Quando hai tutto ma ti sembra di aver perduto le cose importanti, è il momento di guardare altrove, lontano, o forse solo con più attenzione quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, alla quotidianità che non mente mai sulla nostra natura, sui bisogni imprescindibili che ci fanno percorrere tutti i giorni la strada giusta o quella sbagliata.
Questo bisogno di arricchire il proprio sguardo di quotidianità e punti di vista diversi può condurre ovunque, dal marciapiede sotto casa al villaggio aborigeno, ma puntare lo sguardo sul profondo legame che abbiamo con la terra, il territorio e quelle pratiche millenarie che hanno attraversato le soglie del tempo e resistito alle derive del progresso, ha il potere di mostrare l’essenziale, quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e dovremmo riscoprire o non dimenticare.
Dopo un ampio lavoro di indagine condotto tra i pastori “nomadi” dell’arco alpino nel quadro del progetto Alpinet Gheep, raccolto nel volume edito da Giunti “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” e in mostra al 57° Trento Film Festival, Christian Cristoforetti è partito per l’Africa, con l’obiettivo di condividere con il mondo intero le immagini, i ritmi e i rituali di un paese profondamente legato alla madre terra, sicuramente in antitesi con quello occidentale, ma forse proprio per questo da salvaguardare.
Mentre una parte del mondo muore per far vivere a pochi un vita effimera, e l’Africa si impoverisce a causa di politiche economiche e sociali votate al profitto di paesi che contraccambiano con briciole e rifiuti, PENTH-MI, in lingua wolof (o Uolof) “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal, si propone di mostrare da una prospettiva diversa modelli di esistenza alternativi a quelli occidentali.
Nel progetto rivolto alle comunità senegalesi che orbitano attorno al villaggio di Burukundà, nella fascia semi-desertica del Sahel, dove i villaggi rurali sorgono attorno al pozzo comune dell’acqua, e la comunità di agricoltori, pastori, pescatori, lavoratori stagionali e piccoli artigiani di popolazioni indigene provvede ad ogni bisogno, lontana anni luce da asfalto, illuminazione, criminalità e discriminazione, la fotografia in bianco e nero di Christian Cristoforetti, scelta per riproporre toni e atmosfere dei villaggi rurali africani di oggi come nelle immagini di inizio secolo, mostra le emozioni e i ritmi della quotidianità, rafforzata da interviste, leggende, proverbi e canzoni locali, nel tentativo di salvaguardarne una cultura tradizionale esclusivamente orale.
Un grande progetto con l’obiettivo di “distribuire farmaci e vestiario di prima necessità, favorire la scolarizzazione di base, sviluppare un percorso di mediazione culturale, avviare un progetto di indipendenza alimentare che punta sullo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile, la realizzazione un nuovo pozzo comunitario per i villaggi, la costruzione di un piccolo magazzino per lo stoccaggio dei prodotti comuni dell’agricoltura, e la fornitura di bestiame e sementi per sanare la situazione di insufficienza alimentare, che interessa l’intera regione sin dalla siccità degli anni Settanta”.
Dal 3 al 18 giugno, il Festival ECONOMIA di Trento ospiterà 37 stampe fine art (Epson Professional bianco nero, 50×70 cm) montate su lastra composita di alluminio (dibond) e 7 gigantografie su tela pittorica (180×180 cm) del reportage di Christian Cristoforetti negli spazi di palazzo Saracini Cresseri, ma le immagini itineranti a caccia di spazi pronti ad accoglierle e occhi desiderosi di guardare, potrebbero anche essere presto raccolte in un libro.
Le fotografie raccontano l’arrivo nel villaggio di Burukundà e i ritmi della comunità nei giorni immediatamente successivi, e in un certo senso sono anche un omaggio a Mamadou, presidente della onlus “La Savana”, un tempo pastore peul del sud del Senegal, che la siccità ha spinto ad affrontare un viaggio clandestino attraverso l’Algeria, la Libia, la Grecia e infine l’Italia, e dopo quasi quaranta anni può far ritorno al suo villaggio portando con se un fotografo (Christian Cristoforetti), tanti progetti e un nuovo pozzo …
Conoscere per fotografare. Fotografare per conoscere. È di certo questa prima frase a costituire il filo conduttore del lavoro a più mani esposto, mostra frutto di un lungo lavoro che si è sviluppato dal workshop di fotografia sociale condotto dal fotografo Giulio Di Meo. Il corso è stato frequentato da una decina di persone di varie età e con esperienze fotografiche eterogenee tra loro. Durante le lezioni si è sviluppata un’ampia panoramica approfondita da momenti di dibattito su cosa si intenda reportage e la fotografia sociale.
Giulio Di Meo ha voluto trasmettere ai suoi allievi il concetto di “fotografia sociale” interpretando la fotografia come necessità di una sensibilità, di un’etica, di un impegno particolare. Una fotografia che lui stesso afferma come “desiderosa di farsi carico delle lotte, della rabbia, indignazione ma anche di amore, passione, speranza; una fotografia impregnata da un’intensa umanità.” La “fotografia sociale” quindi vuole essere una sorta di ricerca antropologica dove il fotografo viene immerso nel contesto che lo circonda, dovendosi inserire in tale realtà senza creare ulteriori difficoltà. Il contesto questa volta è stato il Pilastro, quartiere della periferia bolognese sorto negli anni sessanta con la costruzione di numerosi condomini di edilizia pubblica. E qui vivono tante persone che dal sud Italia sono arrivate a Bologna nell’epoca del boom economico per cercare un lavoro. Oggi si mescolano a queste persone molti stranieri, protagonisti di esperienze simili, ma ogni volta uniche e singolari. Si amalgamano così vite diverse che creano un melting pot di culture e usanze provenienti da differenti luoghi del mondo. Ogni persona è lo specchio di percorsi differenti e condivide ora un presente comune. La vita si tocca, si vede e si percepisce nella quotidianità delle strade e dei parchi. Come il prato del parco Pasolini è punto di incontro di molti ragazzi che si incontrano qui, così dietro il “virgolone”, enorme edificio costituita da molti appartamenti e diversi piani, gli anziani lavorano gli orti comunali, riposano e giocano a carte seduti sulle panchine. “Pilastro” significa anche tenacia, costanza, fatica, e naturalmente credere nei propri mezzi e nell’energia che si respira quando ci si mette in gioco. Qui la palestra di Boxe e Muay Thai riunisce i giovani che passano i loro pomeriggi sognando di diventare dei campioni. Il Pilastro è anche sport, quello vero, che parte dal basso e nasce dalla passione. Una passione che unisce. Ed ecco le persone che ci hanno permesso di rappresentare qualche istante della loro vita. Queste fotografie vogliono gettare uno sguardo sulla realtà del Pilastro e. svelare cosa significhi farne parte. Vogliono aiutare a leggere oltre i confini di un quartiere che erroneamente viene etichettato come periferico, degradato e come luogo di disagio sociale. In questo racconto potreste scoprire una realtà diversa, non inquinata da pregiudizi e luoghi comuni. Una realtà che ci ha affascinato e sorpreso. Provateci, forse ne rimarrete colpiti.
Associazione Semi di Baobab, in collaborazione con Fondazione Artèvision, presenta:
Il Castello di Racconigi apre le sue Sale in aiuto del Burkina Faso.
Occasione unica per cenare in un posto suggestivo in un’atmosfera di grande fascino.
L’Associazione Semi di Baobab con la collaborazione della Fondazione Artèvision organizzano una raccolta fondi in favore del Centro “Nong Taaba† in Burkina Faso.
Da quattro anni l’Associazione sviluppa un progetto di collaborazione col Burkina Faso favorendo la crescita di una comunità , con l’impegno di creare un luogo accogliente dove i ragazzi possano condividere esperienze e apprendere un mestiere.
L’obiettivo fissato per il 2009 è l’installazione di altri moduli fotovoltaici per la fornitura di energia elettrica e il trasporto via nave di due container di alimenti e materiali da lavoro, da trasportare al centro “Nong Taaba†attraverso due camion, che saranno lasciati in dotazione ai ragazzi del centro, come mezzi di trasporto e lavoro.
Per la raccolta dei fondi necessari a completare l’iniziativa sarà proposta una serie di eventi, che avranno inizio con l’esposizione della collettiva Nong Taaba – Art pour l’Afrique presso gli spazi espositivi AV Art Gallerie della Fondazione Artèvision (in Via Santa Giulia 14/c, Torino), a partire dal 4/05 al 22/05. La collettiva – che include opere di Rodolfo Allasia, Mario Bergamo, Coco Cano, Marco Cazzato, Mariarosa Gaude, Anna Ferraresi, Piero Rasero, Carlo Sismonda, Silvia Turolla – proseguirà a Racconigi  in Piazza Vittorio Emanuele il 24/05 e a Carmagnola presso la chiesa di San Filippo inei giorni 30 e 31 maggio. L’evento si concluderà con la vendita all’asta delle opere esposte durante la  cena di beneficenza in data sabato 13 giugno 2009, presso le Serre Reali del Castello di Racconigi. L’intero incasso sarà devoluto a sostegno del progetto in corso nel Burkina Faso. Un’occasione per avere la possibilità di acquistare con l’arte solidarietà e appagamento.
Per partecipare alla Cena nel Castello, contattare per prenotazioni – entro fine maggio – i seguenti numeri telefonici: 3480926016 (Matteo Mondino) – 3338563196 (Silvia Morselli) – 0118115112 (Fondazione Artèvision). Per ulteriori informazioni scrivere a: semidibaobab@gmail.com
Venerdì 17 Aprile 2009 alle ore 20,00 sarà inaugurata la Mostra Fotografica Personale di Virgilio Giuricin di Rovigno (Croazia) dal titolo “Il tramonto di un’epoca” presso la Galleria FIAF – Le Gru (Corso Vitt. Emanuele,214) di Valverde (CT).
La mostra sarà presentata da Giuseppe Fichera (Presidente del G. F. Le Gru), da Enzo Gabriele Leanza (Consigliere Nazionale FIAF) e da Santo Mongioì (Delegato Regionale FIAF); la stessa sarà possibile visitarla tutti i venerdì e lunedì fino all’11 Maggio 2009 dalle ore 20,00 alle ore 21,30.
Ulteriori informazioni sull’attività del Gruppo su www.fotoclublegru.it
Di seguito il testo a cura di Tullio Vorano
il tramonto di un’ epoca
OMAGGIO AI MINATORI PERITI NELLA MINIERA DI ALBONA (ISTRIA)
L’azione progettuale dell’architettura del paesaggio in Europa interviene con sempre maggiore frequenza nei territori in cui la presenza umana ha trasformato nei secoli l’assetto originario adeguandolo alle esigenze produttive dettate dallo sfruttamento agricolo. Qui l’architetto opera nel paesaggio culturale e non in quello naturale. Ma il valore della campagna come depositaria della storia della cultura produttiva locale si è legata al destino dell’agricoltura europea, fragile e sempre più disponibile a imprevedibili quanto repentini riassestamenti formali e strutturali di fronte alle variazioni continue delle leggi del mercato globale. Nella scala dei valori della società contemporanea quello assegnato alla fruizione della campagna a fini di svago e di tempo libero ha superato quello strettamente produttivo. Il consumo del territorio come fatto culturale induce l’architetto europeo ad un approccio sensibile e attento a comprendere la logica della struttura del paesaggio per operare quelle scelte di permanenza e di trasformazione di tutte le azioni in grado di modificarne l’evoluzione.
ATTIVITA’/ PROGRAMMA
Il workshop contempla una serie di apporti teorici giornalieri (lezioni dell’autore attinenti il tema) e si svilupperà in tre fasi pratiche:conoscenza ed interpretazione del luogo (visione dei materiali e dell’area); elaborazione del progetto (singolarmente o in gruppo); dibattito e presentazione delle proposte.
ISCRIZIONI
Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano. Si configura come un corso intensivo diperfezionamento ed aggiornamento rivolto a: studenti, neo-laureati e dottorandi in architettura, ingegneria e agraria, professionisti del settore, tecnici delle amministrazioni, personale dei parchi, studi di progettazione ambientale. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.
Per informazioni e iscrizioni:
ACMA Centro di Architettura
via Antonio Grossich 16,
20131 Milano
Tel. +39 02.70639293
Fax.+39 02.70639761
acma@acmaweb.com
www.acmaweb.com
In palio un week-end per due in una capitale europea. La partecipazione è libera. Il termine per l’invio delle foto è il 6 marzo 2009.
Quanti volti ha l’acqua? E’ quello che vuole indagare il concorso fotografico “Scatti d’acqua†promosso dal Forum Nazionale sul Risparmio e Conservazione delle Risorsa Idrica.
L’acqua è fluida, cambia incessantemente forma e consistenza, colore e proprietà . Acqua, ghiaccio, vapore. Acqua limpida e acqua putrida. Acqua corrente e acqua stagnante. Acqua dolce e acqua salata… nelle sue mille forme l’acqua permea letteralmente tutta la natura ed è il bene più prezioso per la vita.
Il concorso fotografico “Scatti d’acqua†vuole idealmente collezionare tutti i punti di vista sull’acqua in un incontro tra messaggio artistico e messaggio ambientale. Un modo per ammirare la bellezza dell’acqua, ma anche per scandagliare i problemi e per riflettere sulla necessità di tutelarne la qualità ed eliminare gli sprechi.
La partecipazione al concorso è aperta a tutti ed è gratuita. Ogni autore potrà inviare entro e non oltre il 6 marzo 2009 un massimo di 5 foto che abbiano come protagonista l’acqua in qualsiasi forma o contesto: l’acqua nel paesaggio, l’acqua nel cielo e nel sottosuolo, l’acqua sprecata e l’acqua conservata, l’acqua nei fiumi e nelle città , l’acqua negli ambienti domestici, nell’industria, nell’agricoltura.
Le foto verranno selezionate da una giuria di qualità e la migliore verrà premiate con week-end per due persone in una capitale europea.
Tutte le foto verranno pubblicate sul sito www.forumrisparmioacqua.it, mentre una selezione degli scatti migliori comporrà una mostra che verrà allestita nel corso dell’annuale convegno del Forum Nazionale sul Risparmio e la Conservazione della Risorsa Idrica che si terrà il 23 marzo 2009 a Bologna in occasione della giornata mondiale dell’acqua.
Segreteria Organizzativa Forum sul Risparmio e Conservazione della Risorsa Idrica
c/o Centro Antartide – Centro Studi e Comunicazione Ambientale
Via Rizzoli 3 – 40125 Bologna
Centralino: 051.260921
Diretto: 051.6565748 info@forumrisparmioacqua.it www.forumrisparmioacqua.it
Titolo: Agricoltura e foreste nelle fotografie degli Archivi Alinari e delle collezioni fiorentine A cura di: A. Zanzi Sulli Editore: Fratelli Alinari Pagine: 80 Fotografie: 100
Rilegato in brossura Formato: 24 x 26 cm Prezzo (di copertina): 23,24 Euro
Questo libro fa parte della collana nata dalla collaborazione tra la Fratelli Alinari e l’Università di Firenze, ed è focalizzato sul ruolo della fotografia come strumento per la didattica e la divulgazione delle conoscenze scientifiche, tecniche agricole e forestali. La sua importanza è determinata dalla necessità di illustrare il grande patrimonio fotografico che si è costituito nelle scuole agrarie e forestali fiorentine e nelle istituzioni collegate. Si tratta soprattutto, di materiale prodotto e raccolto da docenti, ricercatori ed operatori tecnici con lo scopo di documentare le singole fasi colturali dei vari sistemi agricoli e forestali, dal dettaglio più preciso alla veduta più generale. E’ stato così possibile avere a disposizione elementi concreti, anche se solo visivi, per attuare un percorso didattico coerente, continuo e critico relativo a cicli di operazioni che erano difficilmente comprensibili nella loro interezza con la diretta osservazione in natura. Sono state raccolte 3 collezioni emblematiche della formazione e dello sviluppo tecnico agrario e forestale fiorentino: le collezioni del corso di laurea in Scienze Forestali, dell’Istituto Tecnico Agrario, e dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare. Sono affiancate le immagini di scopo tecnico e scientifico, alle fotografie artistiche, documenti del bello e più tipiche degli Archivi Alinari.
Il libro è suddiviso in 4 sezioni:
- Paesaggi “costruitiâ€
- Le produzioni: le lavorazioni, le coltivazioni, il prodotto e la raccolta
- I protagonisti
- Le foreste