Articoli marcati con tag ‘Buio’
sabato, 7 maggio 2011

Il viaggio nello sguardo di Stanley Kubrick, e il percorso espositivo dedicato al giovanissimo reporter di Look, alle prese con edicolanti affranti per la morte di Roosevelt, e la quotidianità dell’America dell’immediato dopoguerra, approfitta della rassegna internazionale Fotografia Europea, per concedersi una nuova tappa tutta italiana al Palazzo Magnani di Reggio Emilia.
La mostra STANLEY KUBRICK. Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo a cura di Rainer Crone, offre una buona occasione per riflettere sui prodromi di uno sguardo acuto, grazie anche ad un inedito nucleo completo di scatti dedicati al giovane Montgomery Clift o al pugile Rocky Graziano.
Scatti in bianco e nero dal forte sapore neorealista, che fanno tesoro della lezione cinematografica italiana appresa dal giovanissimo regista direttamente nel buio delle sale, quanto di quella del fotografo in erba alle prese con la strada e tutta l’intensità dell’italianità migrata oltreoceano, che ha cambiato il volto della società e della cinematografia statunitense. In mostra dal 7 maggio al 24 luglio 2011 a Palazzo Magnani, e nella gallery, anche tante storie scritte con la macchina fotografica, e tanta New York, dai tetti alla strada.
STANLEY KUBRICK. Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo

Nella gallery:
Stanley Kubrick, Columbia University in New York City, 1948
Stanley Kubrick, a tale of a shoe-shine boy, 1947
Stanley Kubrick, a tale of a shoe-shine boy, 1947
Stanley Kubrick,myths of a Paddy Wagon
Stanley Kubrick,myths of a Paddy Wagon
Stanley Kubrick, Dailies of a rising star: Betsy von Fürstenberg, 1950
Stanley Kubrick, a tale of a shoe-shine boy, 1947
Stanley Kubrick, World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949
Stanley Kubrick, a tale of a shoe-shine boy, 1947
Stanley Kubrick, World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949
Stanley Kubrick, World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949
Stanley Kubrick, World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949
Stanley Kubrick, World sport boxing’s two mythic heroes Rocky Graziano, dicembre 1949
Stanley Kubrick, Montgomery Clift
Stanley Kubrick, Montgomery Clift
Stanley Kubrick, Montgomery Clift



STANLEY KUBRICK. Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo é stato pubblicato su Clickblog.it alle 14:30 di venerdì 06 maggio 2011.



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venerdì, 22 ottobre 2010

È più inquietante il riflesso della società sull’identità femminile di Gina, agli occhi e l’obiettivo dalla sorella Lise Sarfati, o quello impresso sulla pelle delle donne irachene sfigurate, come Sahla di Paolo Pellegrin, le bambole iper-realistiche che danno un corpo ‘sintetico’ agli Still Lovers di Elena Dorfman (nella prima foto della gallery), o gli incontri sessuali al buio, tra sconosciuti, nei parchi giapponesi di Kohei Yoshiyuki ..?
In una gamma estremamente varia di modi, forme e situazioni, ognuno di noi ha familiarità con l’inquietudine, tanto viscerale e spontanea quanto allarmante e contagiosa, tanto singolare quanto condivisibile, la stessa che anima la collettiva immagini inquietanti disquieting images a cura di Germano Celant e Melissa Harris, ospitata alla Triennele di Milano, fino al 9 gennaio 2011.
Sesso, guerra, violenza, abusi, ossessioni .. sono solo alcune delle ragioni scatenanti del senso di inquietudine che pervade le opere in mostra, e gli sguardi di artisti tanto diversi quanto lo sono i paesi, i soggetti e le atmosfere che inquadrano, dagli anni ‘70 ad oggi, da Diane Arbus a Zalmai, passando per Nan Goldin, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Mary Ellen Mark ..
immagini inquietanti disquieting images

In mostra e nel catalogo Skira, tante opere inquietanti ‘vietate ai minori di 14 anni’ realizzate da: Julio Cesar Aguilar Fuentes, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Nina Berman, Elena Dorfman, Donna Ferrato, Nan Goldin, Philip Jones Griffiths, Pieter Hugo, Alfredo Jaar, Yoshiyuki Kohei, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Mary Ellen Mark, Richard Misrach, James Nachtwey, Michael Nichols, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Eugene Richards, Lise Sarfati, Stephanie Sinclair, Brian Weil, Zalmai. E a voi cosa inquieta di più?

immagini inquietanti disquieting images alla Triennale di Milano é stato pubblicato su clickblog alle 11:00 di venerdì 22 ottobre 2010.
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venerdì, 1 ottobre 2010
PhotoFarm
Scuola di Fotografia naturalistica e reportage www.photofarm.it

Organizza per il mese di Ottobre 2 corsi di fotografia in natura alla scoperta dei colori autunnali dei nostri boschi e uno esclusivo in grotta in Liguria.
Seguono i corsi e i link su programmi, costi e altre infomazioni.
Nel Parco dell’Aveto alla scoperta dei segni lasciati dai ghiacciai. Quassù in questo angolo di entroterra ligure troviamo laghi dall’aspetto alpino attorniati da una ricca varietà di piante che colorano questo parco di tonalità molto calde. Il bosco di faggio è casa per molti animali, non è difficile osservare molti rapaci e anfibi. Le facili escursioni ci porteranno alla scoperta dell’Agoraie e il Monte Aiona, conosciuto per le sue particolari rocce. Un ambiente molto vario che passa dal bosco di latifoglie ai pascoli in quota da dove si può nelle belle giornate osservare buona parte dell’appennino Ligure. Il programma del corso prevede facili camminate per realizzare immagini di paesaggio il primo giorno e anfibi, funghi e sottobosco il secondo.
Fotografi docenti:
Con Mirko Sotgiu e Christian Patrick Ricci
Quota di partecipazione: 240 euro
Supp.Singola: 50,00 euro
Quota di partecipazione Accompagnatore: 160,00 euro
INFO e ISCRIZIONI – DETTAGLI PROGRAMMA (PDF) – GALLERY

Siamo da sempre abituati a pensare alla fotografia in esterno, al più subacquea, ma esiste anche una fotografia degli inferi della terra. Le grotte possono sembrare un posto ostile e buio, ma anche qui la natura è riuscita a intervenire, con microrganismi, sopratutto alghe, piccoli insetti, ragni e vertebrati. Molti abitanti delle grotte presentano adattamenti assai marcati: la riduzione degli occhi, lo sviluppo di altri organi sensibili e la depigmentazione. All’ingresso delle grotte, troviamo invece, animali che vivono all’esterno come i pipistrelli. Esplorare questo mondo non è facile; ecco perchè abbiamo scelto un luogo messo in sicurezza, aperto al pubblico e gestito dalle guide. Un’occasione per imparare le tecniche di ripresa senza le difficoltà della speleologia, quindi con calma e senza la necessaria, esperienza che richiederebbero cunicoli e caverne in grotte non attrezzate. La grotta di Valdemino a Borgio Verezzi (in Liguria) è conosciuta come la grotta più colorata d’Italia, un paesaggio sotto il paesaggio terrestre, una cattedrale fiabesca costruita dal lento processo delle piogge e non da fiumi sotterranei. Un’itinerario di 800m con 30m di dislivello verso il basso, un‘atmosfera irreale, a volte nebbiosa, 16°c di temperatura e il 90% di umidità. Quest’ultime rientrano tra le difficoltà tecniche che verranno risolte nell’ambito del nostro corso, in aggiunta a quelle compositive e alla complessa illuminazione dei contorti paesaggi sotterranei.
Il nostro corso prevede due uscite mattutine di 4h dentro le grotte, riservato esclusivamente al nostro gruppo fotografico. Il pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si prevedono percorsi in auto o a piedi della parte superiore, lungo i paesaggi a macchia mediterranea della costa ligure. Fino a sera avremo modo di visitare i borghi medioevali, di cui è ricca questa regione. Nel dopocena del primo giorno si prevede la visione degli scatti effettuati in grotta la mattina, per risolvere gli errori e ripetere la sessione il giorno successivo.
Fotografi docenti:
Con Mirko Sotgiu e Fabio Liverani
Quota di partecipazione: 290 euro
Supp.Singola: 90,00 euro
Quota di partecipazione Accompagnatore: 170,00 euro
INFO e ISCRIZIONI – DETTAGLI PROGRAMMA (PDF) – PRENOTA (MAIL)
Una foresta magica. Un santuario di alberi come il faggio, l’abete bianco, l’acero. Un luogo dal sapore antico, preservato nei secoli. Le foreste Casentinesi conosciute per la loro bellezza nei secoli, già Dante le citava nei suoi scritti, un fascino millenario di cui ancora oggi possiamo godere. L’autunno è il mese più opportuno per vivere l’atmosfera della foresta, le piante caducifoglie, si colorano con tinte pastello, il giallo, rosso, marrone. Per il fotografo non c’è momento migliore per dedicarsi alla realizzazione di immagini di paesaggio, in autunno oltre al colore, il clima cambia spesso e regala interessanti fenomeni come le nebbie che se osservate nella foresta portano la nostra mente a pensare ai folletti e gli gnomi.
Fotografi docenti:
Con Mirko Sotgiu e Fabio Liverani
Quota di partecipazione: 350,00 euro
Supp.Singola: 20,00 euro
Rid. 3° e 4° letto: 10,00 euro
INFO e ISCRIZIONI – DETTAGLI PROGRAMMA (PDF) – GALLERY
Per altre informazioni visita il nostro sito.
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sabato, 7 agosto 2010
Photofarm presenta il prossimo Workshop di fotografia naturalistica in grotta

Siamo da sempre abituati a pensare alla fotografia in esterno, al più subacquea, ma esiste anche una fotografia degli inferi della terra. Le grotte possono sembrare un posto ostile e buio, ma anche qui la natura è riuscita a intervenire, con microrganismi, sopratutto alghe, piccoli insetti, ragni e vertebrati. Molti abitanti delle grotte presentano adattamenti assai marcati: la riduzione degli occhi, lo sviluppo di altri organi sensibili e la depigmentazione. All’ingresso delle grotte, troviamo invece, animali che vivono all’esterno come i pipistrelli. Esplorare questo mondo non è facile; ecco perchè abbiamo scelto un luogo messo in sicurezza, aperto al pubblico e gestito dalle guide. Un’occasione per imparare le tecniche di ripresa senza le difficoltà della speleologia, quindi con calma e senza la necessaria, esperienza che richiederebbero cunicoli e caverne in grotte non attrezzate. La grotta di Valdemino a Borgio Verezzi (in Liguria) è conosciuta come la grotta più colorata d’Italia, un paesaggio sotto il paesaggio terrestre, una cattedrale fiabesca costruita dal lento processo delle piogge e non da fiumi sotterranei. Un’itinerario di 800m con 30m di dislivello verso il basso, un‘atmosfera irreale, a volte nebbiosa, 16°c di temperatura e il 90% di umidità. Quest’ultime rientrano tra le difficoltà tecniche che verranno risolte nell’ambito del nostro corso, in aggiunta a quelle compositive e alla complessa illuminazione dei contorti paesaggi sotterranei.
Il nostro corso prevede due uscite mattutine di 4h dentro le grotte, riservato esclusivamente al nostro gruppo fotografico. Il pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si prevedono percorsi in auto o a piedi della parte superiore, lungo i paesaggi a macchia mediterranea della costa ligure. Fino a sera avremo modo di visitare i borghi medioevali, di cui è ricca questa regione. Nel dopocena del primo giorno si prevede la visione degli scatti effettuati in grotta la mattina, per risolvere gli errori e ripetere la sessione il giorno successivo.
Docenti: Mirko Sotgiu e Fabio Liverani
In collaborazione con Comune di Borgio Verezzi – Assessorato alla cultura, Grotte di Borgio Verezzi, Scafandri Easydive
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martedì, 11 maggio 2010
Dopo l’arte nella stazione della metropolitana di Waterloo, Predrag Pajdic ha scelto la Cripta della Chiesa di San Pancrazio per fondere l’arte con l’afflato delle anime dormienti, e il palcoscenico misterioso con l’antidoto alla crisi del momento di 40 artisti internazionali.
I cunicoli sepolcrali misteriosamente suggestivi della chiesa londinese di Euston Road sono stati scelti come set ideale per allestire le inebrianti fantasie, le illusioni, la vanità inespressa, i sogni e i desideri, dei poeti, artisti, stilisti e fotografi di Lingering Whispers, che designano il glamour come alternativa al buio e alla tristezza della crisi imperante.
Una mostra arricchita da performance live, incontri con gli artisti, visite guidate con bicchiere di Champagne, fino all’inglese e sontuoso tè con amaretti couture, una dimensione dove la moda è arte, le paure più profonde diventano intimi capricci, la necessità accende il potere seduttivo e il glam spazza via la tristezza.
Tra le attrazioni anche il libro by The Pandorian che raccoglie più di 100 opere d’arte, 16 interviste, saggi e contributi di ogni genere, e un catalogo disponibile però solo presso all’esposizione.
L’evento spettacolare a cura di Predrag Pajdic, prodotto da Virginie Puértolas Syn-con, fino al 6 giugno esibisce le suggestioni ancti-crisi di Dom Agius, Errikos Andreu, Barney Ashton, Joachim Baldauf, Sang Bleu, Stefania Bonatelli, Wren Britton, Carolyn Cowan, Fran Dileo, Alexandra Eldridge, Devin Elia, Manuel Estevez, Roberto Foddai, Giga Al, Frances Goodman, Haleb Christophe, Katharina Hesse, Holfeld Daniel, Kobi Israel, Christina Kruse, Lafay Pascale, Laforge Scooter, Emiliano Lazzarotto, Mander Mark, Martir Tupac, Mootich Katarina, Michal Ohana-Cole, Passedouet Maflohé, Petra Reimann, Ricci / Forte, Pato Rivero, Yvonne De Rosa, Mauro Santucci, Schieferstein Iris, Soler Erick, Tapio Snellman, Wolfgang Stiller, Stribley Christopher Wagstaff Lee & Weiner Cyrille … dopo aver sbirciato ogni contributo on line quale trovate più congeniale al vostro punto di vista?
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mercoledì, 28 aprile 2010
Aditya Mandayam abita a Fabrica, programmatore, matematico e prima ha lavorato anche come lucidatore di bare.
Sta diventando molto famoso in rete grazie ali suoi Laptopogram. In pratica realizza delle stampe fotografiche partendo da foto mostrate sullo schermo del proprio computer. Abbiamo avuto l’opportunità di fargli un’intervista che vi proponiamo in esclusiva (nel seguito del post un aggiornamento esteso, in inglese).
Come ti è venuto in mente l’idea del laptopogram?
Sono molto pigro ed ero sdraiato al sole quando mi è venuta quest’idea.
Puoi spiegarci come funziona il sistema?
La carta fotografica è sensibile ad ogni tipo di luce. Il tempo ed il tipo di luce che colpisce la carta determina il tipo di immagine.
Un laptopogram si realizza tenendo la carta fotografica contro il monitor ed accendendo lo schermo per qualche secondo. Dopo si sviluppa la stampa nella maniera classica.
Ovviamente non è necessario un portatile. Potete usare una televisione o, per esempio, un iPhone. Qualsiasi tipo di schermo.




Quali sono i vantaggi di un laptopogram?
Questa tecnica permette di fare velocemente delle stampe a partire da qualsiasi immagine digitale: foto, grafica o persino filmati.
Inoltre il tempo per realizzare una stampa è poco.
E viene bene.
Come provare a realizzare un laptopogram in casa (regolazioni monitor, tempi di esposizione, ecc..)?
Il minimo che vi serve sono i reagenti chimici, la carta fotografica ed una stanza buia.
Tutto il resto è variabile.
Ha usato una padella del mio forno per lo sviluppo, una lampadina rossa della mia bicicletta per vedere al buio ed a volte utilizzo il caffè per fare stampe.
Quali consigli daresti per chi ha voglia di provare a realizzare un laptopogram?
Arachide + coriandolo = good.
Come prevedi di migliorare la tecnica del laptogram?
Con la pratica.
Risposte in inglese.
How did the idea came to you?
I’m terribly lazy and was lying down in the sun and the idea just came into my head.
Can you explain how the system works?
Photopaper is sensitive to any kind of light. The amount and quality of light, and the time for which you shine light on the paper determine the image.
Laptograms are made by taking a sheet of photo paper, pressing it against the monitor of a computer, and turning on the screen for a little while. After exposing you develop the print in a standard manner.
You dont need a laptop, of course. You can use a television, or an iPhone for example. You can use any kind of screen.
What are the advantages of a laptopogram?
This technique allows me to quickly make prints from any digital image: either photo, or graphics, even movies.
Plus the time period to make a print is smaller.
And it looks good.
How can somebody do a laptopogram at home (screen, calibration, exposure time, etc)?
The minimum you will need is chemicals (for developing and fixing) and photopaper and a dark space.
Everything else is variable.
I used a tray from my forno for developer, red light from my bicicletta for seeing in the dark, sometimes I use coffee to make prints.
What advice would you give to those who want to try out a laptopogram?
Arachide + coriandolo = good.
How do you plan to improve the technique of laptogram?
By practice.
UPDATE: EXTENDED INTERVIEW FOLLOWS
1. What is your history as a photographer?
I remember taking one photo when I was eight or nine. I was in the lounge of our home and my mother sat in front of the fireplace. This photo is perhaps from the same period as well. I found the scratched up negative two years ago when I went home.
A few years ago I stopped making darkroom prints. I scanned all my negatives on drumbeds and emailed myself the files. Laptopograms are the exact inverse; I take photos digitally and print them analogue. Its good to start again.
I started digital photography fairly recently. I now use my camera as a notebook of sorts, taking photos of everything. I put CHDK on it. Now my thoughts are distorted by this camera. Its like having memory you can grep.
2 – Can you tell you more about your previous experiments?
I like thinking of certain kinds of photography-as-performances.
Once I made casein prints and put them on little pieces of bread. The negatives had been developed with mint. Someone told me horse urine was the best toner but I didn’t find any horses in Helsinki so I used my own. I then walked around offering these foto-biscotti to people. Some people ate them. Some saw them for a little while, and then ate
them. Potassium bichromate is not good for you. Please don’t eat it.
At the PKBB in Jakarta I found an old Xerox machine. Now Bahasa Indonesia is quite fun; ‘foto’ means ‘photo’ ‘kopi’ is ‘coffee’, and ’susu’ is ‘milk’. ‘fotokopi’ is ‘photocopy’ and ‘kopisusu’ is ‘coffee with milk’.
My performance was called ‘fotokopisusu’. I developed some negatives in caffenol (which is coffee with washing soda) and made casein prints (casein extracted from milk). The audience was given the use of the Xerox machine. Some people made photocopies of the kopisusu prints. Some took my prints and left xeroxes behind.
In school I did a piece called ‘Aha! Oho!’ by asking people to imagine photographs. I would do this by placing an imaginary camera at a certain spot and asking people what they thought of the results. Sometimes I’d place the camera right atop our heads or in my shoe. Sometimes behind imaginary walls or in my mouth. I remember talking to Valentino Braitenberg about imaginary cameras and it was most jolly. He gave me those glasses you see in the picture. They have polarised lenses.
I would like to repeat these performances someday.
Here are two other pieces i did: here on Vimeo. The latter involves a rather lovely pianola roll given to me by Andy Cameron.
3. What are the techniques you enjoyed the most and appreciated in master’s works.
The Ungaro-Serbian photographer Andrea Palasti showed me Moholy-Nagy’s device. I liked it. The interwar period was good.
I make prints in my bathroom. And since my laptop is my lightsource I had internet in my darkroom. It was new.
4. What is the philosophy behind Laptograms, is ther anything behind it or is it just an impromptu discovery? Similarities and genealogic links with the history of photo printing?
Memory is funny. I usually have a backlog of film to be developed in a bag. Its all mixed. I developed some photos last week that I took two years ago. Its funny seeing old film that you shot. It triggers all these memories and sensations. Sometimes you do not remember taking this photo and this alters your memory of the past. Sometimes you go ‘Ah! so.’ Its like dental floss.
Early photography is interesting. You see it being used as an anthropometric tool, as an instrument. It becomes artistic later on.
A laptopogram is a mnemonic, as some photos are. It is a sign to remember the quotidian.
5. Where do you see Laptograms evolving in a year? Is there any specific subject where they might find anatural habitat and offer unique experience to the enthusiast?
Hmm. Laptopograms with Polaroid film is top on my list. You dont need any chemicals. You simply need a dark space.
Laptopograms of websites, of computer interfaces, of email inboxes, of internet porn – of these spaces we inhabit for eight hours a day.
Perhaps prints from movies; by playing cinema instead of displaying a static image.
I got hold of an iPhone yesterday. Its fun to use it like a stamp. Its a perverted scanner.
There are some websites which describe the shell script I used as a ‘virtual shutter’ or a ’shutter’. This is a flawed analogy. The script simply turns on the monitor. It is a timer. The nature of this technique is to ‘fold down’ the negative and the light source into a single object.
6. What were your feelings while watching this phenomenon grow like wildfire on the web in 36 hours?
Bemusement. Fabrizio Urettini and Alexandre Saumier-Demers were with me while this happened and we laughed.
7. What are you doing now?
I’m doing a series of prints for Fabrica. They are prints of the desktop screenshots of resident Fabricanti. I wrote to some of them and asked them to email me screenshots. Some responded immediately; some were shy; some rearranged things on their desktop; some said it was unfair because their desktops were not cool. It’s
been fun.
I might do something with Fabrizio’s gallery XYZ. A public darkroom perhaps,a circus sideshow.
8. Anything else?
Some people thought arachide+coriandolo=good was a chemical formula for developer. I meant to say that I like peanuts with coriander, its tasty.
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venerdì, 12 febbraio 2010
In libreria Grandi fotografi

Senza luce siamo persi ma i blackout oltre a stuzzicare paure e fobie, insieme alla coscienza, fanno luce su molti aspetti della nostra esistenza. Impossibile cancellare il ricordo di quello che ha lasciato l’Italia al buio per 12 ore nel 2003.
Renè Burri, a New York durante il Blackout del 1965, ha colto molti di questi aspetti insieme alla suggestione che accompagna l’oscurità, in scatti che potrei definire meravigliosi, per la forza che hanno di sondare gli abissi della metropoli insieme a quelli dell’umanità che la ‘affolla’, ma lascio a voi l’ultima parola.
Con Blackout New York le sue fotografie, in mostra alla Flo Peters Gallery di Amburgo fino al 15 gennaio 2010, nel 2009 sono state anche raccolte in un prezioso volume edito da Moser Verlag Gmbh in edizione limitata.
Blackout New York di Renè Burri

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