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CONTROVERSES – Una storia giuridica ed etica della fotografia

venerdì, 18 marzo 2011
listen it it CONTROVERSES   Una storia giuridica ed etica della fotografia

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Nell’era nella riproducibilità tecnica, tra originali alla mercè delle alterazioni e copie alla portata di tutti, etica che segue la sensibilità dei tempi e dispute giudiziarie che cambiano quella giuridica, “Controverses – Una storia giuridica ed etica della fotografia” porta in mostra immagini e argomenti che da soli non hanno mai smesso di fare discutere e riflettere, e insieme contribuiscono a restituire un panorama abbastanza eloquente sull’argomento.

Settanta immagini itineranti che si interrogano sui confini dell’etica e le derive delle controversie legali, le logiche della censura e quelle del profitto, selezionate dalla collezione del Musée de l’Elysée di Losanna e dalle Raccolte Museali della Fratelli Alinari, che dopo Losanna, Parigi, Bruxelles e Vienna, resteranno al Museo Nazionale Alinari per la Fotografia di Firenze fino al 5 Giugno 2011, prima di fare rotta per Praga e l’Australia.

Immagini capaci di re-suscitare dubbi e dilemmi mai risolti tra censura e pubblicazione, etica e speculazione, dalla foto di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse, a quella della giovane Omayra Sanchez prigioniera delle macerie fotografata da Frank Fournier, davanti alle quali è inevitabile chiederci fino a che punto è giusto divulgare certi messaggi, mostrare la sofferenza, e sconvolgere per non dimenticare?

Controverses Una storia giuridica ed etica della fotografia
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Alla controversa gallery non manca il bacio carnale e profano del Virginal Love di Oliviero Toscani, censurato in Italia e in Francia, vincitore dell’Eurobest Award in Inghilterra, e Noire et Blanche di Man Ray, tra volto e maschera, divino come la creazione e umano come le ’storie di stampe’ che hanno interessato alcune fotografie dell’artista.

Storie di inchieste che hanno scomodato l’FBI pur arrivando a vendere fotografie come Three Riveters di LewisHine a cifre stratosferiche, di immagini dell’allunaggio che continuano a sollevare dubbi sulla veridicità della foto e dell’evento stesso, ma anche di fotografie che hanno cambiato sorte e messaggio insieme al nome, da The Woman in the Child di Garry Gross, a Spiritual America di Richard Prince.

The Woman in the Child ritrae, con l’approvazione della madre e un contratto a suggellarla, una Brooke Shields bambina di dieci anni, nuda, truccata, con la schiuma da bagno fino alle ginocchia, destinata alla pubblicazione su “Sugar ‘n’ Spice” di Playboy nel 1975.

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La fotografia bollata da Scotland Yard come «sessualmente provocante», e causa di una rovinosa battaglia legale tra la Shields e il fotografo, vincitore e distrutto, diventa Spiritual America quando Richard Prince fornisce un nuovo contesto e titolo ad una copia della fotografia, arrivando a venderla a 151.000 dollari.

Le due fotografie di Josif Stalin con e senza Nikolai Lejov, portano in mostra l’estetica della scomparsa al servizio del regime comunista, e la fotografia ritoccata per lanciare un messaggio politico inequivocabile che non ammette critica, in un paese dove il partito politico controlla ogni cosa anche la storia, come la finzione, arrivando a cancellare i personaggi da libri e fotografie.

La foto della bandiera sovietica realizzata da Evgueni Khaldei il 2 maggio 1945 sul tetto del Reichstag, viene presentata in due versioni che mostrano quanto un particolare può influenzare la lettura di un’immagine, facendone il simbolo della vittoria o del saccheggio, almeno quanto la fotografia di Paganini rimane uno dei famosi falsi del XIX secolo .. Insomma una mostra ‘Controversa’ che promette di non annoiare.

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Nella gallery:

01_Oliviero Toscani (nato nel 1942)
Virginal Love / Amore illibato 1992
Procedimento di stampa Dye Transfer
Musée de l’Élysée, Losanna
© Oliviero Toscani

02_Man Ray (1890-1976)
Noire et Blanche 1926
Stampa ai sali d’argento più tarda
Musée de l’Élysée, Losanna
© Man Ray Trust /SIAE

03_Lewis Hine (1874-1940)
Three Riveters, Empire State Building 1931
Stampa ai sali d’argento
Musée de l’Elisée, Losanna

04a_Anonimo
Josif Stalin con Voroshilov, Molotov e Iejov, Mosca, anni 1930

04b_Josif Stalin con Voroshilov e Molotov, Mosca, anni 1940
Stampe digitali da stampa fotografica originale
Musée de l’Élysée, Losanna

05a_Evgueni Khaldei (1917-1997)
La bandiera rossa sul Reichstag, Berlino, 2 maggio 1945)
(ritoccata) © Khaldei / Corbis

05b_ La bandiera rossa sul Reichsta (altra versione non
ritoccata)
Stampe ai Sali d’argento Musée de l’Élysée, Losanna
© Khaldei / Corbis

06_Garry Gross (1937 – 2010)
Senza titolo 1975
C-print
Musée de l’Élysée, Losanna
© Garry Gross

07_Anonimo
Aldo Moro ostaggio 1978
Stampa digitale dall’originale
Musée de l’Élysée, Losanna
© Bettmann/Corbis/Specter

08_Frank Fournier (nato nel 1948)
Omayra Sánchez, Armero, Colombie (Omayra Sánchez,
Armero, Colombia) C-print
Musée de l’Élysée, Losanna
1985 © Frank Fournier / Contact Press Images

09_NASA
Buzz Aldrin sulla Luna
20 luglio 1969
Stampa digitale dall’originale
Musée de l’Élysée, Losanna
© NASA, Washington, D. R.

11_C. Paganini
Niccolò Paganini, 1890 ca.
Stampa ai sali d’argento
Collezione privata

CONTROVERSES – Una storia giuridica ed etica della fotografia é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di venerdì 18 marzo 2011.

 CONTROVERSES   Una storia giuridica ed etica della fotografia
 CONTROVERSES   Una storia giuridica ed etica della fotografia

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Seminario di fotografia stereoscopica con Carlo Pavia

mercoledì, 20 ottobre 2010
listen it it Seminario di fotografia stereoscopica con Carlo Pavia

Seminario Gratuito Fotografia Stereoscopica

Roma: Il Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma organizza presso la sua sede didattica sita in via Biagio Pallai, 12 un Seminario-Workshop gratuito sulla Fotografia Stereoscopica – 3D -
Il seminario si svolgerà sabato 6 Novembre 2010 dalle ore 17e30 alle 20e30 e sarà a tenuto dal docente Carlo Pavia, archeologo e speleologo, fotografo professionista, scrittore e documentarista.

La Fotografia Stereoscopica, nata nel 1838, ha avuto una costante rilevanza nel tempo trovando applicazione soprattutto nella cartografia e fotografia archeologica. Essa sfrutta la capacità del cervello di unire due immagini rilevate di una stessa scena in un’unica immagine di percezione tridimensionale.
La visione stereoscopica infatti suggerisce il rilievo di un oggetto, la sua tridimensionalità, pur avendo dello stesso oggetto una visione bioculare.

Carlo Pavia, fotografo professionista dal 1978, è laureato in Storia dell’Arte Antica con Specializzazione in Archeologia e Topografia Antica.
Le sue conferenze ed i suoi lavori lo hanno fatto apprezzare e stimare in tutto l’ambiente scientifico ed archeologico nazionale ed internazionale; autore di numerose opere e studi sui maggiori monumenti antichi di Roma, è autore anche di film e documentari.
Ricordiamo fra le sue ultime produzioni “Roma Antica in 3Dimensioni” e “Roma Antica, com’era”.
E’ collaboratore di programmi Rai e di molte fra le più importanti televisioni estere, fondatore e direttore della rivista di Archeologia FORMA URBIS, fondatore e Presidente del G.S.U. L.U.P.A. (gruppo di speleologia urbana) e attualmente curatore, nonché fondatore della rivista di archeologia “Roma e il suo Impero”.

Per informazioni
Centro Sperimentale di Fotografia – www.csfadams.it
Via Biagio Pallai , 12 Roma
tel. 06/5344428 – 338/5785977
e-mail: csfadams@tiscali.it

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Jay Fine, cacciatore di fulmini da 40 anni

venerdì, 15 ottobre 2010
listen it it Jay Fine, cacciatore di fulmini da 40 anni

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Jay Fine è un fotografo che durante i temporali esce con la sua reflex per immortalare i fulmini in location suggestive.

La foto di copertina è stata scattata la sera del 22 settembre dopo una ricerca che durava da 40 anni. Le previsioni del tempo annunciavano un temporale e lui come spesso accade si era appostato a Battery Park City da dove si ha una buona vista sulla baia e per oltre due ore è rimasto fermo sotto il diluvio con la sua Nikon D300s scattando più di ottanta foto usando come obiettivo un 60mm f/2,8.

Fotografare i fulmini non è semplice, perché bisogna iniziare lo scatto prima del fulmine vero e proprio sperando di avere un po’ di fortuna. Finalmente, dopo una caccia iniziata da giovane, un fulmine scende dal cielo lungo una traiettoria che sembra colpire la torcia della Statua della Libertà. L’immagine come potete vedere è veramente molto bella e pensate a quanta fatica e determinazione questo fotografo ha avuto.

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Le impostazioni dello scatto sono f/10, esposizione di 5 secondi ed iso 200. Jay addirittura non si è accorto subito di aver ottenuto lo scatto che inseguiva da tanto, ma solo dopo ricontrollando gli scatti.

Ma quali sono le motivazioni dietro a questa passione per i fulmini? Jay è innamorato delle immagini vere che riescono a catturare lo sguardo delle persone e coglierle di sorpresa. I fulmini hanno questa grande capacità in situazioni simili. Si era addirittura trasferito nella Downtown Manhattan da 6 anni per riuscire a cogliere situazioni come queste. Quella che ha scattato è sicuramente una delle foto della sua vita e grazie ad un pizzico di fortuna tutti i suoi sforzi sono stati ripagati.

Questa non è, però, la prima volta che Jay attira l’attenzione dei media. Un anno e mezzo fa uscendo dal suo studio ha visto volteggiare sui cieli di New York l’Air Force One, l’aereo presidenziale, scortato da altri due aerei. Scattò una raffica di foto mentre molti dei suoi cittadini temevano un nuovo attacco terroristico. Una delle foto aveva sullo sfondo la Statua della Libertà e finì sulle prime pagine di tutti i giornali.

Proprio a causa di quegli scatti il presidente Barack Obama fu costretto a scusarsi per la grave leggerezza commessa da chi aveva consentito all’aereo di avvicinarsi così per scattare alcune foto. Ora non resta che attendere il prossimo scatto suggestivo anche se al prossimo temporale probabilmente sarà ancora sotto l’acqua alla ricerca dei fulmini.

Via | DailyMail

Jay Fine, cacciatore di fulmini da 40 anni é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di venerdì 15 ottobre 2010.

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Beginnings di Robert & Shana ParkeHarrison

lunedì, 27 settembre 2010
listen it it Beginnings di Robert & Shana ParkeHarrison

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La voglia di volare, di arrivare dove non possiamo, di scoprire e dominare quello che non è alla nostra portata, alimenta da anni l’estro di fabbricanti di sogni e piccole utopie come Robert & Shana ParkeHarrison.

Cucendo opere fotografiche capaci di spingersi al limite del razionale, in una dimensione onirica e surreale dove tutto sembra possibile e liricamente auspicabile, la coppia di fotografi americani con The Architect’s Brother ha messo a punto una poetica seducente dei tentativi umani di dominare la natura.

Una poetica arricchita da ingegnosi espedienti in mostra con Beginnings alla Catherine Edelman Gallery di Chicago, fino al 30 ottobre, che potete sbirciare nella Preview shows tutta da sfogliare del catalogo Blurb.

Beginnings
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Beginnings di Robert & Shana ParkeHarrison é stato pubblicato su clickblog alle 11:25 di giovedì 23 settembre 2010.

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Stephen Wiltshire, la fotocamera vivente

lunedì, 9 agosto 2010
listen it it Stephen Wiltshire, la fotocamera vivente

Stephen Wiltshire è un artista affetto da autismo e sindrome di savant. Viene praticamente considerato una fotocamera vivente per la sua capacità di ricordare ogni singolo dettaglio di qualsiasi panorama abbia visto anche per poco tempo.

In questo video potete vederlo mentre sorvola Roma e ne disegna, nei tre giorni seguenti, una panoramica straordinariamente precisa. Come potete constatare anche voi il termine “fotocamera umana” è decisamente appropriato.

Via | Photoxels

Stephen Wiltshire, la fotocamera vivente é stato pubblicato su clickblog alle 09:00 di lunedì 09 agosto 2010.

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La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra

martedì, 20 luglio 2010
listen it it La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra

c871587f4c0832c467ee0ec5fedbfae3 La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra

In concomitanza con il 50° anniversario dell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard e i 90 anni di Raymond Cauchetier, la James Hyman Gallery di Londra, rende omaggio agli splendori di una Nouvelle Vague che non smette di affascinare e far riflettere, e a uno dei suoi testimoni più fedeli, proprio a partire dal set di quel Fino all’ultimo respiro … che lascia ancora senza fiato per l’incapacità dell’essere umano di sentire il respiro profondo delle cose.

La Nouvelle Vague. Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier rimarrà visitabile fino al 28 agosto, insieme agli scatti che il fotografo ha colto durante le riprese dei film francesi che hanno dato corpo e anima al movimento artistico. Immagini e film sicuramente più famosi e conosciuti del fotografo stesso.

Dalla passeggiata di Michel Poiccard (Belmondo) e Patricia (Jean Seberg) sugli Champs Elysées di A Bout de Souffle (1960), il primo lungometraggio di Jean Luc Godard nonché manifesto della Nouvelle Vague, alla memorabile corsa sul ponte del triangolo impossibile ‘Catherine, Jules et Jim’ di François Truffaut, ma anche il fascino conturbante di Anouk Aimée in Lola di Jacques Demy, o l’ironico Belmondo di Une Femme est Une Femme di Godard, che grazie alla James Hyman Gallery potete sbirciare anche qui.

La Nouvelle Vague. Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier
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In mostra le immagini di un fotografo autodidatta, che dopo gli esordi con la macchina fotografica in Indocina, mentre prestava servizio nella Air Force Francese, si ritrova in patria a lavorare per pochi soldi con un regista fuori dal comune, sul set di un film sul quale nessuno avrebbe scommesso, quell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard, appunto. Nel trailer a seguire.

068f90633c233d95b4e1ade62a6ac095 La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra 5f061ef354ab5a9ae9ca9f9a7a8ad62e La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra 199582d0ce32d37dc7e22b555c945571 La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra 795db5788de2439376bf0d6d162283f8 La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra

La Nouvelle Vague: New Wave Photographs by Raymond Cauchetier alla James Hyman Gallery di Londra é stato pubblicato su clickblog alle 10:55 di lunedì 19 luglio 2010.

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Le Memorie di Bruno Cattani

giovedì, 1 luglio 2010
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Per ognuno di noi in modo diverso, oggetti e luoghi apparentemente insignificanti e banali sanno diventare il catalizzatore di storie passate, emozioni consumate, ricordi lontanissimi, avviluppati dalle brume del tempo e da memorie frammentarie.

Memorie rimosse e pronte a saltare fuori in modo sorprendente da recessi insospettabili, frammenti volubili, evocati dalle luci di una giostra nella notte, che hanno il sapore della polvere di un strada calpestata, il calore di una giornata d’estate, il gelo di emozioni dolorose o il languore nostalgico della vita che scorre.

Reminiscenze e frammenti molto personali capaci di trasformarsi in patrimonio iconografico della memoria collettiva, come quelle che caratterizzano le ricerche fotografiche di Bruno Cattani e le Memorie esposte a Palazzo Ducale di Castelnovo ne’ Monti (RE) e nel foyer del Teatro Bismantova, dal 17 luglio al 26 settembre 2010.

Memorie di Bruno Cattani
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Foto ingiallite, altalene solitarie, nebbiosi paesaggi padani, giochi e giocattoli, interni spogli pieni di presenze … abitano circa 90 fotografie, frutto di un lungo percorso di ricerca, capaci di evocare un ventaglio molto ampio di ricordi ed emozioni, dagli eventi unici a quelli quotidiani ripetuti milioni di volte, dalla malinconia al sottile piacere. Una mostra che raccogliendo i ricordi di qualcun altro ci permette di rimettere in gioco quelli che ognuno custodisce gelosamente nella propria memoria.

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Le Memorie di Bruno Cattani é stato pubblicato su clickblog alle 12:43 di giovedì 01 luglio 2010.

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Small Worlds by Keith Loutit

domenica, 30 maggio 2010
listen it it Small Worlds by Keith Loutit

Small Worlds – Preview. from Keith Loutit on Vimeo.

Se avete apprezzato i piccoli mondi fotografati da Keith Loutit, la capacità di miniaturizzare gli spazi del tilt-shift e quella di ‘alterare la dimensione temporale’ del time-lapse, abilmente utilizzati dal fotografo australiano per avvicinarci da una prospettiva diversa a quello che conosciamo bene, vi lascio con la preview di Small Worlds in mostra alla Customs House di Sydney. Intrigante come al solito.

Small Worlds by Keith Loutit é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di venerdì 28 maggio 2010.

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Wander & Wonder di Jeremy Blincoe

giovedì, 13 maggio 2010
listen it it Wander & Wonder di Jeremy Blincoe

6b6b16f689be4e6f51c917faf36eb09f Wander & Wonder di Jeremy Blincoe

La foto di un bambino intenerisce sempre, scava nella memoria, stuzzica desideri e ricordi sopiti o gelosamente custoditi, ma quella di un bambino alle prese con la misteriosa forza della natura incontaminata spalanca l’immaginazione su un mondo di storie che emergono dalla memoria più fervida, quella che ha galoppato con gli unicorni e sfidato draghi alati, attraversato sentieri magici e scalato vette di altri mondi.

Con Wander & Wonder Jeremy Blincoe ha realizzato per un anno ben 12 di questi viaggi fantastici e misteriosi, che la Lindberg Contemporary Art di Melbourne esporrà dal 14 maggio al 3 giugno 2010, e trovate in alta risoluzione, ricchi di particolari e suggestione, on line nella sua gallery.

Ogni scatto realizzato dal fotografo neozelandese mette in gioco fantasie infantili, memorie di giochi inventati, rocambolesche storie emerse da libri, simbologia e catarsi … tante storie capaci di donare un tocco di magia anche alla quotidianità di un adulto.

Wander & Wonder
8b8e695b8a4c1196fb4379b9be19124b Wander & Wonder di Jeremy Blincoe 810f82a58f52692aee51d9fc2c524c2d Wander & Wonder di Jeremy Blincoe ca14da2108f0c5a773d6e6e731323743 Wander & Wonder di Jeremy Blincoe 010f3fda685fd663f81d16e108c587e9 Wander & Wonder di Jeremy Blincoe

In ogni scatto Jeremy Blincoe lascia ad ognuno il piacere di inventare la propria storia perché:

“Our world can seem so technical and cold. All of us need.. stories to warm our souls.”
Elfriede Kleinhans on Grimms’ Fairy Tales

Come dargli torto …

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FACCIA A FACCIA

venerdì, 23 aprile 2010
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È esperienza comune muoversi in luoghi apparentemente conosciuti perché attraversati nei nostri spostamenti quotidiani ma sui quali raramente soffermiamo l’attenzione, dei quali difficilmente cogliamo i tratti distintivi, gli elementi specifici che li compongono. Soprattutto se, tralasciando riferimenti impegnativi come i clichés visivi del centro storico veneziano o luoghi dotati di una forte connotazione culturale, la nostra attenzione viene riportata verso quelle parti di territorio meno conosciute, apparentemente banali e che generalmente consideriamo scarsamente degne di essere osservate e, tanto meno, rappresentate.

È ciò che può accadere trovandosi di fronte ad alcune parti del territorio di Mestre, luoghi spesso periferici, marginali e, proprio in virtù di queste caratteristiche, instabili e soggetti a continue trasformazioni.

Eppure è proprio a partire da luoghi di questo tipo che diviene meglio possibile ridonare capacità di attenzione al nostro sguardo distratto, accecato dal susseguirsi di immagini stereotipe che pervadono il nostro quotidiano. Perché questi luoghi si prestano a divenire oggetto elettivo per esercizi di una grammatica del vedere, come quella di fotografare un oggetto da più punti di vista e in maniera sistematica, come insegnava Italo Zannier. Questo metodo analitico, riproposto nell’ottica di una più complessa descrizione di quella che Roland Barthes definiva l’”intrattabile realtà”, è quello seguito da Guido Guidi nei suoi laboratori di fotografia, nei quali gli studenti erano chiamati a misurarsi con temi presi a prestito da alcuni giochi linguistici di Bruno Munari: faccia a faccia, faccia a vista, occhio al palo, ora che ti vedo…

Potremo vedere i lavori realizzati nell’ambito dell’ultimo laboratorio svolto presso la facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia nella mostra che il Centro Culturale Candiani ospiterà dal 2 al 30 maggio 2010. La mostra Faccia a faccia, pensata come esperienza didattica conclusiva del corso, documenta la volontà di insistere sull’impossibilità del fotografo di sfuggire al soggetto e anche su quella dello spettatore di sfuggire al facingness tra l’opera (la fotografia ) e chi la guarda: l’opera ci guarda.

L’approccio proposto da Guido Guidi è stato quello di portare gli studenti ai limiti del linguaggio fotografico, per esplorare le qualità del reale senza cadere nelle rappresentazioni consolidate e rassicuranti che si fermano all’apparenza delle cose. Il lavoro è stato orientato verso lo sviluppo di un progetto visivo svolto a partire da scambi continui sui diversi modi possibili di vedere e mettere in immagine, andando oltre un uso della fotografia inteso unicamente come strumento tecnico di documentazione del reale ed evidenziando invece come esso sia un mezzo in grado di contribuire alla costruzione estetica del paesaggio contemporaneo e di offrire elementi e direzioni utili alla descrizione del mondo che ci circonda.

La scelta delle fotografie a la messa in sequenza hanno completato un processo di apprendimento teso a ravvivare le nostre percezioni rese opache dalle consuetudini e a riscoprire l’ethos della fotografia: quello di educarci, come avrebbe detto Moholy-Nagy, a una visione intensiva.

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FACCIA A FACCIA

Lavori realizzati dagli studenti del Laboratorio di Fotografia
Facoltà di Design e Arti – Università IUAV di Venezia
Guido Guidi

Ideazione mostra di

Guido Guidi

Mostra a cura di

Andrea Pertoldeo

Mariano Andreani

Luisa Siotto

Iniziativa realizzata in collaborazione con

Università IUAV di Venezia e Galleria Contemporaneo

Centro Culturale Candiani

sala Paolo Costantini terzo piano

dal 2 al 30 maggio 2010

Inaugurazione:

venerdì 30 aprile, ore 18.00

orario:

da lunedì a venerdì 15.30 – 19.30

sabato e festivi 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.30

chiuso il 1° maggio

ingresso libero

Info

Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani, 7 – Mestre
t. +39 041 2386126
candiani@comune.venezia.it

www.centroculturalecandiani.it

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Berlino: città senza confini – workshop di reportage con Marco Vacca

venerdì, 2 ottobre 2009
listen it it Berlino: città senza confini   workshop di reportage con Marco Vacca

In occasione del 20 anniversario della caduta del muro di Berlino phlibero propone un’indagine fotografica sui luoghi simbolo dell’unificazione tra Germania Est ed Ovest: Checkpoint Charlie,  Alexanderplatz, il quartiere Mitte, Potsdamer Platz. Uno sguardo al passato per cogliere il senso della trasformazione avvenuta in questi vent’anni e aprire un finestra sul presente.

Il workshop si svolgerà a cavallo del Festival of Freedom culmine di un anno di eventi commemorativi http://www.mauerfall09.de/en/home  tra cui la grande mostra in Potsdammerplatz Peaceful Revolution 1989/90  (700 fotografie e documenti che per ricordare le proteste della primavera dell’89 organizzate dagli attivisti per i diritti civili, che portarono alla caduta del muro di Berlino il 9 novembre ’89 e alla riunificazione della Germania nell’autunno del ’90) e Perspectives – 20 Years of Changing Berlin (un info box itinerante che focalizza l’attenzione sui luoghi emblematici dei cambiamenti della capitale dalla caduta del muro).

Il 9 novembre nel contesto del Festival si svolgerà Domino Action, l’abbattimento di un simbolico muro, di 2 km sito tra il Palazzo del Reichstag e Potsdamer Plaz, composto da oltre 1000 tessere del domino alte 2,5 metri l’una e decorate da giovani berlinesi.

In questa frizzante atmosfera di festa e di commemorazione, sotto l’esperta guida di Marco Vacca i partecipanti avranno modo di sviluppare un progetto fotografico sulla mutazione del simbolo di un cambiamento epocale per tutto il Vecchio Continente.

Berlino raccontata attraverso i suoi protagonisti: la città, la sua gente, la Storia.

L’impianto generale del workshop è basato sulla proiezione e discussione quotidiana del materiale prodotto da ogni studente per la verifica e la comprensione delle regole di composizione e narrative della fotografia. 

Verranno svolte esercitazioni necessarie allo sviluppo della capacità di editing fotografico fondamentali per la comprensione e l’omogeneità del lavoro.  

Vista la struttura dinamica delle lezioni e degli argomenti è richiesto l’uso di apparecchiatura fotografica digitale ed è caldamente consigliato l’uso di un pc portatile.

Marco Vacca è nato a Roma, è laureato in Filosofia e Storia e vive a Milano

Fotoreporter dal 1990 dopo aver lavorato in altri ambiti della fotografia professionale, ha prodotto storie su Israele, Iraq, Medio oriente, Rwanda, Kosovo, Sud Sudan, Darfur, Ciad, 9/11, Ghana, Japan, Dubai e molto altro ancora.

Ha al suo attivo una ricerca sulla passione degli italiani per il fitness da cui sono scaturiti una mostra ed un libro dal titolo Body in Italy. Ha pubblicato Refugees: un lavoro sulla condizione delle popolazioni del Darfur esposto ai musei del Vittoriano a Roma e successivamente in diverse altre città d’Italia.

Nel 1999 il suo lavoro sulla carestia in Sud Sudan è stato premiato nel WORLD PRESS PHOTO.

E’ presidente di Fotografia&Informazione, un’associazione nata per lo sviluppo e la diffusione della cultura foto giornalistica in Italia.

Dal 6 al 10 novembre 2009 – max 12 partecipanti – costo € 460.

Il costo non include le spese di pernottamento, i pasti, i trasporti e il viaggio.

È consigliabile formalizzare l’iscrizione quanto prima per poter usufruire di tariffe vantaggiose su voli aerei e pernottamento.

Lezioni tecniche e pernottamento (a partire da 12 € a notte) presso l’ostello Pfefferbett – http://www.pfefferbett.de/en/

Linee aeree:

www.airberlin.com da Milano – Roma – Venezia – Napoli – Catania – Lamezia Terme

www.lufthansa.it da Torino – Milano

www.ryanair.com da Bergamo

www.easyjet.com da Milano – Roma – Venezia

 

Per info: phlibero a.p.s. -  corsi@phlibero.itwww.phlibero.it – 011 19505351 -  via Principessa Clotilde, 85 – Torino

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La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri a favore della ILO 169

martedì, 22 settembre 2009
listen it it La Fotografia Umanitaria : Raffaella Milandri  a favore della ILO 169
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La mano di Raffaella e di una donna boscimane

La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri al rientro dalla sua spedizione in solitaria in Botswana annuncia: “Il mio progetto immediato è mettere il mio operato e le mie opere al servizio di cause umanitarie. La Fotografia Umanitaria è uno strumento importantissimo per aiutare chi soffre. E’ uno specchio vivido e tangibile sulla realtà, senza trucchi o mistificazioni. E le potenzialità di sensibilizzazione e di aiuto concreto a chi ne ha bisogno sono tantissime, attraverso i media, mostre, proiezioni, aste di beneficenza, e collaborazioni con le ONG ( ndr Organizzazione Non Governativa, è una organizzazione indipendente dai governi e dalle loro politiche. Generalmente si tratta di organizzazioni non aventi fini di lucro che ottengono una parte significativa dei loro introiti da donazioni.)”
Chiediamo alla fotografa : come è nato per Lei il concetto di Fotografia Umanitaria?
Dice la Milandri, già autrice di una mostra sul lavoro minorile in India e di una mostra con asta di beneficenza a favore di un centro per anziani senzatetto del Nepal :
“ E’ stato un percorso personale che ha amalgamato diversi ingredienti. Passione per la fotografia e per il viaggio in solitaria. Attenzione estrema per i Paesi in sofferenza e in via di sviluppo, le culture in pericolo, i diritti umani violati. Curiosità innata, spirito di osservazione e capacità di adattamento alle situazioni estreme. Ho viaggiato scomodamente, ho scattato foto in condizioni difficili, ho mangiato spartanamente , ho dormito in modesti alloggi -ma sempre col sorriso -mischiandomi fra la gente, adeguandomi ad un diverso stile di vita e ad una diversa mentalità, assorbendo come una spugna costumi , atteggiamenti e sentimenti. Essere donna, pur se con molti rischi, mi ha fatto accettare e giudicare inoffensiva”
Continua la Milandri:
“Ho raccolto foto discrete, belle, bellissime. Ma sempre e soprattutto testimonianze.
Bambini al lavoro; donne in condizioni di sfruttamento e disagio; popolazioni indigene umiliate ed in pericolo; violenze ed ingiustizie. E’ così che approdo alla fotografia umanitaria. Ho raccolto in giro per il mondo un mare di sofferenza, ora il mio animo è greve di tanto dolore e ansioso di agire”
Come pensa di mettere in pratica i suoi programmi, e a chi darà la priorità negli aiuti?
“Prima di tutto sono disponibile per ONG e associazioni non profit, come dicevo, con il mio operato e le mie opere; poi ho focalizzato i primi due obiettivi precisi , per i quali agirò attraverso i media e una mostra fotografica. Il primo obiettivo è sostenere e promuovere la ratifica dell’Italia alla ILO 169, una convenzione internazionale a favore dei diritti dei popoli indigeni e tribali. Allo scopo ho anche già formato un gruppo su Facebook, stiamo inviando lettere di sollecito al Ministro Frattini.Siamo già in diverse centinaia. Il link è http://apps.facebook.com/causes/355059?m=cc366e79 ”
LA ILO E LA ILO 169.
La ILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’ agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che si occupa di promuovere il lavoro, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , promuove i diritti dei lavoratori ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro, promuovendo pace, prosperità e progresso. L’Italia è stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e “tribali” e si occupa di questioni d’importanza vitale :
garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali; il diritto all’identità culturale e alle tradizioni comunitarie ;
il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano;
l’uguaglianza di fronte all’amministrazione ed alla giustizia;
il diritto alla terra ed alle risorse , all’occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate .
I popoli che tuttoggi aspirano ad uguaglianza e a diritti sono : gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, i boscimani del Kalahari, gli Innu canadesi e tanti tanti altri(per non parlare della scottante situazione tibetana).
L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
Riprende la Milandri: “Ma è molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono spesso tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto, dopo che le loro terre sono state usurpate per petrolio, oro, diamanti, uranio, legname, a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra
ancestrale.”
Aggiunge la Milandri: “Non voglio che questi popoli e le loro tradizioni rimangano solo nei documentari o nei film. E’ sacrosanto fermare e combattere l’estinzione di popoli, culture, tradizioni.”
Sensibilizzare il Governo per la ratifica alla ILO 169, dunque, è il primo obiettivo.
E il secondo?
“ Ho avuto modo di appurare di persona il problema dei boscimani del Kalahari. E’ una questione ampia e complessa, ma l’urgenza ora è far aprire i pozzi d’acqua per quei villaggi isolati all’interno del Central Game Reserve. I boscimani (Bushmen) hanno vissuto per più di 22.000 anni in quei territori e molti di loro sono stati recentemente allontanati sulla base di programmi governativi di reinsediamento.
L’urgenza è far riaprire i pozzi per coloro che tuttora vi abitano, e poi permettere, a tutti coloro che vogliono, di ritornarvi. Vi è un tesoro di tradizioni e cultura in questo popolo, e va preservato: ma senza l’acqua non si vive. ”

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