STORIA DELL’ARTE DEI GIARDINI. DUE VOLUMI. I. DALL’EGITTO AL RINASCIMENTO IN ITALIA, SPAGNA E PORTOGALLO. II. DAL RINASCIMENTO IN FRANCIA FINO AI NOSTRI GIORNI
Autore: Marie Luise Gothein
A cura di: Massimo De Vico Fallani, Mario Bencivenni
Pubblicato la prima volta nel 1914 (del 1926 la seconda e definitiva edizione) Geschichte der Gartenkunst può essere considerato una pietra miliare nell’ambito della storiografia sui giardini. Dopo la serie ottocentesca di trattati, di carattere tecnico e di saggi limitati a temi specifici geografici o stilistici, la monumentale opera di M.L. Gothein (1863-1931) è stata la prima a porre il problema di una discussione globale sull’Arte dei Giardini di tutti i tempi.
Il suo intento è quello di affrancare questa materia dalla dimensione pittoresca e connetterla a quella scientifica: leggere l’Arte dei Giardini in chiave filologica sotto il profilo di uno sviluppo storico. Un risultato pienamente conseguito con i due volumi che illustrano, in sedici capitoli, un excursus di ampio respiro dai giardini nell’antichità alle principali correnti dello sviluppo dei giardini all’inizio del XX secolo. Un classico quindi la cui attualità è confermata anche dalle numerose riedizioni tedesche e dalla edizione anglo-americana, ma che non è mai stato tradotto in Italia. L’edizione italiana colma questa lacuna e riproduce il testo della seconda e definitiva edizione tedesca del 1925, arricchito da un saggio introduttivo di M.De Vico Fallani dedicato alla personalità e all’opera della Gothein, da un aggiornamento sui giardini italiani nel ’900 di Mario Bencivenni, e da apparati bibliografici e di indici dei nomi e dei luoghi.
Massimo de Vico Fallani è architetto funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dove presta servizio dal 1980,occupandosi continuativamente dei parchi e giardini storici e di parchi archeologici. Ha pubblicato diversi saggi storici sui giardini pubblici, ed ha curato numerosi restauri di giardini e sistemazioni paesaggistiche di aree archeologiche romane.
Mario Bencivenni , docente al Liceo Artistico di Firenze e alla Facoltà di Architettura Civiledel Politecnico di Milano, accademico d’onore dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze, nel 1999 è nominato Ispettore Onorario ai monumenti di Firenze. Ha all’attivo numerose pubblicazioni di storia dell’architettura, del restauro e della tutela, e di storia dei giardini pubblici.
La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri,
di San Benedetto del Tronto, partecipa al Festival della Pace con la mostra “Imagine”, che si tiene dal 29 maggio al 7 giugno presso l’Hotel Calabresi in Piazza Giorgini a San Benedetto del Tronto, ingresso libero.
La mostra ci trasporta ai confini tra Nepal e Tibet, tra fratelli
tibetani in esilio e soldati che pattugliano i confini.
La quotidianità appare sconvolta ma non rassegnata,
in una tensione carica di dignità , aspettando che il mondo reagisca in
maniera determinante.
Il 2 giugno alle ore 19.00 si terrà una asta di beneficenza delle foto ,
con battitore d’eccezione l’Assessore Paolo Canducci.
Il ricavato dell’asta andrà interamente devoluto dal Comune di San
Benedetto del Tronto al
SOCIAL WELFARE CENTRE BRIDDHASHRAM, che si trova a Pashupati, in Nepal.
E’ un centro che accoglie 245 anziani nepalesi, senza famiglia, o
abbandonati.
Il centro vive con aiuti e donazioni e parziale sostegno statale .
Associazioni di volontariato
internazionali mandano ragazzi e ragazze ad accudire gli anziani.
Le condizioni di questi anziani , documentate da Raffaella Milandri,
sono quanto mai precarie e miserevoli. Il centro si trova in un
complesso di templi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco:
all’interno di esso gli anziani possono pregare,
ma il sostegno della religione va rafforzato con aiuti umanitari
sostanziosi.
Ad esempio, non hanno una cucina ma solo fuoco di legna e pentoloni.
“Mi hanno profondamente toccato il cuore con i loro sorrisi disarmanti e
il loro bisogno di contatto umano, oltrechè di beni di prima necessità .
Grazie al Comune di San Benedetto, e ai partecipanti all’asta,
conto di infondere in loro nuovi sorrisi e conforto.”
IL RIENTRO DAL TIBET
“Ogni volta che parto, metto in cantiere la possibilità di perdere
tutto: bagaglio e salute.
I rischi sono sempre molti. Ma il furto del mio portafoglio (con soldi,
carta di credito e bancomat) a Lhasa mi ha colto alla sprovvista.
Non tutto il male viene per nuocere : ho scoperto tutto il calore
della generosità tibetana,
e l’immediatezza della generosità degli italiani su Facebook (che
seguivano il mio diario dal Tibet in diretta) .
La mia guida tibetana mi ha restituito la mancia che gli avevo dato, i
gestori tibetani dell’albergo mi
hanno offerto vitto e alloggio gratis. Decine di persone su Facebook si
sono mobilitate pronte a spedirmi
soldi , bonifici, aiuti. Una bella esperienza, grazie ancora a tutti,
dal profondo del mio cuore”
“Nel frattempo quando sono tornata in Nepal da Lhasa, era caduto il
governo nepalese e mi sono trovata
tra manifestazioni, scioperi, blocchi dei maoisti. In bocca al lupo ai
nepalesi per risolvere i loro problemi davvero gravosi.”
23 maggio — 2 giugno 2009
Tempio di Adriano -Piazza di Pietra -Roma
Abu Simbel: il salvataggio dei Templi, l’uomo e la tecnologia
Roma. Oltre 40 milioni di ore di lavoro, più di 5 anni di lavoro, oltre 4.000 blocchi di svariate tonnellate tagliati e riposizionati 65 metri più in alto ed oltre 200 metri lateralmente,
2000 operai, quasi tutti locali, 150 tecnici provenienti da tutto il mondo, 50 famiglie, 20 bambini, oltre 40 milioni di ore di lavoro senza neanche un incidente mortale. Questi alcuni numeri di una grande vittoria dell’uomo che, dal 1964 al 1968, riuscì a salvare i Templi di Abu Simbel, in Egitto, destinati alla definitiva scomparsa in seguito alla costruzione del El
Saad El Aali, la grande diga di Aswan. Promotore di questo progetto fu l’U.N.E.S.C.O., a cui parteciparono 119 nazioni per salvare gran parte dei monumenti della Nubia, e che nel 1979 riconobbe Abu Simbel come Patrimonio Mondiale dell’Umanità . Il complesso archeologico è composto da due grandi Templi scavati nella roccia, nel fianco della montagna, fatti erigere dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. lungo il Nilo. Tra i molti monumenti eretti dal Faraone il Grande Tempio è generalmente considerato il più imponente ed il più bello. Sulla facciata, alta 33 metri e larga 38, spiccano le quattro statue di Ramses II, ognuna delle quali alta 20 metri. (continua…)
Viaggio fotografico che inizia dal favoloso “Palazzo Reale†di Phnom Penh per concludersi con la visita della città imperiale di Angkor Wat, il vastissimo complesso archeologico che rappresenta la più grande testimonianza dell’antico splendore della civiltà Khmer. Poco nota, rappresenta la seconda area archeologica al mondo per estensione dopo quella di Giza in Egitto e costituisce praticamente l’intero patrimonio artistico nazionale. La Cambogia è un’area d’armonia, tra la natura e gli uomini, un Paese magico, un’oasi di dolcezza e semplicità , nella penisola indocinese.
Nell’era moderna la Cambogia è diventata tristemente nota a causa del periodo di dittatura 1975-1979, capeggiata dal sanguinario Pol Pot.
La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri,
di San Benedetto del Tronto, che sta preparando la mostra fotografica
“Imagine” per fine maggio 2009, parte martedì 28 aprile per un viaggio tra Nepal e Tibet.
LA MOSTRA "Imagine" di Raffaella Milandri,
ci trasporta ai confini tra Nepal e Tibet, tra fratelli tibetani in esilio e soldati che pattugliano i confini.
La quotidianità appare sconvolta ma non rassegnata,
in una tensione carica di dignità , aspettando che il mondo reagisca in maniera determinante.
La mostra farà parte delle molteplici e interessanti manifestazioni del 1° Festival della Pace
organizzato dal Comune di San Benedetto, e sarà allestita all'interno dell'Hotel Calabresi, in Piazza della Rotonda (Piazza Giorgini)
dal 29 maggio al 7 giugno 2009. Durante la mostra sarà allestita una asta di beneficenza,
il ricavato della vendita delle foto sarà devoluto.
IL VIAGGIO
Rigorosamente in solitaria, senza alcuna prenotazione tranne l'aereo,
questo viaggio di Raffaella Milandri la vedrà indagare nella realtà del Nepal e del Tibet,
alla ricerca di immagini e di emozioni."Mi spoglio degli agi quotidiani, solo una valigia
e niente cellulare. Il mio cammino sarà costruito giorno per giorno.
Unico bagaglio sostanzioso: macchina fotografica, videocamera per mettere su Youtube alcuni filmati , e una webcam con la quale mi collegherò su Facebook per raccontare le mie giornate ."
"Prima di partire ho prestato servizio con il Gruppo di Protezione Civile Comunale e con il FIR SER di Ascoli per aiutare la popolazione aquilana, auguro un buon lavoro a tutti e invio un saluto speciale alle persone attendate al campo di Tempera(AQ) dove ho lasciato il cuore: forza e coraggio"
L'AUTRICE
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto,
indaga tra popoli e culture con estrema curiosità , ritraendo momenti carichi di intenso significato emozionale.
Titolo: Da Gorizia all’Impero Ottomano. Antonio Lasciac Architetto. Fotografie dalle Collezioni Alinari Testi di: Silvia Bianco, Marco Chiozza Editore: Fratelli Alinari A cura di: Ezio Godoli Pagine: 160 Lingua: italiano e inglese Fotografie: 160 fotografie in bicromia
Rilegato in brossura Formato: 24×29 cm Codice ISBN: 88-7292-501-0 Prezzo (di copertina): 45,00 Euro
Un importante volume che evidenzia, ancora una volta, il particolare rapporto esistente tra architettura e fotografia.
Antonio Lasciac, (1856-1946) architetto e ingegnere, poeta e musicista, uomo di grande ingegno, personaggio spesso dimenticato che ha lasciato una traccia indelebile del suo operato, un patrimonio di opere architettoniche non solo a Gorizia ma anche in parecchie capitali e città dell’oriente, soprattutto in Egitto. A sessanta anni dalla sua morte cresce un rinnovato interesse intorno al suo operato. Una vita intensissima, ricca di soddisfazioni, ma anche segnata da avversità , ingiustificate incomprensioni e lutti familiari.
160 le immagini, per lo più inedite, tratte da tre preziosi album custoditi da Alinari, che costituiscono il più ricco repertorio disponibile che illustra, documenta e porta a conoscenza il percorso professionale dell’architetto Goriziano in occasione dei 150 anni della sua nascita.
Felice Beato a volte indicato come Felix Beato (Corfù, 1833 circa – 1907 circa) è stato un fotografobritannico nato da padre suddito britannico e madre italiana. Fu tra i primi a scattare fotografie nell’Asia Orientale e uno dei primi fotografi di guerra.
È noto anche per i suoi ritratti, viste e panorami dell’architettura e delle viste naturali dell’Asia e del Mediterraneo. I viaggi di Beato gli diedero l’opportunità di creare potenti e durature immagini di paesi, persone ed eventi poco familiari alla maggior parte degli Europei dell’epoca. Anche in quest’epoca il suo lavoro ci ha dato immagini chiave di eventi come la Ribellione indiana del 1857 e la seconda guerra dell’oppio. Le sua opera è il primo sostanziale esempio di quello che verrà chiamato fotogiornalismo. Ebbe un impatto significativo su altri fotografi, e la sua influenza in Giappone dove lavorò a lungo collaborando con altri fotografi e artisti o insegnando loro, fu particolarmente profonda e duratura.