Dopo più di un decennio di politiche urbane incerte che hanno favorito uno sviluppo immobiliare disarticolato, causa dell’occupazione edilizia di più dell’80% del suolo comunale e un preoccupante decremento demografico, Lisbona intende proporsi come la capitale dell’area metropolitana più estesa e dinamica della Penisola Iberica, facendo leva su una immagine profondamente legata alla storia dei suoi spazi pubblici, i suoi parchi e i suoi giardini ma impiegando anche i più avanzati modelli dell’architettura del paesaggio contemporaneo. Lo spostamento dell’aeroporto internazionale e l’arrivo dell’alta velocità, la realizzazione del terzo ponte sull’estuario del Tago e la liberazione di aree demaniali, tra cui oltre il 50% di 19 chilometri lineari di attrezzature portuali che hanno precluso nell’epoca industriale il rapporto tra la città e il fiume: tra le capitali europee Lisbona sembra disporre di maggiori opportunità di crescita anche grazie ad una amministrazione che intende incentivare la progettazione urbana come strumento di coinvolgimento dei privati in operazioni di riqualificazione utili alla collettività.
ATTIVITA’/ PROGRAMMA
Il seminario sarà strutturato in quattro fasi: conoscenza del territorio e più specificatamente dell’area di progetto; approfondimento degli aspetti tecnici e teorici della problematica in questione; laboratorio di progettazione in gruppi di studio e discussioni generali; esposizione dei lavori e comunicazione dei risultati al pubblico. Le attività dei laboratori si svolgeranno prevalentemente presso le strutture delle locali istituzioni coinvolte. Lingue ufficiali del seminario: italiano e portoghese.
ISCRIZIONI
Il seminario è destinato principalmente a neolaureati e studenti in architettura ma proposto anche a tecnici e professionisti come momento di aggiornamento professionale. Il seminario di 100 ore fa parte del programma di Formazione Continua della UPC di Barcellona. La sua frequenza prevede il conseguimento di 10 crediti ECTS spendibili anche all’interno del programma del Master in Architettura del Paesaggio della UPC di Barcellona che ACMA organizza a partire dal 2009 a Milano. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.
Per informazioni e iscrizioni:
ACMA Centro di Architettura
via Conte Rosso 34 – Zona Ventura, 20134 Milano
Tel. +39 02.70639293 Fax.+39 02.70639761
acma@acmaweb.com | www.acmaweb.com
Inaugurazione
giovedì 18 giugno 2009
ore 19.00
via Ausonio, 18 _ Milano
18 giugno – 25 luglio 2009
Nella fotografia figurativa contemporanea, una città può essere letta come un campo quasi-neutro di forze visive ed emozionali. Per la sua prima personale da Aus18, Donatella Simonetti presenta una serie di scatti urbani il cui impatto formale si colloca al limite dell’astrazione, cromatica e geometrica. Realizzate a Berlino nell’arco dell’ultimo anno, le immagini raccontano angoli della città scarnificati ma d’impatto, strappano al contesto squarci di colore e di forme essenziali, e privilegiano un cromatismo piatto e deciso.
Proseguendo la sua linea di ricerca sull’architettura contemporanea (dopo aver studiato, in passato, le città spagnole e Milano), l’artista propone un approccio essenziale e asciutto alla capitale tedesca, di cui sembra nello stesso tempo voler succhiare l’essenza visiva ed esistenziale. Se quindi prevalgono nell’immagine il rigore delle linee geometriche e la purezza del colore, gli scatti assumono anche un significato emotivo che rimanda alle connotazioni di vuoto spaziale, imponenza, e vastità proprie di alcune metropoli contemporanee, di Berlino in particolare.
Una parete colorata, il dettaglio di un aeroporto, le scie allucinate dei fari delle auto di notte sono universali e particolari al tempo stesso, rimandano a un non-luogo che appartiene al mondo esterno e interno. La figura umana è del tutto assente: il senso di vuoto e di angoscia heideggeriana, mescolati a sensazioni positive di dinamismo e rigore contemporaneo, sono delegati alla sensibilità dello spettatore, che ritrova nel grande formato quello stesso senso di sublime e imponenza che avverte tra le strade di alcune capitali. Godendo nel frattempo della perfezione tecnica della fotografia pura.
La Berlino notturna e diurna in mostra diventa quindi uno spazio asettico artistico ed emotivo, che gioca sul confine tra la fotografia narrativa della tradizione (Gabriele Basilico, Luigi Ghirri) e arte contemporanea.
Donatella Simonetti è nata a Urbino nel 1982.
Vive e lavora tra Como, Berlino e la Svizzera.
Tra le principali mostre ricordiamo:
Das Weiche – Galerie Foto-Shop, Berlin (2009);
Com’On – Giovani artisti comaschi interpretano l’architettura – a cura di Roberto Borghi (2008);
Blu sospesi, Ex chiesa di San Pietro in Atrio, Como (2008);
Impressioni Spagnole, Spazio Tasca, Milano (2007).
23 maggio — 2 giugno 2009
Tempio di Adriano -Piazza di Pietra -Roma
Abu Simbel: il salvataggio dei Templi, l’uomo e la tecnologia
Roma. Oltre 40 milioni di ore di lavoro, più di 5 anni di lavoro, oltre 4.000 blocchi di svariate tonnellate tagliati e riposizionati 65 metri più in alto ed oltre 200 metri lateralmente,
2000 operai, quasi tutti locali, 150 tecnici provenienti da tutto il mondo, 50 famiglie, 20 bambini, oltre 40 milioni di ore di lavoro senza neanche un incidente mortale. Questi alcuni numeri di una grande vittoria dell’uomo che, dal 1964 al 1968, riuscì a salvare i Templi di Abu Simbel, in Egitto, destinati alla definitiva scomparsa in seguito alla costruzione del El
Saad El Aali, la grande diga di Aswan. Promotore di questo progetto fu l’U.N.E.S.C.O., a cui parteciparono 119 nazioni per salvare gran parte dei monumenti della Nubia, e che nel 1979 riconobbe Abu Simbel come Patrimonio Mondiale dell’Umanità . Il complesso archeologico è composto da due grandi Templi scavati nella roccia, nel fianco della montagna, fatti erigere dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. lungo il Nilo. Tra i molti monumenti eretti dal Faraone il Grande Tempio è generalmente considerato il più imponente ed il più bello. Sulla facciata, alta 33 metri e larga 38, spiccano le quattro statue di Ramses II, ognuna delle quali alta 20 metri. (continua…)
 Il vortice frenetico che avviluppa normalmente le nostre esistenze impedisce l’attenzione di soffermarsi sul mondo in cui viviamo causando un pericoloso deficit di riflessioni indispensabili per una vita serena e costruttiva.
Atomi di cosmo impazzito, rimbalziamo senza una ragione plausibile perdendo di vista la bellezza di quei particolare che quotidianamente si presentano innanzi ai nostri occhi e con i quali potremmo arricchire il tesoro dell’anima. Fino a quando qualcuno, con calma e purezza, questo compito lo svolge in nostra vece regalandoci immagini che riportano i sensi in quella realtà spesso inafferrabile.
Renato D’Agostin è il demiurgo di questa apparentemente nuova esistenza e, con il silenzio della fotografia, recupera la nostra attenzione ammantandola di pace e serenità . Infatti, non è soltanto la bellezza di queste opere a stupirci: con la stessa intensità , il messaggio in esse contenuto, diventa immediatamente un invito a riprendere l’autentico controllo dell’esistenza. Scatti che da un’anima provengono e a tante altre si rivolgono, arricchendole con il garbo, la raffinatezza e l’esperienza e l’esperienza che, nonostante la giovane età , il nostro artista ha già accumulato riscuotendo successo e gratificazioni degne di chi, oltre che con la testa, lavora con il cuore. Fabrizio Boggiano
“Anestetizzato dal tempo che mi rende costantemente cosciente del momento reale delle cose, ascolto il silenzio che mi porta lontano dalle forme come scontate cornici degli oggetti, dai momenti come scontati attimi di una successione reale, dalla sintonia degli elementi che caratterizzano tutto ciò che mi circonda. Attimi di silenzio lineare e costante mi spingono ad indagare su qualcosa che ho visto altre volte, in altre prospettive, ma non ancora in quella, non ancora da quel punto di vista che mi emoziona, che suscita stupore per il non conosciuto, non vissuto, o non visto.
Escludo elementi che possano datare le due dimensioni dell’immagine, che possano far riferimento a quel luogo e momento, comprendendone altri che ne sintetizzano la forma.
Percezioni provenienti dalla strada e rielaborate in termini di spazio, forma, tonalità .
Percezioni dal mondo dove la realtà oggettiva, fisica dei luoghi perde i suoi contorni allineandosi ad all’altro mondo dai contorni sfocati dove vi è la ricerca di uno spazio immaginario, dove corpi mossi meccanicamente oscillano o ruotano, descrivendo figure per via cinetica.
E tutto rimane ovattato nello stesso silenzio.†Renato D’Agostin
Renato D’Agostin nasce nel 1983 a San Donà di Piave (Ve) e inizia la carriera di fotografo a Venezia nel 2001. L’atmosfera della città alimenta e accresce la sua curiosità nel catturare situazioni al limite del reale. Con lo stesso occhio fotografico nel 2002 compie un viaggio attraverso le capitali dell’Europa occidentale e rimane affascinato dalla città di Parigi. Tornato in Italia frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano e inizia a collaborare con lo studio di produzione Maison Sabbatini. Nel 2005 frequenta il corso di Fine Print all’International Center of Photography di New York e nel 2006 è assistente di Ralph Gibson. Nel 2007 Renato D’Agostin presenta Metropolis alla Leica Gallery di New York. In Metropolis le cognizioni spaziali e temporali della città si trasfigurano, liberando immagini surreali e oniriche legate alle viscere emotive del nostro inconscio collettivo, spazio che Renato ha saputo cogliere e indagare con estrema acutezza. La purezza dei particolari sottolinea con forza aspetti che sfuggono alla visione comune, dimostrando come il bello risieda ovunque; anche nei luoghi inaspettati. Questa è la sua prima personale in Italia.
Inaugurazione giovedì 12 marzo dalle 18.00 alle 21.00
dal 13 marzo al 19 marzo 2009,  dal mercoledì al sabato 15.30 - 19.30 e su appuntamento VISION QUEST Contemporary Photography
Piazza Invrea 4r, 16123 Genova
Tel. 010 265629 – 3397534993  www.visionquest.it   info@visionquest.it
All’ interno di un progetto più ampio che interessa tutto il Sudamerica,â€Riflessi Antagonistiâ€, Giulio di Meo nel 2003 è a Cuba. Qui “riflettere†è stato innanzi tutto “piegareâ€. Il continente americano è composto da due masse legate da un istmo, se si ritagliasse un foglio di carta secondo il contorno e lo si piegasse secondo l’asse orizzontale si otterrebbe ciò che avviene a partire dal secolo scorso: sotto l’aspetto fisico sovrapposizione imperfetta , il nord schiaccia il sud, dal punto di vista metaforico si sviscererebbe il significato consequenziale del termine; la situazione cubana è anzitutto riflesso, conseguenza della politica prima europea poi statunitense,tra colonizzazione e capitalismo duro.
Cuba è un percorso portato avanti all ‘interno di una miscela di nazionalismo e comunismo,
in cui l ‘embargo è stato strumento di propaganda di regime e delegittimazione della democrazia,
un ‘ isola in cui il governo importa frutta tropicale (per i ristoranti turistici) dalle serre del Canada, un territorio che non rimane al buio solo grazie al petrolio barattato con Chavez.
I meccanismi di funzionamento mediatici comportano che contesti come quello cubano, legati indissolubilmente al mondo occidentale per storia e presente pur essendo altro da esso,costituiscano nella mentalità comune delle realtà latenti, teatro di conflitti intrinseci alla loro stessa natura, rimangono nella penombra per poi essere rispolverati nei titoli dei giornali, al centro della scena per un argomento ,un aspetto di politica o attualità .
Si torna ora a parlare di Guantanamo, di diritti umani e valori in una realtà dilaniata dalle contraddizioni,è fondamentale ma non è abbastanza.
Un’ estrapolazione da un punto di vista esterno porta il fruitore ad una ricezione quasi panoramica, che come tale perde il particolare, porta al fragore della notizia che si estingue in un paio di mesi.
Il contrario di un lavoro portato avanti da dentro,che sviscera il nocciolo partendo dal dettaglio, che sa creare un rapporto quanto procedere in silenzio,con discrezione e riflessione.
In un articolo pubblicato sulla stampa locale Castro sottolinea di aver avuto in questi due anni di convalescenza il privilegio di poter osservare con calma gli avvenimenti per così tanto tempo,â€ricevo informazioni e rifletto sui fattiâ€.
Riflette. Viene da chiedersi quale sarebbe il suo reportage.
Gaia Squarci
14 Febbraio -1 Marzo 2009
Galleria Piccolo Formato, Via Marsala 20/a, Bologna
Info: www.piccoloformato.it                      www.giuliodimeo.it
Titolo: Da Gorizia all’Impero Ottomano. Antonio Lasciac Architetto. Fotografie dalle Collezioni Alinari Testi di: Silvia Bianco, Marco Chiozza Editore: Fratelli Alinari A cura di: Ezio Godoli Pagine: 160 Lingua: italiano e inglese Fotografie: 160 fotografie in bicromia
Rilegato in brossura Formato: 24×29 cm Codice ISBN: 88-7292-501-0 Prezzo (di copertina): 45,00 Euro
Un importante volume che evidenzia, ancora una volta, il particolare rapporto esistente tra architettura e fotografia.
Antonio Lasciac, (1856-1946) architetto e ingegnere, poeta e musicista, uomo di grande ingegno, personaggio spesso dimenticato che ha lasciato una traccia indelebile del suo operato, un patrimonio di opere architettoniche non solo a Gorizia ma anche in parecchie capitali e città dell’oriente, soprattutto in Egitto. A sessanta anni dalla sua morte cresce un rinnovato interesse intorno al suo operato. Una vita intensissima, ricca di soddisfazioni, ma anche segnata da avversità , ingiustificate incomprensioni e lutti familiari.
160 le immagini, per lo più inedite, tratte da tre preziosi album custoditi da Alinari, che costituiscono il più ricco repertorio disponibile che illustra, documenta e porta a conoscenza il percorso professionale dell’architetto Goriziano in occasione dei 150 anni della sua nascita.
Un nuovo riconoscimento per la Terra Del Duca, il progetto turistico e culturale interregionale per la valorizzazione del territorio dell’antico Ducato di Urbino, di cui Senigallia è il comune capofila.
dal Comune di Senigallia
www.comune.senigallia.an.it
Infatti il progetto “itinerari tra arte, cultura e gastronomiaâ€, presentato per il biennio 2008-2009 dai comuni della Terra del Duca (che oltre a Senigallia sono Gubbio, Pesaro e Urbino) ha ottenuto un finanziamento complessivo di 150.000 euro da parte delle regioni Marche e Umbria.
L’obiettivo del progetto approvato è quello di attivare percorsi e promuovere iniziative che mettano in relazione le diverse espressioni della cultura contemporanea con quei valori del cibo che, specie in un territorio dalle antiche tradizioni storiche come quello della Terra del Duca, esprimono una parte importante dell’identità di una comunità .