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domenica, 9 gennaio 2011
STORIA DEGLI ITALIANI DALLE ORIGINI ALL’ET? DI AUGUSTO
Autore: Sabatino Moscati
Editore: Bardi Editore
Pagine: 520
Illustrazioni: 116 illustrazioni e 48 Tavole a colori
Formato: in 8?
Anno: 1999
Codice ISBN: 88-85699-75-8
Prezzo (di copertina): 42,00 Euro
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lsitagusto.htm
Dalle vetrine dei musei e nel suolo traforato dagli scavi si sbirciano oggetti e strutture di culture diverse. nell’Italia antica, a partire dalla protostoria sino all’et? romana matura. Cos? ci accade di scoprire paesaggi remoti, che l’archeologia ci aiuta a capire: poi si leggono pagine di antichi scrittori che raccontano vicende e migrazioni di popoli.
Gli Italiani nacquero dall’assommarsi di pi? popoli e culture in successioni e confronti promossi da impulsi lontani, sino a riconoscersi in una sola grande patria – dalla cerniera alpina ai mari mediterranei – mediante alcune forme di vita; le citt?, le colture tra campi e pascoli, il riconoscimento di identit? regionali nei culti e nell’economia, la conquista paziente di un diritto comune come abito necessario al rapporto tra le genti.
Cos? in questo libro, si raccontano gli approcci alla terra italica di popoli lontani, come i Fenici, i Greci ed i Celti; si scruta la crescita, in grembi diversi della penisola, di genti “indigene”, raggruppate nella conoscenza storica sotto il nome degli Apuli, dei Lucani, dei Brettii, dei Campani, dei Sanniti, dei Latini, dei Siculi e dei Sardi: infine si descrivono le fisionomie delle culture di pi? largo impianto, dagli Etruschi agli Umbri, dai Piceni ai Liguri ed ai Veneti, sino ai popoli alpini.
L’unita di queste genti si misura a grandi ed a brevi passi: sino al momento augusteo, quando la nazione si riconobbe nelle sue regioni, dove gli Italiani erano (e sono) protagonisti della sua identit?.
Sabatino Moscati, nato a Roma nel 1922, ? stato Presidente dell’Accademia Nazionale dei I.incei, accademico pontificio, accademico di Francia e Spagna, membro di numerose altre Accademie italiane e straniere. Professore ordinario nell’Universit? di Roma. ha tenuto corsi di Iezioni in numerosi atenei di Europa e d’America.
Ha fondato e presieduto l’Istituto per la Civilt? Fenicia e Punica del C.N.R.; ? stato Presidente delI’Unione Accademica Nazionale; ha diretto I’Enciclopedia Archeologica nell’Istituto della Enciclopedia Italiana.
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Medaglia d’Oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte, in riconoscimento della sua attivit? scientifica gli sono stati conferiti il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica per le Scienze Morali. Storiche e Filologiche e numerosi altri. Ha promosso e diretto missioni archeologiche italiane nei Paesi dell’area mediterranea: ha organizzato e diretto le mostre internazionali “I Fenici” e “I Celti” a Venezia (Palazzo Grassi).
Tante sono le pubblicazioni scientifiche e letterarie di Sabatino Moscati, anche tradotte nelle maggiori lingue straniere: mentre terminava la stesura di questo libro ? venuto a mancare nel settembre 1997.
(continua…)
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lunedì, 20 dicembre 2010

Una ‘passeggiata’ può essere solo una passeggiata o il ritratto di dettagli che rivelano ambienti, cultura, atmosfere ed emozioni. A volte è un fatto di prospettiva, sempre di percezione, nel caso di Frank Horvat di “istanti privilegiati” che lo emozionano conciliando la luce con l’umore, e trasformano in fotografie sorprendenti anche lenzuola sfatte o una tavola apparecchiata.
Un fotografo che nella sua lunga carriera ha cercato e trovato emozioni ovunque, ritraendo cappelli di Givenchy e alberi, le sculture di Degas e il sapore del Gran Tour di Goethe in Sicilia, la folla della Gare Saint-Lazare e l’interno di celebri locali parigini, la silhouette di Coco Chanel con cane, e una finestra aperta sulle brume di Cotignac, dove abita.
Dopo la precedente esposizione di “Due serie di fotografie a mezzo secolo di distanza”, sarà ancora Lugano, dove il fotografo frequentò il Liceo durante la guerra, ad ospitare una retrospettiva di Frank Horvat e la sua eclettica produzione fotografica della quale trovate un assaggio in questa gallery.
Frank Horvat

Dal 24 febbraio al 5 maggio 2011 la Galleria Photographica FineArt farà un’eccezione alla consuetudine di mettere a confronto gli artisti emergenti con i grandi maestri della fotografia mondiale, dedicando una retrospettiva al fotografo che formatosi in contesti culturali differenti, dall’Italia alla Francia, dalla Svizzera all’India, ha continuato a sperimentare, dai reportage per l’agenzia Magnum, ed i servizi di moda per Elle e Vogue, alla realtà del quotidiano, dalla pellicola al digitale.
Frank Horvat: la personale alla Photographica FineArt di Lugano é stato pubblicato su clickblog alle 12:38 di lunedì 20 dicembre 2010.
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venerdì, 5 novembre 2010
Dialoghi visivi con il cinema
di Michelangelo Antonioni
A CURA DI PUNTO DI SVISTA
Inaugurazione
sabato 20 novembre 2010, ore 18.00
A Seguire l’incontro con l’autrice, ore 19.00.
INTERVENGONO:
Sandro Bernardi, Docente di Storia e Critica del Cinema, Università di Firenze
Valentina Trisolino, Storica della Fotografia, curatrice
MODERA:
Maurizio G. De Bonis, direttore CultFrame – Arti Visive e presidente di Punto di Svista
Da diversi anni Orith Youdovich dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca l’autrice ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione interiore tra individuo e società, i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene così non solo contenitore ovvio di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi individuale e della conseguente deriva collettiva. Era dunque inevitabile che, effettuando questo suo percorso autonomo, Orith Youdovich incontrasse l’opera filmica e la poetica di Michelangelo Antonioni, cineasta dalla chiara impostazione visuale che con assoluta determinazione affrontò le questioni relative alla psicologia umana, all’incomunicabiltà, alla devastante crisi dei rapporti interpersonali.
Come devo vivere è un’esperienza visiva composta da trenta immagini fotografiche di diverso formato che rappresentano l’incontro, sia a livello tematico che espressivo, tra la visione dolorosa, quanto rigorosa, di Orith Youdovich e la lucida e tragica analisi dell’universo umano effettuata da Michelangelo Antonioni.
Il paesaggio diviene in Come devo vivere luogo “altro” della riflessione sull’esistenza, spazio psicologico e apertura severa, dunque priva di qualsiasi tendenza estetizzante, verso quell’abisso straniante che caratterizza la relazione tra individuo e mondo, abisso che la moderna società dei consumi ha totalmente rimosso.
Orith Youdovich, nata a Tel Aviv, vive e lavora a Roma. Diplomata in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma (ISF,1992). Ha esposto in varie mostre personali: “Interno-Esterno” (Roma); “Mistery Train” (Roma); “Il Pigneto” (Roma); “Cortili e chiostri – angoli di vita nascosti della città” (Roma) e in mostre collettive: “Moravia – sulle orme dello scrittore in Ciociaria” (Sarajevo, Latina); “I centri storici della Calabria” (Scalea – CS); Immagini sul tema dell’incontro di culture diverse nei paesi della Calabria (Roma). Ha vinto il primo premio della sezione bianco e nero al concorso “Chia – Passato e presente” (1993). Da diversi anni ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia di tipo concettuale. Nell’ambito di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma ha curato la mostra “Fotografia Israeliana Contemporanea”, allestita presso il Museo Andersen della Galleria d’Arte Moderna di Roma (2005), e ha co-curato la mostra “Cronache del quotidiano. David Perlov – Fotografie e Film” presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e Palazzo delle Esposizioni (2008). Ha co-curato le mostre “Terra sospesa – Fotografie di Alfredo Covino” presso Officine Fotografiche (2009) e “Testamento geometrico – Fotografie di Andrea Papi” (FotoLeggendo 2010). Ha curato il libro “Fotografia Israeliana Contemporanea” edito da FPM Edizioni (2005). Giornalista, nel 2000 ha co-fondato la testata giornalistica online CultFrame – Arti Visive di cui è caporedattore. Dal 2009 è direttore responsabile della testata giornalistica Punto di Svista – Arti visive in Italia, organo dell’Associazione culturale Punto di Svista.
INFORMAZIONI TECNICHE:
Inaugurazione: Sabato, 20 novembre 2010, ore 18:00
La mostra di Orith Youdovich prosegue:
Dal 20 novembre al 10 dicembre 2010
Giorni: Dal lunedì al venerdì
Orari: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20
Presso:
Officine Fotografiche, via G. Libetta, 1 00154 – Roma
Tel. + 39 06 512 5019
Ingresso libero
CONTATTI:
Punto di Svista – www.puntodisvista.net
Email: puntodisvista@gmail.com
Officine Fotografiche – www.officinefotografiche.org
Comunicazione e Ufficio Stampa Officine Fotografiche
Renata De Renzo
Mobile: +39.3804356552
Email: press@officinefotografiche.org

come devo vivere
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lunedì, 25 ottobre 2010
L’ultimo multireportage per i diritti umani di Raffaella Milandri:

Raffaella Milandri
“Come testimone, io sono responsabile di verità che non vanno taciute”
Si preannuncia un evento molto seguito il multireportage-conferenza “Scomode verità: solidarietà e riflessione sui popoli indigeni”, di Raffaella Milandri, che si terrà ad Ascoli Piceno il 31 ottobre.
“E’ un incredibile viaggio che tocca vari popoli indigeni e feroci discriminazioni dei diritti umani
nonchè veri e propri genocidi. Per chi partecipa sarà come essere testimone oculare delle mie esperienze in solitaria ” dice la Milandri
Questo incontro con la fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni
Raffaella Milandri è una piccola rassegna di scomode verità raccolte durante i suoi viaggi in solitaria nelle realtà tribali. Foto, filmati e interviste denunciano situazioni che sono state riportate anche al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.
Attraverso mezzi di comunicazione e social network la Milandri lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui anche Sonia Gandhi.
L’appuntamento, organizzato dal Lions Club Ascoli Piceno Urbs Turrita e in particolare dal Presidente Marisa Cozza.è per il 31 ottobre 2010 ore 17,30 ad Ascoli Piceno, alla Sala Docens in Piazza Roma 6, nell’ occasione vi sarà la cerimonia per il conferimento della borsa di Studio “Simona Orlini”.
Dagli indiani d’America, agli aborigeni australiani, agli indios amazzonici, ai boscimani del Kalahari, agli adivasi dell’India e tante altre etnie, questi popoli indigeni sono fratelli nel condividere una storia tragicamente simile.
Culture antiche, radicate alle loro terre ancestrali, tradizioni e linguaggi unici patrimonio dell’Umanità. Ogniqualvolta in queste terre, tutt’oggi, viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa da sfruttare-petrolio, foreste- incomincia la distruzione, la cancellazione, la persecuzione per questi popoli , in nome del “Progresso” .
Durante questo multireportage, tra gli altri popoli, si parlerà in particolare dei boscimani del Kalahari, allontanati con la forza dalle loro terre a causa di miniere di diamanti che, sulla base di un comunicato di ottobre 2010, hanno fatto registrare un surplus di 22 milioni di euro nelle casse del Botswana. ” I boscimani rischiano l’estinzione, gli interessi in gioco sono troppo rilevanti” dice la Milandri e aggiunge: “Questo multireportage sarà in programmazione in alcune città italiane e sono disponibile a ulteriori divulgazioni presso scuole e associazioni: come testimone, io sono responsabile di verità che non vanno taciute”
“Solo l’informazione può salvarci” questo è il messaggio semplice e incisivo di Kumti Majhi, un leader tribale dell’Orissa , che è contenuto in un appello divulgato dalla fotografa .
Link ad un filmato su Raffaella Milandri :
http://www.youreporter.it/video_Il_lavoro_di_testimone_e_attivista_per_i_diritti_umani_1
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lunedì, 4 ottobre 2010

Se le ragioni per invidiare la Svizzera sono tante, oltre a quelle sapientemente e ironicamente visualizzate dalla Switzerland vs the World edita da Riverboom, annovero la prossima stagione espositiva dedicata al Sol Levante.
Geishe e samurai, l’arte dell’amore e quella della guerra, rituali e tradizioni, dal 23 ottobre al 27 febbraio 2011 animeranno Lugano con la rassegna NIPPON. Tra mito e realtà: arte e cultura nel Paese del Sol levante, insieme a mostre, spettacoli live e corsi pratici per esplorare segreti e misteri di questa cultura millenaria capace di sedurre linguaggi e pratiche moderne, insieme alle arti marziali e quelle della vestizione, quella dell’origami e del bonsai…
Un lungo viaggio che parte da lontano, dipinge il tempo e lo spazio attraverso le vicende del movimento artistico Gutai al Museo Cantonale d’Arte e nel Parco di Villa Ciani, sfiora Arte ed Eros del periodo Edo con le “immagini della primavera” Shunga (??) al Museo delle Culture, Heleneum, ed esplora la storia iconografica del Giappone di ieri e di oggi attraverso due mostre fotografiche decisamente interessanti.
Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910

Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910 a Villa Ciani e Araki Love and Death al Museo d’Arte, due mostre agli antipodi, che mettono a fuoco la visione di un paese e di una cultura controversa, che mixa sapientemente antico e moderno, millenario e contemporaneo.
Prima ancora di giungere però a dare uno sguardo all’iconografia contemporanea e alla mostra di Nobuyoshi Araki, questa gallery fornisce un assaggio delle 200 stampe in mostra a Villa Ciani, provenienti da una delle più grandi raccolte di fotografi della seconda metà dell’Ottocento.

Parliamo perlopiù di colorate stampe all’albumina acquerellate a mano, che svelano la natura “educata” dalla cultura, il profondo legame della fotografia giapponese con le stampe del ukiyo-e, un gusto evidente per l’esotismo come per le numerose espressioni della femminilità, da quella casalinga a quella di piacere … insomma di una ‘ghiottoneria’ per palati sedotti da filosofie e culture orientali, quanto da setosi kimono e ciabattine infradito.

NIPPON Lugano: Ineffabile Perfezione. La fotografia del Giappone. 1860-1910 é stato pubblicato su clickblog alle 15:46 di lunedì 04 ottobre 2010.
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domenica, 19 settembre 2010

Per soddisfare gli appassionati di sguardi visionari, gettare più di uno sguardo sulle evoluzioni del linguaggio fotografico e su quelle del ritratto, dagli scatti dei pionieri ad oggi, ben tre mostre ed un libro edito da Postcart, rendono omaggio al centenario della scomparsa di Félix Nadar, accostando i suoi ritratti a contributi contemporanei.
A Roma il Centre Culturel Saint Louis de France con «Ritratti di prima e di poi» fino al 30 settembre, e la 10b Photography Gallery di Roma con «Lunga vista sul ritratto» fino al 3 ottobre, entrambe a cura di Renata Tartufoli, e dal 13 ottobre all’8 novembre il Museo Marino Marini di Firenze con «Félix Nadar&Co.», a cura di Giorgia Losio, ospiteranno i ritratti di Félix Nadar insieme alle opere di fotografi caratterizzati da stili diversi quanto le loro generazioni.
Fotografi come Frank Horvat, Gabriele Basilico, Bernard Plossu, Jean-Patrick Guéritaud, Pierre Grech, Francesco Zizola, Claudio Corrivetti, Catherine Gfeller, Julia Fullerton-Batten, Agnèes Geoffray, Samantha Appleton, Damien Darchambeau, Aurore Valade, Alexandra Auffret, Chen Man.
Fe?lix Nadar

Nella gallery un piccolo assaggio dei ritratti di Sarah Bernhardt, Victor Hugo (che fotografò fin sul letto di morte), Edouard Manet, realizzati da Nadar, provenienti dagli Archivi fotografici nazionali francesi gestiti dalla Médiathèque de l’Architecture et du Patrimoine, e dei contributi degli artisti contemporanei Julia Fullerton-Batten, Aurore Valade, Catherine Gfeller.
Félix Nadar & Co: il ritratto a 100 anni dalla sua scomparsa é stato pubblicato su clickblog alle 08:00 di venerdì 10 settembre 2010.
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lunedì, 16 agosto 2010
La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.
“Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine” dice Raffaella Milandri.
“E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
“Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”
L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.
E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.
“Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. ”
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
“Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:
boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.
Appello da Niyamgiri
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venerdì, 6 agosto 2010

La mano dell’uomo di Sebastião Salgado è la mano che raccoglie, scava, costruisce,è il simbolo di culture, lavori ed esistenze raccontate dall’obiettivo e dallo sguardo del grande fotografo brasiliano in più di trenta reportage in giro per il mondo.
Sono mani di uomini, donne e bambini, che raccolgono tè nelle piantagioni del Ruanda e canna da zucchero a Cuba e in Brasile, mani che costruiscono l’Eurotunnel e canali d’irrigazione del Rajasthan. Sono le mani che scendono nelle miniere d’oro della Serra Pelada in Brasile e in quella di zolfo in Indonesia, che si temprano nelle acciaierie in Kazakhstan e in mare, nella tonnara siciliana.
La mano dell’uomo di Sebastião Salgado rimane una preziosa indagine antropologica, consacrata nel 1993 con una mostra ed un libro edito in Italia da Contrasto, che dopo aver fatto il giro del mondo, resterà in mostra con oltre sessanta fotografie in bianco e nero a Palazzo Pardi di Colonnella (TE).
Sebastia?o Salgado La mano dell’uomo

Una mostra ancora più preziosa alla luce di un’epoca in cui macchine e tecnologia prendono il posto delle mani, curata da Amazonas Images, la struttura autonoma fondata dallo stesso Salgado, e organizzata dal Comune di Colonnella in collaborazione con Contrasto, visitabile fino al 31 agosto 2010.
In questa piccola gallery:
1_La raccoltà del te vicino a Cyangugu, Rwanda, 1991
2_Un gruppo di pescatori partono al mattino presto per la mattanza, Trapani, Sicilia, 1991
3_Una famiglia partecipa, come da tradizione, alla costruzione del canale, Rajasthan, India, 1989
4_le immagini esposte a Palazzo Pardi di Colonnella
5_la locandina della mostra affiancata dalla copertina del libro edito da contrasto
La Mano dell’Uomo di Sebastião Salgado é stato pubblicato su clickblog alle 11:27 di venerdì 06 agosto 2010.
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mercoledì, 14 luglio 2010

Geishe in technicolor, tutta la strabordante fisicità dei lottatori di Sumo, e quel mix di ciuffo alla Elvis (fonato in strada), tatuaggi yakuza e amore per il rock’n’roll anni ‘50 che rende singolari e inconfondibili i rockabillies di Tokyo, animano End Frames di Alexander Morrisson Atwater, una mostra interessante da sbirciare se vi trovate o passate da Londra.
Le fotografie, esposte alla Gallery 54 di Sheperd’s Market fino al 1 agosto, condensano bene le passioni del fotografo inglese, allevato in Gran Bretagna da madre italiana e padre americano, abituato sin dalla tenera età a sperimentare viaggi e culture, e in seguito le diverse tecniche di stampa.
Le stesse stampe della mostra, disponibili in edizione limitata, utilizzano diverse tecniche di stampa, da quelle al selenio a quelle colorate a mano, passando per quelle alla gelatina d’argento. Altro viaggetto interessante lo offre il portfolio del fotografo specializzato fotografia di viaggio, ritratti e paesaggi, dalla guerriglia di Beirut, ai musicisti dell’Avana, dalle baraccopoli etiopi ai nudi femminili. Buon viaggio.
End Frames di Alexander Morrison Atwater é stato pubblicato su clickblog alle 16:00 di mercoledì 14 luglio 2010.
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sabato, 5 giugno 2010
Esposizione dei progetti
dello studio Brasil Aquitetura
di Marcelo Ferraz e Francisco Fanucci
La Giardinera
sede di CASARTARC
Via Italia 90 bis
Settimo Torinese (TO)
La mostra
Il Brasile è sempre stato una terra crocevia di culture e etnie. Nell’epoca recente, l’immigrazione di comunità straniere, tra cui anche quella italiana, la più consistente, ha rappresentato un fenomeno significativo che ha contribuito a disegnare l’identità culturale e il paesaggio del Brasile moderno. Tracce evidenti delle culture popolari si ritrovano nelle campagne e nelle città brasiliane. Il Brasil Arquitetura, erede culturale di Lina Bo Bardi, ha fatto del recupero delle tradizionipopolari la sua cifra, affermandosi nella riconversione di strutture architettoniche popolari. Attraverso 3 progetti di architettura – il museo Rodin a Bahia (2004), il museo KKKK e il museo del Pane, primo progetto di recupero e di ristrutturazione dei mulini costruiti dalla comunità veneta nella regione del Rio Grande do Sul all’inizio del secolo scorso – e una selezionata collezione di mobili, la mostra ripercorre il lavoro del Brasil Arquitetura negli ultimi trent’anni per far conoscere al pubblico italiano una ricerca architettonica che lavora sulla complessità dei contesti storici dialogando con la contemporaneità. Tre sono i fili conduttori di questa ricerca: musei e memoria, antico e nuovo, cultura brasiliana e cultura straniera. CASARTARC ospita questa mostra itinerante ed i suoi protagonisti ed è la seconda tappa prevista del viaggio tra Roma e Parigi. L’inaugurazione della mostra prevede anche un momento dedicato al dibattito con gli architetti brasiliani per far conoscere al pubblico italiano la ricerca del Brasil Arquitetura e aprire un dibattito su l’architettura brasiliana moderna e contemporanea e per presentare la cultura degli italiani emigrati all’estero.
Gli architetti
Fannucci-Ferraz si sono affermati in Brasile per il recupero e la riconversione di strutture architettoniche che testimoniano la complessità etnica e culturale del paese. Hanno recentemente promosso e progettato la ristrutturazione del primo dei mulini costruiti dagli italiani emigrati nella regione del Rio Grande do Sul all’inizio del secolo scorso realizzando un Museo del Pane e dell’Immigrazione Italiana. La qualità del progetto ha generato dinamiche volte alla valorizzazione di un pezzo della storia recente del Brasile in particolare quella della comunità italiana e allo sviluppo turistico della regione con la ristrutturazione di ulteriori edifici costruiti da italiani. Il legame dello studio Brasil-Arquitetura con l’Italia va aldila’ del progetto del museo del Pane. Fannucci e Ferraz si sono formati con Lina Bo Bardi (in particolare hanno lavorato al Sesc-Pompei SP) dalla quale hanno assimilato lo sguardo “antropologico”. Dopo la sua morte Marcelo Ferraz in veste di direttore dell’Instituto Bo Bardi, per anni ha promosso il nome dell’architetta italiana nel mondo, grazie anche ad una bellissima mostra (e a un catalogo) che per ben otto anni ha girato nelle grandi città dell’Europa e degli USA, raccogliendo un notevole successo di pubblico e di stampa.
Tavola rotonda di apertura —
Ecomuseo del Freidano
Via Ariosto, 36 bis — Settimo Torinese
ingresso gratuito
previo accredito — info@casartarc.org
segue aperitivo
Mostra —
A tradição do novo
La tradizione del nuovo
1 Luglio — 25 Luglio 2010
Ven — dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Sab e Dom — dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Visite guidate su appuntamento
Ingresso gratuito
L’evento è ideato e organizzato da — CASARTARC Casa delle Arti e Dell’Architettura e plug_in – laboratorio di architettura e arti multimediali
con il sostegno della Città di Settimo Torinese e Fondazione ECM.
Ufficio Stampa — CASARTARC Barbara Salomone 011.80.28.391 — 3497658218 info@casartarc.org — www.casartarc.org
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giovedì, 27 maggio 2010

“Dignità”, “onore”, belle parole troppo spesso prive di fondamento, slegate dalla realtà e dai fatti concreti, per le quali Amnesty International si batte da oltre mezzo secolo.
Visto che il miglior modo di affrontare e cambiare le cose è guardarle in faccia, Amnesty International ha quindi deciso di accompagnare i festeggiamenti del suo 50° anniversario di lotte per la pace e i diritti umani, con una pubblicazione piena di ritratti, e volti di uomini e donne che celebrano la vita e le culture dei popoli indigeni in tutto il mondo.
Dignity In Honor of the Rights of Indigenous Peoples, edito da powerHouse Books in concomitanza con i festeggiamenti del 2011, raccoglie i volti, l’umanità e le storie di tutte quelle popolazioni indigene ignorate, denigrate, depredate, minacciate, che la fotografa Dana Gluckstein ha immortalato per 25 anni.
Dignity In Honor of the Rights of Indigenous Peoples

Splendidi ritratti in bianco e nero, sguardi, espressioni, stati d’animo e “dignità”, che è più difficile ignorare quando li guardi in faccia, dal guaritore haitiano al San Boscimane, dalla danzatrice di Hula al guerriero Masai … saranno anche in mostra per tutto il 2011 con un’esposizione itinerante.
Ritratti accompagnati da una prefazione del sacerdote anglicano Mons. Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per la sua resistenza non violenta all’apartheid, un’introduzione di Irochesi Faithkeeper Oren R. Lyons, un epilogo di Amnesty International, e il testo integrale della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, ratificata da 144 nazioni nel 2007.
Dignity In Honor of the Rights of Indigenous Peoples é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di mercoledì 26 maggio 2010.
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domenica, 23 maggio 2010

Se un viaggio on the road in New Mexico può essere stimolante per la varietà di paesaggi, storie, culture e punti di vista che offre, in questo periodo una fermata nella pittoresca Santa Fe merita sicuramente una visita alla Verve Gallery of Photography di East Marcy Street e ai tre sguardi visionari che ospita fino al 3 giugno.
Tre esposizioni diverse eppure affini, che riuniscono il sensuale universo di forme di Jane Martin, di atmosfere emozionali di Jennifer Schlesinger e di visioni oniriche e surreali di Kamil Vojnar. Tre sguardi visionari e singolari in una volta sola, tre modi fantastici di esplorare la dimensione intangibile dell’esistenza, tre viaggi che partono dallo stesso luogo per condurre ovunque.
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