Workshop di fotografia naturalistica in Val d’Orcia, Toscana
Week-end lungo (venerdì-lunedì):
In una delle location fotografiche più famose del mondo con il biologo e fotografo professionista NPS (Nikon Professional Services) Roberto Nistri (www.robertonistri.com)
7/ 10 ottobre 2011 (4 giorni/3 notti).
Tagliata trasversalmente dal fiume Orcia, l’omonima valle ha un paesaggio prevalentemente collinare, ricco di vegetazione e coltivi di grande fascino e bellezza, disseminati di antichi casolari, oggi in buona parte ristrutturati. Molti gli antichi e affascinanti centri medioevali, come Pienza, S. Quirico d’Orcia e Bagno Vignoni. La valle è stata nel 2004 riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, per i suoi panorami e per l’influenza che essi hanno avuto su molti pittori del Rinascimento.
Programma *
Ven. 7 ottobre: Arrivo a S. Quirico d’Orcia nel tardo pomeriggio. Sessione di fotografia notturna nel borgo.
Sab. 8 ottobre: Mattina: all’alba scatti nelle campagne di S. Quirico d’Orcia . Pomeriggio, sera: Bagno Vignoni e la sua “Piazza d’acqua”.
Dom. 9 ottobre: Mattina: all’alba a caccia di paesaggi toscani nelle campagne della Val d’Orcia, visita fotografica all’affascinante borgo medioevale di Pienza. Pomeriggio: escursione a Rocca a Tintinnano e a Rocca d’Orcia.
Lun. 10 ottobre: All’alba: paesaggi della Val d’Orcia; le cascate pietrificate di calcare del Fosso Bianco, a Castiglione d’Orcia. Partenza.
Sab. 19 novembre: ore 10, lezione in studio, visione e commento delle foto scattate durante il workshop presso i locali di Sabatini Fotoforniture, Via Germanico, 168A, Roma.
* Il programma potrà eventualmente subire modifiche nell’eventualità di condizioni metereologiche particolari.
Note importanti
Per la realizzazione del workshop è richiesta la partecipazione minima di 5 persone.
Viaggio fino a S. Quirico d’Orcia, pernottamento e pasti a carico dei partecipanti. B&B consigliati: “La Dimora del Poeta”, Via Dante Alighieri, 91, San Quirico d’Orcia.
Attrezzatura consigliata: (oltre la macchina e attrezzatura fotografica personale, obiettivi, flash etc. etc.), cappello, scarponcini da trekking con suola rigida, giacca impermeabile, cavalletto, torcia elettrica, zaino fotografico.
La prenotazione dovrà avvenire tramite mail (informazioni@robertonistri.com) e l’invio di un anticipo a titolo di caparra pari a € 100, da effettuare tramite bonifico bancario sul conto presso la Veneto Banca, Roma intestato a Roberto Nistri, IBAM IT76-S-05035-03303-096570154938, specificando nella causale del versamento “Anticipo workshop Val d’Orcia novembre 2011″.
L’avvenuta iscrizione va comunicata alla mail informazioni@robertonistri.com, ed essendo il workshop a numero chiuso, tale mail farà fede qualora venga superato il numero massimo di partecipanti previsto.
Il saldo, da effettuare sempre attraverso bonifico bancario alle coordinate indicate sopra, dovrà avvenire entro e non oltre 7 giorni prima della partenza, specificando nella causale del versamento “Saldo workshop Val d’Orcia ottobre 2011″.
Il workshop si svolgerà al raggiungimento del numero minimo di partecipanti (5 + eventuali accompagnatori).
Perché partecipare ad un workshop fotografico?
• Per scoprire nuove ed interessanti mete fotografiche insieme a un professionista.
• Per approfondire la conoscenza della propria attrezzatura, sfruttandola al meglio.
• Per condividere con altre persone la passione per la fotografia
Per informazioni e prenotazioni:
Roberto Nistri
Tel. 338-4670822
E-mail: info@robertonistri.com
www.robertonistri.com
• PREZZO: Quota individuale di partecipazione: Euro 300
(Min. 5 / Max. 12 persone/fotografi)
La quota comprende:
Assistenza fotografica per la durata del workshop.
Assicurazione spese mediche.
Attestato di partecipazione.
La quota non comprende:
Pernotttamento e pasti.
Spese di viaggio per raggiungere S. Quirico d’Orcia e spese di spostamento durante il workshop (utilizzo di autovetture personali o, nel caso di quella del docente).
Alcune immagini hanno il potere di evocare ricordi, altre quello di scavare nella memoria selettiva, che alterata in modo imprevedibile i residui del reale restituendone visioni alterate, intriganti e suggestive, qualche volta illuminanti.
Memorie selettive come quelle fotografate da Douglas Ethridge lungo la West Coast a caccia di reminiscenze infantili, protagoniste di “WAYPOINTS” ed esposte alla Camerawork Gallery di Portland, dal 29 gennaio al 25 febbraio 2011.
Un progetto nato dal desiderio di esplorare con occhi diversi gli stessi luoghi conservati dalla memoria, ancorati a visioni quasi oniriche di castelli di sabbia, tesori risputati dal mare, foreste sottomarine e orizzonti lontani, nei quali ognuno di noi può scovare i propri ricordi e proiezioni fantastiche.
La caccia, l’intimità spudoratamente casuale ed esplicita, l’obesità infantile, la prostituzione, si sono aggiudicati i primi premi dell’ultima edizione del Taylor Wessing Photographic Portrait Prize, ma sono dolo alcune delle suggestioni presenti nelle 60 fotografie del tour espositivo organizzato dal National Portrait Gallery.
Il Taylor Wessing Photographic Portrait Prize 2010 è andato a Huntress and Buck di David Cancelliere, e alla giovane amazzone americana a caccia in Sudafrica con bottino di Antilope al seguito, mentre il secondo premio lo ha ‘guadagnato’ il momento intimo condiviso da Panayiotis Lamprou con Portrait of my British wife, il nudo integrale che state guardando nella versione ‘epurata’, senza vagina, resti di pranzo, riferimenti alla casualità del contesto, e invita a riflettere sui confini tra arte, voyeurismo e pornografia, o se preferite tra quello che è lecito e proibito.
Il prestigioso premio ha riconosciuto un terzo posto alle gemelle tossicodipendenti (da farmaci per l’insonnia?) e prostitute Tic Tac and Tootsie (twin sisters Carroll and Shelly McKean) di Jeffrey Stockbridge, e il quarto all’obesità infantile ritratta da Abbie Trayler-Smith, mentre il primo premio della sezione Elle 2010 è andato a Chiara Shilland con il ritratto di Merel. A vincere sembrano quindi essere le provocazioni di ogni genere ..
Quella per lo Street Style e le innumerevoli visioni inaspettate che offre, è una passione che alimento ogni volta che posso, e a questo proposito, Street Photography Now porta in mostra un bel po’ di sguardi alla Third Floor Gallery fino al 14 Novembre 2010, e con la pubblicazione edita da Thames & Hudson arricchita da biografie, saggi e risorse per chi è a caccia di ispirazione.
In un a volta sola è possibile contemplare tanti punti di vista singolari come quello colto dall’asfalto per la copertina del libro, gesti spontanei, situazioni singolari e spesso divertenti, baci improvvisi tra la folla distratta, e piccole coincidenze dettate dal fato beffardo.
Da New York a Tokyo passando per Delhi, Street Photography Now raccoglie un bel campionario di fotografi emergenti, e del calibro di Alex Webb e Martin Parr, che contribuiscono a dar lustro all’umanità che imperversa sulle strade di tutto il mondo, e in modo più o meno sorprendente caratterizza il paesaggio che attraversa.
Jay Fine è un fotografo che durante i temporali esce con la sua reflex per immortalare i fulmini in location suggestive.
La foto di copertina è stata scattata la sera del 22 settembre dopo una ricerca che durava da 40 anni. Le previsioni del tempo annunciavano un temporale e lui come spesso accade si era appostato a Battery Park City da dove si ha una buona vista sulla baia e per oltre due ore è rimasto fermo sotto il diluvio con la sua Nikon D300s scattando più di ottanta foto usando come obiettivo un 60mm f/2,8.
Fotografare i fulmini non è semplice, perché bisogna iniziare lo scatto prima del fulmine vero e proprio sperando di avere un po’ di fortuna. Finalmente, dopo una caccia iniziata da giovane, un fulmine scende dal cielo lungo una traiettoria che sembra colpire la torcia della Statua della Libertà. L’immagine come potete vedere è veramente molto bella e pensate a quanta fatica e determinazione questo fotografo ha avuto.
Le impostazioni dello scatto sono f/10, esposizione di 5 secondi ed iso 200. Jay addirittura non si è accorto subito di aver ottenuto lo scatto che inseguiva da tanto, ma solo dopo ricontrollando gli scatti.
Ma quali sono le motivazioni dietro a questa passione per i fulmini? Jay è innamorato delle immagini vere che riescono a catturare lo sguardo delle persone e coglierle di sorpresa. I fulmini hanno questa grande capacità in situazioni simili. Si era addirittura trasferito nella Downtown Manhattan da 6 anni per riuscire a cogliere situazioni come queste. Quella che ha scattato è sicuramente una delle foto della sua vita e grazie ad un pizzico di fortuna tutti i suoi sforzi sono stati ripagati.
Questa non è, però, la prima volta che Jay attira l’attenzione dei media. Un anno e mezzo fa uscendo dal suo studio ha visto volteggiare sui cieli di New York l’Air Force One, l’aereo presidenziale, scortato da altri due aerei. Scattò una raffica di foto mentre molti dei suoi cittadini temevano un nuovo attacco terroristico. Una delle foto aveva sullo sfondo la Statua della Libertà e finì sulle prime pagine di tutti i giornali.
Proprio a causa di quegli scatti il presidente Barack Obama fu costretto a scusarsi per la grave leggerezza commessa da chi aveva consentito all’aereo di avvicinarsi così per scattare alcune foto. Ora non resta che attendere il prossimo scatto suggestivo anche se al prossimo temporale probabilmente sarà ancora sotto l’acqua alla ricerca dei fulmini.
Facendo tesoro delle derive più sperimentali di cinema, fotografia e nuovi media ai confini con la video arte, e di una dimensione simbolica che affonda le radici nelle trame dell’occulto, Kenneth Wilbur Anglemyer in arte Kenneth Anger, enfant terrible dell’underground californiano, ultraottantenne ma non per questo meno vigoroso e creativo, è l’artefice dello short movie che accompagna la collezione Missoni autunno inverno 2011.
Se non avete mai trovato la moda interessante, o intriganti le trame multicolore della griffe, il vostro sguardo a caccia di stimoli e dimensioni da esplorare potrebbe apprezzare il vibrante soprapporsi e compenetrarsi di ritratti e patterns, atmosfere e situazioni, trasformati per l’occasione in un’avvincente texture tridimensionale capace di portare a galla il subconscio.
Dopo Scorpio Rising, Inauguration of the Pleasure Dome, Invocation of my Demon Brother, e i segreti, le manie, le perversioni e gli scandali dei primi grandi divi del cinema vergati con Hollywood Babilonia, Anger è tornato dietro la sua digital camera RED che ha le caratteristiche di una classica 35 mm, allo scopo di dare un corpo, per quanto onirico e surreale, alle ‘trame’ della grande famiglia Missoni, e i risultati sono come sempre stimolanti.
Sembra proprio che gli sforzi di Google per raccogliere informazioni su tutto non abbiano fine.
Ad aprile è partito un esperimento pilota per la raccolta delle foto all’interno dei locali degli esercizi commerciali presenti su Google Places. Dipendenti di Google girano tutti quelli registrati ed entrano per fotografarne l’interno. Lo scopo è quello di consentire ad un potenziale cliente di capire che tipo di negozio si troverà una volta arrivato a destinazione.
Facile anche indovinare come sarà l’integrazione con Google Maps. Quando questo sistema arriverà anche da noi, perché siamo sicuri che fra qualche anno succederà, i gestori dei negozi che ora scacciano i fotoamatori cosa faranno? Chiuderanno un occhio per Google o magari li apriranno entrambi per capire che la fotografia non li danneggia minimamente?
Quando hai tutto ma ti sembra di aver perduto le cose importanti, è il momento di guardare altrove, lontano, o forse solo con più attenzione quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, alla quotidianità che non mente mai sulla nostra natura, sui bisogni imprescindibili che ci fanno percorrere tutti i giorni la strada giusta o quella sbagliata.
Questo bisogno di arricchire il proprio sguardo di quotidianità e punti di vista diversi può condurre ovunque, dal marciapiede sotto casa al villaggio aborigeno, ma puntare lo sguardo sul profondo legame che abbiamo con la terra, il territorio e quelle pratiche millenarie che hanno attraversato le soglie del tempo e resistito alle derive del progresso, ha il potere di mostrare l’essenziale, quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e dovremmo riscoprire o non dimenticare.
Dopo un ampio lavoro di indagine condotto tra i pastori “nomadi” dell’arco alpino nel quadro del progetto Alpinet Gheep, raccolto nel volume edito da Giunti “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” e in mostra al 57° Trento Film Festival, Christian Cristoforetti è partito per l’Africa, con l’obiettivo di condividere con il mondo intero le immagini, i ritmi e i rituali di un paese profondamente legato alla madre terra, sicuramente in antitesi con quello occidentale, ma forse proprio per questo da salvaguardare.
Mentre una parte del mondo muore per far vivere a pochi un vita effimera, e l’Africa si impoverisce a causa di politiche economiche e sociali votate al profitto di paesi che contraccambiano con briciole e rifiuti, PENTH-MI, in lingua wolof (o Uolof) “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal, si propone di mostrare da una prospettiva diversa modelli di esistenza alternativi a quelli occidentali.
Nel progetto rivolto alle comunità senegalesi che orbitano attorno al villaggio di Burukundà, nella fascia semi-desertica del Sahel, dove i villaggi rurali sorgono attorno al pozzo comune dell’acqua, e la comunità di agricoltori, pastori, pescatori, lavoratori stagionali e piccoli artigiani di popolazioni indigene provvede ad ogni bisogno, lontana anni luce da asfalto, illuminazione, criminalità e discriminazione, la fotografia in bianco e nero di Christian Cristoforetti, scelta per riproporre toni e atmosfere dei villaggi rurali africani di oggi come nelle immagini di inizio secolo, mostra le emozioni e i ritmi della quotidianità, rafforzata da interviste, leggende, proverbi e canzoni locali, nel tentativo di salvaguardarne una cultura tradizionale esclusivamente orale.
Un grande progetto con l’obiettivo di “distribuire farmaci e vestiario di prima necessità, favorire la scolarizzazione di base, sviluppare un percorso di mediazione culturale, avviare un progetto di indipendenza alimentare che punta sullo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile, la realizzazione un nuovo pozzo comunitario per i villaggi, la costruzione di un piccolo magazzino per lo stoccaggio dei prodotti comuni dell’agricoltura, e la fornitura di bestiame e sementi per sanare la situazione di insufficienza alimentare, che interessa l’intera regione sin dalla siccità degli anni Settanta”.
Dal 3 al 18 giugno, il Festival ECONOMIA di Trento ospiterà 37 stampe fine art (Epson Professional bianco nero, 50×70 cm) montate su lastra composita di alluminio (dibond) e 7 gigantografie su tela pittorica (180×180 cm) del reportage di Christian Cristoforetti negli spazi di palazzo Saracini Cresseri, ma le immagini itineranti a caccia di spazi pronti ad accoglierle e occhi desiderosi di guardare, potrebbero anche essere presto raccolte in un libro.
Le fotografie raccontano l’arrivo nel villaggio di Burukundà e i ritmi della comunità nei giorni immediatamente successivi, e in un certo senso sono anche un omaggio a Mamadou, presidente della onlus “La Savana”, un tempo pastore peul del sud del Senegal, che la siccità ha spinto ad affrontare un viaggio clandestino attraverso l’Algeria, la Libia, la Grecia e infine l’Italia, e dopo quasi quaranta anni può far ritorno al suo villaggio portando con se un fotografo (Christian Cristoforetti), tanti progetti e un nuovo pozzo …
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.
L’A.F.I. – Archivio Fotografico Italiano e l’Associazione Culturale Click Art’sfotografia, sempre più attive nel promuovere la fotografia di ricerca e la giovane fotografia, in collaborazione con  EPSON-Sponsor Tecnologicoe con il patrocinio del COMUNE DI CASTELLANZA (VA), organizzano dal 24 maggio al 7 giugno 2009 la 7a Festa della Fotografia d’Autore.L’iniziativa si terrà presso l’antica Villa Pomini, sita in via Don Luigi Testori 14 a Castellanza, noto centro d’arte e cultura della provincia di Varese, con il seguente programma:
Presentazione del libro
UN LIBRO PER I FOTOGRAFI
Sabato 31 Gennaio 2009
ore 18:30
Interverranno
Luciano Zuccaccia – Giovanni Chiaramonte – Roberto Salbitani
Si terrà presso le Officine Fotografiche di Roma la presentazione del libro: “Un libro per i fotografi†scritto da Luciano Zuccaccia. Alla serata interverranno Giovanni Chiaramonte e Roberto Salbitani. Il libro darà l’occasione a tutti i presenti di affrontare una discussione sul libro fotografico. Appuntamento sabato 31 Gennaio ore 18:00 presso Officine Fotografiche
Titolo: Fotologie. Scritti in onore di Italo Zannier A cura di: Nico Stringa Editore: Il Poligrafo Collana: Miscellanea Pagine: 450 Formato: 17 x 24 cm Illustrazioni: in bianco e nero e a colori Codice ISBN: 88-7115-522-X Prezzo (di copertina): 32,00 Euro
In questi saggi, dedicati alla figura e all’opera di un pioniere nel campo degli studi sull’arte fotografica come Italo Zannier, il posto centrale non poteva che essere occupato proprio dalla fotografia – e dalle molteplici relazioni che questa disciplina intrattiene con le più disparate espressioni artistiche: dalla pittura al cinema, dall’arte dei mosaici alla letteratura…
Ecco, quindi, che emergono nei differenti contributi le tante possibili sfaccettature dell’universo fotografico: l’interesse di autori come Verga, Belli, Henry James per questa nuova arte; uno sguardo alla variegata produzione di pittori e di fotografi contemporanei (Fenton, Vender, Bresolin…); un’incursione nella “filosofia del paesaggio†secondo Georg Simmel; un’analisi dei rapporti tra la fotografia italiana e la pittura metafisica; un parallelo tra la fotografia e le raffigurazioni musive medievali; la scoperta dei “dagherrotipi†del Liceo Foscarini di Venezia; una riflessione sulla tutela giuridica della fotografia come bene culturale; una ricognizione dei libri e delle riviste fotografiche in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri; un’esame dell’indimenticabile figura di “Paparazzo†nella Dolce Vita di Fellini…Un affresco complesso e multiforme che oltre a evidenziare il valore della fotografia come autonomo strumento espressivo, ne sottolinea i legami con le principali correnti artistiche.
Tra i contributi presenti nel volume: Peter Galassi, Renato Barilli, Pietro Gibellini, Mario Isnenghi, Marina Miraglia, Paolo Puppa, Lionello Puppi, Vittorio Sgarbi…
Nico Stringa è docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Ca’ Foscari.