Mostra Fotografica Personale di Walter Gaberthuel di Roma dal titolo “Vedute e Visioni” presso la Galleria FIAF – Le Gru (Corso Vitt. Emanuele,214) di Valverde (CT)
...info per il lettore: cerchi questo prodotto? lo trovi quiVenerdì 20 Marzo 2009 alle ore 20,00 sara inaugurata la Mostra Fotografica Personale di Walter Gaberthuel di Roma dal titolo “Vedute e Visioni” presso la Galleria FIAF – Le Gru (Corso Vitt. Emanuele,214) di Valverde (CT).
La mostra, alla presenza dell’Autore, sarà presentata da Giuseppe Fichera (Presidente del G. F. Le Gru), da Enzo Gabriele Leanza (Consigliere Nazionale FIAF), da Santo Mongioì (Delegato Regionale FIAF) e da Pippo Pappalardo (Critico Fotografico); la stessa sarà possibile visitarla tutti i venerdì e lunedì fino al 6 Aprile 2009 dalle ore 20,00 alle ore 21,30.
Ulteriori informazioni sull’attività del Gruppo su www.fotoclublegru.it
Di seguito il a cura di Pippo Pappalardo (Docente DAC – Critico Fotografico)
Vedute e Visioni
Spesso, la mia insegnante di cinematografia mi sottoponeva alla lettura di un’immagine e m’invitava a leggere tutta la composizione che stava racchiusa nel quadruccio: leggere la storia che vi era raccontata, le persone citate, le cose e le fantasie che stavano lì incorniciate. Infine, come se non bastasse, pretendeva che le rivelassi immediatamente l’impressione ricevuta, d’adesione o di disagio che fosse.
“Come posso fare tutto questo e così rapidamente?” le chiedevo
E lei “Ce li hai questi benedetti occhi? Ed allora segui tutto ciò che trovi finché non vedrai e sentirai, misteriosamente e da qualche parte, la presenza di qualcuno o qualcosa che viene incontro al tuo sguardo”.
Negli anni non sempre ho rispettato questa regola, anzi, assai spesso l’ho ignorata.
Troppe volte mi sono rifugiato nel giudizio accademico, nell’intuito; però lei, la regola, torna a volte inaspettatamente e m’invita in girotondi visivi, facendo danzare i miei occhi fino a quando anche le orecchie avvertono le note della danza.
Così accade con le immagini di Walter, da me conosciuto tanti anni fa in quel santuario della fotografia che è il paesino di Scanno, in Abruzzo (e rivisto in Acireale, sempre appassionato e, posso dirlo, sempre più italiano e sempre meno svizzero).
Provate anche voi. Prendete la fotografia di un paesaggio, uno dei tanti che Walter reinventa dopo averli trovati con cura e ripresi con affetto.
Cominciate ad annotare come dispone sui vari piani gli elementi della composizione, quasi una sorta di squadratura del fotogramma e predisposizione geometrica all’ordine.
Annotate poi con quanta parsimonia (ma altrettanta raffinata disponibilità ) utilizza i grigi, gestendoli ed orchestrandoli per la visione finale.
Seguite, ancora, la costruzione di questa visione raccogliendone le sfumature perché proprio lì, sulla linea invisibile del confine cromatico, ha piazzato la nota emotiva.
Infine, se avete esaurito la ricognizione degli elementi compositivi, accingetevi a rintracciare quelli espressivi (meglio se lo fate contemporaneamente) e, quindi, ripercorrete il senso della sua proposta che vi risulterà assai lontana dalla documentazione e, piuttosto, assai propensa a nascondersi dietro un registro stilistico (insistente l’uso dell’infrarosso) oppure dietro il volto della natura o del tempo.
Se avrete fatto questo viaggio nell’attimo di Gaberthuel, sarete entrati silenziosamente e senza fatica tra le “vedute e le visioni” del nostro amico e sarete in contatto con quel qualcosa o qualcuno che vi viene incontro, e di cui cennavamo sopra. E sarà , di volta in volta un’idea artistica, un simbolo, un contrasto, un’illuminazione, una rivelazione, una preghiera, un sentiero, una storia, un fantasma, una magia, un’attesa, una stazione, una stagione e “la presente, e viva, e il suon di lei”. Si, come in Leopardi, tra questi quadrucci, sarà dolce naufragare.
In quest’attitudine e capacità di trasformare la veduta in visione, e, quindi da un dato materiale far fiorire un elemento poetico, certamente spirituale, sta il sentimento visivo del Nostro.
Il suo risultato fotografico, come in certe pitture giapponesi, non si presta alla ricognizione di quell’albero, di quella nuvola, di quel profilo collinare o di quel silenzio. Ogni fotografia di Walter vuole, di queste cose, restituirci l’atmosfera e, quindi, raggiungere l’idea dell’albero, della nuvola, del sentiero.
Si obbietterà che l’uomo e la donna non vivono solo nell’atmosfera e nell’idea delle cose quanto, e piuttosto, nella storia che è fatta di vicende ed accadimenti.
Ed allora, dico io, vi siete persi qualcosa. Tornate a guardare e vi accorgerete che il campo è coltivato, l’ulivo curato, la vigna pulita, il frumento maturo, il fieno raccolto. L’uomo, con i suoi giorni, c’è e ci sta tutto. Ci sono i suoi lavori, il frutto della sua fatica, ci sono perfino i suoi simboli, ma……. bè, avete ragione anche voi, perchè le case sembrano vuote, fantasmatiche, nessun filo di fumo, troppo silenzio.
Ed allora, consentitemelo, io ritorno alla regoletta e divento più attento, e aspetto finché qualcosa non viene in soccorso. Forse è l’anelito di una domanda quello che mi giunge, una provocazione, un invito a capire di più?
Non so per voi, ma per me sta tutto qui la bellezza della fotografia: domandare e rispondere, cercare e trovare nella realtà immagini esplicative dei nostri bisogni.
Esaurito l’esame del referente, quindi, in questa mostra abbiamo avuto bisogno di altro ancora per avere ragione dei risultati fotografici del nostro svizzerotto: abbiamo dovuto ricorrere a domande del tipo “perché fai questo”, oppure “che senso ha questa fotografia”. Ed abbiamo dovuto convenire che abbandonando la veduta materiale ci si è rivelata la visione.
Concludiamo con una domanda: forse perchè l’infrarosso intercetta il calore delle cose è così tanto amato dall’amico Walter?
Ma, se la poniamo in metafora, non è il calore ciò che cerchiamo?
Pippo Pappalardo
***
Note biografiche dell’Autore:
WALTER GABERTHUEL, EFIAP, PPSA
Nato in Svizzera nel 1948 ha incontrato casualmente la fotografia, dopo essere stato negli anni giovanili un atleta di buon livello. Proprio durante i suoi viaggi in Italia, dove ha conosciuto la moglie, la fotografia si è cristallizzata come la sua nuova profonda passione. Da quindici anni l’Italia è diventata anche la sua seconda patria a seguito del trasferimento con la famiglia a Roma.
Dal 1980 partecipa con successo a Saloni Nazionali ed Internazionali, dove ha conquistato numerose medaglie (p.e. a Hong Kong, Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Singapore, Andorra, Spagna, Romania, Austria ecc.) oltre ad attestati, diplomi, onorificenze e può vantare più di 1500 foto ammesse in tutto il mondo. Per le sue opere, la Federazione Int. d’Arte fotografica (FIAP) gli ha conferito i titoli di “Artiste FIAP” nel 1986 e “Excellence FIAP” nel 1990. Nel 2000 ha conseguito con l’Italia la Coppa del mondo in bianconero alla Biennale FIAP, e nel 2001 ha ripetuto il successo sia con la Nazionale, sia come miglior autore assoluto nella categoria foto a colori. La PSA (Photographic Society of America) lo ha insignito nel 2005 del titolo “PPSA” (Proficiency) e nel 2007 di quello di “Photo-Journalist I”. Dal 1990 ha partecipato con grande successo di pubblico e critica a mostre personali e collettive:
1990 Berna (Svi)
1991 Pergola (PS), Thun (Svi), Castelleone di Suasa (PS), Kehrsatz (Svi)
1996 Albano Laziale, Gubbio, Chieti, Berna (Svi)
1997 Roma, Gubbio, Sulmona, Val Concei (TN), Pakistan
1998 Chieti, Thun (Svi), Catania, Imperia, Senigallia, Rovereto, Albano Laziale
1999 Catania (Grammichele), Città S. Angelo, Cava dei Tirreni, Calenzano
2000 Munsingen (Svi)
2001 Zagreb, Lucca, Pergola
2002 Brescia, Serra S. Quirico, Sassoferrato, Tubice (B)
2003 Offringen (CH), leper (B), Sassoferrato
2004 Goirle (NL), Latina, Limours (F)
2005 Iraclio (GR), Atene (GR), Mezzolago, Bezzecca
2006 Amsterdam (NL), La Gacilly (F), Tilburg (NL), Pisa
2007 Mouscron (B), Valverde, Lucca
2008 Munsingen (CH), Monterolo, Jinan (Cina)
Walter Gaberthuel è autodidatta. Ama approfondire per migliorare le possibilità tecniche ed espressive delle proprie opere. Con questo spirito ha partecipato ad alcuni Workshops (con i maestri Mario de Biasi, Rene Burri, Ferdinando Scianna, Frank Dituri, Lynn Saville, Jill Hartley ecc.).
L’artista, in primis, è attratto dai paesaggi, particolarmente in infrarosso, e dallo sport. Molte sue opere sono state pubblicate in Svizzera, Germania e Italia in riviste, settimanali, giornali, manuali fotografici.
Nel 2001 è stato pubblicato il suo primo volume di fotografie in bianco e nero del titolo “Vedute e Visioni” in italiano e inglese con poesie di Timur Lenk.
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