Appagando contemporaneamente le mie passioni per l’Africa, gli studi antropologici, la fotografia e le pubblicazioni fotografiche, oggi dedico una segnalazione ad Angela Fisher e Carol Beckwith, che da oltre trenta anni vivono a stretto contatto con le etnie indigene africane cercando di preservarne rituali e memorie che rischiano di scomparire.
Dopo tante foto e pubblicazioni straordinarie dedicate a quei riti e quelle tradizioni tribali millenarie, che la loro fondazione African Ceremonies Inc è impegnata a sostenere con i proventi di vendite e iniziative, alla pregevole collezione si aggiunge una nuova pubblicazione sui Dinka del Sudan Meridionale.
Dinka Legendary Cattle Keepers of Sudan, arricchire peraltro lo scaffale della Modernbook Editions, con immagini e i rituali di un popolo straordinario che ha prosperato con l’allevamento e il commercio di bestiame, fino a quando la guerra civile del Sudan ne ha messo a rischio usi e costumi. Immagini entusiasmanti in mostra alla Modernbook Gallery di San Francisco fino al 27 novembre, che grazie a loro potete sbirciare in questa gallery.
Nelle immagini, un popolo con un profondo legame fisico e spirituale con la terra e gli animali, e una devozione per le loro mucche dalle grandi corna addirittura leggendaria.
Una tribù di pastori che per anni ha proliferato in un territorio esteso tra il Nilo Bianco e gli affluenti Bahr el Ghazal a occidente e il Sobat a oriente, fra i distretti di Wau e Bor, dormendo e vivendo in mezzo alla mandria, dando ai bambini il nome dell’animale preferito dal genitore, e soffiano nella vagina delle mucche per favorirne la fertilità.
Un popolo infinitamente bello, se mi concedete l’espressione, proprio in virtù dei suoi colori e tradizioni, e quella pelle tanto nera come l’ebano quanto ‘bianca’, da guadagnarsi il termine di “ghostly” (fantasma) tra i primi esploratori, perché cosparsa della cenere bianca di sterco bovino per preservarla da morsi di insetti e malaria (la stessa con la quale si puliscono i denti), suggestivamente in linea con termini come “jieng” e “mony-jang”, ovvero “men of men”, con i quali i Dinka si fanno chiamare. Il fatto che sia altissimi, flessuosi e belli come dei, ovviamente contribuisce.
Il libro edito da Rizzoli Usa nello scorso settembre, con i resoconti delle due fotografe e l’introduzione di Francis Deng, attuale consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio, e le copie da collezione disponibili da ottobre in cofanetti impreziositi da una stampa a scelta tra le cinque contemplate (nell’ultima immagine della gallery), sono un po’ costosi, ma se pensate che il ricavato andrà a sostenere queste stesse comunità e le preziose tradizioni che rischiano di perdere, i prezzi in rapporto a quelli di questo genere di pubblicazioni appaiono irrisori, oltre che ben spesi.
WORLD BEACH ULTIMATE CUP – WORLD FREESTYLE CHALLENGE di Sergio Bertolini e Roberto Mignanego
“E c’erano colori ovunque, frammenti di colore ovunque. E frisbee. Ovunque. Il prossimo anno il tema del Paganello sarà ‘Amarcord’.” [Lui Tasini]
Sergio Bertolini e Roberto Mignanego ritraggono il “Paganello” 2010, torneo mondiale di frisbee giunto quest’anno alla ventesima edizione nella città di Rimini.
PAINTING di Alex Roulette
Originario dell Ohio, residente a Brooklyn, NY, Roulette fotografa e fedelmente riproduce in materia pittorica con estrema precisione istanti e istanze di vita “on the road” di un’America giovane e sola, alla ricerca di qualcosa.
WORKS di Luca Bidoli
“Alla ricerca di una meraviglia possibile. Di una resistenza alla transitorietà. Si sta come in tralice, di traverso: è la prospettiva obliqua, da animale domestico, di chi sta in basso, oltre, a fondo, quella di Luca Bidoli. Questa surrealtà di indizi percepita a quattro zampe, acida, dai contorni netti come tagli, è congegnata per vuoti. […] Si fa materia pittorica, cromia fauve, sagoma di un tempo minimo. Di passaggio.”
Simonetta Angelini
THE PINK AND BLUE PROJECT di Jeongmee Yoon
L’ultimo progetto-reportage di JeongMee Yoon, fotografa sudcoreana, ritrae l’infanzia circondata dai propri oggetti…
“The Pink and Blue Projects, explores the trends in cultural preferences and the differences in the tastes of children (and their parents) from diverse cultures, ethnic groups as well as gender socialization and identity. Today, with the effects of advertising on consumer preferences, pink and blue customs are a worldwide standard.”
JeongMee Yoon
IPHONEOGRAFIA di Ale di Gangi
Fotografo e videomaker fiorentino in costante oscillazione tra digitale e analogico dovuta alla duplice fascinazione per il vintage (è ora in mostra a Firenze con “the possibile exhibition” per sole Polaroid) e per le tecnoavanguardie: come le immagini trattate con le varie applicazioni permesse da iPhone, il trend del momento, al quale questo servizio è dedicato.
William Burrard-Lucas e suo fratello Matthew si sono avvicinati alla fotografia naturalistica degli animali selvaggi in modo molto particolare.
Sono andati in Tanzania ed anziché posizionare la reflex vicino a corsi d’acqua per scattare quanto qualche animale passa davanti all’obiettivo hanno montato una Canon 400D su un auto radiocomandata, la BeetleCam.
Per ammorbidire le ombre del sole africano sono stati montati due flash ai lati della reflex come potete vedere dalla foto di copertina. Con questo sistema si sono potuti avvicinare e fotografare gli animali da un’angolatura completamente diversa.
Purtroppo per loro la voglia di fotografare una leonessa è stata fatale per la povera reflex. Le foto successive sono state scattate utilizzando una Canon 1D mark III e tenendosi a distanza dai felini.
Victor Huang stava esplorando in immersione le coste al largo di Wellington in Nuova Zelanda quando un Polpo lo ha assalito per portargli via la fotocamera, una Panasonic TS2.
Victor non si è perso d’animo e dopo qualche minuto di inseguimento è riuscito a recuperarla usando una fiocina per distrarre l’animale. Il tutto è stato è registrato dalla fotocamera che era in modalità video al momento dell’agguato.
Assab One ospita una tappa di Balena Project di Claudia LosiClaudia Losi Balena Project
Linee annodate/Argille disciolte
Ad Assab One avrà luogo una tappa del progetto, che durerà quattro giorni, con la partecipazìone di circa 130 bambini accompagnati dai loro insegnanti.
Il programma previsto è il seguente:
dal 13 al 15 luglio laboratorio con i bambini a porte chiuse
su una grande parete viene proiettato Balena Project_ knotted lines, 2008, una video- animazione, nella quale appaiono, in successione e senza un ordine preciso, dei disegni. Ogni disegno riproduce tutti o quasi tutti coloro che dal 2004 a oggi hanno partecipato a Balena Project. I disegni sono stati pazientemente animati da Francesca Dainotto, che ha reso la linea che li compone come un filo che si annoda e annodandosi forma nuove figure su uno sfondo senza dimensione, totalmente bianco. Un intreccio continuo tra persone, luoghi e tempi diversi. Il sonoro invece è stato realizzato dagli amici Invernomuto
Nell’area in cui avviene la proiezione, è collocata una “montagna†di argilla dalla quale i bambini possono “strappare†un pugno di terra e modellarlo realizzando micro sculture “balenaâ€.
Questa “liberazione†si lega virtualmente ad una campagna di tutela delle aree in questione, a grave rischio ambientale fino a non molto tempo fa.
il 16 luglio, dalle 19 alle 21
apertura al pubblico
I visitatori potranno accedere allo spazio per vedere in anteprima il video e, prima della loro “ liberazioneâ€, le piccole balene create dai bambini. Sarà presente Claudia Losi.
In collaborazione con  We Care, Cooperativa Sociale ONLUS e Comune di Milano, Settore Educazione e Diritto allo Studio.
Balena Project parte nel 2004 ma già da qualche anno prima aveva preso corpo l’idea di una grande balena di stoffa, arenata in uno spazio troppo piccolo per contenerla tutta.
Questo progetto è in parte legato a una suggestione storica. Nel XIX secolo furono infatti rinvenute parti di scheletro di grandi cetacei nei calanchi di sabbia, proprio nella valle del piacentino dove l’artista aveva trascorso molte estati, in cerca di conchiglie fossili, fragili come la stessa sabbia che le aveva conservate. Quella pianura un tempo era sommersa dall’acqua salata. Invece di vigneti e campi di mais vi crescevano distese di alghe, sedimentavano molluschi e castelli di carbonato di calcio prendevano forma. Invece di stormi d’uccelli, come disse Leonardo, nuotavano pesci dalle forme più strane e i grandi mammiferi marini.
Infine una storia riportata da più amici dell’artista ha fornito un altro spunto: GOLIATH, agli inizi degli anni ’70, una vera balena,  eviscerata e conservata sotto strati di formalina, veniva mostrata nelle piazze italiane ed europee come attrazione di un circo macabro. Trasportata in un container illuminato da luci arancioni si presentava come un animale maleodorante e raggrinzito. Un’immagine mortifera che attraeva adulti e bambini, che ricordano ancora i suoi occhi enormi spalancati verso il nulla.
Il progetto emerge dalla necessità di costruire una narrazione che contenga un’affermazione di senso: l’immagine di un grande animale arenato a rischio d’estinzione appare in luoghi inaspettati e diventa, per l’artista, strumento per attivare situazioni collaterali.
La conclusione di Balena Project, ancora aperta, trasformerà la “balena di lana†in tanti altri oggetti, la sua non sarà una fine ma una trasformazione in altre piccole storie. Non si getta via nulla. Neppure un pensiero.
In allegato il comunicato stampa. Sono disponibili immagini in alta risoluzione.
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ASSAB ONE
associazione promozione arte contemporanea
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Brescia, 5 Giugno 2009 – Sabato 27 Giugno 2009 wavephotogallery inaugura alle ore 19,00 presso la sua sede di via Trieste 32/a, le mostre fotografiche:
“Thy Kingdom come and The Savage Garden” di Beth Moon e “Colors of the imagination – painted flowers” di Brigitte Carnochan.
Beth Moon presenta le fotografie della serie “Thy Kingdom come” e di “The Savage Garden” , due progetti fotografici differenti: il primo incentrato sul rapporto uomo-animale ed il secondo sulle nature morte, le piante; entrambi i lavori sono realizzati tramite la tecnica al platino.
Brigitte Carnochan si concentra sulle nature morte, in particolare i fiori, fotografate con pellicola in bianco e nero o con pellicola all’infrarosso e la successiva pittura fotografica.
Le mostre resteranno in corso fino al 31 luglio 2009.Â
L’inaugurazione si terrà domenica 22 febbraio alle 18:00
La mostra termina il 22 marzo
La Galleria Marconi è aperta tutti giorni dalle 16.00 alle 20.00, esclusa la domenica (continua…)
L’inaugurazione si terrà domenica 22 febbraio alle 18:00
La mostra termina il 22 marzo
La Galleria Marconi è aperta tutti giorni dalle 16.00 alle 20.00, esclusa la domenica
Dopo il successo del primo appuntamento di Marche Centro d’Arte, con la collettiva che ha presentato i lavori di Roberto Cicchinè, Daniele Duranti, nardiescopetta e Rita Soccio, alla Galleria Marconi di Cupra Marittima proseguono gli appuntamenti del ciclo sull’arte marchigiana, all’interno della rassegna Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi.
Marche Centro d’Arte prosegue domenica 22 febbraio alle 18.00 con la doppia personale di Marco Bernacchia e Francesca Gentili, che saranno curati, rispettivamente da Elvira Vannini e Maurizio Coccia.
La doppia personale è la seconda tappa di un ciclo di tre mostre dedicate ai fermenti dell’arte marchigiana intitolato: Marche Centro d’Arte. Lo scopo della rassegna è mostrare la vivacità delle produzioni artistiche che ci sono nella regione, una regione in cui convivono pluralità e singolarità , a partire dallo stesso nome, Ogni artista ha una sua peculiarità , che rende interessante il suo percorso di ricerca, una voce che unendosi alle altre, che emergono dal territorio, dà vita a un mosaico ricco vivo e vivace.
Titolo: Animalìa A cura di: Italo Zannier Editore: Fratelli Alinari Pagine: 80 Fotografie: 72 fotografie in quadricromia
Rilegato in brossura Formato: 15 x 21 cm Codice ISBN: 88-7292-496-0 Prezzo (di copertina): 15,00 Euro
L’esperienza e i concerti di Poesia Sonora con Nicola Frangione sono orientati verso quella che alcuni artisti definiscono: “drammaturgia delle artiâ€. L’attenzione al gesto come elemento espressivo fondamentale segna in maniera indelebile il suo lavoro. Abbiamo allora una vocalità che, da una parte, partecipa alle performances del corpo, ponendosi alla stessa stregua degli altri elementi linguistici, dall’altra, si manifesta in veste di protagonista, in tutta la sua compiutezza, in una dimensione sonora che si lega al testo e alla musica secondo modalità intermediali, rispettando gli orientamenti fondamentali della “poesia sonoraâ€, ben consolidati in mezzo secolo di prassi e di osservatorio pragmatico.
A partire da “vocecevovoceâ€, del 1980, Nicola Frangione mette in cantiere lavori che si fondano sull’uso del testo e della musica in chiave sinergica, nel senso che tali elementi non sono semplicemente in un ottica di sola “spettacolarità â€, ma vengono costruiti con reciproco sostegno al fine di “rivelare†la voce, di manifestarla “poieticamenteâ€, di manifestarne la sonorità in tutta la sua pregnanza. Si tratta di “poesia del suonoâ€, di un evento sonoro come oggetto artistico, dove testo, voce, musica sono in stretta fusione.