tibetana mi ha restituito la mancia che gli avevo dato, i
gestori tibetani dell’albergo mi
hanno offerto vitto e alloggio gratis. Decine di persone su Facebook si
sono mobilitate pronte a spedirmi
soldi , bonifici, aiuti. Una bella esperienza, grazie ancora a tutti,
dal profondo del mio cuore”
“Nel frattempo quando sono tornata in Nepal da Lhasa, era caduto il
governo nepalese e mi sono trovata
tra manifestazioni, scioperi, blocchi dei maoisti. In bocca al lupo ai
nepalesi per risolvere i loro problemi davvero gravosi.”
L’AUTRICE
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San
Benedetto del Tronto,
indaga tra popoli e culture con estrema curiosità , ritraendo momenti
carichi di intenso significato emozionale.
«Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano
che mi permette un temporaneo ma completo abbandono al modo di vivere
dei popoli che sto visitando: mi permette di essere immersa
incontaminata nella loro cultura e respirarne l’essenza. Io mi
assimilo alle genti che studio per catturarne l’immagine autentica,
perchè mi vedano come una di loro – non come un forestiero – adatto
sempre i miei abiti e i miei gesti alla cultura locale.»
“La mia è street photography, pura fotografia di strada.
Nessuna posa, né situazione creata o artificiale: ritraggo le persone e le situazioni così come sono, magari appostandomi per ore fino a far parte del paesaggio locale. Quando viaggio ho talvolta dei colpi di fulmine : alcune persone che incontro mi diventano personaggi. E’ un innamoramento vero e proprio, il sorriso, lo sguardo, il modo di fare. Mi apposto e cerco di avvicinarmi con discrezione per poter fare una foto e sapere la loro storia.
L’autrice collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha
all’attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Usa,
Canada, Egitto e in vari paesi europei. In preparazione un libro sui
suoi viaggi.
Per comunicazioni e contatti 335 6126630
email info@europrinters.it


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domenica, 17 maggio 2009

OPD Opificio delle Pietre Dure              F.lli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia
Corsi in
Gestione di Archivi Fotografici
Conservazione e Restauro della Fotografia 2009-2010
L’Opificio delle Pietre Dure
Istituto centrale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali finalizzato alla ricerca, alla operatività e alla formazione nel campo del restauro, l’Opificio ha origine nel 1588 come manifattura granducale, voluta da Ferdinando I de’ Medici e dedita alla lavorazione di opere d’arte realizzate in pietre dure.
Nel corso dell’Ottocento l’impegno produttivo venne gradualmente trasformandosi in attività di manutenzione e restauro dei manufatti legati alla plurisecolare storia dell’Istituto. In seguito le competenze si sono ampliate fino a raggiungere l’attuale articolazione in undici laboratori organizzati per materiali costitutivi e destinati a Mosaico e commesso in pietre dure, Materiali lapidei, Bronzi, Oreficerie, Terracotte, Arazzi, Dipinti su tela e tavola, Dipinti murali, Scultura lignea, Tessili e Carta. A questi si aggiungono i Laboratori scientifici, un servizio di Climatologia e Conservazione Preventiva, il Museo, l’Archivio, la Biblioteca e la Scuola di Alta Formazione. I Corsi sono tenuti presso la sede ospitata nella rinascimentale Fortezza da Basso in Viale Filippo Strozzi ma è prevista anche una visita ai laboratori ed al Museo collocati in quella storica di via degli Alfani.
(continua…)
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domenica, 26 aprile 2009
La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri,
di San Benedetto del Tronto, che sta preparando la mostra fotografica
“Imagine” per fine maggio 2009, parte martedì 28 aprile per un viaggio tra Nepal e Tibet.

LA MOSTRA
"Imagine" di Raffaella Milandri,
ci trasporta ai confini tra Nepal e Tibet, tra fratelli tibetani in esilio e soldati che pattugliano i confini.
La quotidianità appare sconvolta ma non rassegnata,
in una tensione carica di dignità , aspettando che il mondo reagisca in maniera determinante.
La mostra farà parte delle molteplici e interessanti manifestazioni del 1° Festival della Pace
organizzato dal Comune di San Benedetto, e sarà allestita all'interno dell'Hotel Calabresi, in Piazza della Rotonda (Piazza Giorgini)
dal 29 maggio al 7 giugno 2009. Durante la mostra sarà allestita una asta di beneficenza,
il ricavato della vendita delle foto sarà devoluto.
IL VIAGGIO
Rigorosamente in solitaria, senza alcuna prenotazione tranne l'aereo,
questo viaggio di Raffaella Milandri la vedrà indagare nella realtà del Nepal e del Tibet,
alla ricerca di immagini e di emozioni."Mi spoglio degli agi quotidiani, solo una valigia
e niente cellulare. Il mio cammino sarà costruito giorno per giorno.
Unico bagaglio sostanzioso: macchina fotografica, videocamera per mettere su Youtube alcuni filmati , e una webcam con la quale mi collegherò su Facebook per raccontare le mie giornate ."
"Prima di partire ho prestato servizio con il Gruppo di Protezione Civile Comunale e con il FIR SER di Ascoli per aiutare la popolazione aquilana, auguro un buon lavoro a tutti e invio un saluto speciale alle persone attendate al campo di Tempera(AQ) dove ho lasciato il cuore: forza e coraggio"
L'AUTRICE
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto,
indaga tra popoli e culture con estrema curiosità , ritraendo momenti carichi di intenso significato emozionale.
«Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano che mi permette un temporaneo ma completo “abbandono†al modo di vivere dei popoli che sto visitando: mi permette di essere immersa “incontaminata†nella loro cultura e respirarne l'essenza. Io mi assimilo alle genti che studio per catturarne l’immagine autentica, perché mi vedano come una di loro - non come un forestiero - adatto sempre i miei abiti e i miei gesti alla cultura locale.»
L'autrice collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha all'attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Usa, Canada, Egitto e in vari paesi europei. In preparazione un libro sui suoi viaggi.
Per contatti info@europrinters.it.
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sabato, 7 marzo 2009
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New Portfolio – March 2009
CONTROLUCE BLACK-AND-WHITE On Line PHOTO CONTEST
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INTERNATIONAL EXHIBITION of PHOTOGRAPHYÂ Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â P e r m a n e n t C o m p e t i t i o n
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 Fototeca Controluce – Stampe d´Autore
195 Stampe di 104 Autori
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 CONTROLUCE BLACK-AND-WHITE On Line PHOTO CONTEST
There are no entry fees. – Concorso gratis e aperto a tutti.
fotografa l´inverno
photographs about winter
Termine utile per l’invio delle foto:
22 marzo 2009
Closing date: 22th march 2009
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Riunione Giuria – On Line Internet: dal 26 al 30 marzo 2009
On Line Internet – Jury: 26th to the 30th of march 2009
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Permanent Jury Members
Carlo Durano – Grosseto – Italia
Lajos Nagy – Tg Secuiesc – Romania
Luciano Pestarino – La Lucila – Argentina
Ly Hoang Long – Dalat City – Vietnam
Olga Gouveia – Lisbon – Portugal
Piksin Thé – Amsterdam – Netherlands
Rui Palha – Lisbon – Portugal
cf controluce group – Italia
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dal Premio Estate 2005 al Premio Autunno 2008 sono pervenute
1.692 Opere di 353 Autori provenienti da 34 Paesi:
Argentina – Australia – Bolivia – Brasil – Bulgaria – Canada – Chile
Croatia – Cuba – Czech Republic – Denmark – Germany – Greece
Indonesia – Israel – Italia – Latvia – Lithuania – Lussemburgo
Mexico – Netherlands – Poland – Portugal – Romania – Russia
Slovenia – Spagna – Switzerland – Turkey – Ungheria
United Kingdom – USA – Ukraine – Vietnam
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 www.pietrinodisebastiano.it ~ new images
Best regards from Italy
Pietrino Di Sebastiano (presidente-webmaster)
Huge Wine Glass by Toyo Ito, Pescara 2009
~ new images ~
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Morris Alkalay – Israel
Svetlana Bakushina – Russia
Candido Baldacchino – Italia
Nico Bastone – Italia
Alessandro Bavari – Italia
Stefano Bernardoni – Italia
Massimo Bersani – Italia
Roberto Bianchi – Italia
Mauro Bighin – Italia
Pep Bonet – Spain
Luciano Bovina – Italia
Giuliano Braca – Italia
C. Garcìa Calviello – Argentina
Gianfranco Cappuccini – Italia
Danilo Carriglio – Italia
Speranza Casillo – Italia
Fabrizio Castorina – Italia
Nick Chaldakov – Bulgaria
Emilian Chirila – Romania
Piero Cocco – Italia
Lilya Corneli – Germany
William Del Re – Italia
Cesare De Stefanis – Italia
Franco Donaggio – Italia
Carlo Durano – Italia
Giuseppe Fichera – Italia
Enrico Fiorentini – Italia
Raffaele Galligani – Italia
Patrick Gonzalès – France
Ben Goossens – Belgium
Misha Gordin – USA
Olga Gouveia – Portugal
Antonio Grassi – Italia
Raoul Iacometti – Italia
Jan Jansen – Netherlands
Emil Jianu – Romania
Achim Köpf – Germany
Battista Landi – Italia
Umberto Leonini – Italia
Dino Lupani – Italia
Ly Hoang Long – Vietnam
Bruno Madeddu – Italia
Bernd Mai – Germany
Giovanni Marrozzini – Italia
Raniero Massoli-Novelli – Italia
Rania Matar – USA
Renzo Mazzola – Italia
José MarÃa Mellado – España
Daniele Meschini – Italia
Luciano Monti – Italia
Giulio Montini – Italia
Philippe Mougin – Switzerland
Lajos Nagy – Romania
Guido Nardi – Italia
Franco Olivetti – Italia
Claudio Orlandi – Italia
Rui Palha – Portugal
Teodor Radu Pantea – Romania
Sergio Pessolano – Italia
Luciano Pestarino – Argentina
Erland Pillegaard – Denmark
Lucio Valerio Pini – Italia
Andrea Quattrini – Italia
Giorgio Rigon – Italia
Felicity Rogers – New Zealand
Roberto Rognoni – Italia
Dominic Rouse – England
Danilo Susi – Italia
Sebastien Tabuteaud – France
Bruno Taddei – Italia
Luc ten Klooster – Netherlands
Piksin Thé – Netherlands
Marcel van Balken – Netherlands
Giedrius Varnas – Netherlands
Mario Vidor – Italia
Ami Vitale – India
Wynn White – Japan
James Wiley – Canada
Arkadius Zagrabski – Germany
Roberto Zuccalà – Italia

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Forward this email to a friend. Â Â -Â Â Inoltra questa e mail ad un tuo amico.
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CIRCOLO FOTOGRAFICO CONTROLUCE BFI SMF – CASELLA POSTALE 23 – 66015 FARA SAN MARTINO – ITALY
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domenica, 18 gennaio 2009
Venerdì 23 gennaio 2009 alle ore 20,00 sarà inaugurata la Mostra Fotografica “GRANDI AUTORI DELLA FOTOTECA LE GRU” presso la Galleria FIAF – Le Gru (Corso Vitt. Emanuele,214) di Valverde (CT).
La mostra sarà presentata da Giuseppe Fichera (Presidente del G. F. Le Gru), da Enzo Gabriele Leanza (Consigliere Nazionale FIAF) e da Santo Mongioì (Delegato Regionale FIAF); la stessa è possibile visitarla tutti i venerdì e lunedì fino al 23 febbraio 2009 dalle ore 20,00 alle ore 21,30.
Espongono: Bardossi Virgilio Efiap/Mfiap/Ifi – Bezzi Ulisse Efiap/B*** – Bolondi Ivano Afi/Mfi – Branzi Piergiorgio Afiap/Mfi – Calanca Vanni Efiap/Mfi – Cattaneo Mario Afiap/Mfi – Camisa Alfredo Afiap/Mfi – Cei Enzo Mfi – Col Ugo Efiap – Conti Giulio Efiap – Della Vite Rinaldo Afiap/Mfi – Fantozzi Ernesto Afiap/Mfi – Farri Stanislao Efiap/Mfi/B*** – Ferroni Ferruccio Mfi – Gorgerino Filiberto Afiap/Mfi – Kriegelstein Manfred – Lasalandra Mario Efiap/Mfi – Leone Giuseppe – Marsilia Mario Efiap/Mfiap/HonEfiap – Migliori Nino Mfi – Monti Luciano – Monti Paolo Efiap – Pistarà Gianni Bfi/SemFIAF – Prieri Rinaldo Efiap/Mfi – Rigon Gabriele Afi – Rigon Giorgio Efiap/Mfi – Ronconi Vittorio Efiap/Mfi – Stellatelli Mario Efiap/Mfi – Tani Giorgio Efiap/HonEfiap – Tomelleri Giuseppe Efiap/Ifi
Ulteriori informazioni sull’attività del Gruppo su www.fotoclublegru.it
Di seguito il testo a cura di Daniela Sidari
(continua…)
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sabato, 15 marzo 2008
“Il mio lavoro si sviluppa sempre da un’intuizione. Intendo le mie immagini come il risultato di un’emozione che è emersa al momento della loro creazione, e non tanto come espressione di precise idee visive.
Le mie immagini appaiono grezze; in altre parole, semplicemente emotive.
Il modo migliore per me per esprimere queste emozioni è l’espressione visiva ”
INFO: Fototeca Civica Nazionale “T. Casiraghi” – Galleria FIAF
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venerdì, 22 febbraio 2008
Pepi Merisio, nato a Caravaggio nel 1931, è professionista dal 1960. Tra i più noti fotografi italiani, egli ritrae, da oltre quarant’anni, la vita della nostra terra, degli uomini, del lavoro nei suoi multiformi aspetti. Ha lungamente collaborato con “Epoca†e con le più importanti riviste italiane e straniere. Ha al suo attivo oltre 100 volumi in diverse collane. La più importante: “Italia della nostra genteâ€, che ha raggiunto il 27° titolo
Pepi Merisio è il fotografo che ha documentato la vita, in italia, negli anni ’60. Quello che ci siamp lasciati alle spalle e che in pochi anni è sparito; quella civiltà contadina e operaia che andava al lavoro con la “schisciètaâ€e non aveva tempo per cortei e manifestazioni. Merisio non giudica ma fotografa; documenta visivamente quello che abbiamo perso e quello che, forse, abbiamo guadagnato
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giovedì, 21 febbraio 2008
I portfoli di 4 fotografi italiani, una fototeca e altro materiale interessante.
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Mario Gabinio (Torino, 12 Maggio 1871 – Torino, 19 Aprile 1938) è stato un fotografo, alpinista e ferroviere italiano. La sua attività si svolse prevalentemente nell’area della città di Torino e della regione Piemonte a partire dagli ultimi due decenni dell’ottocento.
L’importanza della sua opera fotografica fu compresa solo in minima parte dai contemporanei, e solo dagli anni ’70 del novecento iniziò un lento percorso di riscoperta e valorizzazione delle immagini da lui realizzate. Attualmente, la quasi totalità delle sue opere è conservata presso la fototeca della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino.
Mario Gabinio nasce a Torino venerdì 12 Maggio 1871, dall’unione di Gregorio Antonio (1826 – 1887) e Clementina Ghio (1845 – 1930), sposata in seconde nozze. Il padre è un contabile delle Ferrovie, vedovo di Eurosia Dabbene. Nel 1872 nasce la sorella Ida; nel 1875 il fratello Ernesto[1].
Nel 1887, quando Mario ha solo 16 anni, il padre muore. Il ragazzo è costretto ad abbandonare immediatamente gli studi non ancora terminati e a cercare un impiego presso l’amministrazione delle Ferrovie, ricalcando le orme paterne. In quell’ambito raggiungerà , al termine della carriera, la qualifica di segretario di prima classe[1]. La relativa sicurezza economica garantita dalla professione gli consentirà di dedicare il tempo libero all’escursionismo alpino ed alla fotografia. Riuscirà a completare gli studi solo nel 1898, ormai ventottenne (sic in[2]), presso le Scuole Operaie San Carlo, vincendo il primo premio al corso di Meccanica[2][1].
Con la scomparsa del genitore la figura della madre, una donna di rigidissima educazione francese[3], diviene un punto di riferimento nella vita del giovane Gabinio. La sua immagine composta e severa, accentuata dagli abiti scuri che spesso indossa, ci giunge tramite le fotografie del figlio.
In occasione di una gita al Gran San Bernardo in compagnia della famiglia scatta una tra le sue prime sequenze di immagini alpine giunte fino a noi. Sul cartone sopra al quale le fotografie sono montate egli annota metodicamente “Prime prove da macchina da Lire 10″. E’ il 1889.
Mario Gabinio fotografo [modifica]
Il corpus fotografico di Mario Gabinio è costituito in gran parte da lastre di formato 18×24 centimetri e relative stampe, con un uso occasionale di mezzi formati e formati minori. L’uso di pellicola in rullo può dirsi sporadico. La sua attività in veste di fotografo è sommariamente ripartita in tre grandi periodi ed aree tematiche, che in parte si sovrappongono o si intersecano:
La fotografia di montagna [modifica]
Appassionatosi in giovane età all’attività alpinistica, Gabinio aderisce dapprima alla Unione Escursionisti Torinesi, e poi nel 1894 alla neonata Unione Escursionisti “ALA” (Ad Liberas Alpes), di cui sarà socio attivo fino al 1913[1]. Tra i primi temi affrontati a partire dalla fine dell’800 vi è la documentazione sotto forma d’immagini delle gite svolte in compagnia degli altri associati. Si tratta, specialmente agli esordi, di poco più che semplici scampagnate di gruppo, immortalate in divertiti scatti goliardici o caricature di pose eroiche. Ben presto, però, il gusto di Gabinio si affina ed evolve verso composizioni di tipo più ricercato e sequenze monotematiche, probabilmente stimolato dal confronto con altri fotografi di montagna a lui coevi (Quintino Sella su tutti[3]). Nel 1898 si iscrive anche al Club Alpino Italiano (di seguito CAI)[1]. Immortala le prime discese sugli sci di Adolfo Kind, che ha appena introdotto in Italia il nuovo sport[3][1]. E’ tra i primi italiani ad interessarsi a questa nascente disciplina. Il 21 Dicembre 1901 è tra i 29 soci fondatori dello Ski Club Torino, la prima associazione sciistica nata in Italia[1]. La frequentazione dei circoli alpinistici frutta al giovane torinese l’incontro con il geologo Federico Sacco; questi gli propone una serie di escursioni di tono scientifico che dovranno essere documentate con la sua macchina fotografica[3]. E’ la svolta che trasforma Mario Gabinio nell’attento studioso della fotografia e nel tecnico preciso e scrupoloso che conosciamo oggi. Alcune sue immagini sono pubblicate su testi di geologia, su guide alpinistiche e sulla rivista del CAI, spesso in forma anonima.
Il patrimonio architettonico piemontese [modifica]
Nell’ambito dell’Unione Escursionisti Gabinio viene presentato all’architetto torinese Riccardo Brayda, anch’egli socio dell’ALA, attento conoscitore del prezioso passato architettonico torinese e piemontese. Gabinio lo segue nel corso degli scavi condotti nell’area dell’antica cisterna della Cittadella militare di Torino, che immortala nel 1897 in alcuni scatti oggi ritenuti di fondamentale importanza archeologica[4]. Stimolato dall’influenza di Brayda, Gabinio inizia a percorrere con la macchina fotografica le aree in corso di demolizione e ricostruzione in Torino; il lavoro sfocerà nella raccolta di 84 fotografie nota col nome di “Torino che scompare” che gli vale il Premio del Municipio all’esposizione promossa dalla Società Fotografica Subalpina[2][3][1]. A partire dal 1910 il suo interesse per l’architettura e per l’arredo urbano cresce a dismisura, fino a divenire quasi maniacale: riprende vedute, scale, portoni, vetrine e dettagli minori in migliaia di scatti. Nel 1923 l’attività di documentazione dei monumenti torinesi diviene sistematica[1]. Sperimenta numerose tecniche (stampe al citrato, carta all’albumina, viraggi) anche se sono sicuramente le sue stampe al collodio secco a colpire maggiormente l’osservatore per incisione, profondità e qualità assoluta della stampa. La composizione ed il taglio delle immagini divengono pressoché impeccabili. Sempre nel 1923 affronta per la prima volta il tema delle fioriture di alberi e prati, tema molto caro a Gabinio, che vi tornerà più volte anche a molti anni di distanza. Analizza con numerose prove e riprese sperimentali l’effetto fotografico dei raggi e dei fasci di luce. Un intero album di immagini è dedicato allo studio delle nuvole.
Natura morta, astrattismo e avanguardia [modifica]
A partire dal 1930 e fino alla sua scomparsa, Gabinio cambia tecnica e stile allontanandosi definitivamente dal chiasso della fotografia italiana coeva e raggiungendo una statura che può definirsi, senza tema di smentita, europea[2]. Sono di questo periodo le sue nature morte, in prevalenza composizioni di frutta o sequenze di oggetti inanimati (piatti, stoviglie, catini, ecc.) disposte sui banchi del mercato di Porta Palazzo. E’ attratto dalle deformazioni generate da superfici speculari curve e dalle distorsioni che è possibile introdurre in fotografia per loro tramite. Alcune composizioni formali di dettagli architettonici lo avvicinano all’astrattismo. Fa talvolta uso di punti di ripresa e prospettive assai ardite, all’epoca all’assoluta avanguardia per l’Italia[3]. Alla tradizionale stampa a contatto affianca la tecnica dell’ingrandimento su carta al bromuro d’argento. Esegue una accuratissima opera di documentazione dei lavori di edificazione della sede della Reale Mutua Assicurazioni e della ricostruzione di Via Roma, con riprese eseguite anche dalla sommità della nascente Torre Littoria. La serie di fotografie “Un giro di giostra Zeppelin” rappresenta la massima espressione della sua ricerca condotta attorno ai temi della luce e del movimento[3][1].
Ultime attività [modifica]
Con la modestia che ne ha caratterizzato l’intera vita, Gabinio, sessantenne e ormai al culmine della sua maturità artistica, si iscrive in qualità di allievo ai corsi di fotografia tenuti dalla Società Fotografica Subalpina. E’ trattato con sufficienza dagli insegnanti[2] ed è bersaglio delle bonarie prese in giro dei compagni di corso, tutti molto più giovani di lui, non in grado di apprezzare la qualità dalla sua macchina a lastre di grande formato (che considerano un cimelio da museo al confronto delle loro piccole macchine a pellicola) e divertiti dal vecchio zaino da alpinista dentro il quale Gabinio è solito trasportare il proprio ingombrante corredo di accessori.
Le attività dell’Unione Escursionisti declinano progressivamente col passare degli anni e l’avanzare dell’età degli iscritti. Una sessantina di appassionati, tra cui Mario Gabinio, mantengono però viva la sottosezione fotografica nata nel suo seno. Nel 1933, conservando la sede dell’Unione Escursionisti, nasce formalmente l’Associazione Fotografica ALA (Ad Lucis Artem)[2]. La neonata Associazione è gestita in modo assai dinamico e dà a Gabinio la possibilità di esporre alcuni suoi lavori presso saloni di livello internazionale (Stoccolma, Vienna, Bruxelles, Johannesburg, Parigi, Boston[1]). Nonostante la qualità delle immagini inviate (superbi ingrandimenti di 30×40 centimetri, virati sapientemente all’oro o al selenio) Gabinio, mai incline all’autocelebrazione e poco inserito nell’ambiente, non riceve appieno le gratificazioni che pur meriterebbe. Sebbene non abbia più nulla da imparare frequenta, in qualità di allievo, i corsi di cultura fotografica tenuti dalla ALA[1].
Nel 1935, ancora nell’ambito dell’ALA, è chiamato a collaborare all’allestimento di un seminario tecnico-pratico dedicato alla fotografia all’infrarosso, questa volta in veste di insegnante[1]. Muore a Torino martedì 19 Aprile 1938, all’età di 66 anni, celibe e senza discendenza. La rivista del CAI ne pubblica il necrologio.
Il Fondo Gabinio [modifica]
I nipoti ed eredi Ugo e Ivan Alessio, entrati in possesso del lascito, si persuadono rapidamente della necessità di trovare una sede adeguata per la conservazione e la valorizzazione delle fotografie dello zio materno. Propongono l’acquisto di un lotto alla Società Fratelli Alinari di Firenze; la società però declina l’offerta. La stessa proposta viene girata dapprima al Museo del Club Alpino Italiano e quindi alla Città di Torino. In entrambi i casi, l’acquisto non viene deliberato[2].
Una seconda proposta d’acquisto di 4441 lastre al prezzo complessivo di 9500 Lire rivolta al Podestà di Torino giunge infine ad accoglimento nel 1940[2][1]. Il fondo Gabinio, conservato in parte presso la fototeca municipale ed in parte presso il Museo Civico, giacerà invisibile al pubblico e pressoché dimenticato per molti anni.
A questo lotto si aggiungerà , nel 1968, il lascito della nipote Orsola Marcellino, vedova di Ugo Alessio, che donerà al Comune di Torino altre 2000 lastre e 4000 stampe, nonché materiali e macchine fotografiche appartenute a Gabinio[1].
La riscoperta [modifica]
Nella primavera del 1974 la Fondazione Giovanni Agnelli patrocina l’allestimento della mostra “Torino anni ’20: documentazione fotografica da materiali di Mario Gabinio”[5]. La scelta delle immagini è impostata su criteri emotivo-nostalgici, se non macchiettistici[2], che oggi sarebbero inaccettabili; inoltre le stampe presentate sono gigantografie contemporanee ottenute per ingrandimento dalle lastre originali (solo la visione di una stampa finita di Gabinio consente di apprezzarne appieno la perizia tenica). La mostra ha tuttavia il pregio di riproporre al grande pubblico il nome del fotografo torinese, ormai completamente dimenticato e noto solo a pochi cultori. Lo stesso anno esce il volume “Torino anni ‘20″, con 104 immagini di Gabinio in gran parte esposte nel corso della rassegna[6].
Nel 1981 Giorgio Avigdor pubblica presso la casa editrice Giulio Einaudi il primo saggio monografico (riccamente illustrato) dedicato a Mario Gabinio[2]. Il volume contiene una agile biografia basata in parte su testimonianze dirette.
Nel 1996, curata da Pierangelo Cavanna e largamente anticipata da una diffusa campagna pubblicitaria, apre presso la rinnovata sede della Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) la mostra che ha finora dato più visibilità alle immagini del fotografo torinese: “Mario Gabinio. Dal paesaggio alla forma. Fotografie 1890-1938″. Una selezione di immagini di Gabinio campeggia su grandi manifesti in ogni angolo del territorio urbano del capoluogo piemontese. Completa l’esposizione il catalogo di grande formato[3], corredato di saggi storico-tecnici e approfondimenti sull’attività del fotografo torinese.
Nel Novembre dell’anno 2000, presso Villa Remmert, sede distaccata della GAM, apre la mostra temporanea “Mario Gabinio. Valli piemontesi 1895-1925″, esposizione monotematica centrata sul periodo di Gabinio fotografo-alpinista. L’esposizione è documentata nel catalogo[1].
Bibliografia [modifica]
1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Capanna P.: Mario Gabinio. Valli piemontesi 1895-1925. GAM, Torino, 2000. (ISBN: 888810304X)
2. ^ a b c d e f g h i j Avigdor G.: Mario Gabinio Fotografo. Einaudi, Torino, 1981.
3. ^ a b c d e f g h Capanna P., Costantini P.: Mario Gabinio. Dal paesaggio alla forma. Fotografie 1890-1938. Allemandi, Torino, 1996. (ISBN: 8842206865)
4. ^ Zannoni F.: Le fonti documentarie del Cisternone della Cittadella in relazione con il dato archeologico. In “La scala di Pietro Micca 1958-1998. Atti del Congresso Internazionale di Archeologia, Storia e Architettura Militare”. Omega, Torino, 2000. PP 77-133; nota 42.
5. ^ Bertoldi G., Nori E.: Torino anni ’20. Documentazione fotografica da materiali di Mario Gabinio (1871-1938). Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1974.
6. ^ Passoni A., Nori E.: Torino anni ’20. 104 fotografie di Mario Gabinio. Valentino, Torino, 1974.
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