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venerdì, 18 novembre 2011

Alcuni giornali definiscono Raffaella Milandri una “avventuriera”, una incredibile figura romantica di altri tempi . Gli amici la hanno soprannominata “Raffa Jones”: è una viaggiatrice solitaria che parte alla esplorazione di alcuni remoti angoli di mondo, in fuoristrada. Armata di telecamera e macchina fotografica, si reca in riserve e villaggi di pigmei, aborigeni, indiani d’America, boscimani e cerca la verità sulle attuali condizioni di questi popoli, pronta a documentare e denunciare le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani .
Spiega la Milandri “I popoli indigeni spesso si trovano sulla traiettoria delle speculazioni di Governi e multinazionali, che ambiscono alle ultime fette di paradiso terrestre ricche di risorse naturali.” Dedichiamo una breve intervista a questa donna intraprendente.
-Come è la viaggiatrice solitaria durante i suoi viaggi?”
“Ad ogni partenza mi spoglio delle mie impalcature mentali ed esteriori da occidentale, e indosso dei panni estremamente comodi e spartani. La dimensione della valigia è inversamente proporzionale al concetto di libertà. Mi affido al mio ‘quinto senso e mezzo’, ovvero al mio istinto, e mi muovo senza programmi, pronta a cambiare rotta in base alle esigenze. ”
-E come è quando è a casa?
“A casa ? Sono spesso vittima dei tacchi alti e dei tailleur. In lotta continua con il tempo, affaccendata come solo noi occidentali sappiamo fare.”
-Ha incontrato pericoli nei suoi viaggi?
Raffaella Milandri lancia uno sguardo al cielo.
” Ogni volta può esserci l’imprevisto, come un guasto alla macchina in mezzo al nulla. Ma il pericolo più grande nasce quando tocco gli interessi dei potenti. Spesso mi trovo a raccogliere denunce molto scottanti, e in certe aree remote farmi scomparire sarebbe una soluzione molto facile. Ma la mia arma migliore è tenere un profilo basso: spesso faccio la finta tonta o la turista idiota”
-E ha mai avuto molestie di tipo sessuale?
“Riesco quasi sempre a prevenire queste situazioni.Ma certo, può capitare”
-Raffaella, Lei viaggia con qualche organizzazione o associazione?”.
“No, io mi muovo da sola e spesso in incognito. Poi, quando torno in Italia, organizzo convegni e conferenze per divulgare il materiale raccolto, grazie ad Associazioni o a Assessorati alla Cultura”
-E’ vero che i Suoi viaggi si possono seguire in diretta su Facebook?
“Sì, metto online foto e filmati, ho molte persone che mi seguono e mi sostengono nei momenti bui”
-Quali angolo di mondo Le sono rimasti nel cuore?
“Tutti, luoghi e persone. Il Giappone, l’Orissa, il Camerun, il Botswana, l’Australia , il Tibet….Forse l’Alaska ha un posto speciale: l’ultima frontiera”
-La mèta del prossimo viaggio?
“Ancora da confermare. Per ora sono impegnata con la presentazione del mio libro in prossima uscita ‘Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella foresta’ della casa editrice Polaris. E’ un racconto di viaggio ma anche una denuncia del rischio di estinzione dei Pigmei. ”
Link a filmato http://www.youtube.com/watch?v=HXApuzVaVok

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mercoledì, 11 agosto 2010

Scalando vette da brivido come alpinista e fotografo, Vittorio Sella ha lasciato in eredità un patrimonio iconografico, che Ansel Adams non ha esitato ad associare alla definizione di ‘sublime’ per la viscerale intensità delle emozioni che è in grado di suscitare, in grado ancora oggi di insegnare molto sia agli esperti di alpinismo che di paesaggi fotografici.
Spostandosi con destrezza dalle Alpi alla catena Ruwenzori ugandese, dall’Alaska alla spedizione sul K2 di Luigi Amedeo Savoia Duca degli Abruzzi nel 1909, Vittorio Sella è arrivato a cogliere picchi vertiginosi, pareti elettrizzanti, crepacci profondi e spaventosi come l’infinito, insieme alle dimensione emozionale delle atmosfere nebbiose e lo sfolgorio della luce sulla neve e i vari strati di roccia, raccolti da Summit.
L’archivio di lastre e panorami, fragile ma ben conservato dalla Fondazione Sella di Biella, grazie anche alla speciale zaino inventato dallo stesso Sella per il trasporto dell’attrezzatura in alta quota e in luoghi remoti, sarà in parte esposto alla Panopticon Gallery di Boston con Heights of Observation e la selezione di fotografie delle sue spedizioni a cura di Tony Decaneas, visitabili dal 9 settembre all’8 novembre 2010.
Heights of Observation


Heights of Observation: le vette di Vittorio Sella alla Panopticon Gallery é stato pubblicato su clickblog alle 11:11 di mercoledì 11 agosto 2010.
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sabato, 15 maggio 2010
Dopo Australia, Alaska, Botswana, Nepal, Tibet, Giappone etc
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa umanitaria,
parte il 17 maggio per l’ennesimo viaggio in solitaria,
questa volta in Orissa, nell’est dell’India.
In questa zona esiste un popolo indigeno che ha una
collina sacra (come in Avatar) piena di bauxite , ed è in pericolo di sopravvivenza.
La Milandri si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come
strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di
problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra in particolare sui popoli indigeni,
vittime di un inesorabile processo di estinzione laddove le risorse delle
loro terre ancestrali scatena gli appetiti dei potenti.
Recentemente ha proposto un filmato “Tra la perduta Gente” in solidarietà
ai Boscimani del Kalahari. Dice l’autrice:
“Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”
-VIAGGI MEDIATICI
Ha già viaggiato su Facebook in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, da
Tibet, Nepal e Botswana ,
con molto seguito di pubblico, curioso dei vari aspetti: donna sola in
viaggio, cultura, foto e filmati dei luoghi.
Questo nuovo viaggio, in compagnia virtuale di circa 1000 persone, è su
Facebook a questo link
http://www.facebook.com/event.php?eid=112992125406221&ref=mf
Durante il viaggio ci saranno collegamenti in Italia
sia webcam che radiofonici dalla viaggiatrice.
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi
immergo “incontaminata”
nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale
ideale per la mia ricerca.
Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale.
Ho un profondo rispetto per le diverse religioni e culture in tutte le
loro esternazioni.
Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad
esempio oltre
il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un
fiume, rischiando l’ipotermia”

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sabato, 24 aprile 2010
Per fortuna i cieli del nord non hanno assistito di recente solo a spettacoli dagli esiti catastrofici come l’eruzione di Eyjafjallajökull, ma anche a quello stupefacente fenomeno ottico dell’atmosfera caratterizzato principalmente da bande luminose di colore rosso-verde-azzurro, chiamato aurora polare, boreale o australe, a seconda dell’emisfero in cui si verifica.
Questa aurora boreale arriva da Fairbanks in Alaska ed è stata realizzata in time lapse con un corredo costituito da: Nikon D90, SIGMA 10mm F2.8 EX DC Fisheye HSM, 10mm, F/2.8, Manual, ISO3200, 1.6sec, Interval: 2sec.
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lunedì, 19 aprile 2010

Peter Haworth stava facendo delle foto con un gruppo di americani su un’isola al largo dell’Alaska ed erano presenti alcuni orsi polari.
Uno di questi ad un certo punto ha iniziato a correre verso i fotografi e quando si è avvicinato troppo si sono nascosti in un camion. Alcuni di loro hanno lasciato sul ghiaccio i loro treppiedi ed è proprio uno di questi che ha attirato l’attenzione dell’orso.
Lo ha preso, morsicato, saltato sopra e solo dopo lo ha offerto come dono ad un altro orso. Dopo un po’ hanno preso entrambi interesse in quello strano aggeggio non commestibile e se ne sono andati. La testa a sfera è stata pesantemente danneggiata, mentre le gambe hanno resistito meglio all’aggressione.
Curioso come l’orso sia riuscito a scegliere proprio il più costoso dei modelli rimasti sul ghiaccio.
Via | Telegraph
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domenica, 22 novembre 2009
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.

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mercoledì, 19 agosto 2009
Saranno in più di 1000 (incluse alcune tv e radio private) a seguire su Facebook in diretta
la prossima avventura di Raffaella Milandri,
viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto.
Dopo Australia, Alaska, Tibet, Nepal, la meta ora è il Botswana ,
in Africa. Partenza domenica 23 agosto.
"Pochissimi viaggiatori hanno affrontato quelle zone in solitaria
(Okavango, Kalahari, Limpopo) e molto probabilmente sono l'unica donna"
dice Raffaella Milandri.
Abbiamo chiesto come è la preparazione per un viaggio in solitaria, ecco i dettagli.
Mappe e guide alla mano, Raffaella Milandri ha valutato un percorso di massima,
temperatura e condizioni climatiche, condizioni delle strade, eventuali pericoli,
equipaggiamento e mezzi di trasporto. Solito check up dei vaccini con la aggiunta
di quello per la febbre gialla e profilassi antimalarica , sotto il consiglio dell’utilissimo
Centro Medicina del Viaggiatore offerto dal SSN. Ha prenotato solo il volo e noleggiato un fuoristrada con GPS,
contattato l’Ambasciata Italiana competente per le emergenze. In valigia: borsa di medicinali ampia e generosa, repellente per insetti ed energetici a rilascio immediato. Kit di pronto soccorso.
” Il mio bagaglio più importante è costituito da tre cose:
il sorriso, un profilo basso e il mio sesto senso ” dice la Milandri.
"Il mio viaggio, oltre ad essere una spedizione in fuoristrada di 5000 km,
ha anche il fine di raccogliere immagini e testimonianze a fini umanitari.
La fotografia è per me soprattutto uno strumento sociale, che
evidenzi realtà distrutte da una globalizzazione avida di denaro e povera di Progresso.
La fotografia è anche uno strumento di aiuto economico e umanitario:
ringrazio la ANFFAS Onlus di Varese che, chiedendomi alcune foto in dono
per una mostra fotografica con asta di beneficenza che si terrà ad ottobre,
mi ha dato modo di contribuire in modo fattivo alla loro causa. ”
La Milandri ha già al suo attivo una mostra sul lavoro minorile in India,
e una su Nepal e Tibet, con asta di beneficenza, in favore di un centro di anziani nepalesi
senzatetto.
Al rientro dal viaggio la viaggiatrice annuncerà una mostra su
alcune tematiche sociali e umanitarie.
“Per scaramanzia ne parliamo quando torno”
Il link all'evento su Facebook per seguire il suo viaggio è
http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=118743176361#/event.php?eid=118743176361
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sabato, 1 agosto 2009
pubblicato da naomi in: Giovani fotografi Siti e risorse utili Flickr

Questa è la volta di un giovane utente americano che vive in Alaska, il suo nome è Nicholas Hance McElroy, e sul portale di Flickr è conosciuto con il nome di Nich Hance. Il paesaggio è sicuramente una costante di molti suoi scatti, e di sicuro il fascino e la maestosità della natura di questo Stato contribuiscono a rafforzare la bellezza di ogni sua fotografia.
La caratteristica peculiare del suo modo di fare fotografia, ci restituisce un immaginario dei panorami di questo magnifico luogo ben diversi dalle solite “foto-cartolina†a cui siamo abituati.
L’abilità di questo utente è quella di contestualizzare ogni luogo che immortala, inserendo la presenza di una o più persone, creando un confronto tra la natura e l’uomo. Questo “accorgimento†ci permette di dare una nuova lettura a ogni fotografia e ad ogni paesaggio immortalato, e ci aiuta anche a riconoscere ed apprezzare di più lo stile di questo utente.
Foto di Nich Hance su Flickr

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mercoledì, 21 gennaio 2009
Incontri con l’Autore al Fotocineclub Sambenedettese: Raffaella Milandri
Venerdì 23 gennaio 2009 alle 21,30 si terrà  al Fotocineclub “Crossing borders”,
proiezione di foto di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa.
Le foto saranno un interessante estratto di 4 reportages: Alaska, India, Nepal e Giappone.
“Ogni foto è un’emozione, e da questi Paesi così diversi ho riportato sensazioni completamente diverse:
la forza della Natura in Alaska, la condizione dell’uomo in India,
l’influenza della politica in Nepal e la unicità della cultura giapponese
Attraverso le foto , questo vuole essere un invito ad una empatia reale e profonda con questi popoli e Paesi
così distanti da noi. ”
Prosegue l’artista: ” Ho dovuto annullare il viaggio in Nagaland . La regione è considerata
a rischio e non rilasciano i permessi necessari a viaggiatori soli e indipendenti”
Figuriamoci ad una donna sola- hanno commentato spocchiosamente
alcuni suoi corrispondenti indiani.
“Sto valutando il Tibet, sto chiedendo i permessi necessari.
Una amica, monaca tibetana , Kunsang, mi ha invitato nel suo monastero.”

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