I vicoli bui intorno ai Tribunali di Antonio Biasiucci ed i tetti multicolore dell’Agenzia Controluce, i corpi al silicone dei i “femminielli” di via Toledo, del Rettifilo, della Sanità di Luciano Ferrara e quelli marmorei di Luigi Spina, sono solo alcune delle antitesi che contribuiscono a caratterizzare una realtà e una città complessa e stratificata come Napoli.
Sono solo le mille sfumature della città partenopea capace di generare il dramma degli esclusi dell’ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore di Michele Gandin, e la rabbia violenta degli ultras di Mario Spada, che si estende dal mare dei pescatori del Golfo tra Procida e Pozzuoli di Lucia Catalano ai paesaggi di “Munnezza” di Aniello Barone.
Napoli del resto sembra essere tutto questo e molto di più, incastrata tra le sfumature di ieri e di oggi, tra i vicoli antichi e le periferie postmoderne, tra la realtà e la finzione, e spesso talmente vera da sembrare improbabile negli obiettivi e gli sguardi in mostra al Museo MADRE di Napoli con ‘O Vero! Napoli nel mirino.
Nella gallary un piccolo assaggio di altre sfumature in mostra, ma come al solito le fotografie da vicino hanno un altro ’sapore’, e se ne avete la possibilità tutte quelle esposte con ‘O Vero! Napoli nel mirino, a cura di Mario Codognato, Eduardo Cicelyn e Giovanni Fiorentino, resteranno ?al Museo Madre di Napoli fino al prossimo 10 gennaio. Se non altro per avere uno sguardo d’insieme o ‘altro’, sulla Napoli che affolla le pagine di cronaca, malcostume e malgoverno ..
Tra i ferventi appassionati della realtà virtuale e della pionieristica dimensione di Tron, in parecchi stanno aspettando Tron Legacy, il sequel di animazione della Disney, e ancora di più la colonna sonora dell’electro duo francese dei Daft Punk.
Per promuovere infatti il lieto evento, il bizzarro duo ha posato in abito di gala, casco e virtual glove styled by Robbie Spencer, per l’obiettivo di Sharif Hamza e l’editoriale che potete sbirciare anche nella gallery, ma consiglio di mettere a fuoco con gli occhialini adatti, allegati alla rivista.
Roma: Il Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma organizza presso la sua sede didattica sita in via Biagio Pallai, 12 un Seminario-Workshop gratuito sulla Fotografia Stereoscopica – 3D - Il seminario si svolgerà sabato 6 Novembre 2010 dalle ore 17e30 alle 20e30 e sarà a tenuto dal docente Carlo Pavia, archeologo e speleologo, fotografo professionista, scrittore e documentarista.
La Fotografia Stereoscopica, nata nel 1838, ha avuto una costante rilevanza nel tempo trovando applicazione soprattutto nella cartografia e fotografia archeologica. Essa sfrutta la capacità del cervello di unire due immagini rilevate di una stessa scena in un’unica immagine di percezione tridimensionale. La visione stereoscopica infatti suggerisce il rilievo di un oggetto, la sua tridimensionalità, pur avendo dello stesso oggetto una visione bioculare.
Carlo Pavia, fotografo professionista dal 1978, è laureato in Storia dell’Arte Antica con Specializzazione in Archeologia e Topografia Antica. Le sue conferenze ed i suoi lavori lo hanno fatto apprezzare e stimare in tutto l’ambiente scientifico ed archeologico nazionale ed internazionale; autore di numerose opere e studi sui maggiori monumenti antichi di Roma, è autore anche di film e documentari. Ricordiamo fra le sue ultime produzioni “Roma Antica in 3Dimensioni” e “Roma Antica, com’era”. E’ collaboratore di programmi Rai e di molte fra le più importanti televisioni estere, fondatore e direttore della rivista di Archeologia FORMA URBIS, fondatore e Presidente del G.S.U. L.U.P.A. (gruppo di speleologia urbana) e attualmente curatore, nonché fondatore della rivista di archeologia “Roma e il suo Impero”.
Per informazioni Centro Sperimentale di Fotografia – www.csfadams.it Via Biagio Pallai , 12 Roma tel. 06/5344428 – 338/5785977 e-mail: csfadams@tiscali.it
Jay Fine è un fotografo che durante i temporali esce con la sua reflex per immortalare i fulmini in location suggestive.
La foto di copertina è stata scattata la sera del 22 settembre dopo una ricerca che durava da 40 anni. Le previsioni del tempo annunciavano un temporale e lui come spesso accade si era appostato a Battery Park City da dove si ha una buona vista sulla baia e per oltre due ore è rimasto fermo sotto il diluvio con la sua Nikon D300s scattando più di ottanta foto usando come obiettivo un 60mm f/2,8.
Fotografare i fulmini non è semplice, perché bisogna iniziare lo scatto prima del fulmine vero e proprio sperando di avere un po’ di fortuna. Finalmente, dopo una caccia iniziata da giovane, un fulmine scende dal cielo lungo una traiettoria che sembra colpire la torcia della Statua della Libertà. L’immagine come potete vedere è veramente molto bella e pensate a quanta fatica e determinazione questo fotografo ha avuto.
Le impostazioni dello scatto sono f/10, esposizione di 5 secondi ed iso 200. Jay addirittura non si è accorto subito di aver ottenuto lo scatto che inseguiva da tanto, ma solo dopo ricontrollando gli scatti.
Ma quali sono le motivazioni dietro a questa passione per i fulmini? Jay è innamorato delle immagini vere che riescono a catturare lo sguardo delle persone e coglierle di sorpresa. I fulmini hanno questa grande capacità in situazioni simili. Si era addirittura trasferito nella Downtown Manhattan da 6 anni per riuscire a cogliere situazioni come queste. Quella che ha scattato è sicuramente una delle foto della sua vita e grazie ad un pizzico di fortuna tutti i suoi sforzi sono stati ripagati.
Questa non è, però, la prima volta che Jay attira l’attenzione dei media. Un anno e mezzo fa uscendo dal suo studio ha visto volteggiare sui cieli di New York l’Air Force One, l’aereo presidenziale, scortato da altri due aerei. Scattò una raffica di foto mentre molti dei suoi cittadini temevano un nuovo attacco terroristico. Una delle foto aveva sullo sfondo la Statua della Libertà e finì sulle prime pagine di tutti i giornali.
Proprio a causa di quegli scatti il presidente Barack Obama fu costretto a scusarsi per la grave leggerezza commessa da chi aveva consentito all’aereo di avvicinarsi così per scattare alcune foto. Ora non resta che attendere il prossimo scatto suggestivo anche se al prossimo temporale probabilmente sarà ancora sotto l’acqua alla ricerca dei fulmini.
Se le ragioni per invidiare la Svizzera sono tante, oltre a quelle sapientemente e ironicamente visualizzate dalla Switzerland vs the World edita da Riverboom, annovero la prossima stagione espositiva dedicata al Sol Levante.
Geishe e samurai, l’arte dell’amore e quella della guerra, rituali e tradizioni, dal 23 ottobre al 27 febbraio 2011 animeranno Lugano con la rassegna NIPPON. Tra mito e realtà: arte e cultura nel Paese del Sol levante, insieme a mostre, spettacoli live e corsi pratici per esplorare segreti e misteri di questa cultura millenaria capace di sedurre linguaggi e pratiche moderne, insieme alle arti marziali e quelle della vestizione, quella dell’origami e del bonsai…
Un lungo viaggio che parte da lontano, dipinge il tempo e lo spazio attraverso le vicende del movimento artistico Gutai al Museo Cantonale d’Arte e nel Parco di Villa Ciani, sfiora Arte ed Eros del periodo Edo con le “immagini della primavera” Shunga (??) al Museo delle Culture, Heleneum, ed esplora la storia iconografica del Giappone di ieri e di oggi attraverso due mostre fotografiche decisamente interessanti.
Prima ancora di giungere però a dare uno sguardo all’iconografia contemporanea e alla mostra di Nobuyoshi Araki, questa gallery fornisce un assaggio delle 200 stampe in mostra a Villa Ciani, provenienti da una delle più grandi raccolte di fotografi della seconda metà dell’Ottocento.
Parliamo perlopiù di colorate stampe all’albumina acquerellate a mano, che svelano la natura “educata” dalla cultura, il profondo legame della fotografia giapponese con le stampe del ukiyo-e, un gusto evidente per l’esotismo come per le numerose espressioni della femminilità, da quella casalinga a quella di piacere … insomma di una ‘ghiottoneria’ per palati sedotti da filosofie e culture orientali, quanto da setosi kimono e ciabattine infradito.
La voglia di volare, di arrivare dove non possiamo, di scoprire e dominare quello che non è alla nostra portata, alimenta da anni l’estro di fabbricanti di sogni e piccole utopie come Robert & Shana ParkeHarrison.
Cucendo opere fotografiche capaci di spingersi al limite del razionale, in una dimensione onirica e surreale dove tutto sembra possibile e liricamente auspicabile, la coppia di fotografi americani con The Architect’s Brother ha messo a punto una poetica seducente dei tentativi umani di dominare la natura.
Dopo gli ultimi spostamenti di Women are Heroes che hanno finito per tappezzare le pareti e le superfici di mezzo mondo, e il santo nella foresta per l’istallazione del video di Ain’t Got No (I Got Life) di Patrice, il dinamico e instancabile JR cambia soggetto ma non stile e obiettivo .. decontestualizzare le immagini per aprirle a linguaggi, sguardi e punti di vista totalmente diversi.
Il suo ultimo progetto UNFRAMED, co-prodotto dal Musée de l’Elysée e dal Festival Images, prende in prestito alcune immagini per portarle fuori dal museo, sulle facciate dei palazzi, tra i tetti, e sotto lo sguardo di tutti, e parte dalla piccola città svizzera di Vevey per fare il giro del mondo e raccontare tante storie differenti.
Pensate forse che la foto di Gilles Caron scattata nel 1969 in Irlanda del Nord ad un uomo che nasconde una pietra nel pugno alle sue spalle, o quella di Robert Capa scattata ai tiratori franchi tedeschi durante l’assediamento di Leipzig, apparse sulle pareti di una piccola città svizzera otterranno lo stesso effetto sui muri di una città europea o musulmana?
Stessa cosa per “i giovani sacerdoti” di Mario Giacomelli sulla facciata di una chiesa o la prostituta di Helen Levitt sulla parete di una prigione, la Donna con i capelli lunghi di Man Ray sulla Saint Jean Tower e in generale per le 14 affissioni ‘senza cornice’ di UNFRAMED esposte in una mostra a cielo aperto, la cui durata dipenderà dalle condizioni metereologiche quanto dalle buone intenzioni dei passanti.
La prossima tappa del progetto, in corso di svolgimento, ha in serbo altrettante storie a Grottaglie in concomitanza con il FameFestival, on line il primo assaggio.
Facendo tesoro delle derive più sperimentali di cinema, fotografia e nuovi media ai confini con la video arte, e di una dimensione simbolica che affonda le radici nelle trame dell’occulto, Kenneth Wilbur Anglemyer in arte Kenneth Anger, enfant terrible dell’underground californiano, ultraottantenne ma non per questo meno vigoroso e creativo, è l’artefice dello short movie che accompagna la collezione Missoni autunno inverno 2011.
Se non avete mai trovato la moda interessante, o intriganti le trame multicolore della griffe, il vostro sguardo a caccia di stimoli e dimensioni da esplorare potrebbe apprezzare il vibrante soprapporsi e compenetrarsi di ritratti e patterns, atmosfere e situazioni, trasformati per l’occasione in un’avvincente texture tridimensionale capace di portare a galla il subconscio.
Dopo Scorpio Rising, Inauguration of the Pleasure Dome, Invocation of my Demon Brother, e i segreti, le manie, le perversioni e gli scandali dei primi grandi divi del cinema vergati con Hollywood Babilonia, Anger è tornato dietro la sua digital camera RED che ha le caratteristiche di una classica 35 mm, allo scopo di dare un corpo, per quanto onirico e surreale, alle ‘trame’ della grande famiglia Missoni, e i risultati sono come sempre stimolanti.
Stephen Wiltshire è un artista affetto da autismo e sindrome di savant. Viene praticamente considerato una fotocamera vivente per la sua capacità di ricordare ogni singolo dettaglio di qualsiasi panorama abbia visto anche per poco tempo.
In questo video potete vederlo mentre sorvola Roma e ne disegna, nei tre giorni seguenti, una panoramica straordinariamente precisa. Come potete constatare anche voi il termine “fotocamera umana” è decisamente appropriato.
In concomitanza con il 50° anniversario dell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard e i 90 anni di Raymond Cauchetier, la James Hyman Gallery di Londra, rende omaggio agli splendori di una Nouvelle Vague che non smette di affascinare e far riflettere, e a uno dei suoi testimoni più fedeli, proprio a partire dal set di quel Fino all’ultimo respiro … che lascia ancora senza fiato per l’incapacità dell’essere umano di sentire il respiro profondo delle cose.
La Nouvelle Vague. Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier rimarrà visitabile fino al 28 agosto, insieme agli scatti che il fotografo ha colto durante le riprese dei film francesi che hanno dato corpo e anima al movimento artistico. Immagini e film sicuramente più famosi e conosciuti del fotografo stesso.
Dalla passeggiata di Michel Poiccard (Belmondo) e Patricia (Jean Seberg) sugli Champs Elysées di A Bout de Souffle (1960), il primo lungometraggio di Jean Luc Godard nonché manifesto della Nouvelle Vague, alla memorabile corsa sul ponte del triangolo impossibile ‘Catherine, Jules et Jim’ di François Truffaut, ma anche il fascino conturbante di Anouk Aimée in Lola di Jacques Demy, o l’ironico Belmondo di Une Femme est Une Femme di Godard, che grazie alla James Hyman Gallery potete sbirciare anche qui.
In mostra le immagini di un fotografo autodidatta, che dopo gli esordi con la macchina fotografica in Indocina, mentre prestava servizio nella Air Force Francese, si ritrova in patria a lavorare per pochi soldi con un regista fuori dal comune, sul set di un film sul quale nessuno avrebbe scommesso, quell’A Bout de Souffle (1960) di Jean Luc Godard, appunto. Nel trailer a seguire.
L’aspetto da ragazzaccia sensuale ma sempre fashion di Kate Moss, capace di attraversare indenne le sfuriate di mode e scandali, e il look che strizza l’occhio al passato di Isabel Marant, caratterizzano il mix esplosivo della nuova collezione autunno inverno 2010/2011 del brand francese.
Questa prima immagine (sulla sinistra) inaugura la campagna fotografata a Parigi dal duo artistico Inez van Lamsweerde & Vinoodh Matadin, dei quali consiglio di non perdere la mostra“Pretty much everything – Photographs 1985 – 2010″, dalla quale arriva Anastasia (il poster in maschera sulla destra).
La personale allestita al Foam di Amsterdam, fino al 15 settembre, compie un viaggio intrigante nei territori visuali esplorati nella lunga collaborazione dal team di fotografi olandesi, estremamente agile e sinuoso quando si tratta di attraversare generi, limiti e confini di fotografia artistica e fashion.
Per ognuno di noi in modo diverso, oggetti e luoghi apparentemente insignificanti e banali sanno diventare il catalizzatore di storie passate, emozioni consumate, ricordi lontanissimi, avviluppati dalle brume del tempo e da memorie frammentarie.
Memorie rimosse e pronte a saltare fuori in modo sorprendente da recessi insospettabili, frammenti volubili, evocati dalle luci di una giostra nella notte, che hanno il sapore della polvere di un strada calpestata, il calore di una giornata d’estate, il gelo di emozioni dolorose o il languore nostalgico della vita che scorre.
Reminiscenze e frammenti molto personali capaci di trasformarsi in patrimonio iconografico della memoria collettiva, come quelle che caratterizzano le ricerche fotografiche di Bruno Cattani e le Memorie esposte a Palazzo Ducale di Castelnovo ne’ Monti (RE) e nel foyer del Teatro Bismantova, dal 17 luglio al 26 settembre 2010.
Foto ingiallite, altalene solitarie, nebbiosi paesaggi padani, giochi e giocattoli, interni spogli pieni di presenze … abitano circa 90 fotografie, frutto di un lungo percorso di ricerca, capaci di evocare un ventaglio molto ampio di ricordi ed emozioni, dagli eventi unici a quelli quotidiani ripetuti milioni di volte, dalla malinconia al sottile piacere. Una mostra che raccogliendo i ricordi di qualcun altro ci permette di rimettere in gioco quelli che ognuno custodisce gelosamente nella propria memoria.