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Articoli marcati con tag ‘baci’

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giovedì, 19 maggio 2011
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H. List, ITALY, Rome 1953



150: foto viste in un giorno

150: foto scattate in un giorno
150: euro guadagnati in un mese
150: euro proposti per un mese di lavoro
150: ore di corso di photoediting
150: (quasi) libri consultati per la tesi
150: fotografie scattate da non ricordo più chi
150: c.v. mandati in un mese (risposte: 0,1)
150: anni che dovrei lavorare per prendere la pensione
150: parole in un minuto (a volte, nei momenti d’oro)
150: libri che vorrei leggere
150: film visti in un anno
150: città e Paesi che mi riprometto di vedere prima di morire
150: pasti al volo
150: minuti che ho perso con te
150: pensieri che mi hai passato
150: baci
150: mila anni che spero di vivere con te
150: giorni per preparare un libro
150: battute in una didascalia
150: aforismi da ricordare
150: mostre d’arte visitate
150: messaggi con la Manu
150: idee da rivedere
150: canzoni ascoltate in una settimana
150: lacrime
150: conoscenti
150: persone da conoscere
150: biglietti da visita
150: consigli dati e ricevuti da Luca
150: grammi di fegato che mancano all’appello (per la rabbia)
150: commenti meravigliosi su questo post
150: post da scrivere su questo blog
150: (forse molti di più) fotografi sopravvalutati
150: fotografi sottovalutati
150: notti a guardare le stelle
150: fottute, forti, inevitabili, grandi speranze

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Autore Articolo: Anna Mole
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Paul McDonough: New York Photography 1968 – 1978

mercoledì, 15 dicembre 2010
listen it it Paul McDonough: New York Photography 1968   1978

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Due uomini d’affari appollaiati su provvidenziali trespoli che spuntano dal marciapiede nel tentativo di sbirciare oltre la folla di una parata, aprono la gallery di oggi dedicata alla strade di New York attraversate da Paul McDonough negli anni ‘70.

Strade che pullulano di ciechi e Hari Krishna, impiegati e suonatori, ragazze in shorts bianchi e signore in pelliccia, coppie che si baciano all’uscita della metropolitana o prendono solo un caffè a Central Park, vetrine animate e sorprendenti incontri, raccolte in Paul McDonough: New York Photographs 1968 – 1978.

Un libro a cura di Susan Kismaric, arricchito da un saggio che nasce da diverse conversazioni con lo scrittore e poeta Alberto Mobilio, edito lo scorso novembre, in concomitanza con la mostra ospitata alla Sasha Wolf Gallery di Chelsea fino all’8 gennaio 2011 .. in sostanza un concentrato della sorprendente varietà offerta dalla strada, quarant’anni fa come oggi, che invito a esplorare e sfogliare.

Paul McDonough New York Photography 1968 – 1978
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Paul McDonough: New York Photography 1968 – 1978 é stato pubblicato su clickblog alle 10:30 di mercoledì 15 dicembre 2010.

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Street Photography Now: una collettiva di sguardi anche da sfogliare

martedì, 2 novembre 2010
listen it it Street Photography Now: una collettiva di sguardi anche da sfogliare

Street Photography Now from Johanna on Vimeo.

Quella per lo Street Style e le innumerevoli visioni inaspettate che offre, è una passione che alimento ogni volta che posso, e a questo proposito, Street Photography Now porta in mostra un bel po’ di sguardi alla Third Floor Gallery fino al 14 Novembre 2010, e con la pubblicazione edita da Thames & Hudson arricchita da biografie, saggi e risorse per chi è a caccia di ispirazione.

In un a volta sola è possibile contemplare tanti punti di vista singolari come quello colto dall’asfalto per la copertina del libro, gesti spontanei, situazioni singolari e spesso divertenti, baci improvvisi tra la folla distratta, e piccole coincidenze dettate dal fato beffardo.

Da New York a Tokyo passando per Delhi, Street Photography Now raccoglie un bel campionario di fotografi emergenti, e del calibro di Alex Webb e Martin Parr, che contribuiscono a dar lustro all’umanità che imperversa sulle strade di tutto il mondo, e in modo più o meno sorprendente caratterizza il paesaggio che attraversa.

Street Photography Now: una collettiva di sguardi anche da sfogliare é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di giovedì 28 ottobre 2010.

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Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani

martedì, 5 ottobre 2010
listen it it Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani

1df077bac8bf6dfa307b099588888c98 Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani

Sentendomi come Dante davanti alle porte dell’Inferno, oggi il pensiero è corso a Rodin e al suo imponente Le Penseur, il pensatore che continua a riflettere nel museo parigino che porta il nome del suo creatore, ma molto presto anche a Legnano.

Il comune lombardo in provincia di Milano, dedicherà infatti una speciale attenzione alle opere del grande scultore e pittore francese con la mostra Rodin. Le origini del genio (1864-1884), ospitata al Palazzo Leone da Perego, dal 20 novembre 2010 al 20 marzo 2011.

In mostra però, oltre a capolavori scultorei come il Pensatore, il Bacio, le Grandi Ombre o Giovanni Battista … ci saranno anche gli scatti in bianco e nero di Bruno Cattani, e tutta l’arte & l’eros scaturito dalla relazione artistica tra Camille Claudel e Auguste Rodin.

La geniale allieva e il grande maestro, scultori e amanti, e i capolavori di entrambi fotografati da Bruno Cattani per il Musée Rodin nel triennio 1999-2001, resteranno esposti con Claudel e Auguste Rodin, arte ed eros, 1999-2001, nel salone delle mostre della Banca di Legnano. Altra cosa interessante su cui riflettere oggi.

Bruno Cattani, Camille Claudel e Auguste Rodin, arte ed eros, 1999-2001
c9147ac2ea8f63247e307ccf733426db Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani a352eaa000a055c193faa23ad932a91e Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani 193de38709b4a1efe0b6eddc10ec4949 Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani fa958f4620e4654683998c9ba6e04151 Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani

Camille Claudel e Auguste Rodin, Arte ed Eros, fotografati da Bruno Cattani é stato pubblicato su clickblog alle 10:00 di sabato 02 ottobre 2010.

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È morta Edith Shain, l’infermiera del famoso bacio a Times Square

giovedì, 1 luglio 2010
listen it it È morta Edith Shain, linfermiera del famoso bacio a Times Square

371142fe462e8d60e439809e7cd9cd89 È morta Edith Shain, linfermiera del famoso bacio a Times Square

Il bacio a Times Square di Alfred Eisenstaedt è probabilmente la foto simbolo della fine della guerra e delle speranze per il futuro che porta con sé la pace.

La foto fu scattata il 14 agosto 1945 a Times Square e ritrae un marinaio che bacia appassionatamente una crocerossina. Quasi 30 anni più tardi Edith Shain scrisse al fotografo rivelando di essere lei la ragazza della foto. Come vedete in copertina nel corso degli anni si è prestata per diverse reinterpretazioni.

Domenica è morta all’età di 91 anni. Non si è mai saputo chi fosse, invece, il marinaio.

Via | Corriere

È morta Edith Shain, l’infermiera del famoso bacio a Times Square é stato pubblicato su clickblog alle 15:00 di giovedì 24 giugno 2010.

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Gerard Uferas, foto di matrimoni in mostra al Comune di Parigi

mercoledì, 5 maggio 2010
listen it it Gerard Uferas, foto di matrimoni in mostra al Comune di Parigi

22b0f064f64ddb8f7699014fa3423375 Gerard Uferas, foto di matrimoni in mostra al Comune di Parigi

Se passate in quel di Parigi fate un salto in… Comune. Non è uno scherzo. Gerard Uferas espone lì le sue foto dal prossimo week-end. Splendidi frammenti tratti da innumerevoli matrimoni parigini scattati in tanti anni di attività dal fotografo che, anche se non è un matrimonialista di mestiere, si è spesso dedicato a questo genere di scatti.

Quelli ritratti da Duferas sono matrimoni strani, vitali, multiculturali e romantici come solo quelli che si celebrano nella Ville-Lumière possono essere. La mostra non a caso si intitola Paris D’Amour e, come immagine della locandina, sceglie una foto che ricorda un po’ il bacio più famoso della storia della fotografia.

Quella scattata (anche se poi si seppe che era tutto… molto poco spontaneo) da Robert Doisneau. E sapete dove? Proprio davanti all’Hotel de La Ville (ovvero, il Municipio) di Parigi, il luogo in cui si svolgerà la mostra di Duferas, a partire dall’8 maggio.

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Location scelta non per caso visto che è lì che si sono celebrati la maggioranza dei matrimoni civili ritratti. L’ingresso alla mostra è gratuito e l’esposizione terminerà il 31 luglio. Insomma se da qui a fine luglio siete a Parigi, magari in compagnia della vostra anima gemella, fare un visita è quasi d’obbligo. Del resto cosa c’è di meglio di essere innamorati a Parigi?

Paris d’Amour from Gerard Uferas on Vimeo.

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Peter Gowland è morto a 93 anni

lunedì, 19 aprile 2010
listen it it Peter Gowland è morto a 93 anni

659f0bd6673f6850802141c43c7348ed Peter Gowland è morto a 93 anniPeter Gowland, il famoso fotografo glamour, è morto a 93 anni nella sua casa dopo complicazioni per un intervento all’anca.

Ha fotografato per più di 60 anni la bellezza femminile arrivando ad ottenere più di 1000 copertina, da Rolling Stone e Playboy a Modern Photography, ed ha pubblicato 26 libri fotografici.

Le immagini più memorabili sono quelle delle splendide pinup che venivano baciate dal sole mentre erano in costume da bagno. Figlio di 2 attori ha imparato a plasmare la luce dalla cinematografia e nonostante sia apparso in 12 pellicole il suo amore è sempre rimasto la fotografia.

Via | SilberStudio

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UNA DENUNCIA IN SOLIDARIETA’ AI BOSCIMANI DEL KALAHARI E AI POPOLI INDIGENI E TRIBALI: “TRA LA PERDUTA GENTE”DI RAFFAELLA MILANDRI

domenica, 22 novembre 2009
listen it it  UNA DENUNCIA IN SOLIDARIETA’ AI BOSCIMANI DEL KALAHARI E AI POPOLI INDIGENI E TRIBALI: “TRA LA PERDUTA GENTE”DI RAFFAELLA MILANDRI

“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.

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PALLADIO E/A VENEZIA

sabato, 4 luglio 2009
listen it it PALLADIO E/A VENEZIA

VERNICE STAMPA

VENERDI’ 3 LUGLIO 2009

DALLE 11 ALLE 14

Saranno presenti i curatori

PALLADIO E/A VENEZIA

Venezia, Museo Correr, secondo piano

4 luglio 2009 – 10 gennaio 2010

La mostra si realizza nell’ambito delle iniziative promosse e finanziate dalla Regione Veneto, coordinate dal Comitato Regionale per le celebrazioni del cinquecentenario palladiano. Organizzata in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Marciana, ripercorre i passi di Palladio a Venezia nei suoi non sempre univoci rapporti con il mondo veneziano, con la sua classe di governo, con gli intellettuali, gli ecclesiastici, gli ordini religiosi, le organizzazioni assistenziali e devozionali, gli editori. Presenta oltre 300 opere – tra edizioni a stampa, manoscritti, documenti e disegni – attraverso le quali si indagano l’ambiente veneziano di Palladio e la sua attività in città (da un lato l’opera teorica, dall’altro i lavori progettati, realizzati, scomparsi). Particolare rilievo è attribuito al peso degli interventi palladiani nel ridisegno della scena urbana più peculiare e simbolica di Venezia, il Bacino di San Marco, attraverso le facciata di San Giorgio Maggiore e, sull’isola della Giudecca, della Chiesa votiva del Redentore e del complesso delle Zitelle, con un risultato di straordinaria forza innovatrice.

Grazie alla collaborazione con l’Università IUAV di Venezia – Sistema dei Laboratori, una sezione della mostra presenta nuovi rilievi fotogrammetrici che consentono di confrontare per la prima volta tra loro le diverse facciate palladiane, mettendo a disposizione, in maniera multimediale, un’importante raccolta di dati tecnici, storici e scientifici che consentono di confrontare e visualizzare informazioni fino a oggi non disponibili, oltre a documentare com’è cambiato nel tempo il modo di vedere e di rappresentare l’opera di Palladio.

La curatela scientifica della mostra è di Lionello Puppi, Giandomenico Romanelli, Andrea Bellieni.

Catalogo Fondazione Musei Civici di Venezia.

Nonostante all’apparenza si sia detto e mostrato tutto, biblioteche e archivi racchiudono ancora notizie, informazioni, suggestioni, suggerimenti e dati oggettivi per la miglior ricostruzione dell’attività e della personalità di Andrea Palladio, del suo ambiente e delle sue frequentazioni, dei suoi drammi e dei suoi trionfi, dei suoi dubbi, delle sue crisi, delle sue incertezze, anche nelle insidiose avventure veneziane.

Proprio una ricchissima selezione di materiali provenienti dalla Biblioteca Correr, dalla Marciana, dalla Querini Stampalia di Venezia, dalla Bertoliana di Vicenza e dalla Biblioteca Civica di Treviso, costituisce il corpus della mostra, articolata in sei sezioni. In esse si documenta il rapporto di Palladio con la città lagunare, che si stabilisce fin dagli anni ‘50 tramite alcune figure di aristocratici colti e illuminati – soprattutto i fratelli Marcantonio e Daniele Barbaro – partecipi delle più alte sfere politiche e di governo della Serenissima. Questi patrocineranno, più o meno apertamente, tutte le sue imprese architettoniche veneziane. Palladio però, pur apprezzato e attivissimo in terraferma per ville patrizie, riuscirà a realizzare in città soprattutto edifici religiosi, trovando invece evidente resistenza per proposte residenziali e urbanistiche.

La mostra sottolinea inoltre il ruolo di fine intellettuale di Palladio, che pubblica a Venezia opere di carattere filologico e archeologico, oltre al fortunato trattato I Quattro Libri dell’Architettura del 1570. Pur inserito in un ambiente di altissimo profilo culturale, sociale e politico, egli non prenderà mai residenza a Venezia e non ne diverrà mai “cittadino”: forse per un’inconciliabilità profonda tra i suoi legami con la nobiltà di terraferma berica e i poteri forti di Venezia; forse per la sua scarsa attitudine al compromesso e un rigore che poteva apparire incontrollabile. O forse semplicemente perché Andrea amava sperimentare più di quanto un gruppo di governo pur colto e di grande qualità potesse e volesse permettersi di rischiare.

Su tutto questo, con attenzione, con rigore e con significative novità, indaga la mostra veneziana.

IMMAGINI per la stampa disponibili su www.museiciviciveneziani.it

Fondazione Musei Civici di Venezia, Ufficio Marketing, Comunicazione e Ufficio Stampa: Monica da Cortà Fumei, Riccardo Bon, Piero Calore, Silvia Negretti, Alessandro Paolinelli, Sofia Rinaldi

tel. +39 0412747607/08/14/18 fax /04; mkt.musei@comune.venezia.it; pressmusei@comune.venezia.it - www.museiciviciveneziani.it


PALLADIO E/A VENEZIA

Venezia, Museo Correr, secondo piano

4 luglio 2009- 10 gennaio 2010

INFORMAZIONI GENERALI

Sede: Museo Correr, Piazza San Marco, Venezia

Inaugurazione: venerdì 3 luglio 2009

Apertura al pubblico: 4 luglio 2009 – 10 gennaio 2010

Orario: 10/19 (biglietteria 10/18) fino al 31 ottobre; dal 1 novembre 10/17 (biglietteria 10/16)

BIGLIETTI

Ingresso con il biglietto del museo

Fino al 31 ottobre SAN MARCO PLUS
I MUSEI DI PIAZZA SAN MARCO + 1 dei Musei Civici Veneziani a scelta
Intero
13,00 euro

Ridotto 7,50 euro

ragazzi da 6 a 14 anni; studenti* dai 15 ai 29 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti (min. 10); cittadini ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci FAI

dal 1 novembre

I MUSEI DI PIAZZA SAN MARCO
Intero
12,00 euro

Ridotto 6,50 euro

Offerta Famiglie

Per Musei di Piazza San Marco e Museum Pass Musei Civici Veneziani
Per famiglie composte da due adulti e almeno un bambino: 1 biglietto intero e gli altri ridotti

Speciale pomeridiano
Valido solo il giorno di emissione, con ingresso ai Musei di Piazza San Marco dalle 13.00 alle 16.00.
Acquistabile solo su prenotazione con veniceconnected.com

Gratuito
residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 2 gratuità ogni 25 biglietti (gruppi non scolastici) previa prenotazione; gli insegnanti che accompagnino i loro gruppi scolastici; membri I.C.O.M.

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Ci risiamo…AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi… per l’Angola e l’Abruzzo

domenica, 28 giugno 2009
listen it it Ci risiamo...AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi... per lAngola e lAbruzzo

28fe76e8c8b25847c92032f506c361f0 Ci risiamo...AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi... per lAngola e lAbruzzoSalve,
siamo Marco e Serafina dalla Toscana e siamo di nuovo a disturbare per la ricerca di macchine fotografiche digitali anche usate.

Dopo le belle esperienze vissute nel 2007 in Cambogia e nel 2008 in Perù siamo pronti a rimetterci in viaggio

In Cambogia e più precisamente a Siaonoukville grazie alla Fondazione Aiutare i Bambini (www.aiutareibambini.it) avevamo tenuto un corso di fotografia presso il Centro per ragazzi di strada di M’Lop Tapang (di seguito ci sono i link per scaricare le foto scattate dai ragazzi durante il corso) mentre in Perù abbiamo organizzato un corso di fotografia per due gruppi di ragazzi a Tambo de Mora (Provincia di Chincha, Dipartimento di Ica) un delle zone più colpite dal terremoto del 15 agosto 2007.

Ora siamo quasi pronti per partire alla volta dell’Angola, paese sconvolto da 27 anni di guerra civile che hanno seminato caos, povertà, morte e tanti orfani e ora tigre d’Africa con un impetuoso e diseguale sviluppo economico.

A cavallo di luglio ed agosto organizzeremo due corsi di fotografia, il primo a Ganda, una cittadina a circa 200 km da Benguela, seconda città del Paese, presso il Progetto di reinserimento socio-infantile (PISI), finalizzato all’assistenza degli orfani di guerra e dei bambini soldato e sostenuto dalla Fondazione Aiutare i Bambini.

http://www.aiutareibambini.it/component/progetti/view/160-adozione-a-distanza-dei-bambini-di-ganda

(continua…)

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Simboli e segreti nei giardini di Firenze. Storie, aneddoti, personaggi

domenica, 7 giugno 2009
listen it it Simboli e segreti nei giardini di Firenze. Storie, aneddoti, personaggi

SIMBOLI E SEGRETI NEI GIARDINI DI FIRENZE. STORIE, ANEDDOTI, PERSONAGGI
Autore: Paola Maresca
Editore: Angelo Pontecorboli
Formato: 14×20 cm
Pagine: 136
Illustrato
Anno: 2008
Codice ISBN: 978-88-88461-69-4
Prezzo (di copertina): 13,80 Euro

PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/bookshop/lbsegrefirenze.htm

(continua…)

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World Wide Artists Gallery

domenica, 17 maggio 2009
listen it it World Wide Artists Gallery

2b6dbbf3a81aa14049bc512ff97388fd World Wide Artists Gallery
World Wide Artists Gallery

23 maggio — 2 giugno 2009
Tempio di Adriano -Piazza di Pietra -Roma
Abu Simbel: il salvataggio dei Templi, l’uomo e la tecnologia

Roma. Oltre 40 milioni di ore di lavoro, più di 5 anni di lavoro, oltre 4.000 blocchi di svariate tonnellate tagliati e riposizionati 65 metri più in alto ed oltre 200 metri lateralmente,
2000 operai, quasi tutti locali, 150 tecnici provenienti da tutto il mondo, 50 famiglie, 20 bambini, oltre 40 milioni di ore di lavoro senza neanche un incidente mortale. Questi alcuni numeri di una grande vittoria dell’uomo che, dal 1964 al 1968, riuscì a salvare i Templi di Abu Simbel, in Egitto, destinati alla definitiva scomparsa in seguito alla costruzione del El

Saad El Aali, la grande diga di Aswan. Promotore di questo progetto fu l’U.N.E.S.C.O., a cui parteciparono 119 nazioni per salvare gran parte dei monumenti della Nubia, e che nel 1979 riconobbe Abu Simbel come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il complesso archeologico è composto da due grandi Templi scavati nella roccia, nel fianco della montagna, fatti erigere dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. lungo il Nilo. Tra i molti monumenti eretti dal Faraone il Grande Tempio è generalmente considerato il più imponente ed il più bello. Sulla facciata, alta 33 metri e larga 38, spiccano le quattro statue di Ramses II, ognuna delle quali alta 20 metri. (continua…)

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