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Articoli marcati con tag ‘Finiscono’

Panasonic FX77, può persino rifare il trucco

sabato, 5 marzo 2011
listen it it Panasonic FX77, può persino rifare il trucco

Ormai la stragrande maggioranza delle foto che scattiamo finiscono online su qualche per consentire una visione condivisa o privata. Quante volte però qualcuno vi ha chiesto di cancellare un’immagine in cui si è reso conto di non essere venuto al meglio? Magari una banalissima foto ricordo in qualche luogo.

Panasonic con l’arrivo del suo nuovo modello Panasonic FX77, svelato a fine gennaio, sta precorrendo i tempi nell’aprire un nuovo filone di mercato. La FX77 consente agli utenti di modificare alcuni dettagli del viso delle persone ritratte come potete vedere nel video di copertina.

Le operazioni permesse sono quelle più semplici come lo sbiancamento dei denti, la ripulitura delle pelle o l’aggiunta di trucco come, ad esempio, il rossetto. Il Giappone ha dimostrato di gradire questa novità e probabilmente non passerà molto tempo prima che questo tipo di funzionalità diventino qualcosa di comune per ogni produttore.

Anzi, con l’arrivo di processori sempre più potenti ed economici sarà sempre più facile consentire agli utenti di “giocare” con le foto direttamente nella fotocamera. Prima è arrivato il riconoscimento dei volti per la messa a fuoco, poi lo scatto quando si inquadrano delle facce sorridenti ed ora siamo al primo stadio di fotoritocco al viso.

Non siamo molto lontani dalla fusione fra la fotocamera compatta ed il cellulare. La strada che hanno intrapreso i vari produttori porta proprio nella direzione di un’interattività sempre più spinta. Il passo finale lo avremo quando qualche produttore deciderà di fare il grande salto e balzare sulla carrozza di Android.

Via | Reuters

Panasonic FX77, può persino rifare il trucco é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di venerdì 04 marzo 2011.

 Panasonic FX77, può persino rifare il trucco
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 Panasonic FX77, può persino rifare il trucco

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Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962-2011)

domenica, 20 febbraio 2011
listen it it Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962 2011)

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In un diario finiscono in genere sfoghi, appunti e riflessioni destinati a rimanere privati, fino a quando qualcuno o qualcosa come Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962-2011) non arriva ad esporli, traghettandoli in una dimensione pubblica e voyeuristica dell’intimo e del riservato.

La collettiva, ospitata dalla Lombard Freid Projects di New York fino al 19 marzo 2011, riunisce a questo scopo i progetti-diario in bilico tra pubblico e privato (che hanno ispirato il titolo), realizzati dal 1962 ad oggi, di tredici fotografi affermati ed emergenti, spesso esposti per la prima volta.

Tredici sguardi culturalmente e storicamente diversi, da Israele alla Danimarca, dal Giappone del dopoguerra di Keizo Kitajima, alle polaroid dei giovani americani di Mike Brodie, e ancora la vita familiare fotografata per nove anni lontano dai soliti clichè da Zoloto di Nick Haymes, i ritratti di famiglia vintage di Carl Johan De Geer, o quelli quotidiani della famiglia operaia giapponese fotografati per quattro anni da Daifu Motoyuki.

Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962-2011)
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Una collettiva a cura di Lea Freid e Nick Haymes, che affianca universi e geografie distanti, insieme agli sguardi, le storie, gli stili e i diari di Mike Brodie (USA), JH Engstrom (Svezia), Carl Johan De Geer (Svezia), Janine Gordon ( USA), Haymes Nick (USA), Hiromix (Giappone), Takashi Homma (Giappone), Keizo Kitajima (Giappone), Motoyuki Daifu (Giappone), Walter Pfeiffer (Svizzera), Aue Sobol Jacob (Danimarca), Nick Waplington (UK) , e Yefman Rona (Israele).

Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962-2011) é stato pubblicato su clickblog alle 10:50 di domenica 20 febbraio 2011.

 Minor Cropping May Occur (selected diaries 1962 2011)
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Hedi Slimane: da Diary ad Anthology of a Decade, da Fragments Americana a California Dreamin

venerdì, 18 febbraio 2011
listen it it Hedi Slimane: da Diary ad Anthology of a Decade, da Fragments Americana a California Dreamin

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Alcuni individui prendono appunti per non dimenticare, altri per avere il tempo di riflettere con calma su impressioni e sensazioni, Hedi Slimane da tempo tiene un diario fotografico dove finiscono tutti gli stimoli scovati da una personalità tanto eclettica quanto le attività a cui si dedica.

‘Appunti visivi’ sulla scena musicale, artistica e della moda, da quella più alta a quella di strada, che non fanno discriminazione tra lo scrittore Gore Vidal (nella foto), Robert De Niro, cultura giovanile, o un bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto), e lasciano il blog per fare un giretto in mostra, e diventare protagonisti delle 240 pagine di Anthology of a Decade, edita da JRP Ringier.

La stessa varietà di ritratti, stimoli e suggestioni, rigorosamente in bianco e nero, saranno esposti con Fragments Americana, all’Almine Rech Gallery di Bruxelles, dal 25 febbraio al 26 marzo, mentre l’Almine Rech Gallery di Parigi ospiterà California Dreamin, Myths and legends of los Angeles, e la collettiva di opere realizzate da Dennis Hopper, Joel Morrison, Mike Kelley e John Baldessar, a cura di Hedi Slimane, dal 26 febbraio al 26 marzo 2011.

Hedi Slimane: da Diary ad Anthology of a Decade, da Fragments Americana a California Dreamin é stato pubblicato su clickblog alle 16:56 di giovedì 17 febbraio 2011.

 Hedi Slimane: da Diary ad Anthology of a Decade, da Fragments Americana a California Dreamin
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 Hedi Slimane: da Diary ad Anthology of a Decade, da Fragments Americana a California Dreamin

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Witness Journal

giovedì, 12 agosto 2010
listen it it Witness Journal

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Questo numero di WitnessJournal è dedicato a molti temi. Si parte con le fabbriche di mattoni nel Malawi fino al microcredito nato in Italia con la curiosità dei conigli di una rotonda di Parigi.

Un sogno di fango – I mattoni del Malawi di Stefano Pesarelli
Le fabbriche di mattoni di fango sono una delle poche realtà di imprenditoria su base familiare in Malawi. Un lavoro pesante che coinvolge piccole comunità ma che rischia di costar caro in termini ambientali, aggravando ulteriormente il bilancio della crescente deforestazione.

Genova 24 ore di Peppino Longobardo
Un viaggio dentro Genova per raccontare con immagini l’immigrazione africana nell’arco di un giorno, 24 ore, attraverso una delle città più belle e difficili d’Italia. Tra carrugi tanto stretti che due persone non ci passano, reticoli, labirinti senza sole né orientamento. Girare, fermarsi, chiedere, parlare e nel caso correre.
Un reportage sull’immigrazione africana, formata perlopiù da persone che lavorano e riescono a vivere con serenità la città nei momenti di pausa.

Kapil e la Fabbrica dei Sogni di Jacob Balzani
La storia di un progetto di microcredito nato quasi spontaneamente dall’intuizione di un semplice cittadino e che oggi, dopo anni di successi rischia di scomparire per motivi “legali”.

Per studiare, dallo Shandong alla Toscana di Juri Ciani
Uno sguardo ravvicinato sulla comunità di studenti cinesi che hanno scelto le università italiane per completare la propria formazione. Un fenomeno “migratorio” poco conosciuto ma decisamente interessante anche perché profondamente diverso da quelli che finiscono spesso nelle prime pagine dei giornali.

Milano Clown Festival di Emanuele Cristallo
Fellini disse che il circo è come una mongolfiera: la sera prima non c’è e la mattina è la davanti a casa tua! Così, improvvisamente, una mattina del 2006, è partita la prima edizione del Milano Clown Festival.

Cuba espera di Francesco Chiorazzi
Una serie di scatti di Francesco Chiorazzi sulla quotidianità di Cuba. Tra attese di cambiamento del dopo Fidel, fiducia nello spirito della rivoluzione e contraddizioni economiche dovute alla doppia economia, quella reale e quella legata al turismo.

Les lapins de la Port Maillot di Stefano Borghi
Alle porte di Parigi, c’è un isola miracolosa: le Galapagos della capitale. Una rotonda che serve da arca di Noè a una folta colonia di conigli, che nel tempo ha trasformato il terrapieno centrale in un gigantesco terrario.

Pesca al Cianciolo di Francesco Tiralongo
Portopalo, Sicilia, siamo ospiti del “Fratelli Di Mercurio” un magnifico peschereccio allestito per la pesca al ‘cianciolo’, una grande rete di circuizione utilizzata per catturare il pesce azzurro, una rete maestosa che una volta calata in mare forma uno sbarramento invalicabile dalla superficie fino alla profondità di 50 metri

Via | WitnessJournal

Witness Journal é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di giovedì 12 agosto 2010.

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Pulsioni performative nell’arte contemporanea

sabato, 5 settembre 2009
listen it it Pulsioni performative nellarte contemporanea

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Pulsioni performative nell’arte contemporanea a cura di Giacomo Zaza   26 Settembre 2009 ore 19.00 – Torrione Passari Molfetta Bari Kader Attia, John Bock, Rui Chafes, Wang Du, Mona Hatoum, Joseph Kosuth, Susanne Kutter, H.H. Lim, Carsten Nicolai, Vibeke Tandberg.

Il progetto espositivo  ”Pulsioni performative nell’arte contemporanea“,

pensato per gli spazi del Torrione Passari, promosso dall’Assesorato alla Cultura della Provincia di Bari e dal Comune di Molfetta con il Patrocinio del Ministero dei Beni e Attività Culturali e della Regione Puglia, comprenderà un corpo di opere riferito ad alcuni artisti stranieri attivi sulla scena internazionale, cercando di individuare su pochi autori alcune tappe importanti dell’arte contemporanea degli ultimi anni.

Questo evento si caratterizza per una insolita messa in relazione, ovvero la veicolazione di uno scambio con le variegate espressioni dell’arte attuale, all’interno degli spazi del Torrione – importante luogo per il contemporaneo in Puglia, nei suoi ambienti “austeri” e di grande impatto visivo.

Mobilità, defezioni sinuose e sensoriali, afflusso pulsionale e contaminazioni tra sfere culturali eterogenee, si proiettano, lungo il percorso del Torrione Passari, in un itinerario performativo, possibile di alterazioni, dove l’arte sembra basarsi sulla instabilità delle sostanze e delle identità. Intervento ambientale, “contesto concettuale” e ulteriori media finiscono, oltre che ad amplificare l’orizzonte artistico, anche a scuotere la scena culturale sempre più monolitica della società iper-consumistica, attraverso l’impulso, la spinta verso una imprevedibile processualità dei materiali, dei corpi, dei significati, dei rimandi all’immaginario e all’impensato. L’evento espositivo da estetico può diventare etico, autoriflessivo, nonché acquistare consapevolezza politica, vedere e rivendicare i valori della diversità dai quali prendere le mosse. La scena dell’arte può apparire come “situazionale” ed “esecutiva”.

Pulsioni performative è simile ad un percorso in prospettiva.

Crea un ponte verso il monitoraggio delle ricerche “dall’estero”, al di fuori di una asettica animazione culturale rivolta in esclusiva ad artisti locali. Intende partire da artisti che segnano la sperimentazione e lo sconfinamento linguistico: Joseph Kosuth, Carsten Nicolai, Mona Hatoum. E proseguire con un nucleo di autori attivi attraverso l’utilizzo di vari media, come H.H. Lim, Susanne Kutter e Vibeke Tandberg. Inoltre, allarga lo sguardo a personalità protagoniste, quali Rui Chafes, Wang Du, Kader Attia, John Bock.

Arricchendo e problematizzando la visione del mondo, il progetto esplora ed analizza ambiti diversi, impegnato ad avanzare la possibilità di attitudini comportamentali critiche, emancipate dalla comunicazione massificata. Forme analitiche, contesti fisici, esperienze percettive, indagano la complessa realtà di oggi, all’interno e all’esterno delle stratificate aree geo-culturali d’appartenenza.

Questa idea di breve ricognizione su ciò che avviene oltre i confini nazionali, giustifica le differenti tappe della mostra Pulsioni performative, una mostra pensata in conformità a tutte le sale del Torrione Passari di Molfetta. Il progetto si orienta nella presentazione di lavori mai esposti nel territorio pugliese (quelli di Mona Hatoum, Susanne Kutter, Vibeke Tandberg, John Bock, Joseph Kosuth), insieme ad opere realizzate per l’occasione: una grande scultura in ferro, alta più di tre metri, di Rui Chafes in dialogo con una installazione “sinestetica”,  incentrata sul suono, di Carsten Nicolai nella sala circolare del Torrione, inoltre un’installazione ambientale realizzata con 100kg di Cous Cous da Kader Attia, e un inedito pannello ligneo di H.H. Lim; infine, con la collaborazione esclusiva di Wang Du, l’affissione di un manifesto d’artista per le strade della città di Molfetta, dal titolo “I’m the reality”.

Quindi un aggiornamento internazionale che ci immette in un più largo progetto di rivendicazione dell’espressione come oggetto di conoscenza, accompagnato dall’invasione-veicolazione di spazi non solo fisici ma anche mentali, che parlano di figurazione e di visioni, di transiti tra organico e inorganico, di sperimentazioni e di linguaggi mai formalistici o dediti all’effimero.

Un progetto che “importa” la passione quanto l’immaginazione, la fantasia primitiva quanto le metamorfosi del vivere, esaltandone la componente iconica e intellettiva. La mostra si pone quale mimesi mentale ed emotiva del mondo, immedesimazione “totale” nella linfa magmatica dell’essere, come risposta a quell’esistenza intaccata dagli apparati sterili del sistema economico/pubblicitario, prima ancora che sociale, propagato dalla “global company”.       Luogo espositivo: Torrione Passari Via Sant’Orsola 7, Molfetta (Ba) Inaugurazione: 26 Settembre – ore 19.00 Periodo espositivo: 26 settembre – 25 ottobre 2009 Orari apertura: dalle10.00 alle 13.00 -  dalle 17.00 alle 21.00

Ideazione e Progetto: Giacomo Zaza

Segreteria: Associazione Culturale @rtistika 340 4849912 • m.casavolacomunicazione@gmail.com, michelacasavola@yahoo.it skype: michelacasavola leo.mezzina@libero.it Organizzazione e Comunicazione: Michela Casavola Tel: 347 4823583 e-mail: www.torrionepassari.it info@torrionepassari.it

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